Stelle e Ambiente

Author: Giuseppe Sperlinga

SPELEOMOTOCROSS: COME VANDALIZZARE UNA GROTTA VULCANICA E TERRORIZZARE I PIPISTRELLI.

Dopo l’episodio (sicuramente non sarà stato il primo in quella cavità) accaduto nella grotta Taddariti 2 nelle sciare del santuario della Madonna della Roccia di Belpasso, balza prepotentemente alla ribalta il problema della tutela, valorizzazione e fruizione degli ultimi lembi delle lave incolte e delle gallerie di scorrimento lavico disseminate nell’area metropolitana di Catania.
La proposta dell’istituzione del Parco Vulcanospeleologico Metropolitano (PVM) è stata avanzata più volte da chi scrive sin dal 1995 sia con numerosi articoli pubblicati su La Sicilia, sia nel corso di convegni, seminari e conferenze.
Insieme con il geologo Franco Cavallaro, la proposta è stata illustrata e poi pubblicata negli Atti del Forum delle associazioni ambientaliste della provincia di Catania “La tutela dell’ambiente nel territorio catanese: stato, problemi, prospettive”, tenutosi il 22 maggio 2004 nel salone-Museo di Zoologia del Dipartimento di Biologia Animale dell’Università di Catania.
Il quotidiano La Sicilia di oggi, giovedì 6 maggio 2021, dà notizia dell’inusitata violenza ambientale ai danni della Grotta Taddariti 2, all’interno della quale sono penetrati con moto da cross. Ciò è inaccettabile e va fermato con decisione, anche se quel territorio non rientra nei limiti territoriali del Parco dell’Etna.
Attualmente, le uniche grotte vulcaniche che non corrono tali rischi sono quelle che ricadono all’interno della Riserva naturale integrale “Complesso Immacolatelle e Micio Conti” di San Gregorio e nella zona B del Parco dell’Etna.
Con l’istituzione del PVM la protezione verrebbe estesa pure a tutte le altre gallerie di scorrimento lavico ed è l’unica soluzione se si vuole evitare che vadano distrutte da azioni vandaliche come quella di domenica scorsa o prese di mira da ruspe e caterpillar per realizzare una strada o un palazzo.
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MOTOCROSS IN UNA GROTTA DI BELPASSO

BELPASSO – Sono stati visti sciamare, uno dietro l’altro sulle loro moto da cross, da una grotta vulcanica in territorio di Belpasso, a un centinaio di metri dal santuario della Madonna della Roccia. La cavità è la grotta Taddariti 2, un’interessante galleria di scorrimento lavico che si apre nelle lave dell’eruzione del 1669 che, anni fa, fu intercettata dalle ruspe e sventrata nel tratto mediano. Nel ramo nord della caverna, quello in cui sono penetrati le moto da cross, vive un piccolo gruppo di pipistrelli noti col nome di “Ferro di cavallo minore”, così detti per la curiosa cartilagine nasale a forma, appunto, di ferro di cavallo. È fin troppo evidente che l’elevata rumorosità dei motori, amplificato dalla grotta stessa, ha fortemente disturbato quei poveri animaletti appesi alla volta a testa in giù durante il loro riposo diurno dopo aver cacciato gli insetti di cui si nutrono per l’intera notte.

La domanda alla quale qualcuno ora dovrà dare una risposta convincente è: da quando il motocross si svolge pure all’interno delle cavità naturali dislocate sui quattro versanti e a tutte le quote del nostro vulcano? Ci risulta che qualcuno ha interpellato il presidente del parco dell’Etna, il quale ha fatto sapere che quel territorio dove si sono dati appuntamento i motocrossisti, che non partecipavano ad alcuna manifestazione autorizzata, non rientra nell’ambito dei confini del parco. La vigilanza, allora, spetta al Comune di competenza, in questo caso Belpasso. Viene effettuata? Possibile che nessuno abbia sentito il petulante ronzio delle moto che proveniva da non molto lontano dal centro abitato di Borrello e a poca distanza da un luogo di culto dove regnano il silenzio e la preghiera?

L’episodio della grotta Taddariti 2 offre lo spunto per una riflessione su ciò che riguarda la tutela, valorizzazione e fruizione delle “sciare” incolte e delle grotte vulcaniche disseminate nell’area metropolitana catanese. Non sono mai mancate le idee, non c’è stata finora la volontà politica di prendere in considerazione la proposta d’istituzione del “Parco vulcanospeleologico metropolitano” presentata da due studiosi nel Forum “La tutela dell’ambiente nel territorio catanese: stato, problemi, prospettive”, svoltosi il 22 maggio del 2004, all’Università di Catania. È, questa, l’unica strada percorribile se si vuole salvare questo importante patrimonio naturale formato dagli ultimi lembi sciarosi delle innumerevoli colate laviche e dalle grotte vulcaniche che in esse si aprono, all’interno delle quali vive una fauna peculiare e spesso custodiscono veri e propri “tesori” per gli archeologi, un patrimonio culturale e scientifico unico in tutta l’Europa continentale che appartiene all’intera collettività e che va adeguatamente protetto e, ove possibile, reso fruibile da tutti. Occorre informare i cittadini dell’esistenza di questo patrimonio, della sua natura straordinaria, farlo vedere a tutti, farlo apprezzare soprattutto ai giovani, soprattutto a quelli che scorrazzano sulle due ruote da cross.

