Stelle e Ambiente

Author: Giuseppe Sperlinga

GIARDINI BENEDETTINI E BASTIONI DEL TINDARO E DI SAN GIOVANNI DI CATANIA

Domenica 20 gennaio, dalle 9 alle 13, l’associazione Stelle e Ambiente riprende l’attività dopo la pausa natalizia con una passeggiata alla riscoperta del giardino dei Benedettini e degli antichi bastioni del Tindaro e di San Giovanni, all’interno e all’esterno dell’ospedale Vittorio Emanuele di Catania.
Guidano il presidente prof. Giuseppe Sperlinga e il socio Francesco Andronico.

Una bella passeggiata per andare alla riscoperta dell’antico giardino dei Benedettini, della cappelletta con copertura a cupola e dei ruderi di un tratto del Bastione del Tindaro dislocati all’interno dell’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania. Giunti all’esterno, dopo aver visto un altro tratto del Bastione del Tindaro, cammineremo tra le “vanedde” di via Plebiscito fino a raggiungere i ruderi del Bastione di San Giovanni, pressoché sconosciuto a molti catanesi.
Raduni:
– ore 9.00: parcheggio del Parco Gioeni di via Angelo Musco;
– ore 9.30: in piazza Vaccarini.
Info: 3288172095 – 3402161035 (WhatsApp).
Per le escursioni e le passeggiate urbane è richiesto un contributo (obolo) ai partecipanti:
• € 5,00 non soci
• € 2,00 soci Stelle e Ambiente
• € 3,00 soci CAI, Archeoclub, Etnaviva
Nessun obolo è richiesto ai minorenni, ai disoccupati o inoccupati, agli studenti universitari e delle scuole di ogni ordine e grado.

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IL CIELO DALLA CITTA’ – L’INQUINAMENTO LUMINOSO E IL RISPARMIO ENERGETICO

Venerdì 11 gennaio, alle 16.30, nel salone del Cai sezione dell’Etna (via Messina 595/a), il prof. Giuseppe Sperlinga (presidente dell’Associazione Stelle e Ambiente) terrà la lezione conclusiva del 2° corso di Cultura naturalistica urbana “Natura in città”, organizzato da Stelle e Ambiente con la collaborazione dei Cai, su “Il cielo dalla città: l’inquinamento luminoso e il risparmio energetico”.

Al termine, seguiranno la consegna degli attestati e le osservazioni astronomiche con i telescopi manovrati da Rosario Catania, Stefano Distefano, Danilo Longo e Salvatore Silviani.

Info: 3288172095 oppure 3402161035 (whatsapp).

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CIELO DI GENNAIO E DEL 2019

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, mercoledì 2 gennaio 2019, dedica l’intera pagina 14 alla divulgazione astronomica pubblicando un articolo a firma di scrive sui fenomeni celesti attesi per il corrente mese di gennaio e per il nuovo anno appena entrato. Un ricordo colmo di gratitudine va al giornalista astrofilo Luigi Prestinenza, indimenticabile Maestro della divulgazione astronomica, che per oltre mezzo secolo diffuse l’Astronomia in maniera semplice e chiara, ma senza sacrificare il rigore scientifico.
Un ringraziamento va pure all’ottimo amico e collega giornalista de La Sicilia Leonardo Lodato, che ha curato l’impaginazione.
Buona lettura e, se potete, sottraetevi al diluvio di oroscopi che da alcuni giorni imperversano a tutte le ore e che ci piovono addosso da tutte le parti: giornali, tv, radio, social… Si salvi chi può… basta non leggerli!

