Stelle e Ambiente

Il Cielo

CIELO DI APRILE 2018

CIELO DI APRILE 2018

Nell’orizzonte occidentale del cielo di aprile sono ancora visibili le costellazioni che hanno dominato le fredde notti invernali. Presto, però, il gigante Orione, il Toro, i Gemelli e l’Auriga lasceranno la ribalta celeste alle costellazioni estive, le quali hanno già fatto la loro apparizione a oriente. È, questo, un balletto che vede protagoniste due tra le più luminose stelle del cielo: Sirio del Cane Maggiore che tramonta a Sud-Ovest, e la brillante Vega della Lira, che fa capolino a Nord-Est. Sopra le nostre teste, allo zenit, non è difficile riconoscere la costellazione della Chioma di Berenice, un insieme di stelle fisicamente legate tra esse che si trova a Nord-Est del Leone, a Ovest della brillante stella Arturo del Bifolco (Bovaro o Boote, che dir si voglia) e a Nord della Vergine con la brillante Spica. Nel cielo meridionale, l’una dopo l’altra, si susseguono la debole costellazione del Cancro, l’inconfondibile silhouette del Leone con la luminosa stella Regolo (Piccolo Re), la Vergine e – per i nottambuli – prima la Bilancia e poi lo Scorpione (in cui spicca la rossa Antares), il pericoloso aracnide che punse e uccise il grande cacciatore Orione (per volere di Zeus, in cielo, i due non dovranno mai incontrarsi, col Sagittario pronto a scoccare una freccia contro lo Scorpione se questo dovesse trasgredire il volere del padre di tutti gli Dei). Nel Cancro vi è l’ammasso aperto M44 del Presepe (che in latino vuol dire “mangiatoia”), noto anche come Alveare, che a occhio nudo appare come una fioca nebulosità: fu il primo oggetto che Galileo osservò con il suo cannocchiale. A Nord, come sempre, sono presenti le costellazioni circumpolari, vale a dire quelle che non tramontano né sorgono mai, ma ruotando attorno alla Stella Polare variano soltanto posizione durante la notte e nel corso dell’anno. Pure in aprile, alta nel cielo settentrionale spicca il Gran Carro dell’Orsa Maggiore con la famosa coppia di galassie costituita dalla bella galassia spirale di Bode (M81), spirale scoperta, nel 1774, dall’astronomo tedesco Johann Elert Bode, situata a circa 12 milioni di anni luce dalla Terra, e la galassia Sigaro (M82) che subisce gli effetti gravitazionali della prima. Le sette “vaghe stelle dell’Orsa”, di leopardiana memoria de “Le Ricordanze”, per gli antichi Romani erano i “Septem triones”, cioè i sette buoi, da cui ha tratto origine il termine “settentrione”. E, ancora, vale la pena ricordare che le stelle Merak e Dubhe, le ruote anteriori del Gran Carro, sono note col nome di “puntatori”, perché spostandoci di cinque volte la loro distanza s’intercetta la Polare. Dalla parte opposta, molto basse nel cielo, c’è la coppia di costellazioni formata dal re Cefeo e dalla bella e vanitosa regina Cassiopea. A Nord-Est, sotto l’Orsa Maggiore, spicca l’inconfondibile costellazione del Bifolco dalla caratterizzata forma ad aquilone con al vertice la già citata stella Arturo, guardiano dell’Orsa, e a sinistra del Bovaro è riconoscibile la piccola costellazione della Corona Boreale con le stelle disposte a formare un semicerchio.

In aprile, le giornate continuano ad allungarsi. Alla latitudine di Catania, la durata del giorno aumenta di sessanta minuti dall’inizio del mese. Il Sole si trova nella costellazione dei Pesci fino al 19 aprile, quando passa nella costellazione dell’Ariete. La Luna sarà all’ultimo quarto l’8, novilunio il 16, primo quarto il 22 e plenilunio l’ultimo giorno del mese. Rapido excursus dei pianeti. L’elusivo Mercurio è meglio tentare di osservarlo alla fine del mese, nel cielo orientale, quasi un’ora prima del sorgere del Sole, quando sarà alla massima distanza angolare (elongazione) mattutina, cioè a 27 gradi dalla nostra stella diurna. Venere torna a essere il pianeta più luminoso nel cielo serale e alla fine di aprile tramonterà quasi due ore e mezza dopo il Sole. Marte sarà ancora visibile nella seconda parte della notte insieme con Giove e Saturno, a Sud-Sud-Est, prima del sorgere del Sole.  Urano è inosservabile, il prossimo 27 aprile entrerà nella costellazione dell’Ariete, dopo oltre nove anni di permanenza nella costellazione dei Pesci. Nettuno, infine, si potrà osservarlo al mattino presto, nel cielo orientale, poco prima del sorgere del Sole.

