Stelle e Ambiente

Mese: settembre 2018

UNA COMETA VERDE SOLCA IL CIELO DI SETTEMBRE

UNA COMETA VERDE SOLCA IL CIELO DI SETTEMBRE

Dopo sei anni e mezzo, torna a solcare i cieli la cometa Giacobini-Zinner (per gli astronomi, 21P/Giacobini-Zinner). L’ultimo suo passaggio avvenne l’11 febbraio 2012 ed è stata denominata la “cometa verde” per il suo bellissimo colore verde smeraldo, dovuto alla presenza nel nucleo di cianogeno, un composto chimico formato da due atomi di carbonio e altrettanti di azoto. L’astro chiomato è già da un paio di mesi a essere preso di mira dai binocoli e telescopi degli astrofili di tutto il mondo, ma sarà il mese di settembre, quando raggiungerà il massimo del suo splendore (si stima che la sua luminosità sarà di settima magnitudine), il periodo migliore per tentare di ammirarlo e fotografarlo. Si spera pure che la sua magnitudine apparente possa passare dalla settima alla sesta o addirittura alla quinta, perché così si renderebbe visibile anche a occhio nudo da un sito di osservazione privo da qualsiasi forma di inquinamento luminoso. In altre parole, si potrebbe verificare ciò che accadde nel lontano 1946, quando la cometa giunta al perielio subì una serie di esplosioni che portarono la sua magnitudine dalla settima alla quinta e tutti poterono osservarla senza far ricorso a strumenti ottici.

La cometa Giacobini-Zinner ha un periodo orbitale di 6,6 anni e, a ogni passaggio, lascia dietro di sé frammenti e detriti spaziali che danno poi origine allo sciame meteorico delle Giacobinidi (note pure come Draconidi, perché il punto dal quale sembrano provenire tutte le scie è collocato nella testa della costellazione del Drago), la cui visibilità, nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, sarà favorita dall’assenza del chiarore lunare. Quello di quest’anno è il sedicesimo passaggio dalla sua scoperta, avvenuta il 20 dicembre 1900 a opera dell’astronomo francese Michel Giacobini dell’Osservatorio di Nizza e rintracciata, il 23 ottobre del 1913, da Ernst Zinner che scrutava il cielo a caccia di comete dall’Osservatorio bavarese di Bamberga. La cometa viaggia nello spazio alla velocità di 23 km/s e, in queste ore, si sta avvicinando sempre di più alla Terra e, quindi, al Sole. Il 10 settembre sarà il momento migliore per ammirare l’astro chiomato, perché essa si troverà al perielio, vale a dire a soli 58 milioni di chilometri dal nostro pianeta: sarà il passaggio più vicino alla Terra dal 14 settembre 1946, che sarà superato solo da quello previsto per il 18 settembre 2058.

A mano a mano che la cometa si avvicina al Sole diventerà sempre più luminosa, perché il calore della nostra stella diurna fa sublimare il nucleo cometario ghiacciato di due chilometri di diametro, da cui si forma una coda lunga 290 mila chilometri. L’orbita della cometa ha il suo punto più distante dal Sole (afelio) nei pressi dell’orbita di Giove e il suo periodo orbitale è di sei anni, quasi la metà di quello gioviano. Per tale motivo, si verificano ogni due orbite incontri ravvicinati tra la cometa e il gigantesco pianeta gassoso, che causa forti perturbazioni all’orbita della cometa, facendo cariare la distanza perielica. È ciò che si verificò nel 1898, quando a seguito della perturbazione causata dall’incontro ravvicinato tra la cometa e Giove si accorciò la distanza perielica da 1,22 UA a 0,93 UA (pari 43 milioni di chilometri), che a sua volta fu la causa di un aumento della quantità di energia trasmessa per irraggiamento dalla nostra stella diurna al nucleo cometario e, di conseguenza, della quantità di massa espulsa nello spazio.

Nuvole permettendo, dunque, dalla tarda serata del 10 settembre tutti con gli occhi e binocoli o telescopi puntati verso il cielo, in direzione Est, a caccia della cometa verde.

                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA

 

