Stelle e Ambiente

Mese: maggio 2020

COMUNICAZIONE IMPORTANTE

COMUNICATO DI STELLE E AMBIENTE

L’associazione Stelle e Ambiente comunica ai soci, simpatizzanti e amici che le escursioni naturalistiche e le passeggiate urbane domenicali riprenderanno soltanto quando l’indice di contagio sarà ZERO.

Pertanto, l’attività sociale rimane sospesa A TEMPO INDETERMINATO e riprenderà soltanto quando avremo la certezza di camminare in sicurezza.

ASTRONOMI IN RIVOLTA CONTRO LE NUOVE MEGACOSTELLAZIONI DEI SATELLITI PER TELECOMUNICAZIONE

Il quotidiano La Sicilia di oggi, venerdì 15 maggio 2020, pubblica un articolo a firma di chi scrive sull’inquinamento luminoso provocato dalle cosiddette costellazioni di satelliti artificiali per telecomunicazioni che da qualche tempo solcano il cielo disturbando sia le osservazioni astronomiche con i tradizionali strumenti di indagine astronomica, quali sono i telescopi, sia le ricerche con i radiotelescopi.
Ne ho parlato con l’amico di antica data Giorgio Siringo, astronomo dell’Eso (Osservatorio Europeo Australe), che tramite contatto FB mi ha rilasciato l’intervista che potrete leggere nel testo integrale che pubblico qui di seguito, perché purtroppo per esigenze di spazio è stato dolorosamente ridotto.0
Buona lettura e un ringraziamento particolare all’amico Giorgio Siringo per la preziosa collaborazione.
G.Spe.

