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Stelle e Ambiente ONLUS è un’associazione che ha lo scopo di divulgare la ricerca astronomica e ambientale.
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UN PIPISTRELLO PER AMICO – INTERNATIONAL BAT NIGHT 2018

UN PIPISTRELLO PER AMICO

In un immaginario concorso di bellezza quali animali selvatici si classificherebbero tra gli ultimi posti, se non addirittura all’ultimo gradino della graduatoria? I pipistrelli, naturalmente! Già i pipistrelli, i Chirotteri per gli zoologi, le Taddaride per i siciliani. Per le abitudini notturne, l’elusivo comportamento e l’aspetto, a torto o a ragione, ritenuto sgraziato, almeno secondo gli standard di bellezza umani, questi innocui mammiferi capaci di volare nel buio assoluto, infatti, hanno da sempre suscitato nell’uomo un forte e istintivo senso di repulsione, che, in passato, si è concretato in una spietata, crudele quanto immotivata persecuzione. Eppure, i pipistrelli meriterebbero un maggior rispetto da parte dell’uomo, perché nelle notti d’estate svolgono un silenzioso e instancabile lavoro di controllo biologico delle popolazioni d’insetti. Per fare un esempio concreto, un pipistrello del peso di appena 5-6 grammi (come quelli che si vedono volare intorno ai lampioni delle nostre città) in una sola notte è in grado di divorare da duemila a cinquemila zanzare. Per non dire che essi distruggono numerose specie di insetti nocive per l’agricoltura, fornendo così un prezioso aiuto alle attività agricole. Purtroppo, l’uso massiccio e indiscriminato di insetticidi nel campo dell’agricoltura per eliminare gli insetti dannosi ha avvelenato l’ambiente e tra i primi esseri viventi a subirne le conseguenze sono proprio loro, i pipistrelli, i quali, nutrendosi esclusivamente di insetti, accumulano sostanze tossiche nei loro tessuti, che possono causarne la morte.

Dove vivono i pipistrelli? Non essendo in grado di costruire nidi né scavare tane per ripararsi da condizioni climatiche avverse, dai predatori o comunque da fattori di disturbo utilizzano rifugi già esistenti, quali sono le cavità degli alberi, i sottotetti e le cantine dei palazzi, le grotte, le cavità artificiali, le cave, persino l’interno dei mattoni forati se attraverso un buco comunicano con l’esterno. Negli ultimi decenni, però, il numero dei pipistrelli è in forte diminuzione in tutto il continente europeo, minacciati come sono sia dall’inquinamento ambientale, sia dalla drastica riduzione o addirittura scomparsa di rifugi sicuri dove riposare durante le ore diurne o dove proteggersi dai rigori del clima invernale in stato di ibernazione. Sicuramente, una volta i pipistrelli potevano contare su una maggiore disponibilità di rifugi tra le case rurali, soffitte, cantine e fessure di ogni genere dove ripararsi. Altrettanto non può dirsi oggi, perché i nuovi edifici sono assai più poveri di rifugi per i pipistrelli. Occorre, dunque, mettere in atto alcuni accorgimenti per proteggerli e favorire la loro presenza nelle nostre città. Come già detto, vi sono valide ragioni per affermare che, negli ultimi tempi, si è verificato un brusco e preoccupante calo numerico delle popolazioni di pipistrelli. Altre cause, oltre a quelle precedentemente individuate, che hanno determinato la rarefazione di questi innocui utili animali, sono quasi tutte riconducibili a incendi, al taglio dei vecchi alberi, all’eliminazione delle siepi, al disturbo nelle grotte arrecato dai troppi visitatori molti dei quali poco rispettosi nei confronti dei pipistrelli e, perché no, pure all’atavica ignoranza dell’uomo che ancora oggi associa la visione dei pipistrelli a superstizioni dure a morire: sono ciechi e si attaccano alle fluenti chiome femminili, succhiano il sangue, portano sventura se entrano nelle case e altre amenità simili.

Ma se dalle nostre parti si continua a perseguitarli, altrove sono rispettati e amati, come in Cina dove sono ritenuti animali portafortuna. La città spagnola di Valencia ha fatto una scelta che è solo apparentemente bizzarra: ha per simbolo il pipistrello! Ma perché i valenciani ritengono il pipistrello così importante al punto da farlo apparire nel loro stemma cittadino? Narra una leggenda che mentre i Cristiani assediavano la città, gli Arabi avevano progettato di attaccarli durante la notte. Ma un pipistrello, volando, finì per rimanere intrappolato in un tamburo degli assediati. Il rumore che provocò fu tale da svegliare i Cristiani che dormivano nei loro accampamenti, i quali furono così in grado di respingere il contrattacco riuscendo a riconquistare la città. Gli abitanti di Valencia, grati, inserirono nello stemma la silhouette di un pipistrello che sormonta la corona reale. La figura stilizzata di un pipistrello appare pure nello scudetto applicato sulle maglie dei calciatori della squadra di calcio del Valencia.

