Stelle e Ambiente

Il Cielo

CIELO DI NOVEMBRE 2018

CIELO NOVEMBRE 2018

IL SOLE TRANSITA TRA LE STELLE DELL’OFIUCO IGNORATO DAGLI ASTROLOGI. IL CIELO SOLCATO DALLE STELLE CADENTI DELLE LEONIDI

Quello di novembre è un cielo di transizione che preannuncia l’arrivo dell’inverno astronomico. L’ora è già tornata solare, il dì si accorcia sempre più e il periodo di oscurità (la notte) continua ad allungarsi. Gorno dopo giorno, infatti, il Sole anticipa il suo tramonto e, nuvole permettendo, questo ci regala qualche ora in più per osservare il cielo stellato, riconoscere a occhio nudo le principali costellazioni autunnali e individuare quelle invernali, che hanno già fatto capolino sull’orizzonte orientale, ammirare al telescopio i crateri della Luna quando è al primo quarto, i pianeti visibili in questa frazione dell’anno, le nebulose, gli ammassi globulari, le galassie: uno spettacolo celeste che la Natura offre gratis tutte le sere a coloro che vorranno vederlo con o senza telescopi o binocoli.

Cominciamo l’excursus astronomico con la nostra stella diurna, il Sole. Non è superfluo ricordare che non bisogna mai osservarlo direttamente, pena la cecità. Se si vogliono vedere le macchie solari occorre proteggere gli occhi con adeguati filtri, gli stessi che si utilizzano in occasione delle eclissi di solari, perché sono in grado di bloccare le pericolose radiazioni infrarosse e ultraviolette, che possono danneggiare seriamente la retina, filtri che devono lasciare passare solo lo 0,003 % della luce solare visibile e lo 0,5 % della radiazione infrarossa. Si possono, a esempio, utilizzare gli occhiali da saldatore con indice di protezione non inferiore a 14, perché trattengono efficacemente tutta la radiazione nociva del Sole. Essi sono reperibili sia nei negozi di articoli antinfortunistici e di sicurezza, sia in quelli di ferramenta. Altri filtri adeguati sono quelli in Mylar, che sono composti da due sottili strati di plastica separati da un foglietto di alluminio, che impedisce alla radiazione nociva di penetrare nell’occhio. Si trovano in commercio come occhiali di cartone da eclissi, non hanno costi elevati, permettono di osservare il Sole a occhio nudo, ma si possono applicare davanti all’obiettivo di un cannocchiale, un binocolo o un telescopio. Si possono acquistare per pochi euro nei negozi di ottica specializzati in astronomia e sono disponibili anche sotto forma di fogli che possono essere ritagliati nella forma voluta, facendo attenzione a non forare o graffiare il filtro. Mai usare gli occhiali da Sole, i negativi fotografici o le lastre delle radiografie o, peggio ancora, il vetro affumicato. Il Sole, il 23 novembre, passa dalla costellazione della Bilancia a quella dello Scorpione, dove, però, vi rimane appena sette giorni, perché il 30 fa il suo ingresso nell’Ofiuco (la famosa tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata dagli astrologi che formulano i perniciosi oroscopi), dove transiterà fino al 17 dicembre. In altre parole, coloro i quali sono nati dal 30 novembre al 17 dicembre sono “condannati” a vivere senza leggere l’oroscopo oppure si devono accontentare di leggere quello di un altro, cioè il Sagittario!

Rapido sguardo alla Luna e ai pianeti. L’argenteo satellite naturale terrestre sarà nella fase di novilunio il 7, al primo quarto il 15, plenilunio il 23 e all’ultimo quarto il 30.  Dei cinque pianeti visibili a occhio nudo e noti sin dall’antichità sarà visibile soltanto Marte, che brillerà come un rubino nel cielo sud-occidentale, dove tramonterà verso mezzanotte. Mercurio sarà difficilmente osservabile, perché molto basso sull’orizzonte occidentale e avviluppato dai bagliori del Sole al tramonto. Venere riappare a oriente, dove alla fine del mese sorge tre ore e mezza prima dell’alba. Il gigantesco Giove è inosservabile e il pianeta degli anelli, Saturno, è ancora osservabile sull’orizzonte sud-occidentale ma tramonta un paio d’ore dopo il Sole. Urano è ancora visibile per l’intera notte nel cielo meridionale. Nettuno, infine, è osservabile nella prima parte della notte in direzione Sud, ma verso la mezzanotte sarà molto basso sull’orizzonte occidentale.

Nel cielo occidentale si avviano definitivamente al tramonto gli astri che hanno caratterizzato il cielo estivo: l’asterismo del “Triangolo Estivo” con ai vertici le stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno e le costellazioni di Ercole, del Capricorno e dell’Acquario. Spingendo lo sguardo verso l’orizzonte meridionale troveremo i Pesci e l’Ariete. Nel cielo orientale sono già apparsi le costellazioni zodiacali che spiccheranno per l’intera stagione invernale: il Toro e i Gemelli. A tarda sera, appariranno il Cancro, a sinistra dei Gemelli. Nella seconda parte della notte farà la sua apparizione il Leone, da cui sembrano irradiarsi le stelle cadenti note come Leonidi, uno sciame meteorico visibile intorno al 17 novembre formato da particelle emesse dalla cometa Tempel-Tuttle durante il suo passaggio accanto al Sole. Nel cielo sud-orientale, nelle prime ore della notte, spiccherà l’inconfondibile costellazione del grande cacciatore Orione in compagnia della luminosissima Sirio del Cane Maggiore. Orione è facilmente identificabile per la sua forma a clessidra, nella cui parte mediana vi sono tre stelle allineate (i Re Magi, i Tre Re, i Tre Bastoni di verghiana memoria nei Malavoglia) che formano la “Cintura”, incorniciate da un rettangolo di quattro luminose stelle, che procedendo dal vertice in alto a sinistra e in senso orario sono la supergigante rossa Betelgeuse, la gigante blu Bellatrix, la supergigante blu e più luminosa della costellazione Rigel e la stella azzurra Saiph. Sopra i Gemelli e il Toro spicca l’Auriga con Capella (la Capretta), una delle stelle più luminose del cielo. Nei pressi dello zenit, infine, brillano il grande quadrilatero di Pegaso, seguito, a Nord Est, da Andromeda e da Perseo, mentre più vicine al Polo Nord Celeste si può individuare la coppia regale del cielo: la “W” della bella ma vanitosa regina Cassiopea e del re Cefeo. Nel cielo settentrionale, infine, sono identificabili l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore, quest’ultima con la Stella Polare.

GIUSEPPE SPERLINGA

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IL CIELO DI OTTOBRE 2018

Il quotidiano La Sicilia di oggi, domenica 30 settembre 2018, a pagina 43, pubblica la consueta rubrica mensile “Il Cielo” ideata oltre mezzo secolo fa dal grande giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza e curata da chi scrive dopo la sua scomparsa avvenuta sei anni fa.
Buona lettura!

