Stelle e Ambiente

Author: Giuseppe Sperlinga

DANZE PLANETARIE NEL CIELO MATTUTINO DI MARZO 2022

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, 1° marzo 2022, pubblica la consueta rubrica mensile di divulgazione astronomica dedicata al cielo di marzo, il mese dell’equinozio primaverile.
La tirannia dello spazio ha imposto il taglio degli ultimi due paragrafi dell’articolo a firma di chi scrive.
Per coloro che fossero interessati alla lettura, ecco qui di seguito il testo integrale.
Buona lettura!
G.S.
(La foto delle Pleiadi è dell’ottimo amico ed eccellente astrofotografo Franco Traviglia, cui vanno i miei auguri per una pronta guarigione e ritorno alla fotografia astronomica in quel di Scordia.)
 
DANZE PLANETARIE MATTUTINE NEL CIELO DI MARZO 2022
Quest’anno l’equinozio primaverile cade domenica 20 marzo, alle 16.33. Quel giorno, il dì avrà la stessa durata della notte ovunque; a mezzogiorno, il Sole sarà allo zenit sull’equatore; avrà inizio la primavera nell’emisfero boreale e l’autunno in quello australe; i Poli terrestri saranno tagliati in due parti uguali dal circolo d’illuminazione; il Sole sorgerà e tramonterà, rispettivamente, a Est e a Ovest e si troverà nel “Punto gamma o d’Ariete”, così detto perché, duemila anni fa, era proiettato tra le stelle della costellazione omonima, oggi non più: a causa della precessione degli equinozi, la nostra stella diurna transita tra le stelle dei Pesci. Per i Cristiani, la data dell’equinozio primaverile è importante ai fini del calcolo della data della Pasqua, che cade la prima domenica (17 aprile) successiva al plenilunio (16 aprile) che segue l’equinozio di primavera.
Quello di marzo è un cielo diviso a metà: a occidente, sono ancora presenti le costellazioni invernali con il Toro con la rossa Aldebaran, i Gemelli con Castore e Polluce, Orione con il fedele Sirio del Cane Maggiore; dalla parte opposta, nell’orizzonte orientale, ha già fatto la sua apparizione la Vergine con la splendente Spica. Nel cielo meridionale, campeggia l’inconfondibile silhouette del Leone, la costellazione che annuncia l’arrivo della primavera. La stella più luminosa è Regolo (il Piccolo Re, come la chiamò il celebre astronomo polacco Niccolò Copernico), ma in realtà è un sistema formato da due coppie di stelle che orbitano l’una intorno all’altra. Nella mitologia greca, è il leone che nella città di Nemea distruggeva ogni cosa e uccideva chiunque incontrasse. Ercole, dopo averlo strangolato in una delle sue dodici fatiche, si rivestì della sua pelle e utilizzò la testa come elmo. A questa costellazione è legato il termine “Solleone”, il cui significato non è, come si crede, riferito al caldo particolarmente intenso in estate, ma al fatto che il Sole transita tra le stelle della costellazione del Leone. A Nord-Ovest, troviamo la caratteristica “W” della vanitosa regina Cassiopea e, tra questa e il Toro, vi è la costellazione del Perseo. A Nord-Est, proprio sotto l’Orsa Maggiore e a sinistra della Vergine, ecco spuntare la costellazione a forma di aquilone del Bootes (Bovaro o Bifolco) con la luminosa Arturo, che con Denebola e Spica forma l’asterismo del “Triangolo di Primavera”.
Chi ama alzarsi prima dell’alba, avrà modo di osservare quattro dei cinque pianeti visibili a occhio nudo: Mercurio (fino al13), Venere, Marte e Saturno, cui s’aggiungerà dal 26, pure Giove, tutti nell’orizzonte orientale. Urano sarà osservabile, con un telescopio, in prima serata a Ovest, nella costellazione dell’Ariete, mentre Nettuno sarà invisibile essendo, il 13, in congiunzione col Sole, tornerà a essere osservabile alla fine del mese, nel cielo orientale tra le stelle della costellazione dell’Acquario. Da non perdere le congiunzioni mattutine tra Venere e Marte (ore 5 dell’11) e la danza celeste della Luna con Marte, Venere e Saturno (alle 4.45 del 28) e quella serale tra la Luna quasi al primo quarto e le Pleiadi (alle 20 dell’8).
Venerdì 11 marzo, torna l’annuale appuntamento con “M’illumino di meno”, l’iniziativa di Caterpillar, la trasmissione di Rai Radio2, che quest’anno giunge alla diciottesima edizione. Stavolta, Caterpillar, punta sul ruolo propositivo e trasformativo della bicicletta e delle piante, e inviterà cittadini e amministrazioni comunali di tutt’Italia sia allo spegnimento simbolico delle luci di case, edifici pubblici, piazze, monumenti, sia a pedalare e a piantare alberi per sensibilizzare tutti al risparmio energetico e a riscoprire il cielo notturno ormai reso invisibile dal riverbero delle troppe luci cittadine, molte delle quali inutilmente rivolte verso l’alto.
L’ora legale, infine, entrerà in vigore alle 2 di domenica 27 marzo fino alle 3 di domenica 30 ottobre. L’Italia porterà avanti di sessanta minuti le lancette dell’orologio, un’operazione che finora ci ha permesso di risparmiare svariati miliardi di euro. Sarà l’ultima volta? Ancora non è dato sapere.
GIUSEPPE SPERLINGA
 
CIELO MARZO 2022 LA SICILIA 1MARZO2022 PLEIADI FOTO FRANCO TRAVIGLIA

DEGRADO DELLA TIMPA DI LEUCATIA E COSTITUZIONE COMITATO CIVICO PARCO DELLA TIMPA DI LEUCATIA

DEGRADO ATTORNO AI RUDERI DELL’ACQUEDOTTO BENEDETTINO

La via Lavatoio è lunga una novantina di metri e corre parallela ai ruderi del secentesco acquedotto benedettino, tra le vie Tito Manlio Manzella e Francesco Lo Jacono. Come tutte le strade che segnano il confine tra due Comuni (nel nostro caso, Catania a est, S. Agata li Battiati a ovest), anch’essa è terra di nessuno e continua a essere utilizzata come discarica pubblica abusiva a cielo aperto da incivili che vi depositano ogni tipo di rifiuti, soprattutto sul versante Battiati. Qui, infatti, ormai invisibili perché ricoperti dalla vegetazione spontanea, giacciono pneumatici, materiali di risulta, spazzatura, plastica, vetro, mobili rotti, residui di verdure selvatiche, insomma c’è di tutto. Ultimo arrivato, un divano, verosimilmente scaricatovi nottetempo.

