Stelle e Ambiente

Author: Giuseppe Sperlinga

ECLISSI PARZIALE DI SOLE E PIOGGIA DI STELLE CADENTI NEL CIELO AUTUNNALE DI OTTOBRE

ECLISSI PARZIALE DI SOLE E PIOGGIA DI STELLE CADENTI NEL CIELO AUTUNNALE DI OTTOBRE

Ottobre sarà un mese ricco di avvenimenti celesti. L’evento il più atteso è l’eclissi parziale di Sole di martedì 25: la Luna sarà nuova e si troverà nel nodo di congiunzione, si troverà in linea tra la Terra e la nostra stella diurna. Sperando nella collaborazione delle condizioni meteorologiche, potremo assistere a questo suggestivo fenomeno dalle 11.20 in poi e sarà ben visibile dalla nostra penisola. Ne riparleremo a suo tempo in maniera dettagliata. Nel frattempo dotiamoci di vetri da saldatore con indice di protezione pari o superiore a 14 acquistabili nei negozi di ferramenta oppure degli speciali occhialini in “mylar” (filtri composti da due strati sottili di polietilentereftalato separati da un foglietto di alluminio per impedire ai raggi solari di danneggiare la retina) facilmente reperibili nei negozi di ottica oppure on line. Ovviamente, pure gli strumenti di osservazione dovranno essere dotati di appositi filtri. Si raccomanda di non guardare mai direttamente il Sole, né a occhio nudo, né – peggio – con binocoli o telescopi, perché può causare danni irreversibili alla retina e persino la cecità. Da escludere assolutamente l’uso di occhiali scuri da Sole, vetri affumicati fai da te, di code di vecchie pellicole fotografiche e di lastre radiografiche.

 Nel corso del mese, l’osservazione di Saturno e Giove sarà ancora ottimale, con la Luna che li incontrerà nelle sere tra il 5 e l’8, mentre prima dell’alba del 15 ci sarà la congiunzione con il pianeta rosso, Marte. Due gli sciami meteorici di rilievo nel cielo di ottobre: le Draconidi, tra l’8 e il 9, con radiante (il punto dal quale sembrano provenire le scie luminose) nella testa della costellazione del Drago, e le Orionidi, tra il 20 e il 23, le stelle con radiante nei pressi della costellazione di Orione.

Nel cielo astronomico di ottobre il Triangolo Estivo è ancora visibile in prima serata, Sagittario e Capricorno si avviano a tramontare verso ovest, oltre il quale si è già tuffato lo Scorpione, l’uccisore del grande cacciatore Orione, la cui costellazione comincia a far capolino nel cielo orientale insieme con l’Ariete e il Toro con Aldebaran. Nel cielo meridionale si notano le poco appariscenti costellazioni dell’Acquario e dei Pesci, mentre in quello settentrionale ruotano attorno alla Polare le costellazioni circumpolari, vale a dire l’Orsa Maggiore, Cefeo, Cassiopea con la bella nebulosa Cuore (nella foto di Franco Traviglia), Drago, Giraffa e Lince. Nel cielo di Nord-Est ci sono i Gemelli, l’Auriga con la luminosa Capella e il Perseo con il Doppio Ammasso Xi e Chi Persei e la Nebulosa California. Allo zenit, spicca la costellazione di Andromeda con l’omonima galassia M31 (nella foto di Franco Traviglia) l’unica visibile a occhio nudo e, nei pressi, noteremo la coppia regale Cefeo e Cassiopea e il cavallo alato Pegaso. A Nord-Ovest, infine, il Bovaro (Boote o Bifolco) ed Ercole.

I pianeti. Il piccolo Mercurio sarà visibile tra le stelle della Vergine prima dell’alba fino a metà del mese, poi si avvicina sempre più al Sole col quale sarà in congiunzione nel mese di novembre. Il luminoso Venere sarà visibile tra le stelle della Vergine (alla fine del mese passa nella Bilancia) all’alba fino al 2. Marte lo vedremo in seconda serata per gran parte della notte tra le stelle del Toro, ma a fine mese il pianeta rosso sorgerà dopo il tramonto per a notte fonda; il 30 invertirà il suo moto apparente da diretto a retrogrado e apparirà in cielo stazionario. Giove continuerà a essere visibile per tutta la notte proiettato tra le stelle dei Pesci. Saturno si vedrà per gran parte della notte nel Capricorno. Urano e Nettuno, infine, saranno visibili per tutta la notte, il primo nella costellazione dell’Ariete, il secondo in quella dell’Acquario.

Il dì continua ad accorciarsi e avrà la minima durata il 21 dicembre, giorno del solstizio invernale. Nella notte tra sabato 29 e domenica 30 torneremo all’ora solare spostando indietro di un’ora le lancette dell’orologio. Sarà l’ultima volta di questo stucchevole “balletto delle lancette” cui siamo sottoposti, ininterrottamente, sin dal 1966? Ancora non è dato sapere. È certo che, oggi più che in passato, è prepotentemente balzata alla ribalta l’idea di mantenere per sempre l’ora legale tutto l’anno che ci consentirebbe di risparmiare energia.

                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA

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LA QUERCIA ANTICA DI VILLANOVA SANT’ANTONIO DI FOSSALTA DI PORTOGRUARO (VENEZIA)

La Quercia Antica è una Farnia (Quercus robur), ha sei secoli di vita ed è curata con amore dagli abitanti di Villanova Sant’Antonio, piccola frazione di Fossalta di Portogruaro (VE).
Dalle foto si vedono chiaramente i vari interventi effettuati per salvare questo patriarca della Natura, unico superstite che, nel corso di oltre mezzo millennio, ha visto sparire l’antica foresta che un tempo ormai remoto ricopriva quella località al confine tra Veneto e Friuli V.G. Da alcuni anni è stata dichiarata “monumento naturalistico di interesse nazionale” ed è considerata “albero monumentale” dalla Regione Veneto.
Ho valide ragioni per sostenere che a Catania non avrebbe avuto la stessa fortuna, perché dirigenti e funzionari comunali del Servizio tutela e gestione del Verde pubblico, agitando lo spettro della pericolosità, ne avrebbero ordinato l’abbattimento. Loro, infatti, dicono che la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto, dimenticando o facendo finta di dimenticare che un albero si può e si deve salvare facendo ricorso a specifiche tecniche.
Quanto fatto a Villanova Sant’Antonio è uno dei tanti esempi quando si ha amore e rispetto per gli alberi.
Giuseppe Sperlinga
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LA GRECA, CUCUZZA SILVESTRI E PRESTINENZA DIVULGATORI SCIENTIFICI INASCOLTATI

LA GRECA, CUCUZZA SILVESTRI E PRESTINENZA, TRE GRANDI PROTAGONISTI DELLA DIVULGAZIONE SCIENTIFICA A CATANIA.