ASTRONOMI IN RIVOLTA CONTRO LE NUOVE MEGACOSTELLAZIONI DEI SATELLITI PER TELECOMUNICAZIONE
Si è aperto un nuovo fronte nella lotta all’inquinamento luminoso. Dopo quello terrestre dovuto all’abnorme proliferazione di luci emanate da diffusori luminosi spesso inadeguati e rivolti verso l’alto, d’ora in avanti dovremo fare i conti con un altro temibile nemico, qual è quello spaziale, cioè quello causato dalla miriade di puntolini bianchi che, silenziosi, sciamano a frotte nel cielo.
Da qualche tempo, in effetti, il cielo notturno è solcato da una strana processione di puntini luminosi, una “processione spaziale” visibile a occhio nudo che ha destato non poche perplessità (e timori, come vedremo) di coloro che studiano e osservano i fenomeni celesti e che guardano verso l’alto. C’è chi, tra la gente, si è pure preoccupato chiedendosi se non fosse in atto una invasione aliena. Già, perché in questi casi, infatti, il pensiero vola subito agli ufo, che nell’immaginario popolare è sinonimo di “individuo extraterrestre. Cosa sono, allora, quegli oggetti luminescenti in movimento che rapidamente si spostano sopra le nostre teste? Ovviamente, non si tratta di squadriglie di ufo, che, non è superfluo ricordarlo, è l’acronimo di “oggetti volanti non identificati”. Anzi, sono oggetti noti e identificati, di essi si conosce tutto: la traiettoria, i tempi del loro passaggio, cosa ci fanno in cielo. Si potrebbe pure risalire al nome del loro proprietario. Gli oggetti volanti luminosi sono satelliti artificiali per telecomunicazione, come i famigerati satelliti “Starlink”, che fanno parte di una flotta privata di proprietà del miliardario Elon Musk. Per saperne di più sul conto di costui è bastato cercarlo su Internet per scoprire che è un imprenditore e inventore sudafricano con cittadinanza canadese naturalizzato statunitense. Nel dicembre 2018 occupava il 25mo posto nell’elenco delle persone più potenti del mondo e, l’anno scorso, ha occupato la 34ma posizione, con un patrimonio di 28,8 miliardi di dollari, della lista delle persone più ricche del mondo. Tutto ciò grazie alla sua fervida e fertile fantasia, che ha partorito una miriade incredibile di progetti, come le auto elettriche Tesla e l’agenzia spaziale SpaceX, con una ricaduta economica impressionante. Musk ha in mente un sistema di trasporti ad alta velocità (l’Hyperloop), ha proposto un aeromobile elettrico supersonico a decollo e atterraggio verticali con propulsione a ventole elettriche (il Musk electric jet). Ma il più importante obiettivo è un altro e intende raggiungerlo tramite SolarCity, Tesla e SpaceX: quello di cambiare il mondo e l’umanità riducendo sia il riscaldamento globale grazie all’utilizzo di energie rinnovabili, sia il “rischio di un’estinzione umana” stabilendo una colonia umana su Marte, che ancora sembra appartenere al mondo della fantascienza. Al momento, più concretamente, Musk mira alla realizzazione, tramite SpaceX, del progetto che ha lo scopo di dare accesso a Internet ad alta velocità in tutti i luoghi della Terra grazie al dispiegamento di una costellazione di diverse migliaia di satelliti per telecomunicazioni posizionati in un’orbita terrestre bassa, la flotta Starlink, i quali orbitano rapidamente e sono visibili solo dall’area che stanno sorvolando. Per assicurare una copertura globale è, perciò, necessario avere una moltitudine di satelliti in orbita. Finora ne sono stati lanciati 422 nello spazio, ma presto potrebbero essere decine di migliaia a sciamare sulle nostre teste. Ciascuno di questi satelliti pesa circa 250 kg e, tramite i pannelli che sfruttano i raggi solari, ricava l’energia necessaria al funzionamento. L’obiettivo è molto ambizioso ed è quello di arrivare a lanciarne 12.000 nei prossimi anni, forse addirittura 42.000, in modo da garantire una copertura globale senza soluzione di continuità. Starlink non è l’unico progetto di questo genere, infatti, va ad affiancare costellazioni già in orbita e in operazione da diversi anni come Iridium (66 satelliti), Globalstar (24 satelliti) e Orbcomm (31 satelliti) e altre in via di sviluppo come Amazon Kuiper (3.236 satelliti) o Facebook Athena.