GIUSEPPE SPERLINGA

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COMETA O CONGIUNZIONE PLANETARIA: CHI GUIDÒ I RE MAGI?

COMETA O CONGIUNZIONE PLANETARIA: CHI GUIDÒ I RE MAGI?

Non vi è presepe senza la sua bella “stella cometa” sopra la grotta della Natività, l’astro che avrebbe guidato i Magi venuti dall’Oriente. Escludendo ipotesi miracolistiche o astruserie aliene, viene da chiedersi se davvero i tre Magi furono guidati nel loro lungo viaggio a Betlemme per la nascita di Gesù da una appariscente e luminosa cometa come la Halley o la Hale-Bopp? O, piuttosto, fu un altro fenomeno celeste a indicare loro la strada da seguire?

Nel Vangelo di Matteo (2:1-12), scritto attorno al 50 d.C., si legge che sarebbe stata una stella che guidò i Magi per adorare il Re dei Giudei: “Nato Gesù in Betlemme di Giuda, al tempo di re Erode, alcuni Magi, venuti da Oriente, giunsero in Gerusalemme e chiesero “Dove è il nato re dei Giudei? Perché noi abbiam veduto la sua stella in Oriente e siam venuti per adorarlo”… Allora Erode, fatti venire segretamente i Magi, si fece precisare da loro con ogni diligenza il tempo in cui la stella era loro apparsa… I magi, udito il re, se ne partirono. Ed ecco la stella che avevano visto in Oriente andar loro innanzi, finché, giunta sopra il luogo dove era il bambino, si fermò”.

Stella che, nel tempo, l’immaginario popolare la trasformò in “cometa di Gesù Bambino” e che poi sarebbe diventata il curioso ibrido “stella cometa”, un oggetto inesistente nel cosmo, come se chiamassimo un organismo “lucciola-pesce lanterna” soltanto perché sia la lucciola sia il pesce lanterna posseggono organi bioluminescenti, ma l’una è un insetto, l’altro è un pesce abissale. L’astro chiomato, infatti, fa parte del Sistema solare e lascia in cielo una scia luminosa effimera che si forma per la sublimazione dei ghiacci del suo nucleo sotto l’azione del vento solare; le stelle, invece, sono astri che brillano di luce propria e distano da noi anni luce (un anno luce corrisponde a novemila miliardi e mezzo di chilometri e la più vicina, Proxima Centauri, si trova a 4,26 anni luce dal Sole). In ogni caso, una stella non avrebbe mai potuto essere un utile punto di riferimento indicante una direzione ai Magi, perché una sola stella non cambia mai posizione nel cielo per effetto della rotazione terrestre ed è la Stella Polare che indica costantemente il nord. E, poi, come si fa a seguire una stella di giorno con i bagliori solari che ne impedirebbero l’individuazione in cielo?

Scartata l’ipotesi della stella, gli astronomi non sono mai stati convinti neppure sulla natura cometaria dell’astro che, oltre duemila anni fa, avrebbe guidato Baldassarre, Gaspare e Melchiorre. In nessun documento antico, infatti, si trovano tracce inequivocabili sul transito in cielo di una cometa nel periodo in cui nacque Gesù. Rimane in piedi l’ipotesi della congiunzione planetaria sostenuta da Keplero, il quale era convinto che a guidare i Magi fu la presenza nei cieli dell’antica Mesopotamia (l’odierno Iraq) della congiunzione che si verificò per ben tre volte nel corso dell’anno 7 a.C., presunta data di nascita di Gesù, fra i pianeti Giove e Saturno proiettati tra le stelle della costellazione dei Pesci.

Quale che sia stato l’astro luminoso che avrebbe guidato i Magi nel loro lungo viaggio a Betlemme per la nascita di Gesù, su una cosa sono tutti d’accordo: nella celebre Natività all’interno della stupenda Cappella degli Scrovegni, a Padova, Giotto associa la stella a una cometa dalla lunga coda e la dipinse come realmente vide, nel 1301, rimanendone impressionato, la cometa di Halley, con un nucleo sferico e non irto di punte come quella dei presepi.

IL BACIO CELESTE TRA GIOVE SATURNO NEL GIORNO DEL SOLSTIZIO INVERNALE

Mai, prima d’ora, era capitato di salutare l’anno appena trascorso senza alcun rimpianto, si può dire che quasi l’abbiamo scacciato. Ma se è stato, il 2020, un anno nefasto sotto tutti i punti di vista, altrettanto non si può dire da quello astronomico, perché oltre ai consueti fenomeni che puntualmente si ripetono anno dopo anno, lo ricorderemo, tra i tanti avvenimenti celesti, come l’anno del passaggio inatteso della fantastica cometa Neowise, scoperta il 27 marzo, mentre nel mondo infuriava la devastante pandemia causata dal SARS-CoV-2, il ceppo di Coronavirus cui è associata la terribile malattia Covid-19.

Ma il 2020 resterà negli annali astronomici pure per il “bacio celeste” tra Giove e Saturno, i due giganteschi pianeti gassosi del nostro sistema planetario. L’anno, infatti, era agli sgoccioli, mancavano appena una decina di giorni prima di liberarcene per sempre e l’appuntamento era imperdibile: il 21 dicembre, giorno del solstizio invernale, poco dopo il tramonto del Sole, guardando il cielo in direzione sud-ovest, tra le stelline della costellazione del Capricorno, c’era da ammirare un raro spettacolo offerto gratuitamente dalla Natura: la strettissima congiunzione tra Giove e Saturno, bassi sull’orizzonte. Quella sera, però, le nuvole affollarono i cieli di mezza Italia, Sicilia compresa, e non permisero di vedere i due giganti gassosi giungere alla conclusione del loro lungo inseguimento, trovarsi allineati e, prospetticamente, tornare a essere vicinissimi come quattro secoli fa, a dar luogo a una congiunzione talmente stretta da dare l’impressione, a chi osservava a occhio nudo, di vedere un unico luminosissimo pianeta.

