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ARRIVA LA COMETA SWAN

È IN ARRIVO LA COMETA CIGNO

IL 12 MAGGIO DOVREBBE ESSERE VISIBILE DA CATANIA. SI DISINTEGRERÀ COME LA ATLAS?

Bizzarrie del cielo. Tutti aspettavano di vedere il cielo notturno solcato dalla cometa Atlas, invece, ecco in arrivo la cometa Swan. Atlas, infatti, non la vedremo mai, perché si è disintegrata, come ha accertato pure il telescopio spaziale “Hubble” che ne ha fotografato i frammenti.
Il nome della nuova cometa, Swan, in inglese significa “cigno”, ma in realtà è l’acronimo di “Solar Wind ANisotropies”, che è lo strumento che si trova a bordo della “Soho”, altro acronimo di “Solar and Heliospheric Observatory, la sonda della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che orbita attorno al Sole per la misurazione del vento solare, la cui distribuzione non è uguale in tutte le direzioni, ma è anisotropa, come dicono gli studiosi. Ecco, il compito di Swan è quello di misurare l’anisotropia del vento solare, cioè il flusso di particelle cariche emesso dall’alta atmosfera del Sole composto in gran parte da elettroni e protoni e, in minima parte, da particelle alfa, che sono nuclei di elio formati da due protoni e due neutroni.
Come spesso accade in campo scientifico, mentre si sta studiando una cosa, se ne scopre un’altra, in maniera fortuita. È accaduto che lo scorso 11 aprile, l’astronomo non professionista australiano Michael Mattiazzo (il cognome tradisce le sue origini italiane: i genitori, infatti, sono veneti emigrati anni fa nella terra dei canguri) stava analizzando i dati della Soho raccolti attraverso lo strumento Swan, quando si è accorto che la sofisticata apparecchiatura era riuscita a scorgere una nuova cometa, probabilmente perché l’astro chiomato è in grado di liberare una significativa quantità di idrogeno. Mattiazzo non poteva essersi sbagliato: nelle immagini scattate il 25 marzo precedente era stata immortalata una cometa, che prese il nome dal dispositivo montato a bordo della Soho, cioè Swan. Nello stesso tempo, in Italia, la nuova cometa era stata ripresa e fotografata pure dall’astronomo italiano Ernesto Guido utilizzando un telescopio australiano da remoto, dato che ancora non era visibile dal nostro emisfero. In questi casi, le regole dell’Unione astronomica internazionale (Iau) impongono che la nuova cometa dev’essere chiamata col nome dello scopritore, che in questo caso era lo strumento Swan e così il nuovo astro chiomato è stato battezzato “Swan C/2020 F8”. Cosa significa questa sigla è presto detto: “Swan” è il nome dello scopritore (lo strumento a bordo della Soho); la lettera “C” vuol dire che è una cometa non periodica o a lungo periodo, cioè ha un’orbita iperbolica o parabolica; “2020” è l’anno della scoperta; la lettera “F” indica che è stata scoperta nella seconda metà del mese di marzo; il numero “8” significa che è l’ottava cometa scoperta in questo caso dallo strumento Swan.