Tuttavia, in molti non ci stanno e storcono il naso. Gli astronomi e gli astrofili che operano negli osservatori sparsi nell’intero pianeta sono addirittura in rivolta contro quella che è definita “la megacostellazione di Starlink”. Alla loro protesta, che monta sempre di più ogni giorno che passa, hanno aderito pure tutti gli astronomi non professionisti. Vito Lecci, dell’Osservatorio astronomico Sidereus, che sorge nelle campagne di Salve (Lecce), teme che “presto il cielo come lo conosciamo sarà solo un bel ricordo del passato. In una foto che ho scattato giorni fa in prima serata – dice Lecci – si possono contare le strisciate lasciate dal passaggio solo di una decina di essi, ma ne ho contati personalmente almeno 50, in meno di un’ora. Da ora in poi credo proprio che sarà estremamente difficile riuscire a fare astrofotografie decenti”. Preoccupata pure l’Unione Astrofili Italiani (Uai), che raggruppa tutti gli studiosi e osservatori amatoriali del suolo italico: “La comunità astrofila manifesta una crescente preoccupazione per l’iniziativa “StarLink” di SpaceX, che vede ormai numerosi satelliti già in orbita e un aggressivo piano di lancio per i prossimi mesi. Numerose sono le segnalazioni di avvistamenti visuali, nonché le foto segnate dalla ormai tipica “strisciata” dei satelliti StarLink”.
Ma perché gli studiosi del cielo temono che la costellazione dei satelliti di Musk possa mettere in pericolo le loro ricerche sia con gli strumenti ottici sia con i radiotelescopi? Ne abbiamo parlato con Giorgio Siringo, un astronomo siciliano di Siracusa da anni trapiantato in Cile (vive a Santiago). Dopo la laurea, Siringo ha lavorato al telescopio “Mito” che si trova in cima al monte Testa Grigia delle Alpi Pennine (Plateau Rosa). Poi emigrò in Germania ed è stato astronomo nel prestigioso “Max Planck Institute per la radioastronomia” di Bonn. Nel 2009, si trasferisce in Cile come astronomo dell’Osservatorio Europeo Australe (Eso), l’organizzazione astronomica internazionale cui partecipano sedici nazioni europee più il Cile, Paese anfitrione, e l’Australia come partner strategico. L’Eso gestisce direttamente tre grandi osservatori che ospitano diversi telescopi: La Silla, il più antico, vicino alla città La Serena; Cerro Paranal, che ospita il “Very Large Telescope” (Vlt) formato da quattro telescopi per l’ottico/infrarosso da 8 metri di diametro ciascuno, che possono anche operare insieme come interferometro ottico e il telescopio per survey “Vista”; Cerro Armazones, dove si sta costruendo il telescopio ottico/infrarosso singolo più grande del mondo, l’Extremely Large Telescope (Elt), da 39 metri di diametro. Inoltre, l’Eso partecipa ai progetti di radio-astronomia millimetrica e submillimetrica “Apex” (dove Siringo ha lavorato fino al 2012) e “Alma” (dove lavora adesso) che si trovano sull’altopiano del Cerro Chajnantor, vicino a San Pedro de Atacama, nel nord del Cile.
“La scelta di Atacama, a 5.000 metri s.l.m., nel deserto più arido del mondo – spiega Siringo – è stata dettata dalla necessità di avere ridottissimi livelli di umidità, perché il vapore acqueo presente nell’aria assorbe la radiazione millimetrica/submillimetrica rendendo l’osservazione dalla Terra praticamente impossibile. I telescopi Eso, oltre a essere molti e di altissima tecnologia, sono corredati da una grande quantità di ricevitori tra i più sensibili mai costruiti. Quando lavoravo a Bonn, tra il 2004 e il 2007 – ricorda con malcelato orgoglio – ho costruito la camera di bolometri “Laboca” che è ancora in attività ad “Apex”, nato dalla collaborazione tra l’Eso, il Max Planck Institute di Bonn e lo svedese Onsala Space Observatory”.
Nel 2012, Siringo cominciò a lavorare come Senior Radio-Frequency Engineer per conto dell’Eso nel dipartimento di ingegneria dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma), che è un radiointerferometro situato anch’esso sull’altopiano del Cerro Chajnantor, un progetto globale sviluppato in collaborazione tra Europa, Nord America, Asia orientale e Repubblica del Cile. Attualmente, si occupa della supervisione di tutti i ricevitori di Alma e altri dispositivi, come per esempio le unità di calibrazione o i radiometri per monitorare il vapore d’acqua, che occupano lo “spazio frontale” all’interno di ciascuno dei 66 radiotelescopi. Inoltre, essendo un astronomo con molta esperienza in tecnologia, in Alma è l’anello di congiunzione tra il dipartimento di Scienza e quello di Ingegneria.
