Stelle e Ambiente

Author: Giuseppe Sperlinga

UNA COMETA VERDE SOLCA IL CIELO DI SETTEMBRE

UNA COMETA VERDE SOLCA IL CIELO DI SETTEMBRE

Dopo sei anni e mezzo, torna a solcare i cieli la cometa Giacobini-Zinner (per gli astronomi, 21P/Giacobini-Zinner). L’ultimo suo passaggio avvenne l’11 febbraio 2012 ed è stata denominata la “cometa verde” per il suo bellissimo colore verde smeraldo, dovuto alla presenza nel nucleo di cianogeno, un composto chimico formato da due atomi di carbonio e altrettanti di azoto. L’astro chiomato è già da un paio di mesi a essere preso di mira dai binocoli e telescopi degli astrofili di tutto il mondo, ma sarà il mese di settembre, quando raggiungerà il massimo del suo splendore (si stima che la sua luminosità sarà di settima magnitudine), il periodo migliore per tentare di ammirarlo e fotografarlo. Si spera pure che la sua magnitudine apparente possa passare dalla settima alla sesta o addirittura alla quinta, perché così si renderebbe visibile anche a occhio nudo da un sito di osservazione privo da qualsiasi forma di inquinamento luminoso. In altre parole, si potrebbe verificare ciò che accadde nel lontano 1946, quando la cometa giunta al perielio subì una serie di esplosioni che portarono la sua magnitudine dalla settima alla quinta e tutti poterono osservarla senza far ricorso a strumenti ottici.

La cometa Giacobini-Zinner ha un periodo orbitale di 6,6 anni e, a ogni passaggio, lascia dietro di sé frammenti e detriti spaziali che danno poi origine allo sciame meteorico delle Giacobinidi (note pure come Draconidi, perché il punto dal quale sembrano provenire tutte le scie è collocato nella testa della costellazione del Drago), la cui visibilità, nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, sarà favorita dall’assenza del chiarore lunare. Quello di quest’anno è il sedicesimo passaggio dalla sua scoperta, avvenuta il 20 dicembre 1900 a opera dell’astronomo francese Michel Giacobini dell’Osservatorio di Nizza e rintracciata, il 23 ottobre del 1913, da Ernst Zinner che scrutava il cielo a caccia di comete dall’Osservatorio bavarese di Bamberga. La cometa viaggia nello spazio alla velocità di 23 km/s e, in queste ore, si sta avvicinando sempre di più alla Terra e, quindi, al Sole. Il 10 settembre sarà il momento migliore per ammirare l’astro chiomato, perché essa si troverà al perielio, vale a dire a soli 58 milioni di chilometri dal nostro pianeta: sarà il passaggio più vicino alla Terra dal 14 settembre 1946, che sarà superato solo da quello previsto per il 18 settembre 2058.

A mano a mano che la cometa si avvicina al Sole diventerà sempre più luminosa, perché il calore della nostra stella diurna fa sublimare il nucleo cometario ghiacciato di due chilometri di diametro, da cui si forma una coda lunga 290 mila chilometri. L’orbita della cometa ha il suo punto più distante dal Sole (afelio) nei pressi dell’orbita di Giove e il suo periodo orbitale è di sei anni, quasi la metà di quello gioviano. Per tale motivo, si verificano ogni due orbite incontri ravvicinati tra la cometa e il gigantesco pianeta gassoso, che causa forti perturbazioni all’orbita della cometa, facendo cariare la distanza perielica. È ciò che si verificò nel 1898, quando a seguito della perturbazione causata dall’incontro ravvicinato tra la cometa e Giove si accorciò la distanza perielica da 1,22 UA a 0,93 UA (pari 43 milioni di chilometri), che a sua volta fu la causa di un aumento della quantità di energia trasmessa per irraggiamento dalla nostra stella diurna al nucleo cometario e, di conseguenza, della quantità di massa espulsa nello spazio.

Nuvole permettendo, dunque, dalla tarda serata del 10 settembre tutti con gli occhi e binocoli o telescopi puntati verso il cielo, in direzione Est, a caccia della cometa verde.

                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA

 

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DOVE E QUANDO GUARDARE

Rintracciare la cometa Giacobini-Zinner è assai facile se si dispone di un buon binocolo possibilmente montato su treppiede. La cartina mostra il percorso della cometa nel mese di settembre ed è un tracciato molto interessante dal punto di vista astronomico, perché l’astro chiomato passerà prospetticamente vicino ad alcuni ammassi aperti che val la pena osservare. In pratica, la cometa parte dalla costellazione dell’Auriga e terminerà la sua corsa in quella dell’Unicorno, con delle brevi irruzioni nelle costellazioni di Orione e dei Gemelli. Ecco il dettaglio. La notte tra il 2 e 3 settembre la cometa è passata a poca distanza da Capella, la stella principale della costellazione dell’Auriga. L’11 sarà vicina all’ammasso aperto M37, sempre nell’Auriga, il 14 entra nella costellazione dei Gemelli e, il giorno dopo, sarà a ridosso nell’ammasso aperto M35, che purtroppo non sarà possibile osservare perché il suo passaggio tra le stelle dell’ammasso avverrà in orario diurno. Il 17, la Giacobini-Zinner entra nella costellazione di Orione, ma dopo un paio di giorni ritorna nei Gemelli. Il 24 transita tra le stelle della costellazione dell’Unicorno e la troveremo vicina all’ammasso aperto “Albero di Natale” (Ngc 2264) con la sua suggestiva Nebulosa Cono, scoperta nel 1784 dal grande astronomo tedesco naturalizzato britannico William Herschel. La nostra cometa terminerà la sua corsa del mese di settembre, tra il 26 e il 27, sfiorando la nebulosa Rosetta (Ngc 2244), anch’essa nell’Unicorno. All’inizio di ottobre, infine, la cometa sarà ancora nell’Unicorno e transiterà nei pressi degli ammassi aperti Ngc 2301, Ngc 2343 e M50, mentre alla fine del mese passerà accanto al brillante ammasso aperto Ngc 2362 nella costellazione del Cane Maggiore.

                                                                                                                      G. SPE.

 

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NEL 1985 È STATA ATTRAVERSATA DALLA SONDA INTERNATIONAL COMETARY EXPLORER

La cometa Giacobini-Zinner è stata oggetto di studio della sonda “International cometary explorer” (Ice), che ha attraversato la sua coda di plasma l’11 settembre 1985. L’Ice, nota originariamente come “International sun/earth explorer 3” (Isee-3), è stata lanciata il 12 agosto 1978. Come le precedenti sonde gemelle Isee-1 e Isee-2 era stata progettata per studiare le interazioni del campo magnetico terrestre con il vento solare. Una volta portata al termine la missione, la sua destinazione d’uso è stata modificata per l’esplorazione delle comete. È stata la prima sonda automatica collocata in orbita “halo” (aureola) in un punto di Lagrange, orbitando nel punto L1 del sistema Terra-Sole, nonché la prima sonda a monitorare il vento solare. È stata anche la prima sonda a esplorare una cometa, attraversando la coda della Giacobini-Zinner e avvicinandosi a circa 7.800 chilometri dal suo nucleo.

Dai risultati di una ricerca effettuata nel 2000 è emersa la presenza sulla cometa di materiale organico.

                                                                                             G. SPE.

COMMEMORAZIONE PRESTINENZA E ASCESA AI MONTI ROSSI ALLA RICERCA DEI CRISTALLI DI AUGITE

COMMEMORAZIONE PRESTINENZA E ASCESA AI MONTI ROSSI ALLA RICERCA DEI CRISTALLI DI AUGITE
Domenica 9 settembre, alle 9.15, nel cimitero di Pedara, il presidente prof. Giuseppe Sperlinga, il Consiglio direttivo, i soci e gli amici di Stelle e Ambiente ricorderanno Luigi Prestinenza, indimenticabile cofondatore e primo presidente dell’associazione, nel sesto anniversario della scomparsa.
Seguirà l’escursione con ascesa ai monti Rossi alla ricerca dei cristalli di augite.
Fine attività ore 13.
Raduno alle 8.30 nel parcheggio del parco Gioeni di via Angelo Musco.
DIFFICOLTÀ: FACILE.
PERCORSO A/R: 2 KM.
CONTRIBUTO (OBOLO)
– SOCI SeA: € 2,00
– SOCI CAI, ARCHEOCLUB, ETNAVIVA: € 3,00
– NON SOCI: € 5,00
– I minorenni, gli studenti, i disoccupati e inoccupati sono esonerati dal versamento del contributo.
Info: 3288172095 – 3402161035 (WhatsApp).
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IL CROLLO ANNUNCIATO NELLA GROTTA DI CASSONE

IL CROLLO ANNUNCIATO NELLA GROTTA DI CASSONE

Tanto tuonò che piovve. Fuor di metafora. Per anni, si è temuto il possibile cedimento della volta che presentava inquietanti fratture nel tratto iniziale della grotta di Cassone, tipica galleria di scorrimento lavico formatasi nelle lave dell’eruzione del 1792-93 ubicata nella località omonima del versante orientale dell’Etna, non molto lontana dalla coeva grotta dei Tre Livelli e dal rifugio Sapienza. E, alla fine, il crollo di alcuni frammenti dalla volta della grotta è accaduto. Per fortuna, il fatto pare sia avvenuto mentre fuori imperversavano vento e pioggia battente, con pochi turisti in circolazione nella zona e, soprattutto, nessuno dentro la cavità con o senza guide. Soltanto il caso, dunque, ha voluto che quel giorno nessuno si facesse male o rischiasse di rimanere bloccato all’interno.

