Stelle e Ambiente

Mese: aprile 2019

STRAGE DELLE SIEPI A CATANIA

STRAGE DELLE SIEPI A CATANIA

Continua il massacro del verde pubblico che adorna strade e piazze di Catania. A essere presi di mira con tagli indiscriminati sono principalmente gli alberi, i quali sono spesso orribilmente decapitati e privati in tutto o in gran parte della loro chioma o, addirittura, tranciati alla base, perché ritenuti rei di essere potenziali “assassini” di ignari pedoni e automobilisti qualora dovessero schiantarsi al suolo. Prima la sicurezza, è il mantra dei responsabili dell’ufficio comunale del verde pubblico, uno slogan che ha arrecato gravi danni alle alberature cittadine. Gridano ancora vendetta al cielo i pini della circonvallazione, di via Dusmet, della villa Bellini e di altre strade cittadine, risultati instabili alle prove di trazione cui li hanno sottoposti i tecnici incaricati dal Comune, i quali ne hanno decretato il taglio alla base prima che, a loro dire, potessero cadere sulle teste della gente, come se questo fosse l’unico rimedio, pur riconoscendo che, cinquant’anni fa, commisero un grossolano errore a impiantarli in quelle aiuole. Ma se tale operazione cruenta ai danni degli alberi viene giustificata agitando lo spettro del pericolo di uno schianto, risulta del tutto incomprensibile e inaccettabile la strage di siepi massacrate a colpi di motosega, con gli arbusti ridotti a moncherini che s’innalzano a pochi centimetri dal suolo. È quanto accaduto, nel mese di marzo scorso, ai danni della siepe di Oleandri di largo Mario Merola, un ampio slargo utilizzato come parcheggio da coloro che si recano al parco Gioeni entrando da via Angelo Musco, nei pressi della villa che appartenne al famoso attore catanese (a proposito, quando saranno rimossi i resti vegetali, le bottiglie di vetro e di plastica, i rifiuti sparsi nelle aiuole?). Non è la prima volta che gli operai comunali capitozzano barbaramente le siepi che delimitano aree verdi o piazze cittadine, basti citare i devastanti interventi effettuati nella primavera di due anni fa ai danni della rigogliosa siepe che delimita il parco Amico lungo la via Pietro Novelli e di quella di via Marchese di Casalotto, i cui rami laterali avevano invaso i marciapiedi adiacenti. A nulla valsero le proteste di associazioni ambientaliste e di singoli cittadini. Da allora, al fine di evitare l’intervento inopportuno degli operai della Multiservizi armati di motoseghe, un abitante di via Marchese di Casalotto, il dott. Andrea Angilello, ha pensato di accollarsi l’onere della manutenzione di quella siepe, pagando di tasca sua un giardiniere di sua fiducia, che provvede a eliminare i rami sporgenti sul marciapiede. Merito, dunque, di un cittadino che tutela a spese sue il verde pubblico evitando l’intervento dell’istituzione che invece dovrebbe difenderlo! Per dirla con Pirandello, così è, se vi pare, almeno a Catania.

