Stelle e Ambiente

Author: Giuseppe Sperlinga

PERCHÉ È SBAGLIATO CHIAMARLA “GROTTA DELLE NEVI” (AL PLURALE)

PERCHÉ È SBAGLIATO CHIAMARLA “GROTTA DELLE NEVI” (AL PLURALE)
La piccola galleria di scorrimento lavico che si apre a poche decine di metri dalla Mareneve, a un paio di chilometri dal bivio per il rifugio Citelli, in località Piano delle Donne del Comune di S. Alfio, è una caverna da tutti conosciuta con quattro sinonimi: grotta della Neve, grotta dei Ladri, grotta dei Ladroni e grotta dei Briganti. Ignoravamo, però, che ve ne fosse un quinto, quello di “grotta delle Nevi”, al plurale. A coniare questo nuovo sinonimo non sono stati gli speleologi né le guide turistiche: è stato il Dipartimento regionale sviluppo rurale e territoriale della Regione Siciliana, una struttura afferente all’Assessorato regionale dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea, come si legge nelle due tabelle di legno apposte nei pressi della cavità. Una di queste si trova accanto alla recinzione di uno dei pozzi artificiali che “bucano” la cavità, l’altra è stata collocata a bordo della strada, accanto alla capannina che espone una corretta tabella bilingue sulla cavità curata dal geologo Carlo Cassaniti per “Etna Romance”, un progetto culturale promosso da un partenariato di soggetti pubblici e privati.
A commettere un simile errore deve essere stato qualcuno “digiuno” in materia speleologica, dimostrando pure di non conoscere adeguatamente le grotte dell’Etna e l’uso che l’uomo ne ha fatto in passato. Non dato sapere, infatti, a quale fonte bibliografica abbia attinto per stabilire che il nome della piccola galleria di scorrimento lavico preistorica è “delle Nevi” anziché “della Neve”, come invece la denominò, nel Settecento, il pittore-viaggiatore fiammingo Jean Houel, che, nel suo “Voyage pittoresque” del 1782-87, dipinse la scena di alcuni uomini che trasportano sulle spalle sacchi di neve all’esterno della caverna (il quadro si trova esposto all’Ermitage di San Pietroburgo, in Russia) e come è stata registrata nel catasto speleologico regionale.
La grotta della Neve fu utilizzata, nel secolo dei Lumi, come neviera dai Cavalieri di Malta. Il piccolo tunnel lavico, infatti, possiede due ingressi ed è perforato da tre camini che lo mettono in comunicazione con l’esterno e attraverso i quali, un tempo, veniva introdotta la neve. All’interno, sono presenti due sale: una è detta “Salone dei Ladri”, perché, narra una leggenda, che era utilizzata come rifugio da una banda di briganti che imperversava nella zona depredando gli ignari viandanti (da qui, il nome di “grotta dei Ladroni o dei Ladri”). L’altra si trova dalla parte opposta e vi si può accedere o uscire attraverso una serie di scalini scavati nella roccia. E’, questa, la “Sala Houel”, perché qui, Jean Houel, dipinse la scena di alcuni uomini che trasportano sulle spalle sacchi di neve all’esterno della caverna. Qui, i sacchi venivano avvolti con felci e, a dorso di mulo, li trasportavano al porto di Riposto per essere imbarcati sui velieri diretti a Malta, dove utilizzavano la neve dell’Etna per farne sorbetti nel periodo estivo.
           GIUSEPPE SPERLINGA
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INAUGURAZIONE A VALVERDE (CT) DEL RESTAURATO OTTOCENTESCO OROLOGIO SOLARE A ORE ITALICHE

SABATO 25 SETTEMBRE 2021
ORE 12.00
CORSO VITTORIO EMANUELE III, 124
VALVERDE (CATANIA).

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L’Associazione “Stelle e Ambiente” è lieta di invitare i soci, gli amici e i simpatizzanti alla
INAUGURAZIONE DEL RESTAURATO OROLOGIO SOLARE OTTOCENTESCO A ORE ITALICHE
e alla
INAUGURAZIONE DEL NUOVO OROLOGIO SOLARE A ORE ITALICHE (progettato dal geometra Michele Trobia, esperto di Gnomonica e progettista di quadranti solari).
 
LA PARTECIPAZIONE E’ LIBERA.
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Dopo decenni di oblio e con oltre un anno e mezzo di ritardo a causa della devastante pandemia del Sars CoV-2 cui è associata la malattia del Covid-19, sabato 25 settembre tornerà finalmente a splendere e a funzionare l’ottocentesco Orologio solare a Ore Italiche di Corso Vittorio Emanuele III di Valverde. Il restauro conservativo di questo prezioso manufatto è stato proposto dall’Associazione “Stelle e Ambiente” all’Amministrazione Comunale valverdese ed è stato reso possibile grazie alla sensibilità culturale del Sindaco Angelo Spina e dell’Assessora Maria Carmela Gammino, i quali hanno approvato anche la realizzazione di un nuovo quadrante a “Ore Italiche” collocato nello spazio sottostante a quello ottocentesco e le Tabelle esplicative apposte nel totem adiacente, entrambi frutto dell’ingegno del geometra Michele Trobia, esperto di Gnomonica e progettista di quadranti solari. A loro, all’amico Michele Torrisi di Valverde, che qualche anno fa me ne segnalò la presenza, e a tutti coloro i quali hanno sostenuto questa iniziativa culturale va il mio plauso personale, quello dell’Associazione che mi onoro di rappresentare e pure quello dei cittadini di Valverde.
Prof. Giuseppe Sperlinga
Presidente Associazione “Stelle e Ambiente”

