Stelle e Ambiente

Il Cielo

IL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA ALL’I.C.S. “E. DE AMICIS” DI TREMESTIERI ETNEO (CT)

 Nell’ambito della collaborazione didattica per il corrente anno scolastico tra l’Istituto comprensivo statale “Edmondo De Amicis” di Tremestieri Etneo e l’associazione “Stelle e Ambiente” per la divulgazione astronomica e ambientale di Catania si è svolta, ieri, mercoledì 13 marzo 2019, una interessante serata astronomica dedicata al cielo dell’equinozio di primavera per gli alunni delle terze media della scuola diretta dalla prof.ssa Tiziana Palmieri, per iniziativa della prof.ssa Giusi Provenzano.
Inizialmente, nell’aula magna gremita di giovani studenti e docenti della scuola, il presidente di Stelle e Ambiente, prof. Giuseppe Sperlinga, ha commentato una serie di immagini sul cielo dell’equinozio primaverile. All’imbrunire, nel cortile, dove erano stati montati due telescopi riflettori dell’associazione, alunni e docenti hanno potuto osservare i crateri della Luna quasi al Primo Quarto e il pianeta rosso, Marte, con la guida dei soci consiglieri Salvatore Silviani e Danilo Longo, mentre il prof. Sperlinga con l’ausilio di un laser astronomico individuava le principali costellazioni che dominano il cielo primaverile, da Orione ai Gemelli, dal Toro con Aldebaran e le Pleiadi, al Leone, oltre a quelle circumpolari sempre presenti, tra cui Cassiopea e il Gran Carro dell’Orsa Maggiore, utili per rintracciare la Stella Polare.

dscn8260 dscn8261 dscn8262 dscn8263 dscn8264 dscn8266 dscn8267 dscn8268 dscn8269 dscn8271 dscn8272 dscn8273 dscn8274 dscn8276 dscn8277 dscn8279 dscn8280 dscn8281 dscn8283 dscn8285

IL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA 2019

Oggi, sabato 2 marzo 2019, il quotidiano La Sicilia di Catania pubblica, a pagina 41, la consueta rubrica di divulgazione astronomica dedicata al cielo del mese di marzo.
Qui di seguito il testo originale dell’articolo, che per esigenze di spazio è stato leggermente “limato”. 
Buona lettura.

IN MARZO TORNANO IN CIELO LE COSTELLAZIONI PRIMAVERILI
Marzo è il mese dell’equinozio di primavera e dell’ora legale, un fenomeno naturale il primo, un fatto convenzionale la seconda. Quest’anno, l’equinozio primaverile cade mercoledì 20. Quel giorno ha inizio la primavera nell’emisfero boreale e l’autunno in quello australe; la durata del dì (periodo d’illuminazione) e quella della notte (periodo di oscurità) sono uguali; il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest e passa per il punto d’Ariete o gamma, che è l’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica, che è il piano dell’orbita terrestre proiettato nello spazio. Per i Cristiani, la data dell’equinozio primaverile è importante ai fini del calcolo della data della Pasqua, che si celebra la prima domenica successiva al plenilunio che segue l’equinozio di primavera. Nell’equinozio di primavera di duemila anni fa, il Sole transitava tra le stelle della costellazione dell’Ariete. Oggi, a causa della precessione degli equinozi dovuta al millenario moto doppio conico dell’asse terrestre, la nostra stella diurna è proiettata nella costellazione dei Pesci. Ne consegue che coloro i quali ritengono di essere nati sotto il segno dell’Ariete dovranno convincersi che, finora, hanno sempre letto un oroscopo che non gli appartiene, perché il Sole passa in rassegna le stelle dell’Ariete dal 19 aprile al 13 maggio, mentre dal 12 marzo al 18 aprile si trova tra le stelle dei Pesci. Il passaggio dall’ora solare a quella legale, che ci regalerà un’ora di luce solare in più fino a sabato 26 ottobre, sarà alle 2 della notte tra sabato 30 e domenica 31 marzo e, secondo una proposta della Commissione europea, potrebbe essere l’ultima volta che sposteremo le lancette dell’orologio prima avanti e poi indietro. Le fasi lunari: sarà novilunio il 6, primo quarto il 14, plenilunio il 21, ultimo quarto il 28. Excursus planetario. Il minuscolo Mercurio è osservabile nei primi giorni del mese nell’orizzonte occidentale, dove tramonta un’ora e mezza dopo il Sole, dopo diventa inosservabile perché il 15 sarà in congiunzione con il Sole, per riapparire al mattino, assai basso, nel cielo orientale cinquanta minuti prima dell’alba. Il luminoso Venere sorge un’ora prima del Sole, appena in tempo per osservarlo nel cielo orientale prima di sparire avviluppato dai bagliori solari. Il rosso Marte tramonta alle 23 e brilla nel cielo occidentale, dove, alla fine del mese, si troverà nei pressi dell’ammasso stellare aperto delle Pleiadi, le mitologiche “Sette sorelle” figlie di Pleione e Atlante, il quale era pure il padre delle Iadi, che nacquero dall’unione con Etra. Per i siciliani, le Pleiadi sono “a Puddara” di verghiana memoria ne “I Malavoglia”: “(…) allorché uscì fuori nel cortile sbadigliando, il Tre bastoni (le tre stelle della cintura di Orione, ndr) era ancora alto verso l’Ognina, colle gambe in aria, la Puddara luccicava dall’altra parte, e il cielo formicolava di stelle…”. Altri tempi, quando i cieli erano bui e non si conosceva il triste fenomeno dell’inquinamento luminoso che ha fatto sparire il cielo stellato sopra le nostre teste. Il gigantesco Giove è visibile a notte fonda sull’orizzonte sud-orientale e culmina a Sud prima dell’alba. Il signore degli anelli Saturno sorge un paio di ore dopo Giove ed è rintracciabile prima dell’alba nell’orizzonte sud-orientale. Gli ultimi due pianeti gassosi del nostro sistema planetario, Urano e Nettuno, sono ormai molto bassi sull’orizzonte al punto da potersi ritenere inosservabili.
Nel cielo di marzo le grandi costellazioni invernali continuano a spostarsi verso sud-ovest, mentre dalla parte opposta, nelle prime ore della notte, fanno la loro apparizione le grandi costellazioni zodiacali del Leone e della Vergine. Nel cielo meridionale è sempre la costellazione del gigante Orione a dominare la scena celeste, accompagnato dai fedeli cani Sirio e Procione. Secondo una delle tante narrazioni mitologiche, Giunone non sopportava gli uomini troppo vanitosi. Orione era tra questi, amava vantarsi della sua abilità di cacciatore. Un giorno la dea decise di punirlo mettendo uno scorpione lungo il sentiero che Orione percorreva ogni giorno e, quando il cacciatore passò, l’aracnide lo punse mortalmente. La fraterna amica Diana implorò Giove di porre il corpo di Orione tra le stelle. Pure Giunone fece pressioni sul suo regale consorte affinché anche lo scorpione venisse posto in cielo. Giove accontentò entrambe ponendo nel cielo sia Orione sia il suo uccisore, ma collocandoli in direzioni opposte, col Sagittario pronto a scoccare la freccia allo Scorpione per impedirgli di colpire ancora Orione. Nella stessa plaga di cielo troviamo le costellazioni del Toro con la splendida Aldebaran e gli ammassi stellari aperti delle Iadi sul muso e delle già ricordate Pleiadi, dell’Auriga con la luminosa Capella (la Capretta che allattò Giove), i Gemelli con i Dioscuri Castore e Polluce. A Nord-Ovest, è facilmente riconoscibile la “W” di Cassiopea e, tra essa e il Toro, troviamo la costellazione di Perseo. A Nord-Est, vi è il Gran Carro dell’Orsa Maggiore e, a sinistra della Vergine, potremo riconoscere la costellazione a forma di aquilone del Bootes (Bovaro o Bifolco) con la brillante stella Arturo.
      GIUSEPPE SPERLINGA

cielo-marzo-2019-la-sicilia-con-data      ammasso-stellare-aperto-delle-pleiadi-nella-costellazione-del-toro