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DOVE E QUANDO GUARDARE

Rintracciare la cometa Giacobini-Zinner è assai facile se si dispone di un buon binocolo possibilmente montato su treppiede. La cartina mostra il percorso della cometa nel mese di settembre ed è un tracciato molto interessante dal punto di vista astronomico, perché l’astro chiomato passerà prospetticamente vicino ad alcuni ammassi aperti che val la pena osservare. In pratica, la cometa parte dalla costellazione dell’Auriga e terminerà la sua corsa in quella dell’Unicorno, con delle brevi irruzioni nelle costellazioni di Orione e dei Gemelli. Ecco il dettaglio. La notte tra il 2 e 3 settembre la cometa è passata a poca distanza da Capella, la stella principale della costellazione dell’Auriga. L’11 sarà vicina all’ammasso aperto M37, sempre nell’Auriga, il 14 entra nella costellazione dei Gemelli e, il giorno dopo, sarà a ridosso nell’ammasso aperto M35, che purtroppo non sarà possibile osservare perché il suo passaggio tra le stelle dell’ammasso avverrà in orario diurno. Il 17, la Giacobini-Zinner entra nella costellazione di Orione, ma dopo un paio di giorni ritorna nei Gemelli. Il 24 transita tra le stelle della costellazione dell’Unicorno e la troveremo vicina all’ammasso aperto “Albero di Natale” (Ngc 2264) con la sua suggestiva Nebulosa Cono, scoperta nel 1784 dal grande astronomo tedesco naturalizzato britannico William Herschel. La nostra cometa terminerà la sua corsa del mese di settembre, tra il 26 e il 27, sfiorando la nebulosa Rosetta (Ngc 2244), anch’essa nell’Unicorno. All’inizio di ottobre, infine, la cometa sarà ancora nell’Unicorno e transiterà nei pressi degli ammassi aperti Ngc 2301, Ngc 2343 e M50, mentre alla fine del mese passerà accanto al brillante ammasso aperto Ngc 2362 nella costellazione del Cane Maggiore.

                                                                                                                      G. SPE.

 

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NEL 1985 È STATA ATTRAVERSATA DALLA SONDA INTERNATIONAL COMETARY EXPLORER

La cometa Giacobini-Zinner è stata oggetto di studio della sonda “International cometary explorer” (Ice), che ha attraversato la sua coda di plasma l’11 settembre 1985. L’Ice, nota originariamente come “International sun/earth explorer 3” (Isee-3), è stata lanciata il 12 agosto 1978. Come le precedenti sonde gemelle Isee-1 e Isee-2 era stata progettata per studiare le interazioni del campo magnetico terrestre con il vento solare. Una volta portata al termine la missione, la sua destinazione d’uso è stata modificata per l’esplorazione delle comete. È stata la prima sonda automatica collocata in orbita “halo” (aureola) in un punto di Lagrange, orbitando nel punto L1 del sistema Terra-Sole, nonché la prima sonda a monitorare il vento solare. È stata anche la prima sonda a esplorare una cometa, attraversando la coda della Giacobini-Zinner e avvicinandosi a circa 7.800 chilometri dal suo nucleo.

Dai risultati di una ricerca effettuata nel 2000 è emersa la presenza sulla cometa di materiale organico.

                                                                                             G. SPE.

COMMEMORAZIONE PRESTINENZA E ASCESA AI MONTI ROSSI ALLA RICERCA DEI CRISTALLI DI AUGITE

COMMEMORAZIONE PRESTINENZA E ASCESA AI MONTI ROSSI ALLA RICERCA DEI CRISTALLI DI AUGITE
Domenica 9 settembre, alle 9.15, nel cimitero di Pedara, il presidente prof. Giuseppe Sperlinga, il Consiglio direttivo, i soci e gli amici di Stelle e Ambiente ricorderanno Luigi Prestinenza, indimenticabile cofondatore e primo presidente dell’associazione, nel sesto anniversario della scomparsa.
Seguirà l’escursione con ascesa ai monti Rossi alla ricerca dei cristalli di augite.
Fine attività ore 13.
Raduno alle 8.30 nel parcheggio del parco Gioeni di via Angelo Musco.
DIFFICOLTÀ: FACILE.
PERCORSO A/R: 2 KM.
CONTRIBUTO (OBOLO)
– SOCI SeA: € 2,00
– SOCI CAI, ARCHEOCLUB, ETNAVIVA: € 3,00
– NON SOCI: € 5,00
– I minorenni, gli studenti, i disoccupati e inoccupati sono esonerati dal versamento del contributo.
Info: 3288172095 – 3402161035 (WhatsApp).
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IL CROLLO ANNUNCIATO NELLA GROTTA DI CASSONE

IL CROLLO ANNUNCIATO NELLA GROTTA DI CASSONE

Tanto tuonò che piovve. Fuor di metafora. Per anni, si è temuto il possibile cedimento della volta che presentava inquietanti fratture nel tratto iniziale della grotta di Cassone, tipica galleria di scorrimento lavico formatasi nelle lave dell’eruzione del 1792-93 ubicata nella località omonima del versante orientale dell’Etna, non molto lontana dalla coeva grotta dei Tre Livelli e dal rifugio Sapienza. E, alla fine, il crollo di alcuni frammenti dalla volta della grotta è accaduto. Per fortuna, il fatto pare sia avvenuto mentre fuori imperversavano vento e pioggia battente, con pochi turisti in circolazione nella zona e, soprattutto, nessuno dentro la cavità con o senza guide. Soltanto il caso, dunque, ha voluto che quel giorno nessuno si facesse male o rischiasse di rimanere bloccato all’interno.

