Stelle e Ambiente

Il Cielo

LA COMETA DI NATALE: “C/2021 A1 LEONARD”

LA COMETA DI NATALE

Sarà un Natale allietato dall’arrivo della nuova cometa che da alcune settimane sta solcando il cielo e che, probabilmente, riusciremo a vedere anche a occhio nudo. È la cometa “C/2021 A1 Leonard”, potrebbe diventare talmente luminosa da essere alla portata di un piccolo binocolo, di un cannocchiale e persino dei nostri occhi, se osservata da località lontane da inquinamento luminoso. Cosa significa la sigla “C/2021 A1 Leonard” è presto detto: “Leonard” è il nome dello scopritore, che è l’astronomo statunitense dell’Università dell’Arizona Gregory J. Leonard, il quale il 3 gennaio di quest’anno la fotografò dall’Osservatorio di Monte Lemmon, nei pressi di Tucson; la lettera “C” vuol dire che è una cometa non periodica o a lungo periodo, cioè ha un’orbita iperbolica o parabolica, per cui dopo il suo passaggio al perielio non la rivedremo più; “2021” è l’anno della scoperta; la lettera “A” indica che è stata scoperta nella prima metà del mese di gennaio; il numero “1” significa che è la prima cometa scoperta.

La cometa è già stata fotografata in diverse parti dell’emisfero boreale, tra i quali l’astronomo non professionista australiano Michael Mattiazzo (lo scopritore della cometa “C/2020 Swan”) e gli astrofili Franco Traviglia e Anna Maria Catalano dell’Osservatorio astronomico di Scordia, in provincia di Catania. Mattiazzo ha immortalato l’astro chiomato utilizzando da remoto un telescopio situato nel New Mexico, in attesa di riprenderlo con i suoi strumenti quando, nella seconda metà di dicembre, sarà visibile dall’emisfero australe. Traviglia e Catalano, invece, sono riusciti a immortalare questa appariscente “palla di neve sporca” alle 3 della notte del 5 dicembre scorso, tra le stelle della costellazione di Bootes (Bovaro o Bifolco), utilizzando un telescopio rifrattore apocromatico con corpo macchina Canon 50D modificata con filtro anti inquinamento luminoso. “Si poteva fare di più – si rammaricano i due astrofili scordiensi -, ma l’orizzonte orientale è penalizzato dal riverbero dell’eccessiva luce della cintura di Catania e ciò non ci ha permesso di andare oltre. Peccato, perché adesso la Leonard declina velocemente abbassandosi sempre di più sul piano dell’orizzonte”. “Sarà possibile osservare la cometa Leonard – suggerisce l’astrofilo Rosario Catania – al mattino dalle 5 alle 6 prima dell’alba guardando a est. Non siamo ancora certi che si vedrà a occhio nudo, ma sicuramente sarà possibile osservarla e fotografarla con un piccolo telescopio oppure con una reflex dotata di un teleobiettivo luminoso come un 300 mm. In ogni caso, sarà una occasione per tentare di riconoscere le costellazioni del cielo invernale”.

La cometa Leonard ha un’orbita retrograda (cioè si muove in senso orario), viaggia con una velocità orbitale assai elevata, ha un nucleo di circa 10 km di diametro avviluppato da una vistosa e ampia chioma, seguito da una lunga coda si estende fino a 100.000 km. Questa cometa è stata scoperta il 3 gennaio di quest’anno quando era a circa 750 milioni di chilometri dal Sole Il 12 dicembre sarà alla minima distanza dal nostro pianeta (35 milioni di km) e sarà visibile prima nell’emisfero boreale e poi in quello australe: potremo ammirarla fino al 14 dicembre, ma sarà molto bassa, ad appena 10 gradi sopra l’orizzonte orientale, prima dell’alba. Vale la pena la levataccia notturna per scrutare il cielo tra le nuvole alla ricerca di questo suggestivo astro che ha il destino segnato: o sarà disintegrato quando, il 2 gennaio del nuovo anno, arriverà al perielio oppure, se uscirà indenne dal rendez-vous col Sole sparirà per sempre, non tornerà più perché la sua orbita iperbolica si chiude all’infinito.  

            Le comete sono oggetti imprevedibili e la Leonard non fa eccezione, potrebbe riservarci un bel regalo di Natale aumentando all’improvviso di luminosità e rendersi visibile in cielo. Occhi e strumenti, dunque, puntati verso il cielo con la speranza che l’apparizione di questo vagabondo dello spazio possa regalarci un’emozione, che con i tempi bui che corrono non è cosa di poco conto.

(La foto in B/N della cometa Leonard è dell’astrofilo australiano Michael Mattiazzo, le foto a colori sono di Franco Traviglia e Anna Maria Catalano dell’Osservatorio Astronomico di Scordia, in provincia di Catania: a loro i miei ringraziamenti per la collaborazione).

GIUSEPPE SPERLINGA

 https://www.lasicilia.it/societa/news/non-e-natale-senza-cometa-ecco-come-vedere-leonard-durante-le-feste-1422516/

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SHOW PLANETARIO NEL CIELO DI DICEMBRE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, martedì 7 dicembre 2021, pubblica la consueta rubrica mensile di divulgazione astronomica. Lo spazio è tiranno e, purtroppo, costringe a tagli e rinunce talvolta di interi capoversi.