CIELO DI FEBBRAIO 2019

ORIONE CONTINUA A DOMINARE IL CIELO INVERNALE

In febbraio, le giornate continuano ad allungarsi. Alla fine del mese, il Sole si alzerà 28 minuti prima rispetto ai primi giorni di febbraio: sorge, infatti, alle 6.31. La nostra stella diurna tramonta alle 17.28 l’1 e alle 17.54 il 28, cosicché alla fine del mese avremo altri 26 minuti di luce solare (senza contare del contributo fornito dai crepuscoli). In altre parole, nell’ultimo giorno di febbraio, alla latitudine di Catania, il dì si allungherà di ben 54 minuti e potremo godere di 11 ore e 23 minuti di luce contro le 10 ore e 29 minuti del primo giorno del mese. Fino al 16 febbraio, il Sole attraversa la costellazione del Capricorno, poi passa tra le stelline dell’Acquario per rimanervi fino all’11 marzo. Gli astrologi, invece, raccontano un’altra storia, perché si continuano a “leggere” il cielo fossile di oltre duemila anni fa e ammanniscono amenità secondo le quali il Sole si troverebbe già nell’Acquario e il 20 febbraio passerebbe nella costellazione dei Pesci fino al 20 marzo. Tradotto in soldoni, significa che coloro i quali seguono l’oroscopo (che, purtroppo, sono in tanti) finora hanno letto l’oroscopo di un altro. La Luna sarà Nuova il 4, al primo quarto il 12, al plenilunio il 19, all’ultimo quarto il 26. La Luna piena del 19 febbraio sarà pure una Superluna e sarà la più grande dell’anno, perché l’argenteo satellite naturale della Terra si troverà alla minima distanza dal nostro pianeta (perigeo), pari a 356.761 km. Consueta rassegna planetaria. Due dei cinque pianeti visibili a occhio nudo, Mercurio e Marte, brillano nel cielo occidentale, gli altri tre in quello orientale (Venere, Giove e Saturno). Il piccolo Mercurio, nella seconda metà del mese, tramonta un’ora dopo il Sole, mentre il rosso Marte continua a essere visibile nelle prime ore della notte. Il luminoso Venere splende come un faro tre ore prima del sorgere del Sole, ma nel corso del mese s’abbassa sempre di più, in compagnia del gigantesco Giove che si trova più in alto in cielo. Il trio planetario è completato dal pianeta degli anelli, Saturno, anch’esso osservabile nel cielo mattutino e il 18 si trova in congiunzione con Venere. La nostra carrellata planetaria finisce con Urano, che è rintracciabile con l’uso di un binocolo o un telescopio nel cielo occidentale nelle prime ore della notte (il 6 febbraio, lascia la costellazione dei Pesci, dove si trovava dal lontano 2009, per entrare in quella dell’Ariete) e, infine, Nettuno, che è ormai inosservabile. Tra le tante congiunzioni, ne segnaliamo due: quella della sera del 10 febbraio tra la Luna e Marte, con lo sfondo della costellazione dei Pesci, e – per i mattinieri – quella prima dell’alba del 18 febbraio tra i pianeti Venere e Saturno, nel cielo sud-orientale tra le stelle della costellazione del Sagittario.

A proposito di costellazioni, il cielo è ancora dominato dal gigantesco Orione, che si staglia imponente sull’orizzonte meridionale, dove si riconoscono facilmente le tre stelle allineate della cintura, Alnitak, Alnilam e Mintaka e, ai vertici del quadrilatero, in alto a sinistra, la rossa Betelgeuse, dalla parte opposta la gigante blu Bellatrix, l’azzurra Rigel in basso a destra e, alla sua sinistra, la supergigante blu Saiph. Come sempre, il grande cacciatore è accompagnato dai suoi due fedeli cani: a sinistra in basso, il Cane Maggiore con la stella più luminosa del cielo Sirio; più in alto, il Cane Minore con Procione. Val la pena ricordare, l’asterismo del Triangolo Invernale, ai cui vertici brillano Betelgeuse, Sirio e Procione. Spostando lo sguardo più in alto rispetto a Orione, si potranno riconoscere facilmente le costellazioni del Toro con Aldebaran (il famoso “occhio rosso del Toro”), dell’Auriga con la luminosa Capella (la Capretta che allattò Giove) e i Gemelli con la coppia dei Dioscuri, Castore e Polluce. Nel cielo occidentale, ormai basse, tramontano le costellazioni che hanno dominato il firmamento autunnale: Andromeda, il Triangolo, i Pesci e l’Ariete. In direzione nord-occidentale, spicca l’inconfondibile “W” di Cassiopea e tra questa e il Toro vi è la costellazione del Perseo. Dalla parte opposta del cielo, a nord-est, l’asterismo del Gran Carro dell’Orsa Maggiore, utile per rintracciare la Stella Polare che indica il nord boreale. Da oriente, invece, cominciano a fare capolino le costellazioni che annunciano l’arrivo della primavera, con il Leone che fa da apripista.

GIUSEPPE SPERLINGA

cielo-febbraio2019-la-sicilia-3febbraio2019 costellazione-di-orione orione-nomi-stelle il-triangolo-invernale-2013

CIELO DI GENNAIO E DEL 2019

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, mercoledì 2 gennaio 2019, dedica l’intera pagina 14 alla divulgazione astronomica pubblicando un articolo a firma di scrive sui fenomeni celesti attesi per il corrente mese di gennaio e per il nuovo anno appena entrato. Un ricordo colmo di gratitudine va al giornalista astrofilo Luigi Prestinenza, indimenticabile Maestro della divulgazione astronomica, che per oltre mezzo secolo diffuse l’Astronomia in maniera semplice e chiara, ma senza sacrificare il rigore scientifico.
Un ringraziamento va pure all’ottimo amico e collega giornalista de La Sicilia Leonardo Lodato, che ha curato l’impaginazione.
Buona lettura e, se potete, sottraetevi al diluvio di oroscopi che da alcuni giorni imperversano a tutte le ore e che ci piovono addosso da tutte le parti: giornali, tv, radio, social… Si salvi chi può… basta non leggerli!