Allo scopo di limitare il numero delle zanzare e, nello stesso tempo, di contribuire alla conservazione dei pipistrelli sono stati realizzati dei rifugi artificiali consistenti in piccole casette di legno, denominate “Bat Box”. Si tratta di modelli opportunamente studiati per attrarre le specie di pipistrelli che frequentano anche gli ambienti urbanizzati. Quando tali rifugi saranno colonizzati, avremo per alleato un formidabile spietato cacciatore di insetti e ciò ci consentirà di lasciare sugli scaffali del supermercato gli insetticidi o in farmacia le creme repellenti antizanzara di cui finora abbiamo fatto largo uso, soprattutto nella stagione estiva. Ciò fornirà, altresì, un notevole contributo al monitoraggio dei pipistrelli presenti nell’area metropolitana in cui si vive.

In questa prospettiva, una decina di anni fa tra l’allora Provincia regionale di Catania e il centro di ricerca Cutgana dell’ateneo catanese si stipulò un accordo di collaborazione che si concretò in un progetto sperimentale per il capoluogo etneo: per la prima volta furono installate sulle pareti degli uffici di via Novaluce una quindicina di bat box allo scopo di attirare i pipistrelli e fare in modo che essi li potessero colonizzare collocando le casette di legno a quattro-cinque metri dal suolo sui muri e qualcuna pure sui tronchi di alcuni alberi. Purtroppo, dopo circa un anno, il progetto non ebbe alcun seguito per le solite pastoie burocratiche che ostacolarono il sostegno finanziario dell’operazione.

Ma se, a quel tempo, due enti pubblici importanti in quella circostanza alzarono la bandiera bianca della resa, quelle che non si sono mai arrese sono le associazioni impegnate nella divulgazione naturalistica e tutela della fauna selvatica, le scuole di ogni ordine e grado, persino singoli cittadini (sono sempre più numerosi coloro che chiedono notizie e informazioni sulle bat box e dov’è possibile acquistarle, mentre qualcuno più intraprendente addirittura le auto costruisce), contribuendo così a portare avanti quella che è da tutti considerata una battaglia di civiltà in difesa dei pipistrelli. Per fare un solo esempio, l’associazione Stelle e Ambiente di Catania è tra le più attive e impegnata in prima linea in questa attività finalizzata alla divulgazione scientifica sulla biologia dei pipistrelli e alla loro protezione. Grazie al versamento volontario di piccoli oboli dei soci e dei simpatizzanti, l’associazione catanese (che non fruisce di finanziamenti pubblici né comunali né regionali, che invece sono erogati a pioggia quando si tratta di foraggiare sagre paesane di tutte le tipologie) è riuscita ad acquistare una dozzina di bat box da donare alle scuole o a sodalizi confratelli che aderiscono al progetto di salvaguardia dei pipistrelli locali. Il progetto è semplice nella sua struttura: inizialmente si svolgono uno o più seminari in aula sulla biologia dei pipistrelli rivolti ad alunni e insegnanti; a seguire, su una parete precedentemente individuata, si procederà all’applicazione della casetta di legno, per l’installazione della quale occorre praticare col trapano un piccolo foro per fissare il tassellino su cui avvitare la bat box.  La prima scuola che aderì, quattro anni orsono, fu l’istituto comprensivo statale “Alessandro Manzoni” di Catania, dove però non fu possibile installare la bat box per il divieto assoluto di praticare un foro di 5 millimetri (sic!) sulla parete di un edificio storico, qual è il palazzo ex Gil di via Plebiscito. È andata meglio con l’istituto comprensivo statale “Edmondo De Amicis” di Tremestieri Etneo, a pochi chilometri da Catania, dove grazie alla sensibilità della preside professoressa Tiziana Palmieri e della docente di Scienze professoressa Giusy Provenzano è stato possibile applicare la casetta di legno su una parete dell’edificio scolastico. La terza casetta per pipistrelli è stata donata lo scorso 19 luglio al Circolo Sartorius von Waltershausen di Legambiente di Acireale e sarà applicata su una parete dei ruderi dell’antica Fortezza del Tocco, all’inizio del suggestivo sentiero delle Chiazzette che si snoda all’interno della Riserva naturale orientata “La Timpa” dalla strada statale 114 fino al borgo marinaro di Santa Maria La Scala.

