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ASTRONOMI IN RIVOLTA CONTRO LE NUOVE MEGACOSTELLAZIONI DEI SATELLITI PER TELECOMUNICAZIONE

Il quotidiano La Sicilia di oggi, venerdì 15 maggio 2020, pubblica un articolo a firma di chi scrive sull’inquinamento luminoso provocato dalle cosiddette costellazioni di satelliti artificiali per telecomunicazioni che da qualche tempo solcano il cielo disturbando sia le osservazioni astronomiche con i tradizionali strumenti di indagine astronomica, quali sono i telescopi, sia le ricerche con i radiotelescopi.
Ne ho parlato con l’amico di antica data Giorgio Siringo, astronomo dell’Eso (Osservatorio Europeo Australe), che tramite contatto FB mi ha rilasciato l’intervista che potrete leggere nel testo integrale che pubblico qui di seguito, perché purtroppo per esigenze di spazio è stato dolorosamente ridotto.0
Buona lettura e un ringraziamento particolare all’amico Giorgio Siringo per la preziosa collaborazione.
G.Spe.

ASTRONOMI IN RIVOLTA CONTRO LE NUOVE MEGACOSTELLAZIONI DEI SATELLITI PER TELECOMUNICAZIONE
Si è aperto un nuovo fronte nella lotta all’inquinamento luminoso. Dopo quello terrestre dovuto all’abnorme proliferazione di luci emanate da diffusori luminosi spesso inadeguati e rivolti verso l’alto, d’ora in avanti dovremo fare i conti con un altro temibile nemico, qual è quello spaziale, cioè quello causato dalla miriade di puntolini bianchi che, silenziosi, sciamano a frotte nel cielo.
Da qualche tempo, in effetti, il cielo notturno è solcato da una strana processione di puntini luminosi, una “processione spaziale” visibile a occhio nudo che ha destato non poche perplessità (e timori, come vedremo) di coloro che studiano e osservano i fenomeni celesti e che guardano verso l’alto. C’è chi, tra la gente, si è pure preoccupato chiedendosi se non fosse in atto una invasione aliena. Già, perché in questi casi, infatti, il pensiero vola subito agli ufo, che nell’immaginario popolare è sinonimo di “individuo extraterrestre. Cosa sono, allora, quegli oggetti luminescenti in movimento che rapidamente si spostano sopra le nostre teste? Ovviamente, non si tratta di squadriglie di ufo, che, non è superfluo ricordarlo, è l’acronimo di “oggetti volanti non identificati”. Anzi, sono oggetti noti e identificati, di essi si conosce tutto: la traiettoria, i tempi del loro passaggio, cosa ci fanno in cielo. Si potrebbe pure risalire al nome del loro proprietario. Gli oggetti volanti luminosi sono satelliti artificiali per telecomunicazione, come i famigerati satelliti “Starlink”, che fanno parte di una flotta privata di proprietà del miliardario Elon Musk. Per saperne di più sul conto di costui è bastato cercarlo su Internet per scoprire che è un imprenditore e inventore sudafricano con cittadinanza canadese naturalizzato statunitense. Nel dicembre 2018 occupava il 25mo posto nell’elenco delle persone più potenti del mondo e, l’anno scorso, ha occupato la 34ma posizione, con un patrimonio di 28,8 miliardi di dollari, della lista delle persone più ricche del mondo. Tutto ciò grazie alla sua fervida e fertile fantasia, che ha partorito una miriade incredibile di progetti, come le auto elettriche Tesla e l’agenzia spaziale SpaceX, con una ricaduta economica impressionante. Musk ha in mente un sistema di trasporti ad alta velocità (l’Hyperloop), ha proposto un aeromobile elettrico supersonico a decollo e atterraggio verticali con propulsione a ventole elettriche (il Musk electric jet). Ma il più importante obiettivo è un altro e intende raggiungerlo tramite SolarCity, Tesla e SpaceX: quello di cambiare il mondo e l’umanità riducendo sia il riscaldamento globale grazie all’utilizzo di energie rinnovabili, sia il “rischio di un’estinzione umana” stabilendo una colonia umana su Marte, che