Per coloro che amano alzarsi prima del sorgere del Sole, suggeriamo la bella congiunzione del 2 aprile tra il pianeta rosso, Marte, e il vero Signore degli anelli, Saturno. Sempre prima dell’alba, la mattina del 7 aprile non lasciatevi sfuggire il trio formato dalla Luna all’ultimo quarto, Saturno e Marte. Altra suggestiva congiunzione è quella del 24 tra il pianeta Venere e le Pleiadi (‘a Puddara di verghiana memoria), che avverrà nell’ultima decade del mese, quando il pianeta di Citera attraversa la costellazione del Toro.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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MARZO 2018: IL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA

MARZO E IL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA
Marzo, torna la primavera. Convenzionalmente, la primavera meteorologica s’inizia il primo giorno del mese, mentre quella astronomica entrerà il 20, giorno dell’equinozio primaverile nell’emisfero boreale, autunnale in quello australe: il Sole transita per il Punto d’Ariete (che per la verità dovrebbe essere ribattezzato “Punto dei Pesci”, come diremo più avanti) o Punto Gamma che dir si voglia, che è dato dall’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e quello dell’orbita terrestre (l’eclittica); i due poli terrestri sono “tagliati” in due parti uguali dal circolo d’illuminazione; al polo Sud ha inizio la notte polare, mentre al polo Nord il giorno polare; la durata del dì e quella della notte sono uguali; il Sole sorge e tramonta esattamente a Est e a Ovest. Fino al 12 marzo, la nostra stella diurna si troverà proiettato tra le stelle della costellazione dell’Acquario, poi passa nella costellazione dei Pesci. Duemila anni fa, le cose non stavano così. Il Sole, infatti, transitava tra le stelle della costellazione dell’Ariete. Oggi, a causa della precessione degli equinozi dovuta al millenario moto doppio conico dell’asse terrestre, la nostra stella diurna è proiettata nella costellazione dei pesci. Ne consegue che coloro i quali ritengono di essere nati sotto il segno dell’Ariete dovranno convincersi che, finora, hanno sempre letto un altro oroscopo, perché il Sole passa in rassegna le stelle dell’Ariete dal 19 aprile al 13 maggio, mentre dal 12 marzo al 18 aprile passa, appunto, tra le stelle dei Pesci. Per i cristiani, la data dell’equinozio primaverile è importante ai fini del calcolo della data della Pasqua, che si celebra la prima domenica (1 aprile) successiva al plenilunio (31 marzo) che segue l’equinozio di primavera, che quest’anno cade il 20 marzo.
Alle ore 2 di domenica 25 marzo entra in vigore l’Ora legale, pari a un’ora in più rispetto all’Ora solare o Tmec (Tempo medio dell’Europa Centrale), cioè due ore in più rispetto al Tempo Universale (TU). Alla latitudine di Catania, all’inizio del mese, la durata del dì si allunga di 66 minuti, che diventano 126 quando entra in vigore dell’ora legale. Pure in marzo avremo cinque fasi lunari, come è accaduto lo scorso gennaio, con due pleniluni, il 2 e il 31, quest’ultimo detto “Luna blu”, perché è la seconda Luna piena nello stesso mese. L’argenteo satellite terrestre sarà all’ultimo quarto il 9, novilunio il 17, al primo quarto il 24.
Consueto sguardo ai pianeti. Il minuscolo Mercurio, che il 15 si troverà alla massima distanza angolare dal Sole (oltre 18°), e il luminoso Venere saranno osservabili dopo il tramonto nel cielo occidentale: i due pianeti, il 5 e il 18, saranno protagonisti di una doppia congiunzione. Il rosso Marte (a Sud-Est), il gigantesco Giove (a Sud) e il vero Signore degli anelli Saturno (a Sud-Sud-Est) formano un terzetto planetario che dominerà il cielo nella seconda parte della notte. Urano è osservabile al tramonto assai basso nel cielo occidentale. Nettuno, invece, non è osservabile. Plutone, infine, è osservabile a Sud–Est poco prima dell’alba, anch’esso piuttosto basso sull’orizzonte.
Il cielo di marzo è ancora dominato dalle grandi costellazioni invernali, però più spostate verso sud-ovest. Nelle prime ore della notte, nel cielo orientale, fanno la loro apparizione le grandi costellazioni zodiacali del Leone e della Vergine. Percorrendo lo zodiaco troviamo anche la piccola e debole costellazione del Cancro con l’ammasso aperto del Presepe (M44) a separare i Gemelli dal Leone. Sempre inconfondibile Orione. Nella stessa plaga di cielo troviamo le costellazioni del Toro con Aldebaran, dell’Auriga con Capella, i Gemelli con Castore e Polluce. A sinistra, nella costellazione del Cane Maggiore, risplende Sirio, la stella più luminosa del cielo. Più alto sull’orizzonte rispetto a Sirio, ecco Procione del Cane Minore. Il cielo meridionale è povero di stelle brillanti. A Nord-Ovest, vi è Cassiopea con la sua caratteristica forma a “W”, tra essa e il Toro troviamo la costellazione di Perseo. A Nord-Est, sotto l’Orsa Maggiore e a sinistra della Vergine, vedremo sorgere la costellazione del Bootes (Bifolco o Bovaro), riconoscibile per la sua particolare forma ad aquilone.
GIUSEPPE SPERLINGA