Come tutte le congiunzioni planetarie, pure quella tra Giove-Saturno è un evento piuttosto frequente, accade all’incirca ogni 20 anni. Il vero Signore degli anelli, infatti, impiega quasi 30 anni per compiere una rivoluzione intorno al Sole, mentre Giove circa 12 anni. Fatti i calcoli, ogni 20 anni, Giove “raggiunge” Saturno ed ecco che si verifica la congiunzione tra i due pianeti. Ma ciò che ha reso straordinaria quella del 21 dicembre dello scorso anno è stata la separazione tra i due pianeti di un solo decimo di grado. Nella realtà, essendo le congiunzioni prospettiche, i pianeti Giove e Saturno erano ben distanti tra essi, a 734 milioni di chilometri l’uno dall’altro, più precisamente Giove era a 886 milioni di chilometri da noi e Saturno a un miliardo e 620 milioni. Oltre che a occhio nudo, il raro fenomeno celeste fu possibile osservarlo sia con un binocolo (con un 10×50 fu possibile inquadrare Giove e Saturno nello stesso campo visivo) sia con un piccolo telescopio riflettore o rifrattore per inquadrare Io, Europa, Ganimede e Callisto, le quattro lune galileiane attorno a Giove, nonché di ammirare il favoloso sistema di anelli di Saturno e Titano, la sua luna più grande.

Quella del solstizio invernale dell’anno passato è stata, dunque, la prima congiunzione Giove–Saturno del terzo millennio e la più stretta dal 1623, anno in cui erano ancora in vita Galileo Galilei e Giovanni Keplero. Quest’ultimo, 397 anni fa, osservò una congiunzione stretta tra Giove e Saturno, ma non ebbe fortuna, perché nei primi giorni i due pianeti erano troppo vicini al Sole, nei giorni seguenti il cielo di Praga fu sempre coperto da nuvole. Dovette attendere una settimana, il giorno di Natale del 1623, il povero Keplero, per osservare i due pianeti vicini, ma ormai non più al minimo della loro distanza. Neppure in Sicilia siamo stati più fortunati di Keplero, le nuvole ci hanno impedito la visione di questo “bacio” tra Giove e Saturno. Per rivederlo dovremo attendere le prossime congiunzioni che si verificheranno il 31 ottobre 2040 e il 7 aprile 2060, ma per osservarne una così stretta come quella del 21 dicembre scorso bisognerà aspettare il 15 marzo del 2080.

                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA

 

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STRAGE DI PIANTE SELVATICHE

La Sicilia di venerdì 30 aprile 2021

UNA STRAGE CONTINUA

Non occorreva interpellare l’oracolo di Delfi o la Sibilla Cumana che presiedeva l’oracolo di Apollo o avere una sfera di cristallo per prevedere che la vegetazione spontanea in piena fioritura primaverile delle aiuole di piazza Tivoli (Canalicchio di Tremestieri Etneo) sarebbe stata distrutta dai decespugliatori degli operai della ditta che ha in appalto la gestione del verde pubblico del Comune pedemontano.

   Puntualmente, ieri, sono state falciate tutte le piante selvatiche che erano di vitale importanza per gli insetti impollinatori, soprattutto per le api, che negli ultimi tempi hanno fatto registrare un preoccupante calo numerico delle popolazioni a causa del dissennato uso di pesticidi che si continua a fare nel campo dell’agricoltura.

   È stata impietosamente tagliata la bellissima fioritura di Malva selvatica che nemmeno il più abile dei giardinieri sarebbe stato capace di comporre così come aveva fatto la Natura, una macchia stupenda che non richiedeva alcuna cura né di essere innaffiata, a tutto pensava la Natura senza oneri per le anemiche casse comunali.

   Da ieri, al posto della policromatica fioritura, in quelle aiuole, fa brutta mostra di sé la spazzatura, che è affiorata dopo il taglio delle piante. Sono state rimosse, infatti, i resti vegetali che saranno conferiti in discarica come “organico”, ma le cartacce, le lattine, la plastica, tutto è stato lasciato sul posto, perché non toccava agli operai che hanno decespugliato rimuoverli. E, non ci vuole molta fantasia per immaginarlo, tutto rimarrà lì per chissà quanto tempo, se mai qualcuno darà ordine di rimuoverli. E’, questo, un copione già visto altrove che si ripeterà pure in piazza Tivoli, come è accaduto in via Novaluce, dove nelle aiuole attorno alla rotatoria d’ingresso al viale Mediterraneo è rimasta la spazzatura, prima occultata dai Rosolacci (papaveri rossi), dalle Camomille bastarde, dall’Iperico, dal Guado e da altre piante selvatiche in fiore.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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LA STRAGE DELLE PIANTE SELVATICHE IN CITTA’

Il quotidiano La Sicilia di Catania del 17 aprile 2021 pubblica un articolo in difesa delle piante selvatiche presenti nelle aiuole cittadine, sottolineando l’importanza per gli insetti impollinatori, soprattutto per le api, che sono in forte declino numerico.