ancora sembra appartenere al mondo della fantascienza. Al momento, più concretamente, Musk mira alla realizzazione, tramite SpaceX, del progetto che ha lo scopo di dare accesso a Internet ad alta velocità in tutti i luoghi della Terra grazie al dispiegamento di una costellazione di diverse migliaia di satelliti per telecomunicazioni posizionati in un’orbita terrestre bassa, la flotta Starlink, i quali orbitano rapidamente e sono visibili solo dall’area che stanno sorvolando. Per assicurare una copertura globale è, perciò, necessario avere una moltitudine di satelliti in orbita. Finora ne sono stati lanciati 422 nello spazio, ma presto potrebbero essere decine di migliaia a sciamare sulle nostre teste. Ciascuno di questi satelliti pesa circa 250 kg e, tramite i pannelli che sfruttano i raggi solari, ricava l’energia necessaria al funzionamento. L’obiettivo è molto ambizioso ed è quello di arrivare a lanciarne 12.000 nei prossimi anni, forse addirittura 42.000, in modo da garantire una copertura globale senza soluzione di continuità. Starlink non è l’unico progetto di questo genere, infatti, va ad affiancare costellazioni già in orbita e in operazione da diversi anni come Iridium (66 satelliti), Globalstar (24 satelliti) e Orbcomm (31 satelliti) e altre in via di sviluppo come Amazon Kuiper (3.236 satelliti) o Facebook Athena.
Tuttavia, in molti non ci stanno e storcono il naso. Gli astronomi e gli astrofili che operano negli osservatori sparsi nell’intero pianeta sono addirittura in rivolta contro quella che è definita “la megacostellazione di Starlink”. Alla loro protesta, che monta sempre di più ogni giorno che passa, hanno aderito pure tutti gli astronomi non professionisti. Vito Lecci, dell’Osservatorio astronomico Sidereus, che sorge nelle campagne di Salve (Lecce), teme che “presto il cielo come lo conosciamo sarà solo un bel ricordo del passato. In una foto che ho scattato giorni fa in prima serata – dice Lecci – si possono contare le strisciate lasciate dal passaggio solo di una decina di essi, ma ne ho contati personalmente almeno 50, in meno di un’ora. Da ora in poi credo proprio che sarà estremamente difficile riuscire a fare astrofotografie decenti”. Preoccupata pure l’Unione Astrofili Italiani (Uai), che raggruppa tutti gli studiosi e osservatori amatoriali del suolo italico: “La comunità astrofila manifesta una crescente preoccupazione per l’iniziativa “StarLink” di SpaceX, che vede ormai numerosi satelliti già in orbita e un aggressivo piano di lancio per i prossimi mesi. Numerose sono le segnalazioni di avvistamenti visuali, nonché le foto segnate dalla ormai tipica “strisciata” dei satelliti StarLink”.
Ma perché gli studiosi del cielo temono che la costellazione dei satelliti di Musk possa mettere in pericolo le loro ricerche sia con gli strumenti ottici sia con i radiotelescopi? Ne abbiamo parlato con Giorgio Siringo, un astronomo siciliano di Siracusa da anni trapiantato in Cile (vive a Santiago). Dopo la laurea, Siringo ha lavorato al telescopio “Mito” che si trova in cima al monte Testa Grigia delle Alpi Pennine (Plateau Rosa). Poi emigrò in Germania ed è stato astronomo nel prestigioso “Max Planck Institute per la radioastronomia” di Bonn. Nel 2009, si trasferisce in Cile come astronomo dell’Osservatorio Europeo Australe (Eso), l’organizzazione astronomica internazionale cui partecipano sedici nazioni europee più il Cile, Paese anfitrione, e l’Australia come partner strategico. L’Eso gestisce direttamente tre grandi osservatori che ospitano diversi telescopi: La Silla, il più antico, vicino alla città La Serena; Cerro Paranal, che ospita il “Very Large Telescope” (Vlt) formato da quattro telescopi per l’ottico/infrarosso da 8 metri di diametro ciascuno, che possono anche operare insieme come interferometro ottico e il telescopio per survey “Vista”; Cerro Armazones, dove si sta costruendo il telescopio ottico/infrarosso singolo più grande del mondo, l’Extremely Large Telescope (Elt), da 39 metri di diametro. Inoltre, l’Eso partecipa ai progetti di radio-astronomia millimetrica e submillimetrica “Apex” (dove Siringo ha lavorato fino al 2012) e “Alma” (dove lavora adesso) che si trovano sull’altopiano del Cerro Chajnantor, vicino a San Pedro de Atacama, nel nord del Cile.