La grotta di Cassone, per le sue caratteristiche morfologiche, per il suo andamento pressoché orizzontale e per le sue notevoli dimensioni, è sempre stata una tappa obbligata per le guide che accompagnano i turisti italiani e stranieri sul nostro vulcano. In quella grotta, vi è sempre stato un via vai incredibile di gruppi turistici, non sempre guidati da persone all’altezza del loro compito. Negli ultimi dieci anni, ho avuto modo di incrociare guide responsabili e preparate, ma non sono stati rari i casi in cui mi sono imbattuto con degli irresponsabili che accompagnavano nella cavità visitatori senza il casco speleologico dotato di illuminazione elettrica frontale, con abbigliamento tipico da spiaggia e con ai piedi calzature inadatte, qualcuno persino con gli infradito di gomma (sic!), esponendosi così al rischio di finire rovinosamente sulle lave scoriacee che formano il pavimento della galleria. Ma a minacciare l’incolumità dei visitatori è sempre stato quell’enorme lastrone lavico basculante che incombe sulle teste dei visitatori appena superato l’ingresso. Una decina di anni fa, qualcuno prudentemente delimitò il lastrone e il terreno sottostante con nastro segnaletico, apponendo pure un rudimentale divieto di sosta stampato su cartoncino. Interventi fai da te alquanto rozzi ma efficaci, cui non sono mai seguiti interventi volti a prevenire incidenti da parte di chi di dovere. Si è sempre saputo, dunque, lo stato di pericolosità del tratto d’ingresso della grotta, era noto a tutti, agli speleologi, alle guide turistiche autorizzate e no. E tutto ciò è avvenuto col tacito assenso dei Comuni competente per territorio, Trecastagni e Zafferana Etnea, che avrebbero dovuto impedire l’accesso alla cavità e procedere alla sua messa in sicurezza, monitorando la stabilità del lastrone lavico con opportuni distanziometri per verificare gli eventuali allargamenti delle larghe fenditure che incidono la volta della grotta. Pure il comportamento del Parco dell’Etna non è esente da critiche, visto che non ha mai avviato un progetto di tutela, valorizzazione e fruizione delle oltre 300 grotte sparse sulle pendici e a tutte le quote dell’Etna, cavità naturali che, non è superfluo ricordarlo, sono le uniche gallerie di scorrimento lavico esistenti nell’intera Europa continentale. Il disinteresse mostrato dall’Ente è dimostrato dal fatto che nessuna grotta etnea è stata mai segnalata da apposite tabelle con il nome, lo sviluppo e le caratteristiche morfologiche più importanti, oltre al grado di pericolosità e avvertimenti sul tipo di abbigliamento e calzature a beneficio dei visitatori. Mi risulta che l’unica galleria di scorrimento lavico attualmente provvista di un bel pannello di legno è la grotta della Neve (impropriamente nota pure col nome di grotta dei Ladroni), sulla Mareneve, a poca distanza dal rifugio Citelli, realizzata nell’ambito del progetto “Etna romance”, corredato da un testo redatto con grande competenza dal geologo Carlo Cassaniti e recante otto loghi, tra cui quelli della Regione Siciliana, del ministero dei Beni culturali, dell’Unione Europea, dei Comuni di S. Alfio e Nicolosi. Manca quello del Parco dell’Etna.

A questo punto, qualcuno dirà che da noi se prima non ci scappa il morto nessuno interverrà per porre rimedio. Il fatto è che, purtroppo, i morti ci sono già stati. Non nella grotta di Cassone, ma nella vicina grotta dei Tre Livelli, dove alcuni mesi fa trovò la morte un incauto visitatore che volle spingersi a guardare oltre la catenella che delimita il primo pozzo profondo oltre sei-sette metri. Ebbene, cosa è cambiato da allora? Nulla! La gente ha seguitato a entrare nella grotta dei Tre Livelli e in tutte le altre cavità dell’Etna, dimenticando che molte di esse sono popolate da colonie di pipistrelli, che le utilizzano come rifugio per trascorrervi il lungo periodo di ibernazione invernale e, in estate, sia come nursery dopo la nascita dei piccoli, sia come luogo sicuro per il loro riposo diurno dopo una notte di caccia di insetti di cui si nutrono.

La minaccia di crollo della volta d’ingresso della grotta di Cassone riuscirà a scuotere dal letargo Comuni e Parco dell’Etna? Non è difficile affrontare e risolvere i problemi di tutte le grotte vulcaniche dell’Etna, soprattutto se si tiene conto che gli enti prima citati potranno avvalersi della competenza e professionalità di una decina di gruppi speleologici che da tempo operano nel territorio etneo e che non citeremo per timore di dimenticarne qualcuno nella penna.

GIUSEPPE SPERLINGA

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COMUNICAZIONE IMPORTANTE

AVVISO IMPORTANTE

L’ASSOCIAZIONE STELLE E AMBIENTE  COMUNICA CHE LE PRENOTAZIONI PER LA VISITA DI PALAZZO MANGANELLI E DEL SUO GIARDINO PENSILE, IN PROGRAMMA PER DOMENICA 2 SETTEMBRE 2018, HANNO RAGGIUNTO IL NUMERO MASSIMO CONSENTITO.

PERTANTO, NON E’ PIU’ POSSIBILE ACCETTARE ALTRE PRENOTAZIONI.

CONSIDERATO IL GRANDE SUCCESSO DI ADESIONI PERVENUTECI, VALUTEREMO CON L’AMMINISTRATORE DI PALAZZO MANGANELLI LA POSSIBILITA’ DI REITERARE LA VISITA NELLA PRIMA DOMENICA DI OTTOBRE DI QUEST’ANNO.

 

IL CIELO DELL’EQUINOZIO AUTUNNALE

UNA COMETA NEL CIELO NOTTURNO DI SETTEMBRE 2018

In settembre, le giornate continueranno ad accorciarsi fino all’equinozio d’autunno, che quest’anno cade il 23, giorno in cui la durata del dì e della notte saranno uguali (senza tener conto, ovviamente, della luce dovuta ai due crepuscoli), il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest, passa per il punto omega o punto della Bilancia (l’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica), il circolo di illuminazione divide in due parti uguali i due poli artico e antartico, ha inizio l’autunno nell’emisfero boreale e la primavera in quello australe. Alcuni giorni prima, più precisamente il 17, il Sole passa dalla costellazione del Leone a quella della Vergine, tra le stelle della quale lo vedremo proiettato fino al 30 ottobre. Per gli astrologi, che pretendono di leggere i destini degli umani nel cielo fossile di duemila anni fa, la nostra stella diurna in settembre si troverebbe nella Vergine fino al 23 per poi passare nella Bilancia e rimanervi fino al 23 ottobre: coloro i quali si ostinano a credere nelle previsioni astrologiche sono serviti, perché finora hanno letto l’oroscopo di un altro. Ogni anno solstizi ed equinozi ritardano di circa 6 ore, ma ogni quattro anni tornano indietro di un giorno. Il perché è presto spiegato: ogni anno la Terra non impiega proprio un anno a rivolvere intorno al Sole, ma 365 giorni e 6 ore. Quindi, per tornare nello stesso punto dell’orbita (in questo caso quello dell’equinozio), ogni anno impiega circa 6 ore in più che però sono recuperate ogni quattro anni con un giorno bisestile. Per ciò che riguarda la Luna, sarà all’ultimo quarto il 3, cui seguirà il novilunio il 9, poi il primo quarto il 17 e, infine, il plenilunio il 25.

Il cielo di settembre sarà solcato dalla cometa “21P/Giacobini-Zinner”, che continua ad avvicinarsi al nostro pianeta e il 10 sarà al perielio, vale a dire a 0.39 Unità Astronomiche, che equivalgono a circa 58 milioni di chilometri. Questa cometa appartiene alla famiglia cometaria di Giove e ha un periodo orbitale di 6.6 anni. Tra alcuni giorni raggiungerà la magnitudine 7, vale a dire sarà poco oltre il limite di visibilità a occhio nudo e che, pertanto, per osservarla al meglio occorre dotarsi di un piccolo telescopio oppure di un buon binocolo. L’astro chiomato è visibile nella costellazione di Cassiopea e si potrà ammirarlo sin dalle prime ore della notte. Per la cronaca, la cometa Giacobini-Zinner è stata scoperta dall’Osservatorio di Nizza da Michel Giacobini nella notte del 20 dicembre 1900. Tredici anni dopo, nel secondo passaggio successivo, fu rivista da Ernst Zinner dall’Osservatorio Della città bavarese di Bamberg.

Rapido excursus planetario. Mercurio è ancora visibile a oriente perché sorge un’ora e mezza prima del Sole. Poi, però, il minuscolo pianeta si avvicina al Sole (il 21 sarà in congiunzione con esso) e si renderà inosservabile. Venere continua a tramontare sempre prima e, alla fine del mese, sarà osservabile per una trentina di minuti, assai basso sull’orizzonte occidentale. Il pianeta rosso, Marte, è visibile nella prima parte della notte, inizialmente nel cielo meridionale, poi a Sud-Ovest sempre più basso. Come Venere e Marte, l’altro protagonista nelle notti estive è il gigantesco Giove, che brillerà nelle prime ore della sera e, alla fine del mese, tramonterà poco più di un’ora e mezza dopo il Sole. L’ultimo pianeta visibile a occhio nudo, Saturno, è osservabile appena fa buio, a Sud-Ovest. Urano, invece, è osservabile per tutta la notte: sorge a Est e, a notte fonda, culmina a Sud. Nettuno, che sarà all’opposizione il 7, è osservabile per l’intera notte a Est dopo il tramonto del Sole, culminerà a Sud a mezzanotte e tramonterà a Sud-Ovest prima dell’alba. Il declassato Plutone, capostipite della classe dei Plutoidi, è rintracciabile a Sud tra Marte e Saturno.