CIELO DI SETTEMBRE 2021

Il 4 settembre del 2012 ci lasciava Luigi Prestinenza, giornalista e astrofilo, come amava definirsi. Fu caposervizio allo Sport del quotidiano La Sicilia di Catania, ma – soprattutto – fu un grande giornalista scientifico e infaticabile divulgatore della Scienza, in particolare dell’Astronomia. Negli anni Sessanta del secolo scorso, ideò la rubrica del “Cielo del mese” che La Sicilia continua a pubblicare con cadenza mensile dopo la scomparsa di Prestinenza a firma di chi scrive.
Lo ricordo con grande stima e riconoscenza per gli insegnamenti ricevuti nel campo del giornalismo scientifico e in quello della divulgazione astronomica.
Per una curiosa coincidenza, Luigi Prestinenza è nato ed è morto lo stesso giorno dei due mesi in cui cadono gli equinozi: nasce il 4 marzo 1929 (mese dell’equinozio di primavera) e muore il 4 settembre 2012 (mese dell’equinozio di autunno).
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CIELO SETTEMBRE 2021
Nel cielo fossile di settembre degli astrologi, il Sole entrerebbe nel segno della Bilancia. Oggi non è più così, lo era duemila anni fa. La nostra stella diurna, infatti, il 16 settembre passa dalla costellazione del Leone a quella della Vergine. Con buona pace di coloro che continueranno a leggere l’oroscopo di un altro. All’inizio del mese, alla latitudine di Catania, il Sole sorge alle 6.33 e tramonta alle 19.27, le giornate durano 12 ore e 54 minuti. Il 30 settembre il Sole sorge 2 minuti dopo e tramonta con 41 minuti di anticipo: il dì s’accorcia di un’ora e due minuti. Pure quest’anno l’equinozio autunnale cade il 22 settembre, giorno in cui finisce l’estate astronomica e comincia l’autunno (per i meteorologi, la stagione autunnale s’inizia il primo giorno del mese); il dì ha la stessa durata della notte ovunque e a mezzogiorno il Sole è allo zenit sull’equatore; ha inizio l’autunno nell’emisfero boreale e la primavera in quello australe; al polo Nord ha inizio la notte polare, mentre al polo Sud comincia il giorno polare; i Poli terrestri sono tagliati in due parti uguali dal circolo d’illuminazione; il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest, e passa per il punto Omega o della Bilancia (intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica).
L’elusivo e minuscolo Mercurio continua a essere osservabile nel cielo serale, ma bassissimo sull’orizzonte occidentale e difficile da individuare tra i bagliori rossastri del Sole al tramonto. Pure il luminoso Venere è visibile al tramonto sull’orizzonte occidentale, dove tramontava un’ora e mezza dopo il Sole. Il pianeta rosso Marte è praticamente inosservabile per tutto il mese perché molto vicino al Sole, con sui sarà presto in congiunzione. Il gigantesco Giove e il pianeta degli anelli Saturno continueranno a dominare il cielo autunnale per gran parte della notte tra le stelline del Capricorno. Urano e Nettuno, infine, sono entrambi visibili nel cielo orientale per quasi tutta la notte, il primo tra le stelle dell’Ariete, il secondo tra quelle dell’Acquario.
Tra le congiunzioni, segnaliamo quella tra Venere e il falcetto di Luna crescente, alle 20.30 del 10 settembre; quella tra la Luna con ai lati i due giganti del Sistema solare Giove e Saturno, alle 21.30 del 17; e quella della Luna con le Pleiadi, alle 23.30 del 25.
Nel cielo di settembre sono ancora visibili le costellazioni estive: a oriente, la Balena, l’Ariete, i Pesci e Andromeda, una stella della quale fa parte del Quadrato di Pegaso, che spicca a Sud-Est. Quest’ultima è una costellazione molto estesa e rappresenta il tronco del mitologico cavallo alato, nato dal sangue della testa di Medusa recisa da Perseo e che questi cavalcò per liberare Andromeda legata a uno scoglio dal mostro marino Cetus che stava per divorarla. La costellazione si individua facilmente localizzando il caratteristico “Grande Quadrato”, all’interno del quale il cielo sembra apparentemente vuoto, ma se osservato da siti bui si possono individuare a occhio nudo fino a una cinquantina di stelle. A occidente, invece, si avviano a tramontare lo Scorpione, il Sagittario, l’Ofiuco ed Ercole. Nel cielo meridionale si possono osservare l’Acquario e il Capricorno, mentre sul fronte opposto troviamo le costellazioni circumpolari, le quali non sorgono né tramontano, vale a dire le due Orse, la casetta di Cefeo e la “W” di Cassiopea.
GIUSEPPE SPERLINGA
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IL CIELO DI AGOSTO 2021