IL CIELO DI GENNAIO E I PRINCIPALI EVENTI ASTRONOMICI DEL 2019
Il cielo del 2019 sarà piuttosto avaro in fatto di eventi astronomici. L’inizio del nuovo anno, però, sarà scoppiettante, potremo assistere a un vero e proprio spettacolo pirotecnico celeste con la pioggia delle prime meteore dell’anno: le Quadrantidi, che sono le “stelle cadenti” che, fino al 12, solcheranno i cieli delle gelide notti di gennaio. Lo sciame meteorico, che sembra irradiarsi dalla costellazione di Boote (nota pure col nome di Bovaro o Bifolco), è costituito dai frammenti della cometa “C/1490 Y1”, già nota, 500 anni fa, agli astronomi giapponesi e cinesi. Il picco si avrà nel cuore della notte, intorno alle 3 del 4 gennaio. A quell’ora, il radiante sarà visibile a Nord-Est, alto una quarantina di gradi, che è un’ottima posizione per l’osservazione. Dopo la mezzanotte, dunque, una pioggia di meteore ci terrà con gli occhi all’insù per ammirare le scie luminose lasciate dalle Quadrantidi, il cui nome deriva dall’antica costellazione del Quadrante Murale (introdotta da Lalande nel 1795 e poi abolita nel 1922), oggi incorporata in quella di Bootes. La visione di questi fuochi d’artificio celesti, per fortuna, non sarà ostacolata dal chiarore della Luna, perché sarà prossima al novilunio. Se le nuvole lo permetteranno, si potranno avvistare fino a centoventi meteore all’ora solcare il cielo e, per chi ci crede, potrà esprimere uno o più desideri al loro passaggio. Le Quadrantidi hanno una velocità di circa 40 km/s, lasciano tracce di colore blu e sono discretamente brillanti Nel corso dell’anno non mancheranno occasioni per godere di altre piogge cosmiche altrettanto spettacolari, come le Liridi, il cui picco si avrà nella notte tra il 22 e il 23 aprile con una ventina di meteore orarie; le celeberrime Perseidi, meglio note come “lacrime di San Lorenzo”, il cui passaggio si avrà nella notte del 12-13 agosto (e non in quella del 10, come vuole la tradizione) con un centinaio di meteore all’ora, ma quest’anno la loro visione sarà disturbata dalla Luna prossima al plenilunio; lo sciame meteorico delle Orionidi, nella notte tra il 21 e il 22 ottobre, con 25 meteore orarie, con la Luna all’ultimo quarto; le Geminidi, il cui picco avverrà nella notte tra il 13 e il 14 dicembre con 120 meteore orarie, con il fastidioso chiarore della Luna già al plenilunio. Queste, in gennaio, le fasi del nostro argenteo satellite naturale: nei primi giorni sarà calante e il giorno dell’Epifania sarà in Novilunio, poi riprenderà a crescere, il 14 sarà al Primo Quarto e il 21 al Plenilunio, dopo di che andrà a decrescere e il 27 sarà all’Ultimo Quarto. Il Sole, dopo il solstizio invernale dello scorso 21 dicembre, ha iniziato lentamente a risalire l’eclittica, la sua altezza sull’orizzonte aumenterà giorno dopo giorno e l’arco descritto nel cielo sarà sempre più ampio, con conseguente allungamento del periodo d’illuminazione pari a circa 45 minuti. Il 3 gennaio, alle 6, la Terra sarà alla minima distanza dal Sole (perielio) pari a circa 147,1 milioni di chilometri.
In gennaio, si verificheranno due eclissi. La prima è quella parziale di Sole del 6, ma non sarà osservabile dall’Europa. La prossima eclisse solare si verificherà il 12 agosto 2026, ma nelle zone ioniche l’oscuramento sarà soltanto del 40 per cento. Per vederne una alle nostre latitudini dovremo pazientare fino al 2 agosto 2027 e sarà davvero l’evento astronomico del millennio. L’eclisse, infatti, sarà totale a Lampedusa, del 98% in Sicilia e sarà osservabile in tutto il Mediterraneo dopo aver attraversato l’oceano Atlantico, l’Egitto, l’Arabia Saudita e l’oceano Indiano fino all’Australia, sarà insomma un evento che terrà desta l’attenzione degli appassionati di ben cinque continenti: America, Europa, Africa, Asia e Oceania. L’altra eclisse è quella totale di Luna che avverrà nella notte tra domenica 20 e lunedì 21, sarà visibile dall’Italia e sarà una Super Luna, perché il nostro satellite si troverà pure alla minima distanza da noi (perigeo). Sarà, però, una eclissi per pochi intimi appassionati di fenomeni astronomici. Alla latitudine di Catania, infatti, il fenomeno avrà inizio alle 3.36 con il primo contatto del disco lunare con il cono di penombra proiettato dalla Terra nello spazio e la Luna sarà abbastanza alta nel cielo (41°). L’inizio della totalità avverrà alle 5.41 e la fase massima alle 6.12, ma le regioni meridionali saranno penalizzate dal fatto che la Luna sarà assai bassa sull’orizzonte, a poco più una decina di gradi. Le fasi terminali dell’eclisse (ultimo contatto l’ombra alle 7.51 e con la penombra alle 8.50) non potranno essere osservate perché la Luna tramonta alle 7.14 e si troverà ormai abbondantemente sotto l’orizzonte. Ma non sarà l’unica eclisse lunare dell’anno, perché se ne verificherà ancora un’altra il 16 luglio, ma sarà parziale, con inizio della fase di penombra alle 20.44 con il nostro satellite naturale ad appena quattro gradi di altezza sul piano dell’orizzonte. Poi, alle 22.02 avrà inizio la fase parziale e, alle 23.31, quando la Luna sarà alta 26°, si avrà il massimo del parziale oscuramento del disco lunare. Il fenomeno avrà termine all’una e la Luna uscirà dal cono di penombra alle 2.18.
Adesso, cominciamo il solito excursus planetario dal piccolo Mercurio, che sarà osservabile prima dell’alba nella prima decade del mese. Attualmente, l’elusivo pianeta sta transitando tra le stelle dell’Ofiuco (la famosa tredicesima costellazione ignorata dagli astrologi quando confezionano i loro insulsi oroscopi), molto basso sull’orizzonte orientale e precede il sorgere del Sole di quasi un’ora, mentre in febbraio lo potremo osservare prima del tramonto. Pure il luminoso Venere è osservabile la mattina prima dell’alba. Fino al 9 gennaio, il pianeta di Citera transiterà tra le stelle della costellazione della Bilancia, poi farà una fugace apparizione tra quelle dello Scorpione e, infine, dal 15 gennaio lo vedremo nell’Ofiuco. Il giorno dell’Epifania raggiungerà la distanza angolare di 47° dal Sole (massima elongazione occidentale), sarà perciò al massimo del suo fulgore mattutino. Individuarlo sarà facilissimo, basta volgere lo sguardo verso oriente per accorgersi di questo “faro” che illumina la volta celeste (ha una magnitudine negativa di 4,5), a partire dalle 4 del mattino a inizio mese e dalle 4.30 a fine mese. Marte, invece, sarà osservabile nella prima parte della notte. Lo troveremo nella costellazione dei Pesci e, dopo il tramonto, sarà alto (circa 44°) sull’orizzonte sud-occidentale, dove vi rimarrà fino alle 23. Pure il gigantesco Giove, come Mercurio e Venere, sarà visibile la mattina prima dell’alba. Il “re dei pianeti”, infatti, sorge alle 5.30 a inizio mese e alle 4 a fine mese, proiettato tra le stelle di Ofiuco. Da non perdere, prima dell’alba del 22 gennaio, la bella congiunzione (il cosiddetto “bacio”) con Venere. Altra suggestiva congiunzione è quella tra la Luna in fase calante e i pianeti Giove e Venere, la mattina del 31 gennaio, mentre sorgono allineati sull’orizzonte orientale nella costellazione dell’Ofiuco. Saturno, purtroppo, sarà inosservabile per tutto il mese, perché il 7 gennaio sarà in congiunzione con il Sole. Il pianeta degli anelli tornerà a essere osservabile in febbraio, anch’esso prima dell’alba. Urano è osservabile nella prima parte della notte e tramonterà, a inizio del mese, alle 2 (a mezzanotte alla fine di gennaio). Con l’aiuto di un buon telescopio, dopo le 20, potremo tentare di rintracciarlo tra le stelle dei Pesci, già molto alto, a una cinquantina di gradi sull’orizzonte sud-occidentale. Pure Nettuno è visibile nelle prime ore della sera. Il gigantesco pianeta azzurro, fino alle 22, lo troveremo nella costellazione dell’Acquario, ma col passare dei giorni anticiperà sempre di più e, alla fine del mese di gennaio, tramonterà alle 20. Per osservarlo bisogna avvalersi dell’uso di un buon telescopio e sarà l’ultima occasione perché da febbraio ad aprile sarà inosservabile.
Il cielo delle fredde notti di gennaio offre uno spettacolo di incomparabile bellezza per ciò che riguarda le costellazioni, a partire dall’Orsa Maggiore e da quella del grande cacciatore Orione. Ma cominciamo la nostra carrellata celeste osservando il cielo orientale. Sin dalle 22, spiccano quattro costellazioni con stelle brillanti: l’inconfondibile gigante Orione per la sua forma rettangolare con ai quattro vertici, procedendo dall’alto a sinistra in senso orario, la supergigante rossa Betelgeuse, distante 590 anni luce, la gigante blu Bellatrix o Bellatrice (240 anni luce) e le due supergiganti blu Rigel (900 anni luce) e Saiph (647 anni luce). Al centro, spicca la “Cintura di Orione” formata dall’allineamento di tre stelle di quasi pari luminosità Alnitak, Alnilam e Mintaka, conosciute come “Tre Re”, “Re Magi”, “Tre Bastoni”. Sotto la Cintura di Orione, troviamo la spada formata da due stelle multiple e dalla celeberrima Nebulosa di Orione, che dista da noi 1.630 anni luce e ha un diametro di 100 anni luce. Ai piedi del grande cacciatore, vi sono i suoi inseparabili cani: il Cane Maggiore con la fulgidissima Sirio e il Cane minore con Procione, oltre alla preda che è la Lepre. Nei pressi, vi è la poco appariscente costellazione dell’Eridano formata da una sinuosa linea di stelle e quella del Toro con la stella arancione Aldebaran e, nei pressi, i due ammassi aperti delle Pleiadi e delle Iadi. In alto a sinistra di Betelgeuse brillano i Gemelli con i Dioscuri Castore e Polluce. Quasi allo zenit, spicca la gigante gialla Capella (la capretta con il cui latte fu nutrito Zeus) dell’Auriga. Sempre a est, fanno capolino le costellazioni del Cancro con l’ammasso aperto del Presepe, noto pure come Mangiatoia o Alveare) e del Leone con la luminosa Regolo. Spostando lo sguardo più a nord troviamo l’asterismo del Grande Carro dell’Orsa Maggiore in netta risalita rispetto ai mesi scorsi, mentre scendono, dalla parte opposta, la caratteristica casetta di Cefeo e la doppia W di Cassiopea. Verso Nord-Ovest, si avvia a tramontare la costellazione di Andromeda con l’omonima galassia a spirale gigante, che si trova a circa 2,5 milioni di anni luce dalla Terra ed è l’oggetto celeste più lontano visibile a occhio nudo.
Concludiamo con una panoramica sugli eventi celesti che ci riserverà il nuovo anno. Il più importante è senz’altro il transito di Mercurio davanti al Sole che avverrà l’11 novembre. Quel giorno, alle ore 13.35 circa, il minuscolo pianeta effettuerà un passaggio di fronte al Sole. Attrezzando il telescopio con adeguati filtri per proteggere gli occhi, avremo la possibilità di osservare il piccolo disco nero del pianeta mentre attraversa il grande, luminoso disco solare. L’evento durerà a lungo e, in Italia, il Sole tramonterà mentre il pianeta è ancora in transito. Da non perdere assolutamente, perché il prossimo transito avverrà nel novembre del 2032 (l’ultima volta è stato nel maggio del 2016).
Il 2019 è l’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario del leggendario sbarco del primo uomo sulla Luna. Sarà, invece, un anno nero per l’osservazione delle cosiddette “stelle cadenti”, perché l’osservazione di tutti i maggiori sciami meteorici, come le Perseidi (picco nella notte tra il 12 e il 13 agosto) e le Geminidi (picco previsto per il 14 dicembre), saranno disturbati dalla presenza della Luna.
GIUSEPPE SPERLINGA

cielo-2019-e-gennaio-la-sicilia-2gennaio2019 eclissi-diluna-gennaio2019 eclissi_superluna_21-01-2019 eclisse-totale-di-luna-21-gennaio-2019 immagine il-radiante-delle-quadrantidi-da-coelum-astronomia la-costellazione-di-orione la-grande-nebulosa-di-orione la-nebulosa-di-orione-nella-omonima-costellazione lammasso-aperto-delle-pleiadi

LE GEMINIDI E LA COMETA WIRTANEN

Il quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 15 dicembre 2018, pubblica una pagina intera a due fenomeni celesti interessanti: la pioggia delle “stelle cadenti” di dicembre, le Geminidi, e il passaggio della cometa Wirtanen, la “cometa di Natale”. Testi di chi scrive, impaginazione dell’ottimo amico Leonardo Lodato, impareggiabile giornalista professionista di elevato livello culturale.
Per agevolarne la lettura, ecco qui di seguito i testi originali. Buona lettura e buona visione, se le nuvole lo permetteranno.