Si deve poi sottolineare che tali interventi su arbusti e alberi cittadini, chissà perché, avvengono quasi sempre nella stagione sbagliata, cioè in primavera o addirittura in estate, vale a dire quando le piante sono in pieno risveglio con le gemme in riscoppio vegetativo dopo il lungo riposo invernale. È buona norma non potare le siepi nel periodo compreso tra il 15 marzo e il 31 luglio, anzi dovrebbe essere vietato, lo dovrebbe prevedere il regolamento del verde pubblico e privato urbano, che la città di Catania si ostina ancora oggi a non dotarsi. Dovrebbe essere proibito potare o, peggio ancora, capitozzare le siepi, perché sono microambienti di riproduzione, di alimentazione e di rifugio per molte specie di animali. Le siepi, infatti,oltre ad avere la funzione di separare una proprietà dall’altra, a proteggere la nostra privacy da sguardi indiscreti, a svolgere il ruolo di barriera antivento e a decorare giardini, aiuole, strade e piazze cittadine, costituiscono un vero e proprio microecosistema all’interno del quale vivono centinaia di specie animali vertebrati e invertebrati, che si muovono nell’intricato intreccio di rami e molti dei quali sfuggono all’osservazione dell’occhio distratto perché di piccole dimensioni, per il colore della loro livrea e via dicendo. Dalla fine dell’inverno, infatti, sono colonizzate da tante specie di uccelli che vi costruiscono i loro nidi, come il Cardellino, Fanello, Fringuello, Occhiocotto, Cinciallegra, Scricciolo, Usignolo, Merlo e tante altre. Ma non sono solo gli uccelli a scegliere di vivere nel fitto delle siepi, perché in esse trovano l’ambiente adatto per la loro esistenza una pletora di altri organismi, dai mammiferi come il Riccio comune o europeo agli insetti (coleotteri e farfalle, soprattutto), agli aracnidi (ragni), ai rettili come le lucertole e anfibi come i rospi. Non è superfluo sottolineare che tra gli insetti che popolano la siepe vi sono pure quelli utili all’agricoltura, perché si nutrono di altri insetti parassiti delle piante agrarie, così come sono presenti gli insetti pronubi, che sono quelli favoriscono l’impollinazione trasportando il polline da un fiore all’altro. In particolare, sono alcune specie di uccelli a essere duramente colpite dalla scomparsa o dal taglio indiscriminato di siepi in questo periodo. Ogni giorno, un uccello mangia prede corrispondente al 30 per cento del proprio peso, tra i quali quegli insetti che, in agricoltura, sono sterminati con l’uso di pesticidi. Alla schiusa delle uova, il genitore torna frequentemente al nido che ha costruito nell’intreccio dei rami della siepe per portare un bruco o piccoli insetti alla nidiata che attende col becco spalancato il nutrimento. Un Merlo consuma centinaia di larve di mosche e di zanzare in pochi giorni. La distruzione delle siepi comporta l’eliminazione dei nidi di alleati preziosi per l’uomo nella lotta contro la proliferazione di insetti nocivi per la nostra salute e dannosi per l’agricoltura, perché svolgono oltre ai servizi ecosistemici prima descritti anche un ruolo di”presidio sanitario”. Ecco, dunque, spiegato il motivo per cui le nostre siepi vanno difese e protette da tagli scriteriati che le rasano a zero, le stesse potature non devono essere troppo frequenti né troppo drastiche, meglio lasciare fare alla siepe, che si sviluppi liberamente, limitandoci a tagliare soltanto i rami sporgenti che possano costituire un ostacolo per i pedoni. Le stesse foglie che cadono nel periodo autunnale non andrebbero rimosse col rastrello, ma lasciate sul posto perché saranno ricettacolo di una microfauna che costituirà il pabulum nutritizio di molte specie animali.

GIUSEPPE SPERLINGA

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CAPITOZZATI GLI ALBERI DEL CENTRO COMMERCIALE “I PORTALI” DI SAN GIOVANNI LA PUNTA (CT)

Per primi, a dare il pessimo esempio, sono stati i Comuni, a cominciare da quello di Catania, presto imitato da tanti altri della provincia, con in testa San Giovanni la Punta, San Gregorio, Tremestieri e Pedara, i quali continuano imperterriti a decapitare gli alberi di strade e piazze agitando lo spettro della loro presunta pericolosità. Ordinano ai loro operai (già, operai, non giardinieri) di privare gli alberi in tutto o in gran parte della loro chioma a colpi di motosega, persino in questo periodo, cioè in primavera inoltrata, vale a dire quando la pianta è in pieno risveglio vegetativo.
Come sempre accade, pure stavolta il pessimo esempio è stato imitato dai privati, dai singoli cittadini ai complessi condominiali, alle grandi aziende commerciali. Gridano ancora vendetta al cielo i Ficus del parcheggio del centro commerciale Le Zagare, i quali, dopo l’orrenda capitozzatura della primavera dello scorso anno, reagirono con un disordinato riscoppio di tutte le gemme dando origine a una chioma più bassa, disordinata e informe. Con un’alzata d’ingegno geniale, la chioma di questi alberi è stata modellata come se fosse una siepe o, se si preferisce, la capigliatura di un uomo dei tempi moderni, facendo loro assumere un aspetto innaturale.
Non è stata da meno Ikea di Catania, che ha privato della loro chioma tutti gli alberi del parcheggio. Purtroppo, al peggio non vi è fine, perché pure gli alberi del Centro commerciale “I Portali” di San Giovanni la Punta, sono stati capitozzati anche quest’anno, sempre nel periodo primaverile, come l’anno scorso.
Questa barbara e rozza pratica di capitozzare gli alberi anziché fare ricorso a una corretta potatura di contenimento potrà essere stroncata soltanto con l’entrata in vigore del Regolamento del Verde pubblico e privato valevole per l’intera area della Città Metropolitana di Catania.
La domanda è: l’approveranno? Parafrasando il Manzoni, ai posteri l’ardua sentenza.