CIELO DI OTTOBRE 2018 
In autunno, le giornate si accorciano giorno dopo giorno, fino al giorno del solstizio invernale, che quest’anno cade alle 22.23 del prossimo 21 dicembre, quando si avranno il dì più corto e la notte più lunga dell’anno. Alla fine di ottobre, alla latitudine di Catania, il dì si accorcerà di un’ora e due minuti. La Luna questo mese mostrerà cinque fasi, apre il 2 e chiude il 31 con l’ultimo quarto, avremo il novilunio il 9, il primo quarto il 16 e il plenilunio il 24. Sabato 20 ottobre si svolgerà l’International Observe the Moon Night (InOMN), la Notte della Luna, una iniziativa promossa a livello mondiale dalla Nasa e, in Italia, dall’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) e dall’Unione astrofili italiani (Uai) per proporre osservazioni al telescopio dedicate alla Luna.
Consueto excursus planetario. Il piccolo Mercurio sarà praticamente inosservabile perché troppo vicino al Sole e assai basso sull’orizzonte occidentale. Il luminoso Venere, dopo aver brillato per tutta l’estate, all’inizio del mese tramonta pochi minuti dopo il Sole e sarà molto basso sull’orizzonte occidentale. Il pianeta rosso, Marte, autentico protagonista delle notti estive, si appresta lentamente a lasciare la scena celeste, ma sarà possibile scorgerlo facilmente nel cielo della prima serata puntando lo sguardo verso sud, alto poco meno di una trentina di gradi sul piano dell’orizzonte. Giove, il re dei pianeti del Sistema solare, è possibile osservarlo al tramonto quando è già buio, guardando in direzione ovest, molto basso sull’orizzonte. Pure Saturno, il pianeta degli anelli, è osservabile nella prima parte della sera, a sud-ovest, tra le stelle della costellazione del Sagittario. Urano sarà all’opposizione rispetto al Sole il 24 ottobre e, pertanto, sarà osservabile per l’intera notte, inizialmente sull’orizzonte orientale subito dopo il tramonto del Sole, poi culmina a Sud nelle ore centrali della notte e, infine, tramonta a occidente prima dell’alba. Nettuno sarà ancora osservabile per buona parte della notte. Il pianeta azzurro, dopo il tramonto del Sole, si può rintracciare alto in cielo in direzione Sud-Est. Poi, nella prima parte della notte culmina (raggiunge la massima altezza in cielo) a Sud. Ricordiamo che per poter osservare Urano e Nettuno occorre dotarsi di un telescopio. 
Prima di lasciare il Sistema solare, ricordiamo che tra il 9 e il 10 settembre scorsi la cometa Giacobini-Zinner è transitata a soli 58,6 milioni di chilometri dalla Terra (pari alla stessa distanza tra il nostro pianeta e Marte) e aveva appena compiuto il suo passaggio al perielio, vale a dire a 151,5 milioni di chilometri dal Sole: tornerà a solcare i nostri cieli tra sei anni e mezzo. Pure la Giacobini-Zinner lascia dietro di sé uno sciame meteorico, che è quello delle Draconidi (o Giacobinidi), il cui periodo di attività va dal 6 al 10 ottobre, ma il picco è previsto tra l’8 e il 9 del mese. Lo sciame meteorico è così denominato perché il radiante, cioè il punto da cui sembrano provenire le meteore, si trova in direzione della costellazione del Dragone, tra l’Orsa Minore e la Lira.
Nel cielo di ottobre continuano a dominare le costellazioni estive, le quali si avviano lentamente a tramontare verso ovest per lasciare il posto nella scena celeste a quelle tipicamente invernali. Nelle prime ore della notte, infatti, vedremo quasi allo zenit l’asterismo del “Triangolo Estivo”, con ai vertici le stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno, ormai prossimo a cedere il passo al Grande quadrato di Pegaso. Dopo il tramonto, nel cielo occidentale, stanno per tramontare le costellazioni del Bootes (il Bifolco o Bovaro che dir si voglia) con la stella gigante rossa Arturo (la quarta stella più brillante del cielo notturno dopo Sirio, Canopo e alfa Centauri), seguito dall’Ofiuco (la famosa tredicesima costellazione dello Zodiaco ignorata dagli oroscopi) e da Ercole. Dalla parte opposta del cielo, più precisamente a nord-est, si potrà osservare l’arrivo di Perseo a forma di “Y” rovesciata, di Cassiopea riconoscibile per la caratteristica forma a “W” e del suo regale sposo Cefeo a forma di casetta e il sorgere della luminosissima Capella, la stella più brillante dell’Auriga. A seguire, vedremo l’inconfondibile costellazione del Toro, il cui occhio rosso è la stella gigante Aldebaran, assieme all’ammasso aperto delle Pleiadi, le “Sette sorelle”, per i siciliani “a Puddara” (la chioccia con i pulcini) di verghiana memoria. Nella seconda parte della notte faranno la loro apparizione le costellazioni del grande cacciatore Orione e dei Gemelli, Castore e Polluce, nella seconda parte della notte. Sull’orizzonte settentrionale, spiccano le consuete costellazioni circumpolari che non sorgono e non tramontano mai: l’asterismo del Gran Carro dell’Orsa Maggiore, che si trova nel punto più basso del suo percorso attorno alla stella Polare del Piccolo Carro dell’Orsa Minore. Volgendo, infine, lo sguardo verso sud-est, spiccano nel cielo la costellazione dei Pesci e quelle della Balena e dello Scultore.
Si ricorda, infine, che nella notte tra sabato 27 e domenica 28 ottobre torna l’ora solare invernale e bisognerà portare indietro le lancette degli orologi di un’ora.
GIUSEPPE SPERLINGA

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UNA COMETA VERDE SOLCA IL CIELO DI SETTEMBRE

UNA COMETA VERDE SOLCA IL CIELO DI SETTEMBRE

Dopo sei anni e mezzo, torna a solcare i cieli la cometa Giacobini-Zinner (per gli astronomi, 21P/Giacobini-Zinner). L’ultimo suo passaggio avvenne l’11 febbraio 2012 ed è stata denominata la “cometa verde” per il suo bellissimo colore verde smeraldo, dovuto alla presenza nel nucleo di cianogeno, un composto chimico formato da due atomi di carbonio e altrettanti di azoto. L’astro chiomato è già da un paio di mesi a essere preso di mira dai binocoli e telescopi degli astrofili di tutto il mondo, ma sarà il mese di settembre, quando raggiungerà il massimo del suo splendore (si stima che la sua luminosità sarà di settima magnitudine), il periodo migliore per tentare di ammirarlo e fotografarlo. Si spera pure che la sua magnitudine apparente possa passare dalla settima alla sesta o addirittura alla quinta, perché così si renderebbe visibile anche a occhio nudo da un sito di osservazione privo da qualsiasi forma di inquinamento luminoso. In altre parole, si potrebbe verificare ciò che accadde nel lontano 1946, quando la cometa giunta al perielio subì una serie di esplosioni che portarono la sua magnitudine dalla settima alla quinta e tutti poterono osservarla senza far ricorso a strumenti ottici.