GEMINIDI E COMETA DI NATALE: QUANDO IL CIELO DÀ SPETTACOLO
Il cielo di dicembre dà spettacolo. Lo show celeste ha già avuto inizio da qualche giorno, ma da stasera tutti con gli occhi all’insù. Se le nuvole, finalmente, concederanno una tregua, nelle fredde notti dicembrine potremo ammirare un duplice straordinario spettacolo astronomico offerto gratuitamente dalla Natura: la pioggia di stelle cadenti di dicembre, le Geminidi, e il passaggio della “cometa di Natale”.
Cominciamo con lo sciame meteorico delle Geminidi. Queste meteore solcano il cielo sin dall’inizio di dicembre e le loro scie luminose è possibile vederle a occhio nudo, meglio se il cielo è privo del fastidioso riverbero delle luci pure dai centri abitati. Le Geminidi danno origine a una pioggia di meteore così intensa e attesa che non hanno nulla da invidiare alle più famose consorelle estive, le Perseidi, a tutti note come “lacrime di San Lorenzo”. Per osservare il loro passaggio e, perché no, esprimere un desiderio (con i tempi che corrono ciascuno di noi ne avrebbe più di uno da formulare…), occorre anzitutto coprirsi bene e scegliere una postazione al buio che non risenta dell’infausto disturbo provocato dall’inquinamento luminoso. Se le nuvole non si mettono di traverso, tutte le notti fino al 19 dicembre sono buone, ma il picco avviene nelle nottate tra il 13 e il 15, quando è prevista una pioggia di circa cento meteore all’ora, vale a dire potremo osservare una stella cadente al minuto. Per individuarle non occorre utilizzare né telescopi né binocoli, perché questi strumenti hanno campi visivi troppo ristretti, bastano i nostri occhi. Dopo essersi sdraiati su una comoda poltrona reclinabile e aver abituato gli occhi al buio, non avere fretta di rintracciarle subito, perché le loro scie luminose non tarderanno a sfrecciare veloci sopra le nostre teste in tutte le direzioni. Il punto, però, da cui apparentemente sembrano provenire, cioè il loro “radiante”, è vicino alla stella Castore, la più luminosa della costellazione dei Gemelli (per questo motivo si chiamano Geminidi), a nord-ovest rispetto alla più famosa e facilmente riconoscibile costellazione di Orione, che sorge in prima serata a oriente. Si tenga conto che, col passare dei giorni, il radiante si sposta verso est. Queste meteore si distinguono da tutte le altre, perché sono le uniche, probabilmente, a formarsi dalla frammentazione di un asteroide anziché da un nucleo cometario come tutte le altre. Il corpo da cui provengono le Geminidi è l’asteroide “3200 Phaethon” (Fetonte), la cui identità, però, sfugge agli stessi astronomi. Alcuni studiosi, infatti, ipotizzano che esso abbia avuto una collisione al di là dell’orbita di Marte, da cui si sarebbe originata una quantità di frammenti rocciosi che si sarebbero messi in orbita attorno al Sole. Altri, invece, sostengono che la causa di questi frammenti sia dovuta alla disintegrazione di questo asteroide a mano a mano che si avvicina al Sole. Altri ancora, invece, sono persuasi che il corpo dell’asteroide sia il nucleo di una cometa che, nel suo peregrinare intorno alla nostra stella diurna, abbia rastrellato detriti e materiali rocciosi, che si esauriranno nel giro di un secolo. Curiosamente, la struttura di “3200 Phaethon” è assimilabile a quella di un asteroide, ma la sua orbita è fortemente ellittica come quella di una cometa e interseca pericolosamente l’orbita terrestre. Esso, dunque, è un “Near-Earth object” (Neo) e si spinge fino a 22,5 milioni di chilometri dal Sole e passa a poco meno di 50 dal nostro pianeta, all’avvicinarsi lascia una scia di una gran quantità di materiali e per questo molti astronomi sono giunti alla conclusione che si tratti di una cometa estinta che ha accumulato moltissime polveri e materiale roccioso che forma una crosta. Quale che sia la sua origine, è certo che i detriti meteorici lasciati dall’asteroide “3200 Phaethon” penetrano nell’atmosfera terrestre con una bassa velocità d’impatto, che è di appena 35 km/s, sono cioè delle meteore abbastanza lente e ciò le rende belle da osservare e da fotografare. Quello delle Geminidi è uno sciame giovane che fu osservato la prima volta nel 1862, anno in cui si registrarono 20-30 meteore all’ora. Risale, invece, al 1983 la scoperta del corpo progenitore delle Geminidi, grazie al satellite artificiale “Iras” (InfraRed Astronomical Satellite, Satellite Astronomico Infrarosso), un telescopio spaziale utilizzato per le osservazioni astronomiche nell’infrarosso, oggi non più attivo.
Quest’anno, a rendere il Natale ancor più magico, in cielo ci sarà pure la cometa 46/P Wirtanen (la lettera “P” indica che si tratta di una cometa “periodica”), che da giorni risplende ed è già visibile anche alle nostre latitudini e transiterà proprio durante le feste natalizie. Quando passerà vicino a noi? Sarà visibile a occhio nudo? In quale direzione potremo vederla? Cosa fare per osservarla? Sono, queste, le domande che tutti si stanno ponendo in questi giorni e alle quali cercheremo di dare una risposta qui di seguito. Attualmente, l’astro chiomato si trova a poco più di 23 milioni di chilometri dalla Terra e, dopo aver attraversato le stelline della costellazione della Fornace, adesso è proiettato tra quelle della Balena, un raggruppamento di vaste dimensioni che si estende per gran parte nell’emisfero australe, ma è ben osservabile pure dal nostro emisfero. Chi ha il privilegio di abitare in zone dove, dopo il tramonto del Sole, scende un buio fitto può già ammirarla con l’uso di un binocolo, ma essendo ancora molto bassa sull’orizzonte occorre scegliere postazioni senza l’ostacolo visivo di palazzi o chiome di alberi. È stata battezzata col nome di “cometa di Natale”, ma non sarà appariscente come quella che si usa mettere sopra la grotta del Bambinello. Nei prossimi giorni, aumenterà la sua luminosità, la sua magnitudine si abbasserà da 8 a 6 e sarà visibile a occhio nudo. Ciò perché s’avvicina sempre di più al nostro pianeta (sarà alla minima distanza da noi il 16 dicembre, quando si troverà a passare a 11,5 milioni di chilometri di distanza) e perché è ormai vicina al Sole (perielio), che avverrà il 12 dicembre. Le prime foto sono state scattate, lo scorso 31 ottobre, da Rolando Ligustri, dell’Unione Astrofili Italiani, che ha utilizzato un telescopio robotico situato in Australia. Le immagini hanno messo in evidenza una bella chioma verdastra e una minuscola coda appena accennata. La vedremo, insomma, come una sorta di batuffolo luminoso simile a una nebulosa, nulla a che vedere con la cosiddetta “stella cometa” (buffa definizione, come se dicessimo “lucertola triglia”) che di solito si mette in cima all’albero di Natale o sul presepe. Come mai è presto detto. È la prospettiva che non ci farà vedere quella che è la peculiarità delle comete, vale a dire la lunga coda bifida di ioni e di polvere, che può arrivare a misurare centinaia di milioni di chilometri. Le posizioni di Terra, Sole e della cometa, infatti, faranno sì che la coda rimarrà nascosta dietro il nucleo e la chioma. Nei prossimi giorni, la Wirtanen si dirigerà verso la costellazione di Orione, che è facilmente riconoscibile per la sua inconfondibile forma a clessidra. Poi, tra il 15 e il 16 dicembre, la sua magnitudine dovrebbe scendere a 6 se non a 5 o addirittura a 4, la vedremo transitare a meno di quattro gradi dalle Pleiadi (‘a Puddara, per i siciliani) e assai vicino alla stella Aldebaran (l’Occhio rosso del Toro), rintracciabili nel cielo orientale. Dopo il 16, però, la Luna rovinerà l’osservazione, perché il 22 ci sarà il plenilunio e il cielo sarà rischiarato dalla luce lunare. Il giorno successivo, l’astro chiomato proseguirà la sua corsa passando nei pressi della luminosa Capella (la Capretta), la stella più brillante della costellazione dell’Auriga, per poi continuare, affievolendo la sua luminosità, verso la Lince e l’Orsa Maggiore. Fino alla fine dell’anno, dunque, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo con le comete…) essere visibile a occhio nudo, poi intorno al 10 gennaio tornerà a essere osservabile solo con i telescopi. Naturalmente, l’evento ha già mobilitato tutti i club di divulgazione astronomica del pianeta. A Catania, l’associazione Stelle e Ambiente punterà i suoi telescopi, dalle 17 alle 22 di venerdì 14 dicembre, dal campo sportivo del Polivalente di San Giovanni la Punta, nell’ambito dell’Open Day “Notte bianca all’Istituto d’istruzione superiore statale Enrico De Nicola”, con ingresso libero per tutti.
Dopo le bizzarrie meteorologiche degli ultimi tempi, non rimane che sperare nella clemenza delle nuvole e augurare buona caccia celeste a tutti!
GIUSEPPE SPERLINGA

STORIA DELLA COMETA WIRTANEN
La cometa 46/P Wirtanen fu scoperta, il 15 gennaio 1948, dall’astronomo americano Carl Alvar Wirtanen, dell’Osservatorio astronomico Lick dell’Università della California. Si tratta di una cometa periodica della famiglia delle comete gioviane, che è costituita da comete che hanno un periodo compreso tra i 5 e gli 11,86 anni, ossia tra il periodo di rivoluzione del pianeta Giove e la metà di esso. Essa, infatti, impiega 5,44 anni a rivolvere intorno al Sole e l’ultima volta che passò vicino alla Terra fu nel luglio 2013. La rivedremo nel 2023. Il suo nucleo ha un diametro di 1,2 km. La 46P/Wirtanen era stata scelta come obiettivo della missione Rosetta dell’Agenzia spaziale europea (Esa). La missione sarebbe dovuta partire il 12 gennaio 2003 per raggiungere la cometa nel 2011. Il progetto, però, fu modificato perché il razzo vettore “Ariane 5” fallì un lancio l’11 dicembre 2002 e si decise di puntare, con il lancio del 26 febbraio 2004, verso la cometa “67/P Churyumov-Gerasimenko”, che fu raggiunta con successo nel 2014: la sonda madre rilasciò il lander “Philae”, che atterrò sul nucleo cometario senza l’uso di retrorazzi.
G.S.