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UNA LUNA A TRE FASI NEL CIELO DI FEBBRAIO 2018

Il quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 27 gennaio 2018, pubblica la consueta rubrica sul cielo del mese, che fu curata da oltre mezzo secolo dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, che fu pure uno straordinario giornalista scientifico, appassionato divulgatore dell’Astronomia, studioso del pianeta Marte e autore di due libri, uno dei quali dedicato proprio al pianeta rosso (“Marte tra storia e leggenda”, Utet, 2004), l’altro sul nostro Sistema planetario (“La scoperta dei pianeti, da Galileo alle sonde spaziali”, Gremese, 2007), entrambi con la prefazione dell’amica astrofisica di fama internazionale Margherita Hack, il secondo con la collaborazione di chi scrive per la revisione del testo e la cura di tre box dedicati alla legge di Titius e Bode, a Eratostene di Cirene e a Jean Richer. Fondò due associazioni astrofile, una delle quali, Stelle e Ambiente, la guidò fino a un anno prima della sua scomparsa.
Ecco, qui di seguito, il testo integrale dell’articolo dedicato al cielo di febbraio.

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È, questa, forse la più longeva rubrica del nostro giornale. A fondarla, oltre mezzo secolo fa, è stato il compianto Luigi Prestinenza, giornalista-astrofilo scomparso cinque anni fa.
Eccezionalmente, stavolta esordiamo con una curiosità che riguarda la Luna: in febbraio non si verificherà il plenilunio. Il mese, perciò, si presenterà con la singolare caratteristica di annoverare tre sole fasi lunari, anziché le consuete quattro. Essendo il mese più corto dell’anno, tale fenomeno può accadere soltanto in febbraio. Ed è pure piuttosto raro, perché l’ultima volta è successo nel 2014 e si ripeterà nel 2031. In particolare, nel periodo 2012-2020, per tre sole volte febbraio è stato e sarà con tre fasi lunari, mentre per ben diciassette volte si avranno mesi con cinque fasi, come gennaio e marzo di quest’anno.
Il Sole è proiettato tra le stelle della costellazione del Capricorno fino al 16 febbraio, quando passa in quella dell’Acquario. Le giornate continueranno ad allungarsi e le notti ad accorciarsi sempre più. Alla latitudine di Catania, alla fine del mese, il dì durerà 11 ore e 24 minuti, ben 54 minuti in più rispetto al primo giorno. Il 28 febbraio, infatti, la nostra stella diurna sorgerà 28 minuti prima (alle 6.31) e tramonterà 26 minuti dopo (alle 17.55).
Rapido excursus dei pianeti. Il minuscolo ed elusivo Mercurio non sarà osservabile per gran parte del mese, tornerà alla fine del mese dopo il tramonto, assai basso sull’orizzonte, dunque difficile da osservare perché avvolto dai ultimi bagliori del Sole al tramonto. Il luminoso Venere, invece, dopo un lungo periodo di assenza, torna a essere “Vespero”, brillerà finalmente nelle ore serali sull’orizzonte occidentale, ma bisognerà attendere la fine del mese per poterlo ammirare in tutto il suo splendore. Il pianeta rosso Marte con Giove e Saturno formano un magnifico trio planetario visibile prima dell’alba nel cielo sud-orientale. Urano è ancora osservabile dopo il tramonto nel cielo occidentale ma sempre più basso sull’orizzonte, mentre Nettuno è praticamente inosservabile.