La cometa Giacobini-Zinner ha un periodo orbitale di 6,6 anni e, a ogni passaggio, lascia dietro di sé frammenti e detriti spaziali che danno poi origine allo sciame meteorico delle Giacobinidi (note pure come Draconidi, perché il punto dal quale sembrano provenire tutte le scie è collocato nella testa della costellazione del Drago), la cui visibilità, nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, sarà favorita dall’assenza del chiarore lunare. Quello di quest’anno è il sedicesimo passaggio dalla sua scoperta, avvenuta il 20 dicembre 1900 a opera dell’astronomo francese Michel Giacobini dell’Osservatorio di Nizza e rintracciata, il 23 ottobre del 1913, da Ernst Zinner che scrutava il cielo a caccia di comete dall’Osservatorio bavarese di Bamberga. La cometa viaggia nello spazio alla velocità di 23 km/s e, in queste ore, si sta avvicinando sempre di più alla Terra e, quindi, al Sole. Il 10 settembre sarà il momento migliore per ammirare l’astro chiomato, perché essa si troverà al perielio, vale a dire a soli 58 milioni di chilometri dal nostro pianeta: sarà il passaggio più vicino alla Terra dal 14 settembre 1946, che sarà superato solo da quello previsto per il 18 settembre 2058.

A mano a mano che la cometa si avvicina al Sole diventerà sempre più luminosa, perché il calore della nostra stella diurna fa sublimare il nucleo cometario ghiacciato di due chilometri di diametro, da cui si forma una coda lunga 290 mila chilometri. L’orbita della cometa ha il suo punto più distante dal Sole (afelio) nei pressi dell’orbita di Giove e il suo periodo orbitale è di sei anni, quasi la metà di quello gioviano. Per tale motivo, si verificano ogni due orbite incontri ravvicinati tra la cometa e il gigantesco pianeta gassoso, che causa forti perturbazioni all’orbita della cometa, facendo cariare la distanza perielica. È ciò che si verificò nel 1898, quando a seguito della perturbazione causata dall’incontro ravvicinato tra la cometa e Giove si accorciò la distanza perielica da 1,22 UA a 0,93 UA (pari 43 milioni di chilometri), che a sua volta fu la causa di un aumento della quantità di energia trasmessa per irraggiamento dalla nostra stella diurna al nucleo cometario e, di conseguenza, della quantità di massa espulsa nello spazio.

Nuvole permettendo, dunque, dalla tarda serata del 10 settembre tutti con gli occhi e binocoli o telescopi puntati verso il cielo, in direzione Est, a caccia della cometa verde.

                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA

 

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DOVE E QUANDO GUARDARE

Rintracciare la cometa Giacobini-Zinner è assai facile se si dispone di un buon binocolo possibilmente montato su treppiede. La cartina mostra il percorso della cometa nel mese di settembre ed è un tracciato molto interessante dal punto di vista astronomico, perché l’astro chiomato passerà prospetticamente vicino ad alcuni ammassi aperti che val la pena osservare. In pratica, la cometa parte dalla costellazione dell’Auriga e terminerà la sua corsa in quella dell’Unicorno, con delle brevi irruzioni nelle costellazioni di Orione e dei Gemelli. Ecco il dettaglio. La notte tra il 2 e 3 settembre la cometa è passata a poca distanza da Capella, la stella principale della costellazione dell’Auriga. L’11 sarà vicina all’ammasso aperto M37, sempre nell’Auriga, il 14 entra nella costellazione dei Gemelli e, il giorno dopo, sarà a ridosso nell’ammasso aperto M35, che purtroppo non sarà possibile osservare perché il suo passaggio tra le stelle dell’ammasso avverrà in orario diurno. Il 17, la Giacobini-Zinner entra nella costellazione di Orione, ma dopo un paio di giorni ritorna nei Gemelli. Il 24 transita tra le stelle della costellazione dell’Unicorno e la troveremo vicina all’ammasso aperto “Albero di Natale” (Ngc 2264) con la sua suggestiva Nebulosa Cono, scoperta nel 1784 dal grande astronomo tedesco naturalizzato britannico William Herschel. La nostra cometa terminerà la sua corsa del mese di settembre, tra il 26 e il 27, sfiorando la nebulosa Rosetta (Ngc 2244), anch’essa nell’Unicorno. All’inizio di ottobre, infine, la cometa sarà ancora nell’Unicorno e transiterà nei pressi degli ammassi aperti Ngc 2301, Ngc 2343 e M50, mentre alla fine del mese passerà accanto al brillante ammasso aperto Ngc 2362 nella costellazione del Cane Maggiore.

                                                                                                                      G. SPE.

 

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NEL 1985 È STATA ATTRAVERSATA DALLA SONDA INTERNATIONAL COMETARY EXPLORER

La cometa Giacobini-Zinner è stata oggetto di studio della sonda “International cometary explorer” (Ice), che ha attraversato la sua coda di plasma l’11 settembre 1985. L’Ice, nota originariamente come “International sun/earth explorer 3” (Isee-3), è stata lanciata il 12 agosto 1978. Come le precedenti sonde gemelle Isee-1 e Isee-2 era stata progettata per studiare le interazioni del campo magnetico terrestre con il vento solare. Una volta portata al termine la missione, la sua destinazione d’uso è stata modificata per l’esplorazione delle comete. È stata la prima sonda automatica collocata in orbita “halo” (aureola) in un punto di Lagrange, orbitando nel punto L1 del sistema Terra-Sole, nonché la prima sonda a monitorare il vento solare. È stata anche la prima sonda a esplorare una cometa, attraversando la coda della Giacobini-Zinner e avvicinandosi a circa 7.800 chilometri dal suo nucleo.

Dai risultati di una ricerca effettuata nel 2000 è emersa la presenza sulla cometa di materiale organico.

                                                                                             G. SPE.

IL CIELO DELL’EQUINOZIO AUTUNNALE

UNA COMETA NEL CIELO NOTTURNO DI SETTEMBRE 2018

In settembre, le giornate continueranno ad accorciarsi fino all’equinozio d’autunno, che quest’anno cade il 23, giorno in cui la durata del dì e della notte saranno uguali (senza tener conto, ovviamente, della luce dovuta ai due crepuscoli), il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest, passa per il punto omega o punto della Bilancia (l’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica), il circolo di illuminazione divide in due parti uguali i due poli artico e antartico, ha inizio l’autunno nell’emisfero boreale e la primavera in quello australe. Alcuni giorni prima, più precisamente il 17, il Sole passa dalla costellazione del Leone a quella della Vergine, tra le stelle della quale lo vedremo proiettato fino al 30 ottobre. Per gli astrologi, che pretendono di leggere i destini degli umani nel cielo fossile di duemila anni fa, la nostra stella diurna in settembre si troverebbe nella Vergine fino al 23 per poi passare nella Bilancia e rimanervi fino al 23 ottobre: coloro i quali si ostinano a credere nelle previsioni astrologiche sono serviti, perché finora hanno letto l’oroscopo di un altro. Ogni anno solstizi ed equinozi ritardano di circa 6 ore, ma ogni quattro anni tornano indietro di un giorno. Il perché è presto spiegato: ogni anno la Terra non impiega proprio un anno a rivolvere intorno al Sole, ma 365 giorni e 6 ore. Quindi, per tornare nello stesso punto dell’orbita (in questo caso quello dell’equinozio), ogni anno impiega circa 6 ore in più che però sono recuperate ogni quattro anni con un giorno bisestile. Per ciò che riguarda la Luna, sarà all’ultimo quarto il 3, cui seguirà il novilunio il 9, poi il primo quarto il 17 e, infine, il plenilunio il 25.