A beneficio di coloro che avessero voglia di leggermi fino in fondo, ecco qui di seguito il testo integrale dell’articolo sul cielo di dicembre.
Buona lettura!
G. Spe.
SHOW PLANETARIO NEL CIELO DI DICEMBRE 2021
“Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”. Nella realtà, però, non è così, perché il dì più breve dell’anno è il 21 (o il 22) dicembre, giorno in cui cade il solstizio invernale. Il giorno della festa liturgica di Santa Lucia, alla latitudine di Catania, il Sole sorge alle 6,59 e tramonta alle 16,49: la durata del dì è di 9 ore e 50 minuti. Il 21, invece, il dì è più breve di due minuti: dura, infatti, 9 ore e 48 minuti, perché il Sole sorge alle 7,04) e tramonta alle 16,52.
Il 18 dicembre la nostra stella diurna passa dalla costellazione dell’Ofiuco a quella del Sagittario. Non la pensano allo stesso modo gli astrologi, che non contemplano nei loro oroscopi la tredicesima costellazione dello Zodiaco, che è quella di Ofiuco. Le cose stanno così: lo scorso 23 novembre, il Sole ha lasciato la costellazione della Bilancia per passare in quella dello Scorpione, dove vi è rimasto appena sei giorni, cioè fino al 29 dello stesso mese, giorno in cui è passato in Ofiuco. L’astro, nel suo apparente movimento attorno alla Terra, il 18 dicembre lascia Ofiuco e fino al 18 gennaio del nuovo anno lo vedremo proiettato tra le stelle del Sagittario. Gli astrologi, invece, non tengono conto né del lento movimento millenario della precessione degli equinozi né dell’esistenza della costellazione di Ofiuco e, continuando a “leggere” un cielo fossile di duemila anni fa, ammanniscono oroscopi a beneficio dei creduloni. L’indimenticabile giornalista e astrofilo Luigi Prestinenza, che ideò e curò questa rubrica per oltre mezzo secolo, soleva ripetere che l’oroscopo dovrebbe riportare in calce un’avvertenza analoga a quella dei pacchetti delle sigarette: “La lettura dell’oroscopo nuoce gravemente alla sanità mentale”.
Il piccolo Mercurio è visibile al tramonto e il 29 sarà facile da rintracciare nel cielo occidentale perché si troverà vicinissimo al luminoso Venere. Il pianeta rosso, Marte, è visibile al mattino presto nel cielo sud-orientale, basso sull’orizzonte. Giove e Saturno li possiamo ammirare di sera nel cielo occidentale. Urano è osservabile per gran parte della notte nel cielo sud-occidentale. Nettuno, infine, è rintracciabile nello stesso cielo, ma solo nella prima parte della nottata. Da non perdere le congiunzioni della Luna con Marte, alle 6.30 del 3 dicembre (difficile da osservare); con Venere, Saturno e Giove rispettivamente il 7, l’8 e il 9 sempre alle 18; con le Pleiadi alle 21 del 16. L’anno si chiuderà con la congiunzione tripla, alle 6 del mattino, tra la Luna, Ares (Marte) e il suo alter ego Antares (il cuore rosso dello Scorpione). I cieli serali tra il 15 e il 17 dicembre offriranno lo show planetario di Venere, Saturno e Giove che si mostreranno quasi allineati. Altro spettacolo celeste sarà offerto dallo sciame meteorico delle Geminidi, paragonabili alle più note Perseidi, che tutti conoscono come “lacrime o fuochi di San Lorenzo”. Queste “stelle cadenti” solcheranno il cielo con le loro scie luminose tra il 3 e il 19 dicembre, ma il picco si avrà nella notte tra il 13 e il14 con una pioggia di circa 100 meteore all’ora, quasi una stella cadente al minuto! Le Geminidi possiamo vederle sfrecciare ed esprimere i nostri desideri guardando in qualsiasi zona del cielo, ma è utile puntare lo sguardo in direzione del loro “radiante”, cioè il punto dal quale sembrano provenire le meteore, che è vicino alla stella Castore, la più luminosa nella costellazione dei Gemelli.
Il cielo di dicembre è dominato dall’inconfondibile costellazione di Orione, accompagnata dai fedeli Cane Maggiore con Sirio e Cane Minore con Procione, dal Toro e dai Gemelli. Ma la costellazione del mese è l’Auriga (o Cocchiere) con la brillante Capella (la capretta Amaltea che allattò Giove), facile da individuare per la sua forma a pentagono. Nella mitologia classica, Mirtilo, figlio di Ermes e amico di Pelope, fu scelto da Enomao come suo auriga (cioè colui che guidava il carro da guerra e partecipava alle corse dei carri che si svolgevano dell’antica Grecia). Pelope si era innamorato di Ippodamia, figlia di Enomao, il quale avrebbe concesso la figlia solo a chi lo avesse superato in una gara con i carri. La gara fu vinta da Pelope grazie al sabotaggio di Mirtilo ai danni di Enomao. Come tutti i traditori, Mirtilo fu ucciso da Pelope per timore che raccontasse la verità. Il suo corpo fu trasportato in cielo da Ermes nella costellazione dell’Auriga.
GIUSEPPE SPERLINGA
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APPARE IL GIGANTE ORIONE NEL CIELO DI NOVEMBRE
Nel cielo di novembre sono ancora presenti le costellazioni di Andromeda con la sua omonima galassia spirale simile alla nostra ma molto più grande, di Pegaso, riconoscibile per il suo celebre Quadrato ai cui vertici vi sono quattro stelle, una delle quali appartiene ad Andromeda, e del Cigno con la luminosa Deneb. Intanto, a oriente, sono già apparse le costellazioni che domineranno i cieli dei mesi invernali: l’Auriga con la brillantissima Capella (la mitologica Capretta che allattò Giove) e il Toro con la rossa Aldebaran e gli ammassi aperti delle Pleiadi e delle Iadi, la cui apparizione in cielo preannuncia l’imminente arrivo del gigante Orione, il grande cacciatore ucciso dallo Scorpione, il quale si affretta a tuffarsi oltre l’orizzonte occidentale se vuole evitare di essere trafitto dalle sagitte scoccate dal Sagittario. Il Toro è seguito dalle costellazioni dei Gemelli, del Cancro e del Leone. Orione è già visibile nelle prime della notte nel cielo sud-orientale insieme con l’inseparabile brillantissima Sirio del Cane Maggiore. È, invece, assai scarno di stelle appariscenti il cielo meridionale, con la sola eccezione di Fomalhaut, la stella più luminosa della costellazione del Pesce Australe. Sempre a Sud, sono visibili le costellazioni dell’Aquario, dei Pesci e dell’Ariete. Nel cielo settentrionale, il Gran Carro dell’Orsa Maggiore molto basso sull’orizzonte, ma dalla parte opposta spicca l’inconfondibile “W” di Cassiopea con accanto la tenue casetta di Cefeo.
Passiamo alla consueta carrellata planetaria. All’inizio del mese, il minuscolo Mercurio sorge un’ora e mezza prima del Sole e sarà rintracciabile a oriente. Poi s’abbassa progressivamente sull’orizzonte fino a sparire di scena. Il luminosissimo Venere continuerà a brillare per quasi tre ore dopo il tramonto del Sole. Il pianeta rosso, Marte, lo rivedremo prima dell’alba a oriente, ma sarà bassissimo sull’orizzonte e quindi difficile da avvistare. Il gigantesco Giove appare già al crepuscolo e continua a dominare il cielo sud-occidentale. L’osservabilità del pianeta degli anelli, Saturno, è simile a quella di Giove, ma tramonta un’ora e mezza prima. Urano è osservabile con l’ausilio di un telescopio per tutta la notte nel cielo orientale appena fa buio. Nettuno, infine, è rintracciabile a Sud nella prima parte della notte.
La sera dell’8 novembre, la Luna sarà in congiunzione con il pianeta Venere nel cielo sud-occidentale. Nella serata dell’11 novembre potremo osservare il solito ménage a trois tra la Luna al primo quarto e i due giganti del Sistema solare Giove e Saturno proiettati tra le stelline della costellazione del Capricorno. Suggestivo pure, nella notte del 19 novembre, l’incontro tra la Luna e gli ammassi delle Pleiadi e delle Iadi, nella costellazione del Toro.
GIUSEPPE SPERLINGA
La Nebulosa di Orione nella bellissima foto del mio indimenticato alunno Giovanni Lombardo, poliziotto-astrofilo a Bari.
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ANDROMEDA NEL CIELO DI OTTOBRE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, martedì 5 ottobre 2021, pubblica la consueta rubrica di divulgazione astronomica “Il Cielo”, a firma di chi scrive, dedicata ai fenomeni celesti del mese di ottobre.
Un particolare ringraziamento all’autore della bellissima foto della galassia di Andromeda realizzata con grande bravura dall’ottimo amico Franco Traviglia dall’Osservatorio astronomico di Scordia (Catania).
Buona lettura!
Giuseppe Sperlinga
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CIELO DI SETTEMBRE 2021