            Gli incivili sono agevolati dal fatto che questo tratto di strada è privo di illuminazione e dalla totale assenza di netturbini. A chi spetta il compito di tenere pulito? A Battiati? A Catania? A entrambi i Comuni? Quale che sia il Comune, una cosa è sicura: è indegno di una società civile tenere nel degrado permanente l’area circostante ai ruderi della più imponente opera d’ingegneria idraulica del Seicento cittadina, qual è appunto l’acquedotto voluto quasi quattro secoli fa dai Padri benedettini per trasportare le limpide acque sorgive della Licatia fino al monastero di piazza Dante per iloro fabbisogno idrico e per quello dei catanesi.

            Dieci anni fa, l’area fu bonificata grazie sia all’intervento economico elargito da una mezza dozzina di Lions Club cittadini, sia all’opera dei marines americani di stanza a Sigonella e all’abbellimento floreale realizzato dagli studenti dell’istituto tecnico agrario di via del Bosco. In quell’occasione, attorno ai ruderi dell’acquedotto e all’ingresso dell’ambiente umido della Timpa di Leucatia furono ripristinate le recinzioni con pali di castagno e si installarono due capannine di legno che esponevano altrettanti poster bilingue con informazioni storico-naturalistiche sulla Timpa e sull’acquedotto. Dopo, però, nessuno si curò della loro manutenzione e, a poco a poco, tutto è andato in malora sia per l’incuria di chi di dovere, sia per le ingiurie del tempo e, in assenza di sorveglianza, questo tratto di via Lavatoio è precipitato in uno stato di squallido e inaccettabile degrado.

            È giunto il momento che i Comuni di Catania e Battiati intervengano per restituire decoro e dignità alla strada, cominciando a far rimuovere da subito quell’osceno rifiuto ingombrante e la spazzatura che alligna lungo il bordo lato Battiati. Poi, occorre impedire la fuoriuscita delle acque sorgive dalla canaletta che viene ostruita da coloro che vi lavano le verdure selvatiche prima di rivenderle; far ripulire l’aiuola attorno al rudere dell’acquedotto; far ripristinare le recinzioni e le capannine di legno e, con esse, i poster illustrativi; far sradicare quella decina di banani ormai secchi che qualcuno ha inopportunamente messi a dimora in un ambiente con caratteristiche floristico-vegetazionali totalmente diverse. Infine, far illuminare quel tratto di strada e videosorvegliarla; far ispezionare periodicamente da pattuglie di vigili urbani e carabinieri.

            È chiedere troppo mantenere pulito un angolo di città ricco di testimonianze storico-naturalistiche?

                                                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA       

COSTITUITO IL COMITATO CIVICO PER IL PARCO DELLA TIMPA DI LEUCATIA

La Timpa di Leucatia, con i suoi 45 ettari di estensione, poteva e doveva essere il maggior parco cittadino se avesse avuto un seguito l’accordo di programma, sottoscritto il 30 dicembre del 2004, tra l’Università di Catania e i Comuni di Catania e S. Agata li Battiati. Diciotto anni dopo, il progetto è caduto nell’oblìo. Intanto, la Timpa continua a subìre aggressioni ambientali di ogni tipo; miliardi di litri all’anno delle acque dell’Etna che sgorgano dalle numerose sorgenti si disperdono in mare; i ruderi della “botte dell’acqua” e dei primi due tronconi dell’imponente secentesco acquedotto benedettino sono ricoperti dalla vegetazione spontanea o soffocati dai rifiuti; l’ecomostro degli anni Settanta del secolo scorso è sempre lì, a pochi metri di distanza dalla Villa Papale, che fu casa di villeggiatura e convalescenziario dei monaci benedettini; il sito archeologico di monte San Paolillo ha subìto danni irreversibili da una costruzione in cemento armato con le autorizzazioni di Soprintendenza e Comune di Catania là dove non si poteva edificare nemmeno la cuccia di un cane; nel delicato ambiente umido, per anni, gli uccellatori hanno esercitato la loro criminale attività di cattura di usignoli di fiume, cardellini e altre specie di uccelli; gli incendi hanno più volte devastato sia il raro ambiente umido d’acqua dolce, sia la vegetazione a macchia mediterranea.

            Finora, a nulla sono valse le numerose ricerche scientifiche effettuate da naturalisti universitari e gli appelli delle associazioni ambientaliste finalizzate alla istituzione di un parco urbano intercomunale. In questa prospettiva, un nuovo impulso viene adesso dal neo costituito “Comitato civico per il Parco della Timpa di Leucatia” cui hanno già aderito l’associazione Copernico, Lipu Catania, Legambiente Catania, Wwf Sicilia Nord-Orientale, Amici della Timpa, Ente Fauna Siciliana, Stelle e Ambiente, Cavalieri della Mercede Catania e Kiwanis international divisione 2 Etna.

            Il Comitato, che è apartitico, privo di finalità sindacale, non persegue fini di lucro e s’ispira ai principi e alle caratteristiche delle Associazioni di Promozione Sociale, persegue i seguenti scopi: promuovere e sostenere iniziative finalizzate alla tutela, valorizzazione e fruizione della Timpa di Leucatia, intervenendo presso Enti pubblici e privati al fine di coinvolgerli nelle suddette iniziative offrendo loro il contributo all’uopo necessario; proporre agli Enti Locali pubblici e privati iniziative, programmi, studi e progetti per la istituzione di un Parco Urbano Intercomunale pubblico nell’area della Timpa di Leucatia ricadente nei Comuni di Catania e Sant’Agata li Battiati che comprende la scarpata ricoperta da macchia mediterranea che si estende da Villa Papale a Monte San Paolillo, l’ambiente umido e il pianoro sovrastante la scarpata.