Il cielo di settembre sarà solcato dalla cometa “21P/Giacobini-Zinner”, che continua ad avvicinarsi al nostro pianeta e il 10 sarà al perielio, vale a dire a 0.39 Unità Astronomiche, che equivalgono a circa 58 milioni di chilometri. Questa cometa appartiene alla famiglia cometaria di Giove e ha un periodo orbitale di 6.6 anni. Tra alcuni giorni raggiungerà la magnitudine 7, vale a dire sarà poco oltre il limite di visibilità a occhio nudo e che, pertanto, per osservarla al meglio occorre dotarsi di un piccolo telescopio oppure di un buon binocolo. L’astro chiomato è visibile nella costellazione di Cassiopea e si potrà ammirarlo sin dalle prime ore della notte. Per la cronaca, la cometa Giacobini-Zinner è stata scoperta dall’Osservatorio di Nizza da Michel Giacobini nella notte del 20 dicembre 1900. Tredici anni dopo, nel secondo passaggio successivo, fu rivista da Ernst Zinner dall’Osservatorio Della città bavarese di Bamberg.

Rapido excursus planetario. Mercurio è ancora visibile a oriente perché sorge un’ora e mezza prima del Sole. Poi, però, il minuscolo pianeta si avvicina al Sole (il 21 sarà in congiunzione con esso) e si renderà inosservabile. Venere continua a tramontare sempre prima e, alla fine del mese, sarà osservabile per una trentina di minuti, assai basso sull’orizzonte occidentale. Il pianeta rosso, Marte, è visibile nella prima parte della notte, inizialmente nel cielo meridionale, poi a Sud-Ovest sempre più basso. Come Venere e Marte, l’altro protagonista nelle notti estive è il gigantesco Giove, che brillerà nelle prime ore della sera e, alla fine del mese, tramonterà poco più di un’ora e mezza dopo il Sole. L’ultimo pianeta visibile a occhio nudo, Saturno, è osservabile appena fa buio, a Sud-Ovest. Urano, invece, è osservabile per tutta la notte: sorge a Est e, a notte fonda, culmina a Sud. Nettuno, che sarà all’opposizione il 7, è osservabile per l’intera notte a Est dopo il tramonto del Sole, culminerà a Sud a mezzanotte e tramonterà a Sud-Ovest prima dell’alba. Il declassato Plutone, capostipite della classe dei Plutoidi, è rintracciabile a Sud tra Marte e Saturno.

Le costellazioni che hanno dominato i cieli di questa bizzarra estate continuano a spostarsi verso l’orizzonte occidentale, al di sotto del quale si tufferanno tra un paio di mesi per lasciare il posto a quelle invernali e, in prima serata, sarà possibile scorgere lo Scorpione con la rossa Antares, seguito dal Sagittario e, più in alto, dall’Ofiuco e da Ercole. In direzione Nord-Ovest continuerà a brillare Arturo, la stella più luminosa della costellazione del Bootes (Bovaro). Pure il Triangolo Estivo, i cui vertici sono formati delle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno, si avvia decisamente a tramontare verso Ovest. Volgendo lo sguardo dalla parte opposta, a Est, vedremo sorgere l’Ariete, che fa da apripista alla costellazione del Toro, preannunciata a sua volta dalla comparsa delle sette sorelle”, le Pleiadi, il famoso ammasso aperto citato dal Verga nei Malavoglia col nome dialettale “Puddara” (la chioccia con i pulcini). Le estese ma poco appariscenti costellazioni del Capricorno, Acquario e Pesci si potranno individuare nell’orizzonte meridionale. Nel cielo di Sud-Est campeggia il grande quadrilatero di Pegaso, il mitico cavallo alato di Perseo, che ci permetterà di individuare, verso Nord-Est, la costellazione di Andromeda con la famosa omonima galassia, seguita dalla “Y” rovesciata di Perseo. Proseguendo in direzione Nord, verso la Stella Polare, ecco la “W” di Cassiopea e, accanto, il suo sposo celeste Cefeo a forma di casetta.

                                                                                              GIUSEPPE SPERLINGA

 

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CIELO DI AGOSTO 2018: A ILLUMINARE IL FIRMAMENTO LE LACRIME DI SAN LORENZO

STELLE CADENTI PROTAGONISTE DEL CIELO DI AGOSTO

Le “stelle cadenti” o “lacrime di San Lorenzo” (Perseidi, per gli astronomi) saranno le protagoniste delle calde notti di agosto. Perché si chiamano “lacrime di San Lorenzo”? Deriva dal fatto che, nell’800, il massimo del loro avvistamento avveniva proprio il 10 agosto, giorno della ricorrenza del Santo. Ai giorni nostri, però, il top della pioggia meteorica, a causa della precessione degli equinozi, si è spostato in avanti di circa due giorni, nella notte tra il 12 e il 13 agosto, tra l’una le 5 del mattino. Ma cosa sono le “stelle cadenti”? Sono sciami meteorici che fanno la loro apparizione quando il nostro pianeta attraversa i detriti rocciosi formatisi in seguito alla disintegrazione di comete o asteroidi. Tali frammenti, attraversando l’atmosfera alla velocità di decine di chilometri al secondo, bruciano per via dell’attrito e creano effimere scie luminose. Secondo la tradizione popolare, però, le stelle cadenti d’agosto sarebbero le scintille del fuoco che ardeva sotto la graticola di San Lorenzo durante il suo martirio avvenuto il 10 agosto del 258. Ne prendiamo atto pur nella consapevolezza che, in realtà, San Lorenzo non morì arso vivo, ma fu decapitato. Le Perseidi sono ciò che rimane dalla disintegrazione della cometa Swift-Tuttle (la rivedranno i nostri posteri nel 2126), i cui frammenti sono rimasti a rivolvere attorno al Sole seguitando a percorrere la stessa orbita della cometa che li ha originati. Quest’anno la loro osservazione sarà favorita dall’assenza del chiarore della Luna, che sarà nella fase di novilunio. Come già detto, il maggior numero di meteore sarà avvistato nella notte senza Luna tra il 12 e il 13, quando il radiante (la zona del cielo da cui sembra provenire lo sciame meteorico) sarà alto sul piano dell’orizzonte. Per la verità, lo sciame meteorico delle Perseidi è visibile in direzione della costellazione del Perseo sin dalla fine del mese di luglio e lo sarà fino al 20 agosto: in quelle notti si verificherà un’autentica pioggia pirotecnica di 100-120 meteore all’ora. In realtà, saranno di meno quelle che vedremo solcare il cielo sia perché il radiante non è allo zenit, sia perché i siti osservativi non hanno cieli limpidi e bui a causa soprattutto del riverbero delle luci cittadine che rischiarano la volta celeste. Distendiamoci, comunque, su un plaid o su una sdraio per osservare il cielo a occhio nudo (binocoli o, peggio, telescopi non servono) in direzione nord-orientale e, se lo desiderate, esprimete pure più di un desiderio, non si mai… Per localizzare il radiante delle Perseidi basta volgere lo sguardo verso Nord-Est e cercare la caratteristica doppia W della costellazione di Cassiopea e poi, in basso, individuare la costellazione del Perseo.