LA SPAZZATURA PREFERITA ALLE “ERBACCE”

La primavera è arrivata da un pezzo e, nonostante le sue bizzarrie meteorologiche, è esplosa in tutto il suo policromatico splendore offerto dalla fioritura delle piante selvatiche, quelle che volgarmente sono chiamate “erbacce” e sono onnipresenti, dai bordi dei marciapiedi alle aiuole, dai terreni incolti alle aree marginali utilizzate di solito come micro discariche abusive. Se vi capita di passare accanto a una di queste aree, basta allungare lo sguardo all’interno di esse per rendersi conto che ciò che apparentemente sembra un coacervo caotico di piante è, in realtà, uno spazio colonizzato dalla Natura. Le aiuole spartitraffico della rotatoria di via Novaluce, di via Santa Sofia e del parco “Beppe Montana” di via Galermo, il terreno del mai nato parco belvedere di Canalicchio (alla fine di via Pedara), la “terra di nessuno” adiacente al largo Bordighera, le aree incolte di via Cardinale Nava e di viale Tirreno, in questo momento offrono un vero e proprio arcobaleno di colori dove spicca il rosso delle corolle del Rosolaccio (per tutti è il papavero), il giallo quasi dominante delle infiorescenze del Guado (broccoletti selvatici che i siciliani chiamano “Cavulucarammu”), della Ferula (‘a Ferra), del Grespigno (la “Cardedda fimminedda e masculina”), del Tarassaco (il “Dente di leone”), del Crisantemo campestre (popolarmente noto col nome di “Ingrassabue”), dei delicati fiorellini dell’Erba dei cantanti, dell’Acetosella (“Acitazzu”) e, persino, dell’Iperico (erba di San Giovanni). Poi c’è il viola dei fiori dell’Erba viperina e il lilla della Malva, il bianco degli Strigoli (la gustosa “Cannatedda”), della Camomilla bastarda e della delicata Fumaria capreolata con i bianchi fiorellini dalle punte violacee, il rosso-porpora della Sulla (‘a Sudda) e di numerose altre specie che lasciamo nella penna. Eppure, si continua a dare ordine di tagliarle, come è accaduto qualche giorno fa nelle aiuole accanto alla rotatoria di via Novaluce, dove dopo l’eliminazione delle piante selvatiche è riemersa la spazzatura, che nessuno si è preoccupato di rimuovere, mentre una botola dell’Enel è rimasta scoperchiata. Ennesima inaccettabile manifestazione di incultura naturalistica urbana.

   Non chiamiamole, dunque, “erbacce”. La Lipu ha chiesto all’ufficio del Verde di Catania di sospendere il taglio dei prati, delle aiuole, delle rotatorie, fino alla fine della fioritura delle piante spontanee, in modo da goderci la fioritura dei fiori selvatici, aiutare la fauna in città, ridurre i costi del verde e utilizzare quelle risorse economiche per fare altro verde. Si eviti, pertanto, la scriteriata discesa in strada di operai con i decespugliatori cui è stato ordinato di fare… di tutta l’erba un fascio, proprio adesso che le piante sono in piena fioritura.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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STELLE CADENTI, SUPERLUNA ED ECLISSE TOTALE DI LUNA (NON VISIBILE DALL’ITALIA) NEL CIELO DI MAGGIO 2021