 

1 DEGRADO VIA LAVATOIO DIVANO 15FEBBRAIO2022 (9) 1 DEGRADO VIA LAVATOIO DIVANO 15FEBBRAIO2022 (10) 1 DEGRADO VIA LAVATOIO DIVANO 15FEBBRAIO2022 (11) 1 DEGRADO VIA LAVATOIO DIVANO 15FEBBRAIO2022 (12) 2 DEGRADO VIA LAVATOIO RIFIUTI LATO BATTIATI 15FEBBRAIO2022 (1) 2 DEGRADO VIA LAVATOIO RIFIUTI LATO BATTIATI 15FEBBRAIO2022 (2) 2 DEGRADO VIA LAVATOIO RIFIUTI LATO BATTIATI 15FEBBRAIO2022 (3) 2 DEGRADO VIA LAVATOIO RIFIUTI LATO BATTIATI 15FEBBRAIO2022 (4) 2 DEGRADO VIA LAVATOIO RIFIUTI LATO BATTIATI 15FEBBRAIO2022 (5) 2 DEGRADO VIA LAVATOIO RIFIUTI LATO BATTIATI 15FEBBRAIO2022 (6) 2 DEGRADO VIA LAVATOIO RIFIUTI LATO BATTIATI 15FEBBRAIO2022 (7) 3 DEGRADO VIA LAVATOIO FUORIUSCITA ACQUA 15FEBBRAIO2022 (4) 4 DEGRADO VIA LAVATOIO RECINZIONE DIVELTA ACQUEDOTTO 15FEBBRAIO2022 (7) 5 DEGRADO VIA LAVATOIO INGRESSO AMBIENTE UMIDO TIMPA DI LEUCATIA 15FEBBRAIO2022 (15) 6 DEGRADO VIA LAVATOIO BANANI SECCHI 15FEBBRAIO2022 (12)

 

 

VIAGGIO NEL DEGRADO DEI MONUMENTI E RUDERI STORICI DELLA CITTÀ DI CATANIA

Il quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 8 febbraio 2022, pubblica a pagina VI del tomo “Cronaca di Catania”, l’ennesimo articolo-denuncia a firma di chi scrive sull’inaccettabile degrado in cui versano alcuni tra i più importanti monumenti e ruderi storici della nostra città, mortificati dal vergognoso comportamento di taluni catanesi che non amano la loro città e dall’incuria di coloro che hanno il compito istituzionale di impedire che ciò accada.
Per facilitare la lettura dell’articolo, trascrivo qui di seguito il testo integrale.
Giuseppe Sperlinga
La cinquecentesca chiesa di Santa Chiara di via Garibaldi, la secentesca Fontana dei Sette Canali di piazza Alonzo Di Benedetto (alla pescheria), i ruderi del secentesco acquedotto benedettino che trasportava l’acqua delle sorgenti della Licatia fino al monastero di piazza Dante, i ruderi della cinquecentesca Torre del Vescovo all’angolo di via Plebiscito con via Antico Corso, l’ottocentesca meridiana di Sartorius e Peters all’interno della monumentale basilica benedettina di piazza Dante, il monumento del 1935 al cardinale Dusmet di piazza San Francesco d’Assisi, il monumento ai Caduti del lungomare. E ci fermiamo per non arrivare alla fine dell’articolo ricordandoli tutti i monumenti e i ruderi storici mortificati sia dal comportamento dei tanti (troppi) incivili che allignano nella nostra città, sia dall’incuria di chi dovrebbe proteggerli.
La chiesa di Santa Chiara (nell’annesso monastero delle Clarisse, il Verga, nel 1871, ambientò il suo celebre romanzo “Storia di una capinera”) è uno scrigno di opere d’arte che è, purtroppo, quasi sempre chiuso da quando la chiesa è stata declassata a rettoria: sull’altare dell’Immacolata vi è una tela di Olivio Sozzi; su quello di San Lorenzo spicca un dipinto di Pietro Paolo Vasta; l’altare maggiore è adornato dalle statue di S. Chiara e S. Francesco; l’altare di S. Chiara è sormontato da una bella tela di Sebastiano Conca e quello del SS. Crocefisso custodisce un prezioso reliquiario. La parte centrale della volta è affrescato dal “Il Trionfo delle Clarisse”, opera del 1766 di Francesco Sozzi. Ebbene, nessuna targhetta indica il nome dell’autore di tali opere d’arte. Per non dire del bellissimo pavimento di marmi policromi e della dorata gelosia della cantoria posta sopra l’ingresso. Infine, un piccolo “gioiello” che pochi catanesi conoscono: sulla parete di un corridoio all’esterno della chiesa vi è un sepolcro risalente al 1568: nell’epigrafe latina si legge che vi sono custoditi i resti mortali del “reggente Battista Seminara (…) che Carlo V imperatore col re Filippo lo sperimentarono uomo esimio per consiglio (…)”. La chiesa fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1693 e ricostruita nel 1760 su progetto dell’architetto catanese Giuseppe Palazzotto. I bombardamenti aerei del 1943 distrussero le tombe delle Clarisse nell’orto adiacente e danneggiarono la canonica, che fu ricostruita dopo la guerra. Oggi, è condannata a subire l’oltraggio di cinque cassonetti della spazzatura, cui ignoti incivili hanno dato più volte alle fiamme, che annerirono il muro laterale della via omonima. Una ventina di giorni fa furono rimossi e spostati altrove, ma fu un rimedio peggiore del male, perché la gente del quartiere continuò a depositare la spazzatura a terra e ciò ha fatto sì che i cassonetti tornassero al loro posto e a deturpare la visione della chiesa ai turisti che passano per via Garibaldi.
Altri ruderi sfregiati è la Torre del Vescovo, così detta perché acquistata dal vescovo di Catania, Antonio de’ Vulpone, per farne un lazzaretto. È sempre sporca sia all’interno sia all’esterno, l’aiuola adiacente è un ricettacolo di rifiuti, raramente da queste parti si vede da un netturbino. Qui, la targa turistica c’è, ma da almeno un mese rudere e targa sono spariti alla visione perché qualcuno vi ha abbandonato proprio davanti un furgone. Di fronte, il fossato tra la via Antico Corso e l’ex ospedale Santo Bambino continua a essere utilizzato come discarica pubblica abusiva.
In piazza Alonzo Di Benedetto, sotto una grande arcata nel fianco del palazzo dei Chierici, la Fontana dei Sette Canali, risalente al 1612 e alimentata dall’Amenano, versa in un impressionante stato di squallore e di abbandono. In seguito alla terribile alluvione che il 26 ottobre dello scorso anno colpì la nostra città, la fontana subì gravi danni, tra cui il distacco di una epigrafe in latino incisa su una lastra di marmo rettangolare e ancora non restaurata. Il desolante aspetto del sito è acuito dalla presenza dell’immancabile spazzatura, uno spettacolo indecoroso che si presenta agli occhi dei turisti attratti dalla pescheria. Nessuna targa spiega ai turisti di cosa si tratta.
I ruderi dell’acquedotto dei Benedettini sono ancora oggi visibili all’inizio di via Tito Manlio Manzella, all’interno del parco Gioeni e nella parte alta di via Palazzotto, oltre a quelli superstiti in piazza Montessori. I primi tre segmenti della secentesca opera di ingegneria idraulica sono mortificati da uno squallido stato di abbandono: i ruderi di via Manzella sono circondati da una aiuola ormai senza la recinzione con i pali di castagno realizzata, nel 2012, a spese dei Lions Club di Catania e la tabella bilingue è resa illeggibile dai raggi solari. Quelli di via Palazzotto sono sottratti alla vista dei passanti perché ricoperti da una folta vegetazione e mortificati da una lunga fila di cassonetti, materassi, spazzatura. Pure qui nessuna tabella ne indica la presenza. Gli unici spezzoni che non hanno ancora subìto l’onta del degrado sono quelli all’interno del parco Gioeni (una bella tabella ne spiega il significato) e quelli non segnalati di piazza Montessori, che si salvarono dalla distruzione, negli anni ’70 del secolo scorso, grazie alla dura opposizione degli abitanti dei palazzi vicini quando costruirono (proprio lì!) un edificio scolastico.
Pure la meridiana di San Nicolò l’Arena, per diversi mesi dell’anno passato, fu oltraggiata da un consunto tappeto disteso in corrispondenza dell’altare maggiore. Il decoro di questo “gioiello” della Gnomonica ottocentesca sarà presto restituito grazie all’intervento del presidente della VII commissione Cultura, prof. Giovanni Grasso, che ha materialmente rimosso il tappeto e ha già reperito i fondi necessari per la sua pulizia.
È una pugnalata inferta al cuore dei catanesi l’ignobile stato di degrado in cui versa il monumento al cardinale Dusmet. Progettato dall’architetto Raffaele Leone (la statua bronzea è di Silvestro Cuffaro e gli altorilievi di Mimì Lazzaro), il monumento ha le aiuole sempre assediate dai rifiuti e la retrostante vasca circolare in pietra lavica da chissà quanto tempo senza lo zampillo d’acqua e colma di acqua verdastra e spazzatura.
Degrado perenne, infine, dentro e fuori il monumento ai Caduti del lungomare, a ridosso del piccolo borgo marinaro di San Giovanni li Cuti. Progettato una trentina di anni fa dall’architetto Renato Basile, è sempre oltraggiato dalle stupide scritte di incivili dalla bomboletta spray facile e assediato dalla spazzatura, con le due fontanelle in pietra lavica mute da chissà quanto tempo e utilizzate come ricettacolo di rifiuti.
Finisce qui il nostro viaggio nel degrado dei monumenti e ruderi storici di Catania con l’amara consapevolezza di chissà quanti altri ne abbiamo lasciato nella penna.
GIUSEPPE SPERLINGA
immagine0 1-cassonetti-chiesa-santa-chiara-9gennaio2022 1-cassonetti-chiesa-santa-chiara-21novembre2021