PERSEIDI E TRIANGOLO ESTIVO NEL CIELO DI CIELO AGOSTO 2021

Nelle serene notti di agosto, lontani dal disturbo del riverbero delle luci dei centri abitati, avremo la possibilità di ammirare il cielo stellato e tentare di riconoscere le principali costellazioni estive. Volgendo lo sguardo verso Nord, sarà facile individuare la Stella Polare e le costellazioni circumpolari, che sono quelle che non sorgono né tramontano mai perché sono presenti tutto l’anno. A Nord-Ovest, è facilmente riconoscibile l’Orsa Maggiore con il Gran Carro e, dalla parte opposta si nota la coppia regale formata dal re Cefeo a forma di casetta e dalla vanitosa regina Cassiopea a forma di “W”. Tracciando una linea immaginaria tra le due stelle che formano le ruote posteriori del Gran Carro e seguendola per cinque volte la loro distanza si arriva in prossimità della Stella Polare del Piccolo Carro dell’Orsa Minore. A sinistra di Cassiopea, vedremo la “Y” capovolta della costellazione del Perseo, dove vi è il radiante delle Perseidi, da cui apparentemente, nelle notti tra l’11 e il 13 agosto, sembra irradiarsi lo sciame meteorico originatosi dalla cometa Swift-Tuttle (l’ultimo passaggio al perielio dell’astro chiomato è avvenuto nel 1992 e il prossimo sarà nel 2126). Ricordiamo che per ammirare le scie luminose di questi suggestivi fuochi pirotecnici celesti che tutti chiamano “stelle cadenti” non occorre alcun strumento ottico, basta sedersi o sdraiarsi per terra e guardare il cielo a occhio nudo. Occorre, invece, un buon binocolo per individuare, tra Cassiopea e Perseo, il famoso Doppio Ammasso (Xi e Chi Persei) del Perseo formato da due ammassi stellari aperti di rara bellezza. Spostando lo sguardo un po’ più in basso, vedremo la costellazione di Andromeda: nelle notti buie e senza il chiarore della Luna potrete cercare qui il debole bagliore della galassia omonima, il più lontano oggetto visibile a occhio nudo; inoltre, una stella di questa costellazione fa parte del Quadrato di Pegaso, il cavallo alato nato dal sangue della Medusa decapitata da Perseo.

Ma, a dominare il cielo notturno di agosto, allo zenit, è ancora il Triangolo Estivo, i cui vertici sono formati dalle stelle Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. Il cielo meridionale è, invece, popolato dalle costellazioni del Sagittario con le nebulose Laguna e Trifida e dello Scorpione con Antares, che per luminosità e colore rivaleggia con Marte (Ares). Antares, che per gli astronomi è Alfa Scorpii, ma gli antichi Arabi la chiamarono Calbalacrab, che significa “cuore dello scorpione”, è l’astro più luminoso della costellazione ed è la sedicesima stella più brillante dell’intera volta celeste. Si tratta di una supergigante rossa situata a circa 600 anni luce dal Sistema solare, ha un raggio che è 850 volte quello del nostro Sole ed è una delle stelle più grandi conosciute. Sopra lo Scorpione, vi è l’Ofiuco, la famosa tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata da coloro che quotidianamente ammanniscono oroscopi a beneficio dei creduloni sull’improbabile influenza esercitata sui destini umani dagli astri lontanissimi che formano le costellazioni, le quali non sono una realtà fisica, ma raggruppamenti arbitrari di stelle che solo un effetto prospettico le fa apparire vicine come se fossero associate tra esse sullo sfondo della volta celeste. Nel cielo orientale è già apparsa la costellazione dell’Acquario, seguita da quella dei Pesci, mentre sul versante opposto si avviano a tramontare la Vergine con la brillante Spica, il Boote (Bovaro o Bifolco) con la luminosa Arturo, il “guardiano dell’Orsa”, ed Ercole.

Rapido excursus planetario. Mercurio sarà visibile con difficoltà al tramonto, dopo il giorno di San Lorenzo. Pure il luminoso Venere e il pianeta rosso Marte saranno visibili dopo il tramonto. I giganteschi Giove, Saturno, Urano e Nettuno li potremo ammirare e osservare per tutta la notte (gli ultimi due con l’ausilio di un buon telescopio).

Per le congiunzioni del mese segnaliamo tra il falcetto della Luna e Venere alle 20 dell’11 agosto e, per i nottambuli, quelle tra la Luna piena prima con Saturno alle 3,30 del 21 e il giorno successivo alla stessa ora con Giove.