Sul quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 1° maggio 2021, potrete leggere la consueta rubrica di divulgazione astronomica, una delle più longeve, se non ormai l’unica, essendo stata ideata negli anni Sessanta del secolo scorso dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza.
Purtroppo, la tirannia dello spazio ha costretto il redattore a “tagliare” l’ultimo capoverso dedicato alle costellazioni.
Gli interessati potranno leggere qui di seguito il testo originale completo.
Per approfondimenti si rimanda al sito dell’Unione Astrofili Italiani http://divulgazione.uai.it/index.php/Cielo_di_Maggio_2021
Buona lettura!
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STELLE CADENTI, SUPERLUNA ED ECLISSE TOTALE DI LUNA (NON VISIBILE DALL’ITALIA) NEL CIELO DI MAGGIO.
Il cielo del mese delle rose sarà ricco di eventi astronomici. L’inizio sarà scoppiettante: nella notte tra il 4 e il 5, ci sarà lo spettacolo notturno pirotecnico delle stelle cadenti delle Eta Acquaridi, l’unico grande sciame meteorico fino a fine luglio. Si pensa che questi frammenti che lasciano una effimera quanto appariscente scia luminosa durante l’attraversamento dell’atmosfera terrestre derivino dalla cometa di Halley, che ci ha lasciato come ricordo pure le Orionidi di ottobre. Il nome è dato dalla posizione del loro radiante, che è il punto dal quale apparentemente sembrano irradiarsi nel cielo, che è nei pressi della stella Eta Aquarii, una stella bianco-azzurra situata nella costellazione dell’Aquario distante 184 anni luce dal Sistema solare. Saranno favoriti gli osservatori dell’emisfero australe, dove potranno essere avvistate fino a 40 meteore all’ora, mentre dal nostro emisfero ci dovremo accontentare di 10-30 meteore all’ora e per giunta poco prima dell’alba.
Alle ore 13,14 del 26 maggio, la Luna sarà piena e, contemporaneamente, alla minima distanza dalla Terra (357.462 km), un perigeo leggermente più ravvicinato rispetto a quello di aprile e ciò farà sì che la Luna avrà dimensioni apparenti un po’ più grandi. Lo stesso giorno si verificherà forse il miglior evento astronomico dell’anno, che non sarà, purtroppo, visibile dall’Italia: l’eclisse totale di Luna. La potranno vedere, infatti, dall’Australia, dalla costa orientale degli Stati Uniti, dall’America Latina, dal Sud-Est asiatico e Giappone.
Uno sguardo ai pianeti. Mercurio torna a essere visibile di prima sera a metà mese nel cielo occidentale, quando tramonta quasi due ore dopo il Sole. Si può tentare di fotografarlo nelle sere del 28 e del 29, quando si troverà vicinissimo al luminoso Venere, che diventa un ottimo punto di riferimento per individuare l’elusivo e minuscolo pianeta tra le stelle della costellazione del Toro. Il pianeta di Citera, invece, continuerà ad aumentare la sua luminosità e sarà visibile al tramonto. Il pianeta rosso Marte sarà alto sull’orizzonte occidentale nelle prime ore della notte. Il gigantesco Giove e il pianeta con gli anelli Saturno saranno protagonisti del cielo della seconda metà della notte, nelle ore che precedono il sorgere del Sole, entrambi nel cielo a Sud-Est. Urano rimane ancora praticamente inosservabile, mentre Nettuno è rintracciabile basso sull’orizzonte di Est-Sud-Est, poco prima che sorga il Sole. Meritano di essere osservate le congiunzioni tra la Luna all’ultimo quarto e la coppia Giove e Saturno, prima dell’alba del 4, nel cielo di Sud-Est; quella tra la sottilissima falce lunare, il pianeta Venere e le Pleiadi, la sera del 12 maggio; tra la Luna il pianeta rosso Marte, nelle prime ore della notte del 16, a ovest, con la coppia dei Dioscuri, Castore e Polluce della costellazione dei Gemelli che sembrano dominare la scena celeste.
Il cielo meridionale è dominato dalle maestose le costellazioni del Leone e della Vergine con la brillante Spica. Il Leone di Nemea è la belva che Ercole affrontò a mani nude, soffocandola, perché era invulnerabile alle frecce e alla clava. Dopo averlo ucciso, Ercole ne indossò la pelliccia e divenne a sua volta invulnerabile. La costellazione è composta dalle stelle Denebola (la coda), Algeiba (la criniera), Zosma e Regolo (piccolo re), che formano il corpo del Leone, è da Zeta Leo, Mu Leo ed Epsilon Leo, che ne formano la testa. Denebola con Spica della Vergine e Arturo del Boote formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo di Primavera”. In questa costellazione spicca il “Tripletto del Leone”, formato dalle galassie spirali M65, M66, NGC3628, che dista circa 35 milioni di anni luce dalla Terra. Da notare, inoltre, che il termine “solleone” si riferisce al fatto che il Sole, dal 10 agosto al 15 settembre, transita nella costellazione del Leone e non al caldo eccessivo del periodo come tutti ritengono. Nel cielo di Nord-Est brilla Arturo del Bootes, il guardiano delle due Orse (l’Orsa Maggiore si staglia sopra le nostre teste) e la stella luminosa Vega della Lira. Nel cielo occidentale, basse sull’orizzonte, si vedono ancora l’Auriga, i Gemelli e il Cancro, mentre a Sud-Est appariranno la Bilancia, lo Scorpione, l’Ofiuco e il Sagittario.
GIUSEPPE SPERLINGA
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CAPITOZZATE OTTO JACARANDE A CANALICCHIO (CATANIA)