Il 4 settembre del 2012 ci lasciava Luigi Prestinenza, giornalista e astrofilo, come amava definirsi. Fu caposervizio allo Sport del quotidiano La Sicilia di Catania, ma – soprattutto – fu un grande giornalista scientifico e infaticabile divulgatore della Scienza, in particolare dell’Astronomia. Negli anni Sessanta del secolo scorso, ideò la rubrica del “Cielo del mese” che La Sicilia continua a pubblicare con cadenza mensile dopo la scomparsa di Prestinenza a firma di chi scrive.
Lo ricordo con grande stima e riconoscenza per gli insegnamenti ricevuti nel campo del giornalismo scientifico e in quello della divulgazione astronomica.
Per una curiosa coincidenza, Luigi Prestinenza è nato ed è morto lo stesso giorno dei due mesi in cui cadono gli equinozi: nasce il 4 marzo 1929 (mese dell’equinozio di primavera) e muore il 4 settembre 2012 (mese dell’equinozio di autunno).
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CIELO SETTEMBRE 2021
Nel cielo fossile di settembre degli astrologi, il Sole entrerebbe nel segno della Bilancia. Oggi non è più così, lo era duemila anni fa. La nostra stella diurna, infatti, il 16 settembre passa dalla costellazione del Leone a quella della Vergine. Con buona pace di coloro che continueranno a leggere l’oroscopo di un altro. All’inizio del mese, alla latitudine di Catania, il Sole sorge alle 6.33 e tramonta alle 19.27, le giornate durano 12 ore e 54 minuti. Il 30 settembre il Sole sorge 2 minuti dopo e tramonta con 41 minuti di anticipo: il dì s’accorcia di un’ora e due minuti. Pure quest’anno l’equinozio autunnale cade il 22 settembre, giorno in cui finisce l’estate astronomica e comincia l’autunno (per i meteorologi, la stagione autunnale s’inizia il primo giorno del mese); il dì ha la stessa durata della notte ovunque e a mezzogiorno il Sole è allo zenit sull’equatore; ha inizio l’autunno nell’emisfero boreale e la primavera in quello australe; al polo Nord ha inizio la notte polare, mentre al polo Sud comincia il giorno polare; i Poli terrestri sono tagliati in due parti uguali dal circolo d’illuminazione; il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest, e passa per il punto Omega o della Bilancia (intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica).
L’elusivo e minuscolo Mercurio continua a essere osservabile nel cielo serale, ma bassissimo sull’orizzonte occidentale e difficile da individuare tra i bagliori rossastri del Sole al tramonto. Pure il luminoso Venere è visibile al tramonto sull’orizzonte occidentale, dove tramontava un’ora e mezza dopo il Sole. Il pianeta rosso Marte è praticamente inosservabile per tutto il mese perché molto vicino al Sole, con sui sarà presto in congiunzione. Il gigantesco Giove e il pianeta degli anelli Saturno continueranno a dominare il cielo autunnale per gran parte della notte tra le stelline del Capricorno. Urano e Nettuno, infine, sono entrambi visibili nel cielo orientale per quasi tutta la notte, il primo tra le stelle dell’Ariete, il secondo tra quelle dell’Acquario.
Tra le congiunzioni, segnaliamo quella tra Venere e il falcetto di Luna crescente, alle 20.30 del 10 settembre; quella tra la Luna con ai lati i due giganti del Sistema solare Giove e Saturno, alle 21.30 del 17; e quella della Luna con le Pleiadi, alle 23.30 del 25.
Nel cielo di settembre sono ancora visibili le costellazioni estive: a oriente, la Balena, l’Ariete, i Pesci e Andromeda, una stella della quale fa parte del Quadrato di Pegaso, che spicca a Sud-Est. Quest’ultima è una costellazione molto estesa e rappresenta il tronco del mitologico cavallo alato, nato dal sangue della testa di Medusa recisa da Perseo e che questi cavalcò per liberare Andromeda legata a uno scoglio dal mostro marino Cetus che stava per divorarla. La costellazione si individua facilmente localizzando il caratteristico “Grande Quadrato”, all’interno del quale il cielo sembra apparentemente vuoto, ma se osservato da siti bui si possono individuare a occhio nudo fino a una cinquantina di stelle. A occidente, invece, si avviano a tramontare lo Scorpione, il Sagittario, l’Ofiuco ed Ercole. Nel cielo meridionale si possono osservare l’Acquario e il Capricorno, mentre sul fronte opposto troviamo le costellazioni circumpolari, le quali non sorgono né tramontano, vale a dire le due Orse, la casetta di Cefeo e la “W” di Cassiopea.
GIUSEPPE SPERLINGA
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IL CIELO DI AGOSTO 2021