sdr

sdr

1-rifiuti-chiesa-santa-chiara-21gennaio2022-1 1-rifiuti-chiesa-santa-chiara-21gennaio2022-2 1-rifiuti-chiesa-santa-chiara-21gennaio2022-3 1-via-santa-chiara-via-garibaldi-1novembre2020-2 1-via-santa-chiara-via-garibaldi-1novembre2020-3 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-1 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-2 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-3 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-4 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-5 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-6 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-7 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-8 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-9 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-10 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-11 2-degrado-torre-del-vescovo-16gennaio2022-12

sdr

sdr

sdr

sdr

2-degrado-torre-del-vescovo-30gennaio2022-3 3-fontana-sette-canali-pescheria-21-gennaio2022-1 3-fontana-sette-canali-pescheria-21-gennaio2022-2 3-fontana-sette-canali-pescheria-21-gennaio2022-3 3-fontana-sette-canali-pescheria-21-gennaio2022-4 3-fontana-sette-canali-pescheria-21-gennaio2022-5 3-fontana-sette-canali-pescheria-21-gennaio2022-6 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-1 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-2 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-3 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-4 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-5 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-6 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-7 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-8 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-9 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-10 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-11 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-12 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-13 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-manzella-30gennaio2022-14 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-1 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-2 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-3 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-4 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-5 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-6 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-7 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-8 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-9 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-10 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-11 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-12 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-13 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-14 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-15 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-16 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-17 4-ruderi-acquedotto-benedettino-via-palazzotto-caronda-30gennaio2022-18

sdr

sdr

dav

dav

dav

dav

6-monumento-cardinale-dusmet-21gennaio2022-1 6-monumento-cardinale-dusmet-21gennaio2022-2 6-monumento-cardinale-dusmet-21gennaio2022-3 6-monumento-cardinale-dusmet-21gennaio2022-4 6-monumento-cardinale-dusmet-21gennaio2022-5 6-monumento-cardinale-dusmet-21gennaio2022-6 6-monumento-cardinale-dusmet-21gennaio2022-7

