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LE STELLE CADENTI DELLE LIRIDI PROTAGONISTE DEL CIELO DI APRILE

Il quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 30 marzo 2019, che purtroppo non è in edicola per un guasto alla rotativa, pubblica a pagina 55, la consueta rubrica di divulgazione astronomica ideata oltre mezzo secolo fa dal giornalista-astrofilo e divulgatore scientifico Luigi Prestinenza e, dopo la sua scomparsa, curata da chi scrive. Ecco cosa offre il cielo di aprile, nuvole permettendo.
Buona lettura.
LE STELLE CADENTI DELLE LIRIDI PROTAGONISTE DEL CIELO DI APRILE
Le Liridi, le stelle cadenti di primavera, saranno le protagoniste del cielo di aprile. È lo sciame meteorico formatosi in seguito alla frammentazione della cometa Thatcher (C/1861 G1), che ha un periodo di 415 anni (tornerà a essere visibile nei nostri cieli nel 2276). Il punto da cui sembrano provenire le meteore (radiante) è localizzato, appunto, nella costellazione della Lira, facilmente rintracciabile grazie alla stella Vega, la quinta più luminosa del cielo notturno. È il primo sciame meteorico di cui si hanno notizie storiche, il più antico mai osservato dall’uomo. Fu avvistato, infatti, per la prima volta dai cinesi nel 687 a.C., ma la loro origine fu scoperta nel 1867 dall’astronomo tedesco Johann Gottfried Galle. Le Liridi saranno visibili nel cielo orientale tra il 15 e il 28 aprile, ma il picco si avrà nella notte tra il 22 e il 23 aprile con una ventina di stelle cadenti all’ora. Soltanto ogni sessant’anni si verificano transiti di oltre cento meteore all’ora (la prossima tempesta di Liridi è attesa per il 2042). Con un po’ di fortuna, però, lo sguardo dell’osservatore paziente e attento potrà intercettare la traiettoria di qualche bolide, che una meteora più grosse rispetto alle altre che lascia una scia luminosissima verdastra o bianca, il cui passaggio è preceduto da un crepitio udibile dalle nostre orecchie.
Le giornate primaverili continuano ad allungarsi. Alla latitudine di Catania, alla fine del mese, la durata del dì aumenta di sessanta minuti e il Sole tramonterà alle 19.44 (ora legale). La nostra stella diurna si trova nella costellazione dei Pesci fino al 19 aprile, dopo passa in quella dell’Ariete. La Luna sarà nuova il 5, al primo quarto il 12, il 19 ci sarà il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera dello scorso 20 marzo cui seguirà la domenica successiva (21 aprile) la Pasqua di Resurrezione, mentre l’ultimo quarto sarà il 27.
Carrellata planetaria. Il piccolo Mercurio è sempre basso sull’orizzonte orientale, non è facile da individuare e alla fine del mese sarà inosservabile. Venere, alla metà del mese, sorge un’ora prima del Sole ed è rintracciabile anch’esso nel cielo orientale, poco più alto di Mercurio. Il pianeta rosso Marte continua a essere visibile appena fa buio nella costellazione del Toro, nei pressi delle Pleiadi prima e della rossa Aldebaran dopo. Giove lo vedremo riapparire alla fine del mese, sull’orizzonte orientale, poco prima della mezzanotte e sarà osservabile per l’intera notte. Saturno sorge verso le due della notte ed è osservabile fino all’alba nel cielo sud-orientale. Urano sarà inosservabile per tutto il mese. Nettuno riappare molto basso sull’orizzonte orientale al mattino, poco prima dell’alba. Tra le tante congiunzioni, segnaliamo quella del 9 aprile tra la Luna e Marte, perché comodamente osservabile in orario serale in un bel quadretto celeste che vede, vicino al falcetto di Luna crescente, l’occhio rosso del Toro, la stella Aldebaran, e l’ammasso aperto delle Pleiadi, ‘a Puddara (la chioccia), citata dal Verga ne “I Malavoglia”.
Prima di passare in rassegna le costellazioni primaverili, diamo un ultimo sguardo alle belle costellazioni invernali di Orione, Toro, Gemelli e Auriga, che continuano a spostarsi verso il cielo occidentale per lasciare la scena celeste alle costellazioni estive, le quali hanno già fatto capolino dalla parte opposta, a oriente. È interessante notare che al tramontare, a Sud-Ovest, della stella più brillante del firmamento, Sirio del Cane Maggiore, fa la sua apparizione nel cielo di Nord-Est la stella più luminosa delle brevi nottate d’estate, Vega della Lira, che tra tredicimila anni sarà la nostra Stella Polare. Sempre nel cielo nord-orientale, sotto il Gran Carro dell’Orsa Maggiore si potrà scorgere la stella Arturo (guardiano dell’Orsa) della costellazione del Bovaro (Bootes o Bifolco), facilmente riconoscibile per la sua forma ad aquilone. A sinistra del Bootes, potrete individuare la piccola costellazione formata da stelline disposte a semicerchio: è la Corona Boreale. Tra questa e la Lira si estende la vasta costellazione di Ercole, che contiene M13, il famoso ammasso globulare formato da oltre trecentomila stelle e facilmente individuabile pure con un piccolo telescopio. Nel cielo meridionale vedremo transitare la costellazione del Cancro con il brillante ammasso stellare aperto M44, noto coi nomi di Presepe, Mangiatoia o Alveare, che fu il primo oggetto osservato da Galileo col suo cannocchiale. A seguire, l’inconfondibile silhouette del Leone con la luminosa stella Regolo (Piccolo Re) e la Vergine con la brillante Spica. A notte inoltrata, nel cielo sud-orientale, appariranno la Bilancia e lo Scorpione, l’aracnide uccisore di Orione: per volere di Giove, Scorpione e Orione non dovranno mai più incontrarsi, neppure sulla scena celeste. Infine, uno sguardo al cielo settentrionale per ammirare l’Orsa Maggiore, che in questo periodo si trova alla massima altezza sull’orizzonte, la famosa “W” della vanitosa regina Cassiopea e del suo regale consorte Cefeo.
 
                           GIUSEPPE SPERLINGA
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