“La scelta di Atacama, a 5.000 metri s.l.m., nel deserto più arido del mondo – spiega Siringo – è stata dettata dalla necessità di avere ridottissimi livelli di umidità, perché il vapore acqueo presente nell’aria assorbe la radiazione millimetrica/submillimetrica rendendo l’osservazione dalla Terra praticamente impossibile. I telescopi Eso, oltre a essere molti e di altissima tecnologia, sono corredati da una grande quantità di ricevitori tra i più sensibili mai costruiti. Quando lavoravo a Bonn, tra il 2004 e il 2007 – ricorda con malcelato orgoglio – ho costruito la camera di bolometri “Laboca” che è ancora in attività ad “Apex”, nato dalla collaborazione tra l’Eso, il Max Planck Institute di Bonn e lo svedese Onsala Space Observatory”.
Nel 2012, Siringo cominciò a lavorare come Senior Radio-Frequency Engineer per conto dell’Eso nel dipartimento di ingegneria dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma), che è un radiointerferometro situato anch’esso sull’altopiano del Cerro Chajnantor, un progetto globale sviluppato in collaborazione tra Europa, Nord America, Asia orientale e Repubblica del Cile. Attualmente, si occupa della supervisione di tutti i ricevitori di Alma e altri dispositivi, come per esempio le unità di calibrazione o i radiometri per monitorare il vapore d’acqua, che occupano lo “spazio frontale” all’interno di ciascuno dei 66 radiotelescopi. Inoltre, essendo un astronomo con molta esperienza in tecnologia, in Alma è l’anello di congiunzione tra il dipartimento di Scienza e quello di Ingegneria.
– Dott. Siringo, parliamo dell’impatto della costellazione di satelliti artificiali sulle osservazioni astronomiche.
“L’allarme non viene solo dal mondo dell’astronomia in luce visibile, ma anche dal mondo dell’infrarosso e del radio. Non ci si preoccupa solo della costellazione di satelliti Starlink di SpaceX, ma pure di Iridium, OneWeb, Globalstar, i progetti Kuiper di Amazon e Athena di Facebook. Già tra maggio e giugno dell’anno scorso sono stati emessi dei comunicati ufficiali da parte di un partner di “Alma”, il National Radio Astronomy Observatory (Nrao), che è un centro di ricerca radioastronomica degli Stati Uniti con sede centrale a Charlottesville, in Virginia, dell’International Dark Sky Association (Ida), che ha come finalità la protezione e la conservazione dell’ambiente notturno e del cielo stellato promuovendo un’illuminazione eco-compatibile di qualità, e della International Astronomical Union (Iau), cui aderiscono le società astronomiche del mondo. Nei comunicati si segnalano due aspetti preoccupanti: il primo è che i satelliti sono rivestiti di metalli altamente riflettenti e, quindi, producono delle scie luminose, soprattutto nelle ore dopo il tramonto o prima dell’alba; l’altro è che i satelliti emettono onde radio che potenzialmente possono interferire con le osservazioni dei radio telescopi. Inoltre, si fa notare che ci sono grandi progetti in via di sviluppo, come Elt o Lsst, che potrebbero essere fortemente penalizzati dal passaggio di questi satelliti artificiali commerciali”.