Nel 2012, a distanza di due mesi l’uno dall’altro, ci lasciavano, il 3 luglio, all’età di 89 anni, il vulcanologo prof. Salvatore Cucuzza Silvestri, e il 4 settembre, a 83 anni, il giornalista Luigi Prestinenza. Undici anni prima, il 10 febbraio, a 87 anni, moriva lo zoologo prof. Marcello La Greca. Tutti e tre, nell’ultimo trentennio del secolo scorso, furono grandi protagonisti della divulgazione scientifica a Catania.

Napoletano ma catanese d’adozione, Marcello La Greca fu professore ordinario di Zoologia ed emerito dell’Università di Catania, accademico dei Lincei, fondatore e primo direttore del Dipartimento di Biologia Animale e artefice della rifondazione dell’annesso Museo di Zoologia, che, dopo la recente ristrutturazione, è aperto al pubblico. Fondamentale fu il suo contributo di studioso ed esperto di Politica ambientale per l’istituzione sia del Parco dell’Etna, sia delle prime Riserve naturali speleologiche in Sicilia da parte della Regione Siciliana, quattro delle quali (“Grotta Palombara” e “Complesso speleologico Villasmundo-Alfio” di Melilli, “Grotta Monello” di Siracusa e “Complesso speleologico Micio Conti-Immacolatelle” di San Gregorio di Catania) gestite dall’ateneo catanese.

Salvatore Cucuzza Silvestri fu docente di Vulcanologia nell’Università di Catania che, in oltre mezzo secolo di attività accademica, scrisse più di 250 pubblicazioni scientifiche. Ma fu pure un fine divulgatore con articoli pubblicati da quotidiani e periodici locali e nazionali. Si occupò dei problemi relativi all’ambiente siciliano e, in particolare, di quello etneo e s’impegnò strenuamente nella battaglia per l’istituzione di un Museo civico di Storia naturale con annessa una grande sezione dedicata all’Etna, struttura che, paradossalmente, è sempre mancata nella città alle falde del maggior vulcano attivo europeo, se si esclude il piccolo ma funzionale museo vulcanologico esistente all’ultimo piano del Palazzo delle Scienze di corso Italia fino al 1991, anno in cui l’ateneo catanese ne deliberò lo scriteriato smantellamento, nel corso del quale molti reperti furono addirittura gettati nei cassonetti o trafugati da ignoti e altri ammassati in mobili di legno e scaffali metallici sul terrazzo della struttura universitaria.

Luigi Prestinenza fu caposervizio allo Sport di questo giornale e inviato speciale ai grandi avvenimenti sportivi (Olimpiadi, Mondiali ed europei di calcio). Ideò la rubrica mensile “Il cielo” che firmava con lo pseudonimo “Scrutator”. Forte di una solida preparazione scientifica pur avendo seguito studi universitari storici e filosofici (superò tutte le materie con il massimo dei voti, tranne due con 29, ma non trovò mai il tempo di andare a discutere la tesi già pronta, meriterebbe il conferimento della Laurea a honorem alla memoria), divenne un brillante e preparatissimo giornalista scientifico, collaborò con l’inserto “Tuttoscienze” de “La Stampa” di Torino, le riviste di divulgazione astronomica “L’Astronomia” e “Le Stelle”. Negli anni Novanta del secolo scorso, curò la pagina di divulgazione scientifica a cadenza settimanale del quotidiano “La Sicilia”. Fu nemico di tutto ciò che si fondava su basi metafisiche, irrazionali e fantasiose, come l’Astrologia e l’Ufologia. Divulgò l’Astronomia nelle scuole di ogni ordine e grado dell’intera Sicilia, andava ovunque l’invitassero presidi e professori, tenne migliaia di conferenze e seminari, partecipò a convegni in tutto il territorio nazionale, collaborò assiduamente con l’Osservatorio Astrofisico di Catania. Ironia della sorte, Prestinenza è nato ed è morto lo stesso giorno dei due mesi in cui cadono gli equinozi: 4 marzo 1929 (mese dell’equinozio di primavera), 4 settembre 2012 (mese dell’equinozio di autunno). Una curiosa coincidenza se si pensa che, prima ancora di affermarsi come giornalista sportivo, fu un astronomo non professionista di elevate competenze scientifiche, studioso appassionato del pianeta Marte, cui dedicò uno dei suoi due libri di divulgazione astronomica, “Marte tra storia e leggenda” (Utet), l’altro è “La scoperta dei pianeti” (Gremese), entrambi con la prefazione di Margherita Hack. Soleva dire, Prestinenza, che si appassionò del cielo sin dall’età di dieci anni, quando ebbe la fortuna di leggere “L’Astronomia popolare” di Camille Flammarion, una passione che coltivò fino a che le forze lo sorressero per scrutare la volta celeste con il suo piccolo telescopio rifrattore dal balcone di casa sua, al settimo piano del “palazzo dei giornalisti” di via Eleonora d’Angiò. Negli ultimi anni della sua vita, infatti, dovette rinunciare a osservare il “suo” Marte dal suo osservatorio astronomico che si era fatto costruire nel giardino della casa di Pedara. Qui, dopo aver lasciato la redazione sportiva del giornale, vi trascorreva nottate intere dietro i suoi due potenti telescopi scrutando il cielo, osservando, fotografando e disegnando a mano libera la cangiante superficie del pianeta rosso.

La Greca, Cucuzza Silvestri e Prestinenza credevano fermamente nell’importante ruolo educativo svolto dalle strutture culturali stabili. Per oltre trent’anni, insieme con altri esponenti del mondo culturale catanese, si adoperarono assiduamente per far dotare la città di Catania di un Museo di Storia Naturale, di un Planetario e di un Osservatorio astronomico civici. Dopo una infinita serie di incontri, riunioni, anticamere prima di essere ricevuti da sindaci e assessori comunali, i loro sforzi furono vanificati dall’incultura degli amministratori civici del tempo. Tutt’oggi, il capoluogo etneo è privo di queste tre importanti strutture museali scientifiche mentre continua a essere chiusa al pubblico la “Città della Scienza”, una interessante struttura museale interattiva realizzata dall’Università in una ex raffineria di zolfo di via Simeto che, stranamente, non è mai entrata in esercizio salvo qualche sporadica apertura.