IL CIELO DI GENNAIO E I PRINCIPALI EVENTI ASTRONOMICI DEL 2019
Il cielo del 2019 sarà piuttosto avaro in fatto di eventi astronomici. L’inizio del nuovo anno, però, sarà scoppiettante, potremo assistere a un vero e proprio spettacolo pirotecnico celeste con la pioggia delle prime meteore dell’anno: le Quadrantidi, che sono le “stelle cadenti” che, fino al 12, solcheranno i cieli delle gelide notti di gennaio. Lo sciame meteorico, che sembra irradiarsi dalla costellazione di Boote (nota pure col nome di Bovaro o Bifolco), è costituito dai frammenti della cometa “C/1490 Y1”, già nota, 500 anni fa, agli astronomi giapponesi e cinesi. Il picco si avrà nel cuore della notte, intorno alle 3 del 4 gennaio. A quell’ora, il radiante sarà visibile a Nord-Est, alto una quarantina di gradi, che è un’ottima posizione per l’osservazione. Dopo la mezzanotte, dunque, una pioggia di meteore ci terrà con gli occhi all’insù per ammirare le scie luminose lasciate dalle Quadrantidi, il cui nome deriva dall’antica costellazione del Quadrante Murale (introdotta da Lalande nel 1795 e poi abolita nel 1922), oggi incorporata in quella di Bootes. La visione di questi fuochi d’artificio celesti, per fortuna, non sarà ostacolata dal chiarore della Luna, perché sarà prossima al novilunio. Se le nuvole lo permetteranno, si potranno avvistare fino a centoventi meteore all’ora solcare il cielo e, per chi ci crede, potrà esprimere uno o più desideri al loro passaggio. Le Quadrantidi hanno una velocità di circa 40 km/s, lasciano tracce di colore blu e sono discretamente brillanti Nel corso dell’anno non mancheranno occasioni per godere di altre piogge cosmiche altrettanto spettacolari, come le Liridi, il cui picco si avrà nella notte tra il 22 e il 23 aprile con una ventina di meteore orarie; le celeberrime Perseidi, meglio note come “lacrime di San Lorenzo”, il cui passaggio si avrà nella notte del 12-13 agosto (e non in quella del 10, come vuole la tradizione) con un centinaio di meteore all’ora, ma quest’anno la loro visione sarà disturbata dalla Luna prossima al plenilunio; lo sciame meteorico delle Orionidi, nella notte tra il 21 e il 22 ottobre, con 25 meteore orarie, con la Luna all’ultimo quarto; le Geminidi, il cui picco avverrà nella notte tra il 13 e il 14 dicembre con 120 meteore orarie, con il fastidioso chiarore della Luna già al plenilunio. Queste, in gennaio, le fasi del nostro argenteo satellite naturale: nei primi giorni sarà calante e il giorno dell’Epifania sarà in Novilunio, poi riprenderà a crescere, il 14 sarà al Primo Quarto e il 21 al Plenilunio, dopo di che andrà a decrescere e il 27 sarà all’Ultimo Quarto. Il Sole, dopo il solstizio invernale dello scorso 21 dicembre, ha iniziato lentamente a risalire l’eclittica, la sua altezza sull’orizzonte aumenterà giorno dopo giorno e l’arco descritto nel cielo sarà sempre più ampio, con conseguente allungamento del periodo d’illuminazione pari a circa 45 minuti. Il 3 gennaio, alle 6, la Terra sarà alla minima distanza dal Sole (perielio) pari a circa 147,1 milioni di chilometri.
In gennaio, si verificheranno due eclissi. La prima è quella parziale di Sole del 6, ma non sarà osservabile dall’Europa. La prossima eclisse solare si verificherà il 12 agosto 2026, ma nelle zone ioniche l’oscuramento sarà soltanto del 40 per cento. Per vederne una alle nostre latitudini dovremo pazientare fino al 2 agosto 2027 e sarà davvero l’evento astronomico del millennio. L’eclisse, infatti, sarà totale a Lampedusa, del 98% in Sicilia e sarà osservabile in tutto il Mediterraneo dopo aver attraversato l’oceano Atlantico, l’Egitto, l’Arabia Saudita e l’oceano Indiano fino all’Australia, sarà insomma un evento che terrà desta l’attenzione degli appassionati di ben cinque continenti: America, Europa, Africa, Asia e Oceania. L’altra eclisse è quella totale di Luna che avverrà nella notte tra domenica 20 e lunedì 21, sarà visibile dall’Italia e sarà una Super Luna, perché il nostro satellite si troverà pure alla minima distanza da noi (perigeo). Sarà, però, una eclissi per pochi intimi appassionati di fenomeni astronomici. Alla latitudine di Catania, infatti, il fenomeno avrà inizio alle 3.36 con il primo contatto del disco lunare con il cono di penombra proiettato dalla Terra nello spazio e la Luna sarà abbastanza alta nel cielo (41°). L’inizio della totalità avverrà alle 5.41 e la fase massima alle 6.12, ma le regioni meridionali saranno penalizzate dal fatto che la Luna sarà assai bassa sull’orizzonte, a poco più una decina di gradi. Le fasi terminali dell’eclisse (ultimo contatto l’ombra alle 7.51 e con la penombra alle 8.50) non potranno essere osservate perché la Luna tramonta alle 7.14 e si troverà ormai abbondantemente sotto l’orizzonte. Ma non sarà l’unica eclisse lunare dell’anno, perché se ne verificherà ancora un’altra il 16 luglio, ma sarà parziale, con inizio della fase di penombra alle 20.44 con il nostro satellite naturale ad appena quattro gradi di altezza sul piano dell’orizzonte. Poi, alle 22.02 avrà inizio la fase parziale e, alle 23.31, quando la Luna sarà alta 26°, si avrà il massimo del parziale oscuramento del disco lunare. Il fenomeno avrà termine all’una e la Luna uscirà dal cono di penombra alle 2.18.