“Nello scorso febbraio – continua Siringo – la International Astronomical Union ha diramato un nuovo comunicato in cui si rende noto che sono state iniziate delle ricerche scientifiche per calcolare l’impatto delle nuove costellazioni di satelliti artificiali. Questo sforzo ha coinvolto diversi istituti di ricerca, tra cui l’Eso, che ha pubblicato uno studio dettagliato sulla autorevole rivista scientifica “Astronomy&Astrophysics” ed è descritto in italiano nel comunicato stampa dell’Eso: https://www.eso.org/public/italy/news/eso2004/?lang, che consiglio vivamente di leggere perché contiene tanti dettagli interessanti. Una delle conclusioni dello studio dell’Eso é che, se anche l’impatto delle tracce lasciate dai satelliti nelle osservazioni è di circa 1-3% per la maggior parte dei telescopi, telescopi di nuova generazione con largo campo di vista, come Elt e Lsst, vedrebbero compromessa la qualità di circa il 30-40% delle osservazioni nelle prime ore della notte, dopo il tramonto, o nelle ultime, prima dell’alba. Per finire, una notizia di oggi: sono stato informato dalla Rfi-Watch (monitoraggio delle interferenze in radio-frequenza) che SpaceX ha richiesto alla Fcc (l’organo competente di controllo negli USA) delle modifiche sostanziali nel progetto Starlink. Sostanzialmente, la richiesta è di mettere tutti i 4.400 satelliti della prima generazione in orbita bassa a 550 km di altitudine invece dei circa 1.200 km per cui il progetto era stato approvato. Questi, quindi, andrebbero ad aggiungersi agli altri circa 400 satelliti già in orbita bassa e agli altri 7.500 della seconda generazione che andranno a occupare orbite ancora più basse, intorno ai 340 km, già approvati dalla Fcc. Il problema, quindi, è reale e sembra che non ci sia niente da fare, se la Fcc continua ad approvare progetti di questo tipo. Purtroppo, ci troviamo in una fase di contrasto tra gli interessi della comunità astronomica mondiale e gli interessi economici delle compagnie di telecomunicazione”.
Probabilmente, Elon Musk e gli altri dimenticano che il cielo notturno è stato dichiarato dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Ciò significa che il cielo notturno è di tutti e va difeso dall’inquinamento luminoso terrestre e da quello spaziale si vuole conservare memoria per le generazioni future.
Apprendiamo da Giorgio Siringo che lo scorso 27 aprile si è svolta una riunione “virtuale” sul tema “Interferenza ottica da costellazioni di satelliti” cui hanno partecipato, tra gli altri, Tony Tyson, direttore scientifico dell’Lsst, ed Elon Musk, fondatore di Space-X. Pare che Musk abbia espresso preoccupazione per la necessità urgente di minimizzare l’interferenza di Starlink con le osservazioni astronomiche. Se così fosse, ciò potrebbe servire a placare l’ira della comunità astronomica internazionale.
              GIUSEPPE SPERLINGA

Aggiornamento di Giorgio Siringo (8 maggio 2020):

“Secondo il sito web astronomynow.com, a partire dal prossimo gruppo di satelliti Starlink, altri 60 satelliti che il prossimo 18 maggio andranno ad aggiungersi ai 420 già presenti in orbita bassa, SpaceX prova a mitigare il problema delle superfici riflettenti ricoprendole con una schiuma, detta “VisorSat”, che dovrebbe attenuare la riflessione della luce permettendo però la trasmissione dei segnali radio. Lo scorso gennaio, avevano già fatto un test con un satellite ricoperto di vernice nera, soprannominato “DarkSat”. Il test non aveva dato buoni risultati: l’attenuazione di luminosità risulta essere insufficiente (appena 1 magnitudine) e il surriscaldamento dovuto ad assorbimento di calore in eccesso da parte delle superfici nere rischia di danneggiare l’elettronica. Pertanto hanno trovato una soluzione differente. Quindi qualcosa si sta muovendo, grazie all’allarme dato dalla comunità. Staremo a vedere! “

https://astronomynow.com/2020/05/05/spacex-to-debut-satellite-dimming-sunshade-on-next-starlink-launch/

 

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