La cometa, nelle foto scattate sia da Mattiazzo, sia da Guido e altri, appare con una chioma verdastra che avvolge il nucleo cometario, cui segue una lunghissima coda azzurrina ricca di idrogeno. Attualmente è visibile nei cieli dell’emisfero australe, ma a maggio, secondo gli esperti, dovrebbe essere visibile a occhio nudo anche dal nostro emisfero.
“Se tutto va bene – dice il dott. Piero Massimino, dell’Inaf Osservatorio astrofisico di Catania -, cioè se si evolve come si spera, potrebbe raggiungere la magnitudine di 3.5, quindi, essere osservabile anche a occhio nudo. È anche probabile, però, che possa disintegrarsi come la cometa Atlas. In ogni caso, il 12 maggio sarà distante 84 milioni di km da noi e dovrebbe sorgere, per un osservatore posto a Catania, alle ore 4.11, per poi raggiungere l’altezza di 17 gradi circa al sorgere del Sole. Quindi, ammesso sia osservabile, resterà comunque molto bassa sull’orizzonte, guardando verso oriente.” Sarebbe la seconda atroce delusione in pochi giorni per gli astronomi professionisti e amatoriali del mondo intero se pure la Swan subisse la stessa sorte capitata alla cometa Atlas in fase di avvicinamento al nostro Sole, che si è letteralmente frantumata, privandoci della fantastica visione celeste di un astro chiomato che viene a farci visita dai lontani spazi siderali. Delusione, stavolta, ancora più amara dai tempi bui che stiamo vivendo per la pandemia del malefico Covid-19. Swan, in questo periodo, ha aumentato la sua luminosità ancora di più, la sua magnitudine è passata da 6.7 a 6.1, il che significa che è visibile a occhio nudo. Al momento, si trova a circa 116 milioni di chilometri dalla Terra, sta transitando nella costellazione dell’Acquario, quindi è visibile dall’emisfero australe. Gli osservatori del nostro emisfero per vedere brillare questo gigantesco iceberg planetario al massimo della sua luminosità dovranno attendere quando raggiungerà il suo punto più vicino alla Terra (12-13 maggio) e il suo punto più vicino al Sole (27 maggio). Purtroppo, come spiegava il dott. Massimino, la cometa sarà molto bassa sull’orizzonte orientale e sarà osservabile prima dell’alba e dopo il tramonto, che non sono i momenti migliori per le osservazioni di oggetti celesti perché la luce crepuscolare schiarisce il fondo scuro del cielo. In questi casi, si suggerisce l’uso di un buon binocolo ed effettuare le osservazioni da siti ubicati ad alta quota in modo da attenuare gli effetti di assorbimento da parte dell’atmosfera. Nell’attesa di poterla rintracciare pure nei cieli boreali, accontentiamoci di ammirare l’astro chiomato “Cigno” immortalato nelle belle foto riprese dall’emisfero australe.
                                                                              GIUSEPPE SPERLINGA