2 febbraio 2022: 51° anniversario della Convenzione di Ramsar e la Giornata Mondiale delle Zone Umide.
A Catania, un gruppo di associazioni ambientaliste e culturali hanno promosso un evento virtuale e un incontro dei rappresentanti dei singoli sodalizi, che si è tenuto, alle 11 de 2 febbraio 2022, con la partecipazione del presidente della Commissione Urbanistica del Comune di Catania, avv. Manfredi Zammataro, per sostenere e ribadire ancora una volta l’importanza della tutela, valorizzazione e fruizione della Timpa di Leucatia, alla base della quale vi è un ambiente umido d’acqua dolce ormai inglobato nel tessuto urbano, vero e proprio scrigno di biodiversità, con un obiettivo da raggiungere: l’istituzione di un’area protetta pubblica.
I particolari dell’incontro li potrete leggere nell’articolo a firma di Paolo Di Grazia pubblicato su La Sicilia del 3 febbraio 2022.
Le associazioni, che si ringraziano per l’adesione, erano: Amici della Terra, Cavalieri della Mercede Catania, Cepes, Copernico, Ente Fauna Sicilia, Kiwanis International Divisione 2 Etna, Legambiente Catania, Lipu, Stelle e Ambiente.
Giuseppe Sperlinga
51-giornata-mondiale-zone-umide-timpa-leucatia-la-sicilia-3febbraio2022 dscn1151

CIELO FEBBRAIO DOMINATO DAI DIOSCURI CASTORE E POLLUCE

CIELO FEBBRAIO DOMINATO DAI DIOSCURI CASTORE E POLLUCE

Nel cielo delle fredde notti di febbraio continua la lenta sfilata celeste delle costellazioni invernali, che continuano a spostarsi a occidente e che presto lasceranno la scena a quelle primaverili, le quali hanno già fatto capolino sul versante opposto del firmamento. La volta celeste è ancora dominata dall’imponente costellazione di Orione, il grande cacciatore citato da Giuseppe Parini nell’incipit di una delle sue più note odi, “La Caduta”: “Quando Orion dal cielo/declinando imperversa/e pioggia e nevi e gelo/sopra la terra ottenebrata versa”. Si continua a favoleggiare sul presunto identico allineamento delle tre piramidi di Giza, quelle dei faraoni Cheope, Chefren e Micerino, con quello delle tre stelle Alnitak, Alnilam e Mintaka che formano la cintura di Orione. È stato dimostrato che tale correlazione attualmente non sussiste né sussisteva all’epoca della costruzione delle piramidi, avvenuta nel 2.450 a.C. L’esatta corrispondenza si sarebbe verificata nel 12.000 a.C. La costellazione tipica di febbraio, però, è quella dei Gemelli, dedicata ai Dioscuri Castore e Polluce, figli di Leda e di Zeus, che ingannò la regina di Sparta sotto forma di cigno. In realtà, i due astri sono gemelli… diversi. Anzitutto perché, pur sembrando vicine nel cielo, distano una decina di anni luce tra esse e non hanno alcun legame fisico. Inoltre, Castore è di colore bianco e non è una singola stella come la più luminosa Polluce di colore arancione, ma un sistema multiplo formato da ben sei stelle. Duemila anni fa, il 21 giugno, il Sole era proiettato tra le stelle della costellazione del Cancro e i suoi raggi erano allo zenit sul parallelo terrestre che per questo è chiamato “Tropico del Cancro”. Non è più così, oggi, perché a causa della precessione degli equinozi il Sole transita tra le stelle della costellazione dei Gemelli. Ma ciò non causerà il cambio di denominazione in “Tropico dei Gemelli”.

Alzando lo sguardo allo zenit, in direzione Nord-Est, si può individuare facilmente il Gran Carro dell’Orsa Maggiore. Al di sotto di esso spicca la silhouette del Leone con la luminosa Regolo (Piccolo Re) e, proseguendo lungo l’eclittica verso Ovest, vedremo le poco appariscenti stelline del Cancro, le brillanti Castore e Polluce dei Gemelli, il Toro con l’appariscente stella gigante arancione Aldebaran, l’Ariete e i Pesci. Verso Nord, il Perseo e l’Auriga, a Sud-Ovest Orione e a Sud-Est l’Eridano e la Balena. Tra i Gemelli e il Toro, in alto, sono riconoscibili l’Auriga (il Cocchiere) con la luminosa Capella, in basso vi è Orione con gli inseparabili Sirio del Cane Maggiore e Procione del Cane Minore (queste ultime due stelle insieme con Betelgeuse di Orione formano l’asterismo del “Triangolo invernale”). Dalla parte opposta del Gran Carro, si staglia la “W” della vanitosa regina Cassiopea con accanto la “casetta” del regale consorte Cefeo. A occidente, si accingono a salutarci le costellazioni di Andromeda, dell’Ariete e del Triangolo. Nel cielo di Nord-Est, già ha fatto la sua apparizione il Bifolco (Boote) con la gigante rossa Arturo (la stella più luminosa dell’emisfero celeste boreale, nonché la quarta stella più brillante del cielo notturno dopo Sirio, Canopo e alfa Centauri), ormai completamente sorto a Nord-Est, poi Chioma di Berenice, i Cani da Caccia, il Cratere e l’Idra.

Rapido excursus planetario. Mercurio, Venere e Marte saranno visibili nel cielo orientale prima del sorgere del Sole, tutt’e tre tra le stelle del Sagittario. Chi ama alzarsi prima dell’alba, l’11 febbraio potrà ammirare una bella congiunzione tra Marte e Venere e, più in basso, potrà individuare Mercurio. È, questo, il momento migliore per osservare il piccolo ed elusivo pianeta poiché sarà nel suo punto più alto sopra l’orizzonte nel cielo mattutino poco prima che sorga il Sole. Alle 5.30 del 27 febbraio, infine, il falcetto della Luna prossima al novilunio formerà una terna celeste con Venere e Marte. Il gigantesco pianeta gassoso Giove appare dopo il tramonto nell’orizzonte occidentale. Il pianeta degli anelli Saturno sarà invisibile per buona parte del mese perché in congiunzione col Sole e tornerà a essere visibile dopo il 20. Gli ultimi due giganti gassosi Urano e Nettuno sono osservabili in prima serata, il primo nella costellazione dell’Ariete, il secondo in quella dell’Acquario.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