Adesso, cominciamo il solito excursus planetario dal piccolo Mercurio, che sarà osservabile prima dell’alba nella prima decade del mese. Attualmente, l’elusivo pianeta sta transitando tra le stelle dell’Ofiuco (la famosa tredicesima costellazione ignorata dagli astrologi quando confezionano i loro insulsi oroscopi), molto basso sull’orizzonte orientale e precede il sorgere del Sole di quasi un’ora, mentre in febbraio lo potremo osservare prima del tramonto. Pure il luminoso Venere è osservabile la mattina prima dell’alba. Fino al 9 gennaio, il pianeta di Citera transiterà tra le stelle della costellazione della Bilancia, poi farà una fugace apparizione tra quelle dello Scorpione e, infine, dal 15 gennaio lo vedremo nell’Ofiuco. Il giorno dell’Epifania raggiungerà la distanza angolare di 47° dal Sole (massima elongazione occidentale), sarà perciò al massimo del suo fulgore mattutino. Individuarlo sarà facilissimo, basta volgere lo sguardo verso oriente per accorgersi di questo “faro” che illumina la volta celeste (ha una magnitudine negativa di 4,5), a partire dalle 4 del mattino a inizio mese e dalle 4.30 a fine mese. Marte, invece, sarà osservabile nella prima parte della notte. Lo troveremo nella costellazione dei Pesci e, dopo il tramonto, sarà alto (circa 44°) sull’orizzonte sud-occidentale, dove vi rimarrà fino alle 23. Pure il gigantesco Giove, come Mercurio e Venere, sarà visibile la mattina prima dell’alba. Il “re dei pianeti”, infatti, sorge alle 5.30 a inizio mese e alle 4 a fine mese, proiettato tra le stelle di Ofiuco. Da non perdere, prima dell’alba del 22 gennaio, la bella congiunzione (il cosiddetto “bacio”) con Venere. Altra suggestiva congiunzione è quella tra la Luna in fase calante e i pianeti Giove e Venere, la mattina del 31 gennaio, mentre sorgono allineati sull’orizzonte orientale nella costellazione dell’Ofiuco. Saturno, purtroppo, sarà inosservabile per tutto il mese, perché il 7 gennaio sarà in congiunzione con il Sole. Il pianeta degli anelli tornerà a essere osservabile in febbraio, anch’esso prima dell’alba. Urano è osservabile nella prima parte della notte e tramonterà, a inizio del mese, alle 2 (a mezzanotte alla fine di gennaio). Con l’aiuto di un buon telescopio, dopo le 20, potremo tentare di rintracciarlo tra le stelle dei Pesci, già molto alto, a una cinquantina di gradi sull’orizzonte sud-occidentale. Pure Nettuno è visibile nelle prime ore della sera. Il gigantesco pianeta azzurro, fino alle 22, lo troveremo nella costellazione dell’Acquario, ma col passare dei giorni anticiperà sempre di più e, alla fine del mese di gennaio, tramonterà alle 20. Per osservarlo bisogna avvalersi dell’uso di un buon telescopio e sarà l’ultima occasione perché da febbraio ad aprile sarà inosservabile.
Il cielo delle fredde notti di gennaio offre uno spettacolo di incomparabile bellezza per ciò che riguarda le costellazioni, a partire dall’Orsa Maggiore e da quella del grande cacciatore Orione. Ma cominciamo la nostra carrellata celeste osservando il cielo orientale. Sin dalle 22, spiccano quattro costellazioni con stelle brillanti: l’inconfondibile gigante Orione per la sua forma rettangolare con ai quattro vertici, procedendo dall’alto a sinistra in senso orario, la supergigante rossa Betelgeuse, distante 590 anni luce, la gigante blu Bellatrix o Bellatrice (240 anni luce) e le due supergiganti blu Rigel (900 anni luce) e Saiph (647 anni luce). Al centro, spicca la “Cintura di Orione” formata dall’allineamento di tre stelle di quasi pari luminosità Alnitak, Alnilam e Mintaka, conosciute come “Tre Re”, “Re Magi”, “Tre Bastoni”. Sotto la Cintura di Orione, troviamo la spada formata da due stelle multiple e dalla celeberrima Nebulosa di Orione, che dista da noi 1.630 anni luce e ha un diametro di 100 anni luce. Ai piedi del grande cacciatore, vi sono i suoi inseparabili cani: il Cane Maggiore con la fulgidissima Sirio e il Cane minore con Procione, oltre alla preda che è la Lepre. Nei pressi, vi è la poco appariscente costellazione dell’Eridano formata da una sinuosa linea di stelle e quella del Toro con la stella arancione Aldebaran e, nei pressi, i due ammassi aperti delle Pleiadi e delle Iadi. In alto a sinistra di Betelgeuse brillano i Gemelli con i Dioscuri Castore e Polluce. Quasi allo zenit, spicca la gigante gialla Capella (la capretta con il cui latte fu nutrito Zeus) dell’Auriga. Sempre a est, fanno capolino le costellazioni del Cancro con l’ammasso aperto del Presepe, noto pure come Mangiatoia o Alveare) e del Leone con la luminosa Regolo. Spostando lo sguardo più a nord troviamo l’asterismo del Grande Carro dell’Orsa Maggiore in netta risalita rispetto ai mesi scorsi, mentre scendono, dalla parte opposta, la caratteristica casetta di Cefeo e la doppia W di Cassiopea. Verso Nord-Ovest, si avvia a tramontare la costellazione di Andromeda con l’omonima galassia a spirale gigante, che si trova a circa 2,5 milioni di anni luce dalla Terra ed è l’oggetto celeste più lontano visibile a occhio nudo.
Concludiamo con una panoramica sugli eventi celesti che ci riserverà il nuovo anno. Il più importante è senz’altro il transito di Mercurio davanti al Sole che avverrà l’11 novembre. Quel giorno, alle ore 13.35 circa, il minuscolo pianeta effettuerà un passaggio di fronte al Sole. Attrezzando il telescopio con adeguati filtri per proteggere gli occhi, avremo la possibilità di osservare il piccolo disco nero del pianeta mentre attraversa il grande, luminoso disco solare. L’evento durerà a lungo e, in Italia, il Sole tramonterà mentre il pianeta è ancora in transito. Da non perdere assolutamente, perché il prossimo transito avverrà nel novembre del 2032 (l’ultima volta è stato nel maggio del 2016).
Il 2019 è l’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario del leggendario sbarco del primo uomo sulla Luna. Sarà, invece, un anno nero per l’osservazione delle cosiddette “stelle cadenti”, perché l’osservazione di tutti i maggiori sciami meteorici, come le Perseidi (picco nella notte tra il 12 e il 13 agosto) e le Geminidi (picco previsto per il 14 dicembre), saranno disturbati dalla presenza della Luna.
GIUSEPPE SPERLINGA

