Stelle e Ambiente

Author: Giuseppe Sperlinga

DEGRADO MERIDIANA OTTOCENTESCA BASILICA BENEDETTINI DI CATANIA

Il vergognoso stato di degrado in cui è stata fatta precipitare la monumentale basilica benedettina di San Nicolò l’Arena di piazza Dante, a Catania, è inaccettabile e indegno di una città civile. Viene spontaneo chiedersi se in questa città esiste una Soprintendenza ai Beni Culturali e, se ne abbiamo una a Catania, come mai non ha ancora ritenuto di intervenire con adeguati interventi restauro conservativo?
Agli inizi dello scorso mese di ottobre, nella qualità di presidente dell’associazione “Stelle e Ambiente”, ho invitato il prof. Giovanni Grasso, presidente della Settima Commissione Cultura del Comune di Catania, a effettuare un sopralluogo nella chiesa per segnalare sia il pietoso stato di abbandono dei singoli altari laterali, sia la scarsa pulizia della splendida Meridiana di Sartorius e Peters, autentico “gioiello” della Gnomonica ottocentesca che il mondo intero ci invidia, oltraggiata per mesi da un lacero e sporco tappeto che la occultava nella parte centrale e da un consunto cordoncino che ne delimita i limiti. L’impegno del prof. Grasso, persona di rara sensibilità culturale, non è venuto meno che ha subito reperito i fondi necessari per attivare tutti gli interventi necessari al fine di restituire dignità e decoro all’antica Meridiana.
Nell’eccellente articolo a tutta pagina della cara amica e collega giornalista Pinella Leocata, che ringrazio per il suo impegno civile, pubblicato oggi 8 novembre 2021 sul quotidiano “La Sicilia” di Catania, potrete leggere in quale penoso stato di abbandono si trova il monumentale tempio benedettino.
Giuseppe Sperlinga
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APPARE IL GIGANTE ORIONE NEL CIELO DI NOVEMBRE
Nel cielo di novembre sono ancora presenti le costellazioni di Andromeda con la sua omonima galassia spirale simile alla nostra ma molto più grande, di Pegaso, riconoscibile per il suo celebre Quadrato ai cui vertici vi sono quattro stelle, una delle quali appartiene ad Andromeda, e del Cigno con la luminosa Deneb. Intanto, a oriente, sono già apparse le costellazioni che domineranno i cieli dei mesi invernali: l’Auriga con la brillantissima Capella (la mitologica Capretta che allattò Giove) e il Toro con la rossa Aldebaran e gli ammassi aperti delle Pleiadi e delle Iadi, la cui apparizione in cielo preannuncia l’imminente arrivo del gigante Orione, il grande cacciatore ucciso dallo Scorpione, il quale si affretta a tuffarsi oltre l’orizzonte occidentale se vuole evitare di essere trafitto dalle sagitte scoccate dal Sagittario. Il Toro è seguito dalle costellazioni dei Gemelli, del Cancro e del Leone. Orione è già visibile nelle prime della notte nel cielo sud-orientale insieme con l’inseparabile brillantissima Sirio del Cane Maggiore. È, invece, assai scarno di stelle appariscenti il cielo meridionale, con la sola eccezione di Fomalhaut, la stella più luminosa della costellazione del Pesce Australe. Sempre a Sud, sono visibili le costellazioni dell’Aquario, dei Pesci e dell’Ariete. Nel cielo settentrionale, il Gran Carro dell’Orsa Maggiore molto basso sull’orizzonte, ma dalla parte opposta spicca l’inconfondibile “W” di Cassiopea con accanto la tenue casetta di Cefeo.
Passiamo alla consueta carrellata planetaria. All’inizio del mese, il minuscolo Mercurio sorge un’ora e mezza prima del Sole e sarà rintracciabile a oriente. Poi s’abbassa progressivamente sull’orizzonte fino a sparire di scena. Il luminosissimo Venere continuerà a brillare per quasi tre ore dopo il tramonto del Sole. Il pianeta rosso, Marte, lo rivedremo prima dell’alba a oriente, ma sarà bassissimo sull’orizzonte e quindi difficile da avvistare. Il gigantesco Giove appare già al crepuscolo e continua a dominare il cielo sud-occidentale. L’osservabilità del pianeta degli anelli, Saturno, è simile a quella di Giove, ma tramonta un’ora e mezza prima. Urano è osservabile con l’ausilio di un telescopio per tutta la notte nel cielo orientale appena fa buio. Nettuno, infine, è rintracciabile a Sud nella prima parte della notte.
La sera dell’8 novembre, la Luna sarà in congiunzione con il pianeta Venere nel cielo sud-occidentale. Nella serata dell’11 novembre potremo osservare il solito ménage a trois tra la Luna al primo quarto e i due giganti del Sistema solare Giove e Saturno proiettati tra le stelline della costellazione del Capricorno. Suggestivo pure, nella notte del 19 novembre, l’incontro tra la Luna e gli ammassi delle Pleiadi e delle Iadi, nella costellazione del Toro.
GIUSEPPE SPERLINGA
La Nebulosa di Orione nella bellissima foto del mio indimenticato alunno Giovanni Lombardo, poliziotto-astrofilo a Bari.
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LO SPRECO DELLE ACQUE DELLA LICATIA