GIUSEPPE SPERLINGA

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PERICOLO DI CROLLO NELLA GROTTA DELLE COLOMBE

VIETARE L’ACCESSO ALLA GROTTA DELLE COLOMBE I IN TERRITORIO DI BELPASSO (VILLAGGIO DELLE GINESTRE, LAVE DEL 1669): PERICOLO DI CROLLO
L’Associazione Stelle e Ambiente di Catania ha inoltrato agli speleologi del CAI e del CSE e al Comune di Belpasso la segnalazione di estremo pericolo all’interno della Grotta delle Colombe I dopo i crolli verificatisi nei mesi scorsi.
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STELLE E AMBIENTE
Associazione per la ricerca e divulgazione astronomica e ambientale
“Marcello La Greca” – Catania
Presidente: prof. Giuseppe Sperlinga
Contatti: 3402161035 (WhatsApp) – info@stelleambiente.it – www.stelleambiente.it
Umberto Marino
Presidente del CAI sez. dell’Etna
Catania
presidenza@caicatania.it
Alfio Cariola
Presidente Centro Speleologico Etneo
Catania
alfio.cariola@tiscali.it
Sindaco Daniele Motta
Comune di Belpasso (CT)
sindaco@comune.belpasso.ct.it
protocollo@pec.comune.belpasso.ct.it
Oggetto: Segnalazione pericolo di crollo nella Grotta delle Colombe I (Belpasso)
Catania, 12 luglio 2021
A seguito di diversi sopralluoghi, è stato possibile accertare che nel tratto iniziale della Grotta delle Colombe I (lave del 1669 in territorio di Belpasso, in località Villaggio delle Ginestre) si sono verificati numerosi crolli di massi lavici che hanno modificato radicalmente l’originaria morfologia della zona d’ingresso della cavità, la quale risulta, oggi, arretrata di almeno una decina di metri (vedasi foto allegate). Tali crolli hanno seriamente compromesso la stabilità della volta, oltre a rendere difficoltoso l’accesso alla cavità per la presenza caotica dei massi di tutte le dimensioni. Ad aggravare tale situazione di pericolo è la larga linea di frattura sulla parete rocciosa della grotta, una fenditura che potrebbe causare il distacco di ulteriori massi. Vi sono valide ragioni, dunque, per ipotizzare che nell’immediato possano verificarsi ulteriori crolli che potrebbero costituire un serio pericolo per la sicurezza e l’incolumità di eventuali speleologi o visitatori occasionali presenti all’interno della cavità.
Considerata l’attuale grave situazione di pericolosità, si consiglia vivamente di evitare di recarsi nella grotta delle Colombe I fino a quando, se sarà possibile, saranno adottate adeguate misure di sicurezza.
In attesa della conclusione delle indagini in corso condotte dal Corpo Forestale, il Comune di Belpasso è invitato a predisporre apposite tabelle che segnalino la situazione di pericolo sia nella zona d’ingresso, sia nel sentiero sovrastante l’apertura della grotta perché a elevato rischio frana.
Cordialità
Il Presidente
Prof. Giuseppe Sperlinga
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CIELO DI LUGLIO 2021

La sera di martedì 13 luglio 2021 tutti col naso all’insù per ammirare il bacio celeste tra il dio della Guerra (Marte) e la dea della Bellezza (Venere).
Il quotidiano La Sicilia di oggi, 7 luglio 2021, pubblica a pagina XX la consueta rubrica di divulgazione astronomica dedicata al cielo di luglio 2021. Ricordo che la rubrica fu ideata e curata per oltre mezzo secolo dal compianto Luigi Prestinenza (amava firmarsi con lo pseudonimo “Scrutator”), giornalista e astrofilo, cofondatore e primo presidente dell’associazione Stelle e Ambiente dal 2003 al 2011. Dopo la sua scomparsa avvenuta il 4 settembre 2012, il testimone è passato nelle mani di chi scrive, che si sforza di dare alla rubrica lo stesso lustro che ebbe quando a curarla era Prestinenza, che mi fu Amico e grande Maestro di Giornalismo e di Scienza.
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IL BACIO TRA IL DIO DELLA GUERRA E LA DEA DELL’AMORE NEL CIELO DI LUGLIO.

Luglio sarà l’unico mese dell’anno con cinque fasi lunari: apre e chiude con l’ultimo quarto di Luna, in mezzo avremo il novilunio il 10, il primo quarto il 17 e il plenilunio il 24. Dopo aver raggiunto il punto di massima elevazione, a mezzogiorno (le 13 ora legale) del giorno del solstizio estivo, il Sole torna lentamente ad abbassarsi sul piano dell’orizzonte, le giornate si accorciano e le notti si allungano: alla latitudine di Catania, alla fine del mese, il dì sarà più breve di 33 minuti. All’una (ora legale) del 6 luglio, il nostro pianeta si troverà alla massima distanza (afelio) dal Sole, pari a 152.100.376 km. Cominciamo il consueto excursus planetario dal minuscolo Mercurio, che sarà l’unico pianeta a essere visibile per tutto il mese all’alba, nell’orizzonte orientale. Con il luminoso Venere s’inizia la rassegna dei pianeti che brilleranno nei cieli notturni estivi. Il pianeta di Citera, infatti, tramonta nel cielo occidentale un’ora e mezza dopo il Sole. Pure Marte sarà osservabile dal tramonto per tutta la notte. La sera del 13 luglio, il pianeta rosso e Venere saranno protagonisti di una stretta congiunzione: un autentico “bacio celeste” tra il dio della Guerra e la dea dell’Amore. Il gigantesco Giove, ormai prossimo all’opposizione, sarà visibile quasi tutta la notte sull’orizzonte a Sud-Est. Saturno sorge un’ora prima di Giove ed è anch’esso osservabile per quasi tutta la notte, a Sud-Est, poi, dopo la mezzanotte, culmina a Sud. Urano sarà visibile nella seconda parte della notte, anch’esso sull’orizzonte orientale. Nettuno, infine, è rintracciabile per tutta la notte a Sud-Est.