La scomparsa di La Greca, Cucuzza Silvestri e Prestinenza ha lasciato una voragine nell’anemico panorama culturale scientifico di Catania. E altrettanto irto di difficoltà è il sentiero di cui loro hanno lasciato il solco, perché pur volendo seguirne il magistero, senza il loro carisma culturale è stato e continua a essere durissimo ottenere una inversione di rotta in una città che ha sempre perseguito la politica culturale dell’effimero, rinunciando alle strutture culturali scientifiche stabili, quali sono il planetario e l’osservatorio astronomico civici, il museo di Storia naturale con annesso il museo vulcanologico dell’Etna.

La città di Catania è, dunque, in debito con questi suoi tre figli. Nel giugno dello scorso anno, l’associazione “Stelle e Ambiente” inoltrò alla Commissione toponomastica comunale la proposta di intitolazione di una nuova strada o piazza a La Greca, Cucuzza Silvestri e Prestinenza che tanto lustro dettero alla città di Catania nel campo della ricerca e della divulgazione scientifica. Proposta che finora non ha avuto alcun seguito, perché la Commissione non l’ha mai presa in esame per il semplice motivo che da allora non si è mai riunita.

                                                         GIUSEPPE SPERLINGA

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Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, martedì 30 agosto 2022, pubblica la consueta rubrica dedicata alla divulgazione astronomica a firma di chi scrive.
Ecco, qui di seguito, il testo integrale dell’articolo che ha dovuto subire un piccolo taglio per esigenze di spazio.
Buona lettura!
G.S.
PEGASO, IL CAVALLO ALATO CHE GALOPPA NEL CIELO DELL’EQUINOZIO AUTUNNALE
Il 4 settembre ricorre il decimo anniversario della scomparsa del giornalista e astrofilo Luigi Prestinenza. Gli anni passano, ma il ricordo di Prestinenza, che firmava questa rubrica con lo pseudonimo “Scrutator”, è sempre vivo, perché fu un uomo che amò la Cultura e, per una quarantina d’anni, divulgò l’Astronomia nelle scuole e tra la gente con corsi, seminari, conferenze e serate astronomiche con l’uso di telescopi.
In settembre, il periodo d’illuminazione (il dì) continuerà ad accorciarsi fino al giorno dell’equinozio d’autunno, che quest’anno cade alle 3,04 di venerdì 23, giorno in cui avrà la stessa durata di quello di oscurità (la notte). Il Sole sorgerà e tramonterà rispettivamente a Est e a Ovest, a mezzogiorno sarà allo zenit sull’Equatore e passerà per il “Punto omega o punto della Bilancia” (l’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e quello dell’orbita terrestre), il circolo di illuminazione divide in parti uguali i due poli Nord e Sud, ha inizio l’autunno nell’emisfero boreale e la primavera in quello australe.
A occidente, le costellazioni estive di Ercole, Lira, Ofiuco, Aquila e Sagittario si avviano lasciare la scena celeste a quelle autunnali di Andromeda, Ariete, Pesci e Toro, già apparse sull’orizzonte orientale. Alte nel cielo, sopra le nostre teste, continuano a dominare le costellazioni del Cigno (la “Croce del Nord”) con la supergigante bianca Deneb (in arabo significa “coda”) una stella sessantamila volte più luminosa del nostro Sole, di Cefeo (riconoscibile per la sua forma a casetta) e della minuscola e poco appariscente Lucertola. Volgendo lo sguardo verso Sud, spiccano l’Acquario, Capricorno, Delfino, Cavallino, Gru e Microscopio. Dalla parte opposta, verso Nord-Est, si riconosce la “W” di Cassiopea, l’Auriga con la brillante Capella (la capretta Amaltea, nutrice dell’infante Zeus sul monte Ida), a Nord vi sono le due Orse Maggiore e Minore, a Nord-Ovest il Bifolco (Boote o Bovaro) con i Cani da Caccia e il Drago. Ma la vera protagonista del cielo settembrino è la costellazione di Pegaso, il cavallo alato che a briglia sciolta galoppa tra le stelle del cielo dell’equinozio autunnale. È facile da individuare, alto a Sud-Est, con il celebre asterismo “Quadrato di Pegaso”, in un vertice del quale vi è una stella della vicina costellazione di Andromeda. Nella mitologia classica, Pegaso era un cavallo alato nato dal sangue della Medusa, una delle tre Gorgoni (le altre due erano Steno ed Euriale) che avevano il potere di pietrificare chiunque le avesse guardate negli occhi. Perseo, dopo aver decapitato Medusa eludendone lo sguardo attraverso il suo scudo, in groppa al destriero celeste riuscì a liberare la bella Andromeda che, legata a uno scoglio, stava per essere divorata dall’orribile mostro marino Cetus. Pegaso fu determinante pure nell’impresa di Bellerofonte (l’uccisore del re di Corinto, Bellero) contro la Chimera, leggendario mostro che aveva il corpo di capra, la coda di drago, la testa di leone e dalle sue fauci sputava fuoco.
I pianeti. Mercurio è visibile, a Ovest, dopo il tramonto, fino alla prima metà del mese. Venere è, invece, osservabile a Est, prima del sorgere del Sole, mentre Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno sono visibili nelle ore notturne. Tra le congiunzioni di questo mese, vale la pena perdere qualche ora di sonno o fare una levataccia mattutina per osservare alle 4.45 di lunedì 5 il “bacio” tra Venere e Regolo (il “Piccolo Re”, secondo Copernico), la stella più luminosa della costellazione del Leone che, in realtà, non è un singolo astro, ma un sistema quadruplo formato da due coppie di stelle che ruotano l’una intorno all’altra; alle 2 di venerdì 9, l’incontro ravvicinato tra Marte e Aldebaran, la stella gigante arancione più luminosa della costellazione del Toro; all’1.35 di sabato 17, infine, il “balletto” tra la Luna all’ultimo quarto, il pianeta rosso Marte e l’occhio rossastro del Toro, Aldebaran.
GIUSEPPE SPERLINGA
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CIELO DI GIUGNO 2022 E RICORDO DI MARGHERITA HACK E LUIGI PRESTINENZA