L’ORIGINE DELLE METEORE
Sono note col nome di “stelle cadenti”, ma non sono stelle in caduta libera sul nostro pianeta. In realtà, si tratta di meteore, vale a dire detriti, polveri e rocce originatisi dalla disgregazione di comete che penetrano ad alta velocità nell’atmosfera della Terra e tracciano sullo sfondo nero della volta celeste quelle scie luminose che suscitano in noi meraviglia e stupore. Nella maggior parte dei casi, per fortuna, si disintegrano in aria a una certa altezza, ma potrebbe accadere che alcune meteore di grandi dimensioni non si polverizzino del tutto e i frammenti più grossi riescano a impattare sulla superficie terrestre, le meteoriti. Questi sciami meteorici che la Terra intercetta lungo la sua orbita prendono il nome dalla costellazione da cui sembrano provenire. Ecco perché gli sciami più famosi sono conosciuti con il nome di Perseidi, Leonidi, Geminidi, Quadrantidi e via dicendo.
G.S.

MITI E LEGGENDE LEGATE ALLE STELLE CADENTI
Nella mitologia greca, le stelle cadenti erano i frammenti di Fetonte, che fu fulminato da Giove dopo aver procurato molti guai ai mortali.
Narra la mitologia greca che Fetonte chiese e ottenne dal padre Febo (Apollo per i Romani) di lasciargli guidare il carro del Sole. A causa, però, della sua inesperienza, il giovane ne perse il controllo perché i cavalli s’imbizzarrirono e corsero all’impazzata per la volta celeste. Dapprima salirono troppo in alto e, bruciando un tratto del cielo, si formò la Via Lattea, dopo scesero troppo vicino alla Terra e l’eccessivo calore causò siccità, devastò la Libia facendola diventare un deserto e gli uomini diventarono scuri di carnagione. Gli uomini si rivolsero a Zeus, che, adirato, scagliò un fulmine contro Fetonte, che colpito cadde alle foci del fiume Eridano e i frammenti, precipitando, bruciarono e si trasformarono in stelle cadenti.
G.S.

L’ASTEROIDE “3200 PHAETHON” (FETONTE)
Fetonte (3200 Pahethon), da cui si origina lo sciame meteorico delle Geminidi, è un asteroide Neo (Near-Earth Object) del diametro di circa 5 km. Gli astronomi suddividono tali asteroidi in tre famiglie: Aten, Apollo e Amor. Fetonte è un asteroide del tipo Apollo, la cui orbita incrocia quelle di Mercurio, Venere, Terra e Marte. È stato scoperto da Simon F. Green e John K. Davies, l’11 ottobre 1983, mentre esaminavano immagini del satellite IRAS alla ricerca di asteroidi e comete. Fetonte è stato il primo asteroide scoperto per mezzo di un satellite.
G.S.
LE STELLE CADENTI E I DESIDERI
Anticamente, si credeva che fossero davvero stelle in caduta libera le scie luminose lasciate dal passaggio delle meteore nell’atmosfera terrestre. E, al loro passaggio, era bene esprimere un desiderio. L’avvistamento delle stelle cadenti era un momento importante per coloro che scrutavano il cielo, perché era ritenuto un avvenimento magico. Ecco spiegato il motivo per cui il repentino passaggio delle stelle in cielo era l’occasione propizia per affidare agli astri uno o più desideri. Basti pensare che la parola “desiderio” deriva dal latino “de siderum” che tradotto vuol dire “sulle stelle”.
G.S.

geminidi-e-cometa-wirtanen-la-sicilia-15dicembre2018   cometa-46pwirtanen-01-14-dicembre-2018-1-1 cometa-46pwirtanene-12-30-dicembre-2018 cometa-di-natale-46p-wirtanen cometa-wirtanen-in-dicembre-2018-fonte-uai orbita-cometa-wirtanen orbita-fetonte radiante-geminidi-2018 radiante-geminidi una-rappresentazione-artistica-dellasteroide-3200-phaethon-il-progenitore-dello-sciame-meteorico-delle-geminidi-credits-nasa xvii-secolo-johann-liss-la-caduta-di-fetonte the_pleiades_elihu_vedder

CIELO DI DICEMBRE 2018

UNA COMETA SOLCA IL CIELO DEL SOLSTIZIO INVERNALE

“Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”. Così non è, perché il periodo d’illuminazione di più breve durata dell’anno non si ha il 13 dicembre, ma nel giorno del solstizio invernale e inizio dell’inverno astronomico, che quest’anno cade il 21 dicembre, vale a dire tre giorni dopo che il Sole avrà lasciato la “costellazione dimenticata” di Ofiuco per passare in quella del Sagittario. Quel giorno, alla latitudine di Catania, la nostra stella diurna sorge alle 7.04 e tramonta alle 16.52 e, senza tenere conto della luce dei due crepuscoli, avremo 9 ore e 48 minuti di luce, una durata inferiore di due minuti rispetto al giorno di Santa Lucia. La Luna sarà nuova il 7, al primo quarto il 15, piena il 22 e all’ultimo quarto il 29. Consueto excursus planetario. Il minuscolo ed elusivo Mercurio potremo osservarlo a metà mese prima del sorgere del Sole, sull’orizzonte orientale, dove sarà alto più di 21 gradi (massima elongazione mattutina) e appare un’ora e 49 minuti prima del Sole. Poi sarà più difficile avvistarlo perché, alla fine dell’anno, si riavvicina al Sole. Venere è tornato a brillare nel cielo mattutino, abbastanza alto sull’orizzonte orientale, autentico dominatore del firmamento delle ultime ore della notte. Nella seconda metà del mese, il pianeta di Citera sorge quasi 4 ore prima del Sole ed è proiettato tra le stelle della costellazione della Vergine per poi passare in quelle della Bilancia. Il pianeta rosso, Marte, seguita a essere, tra quelli visibili a occhio nudo, l’unico osservabile durante le prime ore della sera, a Sud-Ovest. Il gigantesco Giove riappare sulla scena celeste nelle prime ore del mattino sull’orizzonte orientale, dove sarà possibile rintracciarlo nei pressi di Mercurio e del cuore rosso dello Scorpione, la stella Antares, che è la sedicesima stella più brillante dell’intera volta celeste ed è una supergigante rossa (il suo raggio è 850 volte quello del nostro Sole) situata a circa 600 anni luce dal sistema solare. Il pianeta degli anelli, Saturno, sarà assai basso sull’orizzonte occidentale diventando praticamente inosservabile. Urano è osservabile al telescopio ed è rintracciabile nel cielo meridionale per oltre metà della notte. Nel cielo di Sud-Ovest è osservabile nella prima parte della notte il pianeta azzurro Nettuno, la cui osservabilità è simile a quella di Marte, ma con l’ausilio di un buon telescopio. Prima di lasciare il nostro sistema solare segnaliamo che è in arrivo la cometa “46P/Wirtanen”, scoperta nel 1948 dall’astronomo Carl Wirtanen, ha un’orbita compresa fra quella della Terra e quella di Giove e dovrebbe essere visibile nei nostri cieli anche a occhio nudo per tutto il mese di dicembre. Già ribattezzata “cometa di Natale”, l’astro chiomato sta via via aumentando la sua luminosità, sia per effetto del suo passaggio vicino alla Terra (il 16 dicembre sarà a 12 milioni di chilometri di distanza da noi), sia per il suo avvicinamento alla minima distanza dal Sole (perielio), che avverrà il 12 dicembre. La cometa, attualmente, ha una magnitudine di circa 8, che col passare dei giorni dovrebbe passare a 6 diventando così visibile a occhio nudo. Nelle foto e al telescopio mostra già una bella chioma verdastra, ma è già visibile con un buon binocolo se osservata da località con cielo buio. Pur ancora assai bassa sull’orizzonte, ci sarebbero (il condizionale è d’obbligo con le comete) già tutte le premesse per assistere a un buon spettacolo celeste nei cieli notturni natalizi.