cielo-febbraio2022-la-sicilia-4febbraio2022

IN RICORDO DI FRANCO ANDRONICO

Com’era tradizione consolidata da quasi una ventina d’anni, l’ultima domenica di gennaio era dedicata alla passeggiata alla ricerca dei luoghi di S. Agata per strade del centro storico di Catania. A guidarla, come sempre, il caro e indimenticabile amico Franco Andronico, profondo studioso e conoscitore della storia cittadina, socio fondatore dell’associazione “Stelle e Ambiente” di cui fu pure consigliere.
Franco conosceva tutti i monumenti, le chiese, le icone e gli altarini sparsi sulle pareti dei palazzi, conosceva basola per basola quello avevamo denominato il “percorso agatino”, ci raccontava la storia della giovane Agata, patrona celeste di Catania, ci faceva conoscere i luoghi del suo martirio, non vi era angolo della città che non conoscesse se aveva qualcosa da raccontarci su Sant’Agata.
Da poco più di un anno, Franco ci ha lasciati. E’ vero che sono rimasti i suoi libri, ma è altrettanto vero che soltanto lui, quando parlava quasi sottovoce e per sentirlo non bastava neppure il piccolo amplificatore che gli appiccicavo addosso, ebbene riusciva a tenere desta l’attenzione dei partecipanti alla “camminata agatina”.
Dopo la dipartita di Franco, aggravata dalla feroce pandemia che si opprime de un paio d’anni, la tradizionale camminata alla riscoperta dei luoghi di S. Agata si è definitivamente interrotta.
Rimarrà immutabile, anche se fisicamente non sei più tra noi, l’amicizia che, dal 1977, ci ha tenuto uniti, dai tempi dei tuoi inizi speleologici nel Gruppo Grotte del CAI sezione dell’Etna di Catania.
Grazie, carissimo Franco, per tutto quello che ci hai dato, occuperai sempre un angolino nel cuore di tutti noi che ti abbiamo conosciuto e che abbiamo avuto il privilegio di ascoltare le tue conversazioni sulla vita di S. Agata e sulla storia della nostra città, che per te non aveva segreti.

2 FEBBRAIO 2022 – GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE

51-giornata-mondiale-zone-umide-la-sicilia-1febbraio2022
2 FEBBRAIO 2022
GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE
Si deve a un manipolo di uomini e donne lungimiranti se gli ambienti umidi si sono conservati e sono arrivati intatti ai nostri giorni dopo la firma del trattato internazionale noto col nome di “Convenzione di Ramsar”, avvenuta il 2 febbraio del 1971 nella cittadina iraniana di Ramsar. Da allora, sono trascorsi cinquantuno anni e ogni anno, il 2 febbraio, in tutto il mondo, si celebra la “Giornata mondiale delle zone umide” per ricordare che queste aree caratterizzate dalla presenza permanente o temporanea dell’acqua, quali sono le paludi, le torbiere, gli acquitrini, gli specchi d’acqua naturali o artificiali con acqua dolce, salmastra o salata, gli stagni, i laghi, i fiumi, le coste marine fino a sei metri di profondità, sono ambienti assai delicati e per questo motivo sono tra i più minacciati al mondo, perché l’uomo continua a scaricarvi le sostanze inquinanti impiegate in agricoltura e nelle industrie, i reflui cloacali dei centri abitati. Le zone umide vanno preservate perché ci migliorano la vita, contribuiscono a mantenere il microclima, salvaguardano le coste marine dall’erosione, forniscono ogni giorno una immensa quantità d’acqua, sono alla base del sistema di coltivazione del riso (alimento fondamentale per un quinto della popolazione mondiale), contribuiscono allo sviluppo economico di un Paese (un milione di persone dipendono da pesca e acquacoltura). Inoltre, immagazzinano grandi quantità di carbonio e assorbono le piogge in eccesso, attenuando il rischio di inondazioni, rallentando l’insorgere della siccità e riducendo al minimo la penuria d’acqua.
Gli ambienti umidi, insomma, sono un patrimonio da salvare dai rischi di estinzione cui sono esposti, soprattutto quelli ubicati in prossimità o inglobate nelle aree urbane, come quello d’acqua dolce della Timpa di Leucatia, nella periferia settentrionale della città di Catania. Pure quest’anno, nonostante le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, le associazioni naturalistiche del territorio catanese Stelle e Ambiente, Amici della Terra, Cepes, Lipu ed Ente Fauna Siciliana, insieme con la divisione 2 del Kiwanis International, l’associazione Copernico e i Cavalieri della Mercede, ricordano l’avvenimento e partecipano virtualmente alla Giornata mondiale delle zone umide con una locandina avente come sfondo lo straordinario ambiente umido della Timpa di Leucatia, un vero e proprio scrigno di biodiversità che bisogna fare di tutto per la sua tutela, valorizzazione e fruizione con l’istituzione di un parco urbano intercomunale.
In Italia, finora, sono state istituite 65 zone umide, distribuite in 15 regioni, per un totale di 82.331 ettari, aree d’importanza internazionale riconosciute e inserite nell’elenco della Convenzione di Ramsar. In Sicilia, sono soltanto sei le zone umide che godono di questo riconoscimento: l’Oasi Faunistica di Vendicari (Noto), il Biviere di Gela, le paludi costiere di Capo Feto, Margi Spanò, Margi Nespolilla e Margi Milo (Mazara del Vallo-Marsala), i laghi di Murana, Preola e Gorghi Tondi (Mazara del Vallo) e lo Stagno Pantano Leone (Campobello di Mazara). Nessuna è stata ancora istituita nella provincia di Catania.
GIUSEPPE SPERLINGA

IL CIELO DEL 2022 E DI GENNAIO 2022

Cosa ci riserva il cielo del nuovo anno?
Qualcuno dirà che potremo saperlo in questi giorni leggendo uno dei tanti oroscopi che impazzano ovunque: ogni giorno, in Tv, vi sono trasmissioni che aprono e chiudono con un sedicente mago in studio che ammannisce le previsioni astrologiche partorite dalla sua fervida fantasia; non fanno eccezione i quotidiani, i settimanali, i mensili, i quali hanno tutti una rubrica fissa dedicata agli oroscopi. Stendo un pietoso velo di silenzio su ciò che si legge nel web: nefandezze di tutti i tipi e colori, buoni per tutti i gusti dei creduloni (a Catania, li chiamano “ammuccalapuni”) che prendono per verità rivelate ciò che, invece, è il frutto di storie inventate senza alcun fondamento scientifico.
Se volete conoscere gli eventi celesti che davvero si verificheranno nel 2022, a cominciare dal mese di gennaio, leggete con attenzione l’articolo a firma di chi scrive pubblicato sul quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 28 dicembre 2021.
Buon anno e cieli sereni per tutti. E, con i tempi che corrono da un paio di anni, ne avremo davvero tutti bisogno.
Giuseppe Sperlinga
cielo2022-gennaio2022 costellazione-di-orione nebulosa-testa-di-cavallo-largo-campo-foto-franco-traviglia-scordia nebulosa-testa-di-cavallo-foto-franco-traviglia-scordia nebulosa-testa-di-cavallo-foto-franco-traviglia-osservatorio-astronomico-di-scordia nebulosa-di-orione-foto-franco-traviglia-anna-maria-catalano nebulosa-di-orione-vista-dal-telescopio-spaziale-hubble