– Dott. Siringo, parliamo dell’impatto della costellazione di satelliti artificiali sulle osservazioni astronomiche.
“L’allarme non viene solo dal mondo dell’astronomia in luce visibile, ma anche dal mondo dell’infrarosso e del radio. Non ci si preoccupa solo della costellazione di satelliti Starlink di SpaceX, ma pure di Iridium, OneWeb, Globalstar, i progetti Kuiper di Amazon e Athena di Facebook. Già tra maggio e giugno dell’anno scorso sono stati emessi dei comunicati ufficiali da parte di un partner di “Alma”, il National Radio Astronomy Observatory (Nrao), che è un centro di ricerca radioastronomica degli Stati Uniti con sede centrale a Charlottesville, in Virginia, dell’International Dark Sky Association (Ida), che ha come finalità la protezione e la conservazione dell’ambiente notturno e del cielo stellato promuovendo un’illuminazione eco-compatibile di qualità, e della International Astronomical Union (Iau), cui aderiscono le società astronomiche del mondo. Nei comunicati si segnalano due aspetti preoccupanti: il primo è che i satelliti sono rivestiti di metalli altamente riflettenti e, quindi, producono delle scie luminose, soprattutto nelle ore dopo il tramonto o prima dell’alba; l’altro è che i satelliti emettono onde radio che potenzialmente possono interferire con le osservazioni dei radio telescopi. Inoltre, si fa notare che ci sono grandi progetti in via di sviluppo, come Elt o Lsst, che potrebbero essere fortemente penalizzati dal passaggio di questi satelliti artificiali commerciali”.
“Nello scorso febbraio – continua Siringo – la International Astronomical Union ha diramato un nuovo comunicato in cui si rende noto che sono state iniziate delle ricerche scientifiche per calcolare l’impatto delle nuove costellazioni di satelliti artificiali. Questo sforzo ha coinvolto diversi istituti di ricerca, tra cui l’Eso, che ha pubblicato uno studio dettagliato sulla autorevole rivista scientifica “Astronomy&Astrophysics” ed è descritto in italiano nel comunicato stampa dell’Eso: https://www.eso.org/public/italy/news/eso2004/?lang, che consiglio vivamente di leggere perché contiene tanti dettagli interessanti. Una delle conclusioni dello studio dell’Eso é che, se anche l’impatto delle tracce lasciate dai satelliti nelle osservazioni è di circa 1-3% per la maggior parte dei telescopi, telescopi di nuova generazione con largo campo di vista, come Elt e Lsst, vedrebbero compromessa la qualità di circa il 30-40% delle osservazioni nelle prime ore della notte, dopo il tramonto, o nelle ultime, prima dell’alba. Per finire, una notizia di oggi: sono stato informato dalla Rfi-Watch (monitoraggio delle interferenze in radio-frequenza) che SpaceX ha richiesto alla Fcc (l’organo competente di controllo negli USA) delle modifiche sostanziali nel progetto Starlink. Sostanzialmente, la richiesta è di mettere tutti i 4.400 satelliti della prima generazione in orbita bassa a 550 km di altitudine invece dei circa 1.200 km per cui il progetto era stato approvato. Questi, quindi, andrebbero ad aggiungersi agli altri circa 400 satelliti già in orbita bassa e agli altri 7.500 della seconda generazione che andranno a occupare orbite ancora più basse, intorno ai 340 km, già approvati dalla Fcc. Il problema, quindi, è reale e sembra che non ci sia niente da fare, se la Fcc continua ad approvare progetti di questo tipo. Purtroppo, ci troviamo in una fase di contrasto tra gli interessi della comunità astronomica mondiale e gli interessi economici delle compagnie di telecomunicazione”.
Probabilmente, Elon Musk e gli altri dimenticano che il cielo notturno è stato dichiarato dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”. Ciò significa che il cielo notturno è di tutti e va difeso dall’inquinamento luminoso terrestre e da quello spaziale si vuole conservare memoria per le generazioni future.
Apprendiamo da Giorgio Siringo che lo scorso 27 aprile si è svolta una riunione “virtuale” sul tema “Interferenza ottica da costellazioni di satelliti” cui hanno partecipato, tra gli altri, Tony Tyson, direttore scientifico dell’Lsst, ed Elon Musk, fondatore di Space-X. Pare che Musk abbia espresso preoccupazione per la necessità urgente di minimizzare l’interferenza di Starlink con le osservazioni astronomiche. Se così fosse, ciò potrebbe servire a placare l’ira della comunità astronomica internazionale.
              GIUSEPPE SPERLINGA

