Stelle e Ambiente

Mese: aprile 2021

CAPITOZZATE OTTO JACARANDE A CANALICCHIO (CATANIA)

Nonostante si sia già in piena primavera, a Catania si continuano a capitozzare gli alberi, in aperta violazione del “Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania” in vigore dall’agosto dello scorso anno.
Qualche giorno sono stati orribilmente decapitati otto Jacarande dello slargo formato dall’incrocio delle vie Pedara e Generale di San Marzano, nel cuore di Canalicchio, dove l’unica presenza di un albero è nello slargo formato dal bivio delle vie Ferro Fabiani e Pietra dell’Ova.
Ancora una volta è stata perpetrata una inutile e dannosa violenza contro le alberature cittadine. Occorre protestare segnalando questi atti illegali a chi di dovere, perché di fronte alle ingiustizie ribellarsi è giusto e doveroso.
Nella qualità di presidente dell’Associazione “Stelle e Ambiente” per la ricerca e divulgazione ambientale e astronomica “Marcello La Greca” stamattina ho inoltrato la segnalazione agli uffici competenti che potrete leggere qui di seguito:
STELLE E AMBIENTE
Associazione per la ricerca e divulgazione astronomica e ambientale
“Marcello La Greca” – Catania
Presidente: prof. Giuseppe Sperlinga
Contatti: 3288172095 -3402161035 (WhatsApp) – info@stelleambiente.it – www.stelleambiente.it
Oggetto: Capitozzature Jacarande via Pedara angolo via Generale di San Marzano.
Catania, 27 aprile 2021
Servizio Tutela e Gestione del Verde Pubblico
Comune di Catania
serviziotutelaverde@comune.catania.it
E, p.c.
Assessore all’Ambiente
Comune di Catania
assessorato.ecologia@comune.catania.it
Polizia tutela ambientale
Comune di Catania
vigilanzaambientale.pm@comune.catania.it
Si porta a conoscenza delle SS.LL che in città si continua a capitozzare gli alberi nonostante si sia in piena primavera e tali interventi sono vietati dal “Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania”. Ancora una volta, infatti, è stato violato l’articolo 18 del predetto Regolamento dopo la scriteriata capitozzatura, operata pochi giorni fa, delle otto eleganti Jacaranda mimosifolia dello slargo all’incrocio delle vie Pedara e Generale di San Marzano, nel cuore di Canalicchio, una zona del quartiere dove il verde è un’utopia, nonostante a cento metri di distanza vi è un’area marginale che, negli anni ’90 del secolo scorso, doveva diventare il parco Belvedere, progetto più volte inserito nel Piano Triennale delle opere pubbliche ma ormai caduto nell’oblìo.
Si fa presente che, alcuni anni fa, nelle aiuole dello slargo furono messe a dimora quattordici Jacarande, le quali non hanno mai avuto pace:
– nella notte del 10 giugno del 2013, due esemplari di Jacaranda furono tagliati ad altezza d’uomo a colpi d’ascia da individui rimasti ignoti;
– mesi prima, erano stati abbattuti gli alberi delle due aiuole accanto alla fontanella, in una delle quali, un volenteroso abitante della strada, recentemente vi ha piantato un Lauroceraso, il quale non è stato risparmiato dalle cesoie, che l’hanno sfoltito al punto da far assumere all’arbusto la forma dello scopino di un gabinetto:
– un paio d’anni fa, due Jacarande hanno cominciato a dare i primi segni di sofferenza di un misterioso male che avrebbe causato la loro morte. Ecco, l’intervento doveva limitarsi soltanto a tagliare e rimuovere quei due alberi ormai secchi.
Alla luce di quanto precedentemente esposto si chiede:
– di conoscere i motivi di tale brutale capitozzatura effettuata in piena primavera e in aperta violazione delle norme contenute nel “Regolamento del verde pubblico e privato della città di Catania”;
– se tale barbara operazione sia stata effettuata dalla Catania Multiservizi e in virtù di quale ordine di servizio;
– se non è stato codesto Ufficio a ordinarne la capitozzatura, si chiede di incaricare la Polizia ambientale per l’accertamento delle responsabilità di individui la cui identità è finora ignota.
È gradito un cenno di riscontro.
Cordialità
IL PRESIDENTE
Prof. Giuseppe Sperlinga
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LA SPAZZATURA PREFERITA ALLE “ERBACCE”

Le chiamano “erbacce” e i vari Comuni fanno a gara a chi ne taglia di più, distruggendo un patrimonio naturalistico cittadino offerto gratis dalla Natura.
Buona lettura e opponetevi energicamente quando vedete, in questo periodo, operai armati di decespugliatori falciano le “erbacce”, come ignorantemente loro le definiscono. La vegetazione spontanea cittadina si taglia dopo le fioriture primaverili e prima della loro lignificazione per evitare il rischio incendi.