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CAPITOZZATI GLI ALBERI DEL PARCHEGGIO IKEA DI CATANIA

Lascia attoniti la visione degli alberi orrendamente capitozzati che con la loro folta chioma davano ombra e ossigeno al parcheggio esterno di Ikea. Come si fa a decapitare gli alberi di un parcheggio che si trova alla Piana di Catania, a due mesi dall’arrivo dell’estate? Come si deve fare per far capire a chi di dovere che la capitozzatura è una pratica devastante sulla salute della vegetazione arborea? A quale ditta di incapaci di intendere e di volere sul piano della fisiologia vegetale la ditta svedese si è rivolta?
L’associazione Stelle e Ambiente di Catania è disponibile a incontrare i responsabili di Ikea per far comprendere loro i danni causati dalla capitozzatura, senza alcun onere finanziario per l’azienda svedese e senza alcun recondito fine da parte dell’associazione.

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LETTERA DELL’ASSOCIAZIONE STELLE E AMBIENTE E DEL WWF SICILIA NORD-ORIENTALE INVIATA AL COMUNE DI CATANIA IL 27 MARZO 2019.

LETTERA DELL’ASSOCIAZIONE STELLE E AMBIENTE E DEL WWF SICILIA NORD-ORIENTALE INVIATA AL COMUNE DI CATANIA IL 27 MARZO 2019.

segreteria.sindaco@comune.catania.it; 
mobilitymanager@comune.catania.it; 
urp@comune.catania.it 
(All’attenzione dell’Assessore Giuseppe Arcidiacono)

Oggetto: Un Regolamento comunale per la lotta all’inquinamento luminoso e per il risparmio energetico.
Catania, 27 marzo 2019