Nel firmamento di dicembre spiccano le grandi costellazioni invernali. Mentre a occidente continuano a tramontare le costellazioni autunnali del grande quadrilatero di Pegaso, Andromeda con l’omonima galassia, il Perseo, il Triangolo, e le quattro zodiacali dell’Ariete, Capricorno, Acquario e Pesci, dalla parte opposta, nel cielo orientale, hanno già fatto la loro apparizione il grande cacciatore Orione con ai vertici dell’inconfondibile clessidra le brillanti Betelgeuse, Bellatrix, Rigel e Saiph, in compagnia del Cane Maggiore con la luminosa Sirio e del Cane Minore con Procione, il Toro con la rossa Aldebaran e l’ammasso aperto delle Pleiadi (‘a Puddara, come le cita il Verga ne “I Malavoglia”) i Gemelli con i Dioscuri Castore e Polluce, l’Auriga con la splendida Capella, il Cancro e il Leone con la luminosa Regolo. In particolare, per ciò che riguarda la costellazione di Orione merita di essere osservata con un binocolo o un piccolo telescopio la celeberrima nebulosa omonima, M 42, situata poco al di sotto della cintura formata da tre stelle messe in fila, Alnitak, Alnilam e Mintaka, il cui allineamento è per soltanto apparente perché Alnitak dista 820 anni luce, Alnilam 1.340 e Mintaka 915. Inoltre, va segnalata la presenza dell’asterismo del “Triangolo invernale” ai cui vertici vi sono Betelgeuse, Sirio e Procione. Nel cielo settentrionale potremo osservare le onnipresenti costellazioni circumpolari che ruotano attorno al Piccolo Carro dell’Orsa Minore con, all’estremità, la Stella Polare: procedendo in senso antiorario s’incontrano prima Cassiopea, a seguire il suo celeste sposo Cefeo, poi il Dragone, l’Orsa Maggiore e la Giraffa.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

cometa-di-natale-46p-wirtanen percorso-cometa-wirtanen-dicembre2018 stelle-triangolo triangolo-invernale-e-pleiadi triangolo-invernale cielo-di-dicembre2018-la-sicilia-2dicembre2018

CIELO DI NOVEMBRE 2018

CIELO NOVEMBRE 2018

IL SOLE TRANSITA TRA LE STELLE DELL’OFIUCO IGNORATO DAGLI ASTROLOGI. IL CIELO SOLCATO DALLE STELLE CADENTI DELLE LEONIDI

Quello di novembre è un cielo di transizione che preannuncia l’arrivo dell’inverno astronomico. L’ora è già tornata solare, il dì si accorcia sempre più e il periodo di oscurità (la notte) continua ad allungarsi. Gorno dopo giorno, infatti, il Sole anticipa il suo tramonto e, nuvole permettendo, questo ci regala qualche ora in più per osservare il cielo stellato, riconoscere a occhio nudo le principali costellazioni autunnali e individuare quelle invernali, che hanno già fatto capolino sull’orizzonte orientale, ammirare al telescopio i crateri della Luna quando è al primo quarto, i pianeti visibili in questa frazione dell’anno, le nebulose, gli ammassi globulari, le galassie: uno spettacolo celeste che la Natura offre gratis tutte le sere a coloro che vorranno vederlo con o senza telescopi o binocoli.

Cominciamo l’excursus astronomico con la nostra stella diurna, il Sole. Non è superfluo ricordare che non bisogna mai osservarlo direttamente, pena la cecità. Se si vogliono vedere le macchie solari occorre proteggere gli occhi con adeguati filtri, gli stessi che si utilizzano in occasione delle eclissi di solari, perché sono in grado di bloccare le pericolose radiazioni infrarosse e ultraviolette, che possono danneggiare seriamente la retina, filtri che devono lasciare passare solo lo 0,003 % della luce solare visibile e lo 0,5 % della radiazione infrarossa. Si possono, a esempio, utilizzare gli occhiali da saldatore con indice di protezione non inferiore a 14, perché trattengono efficacemente tutta la radiazione nociva del Sole. Essi sono reperibili sia nei negozi di articoli antinfortunistici e di sicurezza, sia in quelli di ferramenta. Altri filtri adeguati sono quelli in Mylar, che sono composti da due sottili strati di plastica separati da un foglietto di alluminio, che impedisce alla radiazione nociva di penetrare nell’occhio. Si trovano in commercio come occhiali di cartone da eclissi, non hanno costi elevati, permettono di osservare il Sole a occhio nudo, ma si possono applicare davanti all’obiettivo di un cannocchiale, un binocolo o un telescopio. Si possono acquistare per pochi euro nei negozi di ottica specializzati in astronomia e sono disponibili anche sotto forma di fogli che possono essere ritagliati nella forma voluta, facendo attenzione a non forare o graffiare il filtro. Mai usare gli occhiali da Sole, i negativi fotografici o le lastre delle radiografie o, peggio ancora, il vetro affumicato. Il Sole, il 23 novembre, passa dalla costellazione della Bilancia a quella dello Scorpione, dove, però, vi rimane appena sette giorni, perché il 30 fa il suo ingresso nell’Ofiuco (la famosa tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata dagli astrologi che formulano i perniciosi oroscopi), dove transiterà fino al 17 dicembre. In altre parole, coloro i quali sono nati dal 30 novembre al 17 dicembre sono “condannati” a vivere senza leggere l’oroscopo oppure si devono accontentare di leggere quello di un altro, cioè il Sagittario!

Rapido sguardo alla Luna e ai pianeti. L’argenteo satellite naturale terrestre sarà nella fase di novilunio il 7, al primo quarto il 15, plenilunio il 23 e all’ultimo quarto il 30.  Dei cinque pianeti visibili a occhio nudo e noti sin dall’antichità sarà visibile soltanto Marte, che brillerà come un rubino nel cielo sud-occidentale, dove tramonterà verso mezzanotte. Mercurio sarà difficilmente osservabile, perché molto basso sull’orizzonte occidentale e avviluppato dai bagliori del Sole al tramonto. Venere riappare a oriente, dove alla fine del mese sorge tre ore e mezza prima dell’alba. Il gigantesco Giove è inosservabile e il pianeta degli anelli, Saturno, è ancora osservabile sull’orizzonte sud-occidentale ma tramonta un paio d’ore dopo il Sole. Urano è ancora visibile per l’intera notte nel cielo meridionale. Nettuno, infine, è osservabile nella prima parte della notte in direzione Sud, ma verso la mezzanotte sarà molto basso sull’orizzonte occidentale.

Nel cielo occidentale si avviano definitivamente al tramonto gli astri che hanno caratterizzato il cielo estivo: l’asterismo del “Triangolo Estivo” con ai vertici le stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno e le costellazioni di Ercole, del Capricorno e dell’Acquario. Spingendo lo sguardo verso l’orizzonte meridionale troveremo i Pesci e l’Ariete. Nel cielo orientale sono già apparsi le costellazioni zodiacali che spiccheranno per l’intera stagione invernale: il Toro e i Gemelli. A tarda sera, appariranno il Cancro, a sinistra dei Gemelli. Nella seconda parte della notte farà la sua apparizione il Leone, da cui sembrano irradiarsi le stelle cadenti note come Leonidi, uno sciame meteorico visibile intorno al 17 novembre formato da particelle emesse dalla cometa Tempel-Tuttle durante il suo passaggio accanto al Sole. Nel cielo sud-orientale, nelle prime ore della notte, spiccherà l’inconfondibile costellazione del grande cacciatore Orione in compagnia della luminosissima Sirio del Cane Maggiore. Orione è facilmente identificabile per la sua forma a clessidra, nella cui parte mediana vi sono tre stelle allineate (i Re Magi, i Tre Re, i Tre Bastoni di verghiana memoria nei Malavoglia) che formano la “Cintura”, incorniciate da un rettangolo di quattro luminose stelle, che procedendo dal vertice in alto a sinistra e in senso orario sono la supergigante rossa Betelgeuse, la gigante blu Bellatrix, la supergigante blu e più luminosa della costellazione Rigel e la stella azzurra Saiph. Sopra i Gemelli e il Toro spicca l’Auriga con Capella (la Capretta), una delle stelle più luminose del cielo. Nei pressi dello zenit, infine, brillano il grande quadrilatero di Pegaso, seguito, a Nord Est, da Andromeda e da Perseo, mentre più vicine al Polo Nord Celeste si può individuare la coppia regale del cielo: la “W” della bella ma vanitosa regina Cassiopea e del re Cefeo. Nel cielo settentrionale, infine, sono identificabili l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore, quest’ultima con la Stella Polare.

GIUSEPPE SPERLINGA

cielo-novembre2018-30ottobre2018-la-sicilia

IL CIELO DI OTTOBRE 2018

Il quotidiano La Sicilia di oggi, domenica 30 settembre 2018, a pagina 43, pubblica la consueta rubrica mensile “Il Cielo” ideata oltre mezzo secolo fa dal grande giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza e curata da chi scrive dopo la sua scomparsa avvenuta sei anni fa.
Buona lettura!