LO SPRECO DELLE ACQUE DELLA LICATIA
Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, sabato 9 ottobre 2021, pubblica un ampio servizio a firma di chi scrive sull’allagamento delle vie Leucatia e Pietro Novelli, che da giorni sono diventate autentici torrenti per una banale occlusione di una canaletta di scolo.
Negli ultimi trent’anni, se Catania fosse stata amministrata da persone capaci, competenti, animate dall’amore per la propria città, non avremmo mai visto due strade trasformate in fiumi per quasi una settimana per l’intasamento di una canaletta che convoglia le acque sorgive della Leucatia nel canale di gronda.
Per dirla tutta, in una città civile non si sarebbe mai permesso che cinque miliardi di litri all’anno di buona acqua proveniente dall’Etna fossero trasportate fino in mare, inutilizzate, sprecate. E’, questo, un problema molto più complesso che riguarda l’intera Timpa di Leucatia, uno straordinario patrimonio storico-naturalistico che, dopo oltre vent’anni di ricerche, studi e proposte di tutela, valorizzazione e fruizione, è ancora oggi fossilizzato e di proprietà di privati. Ma questo è un altro discorso che a quanto pare continua a non interessare i due Comuni confinanti, quello di Catania e quello di S. Agata li Battiati. E non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Giuseppe Sperlinga
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ANDROMEDA NEL CIELO DI OTTOBRE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, martedì 5 ottobre 2021, pubblica la consueta rubrica di divulgazione astronomica “Il Cielo”, a firma di chi scrive, dedicata ai fenomeni celesti del mese di ottobre.
Un particolare ringraziamento all’autore della bellissima foto della galassia di Andromeda realizzata con grande bravura dall’ottimo amico Franco Traviglia dall’Osservatorio astronomico di Scordia (Catania).
Buona lettura!
Giuseppe Sperlinga
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RESTAURO OROLOGIO SOLARE OTTOCENTESCO A ORE ITALICHE DI VALVERDE

Ampio resoconto a firma dell’ottimo amico e collega Carmelo Di Mauro su La Sicilia di oggi, mercoledì 29 settembre, sulla inaugurazione dei due orologi solari a ore italiche di Valverde, avvenuta sabato scorso: quello ottocentesco (1854) e quello moderno progettato dall’amico gnomonista geom. Michele Trobia.
I semi sono stati gettati: germoglieranno nell’immediato futuro numerosi altri orologi solari sulle pareti delle case di Valverde?

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TORNA A FUNZIONARE L’OTTOCENTESCO OROLOGIO SOLARE A ORE ITALICHE DI VALVERDE (CT)