Dedico l’articolo sul cielo di giugno, pubblicato sul quotidiano “La Sicilia” di mercoledì 8 giugno 2022, alla memoria della grande indimenticabile astrofisica e divulgatrice scientifica Margherita Hack, della quale il 12 giugno ricorre il centenario della nascita.
Scomparsa nove anni fa, Margherita Hack fu la prima donna a dirigere un Osservatorio astronomico italiano, quello di Trieste. L’Inaf l’ha ricordata ieri, 7 giugno, con una diretta su YouTube intitolata “Il cielo di Margherita Hack”.
Una fraterna amicizia la legò al giornalista e astrofilo Luigi Prestinenza (ideatore e curatore della rubrica “Il cielo del mese” per oltre mezzo secolo). Margherita Hack firmò le prefazioni delle due fatiche letterarie di divulgazione astronomica di Prestinenza: “Marte tra storia e leggenda” (Utet, 2004) e “La scoperta dei pianeti. Da Galileo alle sonde spaziali” (Gremese, 2007). In quest’ultimo volume ho avuto il privilegio di collaborare sia curando gli inserti di approfondimento su “Titius-Bode: legge o coincidenza?”, “Eratostene di Cirene” e “Il pendolo di Jean Richer e lo schiacciamento polare terrestre”, sia con la revisione del testo.
Giuseppe Sperlinga
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CINQUE PIANETI ALLINEATI NEL CIELO DEL SOLSTIZIO ESTIVO

Sono due le principali attrazioni celesti di giugno: lo show dei cinque pianeti visibili a occhio nudo allineati nel cielo orientale prima dell’alba e il solstizio d’estate. Il solstizio estivo quest’anno cade martedì 21, giorno in cui ha inizio l’estate astronomica (quella meteorologica comincia l’1 del mese) nell’emisfero boreale. L’Artide sarà interamente inclusa nel circolo d’illuminazione, dove si avranno sei mesi di luce e il Sole non va al di sotto dell’orizzonte (il cosiddetto “Sole di mezzanotte”), mentre l’Antartide ne sarà totalmente escluso (sei mesi di oscurità). Quel giorno, al mezzogiorno dell’ora solare (in Italia, alle 13 perché vige l’ora legale), la nostra stella diurna raggiunge il punto di massima elevazione sull’orizzonte, altezza che ovviamente dipende dalla latitudine del luogo: a Milano è di 68°, a Roma di 71°30’, a Catania supera i 75°. Solstizio significa “Sole stazionario”, perché in questo momento astronomico il Sole sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto fino al 24 giugno (per quello invernale il 25 dicembre), quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte (a nord per quello invernale): il Sole comincia a calare e causa la graduale riduzione della durata del periodo d’illuminazione (il dì) e l’allungamento di quello di oscurità (la notte). Nell’antichità, i solstizi erano festeggiati dai popoli pagani, fin quando la religione cristiana si premurò di incorporarne le date sovrapponendovi solenni celebrazioni: il solstizio invernale fu sostituito dal Natale e quello d’estate dalla festa di San Giovanni (24 giugno). In altre parole, feste originariamente pagane basate sull’antica osservazione del moto apparente del Sole si sono fuse con la tradizione cristiana.

Nel cielo di giugno sono già apparse le costellazioni che domineranno il firmamento per tutta l’estate. Procedendo da est, noteremo l’Acquario, l’Aquila con Altair, il Cigno con Deneb e la Lira con Vega (le tre luminose stelle citate formano l’asterismo del “Triangolo estivo” che per tutta la bella stagione campeggerà sopra le nostre teste. A sud-est, vi sono il Capricorno, l’Ofiuco e il Sagittario. Nel cielo meridionale spiccheranno la Bilancia, il Centauro e lo Scorpione con Antares, che per la sua colorazione rossa rivaleggia con il pianeta rosso, Marte (Ares, per i Greci). A ovest, si avviano a lasciare la scena celeste la Vergine con Spica, il Leone con Regolo, il Cancro e i Gemelli con Castore e Polluce. Allo zenit, giganteggiano il Boote (Bifolco o Bovaro) con Arturo e la costellazione di Ercole con il celebre ammasso globulare M13.

Il fiore all’occhiello del cielo di giugno, però, sarà lo spettacolare allineamento, nell’orizzonte orientale, prima dell’alba, di Mercurio, Venere, Marte e Giove, cui s’aggiungerà, dal 19 al 27, Saturno. Urano sorge prima del Sole nell’Ariete e Nettuno fa la sua apparizione a tarda notte nei Pesci.

GIUSEPPE SPERLINGA

CIELO GIUGNO 2022 LA SICILIA 8GIUGNO2022 ALLINEAMENTO PLANETARIO GIUGNO 2022 il-cielo-in-salotto-margherita-hack-1024x576 MARGHERITA HACK - Copia MARGHERITA HACK DEDICA A FRACASTORO SEDE SERRA LA NAVE

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COPERTINA SCOPERTA DEI PIANETI PRESTINENZA IMG_20200911_0001

DANZE PLANETARIE NEL CIELO MATTUTINO DI MARZO 2022

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, 1° marzo 2022, pubblica la consueta rubrica mensile di divulgazione astronomica dedicata al cielo di marzo, il mese dell’equinozio primaverile.
La tirannia dello spazio ha imposto il taglio degli ultimi due paragrafi dell’articolo a firma di chi scrive.
Per coloro che fossero interessati alla lettura, ecco qui di seguito il testo integrale.
Buona lettura!
G.S.
(La foto delle Pleiadi è dell’ottimo amico ed eccellente astrofotografo Franco Traviglia, cui vanno i miei auguri per una pronta guarigione e ritorno alla fotografia astronomica in quel di Scordia.)
 