PERSEIDI E TRIANGOLO ESTIVO NEL CIELO DI CIELO AGOSTO 2021

Nelle serene notti di agosto, lontani dal disturbo del riverbero delle luci dei centri abitati, avremo la possibilità di ammirare il cielo stellato e tentare di riconoscere le principali costellazioni estive. Volgendo lo sguardo verso Nord, sarà facile individuare la Stella Polare e le costellazioni circumpolari, che sono quelle che non sorgono né tramontano mai perché sono presenti tutto l’anno. A Nord-Ovest, è facilmente riconoscibile l’Orsa Maggiore con il Gran Carro e, dalla parte opposta si nota la coppia regale formata dal re Cefeo a forma di casetta e dalla vanitosa regina Cassiopea a forma di “W”. Tracciando una linea immaginaria tra le due stelle che formano le ruote posteriori del Gran Carro e seguendola per cinque volte la loro distanza si arriva in prossimità della Stella Polare del Piccolo Carro dell’Orsa Minore. A sinistra di Cassiopea, vedremo la “Y” capovolta della costellazione del Perseo, dove vi è il radiante delle Perseidi, da cui apparentemente, nelle notti tra l’11 e il 13 agosto, sembra irradiarsi lo sciame meteorico originatosi dalla cometa Swift-Tuttle (l’ultimo passaggio al perielio dell’astro chiomato è avvenuto nel 1992 e il prossimo sarà nel 2126). Ricordiamo che per ammirare le scie luminose di questi suggestivi fuochi pirotecnici celesti che tutti chiamano “stelle cadenti” non occorre alcun strumento ottico, basta sedersi o sdraiarsi per terra e guardare il cielo a occhio nudo. Occorre, invece, un buon binocolo per individuare, tra Cassiopea e Perseo, il famoso Doppio Ammasso (Xi e Chi Persei) del Perseo formato da due ammassi stellari aperti di rara bellezza. Spostando lo sguardo un po’ più in basso, vedremo la costellazione di Andromeda: nelle notti buie e senza il chiarore della Luna potrete cercare qui il debole bagliore della galassia omonima, il più lontano oggetto visibile a occhio nudo; inoltre, una stella di questa costellazione fa parte del Quadrato di Pegaso, il cavallo alato nato dal sangue della Medusa decapitata da Perseo.

Ma, a dominare il cielo notturno di agosto, allo zenit, è ancora il Triangolo Estivo, i cui vertici sono formati dalle stelle Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. Il cielo meridionale è, invece, popolato dalle costellazioni del Sagittario con le nebulose Laguna e Trifida e dello Scorpione con Antares, che per luminosità e colore rivaleggia con Marte (Ares). Antares, che per gli astronomi è Alfa Scorpii, ma gli antichi Arabi la chiamarono Calbalacrab, che significa “cuore dello scorpione”, è l’astro più luminoso della costellazione ed è la sedicesima stella più brillante dell’intera volta celeste. Si tratta di una supergigante rossa situata a circa 600 anni luce dal Sistema solare, ha un raggio che è 850 volte quello del nostro Sole ed è una delle stelle più grandi conosciute. Sopra lo Scorpione, vi è l’Ofiuco, la famosa tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata da coloro che quotidianamente ammanniscono oroscopi a beneficio dei creduloni sull’improbabile influenza esercitata sui destini umani dagli astri lontanissimi che formano le costellazioni, le quali non sono una realtà fisica, ma raggruppamenti arbitrari di stelle che solo un effetto prospettico le fa apparire vicine come se fossero associate tra esse sullo sfondo della volta celeste. Nel cielo orientale è già apparsa la costellazione dell’Acquario, seguita da quella dei Pesci, mentre sul versante opposto si avviano a tramontare la Vergine con la brillante Spica, il Boote (Bovaro o Bifolco) con la luminosa Arturo, il “guardiano dell’Orsa”, ed Ercole.

Rapido excursus planetario. Mercurio sarà visibile con difficoltà al tramonto, dopo il giorno di San Lorenzo. Pure il luminoso Venere e il pianeta rosso Marte saranno visibili dopo il tramonto. I giganteschi Giove, Saturno, Urano e Nettuno li potremo ammirare e osservare per tutta la notte (gli ultimi due con l’ausilio di un buon telescopio).

Per le congiunzioni del mese segnaliamo tra il falcetto della Luna e Venere alle 20 dell’11 agosto e, per i nottambuli, quelle tra la Luna piena prima con Saturno alle 3,30 del 21 e il giorno successivo alla stessa ora con Giove.

GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI LUGLIO 2021

La sera di martedì 13 luglio 2021 tutti col naso all’insù per ammirare il bacio celeste tra il dio della Guerra (Marte) e la dea della Bellezza (Venere).
Il quotidiano La Sicilia di oggi, 7 luglio 2021, pubblica a pagina XX la consueta rubrica di divulgazione astronomica dedicata al cielo di luglio 2021. Ricordo che la rubrica fu ideata e curata per oltre mezzo secolo dal compianto Luigi Prestinenza (amava firmarsi con lo pseudonimo “Scrutator”), giornalista e astrofilo, cofondatore e primo presidente dell’associazione Stelle e Ambiente dal 2003 al 2011. Dopo la sua scomparsa avvenuta il 4 settembre 2012, il testimone è passato nelle mani di chi scrive, che si sforza di dare alla rubrica lo stesso lustro che ebbe quando a curarla era Prestinenza, che mi fu Amico e grande Maestro di Giornalismo e di Scienza.
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IL BACIO TRA IL DIO DELLA GUERRA E LA DEA DELL’AMORE NEL CIELO DI LUGLIO.

