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LE GEMINIDI E LA COMETA WIRTANEN

Il quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 15 dicembre 2018, pubblica una pagina intera a due fenomeni celesti interessanti: la pioggia delle “stelle cadenti” di dicembre, le Geminidi, e il passaggio della cometa Wirtanen, la “cometa di Natale”. Testi di chi scrive, impaginazione dell’ottimo amico Leonardo Lodato, impareggiabile giornalista professionista di elevato livello culturale.
Per agevolarne la lettura, ecco qui di seguito i testi originali. Buona lettura e buona visione, se le nuvole lo permetteranno.

GEMINIDI E COMETA DI NATALE: QUANDO IL CIELO DÀ SPETTACOLO
Il cielo di dicembre dà spettacolo. Lo show celeste ha già avuto inizio da qualche giorno, ma da stasera tutti con gli occhi all’insù. Se le nuvole, finalmente, concederanno una tregua, nelle fredde notti dicembrine potremo ammirare un duplice straordinario spettacolo astronomico offerto gratuitamente dalla Natura: la pioggia di stelle cadenti di dicembre, le Geminidi, e il passaggio della “cometa di Natale”.
Cominciamo con lo sciame meteorico delle Geminidi. Queste meteore solcano il cielo sin dall’inizio di dicembre e le loro scie luminose è possibile vederle a occhio nudo, meglio se il cielo è privo del fastidioso riverbero delle luci pure dai centri abitati. Le Geminidi danno origine a una pioggia di meteore così intensa e attesa che non hanno nulla da invidiare alle più famose consorelle estive, le Perseidi, a tutti note come “lacrime di San Lorenzo”. Per osservare il loro passaggio e, perché no, esprimere un desiderio (con i tempi che corrono ciascuno di noi ne avrebbe più di uno da formulare…), occorre anzitutto coprirsi bene e scegliere una postazione al buio che non risenta dell’infausto disturbo provocato dall’inquinamento luminoso. Se le nuvole non si mettono di traverso, tutte le notti fino al 19 dicembre sono buone, ma il picco avviene nelle nottate tra il 13 e il 15, quando è prevista una pioggia di circa cento meteore all’ora, vale a dire potremo osservare una stella cadente al minuto. Per individuarle non occorre utilizzare né telescopi né binocoli, perché questi strumenti hanno campi visivi troppo ristretti, bastano i nostri occhi. Dopo essersi sdraiati su una comoda poltrona reclinabile e aver abituato gli occhi al buio, non avere fretta di rintracciarle subito, perché le loro scie luminose non tarderanno a sfrecciare veloci sopra le nostre teste in tutte le direzioni. Il punto, però, da cui apparentemente sembrano provenire, cioè il loro “radiante”, è vicino alla stella Castore, la più luminosa della costellazione dei Gemelli (per questo motivo si chiamano Geminidi), a nord-ovest rispetto alla più famosa e facilmente riconoscibile costellazione di Orione, che sorge in prima serata a oriente. Si tenga conto che, col passare dei giorni, il radiante si sposta verso est. Queste meteore si distinguono da tutte le altre, perché sono le uniche, probabilmente, a formarsi dalla frammentazione di un asteroide anziché da un nucleo cometario come tutte le altre. Il corpo da cui provengono le Geminidi è l’asteroide “3200 Phaethon” (Fetonte), la cui identità, però, sfugge agli stessi astronomi. Alcuni studiosi, infatti, ipotizzano che esso abbia avuto una collisione al di là dell’orbita di Marte, da cui si sarebbe originata una quantità di frammenti rocciosi che si sarebbero messi in orbita attorno al Sole. Altri, invece, sostengono che la causa di questi frammenti sia dovuta alla disintegrazione di questo asteroide a mano a mano che si avvicina al Sole. Altri ancora, invece, sono persuasi che il corpo dell’asteroide sia il nucleo di una cometa che, nel suo peregrinare intorno alla nostra stella diurna, abbia rastrellato detriti e materiali rocciosi, che si esauriranno nel giro di un secolo. Curiosamente, la struttura di “3200 Phaethon” è assimilabile a quella di un asteroide, ma la sua orbita è fortemente ellittica come quella di una cometa e interseca pericolosamente l’orbita terrestre. Esso, dunque, è un “Near-Earth object” (Neo) e si spinge fino a 22,5 milioni di chilometri dal Sole e passa a poco meno di 50 dal nostro pianeta, all’avvicinarsi lascia una scia di una gran quantità di materiali e per questo molti astronomi sono giunti alla conclusione che si tratti di una cometa estinta che ha accumulato moltissime polveri e materiale roccioso che forma una crosta. Quale che sia la sua origine, è certo che i detriti meteorici lasciati dall’asteroide “3200 Phaethon” penetrano nell’atmosfera terrestre con una bassa velocità d’impatto, che è di appena 35 km/s, sono cioè delle meteore abbastanza lente e ciò le rende belle da osservare e da fotografare. Quello delle Geminidi è uno sciame giovane che fu osservato la prima volta nel 1862, anno in cui si registrarono 20-30 meteore all’ora. Risale, invece, al 1983 la scoperta del corpo progenitore delle Geminidi, grazie al satellite artificiale “Iras” (InfraRed Astronomical Satellite, Satellite Astronomico Infrarosso), un telescopio spaziale utilizzato per le osservazioni astronomiche nell’infrarosso, oggi non più attivo.