Aggiornamento di Giorgio Siringo (8 maggio 2020):

“Secondo il sito web astronomynow.com, a partire dal prossimo gruppo di satelliti Starlink, altri 60 satelliti che il prossimo 18 maggio andranno ad aggiungersi ai 420 già presenti in orbita bassa, SpaceX prova a mitigare il problema delle superfici riflettenti ricoprendole con una schiuma, detta “VisorSat”, che dovrebbe attenuare la riflessione della luce permettendo però la trasmissione dei segnali radio. Lo scorso gennaio, avevano già fatto un test con un satellite ricoperto di vernice nera, soprannominato “DarkSat”. Il test non aveva dato buoni risultati: l’attenuazione di luminosità risulta essere insufficiente (appena 1 magnitudine) e il surriscaldamento dovuto ad assorbimento di calore in eccesso da parte delle superfici nere rischia di danneggiare l’elettronica. Pertanto hanno trovato una soluzione differente. Quindi qualcosa si sta muovendo, grazie all’allarme dato dalla comunità. Staremo a vedere! “

https://astronomynow.com/2020/05/05/spacex-to-debut-satellite-dimming-sunshade-on-next-starlink-launch/

 

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CIELO DI MAGGIO 2020

LA COMETA CIGNO E I PIANETI MARTE, GIOVE E SATURNO DOMINATORI DEL CIELO MATTUTINO DI MAGGIO

Con l’arrivo del mese di maggio, ci salutano – a occidente – le costellazioni che hanno dominato i freddi cieli invernali: i Gemelli con i Dioscuri Castore e Polluce, l’Auriga con la luminosa Capella (la capretta che allattò Zeus), il Cane Minore con Procione, che presto saranno seguite dal Leone con Regolo (questa stella è detta “il piccolo Re”, perché è spesso occultata dalla Luna e, talvolta, dai pianeti, quasi a volergli rendere omaggio), che imponente si staglia nell’orizzonte occidentale. Il cielo meridionale ci offre la visione delle costellazioni tipicamente primaverili: la Vergine con la brillante Spica e il Boote (Bovaro, Bifolco) con la celebre Arturo (guardiano delle due Orse). Scomparso ormai, a ovest, il gigante Orione, ecco apparire dalla parte opposta il suo uccisore, lo Scorpione con il suo cuore rosso Antares, vera e propria testa di ponte che precede l’apparizione delle costellazioni che domineranno il cielo della prossima estate, tra cui Ercole con il suo celebre ammasso globulare M13 visibile a occhio nudo e l’Aquila con Altair. A Nord-Est, fanno capolino la Lira con Vega, che tra tredici mila anni sarà la nostra Stella Polare, il Cigno con Deneb, che insieme alle citate Vega e Altair formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo estivo”. Tra le costellazioni circumpolari che non tramontano mai, vale la pena segnalare l’Orsa Maggiore, che si trova praticamente sopra le nostre teste, allo zenit, utile per l’individuazione della Polare nell’Orsa Minore, la stella che attualmente ci indica la direzione del Nord.

Cominciamo il consueto excursus all’interno del nostro sistema planetario con la nostra stella diurna, il Sole, che attraverserà la costellazione dell’Ariete fino al 18, per poi transitare nella costellazione del Toro e rimanervi fino al 19 giugno. Ma, in pieno XXI secolo c’è chi continua a lasciarsi suggestionare dal ciarpame ammannito da coloro che confezionano gli oroscopi e, se è nato dal 21 aprile al 20 maggio, crederà di subìre gli assai presunti influssi delle stelle della costellazione del Toro. Intanto, le giornate continuano ad allungarsi e la massima durata del dì l’avremo il 20 giugno, giorno del solstizio estivo, di conseguenza ci sarà la notte più breve dell’anno. La Luna sarà al plenilunio il 7, all’ultimo quarto il 14, novilunio il 22 e, infine, al primo quarto il 30. Uno sguardo ai pianeti. Mercurio sarà osservabile a partire dalla metà del mese; l’ultimo giorno di maggio, sarà abbastanza alto nel cielo occidentale e tramonterà quasi due ore dopo il Sole, occasione da non perdere se si vuole osservare questo minuscolo pianeta. Venere continuerà a mostrarsi in tutto il suo splendore luminoso per tutto il mese, all’imbrunire, anch’esso nell’orizzonte occidentale, dove tramonta tre ore e mezza dopo il Sole e il 22 maggio sarà in congiunzione con Mercurio, costituendo così un ottimo punto di riferimento in cielo per rintracciare l’elusivo pianeta. La triade planetaria formata da Marte, Giove e Saturno continua a dominare il cielo orientale e sarà visibile e fotografabile nella seconda parte della notte: il pianeta rosso sarà osservabile nelle ore che precedono l’alba, mentre il gigantesco Giove continuerà a danzare strettamente (saranno distanti appena 5°) con il pianeta degli anelli, Saturno. Concludiamo il nostro tour planetario con gli ultimi due giganti gassosi: Urano continua a essere inosservabile e Nettuno sarà molto basso sull’orizzonte a Est-Sud-Est poco prima del sorgere del Sole come il trio di pianeti di tipo terrestre, ma sarà difficile da individuare e, in ogni caso, occorre utilizzare un telescopio.

Pure in maggio, nelle ore che precedono il sorgere del Sole, il cielo continuerà a proporre le spettacolari congiunzioni del mese precedente. Il 12 avremo l’incontro tra la Luna calante e Giove, seguiti da Saturno. Seguirà, il 15, quello tra Marte e l’argenteo satellite della Terra. Il 22, come già detto, avremo l’incontro ravvicinato tra Venere e Mercurio. Infine, il 24, un bellissimo tramonto offerto dal trio Luna-Mercurio-Venere.