Quest’ultima iniziativa era inquadrata nell’ambito della ventiduesima edizione della “International Bat Night” (Notte internazionale del pipistrello) e ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul ruolo insostituibile svolto dai pipistrelli nell’ambiente naturale e nelle nostre città: dopo la conversazione accompagnata da immagini da parte di chi scrive nelle vesti di presidente di Stelle e Ambiente su “I pipistrelli tra storia, scienza, leggende e credenze popolari” seguita con grande attenzione da oltre settanta persone di tutte le età, è stata donata alla presidente dottoressa Sarah Leonardi del circolo acese di Legambiente una bat box. A conclusione della serata non potevano mancare le osservazioni astronomiche con i telescopi per ammirare i crateri della Luna al primo quarto e i pianeti Giove e Saturno, messi a disposizione da Stelle e Ambiente e manovrati da Stefano Distefano, Danilo Longo e Iorga Prato.

Cos’è l’International Bat Night è presto detto. È una campagna di sensibilizzazione su scala mondiale che si prefigge lo scopo di mettere in evidenza la necessità della conservazione dei pipistrelli e degli habitat di questi animali. Ogni anno, durante l’ultimo fine settimana di agosto, ma gli organizzatori locali sono liberi di scegliere altre date se più convenienti, gli appassionati di pipistrelli organizzano eventi come osservazioni di pipistrelli, workshop, seminari e mostre. Quella di quest’anno è la ventiduesima edizione (la prima si è svolta nel lontano 1997) e si tiene oltre 30 Paesi del mondo.

Contrariamente a ciò che molti ritengono, i pipistrelli posseggono gli occhi e che utilizzano quando c’è la luce. Ma, allora, come fanno a orientarsi in volo nell’oscurità assoluta? Essi per orientarsi mentre volano, per catturare le prede e scansare gli ostacoli e sfuggire ai predatori nella completa oscurità non utilizzano la vista, ma un sofisticato sistema basato sulla emissione di ultrasuoni, che com’è noto sono dei suoni a frequenza altissima (15.000-120.000 hertz) che l’orecchio umano non è in grado di percepire. Questo sistema è chiamato ecolocalizzazione, una sorta di sonar su cui si è ispirato l’uomo per costruire gli ecoscandagli di cui sono dotati le navi. I pipistrelli producono gli ultrasuoni con la laringe e l’emissione avviene in due diversi modi, a seconda della specie. I Rinolofidi (noti col nome di “Ferro di cavallo”) emettono i suoni attraverso le narici e la particolare escrescenza nasale a forma di ferro di cavallo serve a migliorare la direzionalità del fascio ultrasonico. I Vespertilionidi e i Molossidi, invece, emettono gli ultrasuoni dalla bocca, a eccezione degli Orecchioni, che li emettono dal naso come i Rinolofidi. Ecco come funziona il sonar dei pipistrelli, che assai più sofisticato di quello costruito dall’uomo perché non ha alcuna zona d’ombra. Quando gli ultrasuoni emessi dall’animale raggiungono un insetto o un ostacolo rimbalzano su di esso, sono riflessi e tornano indietro, producendo un’eco di ritorno le cui onde sonore sono percepite dall’orecchio sensibile del pipistrello. Il pipistrello in volo riceve in tal modo delle preziose informazioni sulla natura dell’oggetto colpito, sulla sua posizione e sui suoi movimenti, consentendo a esso di orientarsi in volo, di evitare gli ostacoli e di identificare, localizzare e catturare le prede di cui si nutre.

Utilizzando uno strumento elettronico rilevatore di ultrasuoni, chiamato “bat-detector”, gli studiosi riescono a convertire gli ultrasuoni in suoni udibili. Sono cioè in grado di sentire con le proprie orecchie le emissioni sonore dei pipistrelli. È grazie all’uso di questo strumento che è possibile rilevare la presenza di pipistrelli in attività in una data area o in una grotta e di fare una stima del loro numero. Alcuni di tali dispositivi elettronici sono in grado di registrare le emissioni dei pipistrelli per poi sottoporle a un’analisi successiva. Utilizzando appositi software, infatti, è possibile identificare un buon numero di specie e per il loro riconoscimento ci si avvale del confronto con i suoni raccolti in una banca dati e di analisi statistiche.

Come detto prima, la maggior parte dei pipistrelli europei è costituita da insettivori (ma non disdegnano, quando capita, i ragni, che insetti non sono) e la loro attività di caccia si svolge esclusivamente durante la notte: le prede sono localizzate mediante gli ultrasuoni e sono catturate principalmente in volo, ma anche sulle piante, sui muri, sull’erba, sulle siepi, posate al suolo o sulle superfici d’acqua. È stato calcolato che una popolazione di pipistrelli all’interno di una grande area urbana può consumare fino a 14 tonnellate di insetti in una sola notte. Ecco il motivo per cui questi animali risultano essere fondamentali contro le zanzare, perché sono un micidiale insetticida non inquinante offerto gratuitamente dalla Natura. Ma vi sono pure pipistrelli che si nutrono essenzialmente di polline e nettare, altri che si cibano di piccoli mammiferi, uccellini, lucertole e rane, ma in genere si nutrono anche di frutta e insetti, altri ancora che vanno a caccia di pesci sott’acqua o sulla sua superficie, che riesco a catturare utilizzando i possenti artigli a uncino all’estremità delle dita delle zampe inferiori. Stiamo parlando del “Vespertilio dalle dita lunghe” (Myotis capaccinii), un piccolo pipistrello del peso di meno di dieci grammi, di cui si pensava che si nutrisse solo di insetti, ma una quindicina di anni fa gli scienziati hanno scoperto nelle sue feci tracce di lische e scaglie di pesce.