   Altre congiunzioni da non perdere sono quella della sera del 3 luglio tra Venere e l’ammasso aperto del Presepe (M44, Mangiatoia o Alveare), un grumo di un’ottantina di stelle visibili a occhio nudo al centro della costellazione del Cancro, lontano quasi 600 anni luce da noi, del quale percepiamo, oggi, la luce emessa ai tempi dell’inaugurazione della cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze, avvenuta nel 1436. E, ancora, tre giorni dopo, i nottambuli potranno ammirare l’esile falcetto di Luna nei pressi di un altro celebre ammasso aperto del Toro, quello delle Pleiadi (la Chioccia), che i siciliani chiamano “a Puddara”, citata nel capolavoro verghiano de “I Malavoglia”. Chiudiamo con altri due incontri ravvicinati (prospetticamente, s’intende) notturni che vede protagonista la Luna piena: il 24 con Saturno e il 25 con Giove.

   Le notti estive sono brevi, ma hanno l’innegabile pregio di essere generalmente serene e favoriscono l’osservazione del cielo sia con gli strumenti ottici sia a occhio nudo. Senza il disturbo abbagliante dei lampioni stradali, alzando lo sguardo quasi sopra la nostra testa sarà facile individuare tre astri brillanti: sono Vega della Lira, Altair dell’Aquila e Deneb del Cigno, che formano i vertici dell’asterismo di un celebre triangolo isoscele, il Triangolo Estivo, che dominerà il cielo per tutta la bella stagione. Procedendo da occidente a oriente, vedremo la costellazione del Leone molto bassa sull’orizzonte che si avvia a tramontare, tallonata da quelle della Vergine, della Chioma di Berenice e della Bilancia. Nel cielo meridionale, si staglia la silhouette dello Scorpione con la rossa Antares seguito dalla tredicesima costellazione dello Zodiaco, Ofiuco, e dal Sagittario. E, ancora, alta nel cielo, l’aquilone del Boote con la luminosa Arturo e, accanto, la piccola costellazione della Corona Boreale, riconoscibile per la forma a “U”, che a sua volta precede la costellazione di Ercole. Come sempre, nel cielo settentrionale sono riconoscibili l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore con la Stella Polare e con, in basso a destra, la “W” della vanitosa regina Cassiopea con accanto Cefeo.

   Nella notte tra il 28 e il 29, infine, tutti col naso all’insù per vedere il passaggio dello sciame meteorico delle Delta Aquaridi con almeno venti “stelle cadenti” all’ora. Il radiante, vale a dire il punto nel cielo dove sembrano provenire queste meteore, è la costellazione dell’Acquario, rintracciabile bassa sull’orizzonte sud-orientale. Il momento più adatto per l’osservazione (e per esprimere i nostri desideri) è prima del sorgere della Luna all’ultimo quarto, intorno alla mezzanotte.

                                                              GIUSEPPE SPERLINGA

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Associazione per la ricerca e divulgazione astronomica e ambientale

 “Marcello La Greca”

Catania

Presidente: prof. Giuseppe Sperlinga

Contatti: 3402161035 (WhatsApp) –  info@stelleambiente.it   –   www.stelleambiente.it

 

 

Oggetto: Capitozzatura Jacarande ed Eucalipti

Catania, 15 giugno 2021

 

Polizia tutela ambientale

Comune di Catania

vigilanzaambientale.pm@comune.catania.it

 

Procura Distrettuale della Repubblica

Catania

segreteriapenale.procura.catania@giustiziacert.it

 

E, p.c.            

Servizio Tutela e Gestione del Verde Pubblico

Comune di Catania

serviziotutelaverde@comune.catania.it    

 

Assessore all’Ambiente

Comune di Catania

assessorato.ecologia@comune.catania.it

fabio.cantarella@comune.catania.it

 

Comandante della Polizia Locale

Comune di Catania

comune.catania@pec.it

 

Quotidiano “La Sicilia”

Catania

cronaca@lasicilia.it

 

Il sottoscritto Giuseppe Sperlinga, presidente pro tempore dell’Associazione “Stelle e Ambiente” di Catania, espone quanto segue:

  • il Comune di Catania con delibera di Consiglio n. 21 del 6-8-2019 si è dotato di un Regolamento per i Verde Pubblico e Privato per il territorio comunale;
  • all’art. 3 del suddetto Regolamento del Verde sono individuate le fattispecie normate e in particolare al punto C individua le alberature stradali;
  • all’art. 18 del suddetto Regolamento relativo alla Potatura degli alberi è tassativamente vietata la pratica della capitozzatura, ovvero i tagli che interrompono la crescita apicale del fusto e quelli pratica su branche aventi diametro superiore a 25 cm o che comportano una drastica riduzione della chioma maggiore del 70%”;
  • il M. 4-4-2020 del Ministero dell’Ambiente sui Criteri Ambientali Minimi sul Verde All. 1 – E – 11 vieta “ la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità che generano altresì maggiori costi di gestione”; “ Gli interventi di potatura devono essere svolti unicamente da personale competente in periodo che non arrecano danni alla pianta e non creano disturbo all’avifauna nidificante ed effettuati  solo nei casi strettamente necessari”.
  • La capitozzatura e le potature drastiche sono definite una pratica inaccettabile e una forma di negligenza gestionale dalle Linee Guida del ministero dell’Ambiente (pag.41) https://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/comitato%20verde%20pubblico/lineeguida_finale_25_maggio_17.pdf.