DANZE PLANETARIE MATTUTINE NEL CIELO DI MARZO 2022
Quest’anno l’equinozio primaverile cade domenica 20 marzo, alle 16.33. Quel giorno, il dì avrà la stessa durata della notte ovunque; a mezzogiorno, il Sole sarà allo zenit sull’equatore; avrà inizio la primavera nell’emisfero boreale e l’autunno in quello australe; i Poli terrestri saranno tagliati in due parti uguali dal circolo d’illuminazione; il Sole sorgerà e tramonterà, rispettivamente, a Est e a Ovest e si troverà nel “Punto gamma o d’Ariete”, così detto perché, duemila anni fa, era proiettato tra le stelle della costellazione omonima, oggi non più: a causa della precessione degli equinozi, la nostra stella diurna transita tra le stelle dei Pesci. Per i Cristiani, la data dell’equinozio primaverile è importante ai fini del calcolo della data della Pasqua, che cade la prima domenica (17 aprile) successiva al plenilunio (16 aprile) che segue l’equinozio di primavera.
Quello di marzo è un cielo diviso a metà: a occidente, sono ancora presenti le costellazioni invernali con il Toro con la rossa Aldebaran, i Gemelli con Castore e Polluce, Orione con il fedele Sirio del Cane Maggiore; dalla parte opposta, nell’orizzonte orientale, ha già fatto la sua apparizione la Vergine con la splendente Spica. Nel cielo meridionale, campeggia l’inconfondibile silhouette del Leone, la costellazione che annuncia l’arrivo della primavera. La stella più luminosa è Regolo (il Piccolo Re, come la chiamò il celebre astronomo polacco Niccolò Copernico), ma in realtà è un sistema formato da due coppie di stelle che orbitano l’una intorno all’altra. Nella mitologia greca, è il leone che nella città di Nemea distruggeva ogni cosa e uccideva chiunque incontrasse. Ercole, dopo averlo strangolato in una delle sue dodici fatiche, si rivestì della sua pelle e utilizzò la testa come elmo. A questa costellazione è legato il termine “Solleone”, il cui significato non è, come si crede, riferito al caldo particolarmente intenso in estate, ma al fatto che il Sole transita tra le stelle della costellazione del Leone. A Nord-Ovest, troviamo la caratteristica “W” della vanitosa regina Cassiopea e, tra questa e il Toro, vi è la costellazione del Perseo. A Nord-Est, proprio sotto l’Orsa Maggiore e a sinistra della Vergine, ecco spuntare la costellazione a forma di aquilone del Bootes (Bovaro o Bifolco) con la luminosa Arturo, che con Denebola e Spica forma l’asterismo del “Triangolo di Primavera”.
Chi ama alzarsi prima dell’alba, avrà modo di osservare quattro dei cinque pianeti visibili a occhio nudo: Mercurio (fino al13), Venere, Marte e Saturno, cui s’aggiungerà dal 26, pure Giove, tutti nell’orizzonte orientale. Urano sarà osservabile, con un telescopio, in prima serata a Ovest, nella costellazione dell’Ariete, mentre Nettuno sarà invisibile essendo, il 13, in congiunzione col Sole, tornerà a essere osservabile alla fine del mese, nel cielo orientale tra le stelle della costellazione dell’Acquario. Da non perdere le congiunzioni mattutine tra Venere e Marte (ore 5 dell’11) e la danza celeste della Luna con Marte, Venere e Saturno (alle 4.45 del 28) e quella serale tra la Luna quasi al primo quarto e le Pleiadi (alle 20 dell’8).
Venerdì 11 marzo, torna l’annuale appuntamento con “M’illumino di meno”, l’iniziativa di Caterpillar, la trasmissione di Rai Radio2, che quest’anno giunge alla diciottesima edizione. Stavolta, Caterpillar, punta sul ruolo propositivo e trasformativo della bicicletta e delle piante, e inviterà cittadini e amministrazioni comunali di tutt’Italia sia allo spegnimento simbolico delle luci di case, edifici pubblici, piazze, monumenti, sia a pedalare e a piantare alberi per sensibilizzare tutti al risparmio energetico e a riscoprire il cielo notturno ormai reso invisibile dal riverbero delle troppe luci cittadine, molte delle quali inutilmente rivolte verso l’alto.
L’ora legale, infine, entrerà in vigore alle 2 di domenica 27 marzo fino alle 3 di domenica 30 ottobre. L’Italia porterà avanti di sessanta minuti le lancette dell’orologio, un’operazione che finora ci ha permesso di risparmiare svariati miliardi di euro. Sarà l’ultima volta? Ancora non è dato sapere.
GIUSEPPE SPERLINGA
 
CIELO MARZO 2022 LA SICILIA 1MARZO2022 PLEIADI FOTO FRANCO TRAVIGLIA

DEGRADO DELLA TIMPA DI LEUCATIA E COSTITUZIONE COMITATO CIVICO PARCO DELLA TIMPA DI LEUCATIA

DEGRADO ATTORNO AI RUDERI DELL’ACQUEDOTTO BENEDETTINO

La via Lavatoio è lunga una novantina di metri e corre parallela ai ruderi del secentesco acquedotto benedettino, tra le vie Tito Manlio Manzella e Francesco Lo Jacono. Come tutte le strade che segnano il confine tra due Comuni (nel nostro caso, Catania a est, S. Agata li Battiati a ovest), anch’essa è terra di nessuno e continua a essere utilizzata come discarica pubblica abusiva a cielo aperto da incivili che vi depositano ogni tipo di rifiuti, soprattutto sul versante Battiati. Qui, infatti, ormai invisibili perché ricoperti dalla vegetazione spontanea, giacciono pneumatici, materiali di risulta, spazzatura, plastica, vetro, mobili rotti, residui di verdure selvatiche, insomma c’è di tutto. Ultimo arrivato, un divano, verosimilmente scaricatovi nottetempo.

            Gli incivili sono agevolati dal fatto che questo tratto di strada è privo di illuminazione e dalla totale assenza di netturbini. A chi spetta il compito di tenere pulito? A Battiati? A Catania? A entrambi i Comuni? Quale che sia il Comune, una cosa è sicura: è indegno di una società civile tenere nel degrado permanente l’area circostante ai ruderi della più imponente opera d’ingegneria idraulica del Seicento cittadina, qual è appunto l’acquedotto voluto quasi quattro secoli fa dai Padri benedettini per trasportare le limpide acque sorgive della Licatia fino al monastero di piazza Dante per iloro fabbisogno idrico e per quello dei catanesi.