Non sono presenti, invece, nel continente europeo due temibili specie di pipistrelli. La prima è quella dei Vampiri, pipistrelli che si nutrono davvero del sangue di grossi mammiferi (uomo compreso), la cui diffusione è limitata all’America meridionale: dopo aver inciso la pelle con gli incisivi affilatissimi, si attaccano alla preda grazie alla bocca conformata a mo’ di ventosa e succhiano il sangue dei malcapitati animali di allevamento (di solito mucche), i quali rischiano di morire dissanguate, perché nella saliva del vampiro è presente una sostanza anticoagulante. Come se non bastasse, essi corrono il rischio di contrarre il virus della rabbia, con conseguenti gravi danni economici degli allevatori, i quali non esistano a sparare tutte le volte che sorprendono un vampiro. Altri pipistrelli assai temuti dai coltivatori sono le “Volpi volanti” appartenenti alla famiglia degli Pteropodidi, l’unica del sottordine dei Megachirotteri, perché si nutrono di cospicue quantità di frutta. Le specie di questa famiglia sono diffuse nella zona tropicale del Vecchio Mondo: nell’Africa subsahariana, nel Vicino Oriente, nella penisola Arabica meridionale, nel subcontinente indiano, in diverse isole dell’Oceano Indiano, in Indocina, nella Cina meridionale, in Indonesia, nelle Filippine fino alle coste dell’Australia, della Melanesia, per spingersi fino alle isole più remote della Polinesia, dove sono gli unici mammiferi autoctoni.

La vita dei pipistrelli è regolata da una serie di eventi stagionali che si ripetono ciclicamente anno dopo anno. In inverno, la diminuzione della temperatura e la ridotta disponibilità di prede spingono i pipistrelli a ricoverarsi nei rifugi invernali e s’inizia il periodo di ibernazione, durante il quale le attività metaboliche si riducono al minimo e la sopravvivenza è affidata alle riserve di grasso sottocutaneo. In primavera, gli animali si risvegliano dal lungo sonno invernale e migrano verso i rifugi estivi, dove di giorno stanno in uno stato di torpore (o lieve letargia) e la sera escono in volo per dedicarsi alla caccia notturna. A primavera inoltrata, le femmine fecondate si riuniscono in rifugi caldi, formando delle colonie numerose in cui convivono spesso specie diverse. Durante l’estate, in queste “nursery” avranno luogo parto (di solito, viene alla luce un solo figlio, raramente il parto è gemellare) e allattamento dei piccoli. A fine estate, le femmine si disperdono e s’inizia il periodo degli accoppiamenti, che si concentra in autunno (raramente in inverno). All’accoppiamento, non segue la fecondazione, perché nei pipistrelli è ritardata e si verifica nella primavera successiva.

In Italia, i Chirotteri sono protetti dalla legge da quasi ottant’anni. La loro uccisione, infatti, è proibita a norma di legge (art. 38 della legge sulla caccia N. 1016 del 5/6/1939, successivamente aggiornata con la legge n. 157 del 11/2/92). Purtroppo, però, proibire l’uccisione diretta dei pipistrelli non significa proteggerli. Di fatto, anche la sola azione di disturbo ai rifugi può mettere in serio pericolo la sopravvivenza di intere popolazioni.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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I PIPISTRELLI NELLA LETTERATURA E NELLA STORIA

I pipistrelli hanno sempre occupato posti di rilievo nella letteratura, nelle favole, nell’arte, nel teatro, nel cinema, nei fumetti, nella filatelia, nella religione, persino nella storia. Sicuramente, l’associazione più comune con il pipistrello è quella con i vampiri, il conte Dacula docet, oppure quella di una strega nel suo antro intenta a preparare pozioni e filtri magici mentre lucubri e inquietanti pipistrelli svolazzano sopra la testa della vecchia megera. È altrettanto vero, però, che in altri casi i pipistrelli rappresentano un simbolismo positivo, come Batman, per esempio, il supereroe che protegge la città di Gotham e le cui gesta sono narrate nei fumetti e nella filmografia mondiale.