LA COMETA DI NATALE: “C/2021 A1 LEONARD”

LA COMETA DI NATALE

Sarà un Natale allietato dall’arrivo della nuova cometa che da alcune settimane sta solcando il cielo e che, probabilmente, riusciremo a vedere anche a occhio nudo. È la cometa “C/2021 A1 Leonard”, potrebbe diventare talmente luminosa da essere alla portata di un piccolo binocolo, di un cannocchiale e persino dei nostri occhi, se osservata da località lontane da inquinamento luminoso. Cosa significa la sigla “C/2021 A1 Leonard” è presto detto: “Leonard” è il nome dello scopritore, che è l’astronomo statunitense dell’Università dell’Arizona Gregory J. Leonard, il quale il 3 gennaio di quest’anno la fotografò dall’Osservatorio di Monte Lemmon, nei pressi di Tucson; la lettera “C” vuol dire che è una cometa non periodica o a lungo periodo, cioè ha un’orbita iperbolica o parabolica, per cui dopo il suo passaggio al perielio non la rivedremo più; “2021” è l’anno della scoperta; la lettera “A” indica che è stata scoperta nella prima metà del mese di gennaio; il numero “1” significa che è la prima cometa scoperta.

La cometa è già stata fotografata in diverse parti dell’emisfero boreale, tra i quali l’astronomo non professionista australiano Michael Mattiazzo (lo scopritore della cometa “C/2020 Swan”) e gli astrofili Franco Traviglia e Anna Maria Catalano dell’Osservatorio astronomico di Scordia, in provincia di Catania. Mattiazzo ha immortalato l’astro chiomato utilizzando da remoto un telescopio situato nel New Mexico, in attesa di riprenderlo con i suoi strumenti quando, nella seconda metà di dicembre, sarà visibile dall’emisfero australe. Traviglia e Catalano, invece, sono riusciti a immortalare questa appariscente “palla di neve sporca” alle 3 della notte del 5 dicembre scorso, tra le stelle della costellazione di Bootes (Bovaro o Bifolco), utilizzando un telescopio rifrattore apocromatico con corpo macchina Canon 50D modificata con filtro anti inquinamento luminoso. “Si poteva fare di più – si rammaricano i due astrofili scordiensi -, ma l’orizzonte orientale è penalizzato dal riverbero dell’eccessiva luce della cintura di Catania e ciò non ci ha permesso di andare oltre. Peccato, perché adesso la Leonard declina velocemente abbassandosi sempre di più sul piano dell’orizzonte”. “Sarà possibile osservare la cometa Leonard – suggerisce l’astrofilo Rosario Catania – al mattino dalle 5 alle 6 prima dell’alba guardando a est. Non siamo ancora certi che si vedrà a occhio nudo, ma sicuramente sarà possibile osservarla e fotografarla con un piccolo telescopio oppure con una reflex dotata di un teleobiettivo luminoso come un 300 mm. In ogni caso, sarà una occasione per tentare di riconoscere le costellazioni del cielo invernale”.

La cometa Leonard ha un’orbita retrograda (cioè si muove in senso orario), viaggia con una velocità orbitale assai elevata, ha un nucleo di circa 10 km di diametro avviluppato da una vistosa e ampia chioma, seguito da una lunga coda si estende fino a 100.000 km. Questa cometa è stata scoperta il 3 gennaio di quest’anno quando era a circa 750 milioni di chilometri dal Sole Il 12 dicembre sarà alla minima distanza dal nostro pianeta (35 milioni di km) e sarà visibile prima nell’emisfero boreale e poi in quello australe: potremo ammirarla fino al 14 dicembre, ma sarà molto bassa, ad appena 10 gradi sopra l’orizzonte orientale, prima dell’alba. Vale la pena la levataccia notturna per scrutare il cielo tra le nuvole alla ricerca di questo suggestivo astro che ha il destino segnato: o sarà disintegrato quando, il 2 gennaio del nuovo anno, arriverà al perielio oppure, se uscirà indenne dal rendez-vous col Sole sparirà per sempre, non tornerà più perché la sua orbita iperbolica si chiude all’infinito.  

            Le comete sono oggetti imprevedibili e la Leonard non fa eccezione, potrebbe riservarci un bel regalo di Natale aumentando all’improvviso di luminosità e rendersi visibile in cielo. Occhi e strumenti, dunque, puntati verso il cielo con la speranza che l’apparizione di questo vagabondo dello spazio possa regalarci un’emozione, che con i tempi bui che corrono non è cosa di poco conto.

(La foto in B/N della cometa Leonard è dell’astrofilo australiano Michael Mattiazzo, le foto a colori sono di Franco Traviglia e Anna Maria Catalano dell’Osservatorio Astronomico di Scordia, in provincia di Catania: a loro i miei ringraziamenti per la collaborazione).

GIUSEPPE SPERLINGA

 https://www.lasicilia.it/societa/news/non-e-natale-senza-cometa-ecco-come-vedere-leonard-durante-le-feste-1422516/

 cometa-leonard-la-sicilia-15dicembre2021 c-2021-a1-leonard-foto-michael-mattiazzo cometa-leonard-foto-franco-traviglia-5dicembre2021-ore-3-da-scordia cometa-leonard2-foto-franco-traviglia-5dicembre2021-ore-3-da-scordia cometa-leonard3-foto-franco-traviglia-5dicembre2021 cometa-leonard4-foto-franco-traviglia-5dicembre2021-ore-3-da-scordia

SHOW PLANETARIO NEL CIELO DI DICEMBRE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, martedì 7 dicembre 2021, pubblica la consueta rubrica mensile di divulgazione astronomica. Lo spazio è tiranno e, purtroppo, costringe a tagli e rinunce talvolta di interi capoversi.