            Dieci anni fa, l’area fu bonificata grazie sia all’intervento economico elargito da una mezza dozzina di Lions Club cittadini, sia all’opera dei marines americani di stanza a Sigonella e all’abbellimento floreale realizzato dagli studenti dell’istituto tecnico agrario di via del Bosco. In quell’occasione, attorno ai ruderi dell’acquedotto e all’ingresso dell’ambiente umido della Timpa di Leucatia furono ripristinate le recinzioni con pali di castagno e si installarono due capannine di legno che esponevano altrettanti poster bilingue con informazioni storico-naturalistiche sulla Timpa e sull’acquedotto. Dopo, però, nessuno si curò della loro manutenzione e, a poco a poco, tutto è andato in malora sia per l’incuria di chi di dovere, sia per le ingiurie del tempo e, in assenza di sorveglianza, questo tratto di via Lavatoio è precipitato in uno stato di squallido e inaccettabile degrado.

            È giunto il momento che i Comuni di Catania e Battiati intervengano per restituire decoro e dignità alla strada, cominciando a far rimuovere da subito quell’osceno rifiuto ingombrante e la spazzatura che alligna lungo il bordo lato Battiati. Poi, occorre impedire la fuoriuscita delle acque sorgive dalla canaletta che viene ostruita da coloro che vi lavano le verdure selvatiche prima di rivenderle; far ripulire l’aiuola attorno al rudere dell’acquedotto; far ripristinare le recinzioni e le capannine di legno e, con esse, i poster illustrativi; far sradicare quella decina di banani ormai secchi che qualcuno ha inopportunamente messi a dimora in un ambiente con caratteristiche floristico-vegetazionali totalmente diverse. Infine, far illuminare quel tratto di strada e videosorvegliarla; far ispezionare periodicamente da pattuglie di vigili urbani e carabinieri.

            È chiedere troppo mantenere pulito un angolo di città ricco di testimonianze storico-naturalistiche?

                                                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA       

COSTITUITO IL COMITATO CIVICO PER IL PARCO DELLA TIMPA DI LEUCATIA

La Timpa di Leucatia, con i suoi 45 ettari di estensione, poteva e doveva essere il maggior parco cittadino se avesse avuto un seguito l’accordo di programma, sottoscritto il 30 dicembre del 2004, tra l’Università di Catania e i Comuni di Catania e S. Agata li Battiati. Diciotto anni dopo, il progetto è caduto nell’oblìo. Intanto, la Timpa continua a subìre aggressioni ambientali di ogni tipo; miliardi di litri all’anno delle acque dell’Etna che sgorgano dalle numerose sorgenti si disperdono in mare; i ruderi della “botte dell’acqua” e dei primi due tronconi dell’imponente secentesco acquedotto benedettino sono ricoperti dalla vegetazione spontanea o soffocati dai rifiuti; l’ecomostro degli anni Settanta del secolo scorso è sempre lì, a pochi metri di distanza dalla Villa Papale, che fu casa di villeggiatura e convalescenziario dei monaci benedettini; il sito archeologico di monte San Paolillo ha subìto danni irreversibili da una costruzione in cemento armato con le autorizzazioni di Soprintendenza e Comune di Catania là dove non si poteva edificare nemmeno la cuccia di un cane; nel delicato ambiente umido, per anni, gli uccellatori hanno esercitato la loro criminale attività di cattura di usignoli di fiume, cardellini e altre specie di uccelli; gli incendi hanno più volte devastato sia il raro ambiente umido d’acqua dolce, sia la vegetazione a macchia mediterranea.

            Finora, a nulla sono valse le numerose ricerche scientifiche effettuate da naturalisti universitari e gli appelli delle associazioni ambientaliste finalizzate alla istituzione di un parco urbano intercomunale. In questa prospettiva, un nuovo impulso viene adesso dal neo costituito “Comitato civico per il Parco della Timpa di Leucatia” cui hanno già aderito l’associazione Copernico, Lipu Catania, Legambiente Catania, Wwf Sicilia Nord-Orientale, Amici della Timpa, Ente Fauna Siciliana, Stelle e Ambiente, Cavalieri della Mercede Catania e Kiwanis international divisione 2 Etna.

            Il Comitato, che è apartitico, privo di finalità sindacale, non persegue fini di lucro e s’ispira ai principi e alle caratteristiche delle Associazioni di Promozione Sociale, persegue i seguenti scopi: promuovere e sostenere iniziative finalizzate alla tutela, valorizzazione e fruizione della Timpa di Leucatia, intervenendo presso Enti pubblici e privati al fine di coinvolgerli nelle suddette iniziative offrendo loro il contributo all’uopo necessario; proporre agli Enti Locali pubblici e privati iniziative, programmi, studi e progetti per la istituzione di un Parco Urbano Intercomunale pubblico nell’area della Timpa di Leucatia ricadente nei Comuni di Catania e Sant’Agata li Battiati che comprende la scarpata ricoperta da macchia mediterranea che si estende da Villa Papale a Monte San Paolillo, l’ambiente umido e il pianoro sovrastante la scarpata.

 

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VIAGGIO NEL DEGRADO DEI MONUMENTI E RUDERI STORICI DELLA CITTÀ DI CATANIA

