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ASTEROIDE 1998 OR2, UN SASSO SPAZIALE GRANDE COME L’ETNA SFIORERÀ LA TERRA SENZA COLLIDERE CON ESSA.

Nei tempi bui del Covid-19, quali sono quelli che stiamo vivendo, penso di fare cosa gradita agli amici reali e virtuali di FB proponendo la lettura dell’articolo, a firma di chi scrive, sull’asteroide “1998 CO2”, cui oggi, giovedì 16 aprile 2020, il quotidiano La Sicilia dedica l’intera pagina 14, mirabilmente curata e impostata dall’ottimo amico Leonardo Lodato, che ringrazio.
Buona lettura!
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ASTEROIDE 1998 OR2, UN SASSO SPAZIALE GRANDE COME L’ETNA SFIORERÀ LA TERRA SENZA COLLIDERE CON ESSA.
Sono sempre più insistenti le voci, nella maggior parte dei casi infondate o addirittura false, che, il 29 aprile, l’asteroide “1998 OR2” colpirà o potrebbe colpire il nostro pianeta. Diciamolo subito per tranquillizzare chi legge: l’asteroide in questione non è in rotta di collisione con la Terra, non cadrà sul nostro pianeta né potrà minacciare l’esistenza della nostra specie, basta e avanza, di questi tempi, la minaccia di un invisibile virus, infinitamente più piccolo di questo sasso spaziale. Pur essendo catalogato dal Minor Planet Center (Mpc) come uno dei circa duemila asteroidi potenzialmente pericolosi, non corriamo alcun rischio d’impatto, perché la sua orbita non interseca quella terrestre e, ancora una volta, passerà a una distanza considerevole da noi. La fonte è attendibile e autorevole in campo astronomico, perché l’Mpc, che opera nell’istituto di ricerca americano Smithsonian Astrophysical Observatory di Harvard, è l’ente incaricato dall’Unione Astronomica Internazionale (Uai) di raccogliere e conservare i dati osservativi sui corpi minori del Sistema solare, quali sono gli asteroidi e le comete, calcolare le loro orbite e pubblicare tutte le informazioni utili per conoscerne le caratteristiche e gli eventuali pericoli per la Terra. È vero che la Nasa, l’agenzia spaziale americana, lo ha inserito nella lista dei Near-Earth Objects (Neo) e che è ritenuto un oggetto di classe “Amor”, che sono quegli asteroidi che hanno un’orbita con distanza minima dal Sole superiore a una Unità Astronomica (U.A., pari a 150 milioni di chilometri), ma è altrettanto incontrovertibile il fatto che questi corpi non potranno mai intersecare la nostra orbita e, di conseguenza, non potranno mai collidere con la Terra, a differenza dei suoi temutissimi confratelli della classe “Aten” o, peggio ancora, “Apollo”. Per questi ultimi, la Nasa e l’agenzia spaziale europea, l’Esa, hanno elaborato progetti finalizzati alla protezione del nostro pianeta. Uno di questi è la missione “Double Asteroid Redirection Test” (Dart), che ha l’ambizione di mirare a deviare l’orbita di un corpo celeste e che sarà lanciata nel 2021. “Dart” (dardo, in inglese) si schianterà contro “Didymoon”, un piccolo satellite naturale dell’asteroide “Didymos” (che in greco significa “gemello”, “doppio”), di dimensioni paragonabili a un asteroide che potrebbe costituire una minaccia per la Terra: sarà una sorta di proiettile che colpirà il piccolo asteroide alla velocità di 23mila km/h! La missione complementare dell’Esa, “Hera” (la divinità greca del matrimonio), misurerà con precisione la deviazione che subirà l’asteroide più grande e studierà il cratere creato dall’impatto di Dart sull’asteroide gemello. Se tutto andrà a buon fine, i primi risultati dovrebbero arrivare l’anno successivo. Al momento, dunque, dovremo accontentarci di questo progetto, relegando nella fantascienza altre soluzioni, come quelle viste, nel 1998, nel celebre film “Armageddon” con Bruce Willis e Ben Affleck.
L’asteroide “1998 OR2”, roccioso vagabondo nello spazio, è stato scoperto il 24 luglio del 1998 e ha un diametro stimato tra i 1.200-3.700 metri. Per avere un’idea, immaginate un sasso grande come l’Etna (alcuni lo paragonano al monte Bianco o alle Dolomiti, altri ancora all’Everest) che viaggia nello spazio alla velocità di una decina di chilometri al secondo, raggiungerà la minima distanza dalla Terra alle 10.56 del prossimo 29 aprile, sarà a circa 6 milioni e trecentomila chilometri da noi, pari a più o meno sedici volte la distanza media Terra-Luna. La sua luminosità è molto bassa (sarà di magnitudine 10.9) e, quindi, non sarà facile individuarlo anche perché sarà basso sull’orizzonte, ma con un po’ di fortuna e abilità potrà essere visibile con piccoli telescopi amatoriali o un binocolone, naturalmente scegliendo luoghi di osservazione bui e lontani da lampioni o dal riverbero dei centri abitati. Dopo il flyby del 29 mattina, sarà osservabile in prima serata, mentre si allontana sempre di più dalla Terra e sempre più basso sull’orizzonte. L’asteroide, che potrà essere seguito fino ai primi giorni di maggio, tornerà a farci visita tra circa quattro anni, in attesa che torni ad avvicinarsi, nell’aprile del 2029, il temutissimo “99942 Apophis”, dal nome greco del dio egizio Apopi, il distruttore, ma che osservazioni effettuate dagli astronomi hanno portato a escludere la possibilità di un impatto con la Terra.
Coraggio, dunque, non allarmiamoci per un pericolo inesistente, non faremo la fine dei dinosauri, i quali, come scrisse il famoso scrittore di fantascienza Larry Niven, “si sono estinti perché non avevano un programma spaziale”.
                                        GIUSEPPE SPERLINGA

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