Le costellazioni che hanno dominato i cieli di questa bizzarra estate continuano a spostarsi verso l’orizzonte occidentale, al di sotto del quale si tufferanno tra un paio di mesi per lasciare il posto a quelle invernali e, in prima serata, sarà possibile scorgere lo Scorpione con la rossa Antares, seguito dal Sagittario e, più in alto, dall’Ofiuco e da Ercole. In direzione Nord-Ovest continuerà a brillare Arturo, la stella più luminosa della costellazione del Bootes (Bovaro). Pure il Triangolo Estivo, i cui vertici sono formati delle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno, si avvia decisamente a tramontare verso Ovest. Volgendo lo sguardo dalla parte opposta, a Est, vedremo sorgere l’Ariete, che fa da apripista alla costellazione del Toro, preannunciata a sua volta dalla comparsa delle sette sorelle”, le Pleiadi, il famoso ammasso aperto citato dal Verga nei Malavoglia col nome dialettale “Puddara” (la chioccia con i pulcini). Le estese ma poco appariscenti costellazioni del Capricorno, Acquario e Pesci si potranno individuare nell’orizzonte meridionale. Nel cielo di Sud-Est campeggia il grande quadrilatero di Pegaso, il mitico cavallo alato di Perseo, che ci permetterà di individuare, verso Nord-Est, la costellazione di Andromeda con la famosa omonima galassia, seguita dalla “Y” rovesciata di Perseo. Proseguendo in direzione Nord, verso la Stella Polare, ecco la “W” di Cassiopea e, accanto, il suo sposo celeste Cefeo a forma di casetta.

                                                                                              GIUSEPPE SPERLINGA

 

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PALAZZO MANGANELLI, IL SUO GIARDINO PENSILE. E ALTRO…

L’associazione Stelle e Ambiente organizza per domenica 2 settembre 2018 una passeggiata cittadina alla riscoperta di Palazzo Manganelli e del suo favoloso giardino pensile, dell’Ugghia dell’acqua di via Sangiuliano, di Palazzo Platamone, della chiesa di San Placido e dei candelabri bronzei di piazza Università, con brevi soste davanti alle epigrafi e altarini incontrati lungo il percorso.

Guidano il socio Francesco Andronico e i professori Salvatore Arcidiacono e Giuseppe Sperlinga, vicepresidente e presidente dell’associazione.

ABBIGLIAMENTO PERSONALE CONSONO ALLA STAGIONE E A UNA PASSEGGIATA CITTADINA.

FINE ATTIVITÀ: ORE 13.

CONTRIBUTO DI € 10.00 COMPRENDENTE LA VISITA GUIDATA DI PALAZZO MANGANELLI.

Raduno
– ore 8.45 in piazza Manganelli.
Info e prenotazioni: 3288172095 – 3402161035 (WhatsApp).

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UN PIPISTRELLO PER AMICO – INTERNATIONAL BAT NIGHT 2018

UN PIPISTRELLO PER AMICO

In un immaginario concorso di bellezza quali animali selvatici si classificherebbero tra gli ultimi posti, se non addirittura all’ultimo gradino della graduatoria? I pipistrelli, naturalmente! Già i pipistrelli, i Chirotteri per gli zoologi, le Taddaride per i siciliani. Per le abitudini notturne, l’elusivo comportamento e l’aspetto, a torto o a ragione, ritenuto sgraziato, almeno secondo gli standard di bellezza umani, questi innocui mammiferi capaci di volare nel buio assoluto, infatti, hanno da sempre suscitato nell’uomo un forte e istintivo senso di repulsione, che, in passato, si è concretato in una spietata, crudele quanto immotivata persecuzione. Eppure, i pipistrelli meriterebbero un maggior rispetto da parte dell’uomo, perché nelle notti d’estate svolgono un silenzioso e instancabile lavoro di controllo biologico delle popolazioni d’insetti. Per fare un esempio concreto, un pipistrello del peso di appena 5-6 grammi (come quelli che si vedono volare intorno ai lampioni delle nostre città) in una sola notte è in grado di divorare da duemila a cinquemila zanzare. Per non dire che essi distruggono numerose specie di insetti nocive per l’agricoltura, fornendo così un prezioso aiuto alle attività agricole. Purtroppo, l’uso massiccio e indiscriminato di insetticidi nel campo dell’agricoltura per eliminare gli insetti dannosi ha avvelenato l’ambiente e tra i primi esseri viventi a subirne le conseguenze sono proprio loro, i pipistrelli, i quali, nutrendosi esclusivamente di insetti, accumulano sostanze tossiche nei loro tessuti, che possono causarne la morte.

Dove vivono i pipistrelli? Non essendo in grado di costruire nidi né scavare tane per ripararsi da condizioni climatiche avverse, dai predatori o comunque da fattori di disturbo utilizzano rifugi già esistenti, quali sono le cavità degli alberi, i sottotetti e le cantine dei palazzi, le grotte, le cavità artificiali, le cave, persino l’interno dei mattoni forati se attraverso un buco comunicano con l’esterno. Negli ultimi decenni, però, il numero dei pipistrelli è in forte diminuzione in tutto il continente europeo, minacciati come sono sia dall’inquinamento ambientale, sia dalla drastica riduzione o addirittura scomparsa di rifugi sicuri dove riposare durante le ore diurne o dove proteggersi dai rigori del clima invernale in stato di ibernazione. Sicuramente, una volta i pipistrelli potevano contare su una maggiore disponibilità di rifugi tra le case rurali, soffitte, cantine e fessure di ogni genere dove ripararsi. Altrettanto non può dirsi oggi, perché i nuovi edifici sono assai più poveri di rifugi per i pipistrelli. Occorre, dunque, mettere in atto alcuni accorgimenti per proteggerli e favorire la loro presenza nelle nostre città. Come già detto, vi sono valide ragioni per affermare che, negli ultimi tempi, si è verificato un brusco e preoccupante calo numerico delle popolazioni di pipistrelli. Altre cause, oltre a quelle precedentemente individuate, che hanno determinato la rarefazione di questi innocui utili animali, sono quasi tutte riconducibili a incendi, al taglio dei vecchi alberi, all’eliminazione delle siepi, al disturbo nelle grotte arrecato dai troppi visitatori molti dei quali poco rispettosi nei confronti dei pipistrelli e, perché no, pure all’atavica ignoranza dell’uomo che ancora oggi associa la visione dei pipistrelli a superstizioni dure a morire: sono ciechi e si attaccano alle fluenti chiome femminili, succhiano il sangue, portano sventura se entrano nelle case e altre amenità simili.

Ma se dalle nostre parti si continua a perseguitarli, altrove sono rispettati e amati, come in Cina dove sono ritenuti animali portafortuna. La città spagnola di Valencia ha fatto una scelta che è solo apparentemente bizzarra: ha per simbolo il pipistrello! Ma perché i valenciani ritengono il pipistrello così importante al punto da farlo apparire nel loro stemma cittadino? Narra una leggenda che mentre i Cristiani assediavano la città, gli Arabi avevano progettato di attaccarli durante la notte. Ma un pipistrello, volando, finì per rimanere intrappolato in un tamburo degli assediati. Il rumore che provocò fu tale da svegliare i Cristiani che dormivano nei loro accampamenti, i quali furono così in grado di respingere il contrattacco riuscendo a riconquistare la città. Gli abitanti di Valencia, grati, inserirono nello stemma la silhouette di un pipistrello che sormonta la corona reale. La figura stilizzata di un pipistrello appare pure nello scudetto applicato sulle maglie dei calciatori della squadra di calcio del Valencia.

Allo scopo di limitare il numero delle zanzare e, nello stesso tempo, di contribuire alla conservazione dei pipistrelli sono stati realizzati dei rifugi artificiali consistenti in piccole casette di legno, denominate “Bat Box”. Si tratta di modelli opportunamente studiati per attrarre le specie di pipistrelli che frequentano anche gli ambienti urbanizzati. Quando tali rifugi saranno colonizzati, avremo per alleato un formidabile spietato cacciatore di insetti e ciò ci consentirà di lasciare sugli scaffali del supermercato gli insetticidi o in farmacia le creme repellenti antizanzara di cui finora abbiamo fatto largo uso, soprattutto nella stagione estiva. Ciò fornirà, altresì, un notevole contributo al monitoraggio dei pipistrelli presenti nell’area metropolitana in cui si vive.

In questa prospettiva, una decina di anni fa tra l’allora Provincia regionale di Catania e il centro di ricerca Cutgana dell’ateneo catanese si stipulò un accordo di collaborazione che si concretò in un progetto sperimentale per il capoluogo etneo: per la prima volta furono installate sulle pareti degli uffici di via Novaluce una quindicina di bat box allo scopo di attirare i pipistrelli e fare in modo che essi li potessero colonizzare collocando le casette di legno a quattro-cinque metri dal suolo sui muri e qualcuna pure sui tronchi di alcuni alberi. Purtroppo, dopo circa un anno, il progetto non ebbe alcun seguito per le solite pastoie burocratiche che ostacolarono il sostegno finanziario dell’operazione.