In campo storico, una utilizzazione criminale dei poveri pipistrelli era prevista nel “Progetto x-ray”, il programma segreto americano di bombardamento con uccelli e pipistrelli nella seconda guerra mondiale. il progetto fu portato avanti e i test furono assai promettenti. Purtroppo, per i militari statunitensi, ma per fortuna dei pipistrelli, i responsabili del progetto dichiararono che la loro arma sarebbe stata pronta nella seconda metà del 1945, cioè quando finirono le ostilità belliche. Altro progetto criminale che avrebbero dovuto avere come protagonisti, loro malgrado, pipistrelli addirittura incendiari! Dopo il distruttivo attacco giapponese di Pearl Harbour, gli americani idearono l’incredibile progetto di usare i pipistrelli per colpire le città giapponesi. Sulla carta, l’idea non era affatto peregrina, perché molti edifici delle città nipponiche erano costruzioni in legno, bambù e carta, facili da incendiare e gli impianti industriali erano disseminati ovunque, cioè erano obiettivi difficili da colpire con bombardamenti convenzionali.  Si potrebbe obiettare: perché utilizzare proprio i pipistrelli? Semplicemente perché i pipistrelli presentavano i seguenti vantaggi: sono in grado di trasportare più del loro peso corporeo; volano di notte; s’ibernano rendendo semplice la loro gestione e trasporto; in Messico vi sono caverne che ospitano centinaia di migliaia di pipistrelli, che una volta catturati erano dotati di una carica incendiaria e poi lanciati in speciali gabbie dotate di paracadute dai bombardieri “B-24 Liberator”. Si pensi che una decina di B-24 potevano lanciare un milione di pipistrelli sul territorio giapponese in una sola notte. Secondo i calcoli degli esperti militari americani, i simpatici “topi volanti” durante le ore diurne avrebbero cercato rifugio all’interno di case, solai e altre costruzioni, fino al momento in cui un timer avrebbe fatto detonare pipistrello-bomba e incendiato l’area circostante. Per fortuna dei pipistrelli, neppure questo progetto fu portato a compimento.

La cittadina portoghese di Coimbra ospita una delle più belle e antiche università del mondo, fondata nel 1290, tanto che, nel 2013, è stata inserita dall’Unesco nella lista del “Patrimonio dell’Umanità”. All’interno, la luce proviene dai riflessi degli stucchi dorati. E di luce meno ce n’è, meglio è, per i piccoli ospiti permanenti della biblioteca, che non sono topi di biblioteca, ma si tratta di pipistrelli. Oltre all’importantissima collezione di antichi volumi, che comprende opere di medicina, geografia, storia, discipline umanistiche, scienze, diritto, filosofia e teologia, la particolarità di questo monumento nazionale portoghese è la presenza di una colonia di pipistrelli che abita tra gli scaffali. E nessuno si sognerebbe mai di sfrattarli, perché queste simpatiche bestiole contribuiscono a preservare i preziosi libri e documenti gelosamente custoditi andando a caccia di tarli, tarme e altri fastidiosi insetti dalla spiccata predilezione per la carta.

Esopo ci ha tramandato tre favole che sono tre autentiche perle di saggezza che hanno come protagonisti i nostri amici chirotteri. Ne “Il pipistrello, il rovo e il gabbiano” è spiegata l’origine dell’abitudine del pipistrello di volare solo di notte; ne “Il pipistrello e le donnole” spiega che non bisogna ricorrere sempre agli stessi espedienti, ma adattarli alle circostanze; ne “L’uccellino e il pipistrello”, infine, ci ammonisce che nella vita è necessario essere previdenti.

Luigi Pirandello nella sua famosa novella “Il pipistrello” vede il chirottero come una “bestia schifosa”, che con il suo svolazzare impauriva l’attrice protagonista Gàstina, durante le rappresentazioni teatrali della commedia, perché temeva che questo potesse impigliarsi fra i suoi bellissimi capelli lunghi.

Nel melodramma spicca la più celebre operetta di Johann Strauss Jr. “Il pipistrello” (Die Fledermaus, La Chauve-Souris) su libretto di Carl Haffner e Richard Genée.

In campo artistico, nel suo capolavoro “La caduta degli angeli ribelli”, Giambattista Tiepolo raffigura i ribelli sconfitti e condannati con ali di pipistrello e code di rettile. Del resto, nella iconografia cattolica, rappresenta Satana e tutti i diavoli dell’Inferno con le nere ali di pipistrello, mentre gli angeli portano alle spalle le candide ali della colomba. Ma è pur vero che il Moretto (al secolo Alessandro Bonvicino) riabilita i pipistrelli con il suo celeberrimo quadro “La Madonna con ali di pipistrello”.

  1.         SPER.

 

 

 

 

 

 

ALCUNE DELLE PIÙ DIFFUSE CREDENZE SUI PIPISTRELLI, TUTTE INFONDATE E PRIVE DI FONDAMENTO SCIENTIFICO.