Luglio sarà l’unico mese dell’anno con cinque fasi lunari: apre e chiude con l’ultimo quarto di Luna, in mezzo avremo il novilunio il 10, il primo quarto il 17 e il plenilunio il 24. Dopo aver raggiunto il punto di massima elevazione, a mezzogiorno (le 13 ora legale) del giorno del solstizio estivo, il Sole torna lentamente ad abbassarsi sul piano dell’orizzonte, le giornate si accorciano e le notti si allungano: alla latitudine di Catania, alla fine del mese, il dì sarà più breve di 33 minuti. All’una (ora legale) del 6 luglio, il nostro pianeta si troverà alla massima distanza (afelio) dal Sole, pari a 152.100.376 km. Cominciamo il consueto excursus planetario dal minuscolo Mercurio, che sarà l’unico pianeta a essere visibile per tutto il mese all’alba, nell’orizzonte orientale. Con il luminoso Venere s’inizia la rassegna dei pianeti che brilleranno nei cieli notturni estivi. Il pianeta di Citera, infatti, tramonta nel cielo occidentale un’ora e mezza dopo il Sole. Pure Marte sarà osservabile dal tramonto per tutta la notte. La sera del 13 luglio, il pianeta rosso e Venere saranno protagonisti di una stretta congiunzione: un autentico “bacio celeste” tra il dio della Guerra e la dea dell’Amore. Il gigantesco Giove, ormai prossimo all’opposizione, sarà visibile quasi tutta la notte sull’orizzonte a Sud-Est. Saturno sorge un’ora prima di Giove ed è anch’esso osservabile per quasi tutta la notte, a Sud-Est, poi, dopo la mezzanotte, culmina a Sud. Urano sarà visibile nella seconda parte della notte, anch’esso sull’orizzonte orientale. Nettuno, infine, è rintracciabile per tutta la notte a Sud-Est.

   Altre congiunzioni da non perdere sono quella della sera del 3 luglio tra Venere e l’ammasso aperto del Presepe (M44, Mangiatoia o Alveare), un grumo di un’ottantina di stelle visibili a occhio nudo al centro della costellazione del Cancro, lontano quasi 600 anni luce da noi, del quale percepiamo, oggi, la luce emessa ai tempi dell’inaugurazione della cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze, avvenuta nel 1436. E, ancora, tre giorni dopo, i nottambuli potranno ammirare l’esile falcetto di Luna nei pressi di un altro celebre ammasso aperto del Toro, quello delle Pleiadi (la Chioccia), che i siciliani chiamano “a Puddara”, citata nel capolavoro verghiano de “I Malavoglia”. Chiudiamo con altri due incontri ravvicinati (prospetticamente, s’intende) notturni che vede protagonista la Luna piena: il 24 con Saturno e il 25 con Giove.

   Le notti estive sono brevi, ma hanno l’innegabile pregio di essere generalmente serene e favoriscono l’osservazione del cielo sia con gli strumenti ottici sia a occhio nudo. Senza il disturbo abbagliante dei lampioni stradali, alzando lo sguardo quasi sopra la nostra testa sarà facile individuare tre astri brillanti: sono Vega della Lira, Altair dell’Aquila e Deneb del Cigno, che formano i vertici dell’asterismo di un celebre triangolo isoscele, il Triangolo Estivo, che dominerà il cielo per tutta la bella stagione. Procedendo da occidente a oriente, vedremo la costellazione del Leone molto bassa sull’orizzonte che si avvia a tramontare, tallonata da quelle della Vergine, della Chioma di Berenice e della Bilancia. Nel cielo meridionale, si staglia la silhouette dello Scorpione con la rossa Antares seguito dalla tredicesima costellazione dello Zodiaco, Ofiuco, e dal Sagittario. E, ancora, alta nel cielo, l’aquilone del Boote con la luminosa Arturo e, accanto, la piccola costellazione della Corona Boreale, riconoscibile per la forma a “U”, che a sua volta precede la costellazione di Ercole. Come sempre, nel cielo settentrionale sono riconoscibili l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore con la Stella Polare e con, in basso a destra, la “W” della vanitosa regina Cassiopea con accanto Cefeo.

   Nella notte tra il 28 e il 29, infine, tutti col naso all’insù per vedere il passaggio dello sciame meteorico delle Delta Aquaridi con almeno venti “stelle cadenti” all’ora. Il radiante, vale a dire il punto nel cielo dove sembrano provenire queste meteore, è la costellazione dell’Acquario, rintracciabile bassa sull’orizzonte sud-orientale. Il momento più adatto per l’osservazione (e per esprimere i nostri desideri) è prima del sorgere della Luna all’ultimo quarto, intorno alla mezzanotte.