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BUON NATALE 2018!!!

Buon Natale a tutti i soci, gli amici e i simpatizzanti dell’associazione Stelle e Ambiente!!!
Riprenderemo l’attività culturale ed escursionistica la seconda domenica di gennaio 2019 con una passeggiata cittadina alla riscoperta di alcune tra le più suggestive chiese di Catania.

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LE PIANTE DI NATALE E LA TRADIZIONE DELLE CONE

Le piante di Natale e la tradizione delle Cone
L’annuale appuntamento sulle piante di Natale e la tradizione delle Cone si è tenuto ieri, domenica 16 dicembre 2018, nel salone della Chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata (ingresso da via Crociferi 2 Catania). Dopo la breve introduzione del presidente prof. Giuseppe Sperlinga, ha preso la parola il prof. Salvatore Arcidiacono, decano degli Etnobotanici siciliani e vicepresidente dell’associazione Stelle e Ambiente), che fatto una lucida e dettagliata rassegna delle piante selvatiche utilizzate dall’uomo durante le festività natalizie (vischio, pungitopo, Rosa di Natale, stelle di Natale), con particolare riferimento a quelle impiegate nelle Cone di Natale (sparacogna cioè l’asparago). E’ seguita l’allestimento di una Cona con sparacogna, cuttini sciusu (cotone idrofilo) a simulare i fiocchi di neve, arance tarocco, mandarini e limoni donati dall’amico Vito Caruso di Motta S. Anastasia e dal socio consigliere Salvatore Silviani. Un particolare ringraziamento va rivolto all’amico ing. Ugo Tomaselli e al Padre Guardiano Mario per l’ospitalità. Infine, abbiamo ammirato lo splendido presepe allestito nella bella chiesa francescana dalle sapienti e abili mani di Salvo Facineroso.
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LE GEMINIDI E LA COMETA WIRTANEN

Il quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 15 dicembre 2018, pubblica una pagina intera a due fenomeni celesti interessanti: la pioggia delle “stelle cadenti” di dicembre, le Geminidi, e il passaggio della cometa Wirtanen, la “cometa di Natale”. Testi di chi scrive, impaginazione dell’ottimo amico Leonardo Lodato, impareggiabile giornalista professionista di elevato livello culturale.
Per agevolarne la lettura, ecco qui di seguito i testi originali. Buona lettura e buona visione, se le nuvole lo permetteranno.