I pipistrelli se urinano sui capelli di un uomo inducono una immediata calvizie nel malcapitato.

I pipistrelli si afferrano ai capelli senza più riuscire a districarsi.

I pipistrelli si cibano di sangue umano.

L’assunzione di occhi di pipistrello protegge dalla sonnolenza.

Un pipistrello vivo inchiodato sull’uscio di casa preserva la casa dagli spiriti maligni e dai malefici.

Mettendo gocce di sangue di pipistrello sotto il guanciale di una donna si favorisce il concepimento.

Con i pipistrelli è possibile ricavare una pozione che tiene lontano formiche, bruchi, cavallette, ed è un ottimo antidoto contro il morso di serpente.

Il sangue di pipistrello serve per preparare pozioni afrodisiache.

Trafiggendo un pipistrello e badando che rimanga vivo, unendo poi il dorso dell’animale al proprio e stringendoselo poi al petto sino alla sua morte, ci si preserva dall’itterizia.

Di notte i pipistrelli si calano nelle case per succhiare il sangue ai bambini e per accecare le persone.

I pipistrelli sono ciechi.

L’arrivo dei pipistrelli preannuncia una disgrazia o l’arrivo di una tempesta.

In Finlandia si crede che di notte l’anima del dormiente lascia il corpo sotto forma di pipistrello per poi ritornarci al mattino seguente.

In Bosnia-Erzegovina si crede che per rendere l’amata malleabile è utile mettere alcuni peli di pipistrello in una bevanda da offrirle oppure sfiorarla con un osso di pipistrello, ovviamente senza farsi notare.

Nell’antico Egitto si credeva che mescolando l’urina del pipistrello con la bile di una carpa del Nilo e il succo della ruta selvatica si potessero curare i disturbi visivi.

Nei Paesi arabi per curare l’ischialgia occorre ingerire pipistrelli cotti in olio di sesamo, per l’asma invece è meglio cuocerli in olio di gelsomino.

In India la pelle appena estratta dei pipistrelli serve a lenire i dolori provocati dal colpo della strega e dai reumatismi.

Per vedere nella notte ci si deve spalmare la faccia con sangue di pipistrello.

 

  1. SPER.

 

 

IL MOLOSSO DI CESTONI, LA TADDARITA PER ANTONOMASIA

Erano le 22 di un giorno d’inizio estate di oltre quarant’anni fa quando squilla il telefono di casa (a quel tempo non esistevano i cellulari). Il preside di un liceo, che occupava l’ultimo piano di un antico edificio nel cuore del centro storico di Catania, mi cercava per dirmi che era entrata “una taddarita” nella grande stanza della presidenza e non sapeva come cacciarla via. Senza perdere un istante, mi reco subito a scuola. Ma, al mio arrivo, il problema era stato risolto con un assestato quanto fatale colpo di manico da scopa: qualcuno, infatti, era riuscito a spezzare la colonna vertebrale del malcapitato pipistrello, il quale giaceva sul pavimento, in un angolo della stanza. Con malcelato disappunto, feci notare che nonostante avessi dato istruzioni di spegnere le luci, aprire la finestra e uscire dalla stanza per alcuni minuti in modo da dare il tempo al pipistrello di andarsene, si preferì scegliere la soluzione finale. Raccattato da terra il povero animale, mi accorgo con grande stupore e meraviglia che quello che avevo tra le mani non era un pipistrello qualsiasi, ma uno splendido esemplare adulto di Molosso di Cestoni (Tadarida teniotis Rafinesque, 1814). Sistemato l’animale in una scatola di cartone, la mattina successiva lo consegno al curatore del museo di Zoologia annesso all’Istituto policattedra di Biologia animale dell’Università di Catania (oggi, sezione di Biologia del dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali), a quel tempo diretto dall’indimenticabile prof. Marcello La Greca.

Un aneddoto, questo, che la dice lunga sul rapporto tra l’uomo e i pipistrelli, sul conto dei quali continuano a circolare maldicenze di ogni tipo e si nutrono irrazionali pregiudizi. Ma, torniamo al Molosso di Cestoni. Fu catturato e descritto per la prima volta in Sicilia, nel 1814, dal naturalista americano di origine franco-tedesca Constantine Samuel Rafinesque-Schmaltz (1783-1840), durante il suo soggiorno nella nostra isola, dal 1805 al 1815. Unico chirottero molosside italiano ed europeo, è una specie di taglia medio-grande e ha un volo rapido, rettilineo, tra 10 e 20 metri di altezza. Caccia, infatti, sopra i palazzi, le torri-faro e i lampioni usati per l’illuminazione dei campi sportivi. L’intensissima luce emessa da tali diffusori luminosi ne impedisce l’avvistamento, ma la sua presenza è rivelata dagli “schiocchi” acuti emessi con regolarità. Emette pure ultrasuoni sotto forma d’impulsi a frequenza quasi costante di 11-12 kHz, udibili anche dall’orecchio umano.

