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ALUNNI DELLA SCUOLA MEDIA STATALE “PLUCHINOTTA” DI BATTIATI ALLA SCOPERTA DELLA TIMPA DI LEUCATIA

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, lunedì 10 giugno 2019, pubblica a pagina 21, un articolo sulla recente attività didattica svolta per i giovani alunni della classe prima sezione I della scuola media statale “Mario Pluchinotta” di S. Agata li Battiati (Ct), su iniziativa del prof. Sergio Reina.
L’attività era articolata in due fasi, la prima in aula, durante la quale il presidente di Stelle e Ambiente, prof. Giuseppe Sperlinga, ha tenuto un seminario su “La Timpa di Leucatia: un patrimonio naturalistico da tutelare, valorizzare e fruire”. La seconda direttamente sul campo, guidati dallo stesso prof. Sperlinga alla scoperta dell’ambiente umido della Leucatia.

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ALUNNI DELLA SCUOLA MEDIA PLUCHINOTTA ALLA SCOPERTA DELLA TIMPA DI LEUCATIA

Ventotto alunni della classe prima sezione I della scuola media statale “Mario Pluchinotta” di S. Agata li Battiati sono stati, per una mattinata, veri e propri piccoli “Indiana Jones” alla scoperta dell’ambiente umido della Timpa di Leucatia. A guidarli, il prof. Giuseppe Sperlinga, studioso della Timpa e presidente dell’associazione “Stelle e Ambiente” che, da una ventina d’anni, si batte per l’istituzione di un’area protetta per la valorizzazione e fruizione di questa meravigliosa terrazza verde sulla città, con la collaborazione del prof. Sergio Reina, docente della scuola e promotore dell’iniziativa, e di alcuni genitori. Dopo l’incontro svoltosi nell’aula magna della scuola, nel corso del quale il prof. Sperlinga con l’ausilio di immagini ha dettagliatamente descritto l’intera Timpa di Leucatia, dall’ambiente umido al monte San Paolillo, i giovani studenti si sono addentrati nella folta e intricata vegetazione spontanea percorrendo i sentieri e, a tratti, i ruscelli che solcano l’area dove sono ancora oggi visibili i ruderi del secentesco acquedotto benedettino e della “botte dell’acqua” di partenza, dove confluiva l’acqua che scaturisce da alcune delle tante sorgenti formatisi in seguito al contatto delle lave preistoriche con il sottostante substrato argilloso. La mirabile opera di ingegneria idraulica era stata realizzata dai monaci benedettini per trasportare l’acqua della Licatia, che proviene dallo scioglimento delle nevi dell’Etna, fino al monastero di piazza Dante, dove nei pressi esisteva un’altra “botte dell’acqua” (cui è intitolata una traversa di via Plebiscito nei pressi dell’ex rimessa dell’Amt). Da qui, l’acqua in parte era destinata a soddisfare le esigenze idriche dei monaci, in parte era utilizzata dai catanesi. Purtroppo, oggi, la stessa acqua è inutilizzata, perché in parte finisce nel canale di gronda fino a riversarsi in mare, in parte continua a perdersi nel sottosuolo. Nel corso della ricognizione, i giovani alunni hanno potuto ammirare il bel paesaggio vegetale formato da piante tipicamente legate all’acqua, come la Menta acquatica, la Tifa, la Cannuccia di palude, la Canna comune, il Crescione e il Sedano d’acqua, l’esotica e invasiva Ipomea dai bei fiori violacei e altre specie ancora. Dell’elusiva fauna è stato possibile udire il melodioso canto dell’Usignolo di fiume e scorgere un capanno di uccellatori, i quali continuano a catturare illegalmente l’avifauna della Leucatia a scopo di lucro.

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