Ma se, a quel tempo, due enti pubblici importanti in quella circostanza alzarono la bandiera bianca della resa, quelle che non si sono mai arrese sono le associazioni impegnate nella divulgazione naturalistica e tutela della fauna selvatica, le scuole di ogni ordine e grado, persino singoli cittadini (sono sempre più numerosi coloro che chiedono notizie e informazioni sulle bat box e dov’è possibile acquistarle, mentre qualcuno più intraprendente addirittura le auto costruisce), contribuendo così a portare avanti quella che è da tutti considerata una battaglia di civiltà in difesa dei pipistrelli. Per fare un solo esempio, l’associazione Stelle e Ambiente di Catania è tra le più attive e impegnata in prima linea in questa attività finalizzata alla divulgazione scientifica sulla biologia dei pipistrelli e alla loro protezione. Grazie al versamento volontario di piccoli oboli dei soci e dei simpatizzanti, l’associazione catanese (che non fruisce di finanziamenti pubblici né comunali né regionali, che invece sono erogati a pioggia quando si tratta di foraggiare sagre paesane di tutte le tipologie) è riuscita ad acquistare una dozzina di bat box da donare alle scuole o a sodalizi confratelli che aderiscono al progetto di salvaguardia dei pipistrelli locali. Il progetto è semplice nella sua struttura: inizialmente si svolgono uno o più seminari in aula sulla biologia dei pipistrelli rivolti ad alunni e insegnanti; a seguire, su una parete precedentemente individuata, si procederà all’applicazione della casetta di legno, per l’installazione della quale occorre praticare col trapano un piccolo foro per fissare il tassellino su cui avvitare la bat box.  La prima scuola che aderì, quattro anni orsono, fu l’istituto comprensivo statale “Alessandro Manzoni” di Catania, dove però non fu possibile installare la bat box per il divieto assoluto di praticare un foro di 5 millimetri (sic!) sulla parete di un edificio storico, qual è il palazzo ex Gil di via Plebiscito. È andata meglio con l’istituto comprensivo statale “Edmondo De Amicis” di Tremestieri Etneo, a pochi chilometri da Catania, dove grazie alla sensibilità della preside professoressa Tiziana Palmieri e della docente di Scienze professoressa Giusy Provenzano è stato possibile applicare la casetta di legno su una parete dell’edificio scolastico. La terza casetta per pipistrelli è stata donata lo scorso 19 luglio al Circolo Sartorius von Waltershausen di Legambiente di Acireale e sarà applicata su una parete dei ruderi dell’antica Fortezza del Tocco, all’inizio del suggestivo sentiero delle Chiazzette che si snoda all’interno della Riserva naturale orientata “La Timpa” dalla strada statale 114 fino al borgo marinaro di Santa Maria La Scala.

Quest’ultima iniziativa era inquadrata nell’ambito della ventiduesima edizione della “International Bat Night” (Notte internazionale del pipistrello) e ha avuto l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul ruolo insostituibile svolto dai pipistrelli nell’ambiente naturale e nelle nostre città: dopo la conversazione accompagnata da immagini da parte di chi scrive nelle vesti di presidente di Stelle e Ambiente su “I pipistrelli tra storia, scienza, leggende e credenze popolari” seguita con grande attenzione da oltre settanta persone di tutte le età, è stata donata alla presidente dottoressa Sarah Leonardi del circolo acese di Legambiente una bat box. A conclusione della serata non potevano mancare le osservazioni astronomiche con i telescopi per ammirare i crateri della Luna al primo quarto e i pianeti Giove e Saturno, messi a disposizione da Stelle e Ambiente e manovrati da Stefano Distefano, Danilo Longo e Iorga Prato.

Cos’è l’International Bat Night è presto detto. È una campagna di sensibilizzazione su scala mondiale che si prefigge lo scopo di mettere in evidenza la necessità della conservazione dei pipistrelli e degli habitat di questi animali. Ogni anno, durante l’ultimo fine settimana di agosto, ma gli organizzatori locali sono liberi di scegliere altre date se più convenienti, gli appassionati di pipistrelli organizzano eventi come osservazioni di pipistrelli, workshop, seminari e mostre. Quella di quest’anno è la ventiduesima edizione (la prima si è svolta nel lontano 1997) e si tiene oltre 30 Paesi del mondo.

Contrariamente a ciò che molti ritengono, i pipistrelli posseggono gli occhi e che utilizzano quando c’è la luce. Ma, allora, come fanno a orientarsi in volo nell’oscurità assoluta? Essi per orientarsi mentre volano, per catturare le prede e scansare gli ostacoli e sfuggire ai predatori nella completa oscurità non utilizzano la vista, ma un sofisticato sistema basato sulla emissione di ultrasuoni, che com’è noto sono dei suoni a frequenza altissima (15.000-120.000 hertz) che l’orecchio umano non è in grado di percepire. Questo sistema è chiamato ecolocalizzazione, una sorta di sonar su cui si è ispirato l’uomo per costruire gli ecoscandagli di cui sono dotati le navi. I pipistrelli producono gli ultrasuoni con la laringe e l’emissione avviene in due diversi modi, a seconda della specie. I Rinolofidi (noti col nome di “Ferro di cavallo”) emettono i suoni attraverso le narici e la particolare escrescenza nasale a forma di ferro di cavallo serve a migliorare la direzionalità del fascio ultrasonico. I Vespertilionidi e i Molossidi, invece, emettono gli ultrasuoni dalla bocca, a eccezione degli Orecchioni, che li emettono dal naso come i Rinolofidi. Ecco come funziona il sonar dei pipistrelli, che assai più sofisticato di quello costruito dall’uomo perché non ha alcuna zona d’ombra. Quando gli ultrasuoni emessi dall’animale raggiungono un insetto o un ostacolo rimbalzano su di esso, sono riflessi e tornano indietro, producendo un’eco di ritorno le cui onde sonore sono percepite dall’orecchio sensibile del pipistrello. Il pipistrello in volo riceve in tal modo delle preziose informazioni sulla natura dell’oggetto colpito, sulla sua posizione e sui suoi movimenti, consentendo a esso di orientarsi in volo, di evitare gli ostacoli e di identificare, localizzare e catturare le prede di cui si nutre.

Utilizzando uno strumento elettronico rilevatore di ultrasuoni, chiamato “bat-detector”, gli studiosi riescono a convertire gli ultrasuoni in suoni udibili. Sono cioè in grado di sentire con le proprie orecchie le emissioni sonore dei pipistrelli. È grazie all’uso di questo strumento che è possibile rilevare la presenza di pipistrelli in attività in una data area o in una grotta e di fare una stima del loro numero. Alcuni di tali dispositivi elettronici sono in grado di registrare le emissioni dei pipistrelli per poi sottoporle a un’analisi successiva. Utilizzando appositi software, infatti, è possibile identificare un buon numero di specie e per il loro riconoscimento ci si avvale del confronto con i suoni raccolti in una banca dati e di analisi statistiche.

Come detto prima, la maggior parte dei pipistrelli europei è costituita da insettivori (ma non disdegnano, quando capita, i ragni, che insetti non sono) e la loro attività di caccia si svolge esclusivamente durante la notte: le prede sono localizzate mediante gli ultrasuoni e sono catturate principalmente in volo, ma anche sulle piante, sui muri, sull’erba, sulle siepi, posate al suolo o sulle superfici d’acqua. È stato calcolato che una popolazione di pipistrelli all’interno di una grande area urbana può consumare fino a 14 tonnellate di insetti in una sola notte. Ecco il motivo per cui questi animali risultano essere fondamentali contro le zanzare, perché sono un micidiale insetticida non inquinante offerto gratuitamente dalla Natura. Ma vi sono pure pipistrelli che si nutrono essenzialmente di polline e nettare, altri che si cibano di piccoli mammiferi, uccellini, lucertole e rane, ma in genere si nutrono anche di frutta e insetti, altri ancora che vanno a caccia di pesci sott’acqua o sulla sua superficie, che riesco a catturare utilizzando i possenti artigli a uncino all’estremità delle dita delle zampe inferiori. Stiamo parlando del “Vespertilio dalle dita lunghe” (Myotis capaccinii), un piccolo pipistrello del peso di meno di dieci grammi, di cui si pensava che si nutrisse solo di insetti, ma una quindicina di anni fa gli scienziati hanno scoperto nelle sue feci tracce di lische e scaglie di pesce.

Non sono presenti, invece, nel continente europeo due temibili specie di pipistrelli. La prima è quella dei Vampiri, pipistrelli che si nutrono davvero del sangue di grossi mammiferi (uomo compreso), la cui diffusione è limitata all’America meridionale: dopo aver inciso la pelle con gli incisivi affilatissimi, si attaccano alla preda grazie alla bocca conformata a mo’ di ventosa e succhiano il sangue dei malcapitati animali di allevamento (di solito mucche), i quali rischiano di morire dissanguate, perché nella saliva del vampiro è presente una sostanza anticoagulante. Come se non bastasse, essi corrono il rischio di contrarre il virus della rabbia, con conseguenti gravi danni economici degli allevatori, i quali non esistano a sparare tutte le volte che sorprendono un vampiro. Altri pipistrelli assai temuti dai coltivatori sono le “Volpi volanti” appartenenti alla famiglia degli Pteropodidi, l’unica del sottordine dei Megachirotteri, perché si nutrono di cospicue quantità di frutta. Le specie di questa famiglia sono diffuse nella zona tropicale del Vecchio Mondo: nell’Africa subsahariana, nel Vicino Oriente, nella penisola Arabica meridionale, nel subcontinente indiano, in diverse isole dell’Oceano Indiano, in Indocina, nella Cina meridionale, in Indonesia, nelle Filippine fino alle coste dell’Australia, della Melanesia, per spingersi fino alle isole più remote della Polinesia, dove sono gli unici mammiferi autoctoni.