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La primavera è arrivata da un pezzo e, nonostante le sue bizzarrie meteorologiche, è esplosa in tutto il suo policromatico splendore offerto dalla fioritura delle piante selvatiche, quelle che volgarmente sono chiamate “erbacce” e sono onnipresenti, dai bordi dei marciapiedi alle aiuole, dai terreni incolti alle aree marginali utilizzate di solito come micro discariche abusive. Se vi capita di passare accanto a una di queste aree, basta allungare lo sguardo all’interno di esse per rendersi conto che ciò che apparentemente sembra un coacervo caotico di piante è, in realtà, uno spazio colonizzato dalla Natura. Le aiuole spartitraffico della rotatoria di via Novaluce, di via Santa Sofia e del parco “Beppe Montana” di via Galermo, il terreno del mai nato parco belvedere di Canalicchio (alla fine di via Pedara), la “terra di nessuno” adiacente al largo Bordighera, le aree incolte di via Cardinale Nava e di viale Tirreno, in questo momento offrono un vero e proprio arcobaleno di colori dove spicca il rosso delle corolle del Rosolaccio (per tutti è il papavero), il giallo quasi dominante delle infiorescenze del Guado (broccoletti selvatici che i siciliani chiamano “Cavulucarammu”), della Ferula (‘a Ferra), del Grespigno (la “Cardedda fimminedda e masculina”), del Tarassaco (il “Dente di leone”), del Crisantemo campestre (popolarmente noto col nome di “Ingrassabue”), dei delicati fiorellini dell’Erba dei cantanti, dell’Acetosella (“Acitazzu”) e, persino, dell’Iperico (erba di San Giovanni). Poi c’è il viola dei fiori dell’Erba viperina e il lilla della Malva, il bianco degli Strigoli (la gustosa “Cannatedda”), della Camomilla bastarda e della delicata Fumaria capreolata con i bianchi fiorellini dalle punte violacee, il rosso-porpora della Sulla (‘a Sudda) e di numerose altre specie che lasciamo nella penna. Eppure, si continua a dare ordine di tagliarle, come è accaduto qualche giorno fa nelle aiuole accanto alla rotatoria di via Novaluce, dove dopo l’eliminazione delle piante selvatiche è riemersa la spazzatura, che nessuno si è preoccupato di rimuovere, mentre una botola dell’Enel è rimasta scoperchiata. Ennesima inaccettabile manifestazione di incultura naturalistica urbana.

Non chiamiamole, dunque, “erbacce”. La Lipu ha chiesto all’ufficio del Verde di Catania di sospendere il taglio dei prati, delle aiuole, delle rotatorie, fino alla fine della fioritura delle piante spontanee, in modo da goderci la fioritura dei fiori selvatici, aiutare la fauna in città, ridurre i costi del verde e utilizzare quelle risorse economiche per fare altro verde. Si eviti, pertanto, la scriteriata discesa in strada di operai con i decespugliatori cui è stato ordinato di fare… di tutta l’erba un fascio, proprio adesso che le piante sono in piena fioritura.

GIUSEPPE SPERLINGA

AGGIORNAMENTO ATTIVITA’ STELLE E AMBIENTE

Carissime/i amici, soci e simpatizzanti di Stelle e Ambiente,

è trascorso più di un anno da quando abbiamo dovuto sospendere le nostre escursioni e passeggiate urbane domenicali a causa di un malefico e subdolo virus che continua a mietere vittime in tutto il mondo. La nostra attività riprenderà quando potremo camminare in sicurezza e ciò temo che non potrà accadere prima del 2022, anche se mi piace sperare che nel tardo autunno, se il piano vaccinale sarà portato a compimento, forse potremo ipotizzare di proporre qualche escursione in montagna.