Dopo decenni di oblìo, dimenticato da tutti e reso invisibile agli occhi degli stessi abitanti, molti dei quali ne ignoravano l’esistenza, poco dopo mezzogiorno di sabato 25 settembre 2021, è tornato al suo antico splendore e a funzionare il restaurato Orologio solare ottocentesco a ore italiche di corso Vittorio Emanuele III di Valverde, ridente paesino alle porte di Catania.
L’intervento di recupero e valorizzazione culturale di questo quadrante solare datato 1854 è stato proposto dall’associazione “Stelle e Ambiente” di Catania, col supporto scientifico dell’esperto gnomonista geometra Michele Trobia, che ha progettato il nuovo orologio solare a ore italiche posto al disotto di quello antico, ma più completo perché corredato dalla retta equinoziale e dalle curve solstiziali, nonché da quattro tabelle esplicative apposte lateralmente che, pure esso, da sabato scorso è entrato in funzione. L’intervento di restauro conservativo è stato realizzato dalla ditta Calvagna di Aci S. Antonio, la stessa che portò a compimento il complesso e delicato restauro dell’orologio solare ottocentesco ideato dal sacerdote-scienziato Salvatore Franco di Biancavilla (CT) e apposto sulla parete di un edificio che si affaccia nella corte dell’Arcivescovado di Catania (pure questo intervento di recupero fu possibile attuarlo grazie alla tenacia del geometra Trobia).
Sabato scorso, a svelare al pubblico l’orologio solare a ore italiche ottocentesco restaurato e quello moderno di Trobia sono stati il sindaco di Valverde, arch. Angelo Spina, e l’assessora Maria Carmela Gammino, che ha svolto un ruolo determinante nella complessa operazione che ha consentito il ripristino di questo autentico “gioiello” della Gnomonica ottocentesca. Erano presenti il presidente di “Stelle e Ambiente”, prof. Giuseppe Sperlinga, il geometra Michele Trobia, i consiglieri di “Stelle e Ambiente” professoressa Giovanna Cavallaro e signor Salvatore Silviani e l’amico Michele Torrisi di Valverde, che qualche anno fa segnalò al prof. Sperlinga l’esistenza dell’antico quadrante solare.
Adesso è auspicabile che i due orologi solari a ore italiche diano l’input alla realizzazione di altri quadranti e meridiane solari affinché Valverde presto diventi il “paese delle Meridiane”, come Aiello del Friuli, dove accorrono ogni anno migliaia e migliaia di persone per ammirare questi capolavori della Gnomonica.
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PERCHÉ È SBAGLIATO CHIAMARLA “GROTTA DELLE NEVI” (AL PLURALE)

PERCHÉ È SBAGLIATO CHIAMARLA “GROTTA DELLE NEVI” (AL PLURALE)
La piccola galleria di scorrimento lavico che si apre a poche decine di metri dalla Mareneve, a un paio di chilometri dal bivio per il rifugio Citelli, in località Piano delle Donne del Comune di S. Alfio, è una caverna da tutti conosciuta con quattro sinonimi: grotta della Neve, grotta dei Ladri, grotta dei Ladroni e grotta dei Briganti. Ignoravamo, però, che ve ne fosse un quinto, quello di “grotta delle Nevi”, al plurale. A coniare questo nuovo sinonimo non sono stati gli speleologi né le guide turistiche: è stato il Dipartimento regionale sviluppo rurale e territoriale della Regione Siciliana, una struttura afferente all’Assessorato regionale dell’agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea, come si legge nelle due tabelle di legno apposte nei pressi della cavità. Una di queste si trova accanto alla recinzione di uno dei pozzi artificiali che “bucano” la cavità, l’altra è stata collocata a bordo della strada, accanto alla capannina che espone una corretta tabella bilingue sulla cavità curata dal geologo Carlo Cassaniti per “Etna Romance”, un progetto culturale promosso da un partenariato di soggetti pubblici e privati.
A commettere un simile errore deve essere stato qualcuno “digiuno” in materia speleologica, dimostrando pure di non conoscere adeguatamente le grotte dell’Etna e l’uso che l’uomo ne ha fatto in passato. Non dato sapere, infatti, a quale fonte bibliografica abbia attinto per stabilire che il nome della piccola galleria di scorrimento lavico preistorica è “delle Nevi” anziché “della Neve”, come invece la denominò, nel Settecento, il pittore-viaggiatore fiammingo Jean Houel, che, nel suo “Voyage pittoresque” del 1782-87, dipinse la scena di alcuni uomini che trasportano sulle spalle sacchi di neve all’esterno della caverna (il quadro si trova esposto all’Ermitage di San Pietroburgo, in Russia) e come è stata registrata nel catasto speleologico regionale.
La grotta della Neve fu utilizzata, nel secolo dei Lumi, come neviera dai Cavalieri di Malta. Il piccolo tunnel lavico, infatti, possiede due ingressi ed è perforato da tre camini che lo mettono in comunicazione con l’esterno e attraverso i quali, un tempo, veniva introdotta la neve. All’interno, sono presenti due sale: una è detta “Salone dei Ladri”, perché, narra una leggenda, che era utilizzata come rifugio da una banda di briganti che imperversava nella zona depredando gli ignari viandanti (da qui, il nome di “grotta dei Ladroni o dei Ladri”). L’altra si trova dalla parte opposta e vi si può accedere o uscire attraverso una serie di scalini scavati nella roccia. E’, questa, la “Sala Houel”, perché qui, Jean Houel, dipinse la scena di alcuni uomini che trasportano sulle spalle sacchi di neve all’esterno della caverna. Qui, i sacchi venivano avvolti con felci e, a dorso di mulo, li trasportavano al porto di Riposto per essere imbarcati sui velieri diretti a Malta, dove utilizzavano la neve dell’Etna per farne sorbetti nel periodo estivo.
           GIUSEPPE SPERLINGA
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INAUGURAZIONE A VALVERDE (CT) DEL RESTAURATO OTTOCENTESCO OROLOGIO SOLARE A ORE ITALICHE