La vita dei pipistrelli è regolata da una serie di eventi stagionali che si ripetono ciclicamente anno dopo anno. In inverno, la diminuzione della temperatura e la ridotta disponibilità di prede spingono i pipistrelli a ricoverarsi nei rifugi invernali e s’inizia il periodo di ibernazione, durante il quale le attività metaboliche si riducono al minimo e la sopravvivenza è affidata alle riserve di grasso sottocutaneo. In primavera, gli animali si risvegliano dal lungo sonno invernale e migrano verso i rifugi estivi, dove di giorno stanno in uno stato di torpore (o lieve letargia) e la sera escono in volo per dedicarsi alla caccia notturna. A primavera inoltrata, le femmine fecondate si riuniscono in rifugi caldi, formando delle colonie numerose in cui convivono spesso specie diverse. Durante l’estate, in queste “nursery” avranno luogo parto (di solito, viene alla luce un solo figlio, raramente il parto è gemellare) e allattamento dei piccoli. A fine estate, le femmine si disperdono e s’inizia il periodo degli accoppiamenti, che si concentra in autunno (raramente in inverno). All’accoppiamento, non segue la fecondazione, perché nei pipistrelli è ritardata e si verifica nella primavera successiva.

In Italia, i Chirotteri sono protetti dalla legge da quasi ottant’anni. La loro uccisione, infatti, è proibita a norma di legge (art. 38 della legge sulla caccia N. 1016 del 5/6/1939, successivamente aggiornata con la legge n. 157 del 11/2/92). Purtroppo, però, proibire l’uccisione diretta dei pipistrelli non significa proteggerli. Di fatto, anche la sola azione di disturbo ai rifugi può mettere in serio pericolo la sopravvivenza di intere popolazioni.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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I PIPISTRELLI NELLA LETTERATURA E NELLA STORIA

I pipistrelli hanno sempre occupato posti di rilievo nella letteratura, nelle favole, nell’arte, nel teatro, nel cinema, nei fumetti, nella filatelia, nella religione, persino nella storia. Sicuramente, l’associazione più comune con il pipistrello è quella con i vampiri, il conte Dacula docet, oppure quella di una strega nel suo antro intenta a preparare pozioni e filtri magici mentre lucubri e inquietanti pipistrelli svolazzano sopra la testa della vecchia megera. È altrettanto vero, però, che in altri casi i pipistrelli rappresentano un simbolismo positivo, come Batman, per esempio, il supereroe che protegge la città di Gotham e le cui gesta sono narrate nei fumetti e nella filmografia mondiale.

In campo storico, una utilizzazione criminale dei poveri pipistrelli era prevista nel “Progetto x-ray”, il programma segreto americano di bombardamento con uccelli e pipistrelli nella seconda guerra mondiale. il progetto fu portato avanti e i test furono assai promettenti. Purtroppo, per i militari statunitensi, ma per fortuna dei pipistrelli, i responsabili del progetto dichiararono che la loro arma sarebbe stata pronta nella seconda metà del 1945, cioè quando finirono le ostilità belliche. Altro progetto criminale che avrebbero dovuto avere come protagonisti, loro malgrado, pipistrelli addirittura incendiari! Dopo il distruttivo attacco giapponese di Pearl Harbour, gli americani idearono l’incredibile progetto di usare i pipistrelli per colpire le città giapponesi. Sulla carta, l’idea non era affatto peregrina, perché molti edifici delle città nipponiche erano costruzioni in legno, bambù e carta, facili da incendiare e gli impianti industriali erano disseminati ovunque, cioè erano obiettivi difficili da colpire con bombardamenti convenzionali.  Si potrebbe obiettare: perché utilizzare proprio i pipistrelli? Semplicemente perché i pipistrelli presentavano i seguenti vantaggi: sono in grado di trasportare più del loro peso corporeo; volano di notte; s’ibernano rendendo semplice la loro gestione e trasporto; in Messico vi sono caverne che ospitano centinaia di migliaia di pipistrelli, che una volta catturati erano dotati di una carica incendiaria e poi lanciati in speciali gabbie dotate di paracadute dai bombardieri “B-24 Liberator”. Si pensi che una decina di B-24 potevano lanciare un milione di pipistrelli sul territorio giapponese in una sola notte. Secondo i calcoli degli esperti militari americani, i simpatici “topi volanti” durante le ore diurne avrebbero cercato rifugio all’interno di case, solai e altre costruzioni, fino al momento in cui un timer avrebbe fatto detonare pipistrello-bomba e incendiato l’area circostante. Per fortuna dei pipistrelli, neppure questo progetto fu portato a compimento.

La cittadina portoghese di Coimbra ospita una delle più belle e antiche università del mondo, fondata nel 1290, tanto che, nel 2013, è stata inserita dall’Unesco nella lista del “Patrimonio dell’Umanità”. All’interno, la luce proviene dai riflessi degli stucchi dorati. E di luce meno ce n’è, meglio è, per i piccoli ospiti permanenti della biblioteca, che non sono topi di biblioteca, ma si tratta di pipistrelli. Oltre all’importantissima collezione di antichi volumi, che comprende opere di medicina, geografia, storia, discipline umanistiche, scienze, diritto, filosofia e teologia, la particolarità di questo monumento nazionale portoghese è la presenza di una colonia di pipistrelli che abita tra gli scaffali. E nessuno si sognerebbe mai di sfrattarli, perché queste simpatiche bestiole contribuiscono a preservare i preziosi libri e documenti gelosamente custoditi andando a caccia di tarli, tarme e altri fastidiosi insetti dalla spiccata predilezione per la carta.

Esopo ci ha tramandato tre favole che sono tre autentiche perle di saggezza che hanno come protagonisti i nostri amici chirotteri. Ne “Il pipistrello, il rovo e il gabbiano” è spiegata l’origine dell’abitudine del pipistrello di volare solo di notte; ne “Il pipistrello e le donnole” spiega che non bisogna ricorrere sempre agli stessi espedienti, ma adattarli alle circostanze; ne “L’uccellino e il pipistrello”, infine, ci ammonisce che nella vita è necessario essere previdenti.

Luigi Pirandello nella sua famosa novella “Il pipistrello” vede il chirottero come una “bestia schifosa”, che con il suo svolazzare impauriva l’attrice protagonista Gàstina, durante le rappresentazioni teatrali della commedia, perché temeva che questo potesse impigliarsi fra i suoi bellissimi capelli lunghi.

Nel melodramma spicca la più celebre operetta di Johann Strauss Jr. “Il pipistrello” (Die Fledermaus, La Chauve-Souris) su libretto di Carl Haffner e Richard Genée.

In campo artistico, nel suo capolavoro “La caduta degli angeli ribelli”, Giambattista Tiepolo raffigura i ribelli sconfitti e condannati con ali di pipistrello e code di rettile. Del resto, nella iconografia cattolica, rappresenta Satana e tutti i diavoli dell’Inferno con le nere ali di pipistrello, mentre gli angeli portano alle spalle le candide ali della colomba. Ma è pur vero che il Moretto (al secolo Alessandro Bonvicino) riabilita i pipistrelli con il suo celeberrimo quadro “La Madonna con ali di pipistrello”.

  1.         SPER.

 

 

 

 

 

 

ALCUNE DELLE PIÙ DIFFUSE CREDENZE SUI PIPISTRELLI, TUTTE INFONDATE E PRIVE DI FONDAMENTO SCIENTIFICO.

I pipistrelli se urinano sui capelli di un uomo inducono una immediata calvizie nel malcapitato.

I pipistrelli si afferrano ai capelli senza più riuscire a districarsi.

I pipistrelli si cibano di sangue umano.

L’assunzione di occhi di pipistrello protegge dalla sonnolenza.

Un pipistrello vivo inchiodato sull’uscio di casa preserva la casa dagli spiriti maligni e dai malefici.

Mettendo gocce di sangue di pipistrello sotto il guanciale di una donna si favorisce il concepimento.

Con i pipistrelli è possibile ricavare una pozione che tiene lontano formiche, bruchi, cavallette, ed è un ottimo antidoto contro il morso di serpente.

Il sangue di pipistrello serve per preparare pozioni afrodisiache.

Trafiggendo un pipistrello e badando che rimanga vivo, unendo poi il dorso dell’animale al proprio e stringendoselo poi al petto sino alla sua morte, ci si preserva dall’itterizia.

Di notte i pipistrelli si calano nelle case per succhiare il sangue ai bambini e per accecare le persone.

I pipistrelli sono ciechi.

L’arrivo dei pipistrelli preannuncia una disgrazia o l’arrivo di una tempesta.

In Finlandia si crede che di notte l’anima del dormiente lascia il corpo sotto forma di pipistrello per poi ritornarci al mattino seguente.

In Bosnia-Erzegovina si crede che per rendere l’amata malleabile è utile mettere alcuni peli di pipistrello in una bevanda da offrirle oppure sfiorarla con un osso di pipistrello, ovviamente senza farsi notare.

Nell’antico Egitto si credeva che mescolando l’urina del pipistrello con la bile di una carpa del Nilo e il succo della ruta selvatica si potessero curare i disturbi visivi.