Per finire, segnaliamo l’arrivo della cometa Swan, che in inglese significa “cigno”, ma che in realtà è l’acronimo di “Solar Wind ANisotropies”, uno strumento che si trova a bordo della “Soho” (altro acronimo di “Solar and Heliospheric Observatory), la sonda della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) che orbita attorno al Sole per la misurazione del vento solare. “Se nei prossimi giorni non si frantumerà, come è accaduto alla cometa Atlas che doveva essere già visibile in questi giorni – dice il dott. Piero Massimino dell’Inaf Osservatorio astrofisico di Catania – la cometa Swan potrebbe raggiungere la magnitudine di 3.5, che la renderebbe osservabile anche a occhio nudo. Il 12 maggio si troverà a 84 milioni di km da noi e, per un osservatore posto a Catania, dovrebbe sorgere nel cuore della notte, alle 4.11, per poi raggiungere l’altezza di 17 gradi circa al sorgere del Sole. Ammesso che sia osservabile, sarà molto bassa sull’orizzonte orientale”.

GIUSEPPE SPERLINGA

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ARRIVA LA COMETA SWAN

È IN ARRIVO LA COMETA CIGNO

IL 12 MAGGIO DOVREBBE ESSERE VISIBILE DA CATANIA. SI DISINTEGRERÀ COME LA ATLAS?

Bizzarrie del cielo. Tutti aspettavano di vedere il cielo notturno solcato dalla cometa Atlas, invece, ecco in arrivo la cometa Swan. Atlas, infatti, non la vedremo mai, perché si è disintegrata, come ha accertato pure il telescopio spaziale “Hubble” che ne ha fotografato i frammenti.
Il nome della nuova cometa, Swan, in inglese significa “cigno”, ma in realtà è l’acronimo di “Solar Wind ANisotropies”, che è lo strumento che si trova a bordo della “Soho”, altro acronimo di “Solar and Heliospheric Observatory, la sonda della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che orbita attorno al Sole per la misurazione del vento solare, la cui distribuzione non è uguale in tutte le direzioni, ma è anisotropa, come dicono gli studiosi. Ecco, il compito di Swan è quello di misurare l’anisotropia del vento solare, cioè il flusso di particelle cariche emesso dall’alta atmosfera del Sole composto in gran parte da elettroni e protoni e, in minima parte, da particelle alfa, che sono nuclei di elio formati da due protoni e due neutroni.
Come spesso accade in campo scientifico, mentre si sta studiando una cosa, se ne scopre un’altra, in maniera fortuita. È accaduto che lo scorso 11 aprile, l’astronomo non professionista australiano Michael Mattiazzo (il cognome tradisce le sue origini italiane: i genitori, infatti, sono veneti emigrati anni fa nella terra dei canguri) stava analizzando i dati della Soho raccolti attraverso lo strumento Swan, quando si è accorto che la sofisticata apparecchiatura era riuscita a scorgere una nuova cometa, probabilmente perché l’astro chiomato è in grado di liberare una significativa quantità di idrogeno. Mattiazzo non poteva essersi sbagliato: nelle immagini scattate il 25 marzo precedente era stata immortalata una cometa, che prese il nome dal dispositivo montato a bordo della Soho, cioè Swan. Nello stesso tempo, in Italia, la nuova cometa era stata ripresa e fotografata pure dall’astronomo italiano Ernesto Guido utilizzando un telescopio australiano da remoto, dato che ancora non era visibile dal nostro emisfero. In questi casi, le regole dell’Unione astronomica internazionale (Iau) impongono che la nuova cometa