Rapido excursus planetario. Il minuscolo Mercurio è inosservabile nella prima metà del mese (il 9 si trova in congiunzione con il Sole) per ricomparire al mattino presto sull’orizzonte orientale nei giorni dal 26 al 28 agosto, quando cioè sarà alla massima elongazione, vale a dire alla distanza angolare di 18° dal Sole. Il luminoso Venere è ancora visibile a occidente, verso la fine del mese tramonterà un’ora e mezza dopo il Sole. Marte dopo la grande opposizione dello scorso 27 luglio è ancora assai luminoso: il pianeta rosso brillerà come un luminoso rubino per quasi l’intera notte. Il gigantesco Giove, anch’esso luminoso, è visibile a Sud-Ovest nelle prime ore della notte, ma a fine mese tramonterà dopo le 22.30 sull’orizzonte occidentale. Altro pianeta visibile nella prima parte della notte, nel cielo meridionale, è Saturno. Il vero Signore degli anelli è preceduto da Venere e Giove e seguito da Marte. Urano sorge prima della mezzanotte sull’orizzonte orientale. Nettuno, infine, è osservabile per tutta la notte: a Sud-Est dopo il tramonto, a Sud dopo la mezzanotte e a Sud-Ovest alla fine della notte.

Per finire uno sguardo alle costellazioni tipiche dell’estate. Nel cielo meridionale è riconoscibile il Sagittario, a ovest si avviano a tramontare le costellazioni zodiacali della Bilancia e dello Scorpione, mentre dalla parte opposta, a oriente, tra non molto, apparirà il gigantesco Orione, in modo che non incontri più il suo uccisore, lo Scorpione, che a sua volta è sotto controllo dal Sagittario, pronto a scoccare la freccia qualora osasse assalire il grande cacciatore. Allo zenit, campeggia ancora il Triangolo Estivo con ai vertici le stelle Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. A occidente di Vega si può individuare la costellazione di Ercole, mentre tra Vega e la rossa Antares dello Scorpione vi è Ofiuco, la tredicesima costellazione ignorata con pervicacia dagli astrologi. Rivolgendo lo sguardo a sud-est troviamo le grandi costellazioni del Capricorno e dell’Acquario, ma prive di stelle brillanti. Nel cielo di Nord-Ovest, spicca la brillante stella Arturo della costellazione del Bovaro (Bootes, riconoscibile per la sua forma ad aquilone). Nel cielo settentrionale, le sempre presenti costellazioni circumpolari che ruotano attorno alla Stella Polare: le due Orse, il Dragone, Cefeo e Cassiopea. Nel cielo orientale, infine, vedremo spuntare il Grande Quadrato di Pegaso, Andromeda e Perseo, che saranno i protagonisti dei cieli autunnali.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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CIELO DI LUGLIO 2018

ECLISSE TOTALE DI LUNA E MARTE NEL CIELO DI LUGLIO 2018

Il cielo di luglio sarà caratterizzato da due spettacolari fenomeni celesti: la più lunga eclisse totale di Luna del secolo (quasi due ore) e l’opposizione del pianeta Marte. Lo spettacolare evento celeste avrà inizio alle 19.14 del 27 e si concluderà all’1.28 del 28. Dall’Italia, però, il fenomeno si vedrà già a evento iniziato, poiché la Luna sorgerà dopo l’inizio della fase di penombra, il cui primo contatto avverrà, appunto, alle 19.14 del 27. Alla latitudine di Catania, la Luna si leverà alle 20.04 e venti minuti dopo, alle 20.24, si potrà osservare il contatto del disco lunare con il cono d’ombra proiettato dalla Terra, con la Luna alta appena due gradi sull’orizzonte Est-Sud-Est. La totalità avrà inizio alle 21.30, con l’argenteo satellite terrestre alto circa 13°, sempre sull’orizzonte ESE, e raggiungerà il massimo alle 22.22, con la Luna che nel frattempo si sarà alzata di altri sette gradi sul piano dell’orizzonte e assumerà una suggestiva colorazione rossastra. Alle 23.13 si avrà la fine della totalità, alle 00.19 del 28 la Luna uscirà dall’ombra e alle 01.28 lascerà la penombra e, quindi, fine dell’eclisse.

L’altro protagonista del cielo di luglio è Marte. Il pianeta rosso, infatti, proprio il 27 sarà all’opposizione (vale a dire, si troverà in posizione opposta a quella del Sole) e in congiunzione con la Luna eclissata, raggiungerà la massima luminosità per l’anno in corso, avrà una magnitudine negativa di -2,78 (paragonabile a quella del gigantesco Giove) e la sua luminosità supererà quella raggiunta in occasione della grande opposizione di quindici anni fa. Marte, che l’ultimo giorno del mese raggiungerà la minima distanza dalla Terra (0.38 Unità Astronomiche, pari a 57.590.630 km), si sposta con moto retrogrado nella costellazione del Capricorno, ma il 27 inverte il suo moto e si troverà nella plaga del cielo al confine con le stelle del Sagittario. Questa grande opposizione marziana è una occasione da non perdere per osservare il pianeta rosso, perché la prossima avverrà nel 2035. Ne riparleremo nei prossimi giorni.