In tutto questo tempo, nonostante il virus coronato, sono successe tante cose che mi ha visto impegnato in prima linea come presidente dell’associazione e come giornalista scientifico collaboratore del quotidiano La Sicilia, queste cose le sanno coloro che mi seguono attraverso FB o consultando il nostro sito web www.stelleambiente.it. Per coloro i quali, invece, che non hanno dimestichezza con FB credo che farà loro piacere leggere le pagine de La Sicilia che troveranno in allegato  nelle email che sono state inviate da poco, articoli che testimoniano l’impegno profuso in difesa sia delle alberature e delle siepi cittadine contro le orribili capitozzature cui sono state sottoposte dagli operai della Catania Multiservizi su ordine della dirigente del Servizio tutela (sic!) e gestione del Verde del Comune di Catania, sia in difesa della vegetazione spontanea di aiuole, rotatorie e parchi che in questo periodo è in piena fioritura primaverile, l’ultimo articolo è di oggi e riguarda l’Aurora dell’Etna, la bella farfalla che in questo periodo vola sul Cavulu carammu fiorito ovunque, compreso il Parco Gioeni.

Bene, detto ciò, vi auguro di trascorrere una felice primavera e a presto risentirci.

Un abbraccio virtuale a tutti!

Giuseppe Sperlinga

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DEGRADO TIMPA DI LEUCATIA

Dal quotidiano La Sicilia di domenica 4 aprile 2021:
Da qualche giorno, le acque delle sorgenti della Timpa di Leucatia sono tornate a scorrere su via Lavatoio e hanno raggiunto la via Leucatia. La dispersione è dovuta alla occlusione della canaletta di scolo che convoglia le acque di ruscellamento che sgorgano dalle sorgenti fino a quella chiusa da una grata di ferro nei pressi dei ruderi del secentesco acquedotto benedettino. Da qui, poi, le acque sono convogliate in un collettore sotterraneo che s’innesta nel canale di gronda, disperdendo così in mare cinque miliardi di litri all’anno di acqua. Prima di arrivare alla grata, le acque affiorano formando una sorta di invaso, utilizzato da raccoglitori di verdure selvatiche per lavarle prima di venderle, non sapendo che quelle acque, sia pure moderatamente, sono pur sempre inquinate. Ed è proprio in quel punto che si ha la fuoriuscita dell’acqua che sta scorrendo in direzione di via Leucatia.
L’ennesima dispersione delle acque sorgive della Timpa di Leucatia fa balzare ancora una volta alla ribalta il problema dello stato di abbandono e di degrado in cui versa il breve tratto asfaltato dell’antica via Lavatoio, linea di confine tra i Comuni di S. Agata li Battiati e Catania: il lato Battiati è utilizzato come discarica abusiva di materiali di risulta, mobili rotti e spazzatura in parte ricoperti dalla vegetazione, mentre il versante catanese è discretamente pulito e, in questo periodo, è ingentilito dalla policromatica fioritura delle piante selvatiche, tra cui spiccano i bei fiori rosso porpora della Sulla, una fabacea conosciuta col nome dialettale di “Sudda”.
Nell’aprile del 2013, l’area fu riqualificata grazie a un intervento di restauro ambientale voluto da otto Lions Club del distretto 108 Yb. In quell’occasione, i militari americani di Sigonella tolsero decine di chili di spazzatura, gli studenti dell’Istituto agrario “Filippo Eredia” ornarono le aiuole con fiori di piante coltivate, fu applicata una recinsione in pali di castagno accanto ai ruderi dell’acquedotto benedettino e davanti all’ingresso della zona umida e, infine, furono apposte due capannine di legno con altrettanti poster bilingue con notizie storico-naturalistiche a cura dell’associazione “Stelle e Ambiente”. Otto anni dopo, l’area è ripiombata nel degrado e nello squallore, perché vi è spazzatura ovunque, la recinsione di legno è stata quasi del tutto divelta o asportata, una capannina è stata abbattuta dal vento, mentre l’altra è ancora in piedi ma il poster è stato reso illeggibile dai raggi solari.
Negli ultimi mesi, a causa dell’emergenza sanitaria in corso, sono “saltati” ben tre tentativi di pulizia promossi dai cinque Lions club della zona 13 e dal Lions club di S. Agata li Battiati, intervento che sarà sicuramente effettuato quando la Sicilia tornerà di nuovo in zona gialla. Nel frattempo, però, sarebbe opportuno che i due Comuni provvedessero quanto meno alla pulizia ordinaria del luogo, evitando di inviare operai con decespugliatori fino a quando le piante selvatiche sono in piena fioritura.
GIUSEPPE SPERLINGA