Quest’anno, a rendere il Natale ancor più magico, in cielo ci sarà pure la cometa 46/P Wirtanen (la lettera “P” indica che si tratta di una cometa “periodica”), che da giorni risplende ed è già visibile anche alle nostre latitudini e transiterà proprio durante le feste natalizie. Quando passerà vicino a noi? Sarà visibile a occhio nudo? In quale direzione potremo vederla? Cosa fare per osservarla? Sono, queste, le domande che tutti si stanno ponendo in questi giorni e alle quali cercheremo di dare una risposta qui di seguito. Attualmente, l’astro chiomato si trova a poco più di 23 milioni di chilometri dalla Terra e, dopo aver attraversato le stelline della costellazione della Fornace, adesso è proiettato tra quelle della Balena, un raggruppamento di vaste dimensioni che si estende per gran parte nell’emisfero australe, ma è ben osservabile pure dal nostro emisfero. Chi ha il privilegio di abitare in zone dove, dopo il tramonto del Sole, scende un buio fitto può già ammirarla con l’uso di un binocolo, ma essendo ancora molto bassa sull’orizzonte occorre scegliere postazioni senza l’ostacolo visivo di palazzi o chiome di alberi. È stata battezzata col nome di “cometa di Natale”, ma non sarà appariscente come quella che si usa mettere sopra la grotta del Bambinello. Nei prossimi giorni, aumenterà la sua luminosità, la sua magnitudine si abbasserà da 8 a 6 e sarà visibile a occhio nudo. Ciò perché s’avvicina sempre di più al nostro pianeta (sarà alla minima distanza da noi il 16 dicembre, quando si troverà a passare a 11,5 milioni di chilometri di distanza) e perché è ormai vicina al Sole (perielio), che avverrà il 12 dicembre. Le prime foto sono state scattate, lo scorso 31 ottobre, da Rolando Ligustri, dell’Unione Astrofili Italiani, che ha utilizzato un telescopio robotico situato in Australia. Le immagini hanno messo in evidenza una bella chioma verdastra e una minuscola coda appena accennata. La vedremo, insomma, come una sorta di batuffolo luminoso simile a una nebulosa, nulla a che vedere con la cosiddetta “stella cometa” (buffa definizione, come se dicessimo “lucertola triglia”) che di solito si mette in cima all’albero di Natale o sul presepe. Come mai è presto detto. È la prospettiva che non ci farà vedere quella che è la peculiarità delle comete, vale a dire la lunga coda bifida di ioni e di polvere, che può arrivare a misurare centinaia di milioni di chilometri. Le posizioni di Terra, Sole e della cometa, infatti, faranno sì che la coda rimarrà nascosta dietro il nucleo e la chioma. Nei prossimi giorni, la Wirtanen si dirigerà verso la costellazione di Orione, che è facilmente riconoscibile per la sua inconfondibile forma a clessidra. Poi, tra il 15 e il 16 dicembre, la sua magnitudine dovrebbe scendere a 6 se non a 5 o addirittura a 4, la vedremo transitare a meno di quattro gradi dalle Pleiadi (‘a Puddara, per i siciliani) e assai vicino alla stella Aldebaran (l’Occhio rosso del Toro), rintracciabili nel cielo orientale. Dopo il 16, però, la Luna rovinerà l’osservazione, perché il 22 ci sarà il plenilunio e il cielo sarà rischiarato dalla luce lunare. Il giorno successivo, l’astro chiomato proseguirà la sua corsa passando nei pressi della luminosa Capella (la Capretta), la stella più brillante della costellazione dell’Auriga, per poi continuare, affievolendo la sua luminosità, verso la Lince e l’Orsa Maggiore. Fino alla fine dell’anno, dunque, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo con le comete…) essere visibile a occhio nudo, poi intorno al 10 gennaio tornerà a essere osservabile solo con i telescopi. Naturalmente, l’evento ha già mobilitato tutti i club di divulgazione astronomica del pianeta. A Catania, l’associazione Stelle e Ambiente punterà i suoi telescopi, dalle 17 alle 22 di venerdì 14 dicembre, dal campo sportivo del Polivalente di San Giovanni la Punta, nell’ambito dell’Open Day “Notte bianca all’Istituto d’istruzione superiore statale Enrico De Nicola”, con ingresso libero per tutti.
Dopo le bizzarrie meteorologiche degli ultimi tempi, non rimane che sperare nella clemenza delle nuvole e augurare buona caccia celeste a tutti!
GIUSEPPE SPERLINGA

