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ALIENI DI MONDI LONTANI NEL SISTEMA SOLARE

Alieni di mondi lontani vengono farci visita, sono stati avvistati al telescopio e fotografati dallo spazio e da Terra. Tutti i particolari sull’asteroide e la cometa interstellari, cioè provenienti dall’esterno del Sistema solare, li potrete leggere nell’articolo a firma di scrive pubblicato sul quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 28 dicembre 2019, a pagina 16.
Per agevolarne la lettura, trascrivo qui di segui il testo del pezzo e della scheda sull’autore della scoperta della cometa aliena che domani transita nel punto più vicino alla Terra.
Buona lettura e buon anno!!!
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ALIENI SPAZIALI SOLCANO I CIELI DEL SISTEMA SOLARE
A differenza di quelli partoriti dalle fantasie di Peter Kolosimo e degli ufologi, gli alieni esistono davvero e sono stati pure individuati e osservati al telescopio. Non si tratta, però, di astronavi con omini verdi a bordo pronti a invadere il nostro pianeta. I visitatori provenienti dall’ignoto spazio profondo, infatti, sono due oggetti interstellari estranei al nostro sistema planetario: si tratta dell’asteroide “1I/’Oumuamua” e della cometa “2I/Borisov”.
“1I/’Oumuamua” (con l’apostrofo davanti alla O, in lingua hawaiiana significa “messaggero che arriva per primo da lontano”, il numero 1 indica che si tratta del primo oggetto di questo tipo catalogato, la I sta per “Interstellare”) è il primo asteroide interstellare conosciuto e ha un’orbita iperbolica, che, a differenza delle traiettorie ellittiche chiuse e tipiche dei corpi celesti che orbitano intorno al Sole, è tipica di oggetti provenienti dall’esterno che attraversano il Sistema solare, proprio come Oumuamua. Il 9 settembre del 2017, l’asteroide ha raggiunto il punto di massima vicinanza al Sole (38 milioni di km) e, il 14 ottobre, ha “sfiorato” il nostro pianeta passando a 24 milioni di km di distanza. Quattro giorni dopo è stato scoperto da Rob Weryk. Se malauguratamente fosse entrato in collisione con la Terra, questo micidiale proiettile cosmico avrebbe sprigionato un’energia dell’ordine dei 300 megatoni (la bomba atomica sganciata dagli americani su Nagasaki, nel 1945, rilasciò “appena” 23 kilotoni). Da dove proviene “1I/’Oumuamua” non è ancora dato sapere, qualcuno ipotizza possa arrivare da una coppia di stelle orbitante intorno a un comune baricentro. Finora è stato accertato che questo corpo celeste dalla forma allungata come un sigaro sia entrato nel Sistema solare proveniente dalla direzione della costellazione della Lira e sembra proseguire verso quella di Pegaso.
L’altro intruso spaziale è la cometa “2I/Borisov”, il secondo oggetto interstellare che è stato avvistato nel nostro sistema planetario. Questa cometa aliena, lo scorso 8 dicembre, è transitata alla minima distanza dal Sole, a circa 300 milioni di chilometri, due volte la distanza Terra-Sole. Da allora, la sua luminosità è aumentata progressivamente e sarà massima il 29 dicembre, quando passerà vicina al nostro pianeta, a 285 milioni di chilometri. Purtroppo, non sarà visibile a occhio nudo, ma per poterla ammirare occorrerà utilizzare un buon telescopio amatoriale, perché l’astro chiomato avrà una magnitudine +15 e i nostri occhi rilevano oggetti luminosi entro la magnitudine +6. La cometa di Borisov proviene da molto lontano, non è una normale cometa proveniente dalla Nube di Oort, la regione che avviluppa il Sistema solare ricca di nuclei cometari. Vi sono valide ragioni per ipotizzare che provenga da “Kruger 60”, un sistema solare formato da due stelle nane rosse che orbitano attorno al comune baricentro, a oltre 13 anni luce (un anno luce equivale a circa nove mila miliardi e mezzo di chilometri) di distanza da noi. È stata scoperta la notte del 30 agosto di quest’anno dall’astrofilo ucraino Gennadiy Borisov dal suo osservatorio personale ed è stata fotografata pure dal Telescopio Spaziale Hubble, che orbita attorno al nostro pianeta. Ma lasciamo che sia il suo scopritore a raccontarci come sono andate le cose quella notte: «L’ho scoperto il 29 agosto (ora locale), ma era il 30 agosto secondo il GMT (Tempo Medio di Greenwich, ndr). Ho visto un oggetto in movimento nell’inquadratura, che si muoveva in una direzione leggermente differente rispetto a quella degli asteroidi della fascia principale. Ho rilevato le sue coordinate e consultato la banca dati del Minor Planet Center. È risultato che fosse un nuovo oggetto. Ho misurato allora il “NEO Rating” (valutazione del rischio di un oggetto vicino alla Terra, ndr), che è risultato del 100%, ovvero, pericoloso. In tal caso, si richiede di comunicare immediatamente i parametri in una pagina web per asteroidi pericolosi che devono essere confermati. Inoltrai la comunicazione e scrissi che l’oggetto aveva aspetto diffuso e che non era un asteroide, ma una cometa». Tredici giorni dopo la scoperta, la cometa fu denominata “C/2019 Q4 (Borisov)” dal Minor Planet Center, il quale l’ha rinominò “2I/Borisov” quando fu accertato che l’orbita percorsa dalla cometa era così eccentrica che non lasciava dubbi sulla sua origine interstellare.