Nei Paesi arabi per curare l’ischialgia occorre ingerire pipistrelli cotti in olio di sesamo, per l’asma invece è meglio cuocerli in olio di gelsomino.

In India la pelle appena estratta dei pipistrelli serve a lenire i dolori provocati dal colpo della strega e dai reumatismi.

Per vedere nella notte ci si deve spalmare la faccia con sangue di pipistrello.

 

  1. SPER.

 

 

IL MOLOSSO DI CESTONI, LA TADDARITA PER ANTONOMASIA

Erano le 22 di un giorno d’inizio estate di oltre quarant’anni fa quando squilla il telefono di casa (a quel tempo non esistevano i cellulari). Il preside di un liceo, che occupava l’ultimo piano di un antico edificio nel cuore del centro storico di Catania, mi cercava per dirmi che era entrata “una taddarita” nella grande stanza della presidenza e non sapeva come cacciarla via. Senza perdere un istante, mi reco subito a scuola. Ma, al mio arrivo, il problema era stato risolto con un assestato quanto fatale colpo di manico da scopa: qualcuno, infatti, era riuscito a spezzare la colonna vertebrale del malcapitato pipistrello, il quale giaceva sul pavimento, in un angolo della stanza. Con malcelato disappunto, feci notare che nonostante avessi dato istruzioni di spegnere le luci, aprire la finestra e uscire dalla stanza per alcuni minuti in modo da dare il tempo al pipistrello di andarsene, si preferì scegliere la soluzione finale. Raccattato da terra il povero animale, mi accorgo con grande stupore e meraviglia che quello che avevo tra le mani non era un pipistrello qualsiasi, ma uno splendido esemplare adulto di Molosso di Cestoni (Tadarida teniotis Rafinesque, 1814). Sistemato l’animale in una scatola di cartone, la mattina successiva lo consegno al curatore del museo di Zoologia annesso all’Istituto policattedra di Biologia animale dell’Università di Catania (oggi, sezione di Biologia del dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali), a quel tempo diretto dall’indimenticabile prof. Marcello La Greca.

Un aneddoto, questo, che la dice lunga sul rapporto tra l’uomo e i pipistrelli, sul conto dei quali continuano a circolare maldicenze di ogni tipo e si nutrono irrazionali pregiudizi. Ma, torniamo al Molosso di Cestoni. Fu catturato e descritto per la prima volta in Sicilia, nel 1814, dal naturalista americano di origine franco-tedesca Constantine Samuel Rafinesque-Schmaltz (1783-1840), durante il suo soggiorno nella nostra isola, dal 1805 al 1815. Unico chirottero molosside italiano ed europeo, è una specie di taglia medio-grande e ha un volo rapido, rettilineo, tra 10 e 20 metri di altezza. Caccia, infatti, sopra i palazzi, le torri-faro e i lampioni usati per l’illuminazione dei campi sportivi. L’intensissima luce emessa da tali diffusori luminosi ne impedisce l’avvistamento, ma la sua presenza è rivelata dagli “schiocchi” acuti emessi con regolarità. Emette pure ultrasuoni sotto forma d’impulsi a frequenza quasi costante di 11-12 kHz, udibili anche dall’orecchio umano.

Questo pipistrello si distingue da tutti gli altri della nostra fauna chirotterologica per avere una lunga coda non compresa nell’uropatagio, che è la membrana alare compresa tra le zampe posteriori. L’adulto non supera i 50-60 grammi di peso, ha grandi occhi, orecchie triangolari unite anteriormente alla base con il trago (la piccola sporgenza cartilaginea situata davanti al canale uditivo) molto ridotto e antitrago più sviluppato del primo, il corpo ricoperto da una fitta pelliccia corta e soffice, con il dorso di colore grigio-cenere o grigio-brunastro con la base dei peli biancastra, mentre le parti ventrali sono più chiare. Il muso è allungato, con il labbro superiore che si estende ben oltre a quello inferiore ed è ricoperto da pliche cutanee e da piccole setole.

Il Molosso di Cestoni è un animale elusivo, la sua presenza è stata segnalata dal livello del mare fino a 2.300 metri di altitudine, predilige vivere nelle grotte o nelle fessure di pareti rocciose, dove forma gruppi costituiti da pochi fino a 400 individui. Ma ha pure sviluppato una spiccata sinantropia. È, infatti, possibile rinvenirlo negli ambienti urbani, negli interstizi di antichi edifici, nei campanili delle chiese, nei grattacieli e nei palazzi moderni, persino nei cassoni delle persiane. Nelle città piccole o grandi vanno alla ricerca d’insetti di cui si nutre, in particolare di falene, coleotteri, ditteri e neurotteri, catturati fino a 150 metri dal suolo, la caccia dei quali s’inizia al crepuscolo e prosegue senza soste, pure con il cattivo tempo, per tutta la notte. Per entrare in ibernazione occorre che faccia veramente freddo, ma non si può dire che raggiunga uno stato di profonda letargia. Il suo è un sonno leggero, si tratta piuttosto di un torpore che lo induce al risveglio qualora il clima dovesse momentaneamente migliorare. Le femmine raggiungono la maturità sessuale già nel primo anno di vita, si accoppiano in inverno inoltrato o in primavera, e tra giugno e luglio partoriscono un solo piccolo. L’aspettativa di vita di questi pipistrelli supera i dieci anni.

Negli ultimi decenni, grazie allo sviluppo delle tecniche di rilevamento con rilevatori di ultrasuoni (“bat-detector”), è stato possibile rilevare la presenza di questi pipistrelli in quasi tutte le regioni italiane. A livello planetario, Tadarida teniotis ha un’ampia distribuzione geografica che comprende Portogallo, Spagna, Baleari, Canarie, Francia meridionale, Svizzera, Italia peninsulare, Sicilia, Sardegna, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Macedonia, Serbia, Albania, Bulgaria, Grecia, Creta, Turchia, Armenia, Azerbaijan, Georgia, Cipro, Malta, Caucaso meridionale, Israele, Giordania, Libano, Siria, Iraq occidentale, Iran centro-settentrionale, Kazakhstan meridionale, Uzbekistan meridionale, Kyrgyzstan centro-settentrionale, Tajikistan, Turkmenistan, Afghanistan centro-orientale, Nepal orientale, Stati indiani del Sikkim e dell’Assam, Bhutan, Bangladesh, Myanmar settentrionale, provincia cinese dello Yunnan settentrionale, Marocco e Algeria settentrionali, Tunisia, Libia nord-occidentale e nord-orientale. Per tale motivo, la Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN Red List) considera questa specie a rischio minimo. Nella nuova “Lista Rossa” italiana appartiene alla categoria delle specie a basso rischio e rientra nell’allegato IV della direttiva “Habitat”.

Il lettore si sarà sicuramente posto alcune domande. Anzitutto, si sarà chiesto, perché questi pipistrelli sono chiamati “molossi” e chi era il Cestoni. Com’è facile intuire, il nome “molosso” deriva dalla somiglianza del muso di questi pipistrelli con quello dei grossi e robusti cani da guardia dell’antica tribù greca dei Molossi dell’antico Epiro per via del fatto che il labbro superiore presenta delle pliche penzolanti che ricorda, appunto, quello del cane molosso o del bulldog. Diacinto (o Giacinto) Cestoni (1637-1718), invece, era lo speziale di Cosimo III Granduca di Toscana, ma soprattutto un insigne naturalista nativo di Montegiorgio (Fermo) ma vissuto a Livorno, convinto oppositore della generazione spontanea, tanto da guadagnarsi la stima di Francesco Redi e Antonio Vallisneri, descrisse la malattia della scabbia e l’acaro responsabile di questa malattia parassitaria umana. Il nome generico “Tadarida” deriva il termine dialettale siciliano “taddarita”, che a sua volta ha un’origine greca. L’olotipo del genere Tadarida, infatti, come già detto, fu catturato nel 1814 dal naturalista Constantine Samuel Rafinesque-Schmaltz, il quale fu il primo a descriverlo e ad assegnarne il nome, durante il suo soggiorno a Palermo. Verosimilmente, Rafinesque avrà chiesto alla gente del luogo con quale nome era chiamato il pipistrello e avuta come risposta “taddarita” decise per “Tadarida” (con una sola “d”) quale nome del genere. Ciò non deve stupire, perché in passato era una pratica assai diffusa da parte degli studiosi rivolgersi ai popolani per conoscere il nome con il quale indicavano specie animali e vegetali o toponimi per poi utilizzarli in nomenclatura, spesso storpiandoli. Basti pensare, a esempio, alla Serra del Solfizio, sull’Etna, nome apposto dai topografi piemontesi dopo aver chiesto ai pastori, i quali conoscevano il luogo come “Serra del Salifizio”, cioè dello scorpione, come è chiamato nel Catanese tale aracnide. L’aggettivo specifico “teniotis” deriva invece dal sostantivo latino femminile “taenia”, che significa “nastro”, e da quello greco neutro “us” (genitivo “otos”) che vuol dire “orecchio”, probabilmente perché “l’attacco interno del padiglione auricolare forma una plica cutanea che medialmente si unisce quasi con quella dell’altro lato”.

Infine, Rafinesque. Personaggio dal comportamento eccentrico, bizzarro, scorbutico, distratto, sciatto e trasandato nel modo di vestire, spesso oggetto di scherno e beffe pesanti, paranoico, egli fu, forse, il più grande tra i primi naturalisti dell’Ottocento, per molti anni dimenticato o citato solo con disprezzo, con molteplici interessi scientifici che andavano dalla zoologia, alla botanica, dalla malacologia alla meteorologia, alla chimica, all’astronomia.