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Nonostante si sia già in piena primavera, a Catania si continuano a capitozzare gli alberi, in aperta violazione del “Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania” in vigore dall’agosto dello scorso anno.
Qualche giorno sono stati orribilmente decapitati otto Jacarande dello slargo formato dall’incrocio delle vie Pedara e Generale di San Marzano, nel cuore di Canalicchio, dove l’unica presenza di un albero è nello slargo formato dal bivio delle vie Ferro Fabiani e Pietra dell’Ova.
Ancora una volta è stata perpetrata una inutile e dannosa violenza contro le alberature cittadine. Occorre protestare segnalando questi atti illegali a chi di dovere, perché di fronte alle ingiustizie ribellarsi è giusto e doveroso.
Nella qualità di presidente dell’Associazione “Stelle e Ambiente” per la ricerca e divulgazione ambientale e astronomica “Marcello La Greca” stamattina ho inoltrato la segnalazione agli uffici competenti che potrete leggere qui di seguito:
STELLE E AMBIENTE
Associazione per la ricerca e divulgazione astronomica e ambientale
“Marcello La Greca” – Catania
Presidente: prof. Giuseppe Sperlinga
Contatti: 3288172095 -3402161035 (WhatsApp) – info@stelleambiente.it – www.stelleambiente.it
Oggetto: Capitozzature Jacarande via Pedara angolo via Generale di San Marzano.
Catania, 27 aprile 2021
Servizio Tutela e Gestione del Verde Pubblico
Comune di Catania
serviziotutelaverde@comune.catania.it
E, p.c.
Assessore all’Ambiente
Comune di Catania
assessorato.ecologia@comune.catania.it
Polizia tutela ambientale
Comune di Catania
vigilanzaambientale.pm@comune.catania.it
Si porta a conoscenza delle SS.LL che in città si continua a capitozzare gli alberi nonostante si sia in piena primavera e tali interventi sono vietati dal “Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania”. Ancora una volta, infatti, è stato violato l’articolo 18 del predetto Regolamento dopo la scriteriata capitozzatura, operata pochi giorni fa, delle otto eleganti Jacaranda mimosifolia dello slargo all’incrocio delle vie Pedara e Generale di San Marzano, nel cuore di Canalicchio, una zona del quartiere dove il verde è un’utopia, nonostante a cento metri di distanza vi è un’area marginale che, negli anni ’90 del secolo scorso, doveva diventare il parco Belvedere, progetto più volte inserito nel Piano Triennale delle opere pubbliche ma ormai caduto nell’oblìo.
Si fa presente che, alcuni anni fa, nelle aiuole dello slargo furono messe a dimora quattordici Jacarande, le quali non hanno mai avuto pace:
– nella notte del 10 giugno del 2013, due esemplari di Jacaranda furono tagliati ad altezza d’uomo a colpi d’ascia da individui rimasti ignoti;
– mesi prima, erano stati abbattuti gli alberi delle due aiuole accanto alla fontanella, in una delle quali, un volenteroso abitante della strada, recentemente vi ha piantato un Lauroceraso, il quale non è stato risparmiato dalle cesoie, che l’hanno sfoltito al punto da far assumere all’arbusto la forma dello scopino di un gabinetto:
– un paio d’anni fa, due Jacarande hanno cominciato a dare i primi segni di sofferenza di un misterioso male che avrebbe causato la loro morte. Ecco, l’intervento doveva limitarsi soltanto a tagliare e rimuovere quei due alberi ormai secchi.
Alla luce di quanto precedentemente esposto si chiede:
– di conoscere i motivi di tale brutale capitozzatura effettuata in piena primavera e in aperta violazione delle norme contenute nel “Regolamento del verde pubblico e privato della città di Catania”;
– se tale barbara operazione sia stata effettuata dalla Catania Multiservizi e in virtù di quale ordine di servizio;
– se non è stato codesto Ufficio a ordinarne la capitozzatura, si chiede di incaricare la Polizia ambientale per l’accertamento delle responsabilità di individui la cui identità è finora ignota.
È gradito un cenno di riscontro.
Cordialità
IL PRESIDENTE
Prof. Giuseppe Sperlinga

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LA SPAZZATURA PREFERITA ALLE “ERBACCE”

Le chiamano “erbacce” e i vari Comuni fanno a gara a chi ne taglia di più, distruggendo un patrimonio naturalistico cittadino offerto gratis dalla Natura.
Buona lettura e opponetevi energicamente quando vedete, in questo periodo, operai armati di decespugliatori falciano le “erbacce”, come ignorantemente loro le definiscono. La vegetazione spontanea cittadina si taglia dopo le fioriture primaverili e prima della loro lignificazione per evitare il rischio incendi.

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La primavera è arrivata da un pezzo e, nonostante le sue bizzarrie meteorologiche, è esplosa in tutto il suo policromatico splendore offerto dalla fioritura delle piante selvatiche, quelle che volgarmente sono chiamate “erbacce” e sono onnipresenti, dai bordi dei marciapiedi alle aiuole, dai terreni incolti alle aree marginali utilizzate di solito come micro discariche abusive. Se vi capita di passare accanto a una di queste aree, basta allungare lo sguardo all’interno di esse per rendersi conto che ciò che apparentemente sembra un coacervo caotico di piante è, in realtà, uno spazio colonizzato dalla Natura. Le aiuole spartitraffico della rotatoria di via Novaluce, di via Santa Sofia e del parco “Beppe Montana” di via Galermo, il terreno del mai nato parco belvedere di Canalicchio (alla fine di via Pedara), la “terra di nessuno” adiacente al largo Bordighera, le aree incolte di via Cardinale Nava e di viale Tirreno, in questo momento offrono un vero e proprio arcobaleno di colori dove spicca il rosso delle corolle del Rosolaccio (per tutti è il papavero), il giallo quasi dominante delle infiorescenze del Guado (broccoletti selvatici che i siciliani chiamano “Cavulucarammu”), della Ferula (‘a Ferra), del Grespigno (la “Cardedda fimminedda e masculina”), del Tarassaco (il “Dente di leone”), del Crisantemo campestre (popolarmente noto col nome di “Ingrassabue”), dei delicati fiorellini dell’Erba dei cantanti, dell’Acetosella (“Acitazzu”) e, persino, dell’Iperico (erba di San Giovanni). Poi c’è il viola dei fiori dell’Erba viperina e il lilla della Malva, il bianco degli Strigoli (la gustosa “Cannatedda”), della Camomilla bastarda e della delicata Fumaria capreolata con i bianchi fiorellini dalle punte violacee, il rosso-porpora della Sulla (‘a Sudda) e di numerose altre specie che lasciamo nella penna. Eppure, si continua a dare ordine di tagliarle, come è accaduto qualche giorno fa nelle aiuole accanto alla rotatoria di via Novaluce, dove dopo l’eliminazione delle piante selvatiche è riemersa la spazzatura, che nessuno si è preoccupato di rimuovere, mentre una botola dell’Enel è rimasta scoperchiata. Ennesima inaccettabile manifestazione di incultura naturalistica urbana.