Il 21 luglio il Sole transiterà dalla costellazione dei Gemelli a quella del Cancro. Naturalmente, gli astrologi ammanniscono tutt’altra storia ai creduloni che leggono e credono negli oroscopi, perché nel loro cielo cristallizzato di oltre due millenni “leggono” che la nostra stella diurna si troverebbe già nel Cancro per passare, il 23 luglio, nella costellazione del Leone. Dopo il solstizio estivo di giugno, le giornate continuano lentamente ad accorciarsi e, alla fine del mese, alla latitudine di Catania, il dì sarà più corto di 32 minuti. Il 6 luglio, il nostro pianeta sarà alla massima distanza dal Sole (afelio), pari a 152.095.327 km. La Luna sarà all’ultimo quarto il 6, nuova il 13, al primo quarto il 19 e piena il 27, che, come già detto, sarà una notte caratterizzata dai due eventi astronomici dell’anno: l’eclisse totale di Luna, con l’argenteo satellite naturale della Terra in congiunzione con il pianeta Marte all’opposizione, che tutti potranno seguire partecipando alle tante serate osservative proposte dalle numerose associazioni di astrofili disseminate in tutt’Italia. Consueto sguardo ai pianeti. Il minuscolo Mercurio è visibile durante la prima parte del mese quando, nell’orizzonte occidentale, tramonta quasi un’ora e mezza dopo il Sole. Il 12 luglio raggiunge la massima distanza angolare dal Sole, che di 26° (elongazione massima) per poi avvicinarsi sempre più al Sole fino a diventare inosservabile. Il luminoso Venere continua a dominare l’orizzonte occidentale, dove tramonta un paio di ore dopo il Sole. Del pianeta rosso Marte abbiamo già detto all’inizio, ci torneremo con altro articolo tra qualche settimana con maggiori dettagli sull’opposizione del 27 luglio. Il gigantesco Giove, dopo il tramonto, è visibile a Sud-Sud-Ovest. Saturno continua a essere facilmente rintracciabile e osservabile per tutta la notte nel cielo meridionale. Urano è visibile dopo la mezzanotte sull’orizzonte orientale e, nelle ultime ore della notte è rintracciabile alto nel cielo a Sud-Est, dove è possibile osservare pure Nettuno, che nel corso della notte si sposta a Sud. Il pianeta nano Plutone, infine, il 12 luglio sarà in opposizione al Sole e, quindi, con un buon telescopio, si potrà rintracciarlo a Sud-Est dopo il tramonto del Sole, a Sud nelle ore centrali della notte e a Sud-Ovest prima dell’alba. Tra le tante congiunzioni, segnaliamo quella del 20 luglio, alle 22, tra la Luna al primo quarto e il luminoso Giove, con il transito della Stazione spaziale internazionale (Iss).

Per finire, uno sguardo sopra le nostre teste, allo zenit, per ammirare l’asterismo del “Triangolo Estivo”, ai cui vertici vi sono tre stelle molto luminose: Vega della Lira, Altair dell’Aquila e Deneb del Cigno.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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ECLISSI TOTALE DI LUNA E OPPOSIZIONE DI MARTE AD ALI’ TERME (ME)

VENERDI’ 27 LUGLIO – DALLE ORE 21 IN POI

LUNGOMARE DI ALI’ TERME (MESSINA)

Serata dedicata all’eclissi totale di Luna e alle osservazioni al telescopio dei pianeti Marte, Giove e Saturno dal lungomare di Alì Terme (Me) organizzata dal Comune di Alì Terme con la collaborazione dell’Associazione Stelle e Ambiente, che sarà presente con il presidente prof. Giuseppe Sperlinga, il vicepresidente prof. Salvatore Arcidiacono, la segretaria prof.ssa Giovanna Cavallaro e i soci consiglieri dott.ssa Giovanna Marletta, dott. Iorga Prato, Salvatore Silviani e Danilo Longo.

La partecipazione è libera.

Quella del 27 luglio 2018 sarà la più lunga eclisse totale di Luna del secolo (quasi due ore). Lo spettacolare evento celeste avrà inizio alle 19.14 del 27 e si concluderà all’1.28 del 28. Dall’Italia, però, il fenomeno si vedrà già a evento iniziato, poiché la Luna sorgerà dopo l’inizio della fase di penombra, il cui primo contatto avverrà, appunto, alle 19.14 del 27.

Alle nostre latitudini, la Luna si leverà alle 20.04 e venti minuti dopo, alle 20.24, si potrà osservare il contatto del disco lunare con il cono d’ombra proiettato dalla Terra, con la Luna alta appena due gradi sull’orizzonte Est-Sud-Est. La totalità avrà inizio alle 21.30, con l’argenteo satellite terrestre alto circa 13°, sempre sull’orizzonte ESE, e raggiungerà il massimo alle 22.22, con la Luna che nel frattempo si sarà alzata di altri sette gradi sul piano dell’orizzonte e assumerà una suggestiva colorazione rossastra. Alle 23.13 si avrà la fine della totalità, alle 00.19 del 28 la Luna uscirà dall’ombra e alle 01.28 lascerà la penombra e, quindi, fine dell’eclisse.

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DOMINA SATURNO NEL CIELO DI GIUGNO

GIUGNO: CIELO DEL SOLSTIZIO ESTIVO

Giugno è il mese del solstizio d’estate, che quest’anno cade il 21 ed è pure il giorno più lungo dell’anno. L’alternarsi delle stagioni è dovuto all’inclinazione di circa 66 gradi e mezzo dell’asse terrestre rispetto al piano dell’eclittica, che si mantiene parallelo a sé stesso durante il moto di rivoluzione della Terra. Nel corso dell’anno, infatti, i raggi solari colpiscono la superficie del nostro pianeta con un angolo variabile rispetto al piano dell’orizzonte, che è minimo d’inverno e massimo d’estate, in modo tale che la stessa quantità di calore solare si distribuirà rispettivamente su una maggiore superficie terrestre (freddo invernale) e su una superficie ridotta (caldo estivo). Non è, dunque, la maggiore o minore distanza dal Sole a determinare le stagioni sulla Terra. Nell’emisfero boreale, la calda stagione estiva s’inizia quando i raggi solari sono sulla verticale (zenit) del tropico del Cancro e ciò accade il 21 giugno. Nel giorno del solstizio estivo si verifica che: il Polo Nord è totalmente incluso nel circolo d’illuminazione (sei mesi di luce), mentre il Polo Sud ne è totalmente escluso (sei mesi di oscurità); al mezzogiorno dell’Ora Solare (ovvero alle 13 Ora Legale), il Sole raggiunge il punto di massima elevazione sull’orizzonte (naturalmente, l’altezza raggiunta dal Sole dipende dalla latitudine del luogo: a Roma misura 71°30’; a Milano è 68°; a Catania supera i 75°; nelle località comprese tra i circoli polari e i poli, il Sole non scende mai al di sotto dell’orizzonte per tutto il giorno dando luogo al fenomeno del “Sole di mezzanotte”. «Solstizio» significa «Sole stazionario» (dal latino “Solis statio”) e indica che in quel momento astronomico il Sole sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno, per poi ricominciare a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte. Il giorno del solstizio estivo è molto atteso perché è il primo giorno dell’estate astronomica (convenzionalmente l’estate meteorologica ha inizio il primo giorno del mese in cui si verifica il solstizio), anche se, in realtà, dopo tale giorno il Sole comincia a calare, determinando il graduale accorciamento delle giornate. In antico, i solstizi erano festeggiati dai popoli pagani, dalla Grecia all’America precolombiana. Poi, la religione cristiana non esitò di incorporarne le date sostituendovi due solenni festività: il solstizio invernale con il Natale, quello estivo con la festa di San Giovanni (24 giugno).