 

  1. SPER.

 

 

 

 

 

 

 

 

LE QUATTRO FAMIGLIE DEI PIPISTRELLI SICILIANI

 

Famiglia: Rhinolophidae

Ferro di Cavallo minore (Rhinolophus hipposideros)
Ferro di Cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum)
Ferro di Cavallo Mediterraneo o Rinolofo Euriale (Rhinolophus euryale)

Rinolofo di Mehely (Rhinolophus mehelyi)

Famiglia: Vespertilionidae                                                        

Vespertilio di Capaccini (Myotis capaccinii)

Vespertilio di Daubentòn (Myotis daubentoni)
Vespertilio mustacchino (Myotis mystacinus)
Vespertilio smarginato (Myotis emarginatus)
Vespertilio di Bechstein (Myotis bechsteinii)

Vespertilio maggiore (Myotis myotis)

Vespertilio di Blyth (Myotis blythii)

Vespertilio di Natterer (Myotis nattereri)

Vespertilio mustacchino (Myotis mystacinus)

Nottola comune (Nyctalus noctula) (?)
Nottola gigante (Nyctalus lasiopterus)
Seròtino comune (Eptesicus serotinus)
Pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus)
Pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii)
Pipistrello di Savi (Hypsugo savii)

Pipistrello di Nathusius (Pipistrellus nathusii)
Orecchione meridionale (Plecotus austriacus)
Barbastello (Barbastella barbastellus)

Famiglia: Miniotteridi

Miniottero (Miniopterus schreibersii)

 

Famiglia: Molossidae

Molosso di Cestoni (Tadarida teniotis)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIPISTRELLI E SOGNI

Per la tradizione popolare, sognare:

– un pipistrello significa pericolo per la salute;

– di prendere un pipistrello: dispiaceri in famiglia;

– di uccidere un pipistrello: ci sono nemici nascosti;

– di essere toccati da un pipistrello: disgrazia improvvisa;

– che un pipistrello si attacca ai capelli: malattia agli occhi o gravi preoccupazioni;

– un pipistrello che vola dentro casa: il progetto che stai portando avanti ti preoccupa e non è sicuro;

– di vedere tanti pipistrelli: grave perdita;

– un pipistrello bianco: morte di un familiare.

In tempi moderni, invece, sognare:
– un pipistrello bianco significa progetti innovativi;
– pipistrelli in caccia: vivere in armonia con l’ambiente e affrontare positivamente i cambiamenti;
– un pipistrello che volteggia in casa: pensieri da chiarire;
– un pipistrello vampiro in sogno, rappresenta una persona che ti influenza negativamente e che mente.

 

PIPISTRELLI E CABALA

Numeri da giocare al Lotto

– Pipistrello = 70

– Vedere un pipistrello = 46

– Essere toccati da pipistrello = 45

– Tanti pipistrelli = 3

– Ammazzare un pipistrello = 12

– Prendere un pipistrello = 48

– Sognare un pipistrello bianco = 7

 

 

COME SCOPRIMMO LA GROTTA DELLA DINAMITE (BELPASSO – ETNA SUD-OVEST)

COSÌ SCOPRIMMO LA GROTTA DELLA DINAMITE

In un pomeriggio d’inizio estate del 1976, alcuni giovani speleologi del Gruppo Grotte Catania del Cai sezione dell’Etna, tra cui chi scrive, erano impegnati in una attività di prospezione alla ricerca di grotte nelle lave del 1669 in territorio di Belpasso, dove si stava realizzando il villaggio delle Ginestre. Gli sbancamenti lavici operati dalle ruspe erano stati imponenti e se esse avessero intercettato una grotta sarebbe stata individuata. Mentre si percorreva la via del Pettirosso, infatti, l’attenzione di tutti fu attratta da una larga fessura ai bordi della strada: la ruspa aveva “pizzicato” la parte superiore di una galleria di scorrimento lavico. Montata la scaletta speleologica e srotolata all’interno della cavità seguì un’attenta esplorazione, consapevoli che eravamo i primi a percorrere quella caverna dopo la sua formazione avvenuta tre secoli prima. A un certo punto, facemmo una scoperta a dir poco sbalorditiva: sul pavimento della grotta giacevano alcune buste di plastica ripiene di tritolo e diversi candelotti di dinamite inesplosi! Che ci faceva quel materiale esplosivo dentro la grotta? Chi glielo aveva depositato? Erano entrati altri prima di noi? Si trattava di esplosivi sopravanzati dopo lo sbancamento lavico oppure proveniva da qualche cava dismessa? Tutte domande che né al momento né dopo trovarono alcuna risposta. Superati i primi attimi di smarrimento, senza esitare un istante si decise di segnalare l’inconsueto e pericoloso contenuto della caverna appena esplorata ai carabinieri della più vicina stazione, che era quella di Camporotondo Etneo. I militari ci autorizzarono a tornare nella grotta per prelevare (sic!) tutto il materiale e poi consegnarlo a loro. Fu così che la caverna appena scoperta fu denominata “Grotta della dinamite” e come tale è registrata nel catasto speleologico siciliano.

Trentuno anni dopo, nel giugno del 2007, insieme con l’amico prof. Salvatore Arcidiacono e il giovane speleologo Agatino Reitano, torno sul luogo del… delitto.  La grotta della dinamite balza di nuovo alla ribalta: l’interno e l’esterno della cavità erano state trasformate in una microdiscarica abusiva e tra i rifiuti spiccavano pericolose onduline di amianto, spazzatura ordinaria, una quantità di volantini pubblicitari, elenchi telefonici ancora impacchettati e corrispondenza mai consegnata ai destinatari. Tale devastazione ambientale fu subito segnalata telefonicamente al Comune di Belpasso e, un paio di giorni dopo, un geometra dell’Ufficio tecnico effettuò con noi un sopralluogo. Il nostro giornale pubblicò un articolo a firma di Carmelo Di Mauro, con le interviste rilasciate da chi scrive e dai sindaci di Camporotondo Etneo e di Belpasso. Entrambi i sindaci dei due paesi promisero che avrebbero posto fine a tale scempio ambientale, dissero che si sarebbero impegnati, bla bla bla, ma alle loro parole non seguirono mai i fatti. La grotta, infatti, continuò a essere utilizzata ancora come discarica pubblica abusiva, all’interno della quale nel corso degli anni vi hanno scaricato di tutto, dagli elettrodomestici ai mobili vecchi, dalle onduline di pericoloso amianto al materiale pubblicitario, tutta roba smaltita nella grotta, che col tempo era stata trasformata in una sorta di “isola ecologia” abusiva e illegale proprio da coloro che, invece, avrebbero dovuto rispettarla: gli abitanti del villaggio delle Ginestre.

Quel materiale non fu mai rimosso, rimase lì fino al 2013, anno in cui il Gruppo Grotte del Cai di Catania, nell’ambito della manifestazione nazionale “Puliamo il buio”, avviò una radicale bonifica della cavità. Passano altri cinque anni e la situazione precipita ancora una volta. Sono sempre gli speleologi catanesi del Cai a fare scoperte che non vorrebbero mai fare dentro una grotta, vale a dire rinvenire spazzatura. Ma stavolta la notizia ha suscitato scalpore e indignazione, perché nella grotta vi hanno scaricato una quantità di corrispondenza mai recapitata ai legittimi destinatari.

Ci si chiede a questo punto: si poteva evitare la devastazione della grotta della Dinamite? Sì, si sarebbe potuto e dovuto impedire questo ennesimo oltraggio all’ambiente speleologico etneo se si fosse esercitato un maggior controllo del territorio. In futuro, si potrà essere evitare che accada ciò se si istituisse il Parco Vulcanospeleologico Metropolitano, un progetto che chi scrive propone da oltre venticinque anni, ma che, purtroppo, è rimasto finora nel cassetto dei sogni.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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CIELO DI AGOSTO 2018: A ILLUMINARE IL FIRMAMENTO LE LACRIME DI SAN LORENZO

STELLE CADENTI PROTAGONISTE DEL CIELO DI AGOSTO

Le “stelle cadenti” o “lacrime di San Lorenzo” (Perseidi, per gli astronomi) saranno le protagoniste delle calde notti di agosto. Perché si chiamano “lacrime di San Lorenzo”? Deriva dal fatto che, nell’800, il massimo del loro avvistamento avveniva proprio il 10 agosto, giorno della ricorrenza del Santo. Ai giorni nostri, però, il top della pioggia meteorica, a causa della precessione degli equinozi, si è spostato in avanti di circa due giorni, nella notte tra il 12 e il 13 agosto, tra l’una le 5 del mattino. Ma cosa sono le “stelle cadenti”? Sono sciami meteorici che fanno la loro apparizione quando il nostro pianeta attraversa i detriti rocciosi formatisi in seguito alla disintegrazione di comete o asteroidi. Tali frammenti, attraversando l’atmosfera alla velocità di decine di chilometri al secondo, bruciano per via dell’attrito e creano effimere scie luminose. Secondo la tradizione popolare, però, le stelle cadenti d’agosto sarebbero le scintille del fuoco che ardeva sotto la graticola di San Lorenzo durante il suo martirio avvenuto il 10 agosto del 258. Ne prendiamo atto pur nella consapevolezza che, in realtà, San Lorenzo non morì arso vivo, ma fu decapitato. Le Perseidi sono ciò che rimane dalla disintegrazione della cometa Swift-Tuttle (la rivedranno i nostri posteri nel 2126), i cui frammenti sono rimasti a rivolvere attorno al Sole seguitando a percorrere la stessa orbita della cometa che li ha originati. Quest’anno la loro osservazione sarà favorita dall’assenza del chiarore della Luna, che sarà nella fase di novilunio. Come già detto, il maggior numero di meteore sarà avvistato nella notte senza Luna tra il 12 e il 13, quando il radiante (la zona del cielo da cui sembra provenire lo sciame meteorico) sarà alto sul piano dell’orizzonte. Per la verità, lo sciame meteorico delle Perseidi è visibile in direzione della costellazione del Perseo sin dalla fine del mese di luglio e lo sarà fino al 20 agosto: in quelle notti si verificherà un’autentica pioggia pirotecnica di 100-120 meteore all’ora. In realtà, saranno di meno quelle che vedremo solcare il cielo sia perché il radiante non è allo zenit, sia perché i siti osservativi non hanno cieli limpidi e bui a causa soprattutto del riverbero delle luci cittadine che rischiarano la volta celeste. Distendiamoci, comunque, su un plaid o su una sdraio per osservare il cielo a occhio nudo (binocoli o, peggio, telescopi non servono) in direzione nord-orientale e, se lo desiderate, esprimete pure più di un desiderio, non si mai… Per localizzare il radiante delle Perseidi basta volgere lo sguardo verso Nord-Est e cercare la caratteristica doppia W della costellazione di Cassiopea e poi, in basso, individuare la costellazione del Perseo.