Questo pipistrello si distingue da tutti gli altri della nostra fauna chirotterologica per avere una lunga coda non compresa nell’uropatagio, che è la membrana alare compresa tra le zampe posteriori. L’adulto non supera i 50-60 grammi di peso, ha grandi occhi, orecchie triangolari unite anteriormente alla base con il trago (la piccola sporgenza cartilaginea situata davanti al canale uditivo) molto ridotto e antitrago più sviluppato del primo, il corpo ricoperto da una fitta pelliccia corta e soffice, con il dorso di colore grigio-cenere o grigio-brunastro con la base dei peli biancastra, mentre le parti ventrali sono più chiare. Il muso è allungato, con il labbro superiore che si estende ben oltre a quello inferiore ed è ricoperto da pliche cutanee e da piccole setole.

Il Molosso di Cestoni è un animale elusivo, la sua presenza è stata segnalata dal livello del mare fino a 2.300 metri di altitudine, predilige vivere nelle grotte o nelle fessure di pareti rocciose, dove forma gruppi costituiti da pochi fino a 400 individui. Ma ha pure sviluppato una spiccata sinantropia. È, infatti, possibile rinvenirlo negli ambienti urbani, negli interstizi di antichi edifici, nei campanili delle chiese, nei grattacieli e nei palazzi moderni, persino nei cassoni delle persiane. Nelle città piccole o grandi vanno alla ricerca d’insetti di cui si nutre, in particolare di falene, coleotteri, ditteri e neurotteri, catturati fino a 150 metri dal suolo, la caccia dei quali s’inizia al crepuscolo e prosegue senza soste, pure con il cattivo tempo, per tutta la notte. Per entrare in ibernazione occorre che faccia veramente freddo, ma non si può dire che raggiunga uno stato di profonda letargia. Il suo è un sonno leggero, si tratta piuttosto di un torpore che lo induce al risveglio qualora il clima dovesse momentaneamente migliorare. Le femmine raggiungono la maturità sessuale già nel primo anno di vita, si accoppiano in inverno inoltrato o in primavera, e tra giugno e luglio partoriscono un solo piccolo. L’aspettativa di vita di questi pipistrelli supera i dieci anni.

Negli ultimi decenni, grazie allo sviluppo delle tecniche di rilevamento con rilevatori di ultrasuoni (“bat-detector”), è stato possibile rilevare la presenza di questi pipistrelli in quasi tutte le regioni italiane. A livello planetario, Tadarida teniotis ha un’ampia distribuzione geografica che comprende Portogallo, Spagna, Baleari, Canarie, Francia meridionale, Svizzera, Italia peninsulare, Sicilia, Sardegna, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Macedonia, Serbia, Albania, Bulgaria, Grecia, Creta, Turchia, Armenia, Azerbaijan, Georgia, Cipro, Malta, Caucaso meridionale, Israele, Giordania, Libano, Siria, Iraq occidentale, Iran centro-settentrionale, Kazakhstan meridionale, Uzbekistan meridionale, Kyrgyzstan centro-settentrionale, Tajikistan, Turkmenistan, Afghanistan centro-orientale, Nepal orientale, Stati indiani del Sikkim e dell’Assam, Bhutan, Bangladesh, Myanmar settentrionale, provincia cinese dello Yunnan settentrionale, Marocco e Algeria settentrionali, Tunisia, Libia nord-occidentale e nord-orientale. Per tale motivo, la Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN Red List) considera questa specie a rischio minimo. Nella nuova “Lista Rossa” italiana appartiene alla categoria delle specie a basso rischio e rientra nell’allegato IV della direttiva “Habitat”.