Tutto ciò premesso, nella città di Catania si continua a capitozzare sia in primavera, come è accaduto nello slargo formato dall’incrocio delle vie Pedara e Generale di San Marzano, a Canalicchio, dove gli operai della Catania Multiservizi hanno barbaramente mutilato otto eleganti alberi di Jacaranda mimosifolia, sia nel mese di giugno, cioè all’inizio dell’estate. Qualche giorno fa, infatti, sono stati brutalmente capitozzati gli unici tre alberi di Eucalipto presenti nell’aiuola spartitraffico di viale della Costituzione, nel tratto adiacente l’Istituto Leonardo da Vinci.

Verosimilmente, tali ordini sono stati impartiti dal Servizio tutela e gestione del Verde pubblico del Comune di Catania pur in aperta violazione delle prima citate norme contenute sia nel “Regolamento del verde pubblico e privato della città di Catania”, sia nel D.M. 4-4-2020 del Ministero dell’Ambiente.

A parere dello scrivente, nell’un caso e nell’altro:

– sono stati capitozzati alberi in ottimo stato di salute, non avevano rami bassi o sporgenti sulla strada o nelle vicine abitazioni né presentavano seccume nella chioma e, dunque, non costituivano alcun pericolo per passanti, automobilisti e residenti;

– per la moderna arboricoltura, gli alberi non devono mai essere drasticamente potati, né devono essere sottoposti a capitozzatura che comporta la privazione della loro chioma, della quale bisogna rispettare scrupolosamente la forma e le dimensioni per evitare danni biologici alla pianta. Non è superfluo ricordare che la miglior potatura è quella che non si vede, che tende a eliminare il secco e i rami rovinati, permettendo il passaggio della luce in ogni punto della chioma. Infine, per non provocare danni all’albero non bisogna ridurre la chioma oltre il 25 per cento (articolo 18 del Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania);

– per eseguire tali operazioni inutili e dannosi per gli alberi, è stato impiegato il personale della Catania Multiservizi, società partecipata del Comune di Catania, con conseguente spreco di denaro pubblico che potrebbe configurarsi quale reato di danno erariale.

Pertanto, si chiede di accertare se sono state violate le succitate norme esistenti in difesa del Verde pubblico cittadino e di essere messo a conoscenza dell’esito della segnalazione.

Cordialità

            IL PRESIDENTE

                                                                            Prof. Giuseppe Sperlinga

 

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Prof. Giuseppe Sperlinga

Presidente associazione “Stelle e Ambiente” Catania

Giornalista pubblicista (Tessera Ordine Nazionale dei Giornalisti n. 61948)

Già Direttore delle Riserve Naturali Integrali “Grotta Monello” (Siracusa) e “Grotta Palombara” (Melilli) dell’Università degli Studi di Catania

giuseppe.sperlinga@libero.it – giuseppesperlinga@pecgiornalisti.it

Cell. 3402161035 (WhatsApp)

APPENDICE FOTOGRAFICA

 

Gli alberi di Jacaranda mimosifolia capitozzati nello slargo vie Pedara-Generale S. Marzano

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Due dei tre Eucalipti capitozzati in viale della Costituzione

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GEOSITI CARSICI DEL PARCO DEGLI IBLEI di Rosario Ruggieri (Cirs Ragusa)