Pur essendo un cielo di transizione, quello di febbraio è ancora dominato dalle costellazioni invernali, con Orione che spicca alto nel cielo meridionale, di cui ricordiamo le tre stelle della cintura Alnitak, Alnilam e Mintaka, la supergigante rossa Betelgeuse e la supergigante blu Rigel. Dal terzetto di stelle che formano la cintura del mitologico grande cacciatore prolungando lo sguardo verso destra e in alto si riconoscono la stella gigante arancione Aldebaran (l’occhio rosso del Toro), oltre la quale vi è l’ammasso aperto delle Pleiadi (la Chioccia, le Sette Sorelle, per i siciliani semplicemente “a Puddara”, come la menziona il Verga ne “I Malavoglia”) e, a seguire, la costellazione dell’Auriga con Capella (detta la “Capretta”), che è in realtà un sistema multiplo di quattro stelle ed è il sesto astro più luminoso del cielo notturno nonché la terza stella più brillante dell’emisfero nord celeste, dopo Arturo e Vega. Al di sopra di Orione e del Toro, troviamo la costellazione dei Gemelli con le stelle Castore e Polluce. In basso a sinistra rispetto alla costellazione di Orione, brilla Sirio del Cane Maggiore, la stella più luminosa del cielo, e volgendo lo sguardo ancora più in alto, ma verso sinistra, s’incontra Procione del Cane Minore. Unendo idealmente le tre stelle Betelgeuse, Sirio e Procione si ottiene l’asterismo del “Triangolo invernale” A occidente, in prima serata, continuano a tramontare le costellazioni autunnali di Andromeda, del Triangolo, dei Pesci e dell’Ariete. Spostiamo lo sguardo verso oriente per ammirare la bella costellazione del Leone con la stella Regolo (Piccolo Re), che non è una singola stella, ma un sistema stellare formato da quattro astri disposti in due coppie che orbitano l’una intorno all’altra. Il cielo settentrionale è caratterizzato dalle costellazioni circumpolari che ruotano attorno al comune baricentro rappresentato dalla Stella Polare, la stella più luminosa del Piccolo Carro dell’Orsa Minore, tra cui ricordiamo il Gran Carro dell’Orsa Maggiore, Cefeo, Cassiopea dall’inconfondibile forma a “W”.
Concludiamo con l’occultazione radente di Aldebaran della Luna al primo quarto di venerdì 23 febbraio: alle 18.15, la falce lunare sembra sfiorare la stella più luminosa del Toro alla distanza minima di appena 6’. Infine, sempre nel pomeriggio del 23, in tutt’Italia, si svolgerà “M’illumino di meno”, la bella manifestazione promossa dalla trasmissione Caterpillar di Rai Radio2 allo scopo di sensibilizzare i cittadini sull’inquinamento luminoso e il risparmio energetico.
GIUSEPPE SPERLINGA