                                                              GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI GIUGNO 2021

Come spesso accade, purtroppo, la tirannia dello spazio ha imposto il sacrificio di una parte dell’articolo.
Rimedio con la trascrizione del testo in versione originale che gli interessati potranno leggere qui di seguito.
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UNA ECLISSE ANULARE DI SOLE (NON VISIBILE DALL’ITALIA) E IL SOLSTIZIO ESTIVO
Nel mese astronomico di giugno spiccano due eventi straordinari: l’eclisse anulare di Sole di giovedì 10 e il solstizio estivo di lunedì 21. A differenza di quella totale, l’eclisse anulare si verifica quando il Sole, la Luna e la Terra sono allineati e l’argenteo satellite naturale terrestre si trova alla massima distanza dalla Terra (apogeo). In tali condizioni, la Luna oscura soltanto la parte centrale del disco solare, lasciando visibile un luminoso anello esterno. L’eclisse del 10 giugno, purtroppo, sarà inosservabile dall’Italia meridionale. Sarà invece solo parziale per le regioni dalla Toscana in su: a Milano potranno vedere un sottile spicchio di superficie solare oscurata dalle 11.35 alle 13.04 (il massimo si avrà alle 12.18), a Venezia dalle 11.48 alle 13.05 (massimo alle 12.25) e a Firenze dalle 11.52 alle 12.49 (massimo alle 12.20). Potranno, invece, ammirare per quasi quattro minuti la spettacolare fase anulare in Canada, Groenlandia e Russia.
L’altro evento celeste di giugno è il solstizio d’estate, che quest’anno cade alle 5.32 (ora italiana) del 21. Quel giorno avrà inizio l’estate astronomica (quella meteorologica comincia il primo giorno del mese del solstizio); l’Artide è inclusa nel circolo d’illuminazione, si avranno sei mesi di luce e la nostra stella diurna non tramonta, rimane sopra il piano dell’orizzonte, dando luogo al suggestivo fenomeno del “Sole di mezzanotte”. L’Antartide, invece, ne è totalmente esclusa (sei mesi di oscurità). Nel nostro emisfero avremo il dì più lungo e la notte più breve dell’anno; a mezzogiorno (da noi, alle 13 per l’ora legale) il Sole raggiunge il punto di massima elevazione e la sua altezza sul piano dell’orizzonte dipende dalla latitudine del luogo: a Roma arriva a circa 71°30’, a Milano l’altezza massima è di 68°, mentre a Catania supera i 75°. La parola “solstizio” deriva dal latino e significa “Sole stazionario” perché l’astro sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno (per il solstizio invernale fino al 25 dicembre), quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte (a nord per quello invernale). In antico, i solstizi erano festeggiati dai popoli pagani, poi la religione cristiana, consapevole dell’importanza di questi festeggiamenti, ne incorporò le date sovrapponendovi solenni celebrazioni: il solstizio invernale è stato sostituito dal Natale, quello estivo dalla festa di San Giovanni del 24 giugno. Il 21 giugno di duemila anni fa, il Sole era proiettato tra le stelle della costellazione del Cancro. Oggi, a causa della precessione degli equinozi, la nostra stella diurna è proiettata tra le stelle della costellazione dei Gemelli. Ciò nonostante, il parallelo su tutti i punti del quale il giorno del solstizio il Sole sarà allo zenit, convenzionalmente continueremo a chiamarlo “Tropico del Cancro”, anziché “Tropico dei Gemelli”. È incomprensibile, invece, l’ostinata fede di molta gente per il ciarpame propinato con gli oroscopi che ammanniscono presunti influssi sui destini umani esercitati da lontanissimi astri arbitrariamente raggruppati dall’uomo a formare le costellazioni, le quali non sono una realtà fisica.
Nel cielo sud-orientale appare la costellazione dello Scorpione con la rossa Antares. Il Sole sfiora le stelle dello Scorpione che le attraversa in appena una settimana, perché gran parte della costellazione si trova al di sotto dell’Eclittica, per poi proseguire il suo cammino nell’Ofiuco, la cosiddetta tredicesima costellazione che sconvolge le illusorie previsioni astrologiche. Nel cielo meridionale spicca una costellazione tipicamente estiva: Ercole, la cui forma caratteristica è data dal quadrilatero centrale, dal quale si dipartono quattro bracci a spirale. Questa costellazione contiene uno tra i più luminosi ammassi globulari, M13, noto pure come “ammasso globulare di Ercole” ed è il più luminoso dell’emisfero boreale e il terzo dell’intera volta celeste, ben visibile con un binocolo e persino a occhio nudo da siti lontani dai centri abitati. Volgendo lo sguardo a occidente, osserveremo ancora le costellazioni del Leone e della Vergine che si avviano a tramontare. Alte nel cielo brillano due luminosi astri che domineranno il cielo delle notti estive: verso ovest vi è Arturo, la fulgida stella della costellazione del Bootes, a oriente Vega della Lira. A Nord-Ovest, infine, campeggia l’Orsa Maggiore, segue l’Orsa Minore con la Polare e, a Nord-Est Cassiopea con il regale consorte Cefeo.
La bella stagione ci riporta i pianeti visibili a occhio nudo. Tranne Mercurio che sarà inosservabile per buona parte del mese, nell’orizzonte occidentale vedremo Venere dal tramonto fino al calare delle tenebre e, poco più in alto, ci sarà Marte. Nella seconda parte della notte il cielo sud-orientale sarà dominato dal gigantesco Giove e dal pianeta dagli anelli Saturno. Urano e Nettuno saranno visibili a oriente in tarda nottata con l’ausilio di un telescopio.
GIUSEPPE SPERLINGA
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COMETA O CONGIUNZIONE PLANETARIA: CHI GUIDÒ I RE MAGI?

COMETA O CONGIUNZIONE PLANETARIA: CHI GUIDÒ I RE MAGI?

Non vi è presepe senza la sua bella “stella cometa” sopra la grotta della Natività, l’astro che avrebbe guidato i Magi venuti dall’Oriente. Escludendo ipotesi miracolistiche o astruserie aliene, viene da chiedersi se davvero i tre Magi furono guidati nel loro lungo viaggio a Betlemme per la nascita di Gesù da una appariscente e luminosa cometa come la Halley o la Hale-Bopp? O, piuttosto, fu un altro fenomeno celeste a indicare loro la strada da seguire?

Nel Vangelo di Matteo (2:1-12), scritto attorno al 50 d.C., si legge che sarebbe stata una stella che guidò i Magi per adorare il Re dei Giudei: “Nato Gesù in Betlemme di Giuda, al tempo di re Erode, alcuni Magi, venuti da Oriente, giunsero in Gerusalemme e chiesero “Dove è il nato re dei Giudei? Perché noi abbiam veduto la sua stella in Oriente e siam venuti per adorarlo”… Allora Erode, fatti venire segretamente i Magi, si fece precisare da loro con ogni diligenza il tempo in cui la stella era loro apparsa… I magi, udito il re, se ne partirono. Ed ecco la stella che avevano visto in Oriente andar loro innanzi, finché, giunta sopra il luogo dove era il bambino, si fermò”.