dev’essere chiamata col nome dello scopritore, che in questo caso era lo strumento Swan e così il nuovo astro chiomato è stato battezzato “Swan C/2020 F8”. Cosa significa questa sigla è presto detto: “Swan” è il nome dello scopritore (lo strumento a bordo della Soho); la lettera “C” vuol dire che è una cometa non periodica o a lungo periodo, cioè ha un’orbita iperbolica o parabolica; “2020” è l’anno della scoperta; la lettera “F” indica che è stata scoperta nella seconda metà del mese di marzo; il numero “8” significa che è l’ottava cometa scoperta in questo caso dallo strumento Swan.
La cometa, nelle foto scattate sia da Mattiazzo, sia da Guido e altri, appare con una chioma verdastra che avvolge il nucleo cometario, cui segue una lunghissima coda azzurrina ricca di idrogeno. Attualmente è visibile nei cieli dell’emisfero australe, ma a maggio, secondo gli esperti, dovrebbe essere visibile a occhio nudo anche dal nostro emisfero.
“Se tutto va bene – dice il dott. Piero Massimino, dell’Inaf Osservatorio astrofisico di Catania -, cioè se si evolve come si spera, potrebbe raggiungere la magnitudine di 3.5, quindi, essere osservabile anche a occhio nudo. È anche probabile, però, che possa disintegrarsi come la cometa Atlas. In ogni caso, il 12 maggio sarà distante 84 milioni di km da noi e dovrebbe sorgere, per un osservatore posto a Catania, alle ore 4.11, per poi raggiungere l’altezza di 17 gradi circa al sorgere del Sole. Quindi, ammesso sia osservabile, resterà comunque molto bassa sull’orizzonte, guardando verso oriente.” Sarebbe la seconda atroce delusione in pochi giorni per gli astronomi professionisti e amatoriali del mondo intero se pure la Swan subisse la stessa sorte capitata alla cometa Atlas in fase di avvicinamento al nostro Sole, che si è letteralmente frantumata, privandoci della fantastica visione celeste di un astro chiomato che viene a farci visita dai lontani spazi siderali. Delusione, stavolta, ancora più amara dai tempi bui che stiamo vivendo per la pandemia del malefico Covid-19. Swan, in questo periodo, ha aumentato la sua luminosità ancora di più, la sua magnitudine è passata da 6.7 a 6.1, il che significa che è visibile a occhio nudo. Al momento, si trova a circa 116 milioni di chilometri dalla Terra, sta transitando nella costellazione dell’Acquario, quindi è visibile dall’emisfero australe. Gli osservatori del nostro emisfero per vedere brillare questo gigantesco iceberg planetario al massimo della sua luminosità dovranno attendere quando raggiungerà il suo punto più vicino alla Terra (12-13 maggio) e il suo punto più vicino al Sole (27 maggio). Purtroppo, come spiegava il dott. Massimino, la cometa sarà molto bassa sull’orizzonte orientale e sarà osservabile prima dell’alba e dopo il tramonto, che non sono i momenti migliori per le osservazioni di oggetti celesti perché la luce crepuscolare schiarisce il fondo scuro del cielo. In questi casi, si suggerisce l’uso di un buon binocolo ed effettuare le osservazioni da siti ubicati ad alta quota in modo da attenuare gli effetti di assorbimento da parte dell’atmosfera. Nell’attesa di poterla rintracciare pure nei cieli boreali, accontentiamoci di ammirare l’astro chiomato “Cigno” immortalato nelle belle foto riprese dall’emisfero australe.
                                                                              GIUSEPPE SPERLINGA