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PIOGGIA DI STELLE CADENTI NEL CIELO DI GENNAIO 2018

Rapido excursus del cielo di gennaio. Il Sole si trova proiettato nella costellazione del Sagittario fino al 20, quando passa in quella del Capricorno, con buona pace degli astrologi che ammanniscono sciocchezze ritenendolo già nel Capricorno e che dopo tale data transiterebbe nell’Acquario. Il 3, alle 7, la Terra si troverà al perielio, cioè alla minima distanza dal Sole, pari a 147.097.245 km. Come è fin troppo evidente, l’alternarsi delle stagioni non dipende dalla distanza del nostro pianeta dalla nostra stella diurna, ma dall’inclinazione dell’asse terrestre che si mantiene parallelo a sé stesso durante il moto di rivoluzione. La Luna sarà piena il 2, all’ultimo quarto l’8, novilunio il 17, al primo quarto il 24 e ancora piena il 31: cinque fasi nello stesso mese e, come già detto, con due pleniluni. I Consueto sguardo ai pianeti. Mercurio sarà visibile, all’alba del nuovo anno, sull’orizzonte Sud-Est, sorge un’ora e tre quarti prima del Sole e sarà abbastanza alto in cielo (circa 10°) prima di essere fagocitato dai bagliori solari. Col passare dei giorni, il minuscolo pianeta si abbasserà sempre di più e sarà inosservabile alla fine del mese. Venere sarà in congiunzione col Sole il 9 e, quindi, non sarà possibile scorgerlo fino alla fine del mese. Marte sarà visibile a Sud-Est prima del sorgere del Sole e il 7 sarà in congiunzione con Giove, la cui osservabilità è identica a quella del pianeta rosso. Saturno torna a essere visibile nel cielo del mattino, alla fine del mese, ma molto basso sull’orizzonte orientale, in compagnia di Marte e Giove. Urano è visibile a Sud-Ovest nelle prime ore della notte. Nettuno è possibile rintracciarlo basso sull’orizzonte occidentale poco dopo il tramonto del Sole.
Infine, le costellazioni. Nelle prime ore della notte, a oriente, sorgono il Cancro con il bellissimo ammasso aperto del Presepe o Mangiatoia (M44) e il Leone con la luminosa stella Regolo (Piccolo Re), cui seguiranno il Leone Minore e la Vergine. Dalla parte opposta, invece, tramontano l’Ariete, i Pesci, Andromeda e Pegaso. Nel cielo meridionale domina in tutto il suo splendore il quadrilatero della costellazione di Orione, ai cui vertici troviamo in alto Betelgeuse e Bellatrix, in basso Rigel e Saiph. Le tre stelle allineate che ne rappresentano la cintura sono, da sinistra a destra, Alnitak, Alnilam e Mintaka. Poco sotto la cintura pende la spada con la grande nebulosa M42. Individuare Orione consente il facile riconoscimento di tutte le altre costellazioni del periodo. Unendo, infatti, le tre stelle della Cintura del grande cacciatore (i “Tre Re” o “Tre Bastoni” di verghiana memoria ne “I Malavoglia”) e risalendo verso l’alto si incontrano prima la stella Aldebaran (l’occhio rosso del Toro) le Pleiadi (‘a Puddara, per dirla ancora con Verga: “… la stella della sera era già bella e lucente il pianeta Venere, ndr)… il Tre Bastoni era ancora verso l’Ognina colle gambe in aria, la Puddara luccicava dall’altra parte”) e poi i Gemelli, i Dioscuri Castore e Polluce. Scendendo, invece, verso il basso si incontra la stella Sirio, la più brillante del cielo e della costellazione del Cane Maggiore. Tra Sirio e i Gemelli brilla la stella Procione del Cane Minore. Altissime in cielo, quasi allo zenit, spiccano le costellazioni di Perseo e l’Auriga, facilmente riconoscibile per la sua forma a pentagono, con Capella (la “capretta” Amaltea, con il cui latte fu nutrito Zeus). Chiudiamo la nostra rassegna della volta celeste con uno sguardo verso Nord, dove individuata la Stella Polare nel Piccolo Carro dell’Orsa Minore è facile riconoscere, in senso antiorario, Cassiopea con l’inconfondibile forma a “W”, Cefeo, il Dragone e il Gran Carro dell’Orsa Maggiore.
GIUSEPPE SPERLINGA

 

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TUTTI GLI EVENTI ASTRONOMICI DEL 2018