GEMINIDI E COMETA DI NATALE: QUANDO IL CIELO DÀ SPETTACOLO
Il cielo di dicembre dà spettacolo. Lo show celeste ha già avuto inizio da qualche giorno, ma da stasera tutti con gli occhi all’insù. Se le nuvole, finalmente, concederanno una tregua, nelle fredde notti dicembrine potremo ammirare un duplice straordinario spettacolo astronomico offerto gratuitamente dalla Natura: la pioggia di stelle cadenti di dicembre, le Geminidi, e il passaggio della “cometa di Natale”.
Cominciamo con lo sciame meteorico delle Geminidi. Queste meteore solcano il cielo sin dall’inizio di dicembre e le loro scie luminose è possibile vederle a occhio nudo, meglio se il cielo è privo del fastidioso riverbero delle luci pure dai centri abitati. Le Geminidi danno origine a una pioggia di meteore così intensa e attesa che non hanno nulla da invidiare alle più famose consorelle estive, le Perseidi, a tutti note come “lacrime di San Lorenzo”. Per osservare il loro passaggio e, perché no, esprimere un desiderio (con i tempi che corrono ciascuno di noi ne avrebbe più di uno da formulare…), occorre anzitutto coprirsi bene e scegliere una postazione al buio che non risenta dell’infausto disturbo provocato dall’inquinamento luminoso. Se le nuvole non si mettono di traverso, tutte le notti fino al 19 dicembre sono buone, ma il picco avviene nelle nottate tra il 13 e il 15, quando è prevista una pioggia di circa cento meteore all’ora, vale a dire potremo osservare una stella cadente al minuto. Per individuarle non occorre utilizzare né telescopi né binocoli, perché questi strumenti hanno campi visivi troppo ristretti, bastano i nostri occhi. Dopo essersi sdraiati su una comoda poltrona reclinabile e aver abituato gli occhi al buio, non avere fretta di rintracciarle subito, perché le loro scie luminose non tarderanno a sfrecciare veloci sopra le nostre teste in tutte le direzioni. Il punto, però, da cui apparentemente sembrano provenire, cioè il loro “radiante”, è vicino alla stella Castore, la più luminosa della costellazione dei Gemelli (per questo motivo si chiamano Geminidi), a nord-ovest rispetto alla più famosa e facilmente riconoscibile costellazione di Orione, che sorge in prima serata a oriente. Si tenga conto che, col passare dei giorni, il radiante si sposta verso est. Queste meteore si distinguono da tutte le altre, perché sono le uniche, probabilmente, a formarsi dalla frammentazione di un asteroide anziché da un nucleo cometario come tutte le altre. Il corpo da cui provengono le Geminidi è l’asteroide “3200 Phaethon” (Fetonte), la cui identità, però, sfugge agli stessi astronomi. Alcuni studiosi, infatti, ipotizzano che esso abbia avuto una collisione al di là dell’orbita di Marte, da cui si sarebbe originata una quantità di frammenti rocciosi che si sarebbero messi in orbita attorno al Sole. Altri, invece, sostengono che la causa di questi frammenti sia dovuta alla disintegrazione di questo asteroide a mano a mano che si avvicina al Sole. Altri ancora, invece, sono persuasi che il corpo dell’asteroide sia il nucleo di una cometa che, nel suo peregrinare intorno alla nostra stella diurna, abbia rastrellato detriti e materiali rocciosi, che si esauriranno nel giro di un secolo. Curiosamente, la struttura di “3200 Phaethon” è assimilabile a quella di un asteroide, ma la sua orbita è fortemente ellittica come quella di una cometa e interseca pericolosamente l’orbita terrestre. Esso, dunque, è un “Near-Earth object” (Neo) e si spinge fino a 22,5 milioni di chilometri dal Sole e passa a poco meno di 50 dal nostro pianeta, all’avvicinarsi lascia una scia di una gran quantità di materiali e per questo molti astronomi sono giunti alla conclusione che si tratti di una cometa estinta che ha accumulato moltissime polveri e materiale roccioso che forma una crosta. Quale che sia la sua origine, è certo che i detriti meteorici lasciati dall’asteroide “3200 Phaethon” penetrano nell’atmosfera terrestre con una bassa velocità d’impatto, che è di appena 35 km/s, sono cioè delle meteore abbastanza lente e ciò le rende belle da osservare e da fotografare. Quello delle Geminidi è uno sciame giovane che fu osservato la prima volta nel 1862, anno in cui si registrarono 20-30 meteore all’ora. Risale, invece, al 1983 la scoperta del corpo progenitore delle Geminidi, grazie al satellite artificiale “Iras” (InfraRed Astronomical Satellite, Satellite Astronomico Infrarosso), un telescopio spaziale utilizzato per le osservazioni astronomiche nell’infrarosso, oggi non più attivo.
Quest’anno, a rendere il Natale ancor più magico, in cielo ci sarà pure la cometa 46/P Wirtanen (la lettera “P” indica che si tratta di una cometa “periodica”), che da giorni risplende ed è già visibile anche alle nostre latitudini e transiterà proprio durante le feste natalizie. Quando passerà vicino a noi? Sarà visibile a occhio nudo? In quale direzione potremo vederla? Cosa fare per osservarla? Sono, queste, le domande che tutti si stanno ponendo in questi giorni e alle quali cercheremo di dare una risposta qui di seguito. Attualmente, l’astro chiomato si trova a poco più di 23 milioni di chilometri dalla Terra e, dopo aver attraversato le stelline della costellazione della Fornace, adesso è proiettato tra quelle della Balena, un raggruppamento di vaste dimensioni che si estende per gran parte nell’emisfero australe, ma è ben osservabile pure dal nostro emisfero. Chi ha il privilegio di abitare in zone dove, dopo il tramonto del Sole, scende un buio fitto può già ammirarla con l’uso di un binocolo, ma essendo ancora molto bassa sull’orizzonte occorre scegliere postazioni senza l’ostacolo visivo di palazzi o chiome di alberi. È stata battezzata col nome di “cometa di Natale”, ma non sarà appariscente come quella che si usa mettere sopra la grotta del Bambinello. Nei prossimi giorni, aumenterà la sua luminosità, la sua magnitudine si abbasserà da 8 a 6 e sarà visibile a occhio nudo. Ciò perché s’avvicina sempre di più al nostro pianeta (sarà alla minima distanza da noi il 16 dicembre, quando si troverà a passare a 11,5 milioni di chilometri di distanza) e perché è ormai vicina al Sole (perielio), che avverrà il 12 dicembre. Le prime foto sono state scattate, lo scorso 31 ottobre, da Rolando Ligustri, dell’Unione Astrofili Italiani, che ha utilizzato un telescopio robotico situato in Australia. Le immagini hanno messo in evidenza una bella chioma verdastra e una minuscola coda appena accennata. La vedremo, insomma, come una sorta di batuffolo luminoso simile a una nebulosa, nulla a che vedere con la cosiddetta “stella cometa” (buffa definizione, come se dicessimo “lucertola triglia”) che di solito si mette in cima all’albero di Natale o sul presepe. Come mai è presto detto. È la prospettiva che non ci farà vedere quella che è la peculiarità delle comete, vale a dire la lunga coda bifida di ioni e di polvere, che può arrivare a misurare centinaia di milioni di chilometri. Le posizioni di Terra, Sole e della cometa, infatti, faranno sì che la coda rimarrà nascosta dietro il nucleo e la chioma. Nei prossimi giorni, la Wirtanen si dirigerà verso la costellazione di Orione, che è facilmente riconoscibile per la sua inconfondibile forma a clessidra. Poi, tra il 15 e il 16 dicembre, la sua magnitudine dovrebbe scendere a 6 se non a 5 o addirittura a 4, la vedremo transitare a meno di quattro gradi dalle Pleiadi (‘a Puddara, per i siciliani) e assai vicino alla stella Aldebaran (l’Occhio rosso del Toro), rintracciabili nel cielo orientale. Dopo il 16, però, la Luna rovinerà l’osservazione, perché il 22 ci sarà il plenilunio e il cielo sarà rischiarato dalla luce lunare. Il giorno successivo, l’astro chiomato proseguirà la sua corsa passando nei pressi della luminosa Capella (la Capretta), la stella più brillante della costellazione dell’Auriga, per poi continuare, affievolendo la sua luminosità, verso la Lince e l’Orsa Maggiore. Fino alla fine dell’anno, dunque, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo con le comete…) essere visibile a occhio nudo, poi intorno al 10 gennaio tornerà a essere osservabile solo con i telescopi. Naturalmente, l’evento ha già mobilitato tutti i club di divulgazione astronomica del pianeta. A Catania, l’associazione Stelle e Ambiente punterà i suoi telescopi, dalle 17 alle 22 di venerdì 14 dicembre, dal campo sportivo del Polivalente di San Giovanni la Punta, nell’ambito dell’Open Day “Notte bianca all’Istituto d’istruzione superiore statale Enrico De Nicola”, con ingresso libero per tutti.
Dopo le bizzarrie meteorologiche degli ultimi tempi, non rimane che sperare nella clemenza delle nuvole e augurare buona caccia celeste a tutti!
GIUSEPPE SPERLINGA