SABATO 25 SETTEMBRE 2021
ORE 12.00
CORSO VITTORIO EMANUELE III, 124
VALVERDE (CATANIA).

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L’Associazione “Stelle e Ambiente” è lieta di invitare i soci, gli amici e i simpatizzanti alla
INAUGURAZIONE DEL RESTAURATO OROLOGIO SOLARE OTTOCENTESCO A ORE ITALICHE
e alla
INAUGURAZIONE DEL NUOVO OROLOGIO SOLARE A ORE ITALICHE (progettato dal geometra Michele Trobia, esperto di Gnomonica e progettista di quadranti solari).
 
LA PARTECIPAZIONE E’ LIBERA.
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Dopo decenni di oblio e con oltre un anno e mezzo di ritardo a causa della devastante pandemia del Sars CoV-2 cui è associata la malattia del Covid-19, sabato 25 settembre tornerà finalmente a splendere e a funzionare l’ottocentesco Orologio solare a Ore Italiche di Corso Vittorio Emanuele III di Valverde. Il restauro conservativo di questo prezioso manufatto è stato proposto dall’Associazione “Stelle e Ambiente” all’Amministrazione Comunale valverdese ed è stato reso possibile grazie alla sensibilità culturale del Sindaco Angelo Spina e dell’Assessora Maria Carmela Gammino, i quali hanno approvato anche la realizzazione di un nuovo quadrante a “Ore Italiche” collocato nello spazio sottostante a quello ottocentesco e le Tabelle esplicative apposte nel totem adiacente, entrambi frutto dell’ingegno del geometra Michele Trobia, esperto di Gnomonica e progettista di quadranti solari. A loro, all’amico Michele Torrisi di Valverde, che qualche anno fa me ne segnalò la presenza, e a tutti coloro i quali hanno sostenuto questa iniziativa culturale va il mio plauso personale, quello dell’Associazione che mi onoro di rappresentare e pure quello dei cittadini di Valverde.
Prof. Giuseppe Sperlinga
Presidente Associazione “Stelle e Ambiente”