Stella che, nel tempo, l’immaginario popolare la trasformò in “cometa di Gesù Bambino” e che poi sarebbe diventata il curioso ibrido “stella cometa”, un oggetto inesistente nel cosmo, come se chiamassimo un organismo “lucciola-pesce lanterna” soltanto perché sia la lucciola sia il pesce lanterna posseggono organi bioluminescenti, ma l’una è un insetto, l’altro è un pesce abissale. L’astro chiomato, infatti, fa parte del Sistema solare e lascia in cielo una scia luminosa effimera che si forma per la sublimazione dei ghiacci del suo nucleo sotto l’azione del vento solare; le stelle, invece, sono astri che brillano di luce propria e distano da noi anni luce (un anno luce corrisponde a novemila miliardi e mezzo di chilometri e la più vicina, Proxima Centauri, si trova a 4,26 anni luce dal Sole). In ogni caso, una stella non avrebbe mai potuto essere un utile punto di riferimento indicante una direzione ai Magi, perché una sola stella non cambia mai posizione nel cielo per effetto della rotazione terrestre ed è la Stella Polare che indica costantemente il nord. E, poi, come si fa a seguire una stella di giorno con i bagliori solari che ne impedirebbero l’individuazione in cielo?

Scartata l’ipotesi della stella, gli astronomi non sono mai stati convinti neppure sulla natura cometaria dell’astro che, oltre duemila anni fa, avrebbe guidato Baldassarre, Gaspare e Melchiorre. In nessun documento antico, infatti, si trovano tracce inequivocabili sul transito in cielo di una cometa nel periodo in cui nacque Gesù. Rimane in piedi l’ipotesi della congiunzione planetaria sostenuta da Keplero, il quale era convinto che a guidare i Magi fu la presenza nei cieli dell’antica Mesopotamia (l’odierno Iraq) della congiunzione che si verificò per ben tre volte nel corso dell’anno 7 a.C., presunta data di nascita di Gesù, fra i pianeti Giove e Saturno proiettati tra le stelle della costellazione dei Pesci.

Quale che sia stato l’astro luminoso che avrebbe guidato i Magi nel loro lungo viaggio a Betlemme per la nascita di Gesù, su una cosa sono tutti d’accordo: nella celebre Natività all’interno della stupenda Cappella degli Scrovegni, a Padova, Giotto associa la stella a una cometa dalla lunga coda e la dipinse come realmente vide, nel 1301, rimanendone impressionato, la cometa di Halley, con un nucleo sferico e non irto di punte come quella dei presepi.

IL BACIO CELESTE TRA GIOVE SATURNO NEL GIORNO DEL SOLSTIZIO INVERNALE

Mai, prima d’ora, era capitato di salutare l’anno appena trascorso senza alcun rimpianto, si può dire che quasi l’abbiamo scacciato. Ma se è stato, il 2020, un anno nefasto sotto tutti i punti di vista, altrettanto non si può dire da quello astronomico, perché oltre ai consueti fenomeni che puntualmente si ripetono anno dopo anno, lo ricorderemo, tra i tanti avvenimenti celesti, come l’anno del passaggio inatteso della fantastica cometa Neowise, scoperta il 27 marzo, mentre nel mondo infuriava la devastante pandemia causata dal SARS-CoV-2, il ceppo di Coronavirus cui è associata la terribile malattia Covid-19.

Ma il 2020 resterà negli annali astronomici pure per il “bacio celeste” tra Giove e Saturno, i due giganteschi pianeti gassosi del nostro sistema planetario. L’anno, infatti, era agli sgoccioli, mancavano appena una decina di giorni prima di liberarcene per sempre e l’appuntamento era imperdibile: il 21 dicembre, giorno del solstizio invernale, poco dopo il tramonto del Sole, guardando il cielo in direzione sud-ovest, tra le stelline della costellazione del Capricorno, c’era da ammirare un raro spettacolo offerto gratuitamente dalla Natura: la strettissima congiunzione tra Giove e Saturno, bassi sull’orizzonte. Quella sera, però, le nuvole affollarono i cieli di mezza Italia, Sicilia compresa, e non permisero di vedere i due giganti gassosi giungere alla conclusione del loro lungo inseguimento, trovarsi allineati e, prospetticamente, tornare a essere vicinissimi come quattro secoli fa, a dar luogo a una congiunzione talmente stretta da dare l’impressione, a chi osservava a occhio nudo, di vedere un unico luminosissimo pianeta.

Come tutte le congiunzioni planetarie, pure quella tra Giove-Saturno è un evento piuttosto frequente, accade all’incirca ogni 20 anni. Il vero Signore degli anelli, infatti, impiega quasi 30 anni per compiere una rivoluzione intorno al Sole, mentre Giove circa 12 anni. Fatti i calcoli, ogni 20 anni, Giove “raggiunge” Saturno ed ecco che si verifica la congiunzione tra i due pianeti. Ma ciò che ha reso straordinaria quella del 21 dicembre dello scorso anno è stata la separazione tra i due pianeti di un solo decimo di grado. Nella realtà, essendo le congiunzioni prospettiche, i pianeti Giove e Saturno erano ben distanti tra essi, a 734 milioni di chilometri l’uno dall’altro, più precisamente Giove era a 886 milioni di chilometri da noi e Saturno a un miliardo e 620 milioni. Oltre che a occhio nudo, il raro fenomeno celeste fu possibile osservarlo sia con un binocolo (con un 10×50 fu possibile inquadrare Giove e Saturno nello stesso campo visivo) sia con un piccolo telescopio riflettore o rifrattore per inquadrare Io, Europa, Ganimede e Callisto, le quattro lune galileiane attorno a Giove, nonché di ammirare il favoloso sistema di anelli di Saturno e Titano, la sua luna più grande.

Quella del solstizio invernale dell’anno passato è stata, dunque, la prima congiunzione Giove–Saturno del terzo millennio e la più stretta dal 1623, anno in cui erano ancora in vita Galileo Galilei e Giovanni Keplero. Quest’ultimo, 397 anni fa, osservò una congiunzione stretta tra Giove e Saturno, ma non ebbe fortuna, perché nei primi giorni i due pianeti erano troppo vicini al Sole, nei giorni seguenti il cielo di Praga fu sempre coperto da nuvole. Dovette attendere una settimana, il giorno di Natale del 1623, il povero Keplero, per osservare i due pianeti vicini, ma ormai non più al minimo della loro distanza. Neppure in Sicilia siamo stati più fortunati di Keplero, le nuvole ci hanno impedito la visione di questo “bacio” tra Giove e Saturno. Per rivederlo dovremo attendere le prossime congiunzioni che si verificheranno il 31 ottobre 2040 e il 7 aprile 2060, ma per osservarne una così stretta come quella del 21 dicembre scorso bisognerà aspettare il 15 marzo del 2080.