Il quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 15 giugno 2021, pubblica la recensione a firma di chi scrive del libro “GEOSITI CARSICI DEL PARCO DEGLI IBLEI” di Rosario Ruggieri, geologo e speleologo (e non solo) profondo conoscitore e studioso del comprensorio ibleo.
Per facilitare la lettura dell’articolo, ecco qui di seguito il testo pubblicato:
Biodiversità è un termine ben radicato nel linguaggio di tutti i giorni ed è utilizzato in vari ambiti culturali, nella ricerca scientifica, pure nel campo giornalistico. Altrettanto non può dirsi per l’equipollente abiotico, la geodiversità, che è l’insieme degli elementi geologici, geomorfologici, idrologici e pedologici che caratterizzano una determinata area geografica. La geodiversità di un territorio è rappresentata dai geositi, i quali sono beni naturali geologici e geomorfologici non rinnovabili e di elevato valore scientifico e ambientale, oltre a essere di fondamentale importanza per le diverse specie animali e vegetali. Nel 2012, la Sicilia è stata la prima regione italiana a dotarsi di uno strumento legislativo per la tutela e la valorizzazione dei geositi, i quali, fino a oggi, sono 85, di cui 76 ricadenti all’interno di parchi e riserve naturali, 3 di rilevanza mondiale e 6 mondiale e nazionale.
Il comprensorio ibleo è ricco di geositi, tutti noti agli studiosi, agli speleologi e agli escursionisti naturalisti. Rosario Ruggieri è uno di questi, è ragusano doc, geologo e speleologo che ha svolto un’attività esplorativa negli ambienti carsici di tutte le latitudini del pianeta da quasi mezzo secolo e, naturalmente, è un profondo conoscitore degli Iblei grazie all’attività esplorativa e di ricerca svolta dal Centro ibleo ricerche speleo-idrologiche (Cirs), di cui è stato il fondatore nella seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso. Ruggieri, oggi, è riuscito a condensare i dati acquisiti in anni di ricerche nel volume “Geositi carsici del Parco degli Iblei”, avvalendosi della collaborazione di Iolanda Galletti (Cirs) per gli aspetti naturalistici, di Giuseppina Milceri (ArcheoClub Rosolini) per quelli archeologici e del nisseno Salvatore Tricomi per quelli minerari “al fine di fornire il giusto riconoscimento al contesto geomorfologico carsico, naturalistico e storico-antropico che caratterizza l’area iblea, questa estrema parte emersa della piattaforma africana della quale le singolarità naturali sono state modellate nel tempo dalla forza dell’acqua”, precisa lo studioso ibleo.
È una monografia interamente a colori di 300 pagine e 368 fra foto e mappe che si compone di tre capitoli in cui sono descritti con linguaggio semplice ma senza sacrificare il rigore scientifico, nella prima parte gli aspetti generali geologici, geomorfologici e carsici del territorio Ibleo nell’ambito dei quali ricadono e si descrivono. Nella seconda, che è la parte più corposa, sono riportati gli aspetti carsici, naturalistici e storico-antropici delle più suggestive e spettacolari vallate (canyon e forre) che solcano il territorio ibleo centro-meridionale, fra cui le cave, così sono chiamate le valli negli Iblei e non hanno nulla a che vedere con le cave a cielo aperto scavate dall’uomo per l’estrazione di blocchi rocciosi, perché sono il risultato della incessante azione erosiva operata dagli agenti esogeni, quali sono l’acqua, il vento, le escursioni termiche diurne e stagionali, nonché quella operata dalla stessa vegetazione. Qui, Ruggieri propone escursioni alla scoperta delle peculiarità presenti lungo i percorsi riportati in apposite mappe. La terza parte, infine, è dedicata alle valenze geominerarie e all’archeologica industriale delle miniere di Cava Tabuna e Streppenosa.
Con questo bel volume, Ruggieri riesce sì a concretare anni di studi e di ricerca trascorsi con passione, spesso anche con fatica, alla scoperta di angoli incontaminati degli Iblei, ma nel contempo conduce per mano il lettore alla conoscenza di luoghi di straordinaria bellezza naturalistica, quali sono la Cava San Leonardo, la Cava della Misericordia, la Cava Paradiso, la Cava Volpe, la Cava Grande di Rosolini, la Cava del Prainito, la Cava d’Ispica, la Cava dei Servi, la Conca del Salto e le bellissime Gole della Stretta, luoghi ricchi di grotte, risorgenze, corsi d’acqua, laghetti e cascate. Ma questo volume vuole essere pure un contributo all’istituzione del sospirato e atteso da decenni del Parco nazionale degli Iblei.
GIUSEPPE SPERLINGA
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CIELO DI GIUGNO 2021