La Luna è all’ultimo quarto il 6, novilunio il 13, al primo quarto il 20, plenilunio il 28. Rapido sguardo ai pianeti. Mercurio è inosservabile nella prima parte del mese, ma alla fine di giugno è individuabile sull’orizzonte occidentale più basso rispetto a Venere e in linea con Castore e Polluce, le due stelle più luminose della costellazione dei Gemelli. Venere riduce la sua osservabilità serale e alla fine del mese tramonta due ore e un quarto dopo il Sole. Marte continua a sorgere sempre prima e, alla fine del mese, sarà visibile poco prima di mezzanotte sull’orizzonte orientale. Giove sarà il vero protagonista del cielo notturno estivo per molte settimane. Appena fa buio, culmina a Sud, poi si abbassa a Sud–Ovest, dove tramonta alle prime luci del giorno. Per Saturno, il mese di giugno è il periodo migliore dell’anno per osservarlo e ammirare il suo complesso sistema di anelli nel cielo sud-orientale nella prima parte della notte, in quello meridionale nelle ore centrali e nell’orizzonte sud-occidentale prima del sorgere del Sole. Il 27 il pianeta con gli anelli sarà in opposizione al Sole e alla minima distanza dalla Terra (un miliardo e 353 milioni di km), vale a dire si troverà nelle condizioni ideali per poterlo osservare, sarà visibile per l’intera notte e al massimo della sua luminosità per il resto dell’anno. Pure quest’anno torna per la settima volta la manifestazione nazionale “Occhi su Saturno”, che avrà luogo da venerdì 22 a domenica 24, con un panorama celeste davvero ricchissimo da osservare. L’associazione Stelle e Ambiente in collaborazione con Legambiente di Acireale punterà i propri telescopi su Saturno, Giove, Venere e Luna dalla Fortezza del Tocco della Timpa acese, dopo la conversazione su “Saturno e Cassini” (partecipazione libera). Il pianeta Urano è individuabile al telescopio nel cielo orientale prima che sorga il Sole. Nettuno è osservabile nella seconda parte della notte a Sud-Est, anch’esso prima dell’alba. Infine, il capostipite della classe dei Plutoidi, Plutone, sarà osservabile al telescopio per l’intera notte verso la fine del mese. Infine, il consueto excursus sulle costellazioni: a sera inoltrata, volgendo lo sguardo a Sud-Est è visibile la costellazione dello Scorpione con la brillante supergigante rossa Antares. Più a destra, si scorge la Bilancia, mentre alla sua sinistra apparirà il Sagittario. Sopra lo Scorpione si staglia un’estesa costellazione priva di stelle particolarmente luminose: è quella di Ofiuco o Serpentario che dir si voglia, nota come “tredicesima costellazione zodiacale”, attraversata dal Sole dal 30 novembre al 17 dicembre. Nel cielo occidentale continuano a tramontare le costellazioni del Leone e della Vergine. Alte nel cielo, brillano le due stelle più luminose del cielo estivo: quella più occidentale è Arturo, nella costellazione del Bootes, mentre quella più a oriente è Vega della Lira, che insieme con Altair dell’Aquila e Deneb del Cigno forma l’asterismo del “Triangolo estivo”. Come sempre, infine, il cielo settentrionale con le due Orse: la Minore con la Stella Polare che ci indica il Nord e la Maggiore che spicca nel cielo di Nord-Ovest, mentre dalla parte opposta, a Nord-Est, s’individua la coppia regale formata da Cassiopea e Cefeo.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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GIOVE DOMINA IL CIELO DI MAGGIO 2018

GIOVE DOMINA IL CIELO DI MAGGIO

Il cielo di maggio è il biglietto da visita del cielo estivo. Le costellazioni tipicamente invernali si sono ormai tuffate oltre l’orizzonte occidentale e, a oriente, è già apparsa la Via Lattea, la striscia lattiginosa che solcherà il cielo delle calde serate d’estate e che, secondo la narrazione mitologica, si sarebbe formata da una goccia di latte fuoriuscita dalla mammella di Giunone mentre, a sua insaputa, allattava il piccolo Ercole. Sempre a oriente, fa pure la sua comparsa il celebre asterismo del Triangolo Estivo, formato dalle stelle più brillanti del Cigno (Deneb), della Lira (Vega) e dell’Aquila (Altair). Spostando lo sguardo verso sud-est, vediamo entrare nella scena celeste la testa dello Scorpione, il cui cuore è rappresentato dalla supergigante rossa Antares, che vuol dire “Anti Ares”, perché con la sua luminosità rossastra rivaleggia con Ares, il pianeta Marte per i Greci. Furono gli Arabi ad assegnare nomi di fantasia alle stelle. Antares, infatti, dagli astronomi moderni è denominata “Alfa Scorpii”: “Alfa” perché è l’astro più luminoso della costellazione, “Scorpii” perché è la forma genitiva del nome latino “Scorpius”. Antares è la sedicesima stella più brillante dell’intera volta celeste ed è situata a circa 600 anni luce da noi. Nel cielo meridionale, appaiono le prime stelle della costellazione del Centauro con il celebre ammasso globulare Omega Centauri, che è il più luminoso di tutta la volta celeste, e ormai alte si stagliano la Vergine con la luminosissima Spica e il Leone con Regolo. Nel cielo occidentale s’incontrano prima la lunghissima ma poco appariscente costellazione dell’Idra e poi le due zodiacali del Cancro con l’ammasso aperto del Presepe (alveare o mangiatoia) e dei Gemelli con le sue due brillanti stelle, la bianca Castore e l’arancione Polluce. Nel cielo settentrionale troviamo le costellazioni circumpolari, vale a dire quelle che ruotano intorno alla Stella Polare dell’Orsa Minore e non tramontano né sorgono mai, cambiando soltanto posizione nel corso dell’anno e della notte. In questa plaga di cielo, quasi allo zenit, continua a spiccare l’Orsa Maggiore, con le sue sette stelle più famose che formano l’asterismo del Gran Carro. Dalla parte diametralmente opposta, vi è sempre la caratteristica “W” della costellazione di Cassiopea, mentre prolungando verso sud le tre stelle del timone del Gran Carro s’incontra prima Arturo, la luminosa stella “guardiano dell’Orsa” della costellazione del Boote (Bovaro o Bifolco che dir si voglia) riconoscibile per la forma ad aquilone e, a seguire, la già citata Spica.

Il Sole si trova nella costellazione dell’Ariete fino al 14 maggio, poi passa in quella del Toro e vi transiterà fino al 19 giugno, con buona pace di coloro che si ostinano a credere nelle amenità astrologiche, secondo le quali la nostra stella diurna si troverebbe già nel Toro e il 21 maggio passerebbe nei Gemelli. In altre parole, leggono l’oroscopo di un altro e ci credono pure. Giorno dopo giorno, il Sole sorge un po’ prima e tramonta un po’ dopo: alla latitudine di Catania, alla fine del mese, le giornate si allungheranno di 44 minuti. La Luna l’8 sarà all’ultimo quarto, novilunio il 15, il primo quarto il 22 e plenilunio il 29.