STORIA DELLA COMETA WIRTANEN
La cometa 46/P Wirtanen fu scoperta, il 15 gennaio 1948, dall’astronomo americano Carl Alvar Wirtanen, dell’Osservatorio astronomico Lick dell’Università della California. Si tratta di una cometa periodica della famiglia delle comete gioviane, che è costituita da comete che hanno un periodo compreso tra i 5 e gli 11,86 anni, ossia tra il periodo di rivoluzione del pianeta Giove e la metà di esso. Essa, infatti, impiega 5,44 anni a rivolvere intorno al Sole e l’ultima volta che passò vicino alla Terra fu nel luglio 2013. La rivedremo nel 2023. Il suo nucleo ha un diametro di 1,2 km. La 46P/Wirtanen era stata scelta come obiettivo della missione Rosetta dell’Agenzia spaziale europea (Esa). La missione sarebbe dovuta partire il 12 gennaio 2003 per raggiungere la cometa nel 2011. Il progetto, però, fu modificato perché il razzo vettore “Ariane 5” fallì un lancio l’11 dicembre 2002 e si decise di puntare, con il lancio del 26 febbraio 2004, verso la cometa “67/P Churyumov-Gerasimenko”, che fu raggiunta con successo nel 2014: la sonda madre rilasciò il lander “Philae”, che atterrò sul nucleo cometario senza l’uso di retrorazzi.
G.S.

L’ORIGINE DELLE METEORE
Sono note col nome di “stelle cadenti”, ma non sono stelle in caduta libera sul nostro pianeta. In realtà, si tratta di meteore, vale a dire detriti, polveri e rocce originatisi dalla disgregazione di comete che penetrano ad alta velocità nell’atmosfera della Terra e tracciano sullo sfondo nero della volta celeste quelle scie luminose che suscitano in noi meraviglia e stupore. Nella maggior parte dei casi, per fortuna, si disintegrano in aria a una certa altezza, ma potrebbe accadere che alcune meteore di grandi dimensioni non si polverizzino del tutto e i frammenti più grossi riescano a impattare sulla superficie terrestre, le meteoriti. Questi sciami meteorici che la Terra intercetta lungo la sua orbita prendono il nome dalla costellazione da cui sembrano provenire. Ecco perché gli sciami più famosi sono conosciuti con il nome di Perseidi, Leonidi, Geminidi, Quadrantidi e via dicendo.
G.S.

MITI E LEGGENDE LEGATE ALLE STELLE CADENTI
Nella mitologia greca, le stelle cadenti erano i frammenti di Fetonte, che fu fulminato da Giove dopo aver procurato molti guai ai mortali.
Narra la mitologia greca che Fetonte chiese e ottenne dal padre Febo (Apollo per i Romani) di lasciargli guidare il carro del Sole. A causa, però, della sua inesperienza, il giovane ne perse il controllo perché i cavalli s’imbizzarrirono e corsero all’impazzata per la volta celeste. Dapprima salirono troppo in alto e, bruciando un tratto del cielo, si formò la Via Lattea, dopo scesero troppo vicino alla Terra e l’eccessivo calore causò siccità, devastò la Libia facendola diventare un deserto e gli uomini diventarono scuri di carnagione. Gli uomini si rivolsero a Zeus, che, adirato, scagliò un fulmine contro Fetonte, che colpito cadde alle foci del fiume Eridano e i frammenti, precipitando, bruciarono e si trasformarono in stelle cadenti.
G.S.

L’ASTEROIDE “3200 PHAETHON” (FETONTE)
Fetonte (3200 Pahethon), da cui si origina lo sciame meteorico delle Geminidi, è un asteroide Neo (Near-Earth Object) del diametro di circa 5 km. Gli astronomi suddividono tali asteroidi in tre famiglie: Aten, Apollo e Amor. Fetonte è un asteroide del tipo Apollo, la cui orbita incrocia quelle di Mercurio, Venere, Terra e Marte. È stato scoperto da Simon F. Green e John K. Davies, l’11 ottobre 1983, mentre esaminavano immagini del satellite IRAS alla ricerca di asteroidi e comete. Fetonte è stato il primo asteroide scoperto per mezzo di un satellite.
G.S.
LE STELLE CADENTI E I DESIDERI
Anticamente, si credeva che fossero davvero stelle in caduta libera le scie luminose lasciate dal passaggio delle meteore nell’atmosfera terrestre. E, al loro passaggio, era bene esprimere un desiderio. L’avvistamento delle stelle cadenti era un momento importante per coloro che scrutavano il cielo, perché era ritenuto un avvenimento magico. Ecco spiegato il motivo per cui il repentino passaggio delle stelle in cielo era l’occasione propizia per affidare agli astri uno o più desideri. Basti pensare che la parola “desiderio” deriva dal latino “de siderum” che tradotto vuol dire “sulle stelle”.
G.S.

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