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COME HO SCOPERTO LA COMETA “C/2020 SWAN”
di Michael Mattiazzo
(Traduzione dall’inglese di Giulia Sperlinga)
Lavoro nel dipartimento di Patologia e, con la sorpresa di molti, ho avuto una significativa flessione del carico di lavoro ambulatoriale a causa della crisi sanitaria del Covid-19. Come risultato, ho avuto l’opportunità di avere più tempo lontano dal mio lavoro, perché la quarantena mi ha consentito di concentrarmi sul mio hobby, l’astronomia. Ho scoperto questa cometa cercando i dati della sonda solare Soho in un sito web pubblico. Lo strumento Swan è una videocamera ultravioletta a bordo della Soho, che è operativa dal 1996 e il suo scopo è quello di studiare il Sole, ma è pure eccezionale nel rilevare comete che brillano intensamente ai raggi ultravioletti a causa della sublimazione del ghiaccio d’acqua vicino al Sole, attraverso la linea di emissione di ultravioletti Lyman Alpha dell’idrogeno ionizzato.
Il 9 aprile scorso, ho scaricato l’ultima mappa animata del tracker della cometa Swan e ho notato un oggetto luminoso in costante movimento che non corrispondeva a un oggetto conosciuto. C’erano altre cinque comete conosciute e rilevate nei dati. Ci vuole molta pazienza ed esperienza nell’analizzare i dati, perché ci sono molti falsi positivi dovuti alla bassa risoluzione e ai rumori di fondo, soprattutto nella regione della Via Lattea. Quando pensi di aver trovato un possibile candidato, la seconda sfida è quella di trovare la cometa nel cielo. I dati Swan, di solito, sono pubblicati almeno con 3 giorni in ritardo, quindi è necessario predire dove si trova in quel momento la cometa nel cielo. Inoltre, essi sono forniti in coordinate eclittiche, ma è semplice convertirle in coordinate equatoriali utilizzando un software planetario. Una volta che si individua un’area di ricerca, è meglio utilizzare una fotocamera e un teleobiettivo per fotografare un’ampia area del cielo. Maggiore è l’area coperta, maggiori sono le possibilità di rilevarla. Normalmente, io utilizzo una fotocamera Canon 60DA e un teleobiettivo con lenti da 200 mm. In questo caso, le condizioni meteorologiche non erano ottimali, quindi ho chiesto aiuto alla comunità delle comete. Il mio amico astrofilo Martin Masek, della Repubblica Ceca, è stato in grado di utilizzare un telescopio remoto situato in Argentina per confermare la cometa. Una volta rilevata, le misure vengono pubblicate sulla pagina di conferma della cometa per un controllo immediato (follow-up) da parte degli astronomi di tutto il mondo. I telescopi da remoto sono diventati degli strumenti molto utili per la comunità astronomica. Dopo qualche giorno di dati astrometrici, è possibile stabilire un’orbita ragionevole. La cometa sarà più vicina alla Terra (perigeo) il 13 maggio, quando passerà a 0.55 Unità Astronomiche (U.A.) da noi, pari a 82.500.000 km, mentre sarà al perielio il 27 maggio, a 0.43 U.A., vale a dire a 64.500.000 km di distanza dal Sole.
Queste condizioni sono favorevoli per una cometa luminosa, possibilmente visibile a occhio nudo, ma la massima luminosità è piuttosto incerta poiché la cometa sarà probabilmente in piena esplosione e può frantumarsi mentre si avvicina al Sole. Le comete sono molto imprevedibili, come abbiamo imparato con la cometa “Atlas C/2019 Y4”, che avrebbe dovuto raggiungere la visibilità a occhio nudo questo mese, ma adesso si è disintegrata mentre si avvicinava al Sole. Nella metà di aprile scorso, il telescopio spaziale “Hubble” ha ripreso diversi frammenti di questa cometa.
Dal 2004 a oggi, questo è il mio ottavo credito di scoperta per le comete Swan, che sono ben 17, anche per i recuperi di molte altre, il più recente delle quali è stato quello di “58P Jackson-Neujmin”, nell’aprile scorso, che non era stata più vista dal 1996.
La cometa non è stata denominata col mio nome, perché per la sua scoperta non ho utilizzato la mia personale attrezzatura, secondo le linee guida di denominazione dell’Unione astronomica internazionale.
Il mio interesse per le comete è stato stimolato dall’arrivo della cometa Halley, nel 1986. Poi, nel 1987, una cometa dal nome “Bradfield” si rese visibile e, nel 1995, ho avuto il privilegio di incontrare Bill Bradfield dopo un incontro alla Società Astronomica dell’Australia del Sud (Assa), dopo la sua scoperta di una cometa avvenuta proprio quell’anno. Nel complesso, è riuscito a scoprire visivamente un totale di 18 comete come dilettante, tra il 1972 e il 2004, che non sarà probabilmente ripetibile data la tecnologia odierna. Fu molto entusiasta di passarmi la sua conoscenza ed esperienza. Bill fu un membro a vita della ASSA e fu introdotto nella ASSA Hall of Fame del 2013, descritto come un gentiluomo, uno studioso e un mentore.
Ho iniziato la caccia alle comete nel 1997, quando mi sono trasferito a Wallaroo, nel Sud Australia, dove il mio più grande successo è stato fare una scoperta visiva indipendente della cometa “C/2000 W1 Utsunomiya-Jones”, ma ero in ritardo di 24 ore e ho perso il taglio. Nel 2002, lo strumento “Swan” a bordo della “Soho” divenne una minaccia per il cacciatore di comete visive quando raccolse i dati “C/2002 O6”. Proprio in quel periodo, “Swan” stava diventando pubblicamente disponibile su Internet sotto le mappe del tracker delle comete. Da quel momento, mi sono concentrato sulla caccia Swan e ho credito alla scoperta per C/2004 H6, C/2004 V13, C/2005 P3, P/2005 T4, C/2006 M4, C/2015 C2, C/2015 P3 e C/2020 F8.

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