Non chiamiamole, dunque, “erbacce”. La Lipu ha chiesto all’ufficio del Verde di Catania di sospendere il taglio dei prati, delle aiuole, delle rotatorie, fino alla fine della fioritura delle piante spontanee, in modo da goderci la fioritura dei fiori selvatici, aiutare la fauna in città, ridurre i costi del verde e utilizzare quelle risorse economiche per fare altro verde. Si eviti, pertanto, la scriteriata discesa in strada di operai con i decespugliatori cui è stato ordinato di fare… di tutta l’erba un fascio, proprio adesso che le piante sono in piena fioritura.

GIUSEPPE SPERLINGA

AGGIORNAMENTO ATTIVITA’ STELLE E AMBIENTE

Carissime/i amici, soci e simpatizzanti di Stelle e Ambiente,

è trascorso più di un anno da quando abbiamo dovuto sospendere le nostre escursioni e passeggiate urbane domenicali a causa di un malefico e subdolo virus che continua a mietere vittime in tutto il mondo. La nostra attività riprenderà quando potremo camminare in sicurezza e ciò temo che non potrà accadere prima del 2022, anche se mi piace sperare che nel tardo autunno, se il piano vaccinale sarà portato a compimento, forse potremo ipotizzare di proporre qualche escursione in montagna.

In tutto questo tempo, nonostante il virus coronato, sono successe tante cose che mi ha visto impegnato in prima linea come presidente dell’associazione e come giornalista scientifico collaboratore del quotidiano La Sicilia, queste cose le sanno coloro che mi seguono attraverso FB o consultando il nostro sito web www.stelleambiente.it. Per coloro i quali, invece, che non hanno dimestichezza con FB credo che farà loro piacere leggere le pagine de La Sicilia che troveranno in allegato  nelle email che sono state inviate da poco, articoli che testimoniano l’impegno profuso in difesa sia delle alberature e delle siepi cittadine contro le orribili capitozzature cui sono state sottoposte dagli operai della Catania Multiservizi su ordine della dirigente del Servizio tutela (sic!) e gestione del Verde del Comune di Catania, sia in difesa della vegetazione spontanea di aiuole, rotatorie e parchi che in questo periodo è in piena fioritura primaverile, l’ultimo articolo è di oggi e riguarda l’Aurora dell’Etna, la bella farfalla che in questo periodo vola sul Cavulu carammu fiorito ovunque, compreso il Parco Gioeni.

Bene, detto ciò, vi auguro di trascorrere una felice primavera e a presto risentirci.

Un abbraccio virtuale a tutti!