Cosa ci riserverà il cielo nelle notti del 2018? L’anno nuovo si apre con uno straordinario spettacolo pirotecnico celeste. Nella notte tra il 3 e il 4 gennaio, una vera e propria pioggia di stelle cadenti ci terrà con gli occhi all’insù per ammirare le scie luminose delle Quadrantidi, uno sciame meteorico che, dopo la mezzanotte, sembra irradiarsi da un’area vicina alla costellazione di Bootes (nota pure come Bovaro o Bifolco). Il nome dello sciame deriva dall’antica costellazione del Quadrante Murale, oggi incorporata in quella di Bootes. La visione, pur ostacolata dal chiarore della Luna piena, non deluderà le attese: se le nuvole lo permetteranno si potranno avvistare gran parte delle 120 meteore all’ora che solcheranno il cielo e, per chi ci crede, esprimere un desiderio al loro passaggio. Nel corso dell’anno non mancheranno occasioni per godere di altre piogge cosmiche altrettanto spettacolari: le Liridi, il cui picco si avrà nella notte tra il 22 e il 23 aprile con una ventina di meteore orarie; le celeberrime Perseidi, meglio note come “lacrime di San Lorenzo”, il cui passaggio si avrà nella notte del 12-13 agosto (e non in quella del 10, come vuole la tradizione) con un centinaio di meteore all’ora (quest’anno la loro visione non sarà disturbata dalla Luna); lo sciame meteorico delle Orionidi nella notte tra il 21 e il 22 ottobre di 25 meteore orarie, ma con il disturbo della Luna quasi piena; le Geminidi, il cui picco avverrà nella notte tra il 13 e il 14 dicembre con 120 meteore orarie.
Altro suggestivo spettacolo celeste sono le eclissi. Purtroppo, dall’Italia quest’anno non sarà visibile alcuna eclisse di Sole. Dopo quella del 12 agosto 2026 (nelle zone ioniche l’oscuramento sarà soltanto del 40 per cento), dovremo pazientare fino al 2 agosto 2027 per vederne una alle nostre latitudini e sarà l’evento astronomico del millennio. L’eclisse sarà totale a Lampedusa, del 98% in Sicilia e interesserà tutto il Mediterraneo dopo aver attraversato l’oceano Atlantico, l’Egitto, l’Arabia Saudita e l’oceano Indiano fino all’Oceania, uno degli eventi più significativi degli ultimi secoli che terrà desta l’attenzione degli appassionati di ben 5 continenti (America, Europa, Africa, Asia e Oceania). In compenso avremo tante eclissi lunari che regaleranno uno spettacolo assai suggestivo, se non altro perché il fenomeno ha una maggiore durata temporale. La prima è attesa per il 31 gennaio, ma non sarà visibile dal nostro Paese. Sarà, invece, una eclissi lunare totale davvero eccezionale quella del 27 luglio, che s’inizierà alle 19.13 e si concluderà nel cuore della notte, alle 2.31, con l’inizio della totalità alle 21.30 per concludersi alle 23.14: vedremo il bianco disco lunare entrare lentamente nel cono d’ombra della Terra e diventare a poco a poco di un forte colore rosso acceso.
Ma pure i pianeti daranno spettacolo nel 2018. Il cielo di maggio sarà dominato dal pianeta gigante Giove, che sarà in opposizione rispetto alla Terra. In giugno toccherà al vero Signore degli anelli, Saturno, a essere in opposizione rispetto al nostro pianeta e, quindi, a essere il protagonista delle notti del mese del solstizio estivo. Nei mesi di luglio e agosto balzerà alla ribalta il pianeta rosso, Marte, perché dopo quindici anni tornerà al perigeo, vale a dire alla minima distanza dalla Terra, pari a 92.451.500 chilometri: pur basso sull’orizzonte, sarà molto luminoso e facile da individuare per la sua colorazione rossastra, un appuntamento celeste imperdibile. Nello stesso periodo, potremo assistenza a una vera e propria danza planetaria con l’allineamento di quattro pianeti. Dal tramonto, infatti, saranno visibili quattro pianeti contemporaneamente, ma non in fila indiana: Venere, Giove, Saturno e Marte. Vedrete che per l’occasione non mancheranno le strampalate previsioni dei catastrofisti su una imminente fine del mondo.
Adesso una curiosità che riguarda la Luna. Nei primi tre mesi dell’anno si verificheranno quattro pleniluni: due in gennaio (il 2 e il 31, con il primo che sarà pure una Superluna, perché l’argenteo satellite terrestre si troverà contemporaneamente al perigeo, cioè alla minima distanza dalla Terra pari a 356.566 km, mentre l’ultimo sarà una Blue Moon, pur non assumendo alcuna colorazione bluastra) e due in marzo, anche il 2 e il 31, ma nessuno dei due con la Luna al perigeo. In febbraio, invece, non ci sarà alcuna Luna piena.
Nel mese di maggio, la Nasa, l’ente spaziale americano, lancerà la dodicesima missione del programma Discovery: si chiama “InSight” (acronimo di Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) ed è una missione spaziale per l’esplorazione della struttura interna di Marte il cui lancio era previsto per il marzo 2016, ma che è stato rinviato al 5 maggio 2018 per problemi riscontrati nel sismometro di cui dovrebbe essere dotata la sonda.
GIUSEPPE SPERLINGA
N.B.
Tutte le foto che corredano l’articolo sono state tratte da vari siti internet.