Il quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 8 febbraio 2022, pubblica a pagina VI del tomo “Cronaca di Catania”, l’ennesimo articolo-denuncia a firma di chi scrive sull’inaccettabile degrado in cui versano alcuni tra i più importanti monumenti e ruderi storici della nostra città, mortificati dal vergognoso comportamento di taluni catanesi che non amano la loro città e dall’incuria di coloro che hanno il compito istituzionale di impedire che ciò accada.
Per facilitare la lettura dell’articolo, trascrivo qui di seguito il testo integrale.
Giuseppe Sperlinga
La cinquecentesca chiesa di Santa Chiara di via Garibaldi, la secentesca Fontana dei Sette Canali di piazza Alonzo Di Benedetto (alla pescheria), i ruderi del secentesco acquedotto benedettino che trasportava l’acqua delle sorgenti della Licatia fino al monastero di piazza Dante, i ruderi della cinquecentesca Torre del Vescovo all’angolo di via Plebiscito con via Antico Corso, l’ottocentesca meridiana di Sartorius e Peters all’interno della monumentale basilica benedettina di piazza Dante, il monumento del 1935 al cardinale Dusmet di piazza San Francesco d’Assisi, il monumento ai Caduti del lungomare. E ci fermiamo per non arrivare alla fine dell’articolo ricordandoli tutti i monumenti e i ruderi storici mortificati sia dal comportamento dei tanti (troppi) incivili che allignano nella nostra città, sia dall’incuria di chi dovrebbe proteggerli.
La chiesa di Santa Chiara (nell’annesso monastero delle Clarisse, il Verga, nel 1871, ambientò il suo celebre romanzo “Storia di una capinera”) è uno scrigno di opere d’arte che è, purtroppo, quasi sempre chiuso da quando la chiesa è stata declassata a rettoria: sull’altare dell’Immacolata vi è una tela di Olivio Sozzi; su quello di San Lorenzo spicca un dipinto di Pietro Paolo Vasta; l’altare maggiore è adornato dalle statue di S. Chiara e S. Francesco; l’altare di S. Chiara è sormontato da una bella tela di Sebastiano Conca e quello del SS. Crocefisso custodisce un prezioso reliquiario. La parte centrale della volta è affrescato dal “Il Trionfo delle Clarisse”, opera del 1766 di Francesco Sozzi. Ebbene, nessuna targhetta indica il nome dell’autore di tali opere d’arte. Per non dire del bellissimo pavimento di marmi policromi e della dorata gelosia della cantoria posta sopra l’ingresso. Infine, un piccolo “gioiello” che pochi catanesi conoscono: sulla parete di un corridoio all’esterno della chiesa vi è un sepolcro risalente al 1568: nell’epigrafe latina si legge che vi sono custoditi i resti mortali del “reggente Battista Seminara (…) che Carlo V imperatore col re Filippo lo sperimentarono uomo esimio per consiglio (…)”. La chiesa fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1693 e ricostruita nel 1760 su progetto dell’architetto catanese Giuseppe Palazzotto. I bombardamenti aerei del 1943 distrussero le tombe delle Clarisse nell’orto adiacente e danneggiarono la canonica, che fu ricostruita dopo la guerra. Oggi, è condannata a subire l’oltraggio di cinque cassonetti della spazzatura, cui ignoti incivili hanno dato più volte alle fiamme, che annerirono il muro laterale della via omonima. Una ventina di giorni fa furono rimossi e spostati altrove, ma fu un rimedio peggiore del male, perché la gente del quartiere continuò a depositare la spazzatura a terra e ciò ha fatto sì che i cassonetti tornassero al loro posto e a deturpare la visione della chiesa ai turisti che passano per via Garibaldi.
Altri ruderi sfregiati è la Torre del Vescovo, così detta perché acquistata dal vescovo di Catania, Antonio de’ Vulpone, per farne un lazzaretto. È sempre sporca sia all’interno sia all’esterno, l’aiuola adiacente è un ricettacolo di rifiuti, raramente da queste parti si vede da un netturbino. Qui, la targa turistica c’è, ma da almeno un mese rudere e targa sono spariti alla visione perché qualcuno vi ha abbandonato proprio davanti un furgone. Di fronte, il fossato tra la via Antico Corso e l’ex ospedale Santo Bambino continua a essere utilizzato come discarica pubblica abusiva.
In piazza Alonzo Di Benedetto, sotto una grande arcata nel fianco del palazzo dei Chierici, la Fontana dei Sette Canali, risalente al 1612 e alimentata dall’Amenano, versa in un impressionante stato di squallore e di abbandono. In seguito alla terribile alluvione che il 26 ottobre dello scorso anno colpì la nostra città, la fontana subì gravi danni, tra cui il distacco di una epigrafe in latino incisa su una lastra di marmo rettangolare e ancora non restaurata. Il desolante aspetto del sito è acuito dalla presenza dell’immancabile spazzatura, uno spettacolo indecoroso che si presenta agli occhi dei turisti attratti dalla pescheria. Nessuna targa spiega ai turisti di cosa si tratta.
I ruderi dell’acquedotto dei Benedettini sono ancora oggi visibili all’inizio di via Tito Manlio Manzella, all’interno del parco Gioeni e nella parte alta di via Palazzotto, oltre a quelli superstiti in piazza Montessori. I primi tre segmenti della secentesca opera di ingegneria idraulica sono mortificati da uno squallido stato di abbandono: i ruderi di via Manzella sono circondati da una aiuola ormai senza la recinzione con i pali di castagno realizzata, nel 2012, a spese dei Lions Club di Catania e la tabella bilingue è resa illeggibile dai raggi solari. Quelli di via Palazzotto sono sottratti alla vista dei passanti perché ricoperti da una folta vegetazione e mortificati da una lunga fila di cassonetti, materassi, spazzatura. Pure qui nessuna tabella ne indica la presenza. Gli unici spezzoni che non hanno ancora subìto l’onta del degrado sono quelli all’interno del parco Gioeni (una bella tabella ne spiega il significato) e quelli non segnalati di piazza Montessori, che si salvarono dalla distruzione, negli anni ’70 del secolo scorso, grazie alla dura opposizione degli abitanti dei palazzi vicini quando costruirono (proprio lì!) un edificio scolastico.
Pure la meridiana di San Nicolò l’Arena, per diversi mesi dell’anno passato, fu oltraggiata da un consunto tappeto disteso in corrispondenza dell’altare maggiore. Il decoro di questo “gioiello” della Gnomonica ottocentesca sarà presto restituito grazie all’intervento del presidente della VII commissione Cultura, prof. Giovanni Grasso, che ha materialmente rimosso il tappeto e ha già reperito i fondi necessari per la sua pulizia.
È una pugnalata inferta al cuore dei catanesi l’ignobile stato di degrado in cui versa il monumento al cardinale Dusmet. Progettato dall’architetto Raffaele Leone (la statua bronzea è di Silvestro Cuffaro e gli altorilievi di Mimì Lazzaro), il monumento ha le aiuole sempre assediate dai rifiuti e la retrostante vasca circolare in pietra lavica da chissà quanto tempo senza lo zampillo d’acqua e colma di acqua verdastra e spazzatura.
Degrado perenne, infine, dentro e fuori il monumento ai Caduti del lungomare, a ridosso del piccolo borgo marinaro di San Giovanni li Cuti. Progettato una trentina di anni fa dall’architetto Renato Basile, è sempre oltraggiato dalle stupide scritte di incivili dalla bomboletta spray facile e assediato dalla spazzatura, con le due fontanelle in pietra lavica mute da chissà quanto tempo e utilizzate come ricettacolo di rifiuti.
Finisce qui il nostro viaggio nel degrado dei monumenti e ruderi storici di Catania con l’amara consapevolezza di chissà quanti altri ne abbiamo lasciato nella penna.
GIUSEPPE SPERLINGA
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2 febbraio 2022: 51° anniversario della Convenzione di Ramsar e la Giornata Mondiale delle Zone Umide.
A Catania, un gruppo di associazioni ambientaliste e culturali hanno promosso un evento virtuale e un incontro dei rappresentanti dei singoli sodalizi, che si è tenuto, alle 11 de 2 febbraio 2022, con la partecipazione del presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Catania, avv. Manfredi Zammataro, per sostenere e ribadire ancora una volta l’importanza della tutela, valorizzazione e fruizione della Timpa di Leucatia, alla base della quale vi è un ambiente umido d’acqua dolce ormai inglobato nel tessuto urbano, vero e proprio scrigno di biodiversità, con un obiettivo da raggiungere: l’istituzione di un’area protetta pubblica.
I particolari dell’incontro li potrete leggere nell’articolo a firma di Paolo Di Grazia pubblicato su La Sicilia del 3 febbraio 2022.
Le associazioni, che si ringraziano per l’adesione, erano: Amici della Terra, Cavalieri della Mercede Catania, Cepes, Copernico, Ente Fauna Sicilia, Kiwanis International Divisione 2 Etna, Legambiente Catania, Lipu, Stelle e Ambiente.
Giuseppe Sperlinga
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CIELO FEBBRAIO DOMINATO DAI DIOSCURI CASTORE E POLLUCE