STORIA DELLA COMETA WIRTANEN
La cometa 46/P Wirtanen fu scoperta, il 15 gennaio 1948, dall’astronomo americano Carl Alvar Wirtanen, dell’Osservatorio astronomico Lick dell’Università della California. Si tratta di una cometa periodica della famiglia delle comete gioviane, che è costituita da comete che hanno un periodo compreso tra i 5 e gli 11,86 anni, ossia tra il periodo di rivoluzione del pianeta Giove e la metà di esso. Essa, infatti, impiega 5,44 anni a rivolvere intorno al Sole e l’ultima volta che passò vicino alla Terra fu nel luglio 2013. La rivedremo nel 2023. Il suo nucleo ha un diametro di 1,2 km. La 46P/Wirtanen era stata scelta come obiettivo della missione Rosetta dell’Agenzia spaziale europea (Esa). La missione sarebbe dovuta partire il 12 gennaio 2003 per raggiungere la cometa nel 2011. Il progetto, però, fu modificato perché il razzo vettore “Ariane 5” fallì un lancio l’11 dicembre 2002 e si decise di puntare, con il lancio del 26 febbraio 2004, verso la cometa “67/P Churyumov-Gerasimenko”, che fu raggiunta con successo nel 2014: la sonda madre rilasciò il lander “Philae”, che atterrò sul nucleo cometario senza l’uso di retrorazzi.
G.S.