Rapido sguardo ai pianeti. Mercurio sorge poco prima del Sole ed osservabile nel cielo orientale, ma alla fine del mese non sarà più visibile perché molto basso sull’orizzonte e avvolto dai bagliori solari. Venere, invece, è il pianeta più luminoso del cielo occidentale. Marte si potrà osservare nella seconda parte della notte, a sud-est, prima dell’alba. Giove, il 9 maggio, sarà in opposizione al Sole e, dunque, sarà visibile per l’intera notte: il gigantesco pianeta gassoso sorge quando tramonta il Sole, culmina a Sud nelle ore centrali della notte per poi abbassarsi sull’orizzonte occidentale alle prime luci dell’alba. Saturno sarà osservabile per gran parte della notte: all’inizio del mese sorgerà quaranta minuti dopo la mezzanotte, mentre alla fine del mese sarà visibile sin dalle 22.30. Urano sarà inosservabile. Nettuno, infine, sarà osservabile nella seconda parte della notte. Tra i pianeti nani, Plutone sarà visibile per tutta la notte, mentre Cerere (scoperto all’alba del 1° gennaio del 1801 da Giuseppe Piazzi, allora direttore dell’Osservatorio astronomico di Palermo, che lo volle dedicare alla Dea delle messi e protettrice della Sicilia) sarà visibile nella prima parte della notte.

Chiudiamo ricordando il grande astronomo francese Charles Messier, autore di un catalogo di ben 110 oggetti celesti tra nebulose e ammassi stellari. Nel maggio del 1764, pur non disponendo di telescopi potenti, lo studioso transalpino scopre quattro ammassi globulari (uno nello Scorpione e tre in Ofiuco) e tre ammassi aperti (due ancora nello Scorpione e uno nello Scudo).

GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI APRILE 2018

CIELO DI APRILE 2018

Nell’orizzonte occidentale del cielo di aprile sono ancora visibili le costellazioni che hanno dominato le fredde notti invernali. Presto, però, il gigante Orione, il Toro, i Gemelli e l’Auriga lasceranno la ribalta celeste alle costellazioni estive, le quali hanno già fatto la loro apparizione a oriente. È, questo, un balletto che vede protagoniste due tra le più luminose stelle del cielo: Sirio del Cane Maggiore che tramonta a Sud-Ovest, e la brillante Vega della Lira, che fa capolino a Nord-Est. Sopra le nostre teste, allo zenit, non è difficile riconoscere la costellazione della Chioma di Berenice, un insieme di stelle fisicamente legate tra esse che si trova a Nord-Est del Leone, a Ovest della brillante stella Arturo del Bifolco (Bovaro o Boote, che dir si voglia) e a Nord della Vergine con la brillante Spica. Nel cielo meridionale, l’una dopo l’altra, si susseguono la debole costellazione del Cancro, l’inconfondibile silhouette del Leone con la luminosa stella Regolo (Piccolo Re), la Vergine e – per i nottambuli – prima la Bilancia e poi lo Scorpione (in cui spicca la rossa Antares), il pericoloso aracnide che punse e uccise il grande cacciatore Orione (per volere di Zeus, in cielo, i due non dovranno mai incontrarsi, col Sagittario pronto a scoccare una freccia contro lo Scorpione se questo dovesse trasgredire il volere del padre di tutti gli Dei). Nel Cancro vi è l’ammasso aperto M44 del Presepe (che in latino vuol dire “mangiatoia”), noto anche come Alveare, che a occhio nudo appare come una fioca nebulosità: fu il primo oggetto che Galileo osservò con il suo cannocchiale. A Nord, come sempre, sono presenti le costellazioni circumpolari, vale a dire quelle che non tramontano né sorgono mai, ma ruotando attorno alla Stella Polare variano soltanto posizione durante la notte e nel corso dell’anno. Pure in aprile, alta nel cielo settentrionale spicca il Gran Carro dell’Orsa Maggiore con la famosa coppia di galassie costituita dalla bella galassia spirale di Bode (M81), spirale scoperta, nel 1774, dall’astronomo tedesco Johann Elert Bode, situata a circa 12 milioni di anni luce dalla Terra, e la galassia Sigaro (M82) che subisce gli effetti gravitazionali della prima. Le sette “vaghe stelle dell’Orsa”, di leopardiana memoria de “Le Ricordanze”, per gli antichi Romani erano i “Septem triones”, cioè i sette buoi, da cui ha tratto origine il termine “settentrione”. E, ancora, vale la pena ricordare che le stelle Merak e Dubhe, le ruote anteriori del Gran Carro, sono note col nome di “puntatori”, perché spostandoci di cinque volte la loro distanza s’intercetta la Polare. Dalla parte opposta, molto basse nel cielo, c’è la coppia di costellazioni formata dal re Cefeo e dalla bella e vanitosa regina Cassiopea. A Nord-Est, sotto l’Orsa Maggiore, spicca l’inconfondibile costellazione del Bifolco dalla caratterizzata forma ad aquilone con al vertice la già citata stella Arturo, guardiano dell’Orsa, e a sinistra del Bovaro è riconoscibile la piccola costellazione della Corona Boreale con le stelle disposte a formare un semicerchio.

In aprile, le giornate continuano ad allungarsi. Alla latitudine di Catania, la durata del giorno aumenta di sessanta minuti dall’inizio del mese. Il Sole si trova nella costellazione dei Pesci fino al 19 aprile, quando passa nella costellazione dell’Ariete. La Luna sarà all’ultimo quarto l’8, novilunio il 16, primo quarto il 22 e plenilunio l’ultimo giorno del mese. Rapido excursus dei pianeti. L’elusivo Mercurio è meglio tentare di osservarlo alla fine del mese, nel cielo orientale, quasi un’ora prima del sorgere del Sole, quando sarà alla massima distanza angolare (elongazione) mattutina, cioè a 27 gradi dalla nostra stella diurna. Venere torna a essere il pianeta più luminoso nel cielo serale e alla fine di aprile tramonterà quasi due ore e mezza dopo il Sole. Marte sarà ancora visibile nella seconda parte della notte insieme con Giove e Saturno, a Sud-Sud-Est, prima del sorgere del Sole.  Urano è inosservabile, il prossimo 27 aprile entrerà nella costellazione dell’Ariete, dopo oltre nove anni di permanenza nella costellazione dei Pesci. Nettuno, infine, si potrà osservarlo al mattino presto, nel cielo orientale, poco prima del sorgere del Sole.

Per coloro che amano alzarsi prima del sorgere del Sole, suggeriamo la bella congiunzione del 2 aprile tra il pianeta rosso, Marte, e il vero Signore degli anelli, Saturno. Sempre prima dell’alba, la mattina del 7 aprile non lasciatevi sfuggire il trio formato dalla Luna all’ultimo quarto, Saturno e Marte. Altra suggestiva congiunzione è quella del 24 tra il pianeta Venere e le Pleiadi (‘a Puddara di verghiana memoria), che avverrà nell’ultima decade del mese, quando il pianeta di Citera attraversa la costellazione del Toro.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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