L’inquinamento luminoso è un vero e proprio attentato all’ambiente di cui ancora oggi si parla troppo poco, nonostante non sia mai venuto meno l’impegno delle associazioni ambientaliste e degli astronomi professionisti e amatoriali di tutt’Italia. I livelli smodati e mal regolati raggiunti dall’illuminazione pubblica e privata di città e anche di centri minori, addirittura di piccoli borghi hanno creato un riverbero di luci verso l’alto, nell’atmosfera, formando una sorta di schermo lattiginoso dietro il quale letteralmente sparisce il cielo stellato, che è uno dei più begli spettacoli della Natura, sparito dai cieli cittadini e pressoché sconosciuto alle nuove generazioni.
Se si prova a guardare verso Catania da Serra la Nave (Etna Sud) ciò che colpisce è il tappeto luminoso, praticamente senza soluzione di continuità, che si estende sotto i nostri occhi. Tutto ciò si verifica perché si illumina troppo, si illumina male e per troppe ore. Lo spreco è tale da potersi calcolare su un 30-40% in più di quel che sarebbe necessario spendere per l’illuminazione pubblica. Tradotto in cifre, quel 30-40% significa centinaia di migliaia di euro all’anno per una città come Catania, molti milioni di euro nel bilancio energetico di un Paese come l’Italia, soldi letteralmente gettati al vento dalle pubbliche amministrazioni, perlomeno quelle che non hanno capito il problema o, addirittura, non se lo sono posto, per ignoranza o disprezzo dello spreco, visto che si tratta di denaro pubblico. Per non dire dell’inquinamento atmosferico causato dal rilascio di anidride carbonica e di particelle inquinanti che si formano dalla combustione di molte tonnellate di combustibili fossili. 
Nella città di Catania, che pure negli ultimi anni si è dotata di moderni impianti di illuminazione pubblica, si fa ancora oggi un cattivo uso dell’illuminazione pubblica e privata: troppe luci mal dirette, lateralmente e verso l’alto, cioè là dove non servono proprio a nulla, molti diffusori luminosi sono inadeguati, come quegli orribili globi di vetro utilizzati per illuminare una quantità di piazze, palazzi, vialetti e spiazzi condominiali, accesi tutta notte, pure quando ci si potrebbe accontentare di livelli d’illuminazione più bassi, nelle strade e nelle piazze svuotate dalle lunghe nottate invernali. Ciò, oggi, si può ottenere predisponendo lo spegnimento di metà o di un terzo dei diffusori oppure riducendo di una certa frazione il potenziale impiegato, con appositi dispositivi messi a disposizione dalle moderne tecnologie. Non è superfluo ricordare ciò che sta accadendo in Norvegia, che è il primo Paese a sperimentare i lampioni auto-oscuranti. Un’azienda norvegese ha sviluppato il primo sistema al mondo di controllo brevettato dei lampioni che riduce lo spreco di energia durante l’illuminazione di strade e altri luoghi pubblici, senza compromettere la sicurezza. Il sistema si chiama “Motion Sensing Street Lighting” e consiste in un’illuminazione che si attiva automaticamente non appena viene rilevato un movimento nell’area circostante. Si tratta di “lampioni intelligenti” che si accendono soltanto quando passano le auto o ci sono persone nelle vicinanze: in questo modo, si risparmiano grandi quantità di energia sull’illuminazione esterna. Nella capitale norvegese è stato sperimentato lungo un tratto di cinque miglia di un’autostrada: le luci a LED si abbassano al 20% quando non ci sono auto, biciclette o pedoni nell’area. In altre parole, è il primo sistema di illuminazione intelligente che si aziona solo quando e dove è necessario, riducendo l’inutile spreco di energia necessario per illuminare completamente le strade quando non c’è traffico e quando non c’è in giro nessuno. Il meccanismo è assai semplice: quando una nuova attività viene rilevata, la luce si accende e il rilevamento viene comunicato in modalità wireless via radio a un determinato numero di lampioni stradali, facendo sì che il consumo di energia si riduca significativamente senza compromettere la sicurezza in strada di automobilisti e pedoni. 
Alla luce di quanto prima esposto, le Associazioni Stelle e Ambiente e WWF Sicilia Nord-Orientale, che sono da sempre in prima linea in difesa della Natura e attivamente impegnate nella lotta all’inquinamento luminoso divulgando la necessità e l’importanza del risparmio energetico, tenuto conto che la Sicilia pur essendo una Regione a Statuto speciale non ha mai legiferato in materia di inquinamento luminoso e risparmio energetico, condividono pienamente il documento della Delegazione di Catania della Lipu, pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” del 1° marzo 2019, nel quale si sostiene l’approvazione in tempi brevissimi di un Regolamento comunale al fine di disciplinare l’impiego e l’uso di diffusori luminosi adeguati per una drastica riduzione della diffusione delle luci pubbliche e private verso il cielo o in direzione delle facciate dei palazzi, vale a dire dove non serve.
Le scriventi Associazioni si rendono disponibili a qualsiasi forma di collaborazione scientifica e didattica in materia di inquinamento luminoso e risparmio energetico con la Città Metropolitana di Catania e auspicano decisi interventi per la riduzione del primo e per l’incremento dell’altro affinché essi non balzino alla ribalta soltanto in occasione della manifestazione nazionale “M’illumino di meno” della trasmissione “Caterpillar” di RaiRadio2, cioè una sola volta all’anno.

Prof. Giuseppe Sperlinga
Presidente Stelle e Ambiente

Vita Raiti
Presidente WWF Sicilia Nord-Orientale

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