L’ORIGINE DELLE METEORE
Sono note col nome di “stelle cadenti”, ma non sono stelle in caduta libera sul nostro pianeta. In realtà, si tratta di meteore, vale a dire detriti, polveri e rocce originatisi dalla disgregazione di comete che penetrano ad alta velocità nell’atmosfera della Terra e tracciano sullo sfondo nero della volta celeste quelle scie luminose che suscitano in noi meraviglia e stupore. Nella maggior parte dei casi, per fortuna, si disintegrano in aria a una certa altezza, ma potrebbe accadere che alcune meteore di grandi dimensioni non si polverizzino del tutto e i frammenti più grossi riescano a impattare sulla superficie terrestre, le meteoriti. Questi sciami meteorici che la Terra intercetta lungo la sua orbita prendono il nome dalla costellazione da cui sembrano provenire. Ecco perché gli sciami più famosi sono conosciuti con il nome di Perseidi, Leonidi, Geminidi, Quadrantidi e via dicendo.
G.S.

MITI E LEGGENDE LEGATE ALLE STELLE CADENTI
Nella mitologia greca, le stelle cadenti erano i frammenti di Fetonte, che fu fulminato da Giove dopo aver procurato molti guai ai mortali.
Narra la mitologia greca che Fetonte chiese e ottenne dal padre Febo (Apollo per i Romani) di lasciargli guidare il carro del Sole. A causa, però, della sua inesperienza, il giovane ne perse il controllo perché i cavalli s’imbizzarrirono e corsero all’impazzata per la volta celeste. Dapprima salirono troppo in alto e, bruciando un tratto del cielo, si formò la Via Lattea, dopo scesero troppo vicino alla Terra e l’eccessivo calore causò siccità, devastò la Libia facendola diventare un deserto e gli uomini diventarono scuri di carnagione. Gli uomini si rivolsero a Zeus, che, adirato, scagliò un fulmine contro Fetonte, che colpito cadde alle foci del fiume Eridano e i frammenti, precipitando, bruciarono e si trasformarono in stelle cadenti.
G.S.