Rapido excursus planetario. Il minuscolo Mercurio è inosservabile nella prima metà del mese (il 9 si trova in congiunzione con il Sole) per ricomparire al mattino presto sull’orizzonte orientale nei giorni dal 26 al 28 agosto, quando cioè sarà alla massima elongazione, vale a dire alla distanza angolare di 18° dal Sole. Il luminoso Venere è ancora visibile a occidente, verso la fine del mese tramonterà un’ora e mezza dopo il Sole. Marte dopo la grande opposizione dello scorso 27 luglio è ancora assai luminoso: il pianeta rosso brillerà come un luminoso rubino per quasi l’intera notte. Il gigantesco Giove, anch’esso luminoso, è visibile a Sud-Ovest nelle prime ore della notte, ma a fine mese tramonterà dopo le 22.30 sull’orizzonte occidentale. Altro pianeta visibile nella prima parte della notte, nel cielo meridionale, è Saturno. Il vero Signore degli anelli è preceduto da Venere e Giove e seguito da Marte. Urano sorge prima della mezzanotte sull’orizzonte orientale. Nettuno, infine, è osservabile per tutta la notte: a Sud-Est dopo il tramonto, a Sud dopo la mezzanotte e a Sud-Ovest alla fine della notte.

Per finire uno sguardo alle costellazioni tipiche dell’estate. Nel cielo meridionale è riconoscibile il Sagittario, a ovest si avviano a tramontare le costellazioni zodiacali della Bilancia e dello Scorpione, mentre dalla parte opposta, a oriente, tra non molto, apparirà il gigantesco Orione, in modo che non incontri più il suo uccisore, lo Scorpione, che a sua volta è sotto controllo dal Sagittario, pronto a scoccare la freccia qualora osasse assalire il grande cacciatore. Allo zenit, campeggia ancora il Triangolo Estivo con ai vertici le stelle Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. A occidente di Vega si può individuare la costellazione di Ercole, mentre tra Vega e la rossa Antares dello Scorpione vi è Ofiuco, la tredicesima costellazione ignorata con pervicacia dagli astrologi. Rivolgendo lo sguardo a sud-est troviamo le grandi costellazioni del Capricorno e dell’Acquario, ma prive di stelle brillanti. Nel cielo di Nord-Ovest, spicca la brillante stella Arturo della costellazione del Bovaro (Bootes, riconoscibile per la sua forma ad aquilone). Nel cielo settentrionale, le sempre presenti costellazioni circumpolari che ruotano attorno alla Stella Polare: le due Orse, il Dragone, Cefeo e Cassiopea. Nel cielo orientale, infine, vedremo spuntare il Grande Quadrato di Pegaso, Andromeda e Perseo, che saranno i protagonisti dei cieli autunnali.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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CIELO DI LUGLIO 2018

ECLISSE TOTALE DI LUNA E MARTE NEL CIELO DI LUGLIO 2018

Il cielo di luglio sarà caratterizzato da due spettacolari fenomeni celesti: la più lunga eclisse totale di Luna del secolo (quasi due ore) e l’opposizione del pianeta Marte. Lo spettacolare evento celeste avrà inizio alle 19.14 del 27 e si concluderà all’1.28 del 28. Dall’Italia, però, il fenomeno si vedrà già a evento iniziato, poiché la Luna sorgerà dopo l’inizio della fase di penombra, il cui primo contatto avverrà, appunto, alle 19.14 del 27. Alla latitudine di Catania, la Luna si leverà alle 20.04 e venti minuti dopo, alle 20.24, si potrà osservare il contatto del disco lunare con il cono d’ombra proiettato dalla Terra, con la Luna alta appena due gradi sull’orizzonte Est-Sud-Est. La totalità avrà inizio alle 21.30, con l’argenteo satellite terrestre alto circa 13°, sempre sull’orizzonte ESE, e raggiungerà il massimo alle 22.22, con la Luna che nel frattempo si sarà alzata di altri sette gradi sul piano dell’orizzonte e assumerà una suggestiva colorazione rossastra. Alle 23.13 si avrà la fine della totalità, alle 00.19 del 28 la Luna uscirà dall’ombra e alle 01.28 lascerà la penombra e, quindi, fine dell’eclisse.

L’altro protagonista del cielo di luglio è Marte. Il pianeta rosso, infatti, proprio il 27 sarà all’opposizione (vale a dire, si troverà in posizione opposta a quella del Sole) e in congiunzione con la Luna eclissata, raggiungerà la massima luminosità per l’anno in corso, avrà una magnitudine negativa di -2,78 (paragonabile a quella del gigantesco Giove) e la sua luminosità supererà quella raggiunta in occasione della grande opposizione di quindici anni fa. Marte, che l’ultimo giorno del mese raggiungerà la minima distanza dalla Terra (0.38 Unità Astronomiche, pari a 57.590.630 km), si sposta con moto retrogrado nella costellazione del Capricorno, ma il 27 inverte il suo moto e si troverà nella plaga del cielo al confine con le stelle del Sagittario. Questa grande opposizione marziana è una occasione da non perdere per osservare il pianeta rosso, perché la prossima avverrà nel 2035. Ne riparleremo nei prossimi giorni.

Il 21 luglio il Sole transiterà dalla costellazione dei Gemelli a quella del Cancro. Naturalmente, gli astrologi ammanniscono tutt’altra storia ai creduloni che leggono e credono negli oroscopi, perché nel loro cielo cristallizzato di oltre due millenni “leggono” che la nostra stella diurna si troverebbe già nel Cancro per passare, il 23 luglio, nella costellazione del Leone. Dopo il solstizio estivo di giugno, le giornate continuano lentamente ad accorciarsi e, alla fine del mese, alla latitudine di Catania, il dì sarà più corto di 32 minuti. Il 6 luglio, il nostro pianeta sarà alla massima distanza dal Sole (afelio), pari a 152.095.327 km. La Luna sarà all’ultimo quarto il 6, nuova il 13, al primo quarto il 19 e piena il 27, che, come già detto, sarà una notte caratterizzata dai due eventi astronomici dell’anno: l’eclisse totale di Luna, con l’argenteo satellite naturale della Terra in congiunzione con il pianeta Marte all’opposizione, che tutti potranno seguire partecipando alle tante serate osservative proposte dalle numerose associazioni di astrofili disseminate in tutt’Italia. Consueto sguardo ai pianeti. Il minuscolo Mercurio è visibile durante la prima parte del mese quando, nell’orizzonte occidentale, tramonta quasi un’ora e mezza dopo il Sole. Il 12 luglio raggiunge la massima distanza angolare dal Sole, che di 26° (elongazione massima) per poi avvicinarsi sempre più al Sole fino a diventare inosservabile. Il luminoso Venere continua a dominare l’orizzonte occidentale, dove tramonta un paio di ore dopo il Sole. Del pianeta rosso Marte abbiamo già detto all’inizio, ci torneremo con altro articolo tra qualche settimana con maggiori dettagli sull’opposizione del 27 luglio. Il gigantesco Giove, dopo il tramonto, è visibile a Sud-Sud-Ovest. Saturno continua a essere facilmente rintracciabile e osservabile per tutta la notte nel cielo meridionale. Urano è visibile dopo la mezzanotte sull’orizzonte orientale e, nelle ultime ore della notte è rintracciabile alto nel cielo a Sud-Est, dove è possibile osservare pure Nettuno, che nel corso della notte si sposta a Sud. Il pianeta nano Plutone, infine, il 12 luglio sarà in opposizione al Sole e, quindi, con un buon telescopio, si potrà rintracciarlo a Sud-Est dopo il tramonto del Sole, a Sud nelle ore centrali della notte e a Sud-Ovest prima dell’alba. Tra le tante congiunzioni, segnaliamo quella del 20 luglio, alle 22, tra la Luna al primo quarto e il luminoso Giove, con il transito della Stazione spaziale internazionale (Iss).

Per finire, uno sguardo sopra le nostre teste, allo zenit, per ammirare l’asterismo del “Triangolo Estivo”, ai cui vertici vi sono tre stelle molto luminose: Vega della Lira, Altair dell’Aquila e Deneb del Cigno.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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