CIELO DI SETTEMBRE 2021

Il 4 settembre del 2012 ci lasciava Luigi Prestinenza, giornalista e astrofilo, come amava definirsi. Fu caposervizio allo Sport del quotidiano La Sicilia di Catania, ma – soprattutto – fu un grande giornalista scientifico e infaticabile divulgatore della Scienza, in particolare dell’Astronomia. Negli anni Sessanta del secolo scorso, ideò la rubrica del “Cielo del mese” che La Sicilia continua a pubblicare con cadenza mensile dopo la scomparsa di Prestinenza a firma di chi scrive.
Lo ricordo con grande stima e riconoscenza per gli insegnamenti ricevuti nel campo del giornalismo scientifico e in quello della divulgazione astronomica.
Per una curiosa coincidenza, Luigi Prestinenza è nato ed è morto lo stesso giorno dei due mesi in cui cadono gli equinozi: nasce il 4 marzo 1929 (mese dell’equinozio di primavera) e muore il 4 settembre 2012 (mese dell’equinozio di autunno).
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CIELO SETTEMBRE 2021
Nel cielo fossile di settembre degli astrologi, il Sole entrerebbe nel segno della Bilancia. Oggi non è più così, lo era duemila anni fa. La nostra stella diurna, infatti, il 16 settembre passa dalla costellazione del Leone a quella della Vergine. Con buona pace di coloro che continueranno a leggere l’oroscopo di un altro. All’inizio del mese, alla latitudine di Catania, il Sole sorge alle 6.33 e tramonta alle 19.27, le giornate durano 12 ore e 54 minuti. Il 30 settembre il Sole sorge 2 minuti dopo e tramonta con 41 minuti di anticipo: il dì s’accorcia di un’ora e due minuti. Pure quest’anno l’equinozio autunnale cade il 22 settembre, giorno in cui finisce l’estate astronomica e comincia l’autunno (per i meteorologi, la stagione autunnale s’inizia il primo giorno del mese); il dì ha la stessa durata della notte ovunque e a mezzogiorno il Sole è allo zenit sull’equatore; ha inizio l’autunno nell’emisfero boreale e la primavera in quello australe; al polo Nord ha inizio la notte polare, mentre al polo Sud comincia il giorno polare; i Poli terrestri sono tagliati in due parti uguali dal circolo d’illuminazione; il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest, e passa per il punto Omega o della Bilancia (intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica).
L’elusivo e minuscolo Mercurio continua a essere osservabile nel cielo serale, ma bassissimo sull’orizzonte occidentale e difficile da individuare tra i bagliori rossastri del Sole al tramonto. Pure il luminoso Venere è visibile al tramonto sull’orizzonte occidentale, dove tramontava un’ora e mezza dopo il Sole. Il pianeta rosso Marte è praticamente inosservabile per tutto il mese perché molto vicino al Sole, con sui sarà presto in congiunzione. Il gigantesco Giove e il pianeta degli anelli Saturno continueranno a dominare il cielo autunnale per gran parte della notte tra le stelline del Capricorno. Urano e Nettuno, infine, sono entrambi visibili nel cielo orientale per quasi tutta la notte, il primo tra le stelle dell’Ariete, il secondo tra quelle dell’Acquario.
Tra le congiunzioni, segnaliamo quella tra Venere e il falcetto di Luna crescente, alle 20.30 del 10 settembre; quella tra la Luna con ai lati i due giganti del Sistema solare Giove e Saturno, alle 21.30 del 17; e quella della Luna con le Pleiadi, alle 23.30 del 25.
Nel cielo di settembre sono ancora visibili le costellazioni estive: a oriente, la Balena, l’Ariete, i Pesci e Andromeda, una stella della quale fa parte del Quadrato di Pegaso, che spicca a Sud-Est. Quest’ultima è una costellazione molto estesa e rappresenta il tronco del mitologico cavallo alato, nato dal sangue della testa di Medusa recisa da Perseo e che questi cavalcò per liberare Andromeda legata a uno scoglio dal mostro marino Cetus che stava per divorarla. La costellazione si individua facilmente localizzando il caratteristico “Grande Quadrato”, all’interno del quale il cielo sembra apparentemente vuoto, ma se osservato da siti bui si possono individuare a occhio nudo fino a una cinquantina di stelle. A occidente, invece, si avviano a tramontare lo Scorpione, il Sagittario, l’Ofiuco ed Ercole. Nel cielo meridionale si possono osservare l’Acquario e il Capricorno, mentre sul fronte opposto troviamo le costellazioni circumpolari, le quali non sorgono né tramontano, vale a dire le due Orse, la casetta di Cefeo e la “W” di Cassiopea.
GIUSEPPE SPERLINGA
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IL CIELO DI AGOSTO 2021