L’ASTEROIDE “3200 PHAETHON” (FETONTE)
Fetonte (3200 Pahethon), da cui si origina lo sciame meteorico delle Geminidi, è un asteroide Neo (Near-Earth Object) del diametro di circa 5 km. Gli astronomi suddividono tali asteroidi in tre famiglie: Aten, Apollo e Amor. Fetonte è un asteroide del tipo Apollo, la cui orbita incrocia quelle di Mercurio, Venere, Terra e Marte. È stato scoperto da Simon F. Green e John K. Davies, l’11 ottobre 1983, mentre esaminavano immagini del satellite IRAS alla ricerca di asteroidi e comete. Fetonte è stato il primo asteroide scoperto per mezzo di un satellite.
G.S.
LE STELLE CADENTI E I DESIDERI
Anticamente, si credeva che fossero davvero stelle in caduta libera le scie luminose lasciate dal passaggio delle meteore nell’atmosfera terrestre. E, al loro passaggio, era bene esprimere un desiderio. L’avvistamento delle stelle cadenti era un momento importante per coloro che scrutavano il cielo, perché era ritenuto un avvenimento magico. Ecco spiegato il motivo per cui il repentino passaggio delle stelle in cielo era l’occasione propizia per affidare agli astri uno o più desideri. Basti pensare che la parola “desiderio” deriva dal latino “de siderum” che tradotto vuol dire “sulle stelle”.
G.S.

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OSSERVAZIONI ASTRONOMICHE ALLA NOTTE BIANCA DEL DE NICOLA DI S. GIOVANNI LA PUNTA

NOTTE BIANCA ALL’ISTITUTO D’ISTRUZIONE SUPERIORE STATALE «E. DE NICOLA»

CON I TELESCOPI DI “STELLE E AMBIENTE” E “CEPES”

PER OSSERVARE LA COMETA WIRTANEN, LA LUNA AL PRIMO QUARTO E IL PIANETA MARTE. AGLI STRUMENTI: PROF. GIUSEPPE SPERLINGA, ROSARIO CATANIA, STEFANO DISTEFANO, DANILO LONGO E SALVATORE SILVIANI.

VENERDÌ 14 DICEMBRE 2018

ORE 17-22

CAMPO SPORTIVO DEL POLIVALENTE

INGRESSO LIBERO          VIA G. MOTTA 87 – SAN GIOVANNI LA PUNTA (CT)        INGRESSO LIBERO

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LE PIANTE DI NATALE E LA TRADIZIONE DELLE CONE

DOMENICA 16 DICEMBRE 2018

ORE 10

SALONE ATTIGUO ALLA CHIESA DI SAN FRANCESCO D’ASSISI ALL’IMMACOLATA

CATANIA

LE PIANTE DI NATALE E LA TRADIZIONE DELLE CONE

Il prof. Salvatore ARCIDIACONO

(esperto etnobotanico e vicepresidente di Stelle e Ambiente)

ci parlerà delle piante selvatiche tipiche del periodo natalizio e ci racconterà come si “cunzava ‘na Cona cchê rrama, i fògghi e i frutti di l’arànciu amaru, cchê mannarini e i lumìa, ccû spàraciu nìuru, u spinu-bbiancu e u cuttuni sciusu che simulava la neve. In segno d’offerta, sutt’â Cona, i devoti più abbienti mettevano cufina chini d’arànci, mannarini, cutugna, ficurìnia, nèspuli di ‘nvernu, aranàti, cosi duci fatti ‘n casa”.

Seguirà l’allestimento di una Cona in via Crociferi con sparacogna, cuttuni sciusu, mannarini, aranci.

INGRESSO LIBERO

Info: 3288172095 . 3402161035 (WhatsApp)

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MASSERIA DIDATTICA SULL’OLIO DI OLIVA A MOTTA S. ANASTASIA (CT)

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, mercoledì 5 dicembre 2018, pubblica il resoconto della bella attività di masseria didattica sull’olio d’oliva svoltasi in tre giorni per gli alunni delle prime medie dell’Istituto Comprensivo Statale “Gabriele D’Annunzio” di Motta S. Anastasia (CT).
Un particolare ringraziamento va rivolto al signor Aldo Pellegrino dell’Oleificio Peltom che ha illustrato con un linguaggio semplice le varie fasi della produzione dell’olio d’oliva, all’amico Vito Marullo, amministratore del Mausoleo militare di guerra germanico di Motta S. Anastasia, che ha guidato la visita all’interno del Mausoleo, al nostro presidente prof. Giuseppe Sperlinga, che svolto il seminario in aula e alla nostra segretaria prof.ssa Giovanna Cavallaro che ha curato la realizzazione degli incontri.

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