A beneficio di coloro che avessero voglia di leggermi fino in fondo, ecco qui di seguito il testo integrale dell’articolo sul cielo di dicembre.
Buona lettura!
G. Spe.
SHOW PLANETARIO NEL CIELO DI DICEMBRE 2021
“Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”. Nella realtà, però, non è così, perché il dì più breve dell’anno è il 21 (o il 22) dicembre, giorno in cui cade il solstizio invernale. Il giorno della festa liturgica di Santa Lucia, alla latitudine di Catania, il Sole sorge alle 6,59 e tramonta alle 16,49: la durata del dì è di 9 ore e 50 minuti. Il 21, invece, il dì è più breve di due minuti: dura, infatti, 9 ore e 48 minuti, perché il Sole sorge alle 7,04) e tramonta alle 16,52.
Il 18 dicembre la nostra stella diurna passa dalla costellazione dell’Ofiuco a quella del Sagittario. Non la pensano allo stesso modo gli astrologi, che non contemplano nei loro oroscopi la tredicesima costellazione dello Zodiaco, che è quella di Ofiuco. Le cose stanno così: lo scorso 23 novembre, il Sole ha lasciato la costellazione della Bilancia per passare in quella dello Scorpione, dove vi è rimasto appena sei giorni, cioè fino al 29 dello stesso mese, giorno in cui è passato in Ofiuco. L’astro, nel suo apparente movimento attorno alla Terra, il 18 dicembre lascia Ofiuco e fino al 18 gennaio del nuovo anno lo vedremo proiettato tra le stelle del Sagittario. Gli astrologi, invece, non tengono conto né del lento movimento millenario della precessione degli equinozi né dell’esistenza della costellazione di Ofiuco e, continuando a “leggere” un cielo fossile di duemila anni fa, ammanniscono oroscopi a beneficio dei creduloni. L’indimenticabile giornalista e astrofilo Luigi Prestinenza, che ideò e curò questa rubrica per oltre mezzo secolo, soleva ripetere che l’oroscopo dovrebbe riportare in calce un’avvertenza analoga a quella dei pacchetti delle sigarette: “La lettura dell’oroscopo nuoce gravemente alla sanità mentale”.
Il piccolo Mercurio è visibile al tramonto e il 29 sarà facile da rintracciare nel cielo occidentale perché si troverà vicinissimo al luminoso Venere. Il pianeta rosso, Marte, è visibile al mattino presto nel cielo sud-orientale, basso sull’orizzonte. Giove e Saturno li possiamo ammirare di sera nel cielo occidentale. Urano è osservabile per gran parte della notte nel cielo sud-occidentale. Nettuno, infine, è rintracciabile nello stesso cielo, ma solo nella prima parte della nottata. Da non perdere le congiunzioni della Luna con Marte, alle 6.30 del 3 dicembre (difficile da osservare); con Venere, Saturno e Giove rispettivamente il 7, l’8 e il 9 sempre alle 18; con le Pleiadi alle 21 del 16. L’anno si chiuderà con la congiunzione tripla, alle 6 del mattino, tra la Luna, Ares (Marte) e il suo alter ego Antares (il cuore rosso dello Scorpione). I cieli serali tra il 15 e il 17 dicembre offriranno lo show planetario di Venere, Saturno e Giove che si mostreranno quasi allineati. Altro spettacolo celeste sarà offerto dallo sciame meteorico delle Geminidi, paragonabili alle più note Perseidi, che tutti conoscono come “lacrime o fuochi di San Lorenzo”. Queste “stelle cadenti” solcheranno il cielo con le loro scie luminose tra il 3 e il 19 dicembre, ma il picco si avrà nella notte tra il 13 e il14 con una pioggia di circa 100 meteore all’ora, quasi una stella cadente al minuto! Le Geminidi possiamo vederle sfrecciare ed esprimere i nostri desideri guardando in qualsiasi zona del cielo, ma è utile puntare lo sguardo in direzione del loro “radiante”, cioè il punto dal quale sembrano provenire le meteore, che è vicino alla stella Castore, la più luminosa nella costellazione dei Gemelli.
Il cielo di dicembre è dominato dall’inconfondibile costellazione di Orione, accompagnata dai fedeli Cane Maggiore con Sirio e Cane Minore con Procione, dal Toro e dai Gemelli. Ma la costellazione del mese è l’Auriga (o Cocchiere) con la brillante Capella (la capretta Amaltea che allattò Giove), facile da individuare per la sua forma a pentagono. Nella mitologia classica, Mirtilo, figlio di Ermes e amico di Pelope, fu scelto da Enomao come suo auriga (cioè colui che guidava il carro da guerra e partecipava alle corse dei carri che si svolgevano dell’antica Grecia). Pelope si era innamorato di Ippodamia, figlia di Enomao, il quale avrebbe concesso la figlia solo a chi lo avesse superato in una gara con i carri. La gara fu vinta da Pelope grazie al sabotaggio di Mirtilo ai danni di Enomao. Come tutti i traditori, Mirtilo fu ucciso da Pelope per timore che raccontasse la verità. Il suo corpo fu trasportato in cielo da Ermes nella costellazione dell’Auriga.
GIUSEPPE SPERLINGA
cielo-di-dicembre-2021-la-sicilia-7dicembre2021 allineamento-venere-giove-saturno-15-dicembre2021 allineamento-venere-giove-saturno-16-dicembre2021 allineamento-venere-giove-saturno-17-dicembre2021 auriga cdm_20211203_0630_congiunzionelunamarte cdm_20211207_1800_congiunzionelunavenere cdm_20211208_1800_congiunzionelunasaturno cdm_20211209_1800_congiunzionelunagiove cdm_20211216_2100_congiunzionelunapleiadi cdm_20211229_1730_congiunzionemercuriovenere cdm_20211231_0600_congiunzionelunamarte congiunzioni-luna-pianeti-dicembre2021