“2/I Borisov” è, dunque, una cometa e come tale possiede un nucleo con un diametro stimato tra 2-16 km, una chioma e una coda lunga quasi 160mila chilometri, pari a 12 volte il diametro terrestre. Gli astronomi, naturalmente, non si sono lasciati sfuggire l’occasione per studiare la chioma della prima cometa interstellare. Un gruppo di studiosi della Queen’s University di Belfast, infatti, ha puntato sul visitatore alieno i potenti telescopi dell’Osservatorio astronomico di La Palma, nelle Isole Canarie, e con lo spettrografo è stata individuata la presenza di carbonio biatomico, acqua e cianogeno, un gas tossico se inalato formato da atomi di carbonio e azoto, assai comune pure nelle comete del nostro sistema planetario. È importante saperne di più sulla natura di questo ospite spaziale proveniente da altri mondi, perché potrebbe fornirci preziose informazioni sugli elementi costitutivi dei pianeti in sistemi planetari diversi dal nostro.
Ma, cosa ha spinto la cometa di Borisov a lasciare il suo sistema stellare di origine? Gli astronomi ipotizzano che l’oggetto avrebbe sfiorato un pianeta coinquilino, che con un effetto fionda gravitazionale l’avrebbe lanciato nello spazio interstellare, dove ha viaggiato in solitudine percorrendo chissà quanti anni luce prima di arrivare dalle nostre parti. In questo momento, la cometa è accelerata sempre di più dalla forte gravità del nostro Sole, tanto viaggia a circa 150mila km/h. Superata la Terra, si dirigerà verso Giove, che lascerà a metà del 2020, per continuare il suo viaggio nello spazio interstellare.
È proprio vero, dunque, che periodicamente gli alieni solcano gli spazi interplanetari del nostro Sistema solare, si avvicinano alla Terra, ma non si fermano (per nostra fortuna…), dopo averci fatto visita vanno via per non tornare mai più. Tutto il resto è fantasia, anzi fantascienza.
GIUSEPPE SPERLINGA
CHI È GENNADIY BORISOV
Gennadiy Borisov è un astronomo non professionista e ingegnere ucraino, noto per aver scoperto vari asteroidi e comete. Lavora alla Stazione astronomica di Crimea dell’Istituto astronomico Sternberg dell’Università statale di Mosca, dove si occupa della manutenzione dei telescopi, ma non ha incarichi osservativi. Nel tempo libero, Borisov effettua osservazioni dal suo osservatorio personale denominato “Margo” (Mobile astronomical robotics genon observatory), dotato di strumenti di sua costruzione. In particolare, possiede un telescopio riflettore con uno specchio di 65 cm di diametro, da lui progettato e costruito. Tra il 2013 e il 2017 ha scoperto sette comete, cui si aggiunge la cometa 2I/Borisov scoperta nell’agosto scorso. Nel 2013, ha scoperto l’asteroide “2013 TV135”, un Neo (Near-Earth Object), cioè un oggetto del Sistema solare la cui orbita può intersecare quella della Terra, che sul momento presentò una concreta possibilità d’impatto con la Terra. L’anno dopo ha ricevuto il premio Edgar Wilson, assegnato dal Central Bureau for Astronomical Telegrams dell’Unione Astronomica Internazionale e dallo Smithsonian Astrophysical Observatory che lo ospita, per la scoperta delle comete “C/2013 N4” e “C/2013 V2”. Per la prima di esse, ha ricevuto una menzione speciale per le elevate capacità professionali richieste per la sua scoperta.

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