La grotta di Cassone, per le sue caratteristiche morfologiche, per il suo andamento pressoché orizzontale e per le sue notevoli dimensioni, è sempre stata una tappa obbligata per le guide che accompagnano i turisti italiani e stranieri sul nostro vulcano. In quella grotta, vi è sempre stato un via vai incredibile di gruppi turistici, non sempre guidati da persone all’altezza del loro compito. Negli ultimi dieci anni, ho avuto modo di incrociare guide responsabili e preparate, ma non sono stati rari i casi in cui mi sono imbattuto con degli irresponsabili che accompagnavano nella cavità visitatori senza il casco speleologico dotato di illuminazione elettrica frontale, con abbigliamento tipico da spiaggia e con ai piedi calzature inadatte, qualcuno persino con gli infradito di gomma (sic!), esponendosi così al rischio di finire rovinosamente sulle lave scoriacee che formano il pavimento della galleria. Ma a minacciare l’incolumità dei visitatori è sempre stato quell’enorme lastrone lavico basculante che incombe sulle teste dei visitatori appena superato l’ingresso. Una decina di anni fa, qualcuno prudentemente delimitò il lastrone e il terreno sottostante con nastro segnaletico, apponendo pure un rudimentale divieto di sosta stampato su cartoncino. Interventi fai da te alquanto rozzi ma efficaci, cui non sono mai seguiti interventi volti a prevenire incidenti da parte di chi di dovere. Si è sempre saputo, dunque, lo stato di pericolosità del tratto d’ingresso della grotta, era noto a tutti, agli speleologi, alle guide turistiche autorizzate e no. E tutto ciò è avvenuto col tacito assenso dei Comuni competente per territorio, Trecastagni e Zafferana Etnea, che avrebbero dovuto impedire l’accesso alla cavità e procedere alla sua messa in sicurezza, monitorando la stabilità del lastrone lavico con opportuni distanziometri per verificare gli eventuali allargamenti delle larghe fenditure che incidono la volta della grotta. Pure il comportamento del Parco dell’Etna non è esente da critiche, visto che non ha mai avviato un progetto di tutela, valorizzazione e fruizione delle oltre 300 grotte sparse sulle pendici e a tutte le quote dell’Etna, cavità naturali che, non è superfluo ricordarlo, sono le uniche gallerie di scorrimento lavico esistenti nell’intera Europa continentale. Il disinteresse mostrato dall’Ente è dimostrato dal fatto che nessuna grotta etnea è stata mai segnalata da apposite tabelle con il nome, lo sviluppo e le caratteristiche morfologiche più importanti, oltre al grado di pericolosità e avvertimenti sul tipo di abbigliamento e calzature a beneficio dei visitatori. Mi risulta che l’unica galleria di scorrimento lavico attualmente provvista di un bel pannello di legno è la grotta della Neve (impropriamente nota pure col nome di grotta dei Ladroni), sulla Mareneve, a poca distanza dal rifugio Citelli, realizzata nell’ambito del progetto “Etna romance”, corredato da un testo redatto con grande competenza dal geologo Carlo Cassaniti e recante otto loghi, tra cui quelli della Regione Siciliana, del ministero dei Beni culturali, dell’Unione Europea, dei Comuni di S. Alfio e Nicolosi. Manca quello del Parco dell’Etna.

A questo punto, qualcuno dirà che da noi se prima non ci scappa il morto nessuno interverrà per porre rimedio. Il fatto è che, purtroppo, i morti ci sono già stati. Non nella grotta di Cassone, ma nella vicina grotta dei Tre Livelli, dove alcuni mesi fa trovò la morte un incauto visitatore che volle spingersi a guardare oltre la catenella che delimita il primo pozzo profondo oltre sei-sette metri. Ebbene, cosa è cambiato da allora? Nulla! La gente ha seguitato a entrare nella grotta dei Tre Livelli e in tutte le altre cavità dell’Etna, dimenticando che molte di esse sono popolate da colonie di pipistrelli, che le utilizzano come rifugio per trascorrervi il lungo periodo di ibernazione invernale e, in estate, sia come nursery dopo la nascita dei piccoli, sia come luogo sicuro per il loro riposo diurno dopo una notte di caccia di insetti di cui si nutrono.

La minaccia di crollo della volta d’ingresso della grotta di Cassone riuscirà a scuotere dal letargo Comuni e Parco dell’Etna? Non è difficile affrontare e risolvere i problemi di tutte le grotte vulcaniche dell’Etna, soprattutto se si tiene conto che gli enti prima citati potranno avvalersi della competenza e professionalità di una decina di gruppi speleologici che da tempo operano nel territorio etneo e che non citeremo per timore di dimenticarne qualcuno nella penna.

GIUSEPPE SPERLINGA

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