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COME HO SCOPERTO LA COMETA “C/2020 SWAN”
di Michael Mattiazzo
(Traduzione dall’inglese di Giulia Sperlinga)
Lavoro nel dipartimento di Patologia e, con la sorpresa di molti, ho avuto una significativa flessione del carico di lavoro ambulatoriale a causa della crisi sanitaria del Covid-19. Come risultato, ho avuto l’opportunità di avere più tempo lontano dal mio lavoro, perché la quarantena mi ha consentito di concentrarmi sul mio hobby, l’astronomia. Ho scoperto questa cometa cercando i dati della sonda solare Soho in un sito web pubblico. Lo strumento Swan è una videocamera ultravioletta a bordo della Soho, che è operativa dal 1996 e il suo scopo è quello di studiare il Sole, ma è pure eccezionale nel rilevare comete che brillano intensamente ai raggi ultravioletti a causa della sublimazione del ghiaccio d’acqua vicino al Sole, attraverso la linea di emissione di ultravioletti Lyman Alpha dell’idrogeno ionizzato.
Il 9 aprile scorso, ho scaricato l’ultima mappa animata del tracker della cometa Swan e ho notato un oggetto luminoso in costante movimento che non corrispondeva a un oggetto conosciuto. C’erano altre cinque comete conosciute e rilevate nei dati. Ci vuole molta pazienza ed esperienza nell’analizzare i dati, perché ci sono molti falsi positivi dovuti alla bassa risoluzione e ai rumori di fondo, soprattutto nella regione della Via Lattea. Quando pensi di aver trovato un possibile candidato, la seconda sfida è quella di trovare la cometa nel cielo. I dati Swan, di solito, sono pubblicati almeno con 3 giorni in ritardo, quindi è necessario predire dove si trova in quel momento la cometa nel cielo. Inoltre, essi sono forniti in coordinate eclittiche, ma è semplice convertirle in coordinate equatoriali utilizzando un software planetario. Una volta che si individua un’area di ricerca, è meglio utilizzare una fotocamera e un teleobiettivo per fotografare un’ampia area del cielo. Maggiore è l’area coperta, maggiori sono le possibilità di rilevarla. Normalmente, io utilizzo una fotocamera Canon 60DA e un teleobiettivo con lenti da 200 mm. In questo caso, le condizioni meteorologiche non erano ottimali, quindi ho chiesto aiuto alla comunità delle comete. Il mio amico astrofilo Martin Masek, della Repubblica Ceca, è stato in grado di utilizzare un telescopio remoto situato in Argentina per confermare la cometa. Una volta rilevata, le misure vengono pubblicate sulla pagina di conferma della cometa per un controllo immediato (follow-up) da parte degli astronomi di tutto il mondo. I telescopi da remoto sono diventati degli strumenti molto utili per la comunità astronomica. Dopo qualche giorno di dati astrometrici, è possibile stabilire un’orbita ragionevole. La cometa sarà più vicina alla Terra (perigeo) il 13 maggio, quando passerà a 0.55 Unità Astronomiche (U.A.) da noi, pari a 82.500.000 km, mentre sarà al perielio il 27 maggio, a 0.43 U.A., vale a dire a 64.500.000 km di distanza dal Sole.
Queste condizioni sono favorevoli per una cometa luminosa, possibilmente visibile a occhio nudo, ma la massima luminosità è piuttosto incerta poiché la cometa sarà probabilmente in piena esplosione e può frantumarsi mentre si avvicina al Sole. Le comete sono molto imprevedibili, come abbiamo imparato con la cometa “Atlas C/2019 Y4”, che avrebbe dovuto raggiungere la visibilità a occhio nudo questo mese, ma adesso si è disintegrata mentre si avvicinava al Sole. Nella metà di aprile scorso, il telescopio spaziale “Hubble” ha ripreso diversi frammenti di questa cometa.
Dal 2004 a oggi, questo è il mio ottavo credito di scoperta per le comete Swan, che sono ben 17, anche per i recuperi di molte altre, il più recente delle quali è stato quello di “58P Jackson-Neujmin”, nell’aprile scorso, che non era stata più vista dal 1996.
La cometa non è stata denominata col mio nome, perché per la sua scoperta non ho utilizzato la mia personale attrezzatura, secondo le linee guida di denominazione dell’Unione astronomica internazionale.
Il mio interesse per le comete è stato stimolato dall’arrivo della cometa Halley, nel 1986. Poi, nel 1987, una cometa dal nome “Bradfield” si rese visibile e, nel 1995, ho avuto il privilegio di incontrare Bill Bradfield dopo un incontro alla Società Astronomica dell’Australia del Sud (Assa), dopo la sua scoperta di una cometa avvenuta proprio quell’anno. Nel complesso, è riuscito a scoprire visivamente un totale di 18 comete come dilettante, tra il 1972 e il 2004, che non sarà probabilmente ripetibile data la tecnologia odierna. Fu molto entusiasta di passarmi la sua conoscenza ed esperienza. Bill fu un membro a vita della ASSA e fu introdotto nella ASSA Hall of Fame del 2013, descritto come un gentiluomo, uno studioso e un mentore.
Ho iniziato la caccia alle comete nel 1997, quando mi sono trasferito a Wallaroo, nel Sud Australia, dove il mio più grande successo è stato fare una scoperta visiva indipendente della cometa “C/2000 W1 Utsunomiya-Jones”, ma ero in ritardo di 24 ore e ho perso il taglio. Nel 2002, lo strumento “Swan” a bordo della “Soho” divenne una minaccia per il cacciatore di comete visive quando raccolse i dati “C/2002 O6”. Proprio in quel periodo, “Swan” stava diventando pubblicamente disponibile su Internet sotto le mappe del tracker delle comete. Da quel momento, mi sono concentrato sulla caccia Swan e ho credito alla scoperta per C/2004 H6, C/2004 V13, C/2005 P3, P/2005 T4, C/2006 M4, C/2015 C2, C/2015 P3 e C/2020 F8.

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