Come spesso accade, purtroppo, la tirannia dello spazio ha imposto il sacrificio di una parte dell’articolo.
Rimedio con la trascrizione del testo in versione originale che gli interessati potranno leggere qui di seguito.
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UNA ECLISSE ANULARE DI SOLE (NON VISIBILE DALL’ITALIA) E IL SOLSTIZIO ESTIVO
Nel mese astronomico di giugno spiccano due eventi straordinari: l’eclisse anulare di Sole di giovedì 10 e il solstizio estivo di lunedì 21. A differenza di quella totale, l’eclisse anulare si verifica quando il Sole, la Luna e la Terra sono allineati e l’argenteo satellite naturale terrestre si trova alla massima distanza dalla Terra (apogeo). In tali condizioni, la Luna oscura soltanto la parte centrale del disco solare, lasciando visibile un luminoso anello esterno. L’eclisse del 10 giugno, purtroppo, sarà inosservabile dall’Italia meridionale. Sarà invece solo parziale per le regioni dalla Toscana in su: a Milano potranno vedere un sottile spicchio di superficie solare oscurata dalle 11.35 alle 13.04 (il massimo si avrà alle 12.18), a Venezia dalle 11.48 alle 13.05 (massimo alle 12.25) e a Firenze dalle 11.52 alle 12.49 (massimo alle 12.20). Potranno, invece, ammirare per quasi quattro minuti la spettacolare fase anulare in Canada, Groenlandia e Russia.
L’altro evento celeste di giugno è il solstizio d’estate, che quest’anno cade alle 5.32 (ora italiana) del 21. Quel giorno avrà inizio l’estate astronomica (quella meteorologica comincia il primo giorno del mese del solstizio); l’Artide è inclusa nel circolo d’illuminazione, si avranno sei mesi di luce e la nostra stella diurna non tramonta, rimane sopra il piano dell’orizzonte, dando luogo al suggestivo fenomeno del “Sole di mezzanotte”. L’Antartide, invece, ne è totalmente esclusa (sei mesi di oscurità). Nel nostro emisfero avremo il dì più lungo e la notte più breve dell’anno; a mezzogiorno (da noi, alle 13 per l’ora legale) il Sole raggiunge il punto di massima elevazione e la sua altezza sul piano dell’orizzonte dipende dalla latitudine del luogo: a Roma arriva a circa 71°30’, a Milano l’altezza massima è di 68°, mentre a Catania supera i 75°. La parola “solstizio” deriva dal latino e significa “Sole stazionario” perché l’astro sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno (per il solstizio invernale fino al 25 dicembre), quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte (a nord per quello invernale). In antico, i solstizi erano festeggiati dai popoli pagani, poi la religione cristiana, consapevole dell’importanza di questi festeggiamenti, ne incorporò le date sovrapponendovi solenni celebrazioni: il solstizio invernale è stato sostituito dal Natale, quello estivo dalla festa di San Giovanni del 24 giugno. Il 21 giugno di duemila anni fa, il Sole era proiettato tra le stelle della costellazione del Cancro. Oggi, a causa della precessione degli equinozi, la nostra stella diurna è proiettata tra le stelle della costellazione dei Gemelli. Ciò nonostante, il parallelo su tutti i punti del quale il giorno del solstizio il Sole sarà allo zenit, convenzionalmente continueremo a chiamarlo “Tropico del Cancro”, anziché “Tropico dei Gemelli”. È incomprensibile, invece, l’ostinata fede di molta gente per il ciarpame propinato con gli oroscopi che ammanniscono presunti influssi sui destini umani esercitati da lontanissimi astri arbitrariamente raggruppati dall’uomo a formare le costellazioni, le quali non sono una realtà fisica.
Nel cielo sud-orientale appare la costellazione dello Scorpione con la rossa Antares. Il Sole sfiora le stelle dello Scorpione che le attraversa in appena una settimana, perché gran parte della costellazione si trova al di sotto dell’Eclittica, per poi proseguire il suo cammino nell’Ofiuco, la cosiddetta tredicesima costellazione che sconvolge le illusorie previsioni astrologiche. Nel cielo meridionale spicca una costellazione tipicamente estiva: Ercole, la cui forma caratteristica è data dal quadrilatero centrale, dal quale si dipartono quattro bracci a spirale. Questa costellazione contiene uno tra i più luminosi ammassi globulari, M13, noto pure come “ammasso globulare di Ercole” ed è il più luminoso dell’emisfero boreale e il terzo dell’intera volta celeste, ben visibile con un binocolo e persino a occhio nudo da siti lontani dai centri abitati. Volgendo lo sguardo a occidente, osserveremo ancora le costellazioni del Leone e della Vergine che si avviano a tramontare. Alte nel cielo brillano due luminosi astri che domineranno il cielo delle notti estive: verso ovest vi è Arturo, la fulgida stella della costellazione del Bootes, a oriente Vega della Lira. A Nord-Ovest, infine, campeggia l’Orsa Maggiore, segue l’Orsa Minore con la Polare e, a Nord-Est Cassiopea con il regale consorte Cefeo.
La bella stagione ci riporta i pianeti visibili a occhio nudo. Tranne Mercurio che sarà inosservabile per buona parte del mese, nell’orizzonte occidentale vedremo Venere dal tramonto fino al calare delle tenebre e, poco più in alto, ci sarà Marte. Nella seconda parte della notte il cielo sud-orientale sarà dominato dal gigantesco Giove e dal pianeta dagli anelli Saturno. Urano e Nettuno saranno visibili a oriente in tarda nottata con l’ausilio di un telescopio.
GIUSEPPE SPERLINGA
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LE FIORITURE PRIMAVERILI IN UN PARCO MAI NATO DI CANALICCHIO

A Canalicchio (periferia nord di Catania), le vie Noto, Pedara e Arimondi confluiscono in uno slargo a fondo naturale che come una terrazza si affaccia sulla città. Una trentina d’anni fa, qui doveva nascere il Parco Belvedere, il cui progetto fu inserito più volte nel Piano Triennale delle Opere pubbliche del Comune di Catania, ma non fu mai realizzato.
La prima volta che mi occupai di questo bel progetto che avrebbe dato molto verde a un quartiere asfittico qual è Canalicchio fu nell’ormai lontano 26 luglio 1994 con un articolo pubblicato sul quotidiano La Sicilia. Poi ci sono tornato dieci anni dopo, il 19 agosto 2004. E’ stato come parlare al peggior sordo, che è colui che non vuol sentire, appunto le amministrazioni comunale dell’epoca (non è che quelle recenti siano diverse…).
Oggi, naturalmente, il degrado è impressionante, ma questo non scoraggia la Natura. Qui, infatti, è possibile godere delle spettacolari fioriture primaverili di piante selvatiche che sono riuscite ad arrivare intatte finora grazie al fatto che si trovano in terreni dimenticati dal Comune, dove raramente si vede uno spazzino e, per fortuna, non si vedono operai armati di decespugliatori, i quali dovrebbero fare la loro apparizione ai primi di giugno per prevenire il rischio incendi quando le piante saranno sfiorite e ormai secche.
In questo momento, sono uno splendore le fioriture della Carota selvatica, della Sulla (‘a Sudda), del Giummo di Carrabbineri (la Camarezza o Valeriana rossa), del Cavulucarammu (Guado o Galdo), della Ferula (‘a Ferra), dei capolini gialli dell’Ingrassabuoi, dei Rosolacci (i papaveri rossi), dell’Erba viperina, della Borraggine (Urrania) e di numerose altre specie.
L’infiorescenza ancora chiusa della Carota selvatica, fino agli anni ’50-’60 del secolo scorso, si facevano essiccare e successivamente si riempivano e si addobbavano esternamente con i profumati fiori del gelsomino. Si otteneva la “sponsa” che gli uomini del tempo offrivano alle signorine e alle signore. Un gesto galante di cui si è persa memoria.
A Catania, i venditori di “sponse” era facile incontrarli nelle tiepide serate primaverili o di inizio estate in via Etnea o nelle vicinanze delle tante arene cinematografiche aperte.
GIUSEPPE SPERLINGA
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