 

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21 DICEMBRE 2017 – SOLSTIZIO D’INVERNO

21 DICEMBRE 2017 – SOLSTIZIO D’INVERNO.
«Solstizio» significa «Sole stazionario» (dal latino “Solis statio”). Il Sole, infatti, sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto fino al 25 dicembre, quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a nord sull’orizzonte. Il giorno del solstizio invernale è il primo giorno d’inverno astronomico (l’inverno meteorologico, per convenzione, s’inizia il primo giorno del mese del solstizio, cioè il 1° dicembre): dopo il giorno più corto dell’anno, che non è il 13, ma il 21 dicembre, il Sole comincia ad alzarsi sul piano dell’orizzonte, determinando l’allungamento graduale delle giornate. Ha inizio, dunque, l’inverno nell’emisfero boreale, l‘estate in quello australe. Il Polo Nord è escluso nel circolo d’illuminazione (6 mesi di oscurità), mentre il Polo Sud ne è totalmente incluso (6 mesi di luce). I raggi solari sono allo zenit al Tropico del Capricorno e pertanto giungono fortemente inclinati sul nostro emisfero a causa dell’inclinazione di 23°27′ dell’asse terrestre rispetto alla perpendicolare condotta sul piano dell’orbita della Terra.
Il Sole giovedì 17 dicembre è passato dalla costellazione di Ofiuco a quella del Sagittario. Nel cielo fossile degli astrologi, la nostra stella diurna fino a oggi si sarebbe trovato proiettato nella costellazione del Sagittario e da domani, 22 dicembre, transiterebbe tra le stelle del Capricorno, dove vi rimarrebbe fino al 20 gennaio. Coloro che si ostinano a credere alle fandonie ammannite dagli astrologi continueranno a leggere l’oroscopo di un altro!

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LA SUPERLUNA DI DICEMBRE E IL RITORNO DEL GRANDE CACCIATORE ORIONE

UNA SUPERLUNA E RIAPPARE IL GIGANTESCO ORIONE NEL MESE DEL SOLSTIZIO INVERNALE

In dicembre, le giornate seguitano ad accorciarsi e le notti ad allungarsi, fino al giorno del solstizio invernale, che quest’anno cade il 21 dicembre, quando nell’emisfero boreale si avrà il periodo d’illuminazione (il dì) più breve e, naturalmente, il periodo di oscurità (la notte) più lungo dell’anno. Convenzionalmente, il giorno solstiziale segna l’inizio dell’inverno astronomico (quello meteorologico s’inizia il primo giorno di dicembre). Il detto popolare, dunque, che il 13 dicembre che celebra la festa liturgica di Santa Lucia (il giorno più corto che ci sia) non è più aderente alla realtà. Alla latitudine di Catania, il 13 dicembre la durata del dì è di 9 ore e 50 minuti, mentre il 21 dura 9 ore e 48 minuti, è cioé più corto di due minuti rispetto al giorno di Santa Lucia. Le fasi lunari. L’argenteo satellite terrestre sarà al plenilunio il 3, all’ultimo quarto il 10, al novilunio il 18 e al primo quarto il giorno di Santo Stefano. Il giorno di Luna piena avverrà pure la Superluna, perché la Luna si troverà contemporaneamente al perigeo, cioè alla minima distanza dalla Terra, che è di 356.410 km, e il suo diametro apparente sembra più grande. Dalla Terra, infatti, la Luna al perigeo appare circa del 12 per cento più grande della Luna all’apogeo, quando cioè si trova alla massima distanza dal nostro pianeta.