CIELO FEBBRAIO DOMINATO DAI DIOSCURI CASTORE E POLLUCE

Nel cielo delle fredde notti di febbraio continua la lenta sfilata celeste delle costellazioni invernali, che continuano a spostarsi a occidente e che presto lasceranno la scena a quelle primaverili, le quali hanno già fatto capolino sul versante opposto del firmamento. La volta celeste è ancora dominata dall’imponente costellazione di Orione, il grande cacciatore citato da Giuseppe Parini nell’incipit di una delle sue più note odi, “La Caduta”: “Quando Orion dal cielo/declinando imperversa/e pioggia e nevi e gelo/sopra la terra ottenebrata versa”. Si continua a favoleggiare sul presunto identico allineamento delle tre piramidi di Giza, quelle dei faraoni Cheope, Chefren e Micerino, con quello delle tre stelle Alnitak, Alnilam e Mintaka che formano la cintura di Orione. È stato dimostrato che tale correlazione attualmente non sussiste né sussisteva all’epoca della costruzione delle piramidi, avvenuta nel 2.450 a.C. L’esatta corrispondenza si sarebbe verificata nel 12.000 a.C. La costellazione tipica di febbraio, però, è quella dei Gemelli, dedicata ai Dioscuri Castore e Polluce, figli di Leda e di Zeus, che ingannò la regina di Sparta sotto forma di cigno. In realtà, i due astri sono gemelli… diversi. Anzitutto perché, pur sembrando vicine nel cielo, distano una decina di anni luce tra esse e non hanno alcun legame fisico. Inoltre, Castore è di colore bianco e non è una singola stella come la più luminosa Polluce di colore arancione, ma un sistema multiplo formato da ben sei stelle. Duemila anni fa, il 21 giugno, il Sole era proiettato tra le stelle della costellazione del Cancro e i suoi raggi erano allo zenit sul parallelo terrestre che per questo è chiamato “Tropico del Cancro”. Non è più così, oggi, perché a causa della precessione degli equinozi il Sole transita tra le stelle della costellazione dei Gemelli. Ma ciò non causerà il cambio di denominazione in “Tropico dei Gemelli”.

Alzando lo sguardo allo zenit, in direzione Nord-Est, si può individuare facilmente il Gran Carro dell’Orsa Maggiore. Al di sotto di esso spicca la silhouette del Leone con la luminosa Regolo (Piccolo Re) e, proseguendo lungo l’eclittica verso Ovest, vedremo le poco appariscenti stelline del Cancro, le brillanti Castore e Polluce dei Gemelli, il Toro con l’appariscente stella gigante arancione Aldebaran, l’Ariete e i Pesci. Verso Nord, il Perseo e l’Auriga, a Sud-Ovest Orione e a Sud-Est l’Eridano e la Balena. Tra i Gemelli e il Toro, in alto, sono riconoscibili l’Auriga (il Cocchiere) con la luminosa Capella, in basso vi è Orione con gli inseparabili Sirio del Cane Maggiore e Procione del Cane Minore (queste ultime due stelle insieme con Betelgeuse di Orione formano l’asterismo del “Triangolo invernale”). Dalla parte opposta del Gran Carro, si staglia la “W” della vanitosa regina Cassiopea con accanto la “casetta” del regale consorte Cefeo. A occidente, si accingono a salutarci le costellazioni di Andromeda, dell’Ariete e del Triangolo. Nel cielo di Nord-Est, già ha fatto la sua apparizione il Bifolco (Boote) con la gigante rossa Arturo (la stella più luminosa dell’emisfero celeste boreale, nonché la quarta stella più brillante del cielo notturno dopo Sirio, Canopo e alfa Centauri), ormai completamente sorto a Nord-Est, poi Chioma di Berenice, i Cani da Caccia, il Cratere e l’Idra.

Rapido excursus planetario. Mercurio, Venere e Marte saranno visibili nel cielo orientale prima del sorgere del Sole, tutt’e tre tra le stelle del Sagittario. Chi ama alzarsi prima dell’alba, l’11 febbraio potrà ammirare una bella congiunzione tra Marte e Venere e, più in basso, potrà individuare Mercurio. È, questo, il momento migliore per osservare il piccolo ed elusivo pianeta poiché sarà nel suo punto più alto sopra l’orizzonte nel cielo mattutino poco prima che sorga il Sole. Alle 5.30 del 27 febbraio, infine, il falcetto della Luna prossima al novilunio formerà una terna celeste con Venere e Marte. Il gigantesco pianeta gassoso Giove appare dopo il tramonto nell’orizzonte occidentale. Il pianeta degli anelli Saturno sarà invisibile per buona parte del mese perché in congiunzione col Sole e tornerà a essere visibile dopo il 20. Gli ultimi due giganti gassosi Urano e Nettuno sono osservabili in prima serata, il primo nella costellazione dell’Ariete, il secondo in quella dell’Acquario.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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