CIELO DI OTTOBRE 2018 
In autunno, le giornate si accorciano giorno dopo giorno, fino al giorno del solstizio invernale, che quest’anno cade alle 22.23 del prossimo 21 dicembre, quando si avranno il dì più corto e la notte più lunga dell’anno. Alla fine di ottobre, alla latitudine di Catania, il dì si accorcerà di un’ora e due minuti. La Luna questo mese mostrerà cinque fasi, apre il 2 e chiude il 31 con l’ultimo quarto, avremo il novilunio il 9, il primo quarto il 16 e il plenilunio il 24. Sabato 20 ottobre si svolgerà l’International Observe the Moon Night (InOMN), la Notte della Luna, una iniziativa promossa a livello mondiale dalla Nasa e, in Italia, dall’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) e dall’Unione astrofili italiani (Uai) per proporre osservazioni al telescopio dedicate alla Luna.
Consueto excursus planetario. Il piccolo Mercurio sarà praticamente inosservabile perché troppo vicino al Sole e assai basso sull’orizzonte occidentale. Il luminoso Venere, dopo aver brillato per tutta l’estate, all’inizio del mese tramonta pochi minuti dopo il Sole e sarà molto basso sull’orizzonte occidentale. Il pianeta rosso, Marte, autentico protagonista delle notti estive, si appresta lentamente a lasciare la scena celeste, ma sarà possibile scorgerlo facilmente nel cielo della prima serata puntando lo sguardo verso sud, alto poco meno di una trentina di gradi sul piano dell’orizzonte. Giove, il re dei pianeti del Sistema solare, è possibile osservarlo al tramonto quando è già buio, guardando in direzione ovest, molto basso sull’orizzonte. Pure Saturno, il pianeta degli anelli, è osservabile nella prima parte della sera, a sud-ovest, tra le stelle della costellazione del Sagittario. Urano sarà all’opposizione rispetto al Sole il 24 ottobre e, pertanto, sarà osservabile per l’intera notte, inizialmente sull’orizzonte orientale subito dopo il tramonto del Sole, poi culmina a Sud nelle ore centrali della notte e, infine, tramonta a occidente prima dell’alba. Nettuno sarà ancora osservabile per buona parte della notte. Il pianeta azzurro, dopo il tramonto del Sole, si può rintracciare alto in cielo in direzione Sud-Est. Poi, nella prima parte della notte culmina (raggiunge la massima altezza in cielo) a Sud. Ricordiamo che per poter osservare Urano e Nettuno occorre dotarsi di un telescopio. 
Prima di lasciare il Sistema solare, ricordiamo che tra il 9 e il 10 settembre scorsi la cometa Giacobini-Zinner è transitata a soli 58,6 milioni di chilometri dalla Terra (pari alla stessa distanza tra il nostro pianeta e Marte) e aveva appena compiuto il suo passaggio al perielio, vale a dire a 151,5 milioni di chilometri dal Sole: tornerà a solcare i nostri cieli tra sei anni e mezzo. Pure la Giacobini-Zinner lascia dietro di sé uno sciame meteorico, che è quello delle Draconidi (o Giacobinidi), il cui periodo di attività va dal 6 al 10 ottobre, ma il picco è previsto tra l’8 e il 9 del mese. Lo sciame meteorico è così denominato perché il radiante, cioè il punto da cui sembrano provenire le meteore, si trova in direzione della costellazione del Dragone, tra l’Orsa Minore e la Lira.
Nel cielo di ottobre continuano a dominare le costellazioni estive, le quali si avviano lentamente a tramontare verso ovest per lasciare il posto nella scena celeste a quelle tipicamente invernali. Nelle prime ore della notte, infatti, vedremo quasi allo zenit l’asterismo del “Triangolo Estivo”, con ai vertici le stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno, ormai prossimo a cedere il passo al Grande quadrato di Pegaso. Dopo il tramonto, nel cielo occidentale, stanno per tramontare le costellazioni del Bootes (il Bifolco o Bovaro che dir si voglia) con la stella gigante rossa Arturo (la quarta stella più brillante del cielo notturno dopo Sirio, Canopo e alfa Centauri), seguito dall’Ofiuco (la famosa tredicesima costellazione dello Zodiaco ignorata dagli oroscopi) e da Ercole. Dalla parte opposta del cielo, più precisamente a nord-est, si potrà osservare l’arrivo di Perseo a forma di “Y” rovesciata, di Cassiopea riconoscibile per la caratteristica forma a “W” e del suo regale sposo Cefeo a forma di casetta e il sorgere della luminosissima Capella, la stella più brillante dell’Auriga. A seguire, vedremo l’inconfondibile costellazione del Toro, il cui occhio rosso è la stella gigante Aldebaran, assieme all’ammasso aperto delle Pleiadi, le “Sette sorelle”, per i siciliani “a Puddara” (la chioccia con i pulcini) di verghiana memoria. Nella seconda parte della notte faranno la loro apparizione le costellazioni del grande cacciatore Orione e dei Gemelli, Castore e Polluce, nella seconda parte della notte. Sull’orizzonte settentrionale, spiccano le consuete costellazioni circumpolari che non sorgono e non tramontano mai: l’asterismo del Gran Carro dell’Orsa Maggiore, che si trova nel punto più basso del suo percorso attorno alla stella Polare del Piccolo Carro dell’Orsa Minore. Volgendo, infine, lo sguardo verso sud-est, spiccano nel cielo la costellazione dei Pesci e quelle della Balena e dello Scultore.
Si ricorda, infine, che nella notte tra sabato 27 e domenica 28 ottobre torna l’ora solare invernale e bisognerà portare indietro le lancette degli orologi di un’ora.
GIUSEPPE SPERLINGA

cielo-ottobre2018-la-sicilia-30settembre2018-pag-43 draconidi-radiante percorso-cometa-giacobini-zinner-ottobre2018

UNA COMETA VERDE SOLCA IL CIELO DI SETTEMBRE

UNA COMETA VERDE SOLCA IL CIELO DI SETTEMBRE

Dopo sei anni e mezzo, torna a solcare i cieli la cometa Giacobini-Zinner (per gli astronomi, 21P/Giacobini-Zinner). L’ultimo suo passaggio avvenne l’11 febbraio 2012 ed è stata denominata la “cometa verde” per il suo bellissimo colore verde smeraldo, dovuto alla presenza nel nucleo di cianogeno, un composto chimico formato da due atomi di carbonio e altrettanti di azoto. L’astro chiomato è già da un paio di mesi a essere preso di mira dai binocoli e telescopi degli astrofili di tutto il mondo, ma sarà il mese di settembre, quando raggiungerà il massimo del suo splendore (si stima che la sua luminosità sarà di settima magnitudine), il periodo migliore per tentare di ammirarlo e fotografarlo. Si spera pure che la sua magnitudine apparente possa passare dalla settima alla sesta o addirittura alla quinta, perché così si renderebbe visibile anche a occhio nudo da un sito di osservazione privo da qualsiasi forma di inquinamento luminoso. In altre parole, si potrebbe verificare ciò che accadde nel lontano 1946, quando la cometa giunta al perielio subì una serie di esplosioni che portarono la sua magnitudine dalla settima alla quinta e tutti poterono osservarla senza far ricorso a strumenti ottici.

La cometa Giacobini-Zinner ha un periodo orbitale di 6,6 anni e, a ogni passaggio, lascia dietro di sé frammenti e detriti spaziali che danno poi origine allo sciame meteorico delle Giacobinidi (note pure come Draconidi, perché il punto dal quale sembrano provenire tutte le scie è collocato nella testa della costellazione del Drago), la cui visibilità, nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, sarà favorita dall’assenza del chiarore lunare. Quello di quest’anno è il sedicesimo passaggio dalla sua scoperta, avvenuta il 20 dicembre 1900 a opera dell’astronomo francese Michel Giacobini dell’Osservatorio di Nizza e rintracciata, il 23 ottobre del 1913, da Ernst Zinner che scrutava il cielo a caccia di comete dall’Osservatorio bavarese di Bamberga. La cometa viaggia nello spazio alla velocità di 23 km/s e, in queste ore, si sta avvicinando sempre di più alla Terra e, quindi, al Sole. Il 10 settembre sarà il momento migliore per ammirare l’astro chiomato, perché essa si troverà al perielio, vale a dire a soli 58 milioni di chilometri dal nostro pianeta: sarà il passaggio più vicino alla Terra dal 14 settembre 1946, che sarà superato solo da quello previsto per il 18 settembre 2058.

A mano a mano che la cometa si avvicina al Sole diventerà sempre più luminosa, perché il calore della nostra stella diurna fa sublimare il nucleo cometario ghiacciato di due chilometri di diametro, da cui si forma una coda lunga 290 mila chilometri. L’orbita della cometa ha il suo punto più distante dal Sole (afelio) nei pressi dell’orbita di Giove e il suo periodo orbitale è di sei anni, quasi la metà di quello gioviano. Per tale motivo, si verificano ogni due orbite incontri ravvicinati tra la cometa e il gigantesco pianeta gassoso, che causa forti perturbazioni all’orbita della cometa, facendo cariare la distanza perielica. È ciò che si verificò nel 1898, quando a seguito della perturbazione causata dall’incontro ravvicinato tra la cometa e Giove si accorciò la distanza perielica da 1,22 UA a 0,93 UA (pari 43 milioni di chilometri), che a sua volta fu la causa di un aumento della quantità di energia trasmessa per irraggiamento dalla nostra stella diurna al nucleo cometario e, di conseguenza, della quantità di massa espulsa nello spazio.

Nuvole permettendo, dunque, dalla tarda serata del 10 settembre tutti con gli occhi e binocoli o telescopi puntati verso il cielo, in direzione Est, a caccia della cometa verde.