                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA

 

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STELLE CADENTI, SUPERLUNA ED ECLISSE TOTALE DI LUNA (NON VISIBILE DALL’ITALIA) NEL CIELO DI MAGGIO 2021

Sul quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 1° maggio 2021, potrete leggere la consueta rubrica di divulgazione astronomica, una delle più longeve, se non ormai l’unica, essendo stata ideata negli anni Sessanta del secolo scorso dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza.
Purtroppo, la tirannia dello spazio ha costretto il redattore a “tagliare” l’ultimo capoverso dedicato alle costellazioni.
Gli interessati potranno leggere qui di seguito il testo originale completo.
Per approfondimenti si rimanda al sito dell’Unione Astrofili Italiani http://divulgazione.uai.it/index.php/Cielo_di_Maggio_2021
Buona lettura!
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STELLE CADENTI, SUPERLUNA ED ECLISSE TOTALE DI LUNA (NON VISIBILE DALL’ITALIA) NEL CIELO DI MAGGIO.
Il cielo del mese delle rose sarà ricco di eventi astronomici. L’inizio sarà scoppiettante: nella notte tra il 4 e il 5, ci sarà lo spettacolo notturno pirotecnico delle stelle cadenti delle Eta Acquaridi, l’unico grande sciame meteorico fino a fine luglio. Si pensa che questi frammenti che lasciano una effimera quanto appariscente scia luminosa durante l’attraversamento dell’atmosfera terrestre derivino dalla cometa di Halley, che ci ha lasciato come ricordo pure le Orionidi di ottobre. Il nome è dato dalla posizione del loro radiante, che è il punto dal quale apparentemente sembrano irradiarsi nel cielo, che è nei pressi della stella Eta Aquarii, una stella bianco-azzurra situata nella costellazione dell’Aquario distante 184 anni luce dal Sistema solare. Saranno favoriti gli osservatori dell’emisfero australe, dove potranno essere avvistate fino a 40 meteore all’ora, mentre dal nostro emisfero ci dovremo accontentare di 10-30 meteore all’ora e per giunta poco prima dell’alba.
Alle ore 13,14 del 26 maggio, la Luna sarà piena e, contemporaneamente, alla minima distanza dalla Terra (357.462 km), un perigeo leggermente più ravvicinato rispetto a quello di aprile e ciò farà sì che la Luna avrà dimensioni apparenti un po’ più grandi. Lo stesso giorno si verificherà forse il miglior evento astronomico dell’anno, che non sarà, purtroppo, visibile dall’Italia: l’eclisse totale di Luna. La potranno vedere, infatti, dall’Australia, dalla costa orientale degli Stati Uniti, dall’America Latina, dal Sud-Est asiatico e Giappone.
Uno sguardo ai pianeti. Mercurio torna a essere visibile di prima sera a metà mese nel cielo occidentale, quando tramonta quasi due ore dopo il Sole. Si può tentare di fotografarlo nelle sere del 28 e del 29, quando si troverà vicinissimo al luminoso Venere, che diventa un ottimo punto di riferimento per individuare l’elusivo e minuscolo pianeta tra le stelle della costellazione del Toro. Il pianeta di Citera, invece, continuerà ad aumentare la sua luminosità e sarà visibile al tramonto. Il pianeta rosso Marte sarà alto sull’orizzonte occidentale nelle prime ore della notte. Il gigantesco Giove e il pianeta con gli anelli Saturno saranno protagonisti del cielo della seconda metà della notte, nelle ore che precedono il sorgere del Sole, entrambi nel cielo a Sud-Est. Urano rimane ancora praticamente inosservabile, mentre Nettuno è rintracciabile basso sull’orizzonte di Est-Sud-Est, poco prima che sorga il Sole. Meritano di essere osservate le congiunzioni tra la Luna all’ultimo quarto e la coppia Giove e Saturno, prima dell’alba del 4, nel cielo di Sud-Est; quella tra la sottilissima falce lunare, il pianeta Venere e le Pleiadi, la sera del 12 maggio; tra la Luna il pianeta rosso Marte, nelle prime ore della notte del 16, a ovest, con la coppia dei Dioscuri, Castore e Polluce della costellazione dei Gemelli che sembrano dominare la scena celeste.
Il cielo meridionale è dominato dalle maestose le costellazioni del Leone e della Vergine con la brillante Spica. Il Leone di Nemea è la belva che Ercole affrontò a mani nude, soffocandola, perché era invulnerabile alle frecce e alla clava. Dopo averlo ucciso, Ercole ne indossò la pelliccia e divenne a sua volta invulnerabile. La costellazione è composta dalle stelle Denebola (la coda), Algeiba (la criniera), Zosma e Regolo (piccolo re), che formano il corpo del Leone, è da Zeta Leo, Mu Leo ed Epsilon Leo, che ne formano la testa. Denebola con Spica della Vergine e Arturo del Boote formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo di Primavera”. In questa costellazione spicca il “Tripletto del Leone”, formato dalle galassie spirali M65, M66, NGC3628, che dista circa 35 milioni di anni luce dalla Terra. Da notare, inoltre, che il termine “solleone” si riferisce al fatto che il Sole, dal 10 agosto al 15 settembre, transita nella costellazione del Leone e non al caldo eccessivo del periodo come tutti ritengono. Nel cielo di Nord-Est brilla Arturo del Bootes, il guardiano delle due Orse (l’Orsa Maggiore si staglia sopra le nostre teste) e la stella luminosa Vega della Lira. Nel cielo occidentale, basse sull’orizzonte, si vedono ancora l’Auriga, i Gemelli e il Cancro, mentre a Sud-Est appariranno la Bilancia, lo Scorpione, l’Ofiuco e il Sagittario.
GIUSEPPE SPERLINGA
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