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GLI INCONTRI RAVVICINATI PRIMAVERILI DELLA LUNA NEL CIELO DI APRILE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, domenica 4 aprile 2021, pubblica la consueta rubrica mensile dedicata alla divulgazione astronomica ideata dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, che la curò per oltre mezzo secolo, fino al 4 settembre del 2012, giorno della sua scomparsa.
Lo spazio tiranno costringe quasi sempre a dei tagli al pezzo originale, gli interessati potranno leggere il testo integrale qui di seguito.
Approfondimenti nel sito dell’Unione Astrofili Italiani www.uai.it
Buona lettura, buona Pasqua e cieli sereni a tutti!
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Nel cielo serale di aprile, i pianeti brilleranno per la loro… latitanza, ad eccezione del rosso Marte che sarà visibile nella prima parte della notte nell’orizzonte occidentale. Il minuscolo ed elusivo Mercurio, infatti, è praticamente inosservabile per quasi tutto il mese. Venere tornerà a essere visibile verso la fine del mese, dove si potrà scorgerlo al tramonto nel cielo occidentale. Giove e Saturno si possono rintracciare prima dell’alba nel cielo sud-orientale. Urano e Nettuno, infine, sono inosservabili o difficili da scorgere. La nostra stella diurna, il Sole, transita tra le stelle della costellazione dei Pesci fino al 18 aprile, poi lo vedremo proiettato nella costellazione dell’Ariete. La Luna sarà all’Ultimo Quarto il 4 (domenica di Pasqua), Novilunio il 12, Primo Quarto il 20 e Plenilunio il 27, giorno in cui l’argenteo satellite naturale terrestre sarà pure al perigeo, a 357.378 km dalla Terra, perciò sarà una “Superluna” che sembrerà mostrare dimensioni più grandi del solito. A coloro i quali amano alzarsi prima dell’alba, segnaliamo la bella congiunzione del 6 aprile tra la Luna e Saturno, bassi sull’orizzonte orientale. Sempre prima del sorgere del Sole, ma del giorno successivo, ci sarà l’incontro ravvicinato della Luna con Giove e Deneb, la stella supergigante bianca più luminosa della costellazione del Cigno. Ancora la Luna sarà protagonista di altre due spettacolari congiunzioni serali: la prima, alle 21 del 15 aprile, con l’ammasso stellare aperto delle Pleiadi, note col nome di “Sette sorelle” o la “Chioccia” (per i siciliani è la “Puddara”, citata dal Verga nel suo celebre romanzo de “I Malavoglia”) nella costellazione del Toro; la seconda, alla stessa ora ma del 17, con il pianeta Marte, il gigante Orione a sinistra e la costellazione dell’Auriga con la brillante Capella (la “Capretta” che allattò Giove) a destra.
Quello di aprile è un cielo in lento divenire, nel senso che segna il passaggio da quello invernale ormai alle porte sul versante occidentale, dove tramontano Orione, il Toro, i Gemelli e l’Auriga, a quello estivo già arrivato dalla parte opposta, a oriente, dove fanno capolino la piccola costellazione della Lira facilmente riconoscibile per le quattro stelle disposte a parallelogramma vicine alla stella bianca Vega, la quinta più luminosa del cielo notturno, ma la seconda nell’emisfero celeste boreale, dopo Arturo della costellazione del Bovaro o Boote a forma di aquilone. Vega dista dalla Terra ad appena 25 anni luce, è l’astro più luminoso entro un raggio di 30 anni luce del nostro sistema planetario, con Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo estivo” e tra tredicimila anni sarà la nostra Stella Polare. Nel cielo di Nord-Est giganteggia il Gran Carro dell’Orsa Maggiore formato da sette stelle, quattro delle quali disposte a formare un trapezio e altre tra poste ai vertici di un triangolo molto schiacciato, quelle che ispirarono le famose “Vaghe stelle dell’Orsa/io non credea/tornare ancor per/uso a contemplarvi/sul paterno giardino scintillanti” di leopardiana memoria. Per gli antichi Romani, le sette stelle del Gran Carro erano i “sette buoi”, cioè i “septen triones”, da cui deriva il termine settentrione. Per i Greci, invece, il Gran Carro faceva parte della grande costellazione dell’Orsa Maggiore: dalla parola “orso”, che in lingua greca si dice “àrktos”, è derivata la parola “artico”. Nel cielo occidentale continuano a tramontare il Toro e i Gemelli, mentre in quello meridionale si notano il Cancro, il Leone con la luminosa stella Regolo e la Vergine con la brillante Spica. Nell’orizzonte di Sud-Est, ma a notte inoltrata, fanno la loro apparizione la Bilancia e lo Scorpione (l’uccisore di Orione non può essere presente in cielo con la sua vittima e Giove, nei pressi, vi collocò il Sagittario, pronto a scoccare il suo dardo se l’aracnide dovesse cedere alla tentazione di pungere di nuovo il grande cacciatore.
GIUSEPPE SPERLINGA
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