                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA

 

cometa-giacobini-zinner-la-sicilia-10settembre2018   cometa-giacobini-zinner-foto-coelum-astronomia la-cometa-verde-giacobini-zinner

 

DOVE E QUANDO GUARDARE

Rintracciare la cometa Giacobini-Zinner è assai facile se si dispone di un buon binocolo possibilmente montato su treppiede. La cartina mostra il percorso della cometa nel mese di settembre ed è un tracciato molto interessante dal punto di vista astronomico, perché l’astro chiomato passerà prospetticamente vicino ad alcuni ammassi aperti che val la pena osservare. In pratica, la cometa parte dalla costellazione dell’Auriga e terminerà la sua corsa in quella dell’Unicorno, con delle brevi irruzioni nelle costellazioni di Orione e dei Gemelli. Ecco il dettaglio. La notte tra il 2 e 3 settembre la cometa è passata a poca distanza da Capella, la stella principale della costellazione dell’Auriga. L’11 sarà vicina all’ammasso aperto M37, sempre nell’Auriga, il 14 entra nella costellazione dei Gemelli e, il giorno dopo, sarà a ridosso nell’ammasso aperto M35, che purtroppo non sarà possibile osservare perché il suo passaggio tra le stelle dell’ammasso avverrà in orario diurno. Il 17, la Giacobini-Zinner entra nella costellazione di Orione, ma dopo un paio di giorni ritorna nei Gemelli. Il 24 transita tra le stelle della costellazione dell’Unicorno e la troveremo vicina all’ammasso aperto “Albero di Natale” (Ngc 2264) con la sua suggestiva Nebulosa Cono, scoperta nel 1784 dal grande astronomo tedesco naturalizzato britannico William Herschel. La nostra cometa terminerà la sua corsa del mese di settembre, tra il 26 e il 27, sfiorando la nebulosa Rosetta (Ngc 2244), anch’essa nell’Unicorno. All’inizio di ottobre, infine, la cometa sarà ancora nell’Unicorno e transiterà nei pressi degli ammassi aperti Ngc 2301, Ngc 2343 e M50, mentre alla fine del mese passerà accanto al brillante ammasso aperto Ngc 2362 nella costellazione del Cane Maggiore.

                                                                                                                      G. SPE.

 

percorso-cometa-giacobini-settembre2018-foto-coelum-astronomia  orbita-cometa-giacobini-zinner

NEL 1985 È STATA ATTRAVERSATA DALLA SONDA INTERNATIONAL COMETARY EXPLORER

La cometa Giacobini-Zinner è stata oggetto di studio della sonda “International cometary explorer” (Ice), che ha attraversato la sua coda di plasma l’11 settembre 1985. L’Ice, nota originariamente come “International sun/earth explorer 3” (Isee-3), è stata lanciata il 12 agosto 1978. Come le precedenti sonde gemelle Isee-1 e Isee-2 era stata progettata per studiare le interazioni del campo magnetico terrestre con il vento solare. Una volta portata al termine la missione, la sua destinazione d’uso è stata modificata per l’esplorazione delle comete. È stata la prima sonda automatica collocata in orbita “halo” (aureola) in un punto di Lagrange, orbitando nel punto L1 del sistema Terra-Sole, nonché la prima sonda a monitorare il vento solare. È stata anche la prima sonda a esplorare una cometa, attraversando la coda della Giacobini-Zinner e avvicinandosi a circa 7.800 chilometri dal suo nucleo.

Dai risultati di una ricerca effettuata nel 2000 è emersa la presenza sulla cometa di materiale organico.

                                                                                             G. SPE.

IL CIELO DELL’EQUINOZIO AUTUNNALE

UNA COMETA NEL CIELO NOTTURNO DI SETTEMBRE 2018

In settembre, le giornate continueranno ad accorciarsi fino all’equinozio d’autunno, che quest’anno cade il 23, giorno in cui la durata del dì e della notte saranno uguali (senza tener conto, ovviamente, della luce dovuta ai due crepuscoli), il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest, passa per il punto omega o punto della Bilancia (l’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica), il circolo di illuminazione divide in due parti uguali i due poli artico e antartico, ha inizio l’autunno nell’emisfero boreale e la primavera in quello australe. Alcuni giorni prima, più precisamente il 17, il Sole passa dalla costellazione del Leone a quella della Vergine, tra le stelle della quale lo vedremo proiettato fino al 30 ottobre. Per gli astrologi, che pretendono di leggere i destini degli umani nel cielo fossile di duemila anni fa, la nostra stella diurna in settembre si troverebbe nella Vergine fino al 23 per poi passare nella Bilancia e rimanervi fino al 23 ottobre: coloro i quali si ostinano a credere nelle previsioni astrologiche sono serviti, perché finora hanno letto l’oroscopo di un altro. Ogni anno solstizi ed equinozi ritardano di circa 6 ore, ma ogni quattro anni tornano indietro di un giorno. Il perché è presto spiegato: ogni anno la Terra non impiega proprio un anno a rivolvere intorno al Sole, ma 365 giorni e 6 ore. Quindi, per tornare nello stesso punto dell’orbita (in questo caso quello dell’equinozio), ogni anno impiega circa 6 ore in più che però sono recuperate ogni quattro anni con un giorno bisestile. Per ciò che riguarda la Luna, sarà all’ultimo quarto il 3, cui seguirà il novilunio il 9, poi il primo quarto il 17 e, infine, il plenilunio il 25.

Il cielo di settembre sarà solcato dalla cometa “21P/Giacobini-Zinner”, che continua ad avvicinarsi al nostro pianeta e il 10 sarà al perielio, vale a dire a 0.39 Unità Astronomiche, che equivalgono a circa 58 milioni di chilometri. Questa cometa appartiene alla famiglia cometaria di Giove e ha un periodo orbitale di 6.6 anni. Tra alcuni giorni raggiungerà la magnitudine 7, vale a dire sarà poco oltre il limite di visibilità a occhio nudo e che, pertanto, per osservarla al meglio occorre dotarsi di un piccolo telescopio oppure di un buon binocolo. L’astro chiomato è visibile nella costellazione di Cassiopea e si potrà ammirarlo sin dalle prime ore della notte. Per la cronaca, la cometa Giacobini-Zinner è stata scoperta dall’Osservatorio di Nizza da Michel Giacobini nella notte del 20 dicembre 1900. Tredici anni dopo, nel secondo passaggio successivo, fu rivista da Ernst Zinner dall’Osservatorio Della città bavarese di Bamberg.

Rapido excursus planetario. Mercurio è ancora visibile a oriente perché sorge un’ora e mezza prima del Sole. Poi, però, il minuscolo pianeta si avvicina al Sole (il 21 sarà in congiunzione con esso) e si renderà inosservabile. Venere continua a tramontare sempre prima e, alla fine del mese, sarà osservabile per una trentina di minuti, assai basso sull’orizzonte occidentale. Il pianeta rosso, Marte, è visibile nella prima parte della notte, inizialmente nel cielo meridionale, poi a Sud-Ovest sempre più basso. Come Venere e Marte, l’altro protagonista nelle notti estive è il gigantesco Giove, che brillerà nelle prime ore della sera e, alla fine del mese, tramonterà poco più di un’ora e mezza dopo il Sole. L’ultimo pianeta visibile a occhio nudo, Saturno, è osservabile appena fa buio, a Sud-Ovest. Urano, invece, è osservabile per tutta la notte: sorge a Est e, a notte fonda, culmina a Sud. Nettuno, che sarà all’opposizione il 7, è osservabile per l’intera notte a Est dopo il tramonto del Sole, culminerà a Sud a mezzanotte e tramonterà a Sud-Ovest prima dell’alba. Il declassato Plutone, capostipite della classe dei Plutoidi, è rintracciabile a Sud tra Marte e Saturno.

Le costellazioni che hanno dominato i cieli di questa bizzarra estate continuano a spostarsi verso l’orizzonte occidentale, al di sotto del quale si tufferanno tra un paio di mesi per lasciare il posto a quelle invernali e, in prima serata, sarà possibile scorgere lo Scorpione con la rossa Antares, seguito dal Sagittario e, più in alto, dall’Ofiuco e da Ercole. In direzione Nord-Ovest continuerà a brillare Arturo, la stella più luminosa della costellazione del Bootes (Bovaro). Pure il Triangolo Estivo, i cui vertici sono formati delle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno, si avvia decisamente a tramontare verso Ovest. Volgendo lo sguardo dalla parte opposta, a Est, vedremo sorgere l’Ariete, che fa da apripista alla costellazione del Toro, preannunciata a sua volta dalla comparsa delle sette sorelle”, le Pleiadi, il famoso ammasso aperto citato dal Verga nei Malavoglia col nome dialettale “Puddara” (la chioccia con i pulcini). Le estese ma poco appariscenti costellazioni del Capricorno, Acquario e Pesci si potranno individuare nell’orizzonte meridionale. Nel cielo di Sud-Est campeggia il grande quadrilatero di Pegaso, il mitico cavallo alato di Perseo, che ci permetterà di individuare, verso Nord-Est, la costellazione di Andromeda con la famosa omonima galassia, seguita dalla “Y” rovesciata di Perseo. Proseguendo in direzione Nord, verso la Stella Polare, ecco la “W” di Cassiopea e, accanto, il suo sposo celeste Cefeo a forma di casetta.

                                                                                              GIUSEPPE SPERLINGA

 

cielo-settembre2018-lasicilia-29agosto2018 cometa-giacobini-zinner equinozio equinozio2 equinozio-dautunno-2014-si-cambia-stagione-il-23-settembre il-percorso-del-sole-nellequinozio-a-0-di-latitudine-allequatore il-percorso-del-sole-nellequinozio-a-50-di-latitudine il-percorso-del-sole-nellequinozio-a-90-di-latitudine-ai-poli