Giuseppe Sperlinga

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DEGRADO TIMPA DI LEUCATIA

Dal quotidiano La Sicilia di domenica 4 aprile 2021:
Da qualche giorno, le acque delle sorgenti della Timpa di Leucatia sono tornate a scorrere su via Lavatoio e hanno raggiunto la via Leucatia. La dispersione è dovuta alla occlusione della canaletta di scolo che convoglia le acque di ruscellamento che sgorgano dalle sorgenti fino a quella chiusa da una grata di ferro nei pressi dei ruderi del secentesco acquedotto benedettino. Da qui, poi, le acque sono convogliate in un collettore sotterraneo che s’innesta nel canale di gronda, disperdendo così in mare cinque miliardi di litri all’anno di acqua. Prima di arrivare alla grata, le acque affiorano formando una sorta di invaso, utilizzato da raccoglitori di verdure selvatiche per lavarle prima di venderle, non sapendo che quelle acque, sia pure moderatamente, sono pur sempre inquinate. Ed è proprio in quel punto che si ha la fuoriuscita dell’acqua che sta scorrendo in direzione di via Leucatia.
L’ennesima dispersione delle acque sorgive della Timpa di Leucatia fa balzare ancora una volta alla ribalta il problema dello stato di abbandono e di degrado in cui versa il breve tratto asfaltato dell’antica via Lavatoio, linea di confine tra i Comuni di S. Agata li Battiati e Catania: il lato Battiati è utilizzato come discarica abusiva di materiali di risulta, mobili rotti e spazzatura in parte ricoperti dalla vegetazione, mentre il versante catanese è discretamente pulito e, in questo periodo, è ingentilito dalla policromatica fioritura delle piante selvatiche, tra cui spiccano i bei fiori rosso porpora della Sulla, una fabacea conosciuta col nome dialettale di “Sudda”.
Nell’aprile del 2013, l’area fu riqualificata grazie a un intervento di restauro ambientale voluto da otto Lions Club del distretto 108 Yb. In quell’occasione, i militari americani di Sigonella tolsero decine di chili di spazzatura, gli studenti dell’Istituto agrario “Filippo Eredia” ornarono le aiuole con fiori di piante coltivate, fu applicata una recinsione in pali di castagno accanto ai ruderi dell’acquedotto benedettino e davanti all’ingresso della zona umida e, infine, furono apposte due capannine di legno con altrettanti poster bilingue con notizie storico-naturalistiche a cura dell’associazione “Stelle e Ambiente”. Otto anni dopo, l’area è ripiombata nel degrado e nello squallore, perché vi è spazzatura ovunque, la recinsione di legno è stata quasi del tutto divelta o asportata, una capannina è stata abbattuta dal vento, mentre l’altra è ancora in piedi ma il poster è stato reso illeggibile dai raggi solari.
Negli ultimi mesi, a causa dell’emergenza sanitaria in corso, sono “saltati” ben tre tentativi di pulizia promossi dai cinque Lions club della zona 13 e dal Lions club di S. Agata li Battiati, intervento che sarà sicuramente effettuato quando la Sicilia tornerà di nuovo in zona gialla. Nel frattempo, però, sarebbe opportuno che i due Comuni provvedessero quanto meno alla pulizia ordinaria del luogo, evitando di inviare operai con decespugliatori fino a quando le piante selvatiche sono in piena fioritura.
GIUSEPPE SPERLINGA
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GLI INCONTRI RAVVICINATI PRIMAVERILI DELLA LUNA NEL CIELO DI APRILE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, domenica 4 aprile 2021, pubblica la consueta rubrica mensile dedicata alla divulgazione astronomica ideata dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, che la curò per oltre mezzo secolo, fino al 4 settembre del 2012, giorno della sua scomparsa.
Lo spazio tiranno costringe quasi sempre a dei tagli al pezzo originale, gli interessati potranno leggere il testo integrale qui di seguito.
Approfondimenti nel sito dell’Unione Astrofili Italiani www.uai.it
Buona lettura, buona Pasqua e cieli sereni a tutti!
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Nel cielo serale di aprile, i pianeti brilleranno per la loro… latitanza, ad eccezione del rosso Marte che sarà visibile nella prima parte della notte nell’orizzonte occidentale. Il minuscolo ed elusivo Mercurio, infatti, è praticamente inosservabile per quasi tutto il mese. Venere tornerà a essere visibile verso la fine del mese, dove si potrà scorgerlo al tramonto nel cielo occidentale. Giove e Saturno si possono rintracciare prima dell’alba nel cielo sud-orientale. Urano e Nettuno, infine, sono inosservabili o difficili da scorgere. La nostra stella diurna, il Sole, transita tra le stelle della costellazione dei Pesci fino al 18 aprile, poi lo vedremo proiettato nella costellazione dell’Ariete. La Luna sarà all’Ultimo Quarto il 4 (domenica di Pasqua), Novilunio il 12, Primo Quarto il 20 e Plenilunio il 27, giorno in cui l’argenteo satellite naturale terrestre sarà pure al perigeo, a 357.378 km dalla Terra, perciò sarà una “Superluna” che sembrerà mostrare dimensioni più grandi del solito. A coloro i quali amano alzarsi prima dell’alba, segnaliamo la bella congiunzione del 6 aprile tra la Luna e Saturno, bassi sull’orizzonte orientale. Sempre prima del sorgere del Sole, ma del giorno successivo, ci sarà l’incontro ravvicinato della Luna con Giove e Deneb, la stella supergigante bianca più luminosa della costellazione del Cigno. Ancora la Luna sarà protagonista di altre due spettacolari congiunzioni serali: la prima, alle 21 del 15 aprile, con l’ammasso stellare aperto delle Pleiadi, note col nome di “Sette sorelle” o la “Chioccia” (per i siciliani è la “Puddara”, citata dal Verga nel suo celebre romanzo de “I Malavoglia”) nella costellazione del Toro; la seconda, alla stessa ora ma del 17, con il pianeta Marte, il gigante Orione a sinistra e la costellazione dell’Auriga con la brillante Capella (la “Capretta” che allattò Giove) a destra.
Quello di aprile è un cielo in lento divenire, nel senso che segna il passaggio da quello invernale ormai alle porte sul versante occidentale, dove tramontano Orione, il Toro, i Gemelli e l’Auriga, a quello estivo già arrivato dalla parte opposta, a oriente, dove fanno capolino la piccola costellazione della Lira facilmente riconoscibile per le quattro stelle disposte a parallelogramma vicine alla stella bianca Vega, la quinta più luminosa del cielo notturno, ma la seconda nell’emisfero celeste boreale, dopo Arturo della costellazione del Bovaro o Boote a forma di aquilone. Vega dista dalla Terra ad appena 25 anni luce, è l’astro più luminoso entro un raggio di 30 anni luce del nostro sistema planetario, con Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo estivo” e tra tredicimila anni sarà la nostra Stella Polare. Nel cielo di Nord-Est giganteggia il Gran Carro dell’Orsa Maggiore formato da sette stelle, quattro delle quali disposte a formare un trapezio e altre tra poste ai vertici di un triangolo molto schiacciato, quelle che ispirarono le famose “Vaghe stelle dell’Orsa/io non credea/tornare ancor per/uso a contemplarvi/sul paterno giardino scintillanti” di leopardiana memoria. Per gli antichi Romani, le sette stelle del Gran Carro erano i “sette buoi”, cioè i “septen triones”, da cui deriva il termine settentrione. Per i Greci, invece, il Gran Carro faceva parte della grande costellazione dell’Orsa Maggiore: dalla parola “orso”, che in lingua greca si dice “àrktos”, è derivata la parola “artico”. Nel cielo occidentale continuano a tramontare il Toro e i Gemelli, mentre in quello meridionale si notano il Cancro, il Leone con la luminosa stella Regolo e la Vergine con la brillante Spica. Nell’orizzonte di Sud-Est, ma a notte inoltrata, fanno la loro apparizione la Bilancia e lo Scorpione (l’uccisore di Orione non può essere presente in cielo con la sua vittima e Giove, nei pressi, vi collocò il Sagittario, pronto a scoccare il suo dardo se l’aracnide dovesse cedere alla tentazione di pungere di nuovo il grande cacciatore.
GIUSEPPE SPERLINGA
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