Il lettore si sarà sicuramente posto alcune domande. Anzitutto, si sarà chiesto, perché questi pipistrelli sono chiamati “molossi” e chi era il Cestoni. Com’è facile intuire, il nome “molosso” deriva dalla somiglianza del muso di questi pipistrelli con quello dei grossi e robusti cani da guardia dell’antica tribù greca dei Molossi dell’antico Epiro per via del fatto che il labbro superiore presenta delle pliche penzolanti che ricorda, appunto, quello del cane molosso o del bulldog. Diacinto (o Giacinto) Cestoni (1637-1718), invece, era lo speziale di Cosimo III Granduca di Toscana, ma soprattutto un insigne naturalista nativo di Montegiorgio (Fermo) ma vissuto a Livorno, convinto oppositore della generazione spontanea, tanto da guadagnarsi la stima di Francesco Redi e Antonio Vallisneri, descrisse la malattia della scabbia e l’acaro responsabile di questa malattia parassitaria umana. Il nome generico “Tadarida” deriva il termine dialettale siciliano “taddarita”, che a sua volta ha un’origine greca. L’olotipo del genere Tadarida, infatti, come già detto, fu catturato nel 1814 dal naturalista Constantine Samuel Rafinesque-Schmaltz, il quale fu il primo a descriverlo e ad assegnarne il nome, durante il suo soggiorno a Palermo. Verosimilmente, Rafinesque avrà chiesto alla gente del luogo con quale nome era chiamato il pipistrello e avuta come risposta “taddarita” decise per “Tadarida” (con una sola “d”) quale nome del genere. Ciò non deve stupire, perché in passato era una pratica assai diffusa da parte degli studiosi rivolgersi ai popolani per conoscere il nome con il quale indicavano specie animali e vegetali o toponimi per poi utilizzarli in nomenclatura, spesso storpiandoli. Basti pensare, a esempio, alla Serra del Solfizio, sull’Etna, nome apposto dai topografi piemontesi dopo aver chiesto ai pastori, i quali conoscevano il luogo come “Serra del Salifizio”, cioè dello scorpione, come è chiamato nel Catanese tale aracnide. L’aggettivo specifico “teniotis” deriva invece dal sostantivo latino femminile “taenia”, che significa “nastro”, e da quello greco neutro “us” (genitivo “otos”) che vuol dire “orecchio”, probabilmente perché “l’attacco interno del padiglione auricolare forma una plica cutanea che medialmente si unisce quasi con quella dell’altro lato”.

Infine, Rafinesque. Personaggio dal comportamento eccentrico, bizzarro, scorbutico, distratto, sciatto e trasandato nel modo di vestire, spesso oggetto di scherno e beffe pesanti, paranoico, egli fu, forse, il più grande tra i primi naturalisti dell’Ottocento, per molti anni dimenticato o citato solo con disprezzo, con molteplici interessi scientifici che andavano dalla zoologia, alla botanica, dalla malacologia alla meteorologia, alla chimica, all’astronomia.

 

  1. SPER.

 

 

 

 

 

 

 

 

LE QUATTRO FAMIGLIE DEI PIPISTRELLI SICILIANI

 

Famiglia: Rhinolophidae

Ferro di Cavallo minore (Rhinolophus hipposideros)
Ferro di Cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum)
Ferro di Cavallo Mediterraneo o Rinolofo Euriale (Rhinolophus euryale)

Rinolofo di Mehely (Rhinolophus mehelyi)

Famiglia: Vespertilionidae                                                        

Vespertilio di Capaccini (Myotis capaccinii)

Vespertilio di Daubentòn (Myotis daubentoni)
Vespertilio mustacchino (Myotis mystacinus)
Vespertilio smarginato (Myotis emarginatus)
Vespertilio di Bechstein (Myotis bechsteinii)

Vespertilio maggiore (Myotis myotis)

Vespertilio di Blyth (Myotis blythii)

Vespertilio di Natterer (Myotis nattereri)

Vespertilio mustacchino (Myotis mystacinus)

Nottola comune (Nyctalus noctula) (?)
Nottola gigante (Nyctalus lasiopterus)
Seròtino comune (Eptesicus serotinus)
Pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus)
Pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii)
Pipistrello di Savi (Hypsugo savii)

Pipistrello di Nathusius (Pipistrellus nathusii)
Orecchione meridionale (Plecotus austriacus)
Barbastello (Barbastella barbastellus)

Famiglia: Miniotteridi

Miniottero (Miniopterus schreibersii)

 

Famiglia: Molossidae

Molosso di Cestoni (Tadarida teniotis)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIPISTRELLI E SOGNI

Per la tradizione popolare, sognare:

– un pipistrello significa pericolo per la salute;

– di prendere un pipistrello: dispiaceri in famiglia;

– di uccidere un pipistrello: ci sono nemici nascosti;

– di essere toccati da un pipistrello: disgrazia improvvisa;

– che un pipistrello si attacca ai capelli: malattia agli occhi o gravi preoccupazioni;

– un pipistrello che vola dentro casa: il progetto che stai portando avanti ti preoccupa e non è sicuro;

– di vedere tanti pipistrelli: grave perdita;

– un pipistrello bianco: morte di un familiare.

In tempi moderni, invece, sognare:
– un pipistrello bianco significa progetti innovativi;
– pipistrelli in caccia: vivere in armonia con l’ambiente e affrontare positivamente i cambiamenti;
– un pipistrello che volteggia in casa: pensieri da chiarire;
– un pipistrello vampiro in sogno, rappresenta una persona che ti influenza negativamente e che mente.

 

PIPISTRELLI E CABALA

Numeri da giocare al Lotto

– Pipistrello = 70

– Vedere un pipistrello = 46

– Essere toccati da pipistrello = 45

– Tanti pipistrelli = 3

– Ammazzare un pipistrello = 12

– Prendere un pipistrello = 48

– Sognare un pipistrello bianco = 7