PERSEIDI E TRIANGOLO ESTIVO NEL CIELO DI CIELO AGOSTO 2021

Nelle serene notti di agosto, lontani dal disturbo del riverbero delle luci dei centri abitati, avremo la possibilità di ammirare il cielo stellato e tentare di riconoscere le principali costellazioni estive. Volgendo lo sguardo verso Nord, sarà facile individuare la Stella Polare e le costellazioni circumpolari, che sono quelle che non sorgono né tramontano mai perché sono presenti tutto l’anno. A Nord-Ovest, è facilmente riconoscibile l’Orsa Maggiore con il Gran Carro e, dalla parte opposta si nota la coppia regale formata dal re Cefeo a forma di casetta e dalla vanitosa regina Cassiopea a forma di “W”. Tracciando una linea immaginaria tra le due stelle che formano le ruote posteriori del Gran Carro e seguendola per cinque volte la loro distanza si arriva in prossimità della Stella Polare del Piccolo Carro dell’Orsa Minore. A sinistra di Cassiopea, vedremo la “Y” capovolta della costellazione del Perseo, dove vi è il radiante delle Perseidi, da cui apparentemente, nelle notti tra l’11 e il 13 agosto, sembra irradiarsi lo sciame meteorico originatosi dalla cometa Swift-Tuttle (l’ultimo passaggio al perielio dell’astro chiomato è avvenuto nel 1992 e il prossimo sarà nel 2126). Ricordiamo che per ammirare le scie luminose di questi suggestivi fuochi pirotecnici celesti che tutti chiamano “stelle cadenti” non occorre alcun strumento ottico, basta sedersi o sdraiarsi per terra e guardare il cielo a occhio nudo. Occorre, invece, un buon binocolo per individuare, tra Cassiopea e Perseo, il famoso Doppio Ammasso (Xi e Chi Persei) del Perseo formato da due ammassi stellari aperti di rara bellezza. Spostando lo sguardo un po’ più in basso, vedremo la costellazione di Andromeda: nelle notti buie e senza il chiarore della Luna potrete cercare qui il debole bagliore della galassia omonima, il più lontano oggetto visibile a occhio nudo; inoltre, una stella di questa costellazione fa parte del Quadrato di Pegaso, il cavallo alato nato dal sangue della Medusa decapitata da Perseo.

Ma, a dominare il cielo notturno di agosto, allo zenit, è ancora il Triangolo Estivo, i cui vertici sono formati dalle stelle Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. Il cielo meridionale è, invece, popolato dalle costellazioni del Sagittario con le nebulose Laguna e Trifida e dello Scorpione con Antares, che per luminosità e colore rivaleggia con Marte (Ares). Antares, che per gli astronomi è Alfa Scorpii, ma gli antichi Arabi la chiamarono Calbalacrab, che significa “cuore dello scorpione”, è l’astro più luminoso della costellazione ed è la sedicesima stella più brillante dell’intera volta celeste. Si tratta di una supergigante rossa situata a circa 600 anni luce dal Sistema solare, ha un raggio che è 850 volte quello del nostro Sole ed è una delle stelle più grandi conosciute. Sopra lo Scorpione, vi è l’Ofiuco, la famosa tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata da coloro che quotidianamente ammanniscono oroscopi a beneficio dei creduloni sull’improbabile influenza esercitata sui destini umani dagli astri lontanissimi che formano le costellazioni, le quali non sono una realtà fisica, ma raggruppamenti arbitrari di stelle che solo un effetto prospettico le fa apparire vicine come se fossero associate tra esse sullo sfondo della volta celeste. Nel cielo orientale è già apparsa la costellazione dell’Acquario, seguita da quella dei Pesci, mentre sul versante opposto si avviano a tramontare la Vergine con la brillante Spica, il Boote (Bovaro o Bifolco) con la luminosa Arturo, il “guardiano dell’Orsa”, ed Ercole.

Rapido excursus planetario. Mercurio sarà visibile con difficoltà al tramonto, dopo il giorno di San Lorenzo. Pure il luminoso Venere e il pianeta rosso Marte saranno visibili dopo il tramonto. I giganteschi Giove, Saturno, Urano e Nettuno li potremo ammirare e osservare per tutta la notte (gli ultimi due con l’ausilio di un buon telescopio).

Per le congiunzioni del mese segnaliamo tra il falcetto della Luna e Venere alle 20 dell’11 agosto e, per i nottambuli, quelle tra la Luna piena prima con Saturno alle 3,30 del 21 e il giorno successivo alla stessa ora con Giove.

GIUSEPPE SPERLINGA

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