Uno sguardo ai pianeti. Mercurio tramonta un’ora dopo il Sole fino all’8, il 13 sarà in congiunzione col Sole e riapparirà il 18 tra le luci dell’alba sull’orizzonte orientale. Venere è visibile all’alba fino al 12, sull’orizzonte sudorientale; alla fine del mese, sarà vicinissimo al Sole e non sarà più osservabile. Il pianeta rosso Marte è individuabile anch’esso a Sud-Est prima del sorgere del Sole. Il gigante gassoso Giove è il pianeta più luminoso visibile prima del sorgere del Sole, anch’esso nel cielo sudorientale. Saturno è l’ultimo pianeta visibile a occhio nudo, il giorno del solstizio sarà in congiunzione col Sole e sarà perciò inosservabile, lo rivedremo all’inizio dell’anno nuovo di mattina, prima del sorgere del Sole. Urano culmina a Sud durante le prime ore della sera ed è osservabile per buona parte della notte con l’ausilio di un telescopio. Nettuno è ancora visibile a Sud-Ovest nella prima frazione della notte. Plutone, infine, è in pratica inosservabile, molto basso com’è sull’orizzonte occidentale. Tra le congiunzioni planetarie, merita di essere osservata quella tra la Luna, Giove e Marte, che accadrà il 14 prima del sorgere del Sole. Una levataccia che sarà ripagata dalla spettacolare visione della falce di Luna calante tra Giove (più basso) e Marte proiettati tra le stelle delle costellazioni della Vergine e della Bilancia.

In dicembre, il cielo è finalmente dominato dalle grandi costellazioni invernali. Le costellazioni autunnali del Capricorno, dell’Acquario e dei Pesci sono ormai basse nell’orizzonte sudoccidentale e il loro posto sarà occupato, a Sud-Est, dall’inconfondibile costellazione di Orione, con il grande cacciatore in compagnia del Cane Maggiore con la stella più luminosa del cielo, Sirio, e del Cane Minore con Procione; dal Toro con la gigante rossa Aldebaran; dai Gemelli con la coppia Castore e Polluce, i Dioscuri; l’Auriga con Capella. Orione merita un discorso a parte perché è senz’altro la costellazione più appariscente e più bella da osservare sia a occhio nudo sia con un buon binocolo per scorgere le stelle Betelgeuse, Rigel, Bellatrix e Saiph ai vertici del grande quadrilatero, le tre stelle allineate che ne formano la cintura, da cui pende la spada in cui si trova la fantastica omonima nebulosa (M 42). Come di consueto, a nord sono visibili le costellazioni circumpolari, cioè quelle che non sorgono e non tramontano mai perché sempre presenti tutto l’anno che ruotano attorno alla Stella Polare del Piccolo Carro dell’Orsa Minore. Tra esse ricordiamo procedendo in senso antiorario Cassiopea, Cefeo, il Dragone, il Gran Carro dell’Orsa Maggiore e la Giraffa.

                                                                                             GIUSEPPE SPERLINGA

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OFIUCO, LA TREDICESIMA COSTELLAZIONE NEL CIELO DI NOVEMBRE

In novembre, le notti si allungano sempre di più e, se le nuvole lo permetteranno, si avrà maggior tempo per osservare il cielo stellato a occhio nudo e al telescopio tentando di individuare le galassie, nebulose, ammassi globulari, stelle doppie.
Il Sole, il 23, passa dalla costellazione della Bilancia a quella dello Scorpione, per rimanervi, però, appena 6 giorni, perché il 29 transita tra le stelline dell’Ofiuco, la tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata dagli astrologi, i quali continuano a “leggere” un cielo fossile di oltre duemila anni. Spieghiamo a beneficio dei creduloni, con l’auspicio che alla fine aprano gli occhi e la mente di fronte all’inganno dell’astrologia, che ammannisce con gli oroscopi che il Sole si troverebbe già tra le stelle dello Scorpione sin dal 24 ottobre scorso e vi rimarrebbe fino al 22 novembre. Non è così, perché a causa sia della precessione degli equinozi sia della costellazione di Ofiuco col passare dei secoli si è avuto un lento slittamento di una casella zodiacale, facendo sì che la nostra stella diurna attraversa la Bilancia dal 31 ottobre al 22 novembre e dal giorno successivo entra nello Scorpione per rimanervi soltanto una settimana e non trenta giorni, perché il 29 entra in Ofiuco per rimanervi fino al 17 dicembre, ben 19 giorni, durante i quali coloro che hanno la ventura di nascere in tale periodo saranno orfani di oroscopi oppure leggeranno presunte predizioni astrali che non gli appartengono.
La Luna sarà piena il 4, all’ultimo quarto il 10, plenilunio il 18 e al primo quarto il 26.
Il minuscolo pianeta Mercurio è ancora molto vicino al Sole, basso sul piano dell’orizzonte occidentale e, pertanto, assai difficile da individuare avviluppato com’è dai bagliori del Sole al tramonto. Bisogna aspettare la sera del 24 per avere la possibilità di osservarlo, giorno in cui l’elusivo pianeta sarà alla massima elongazione serale di 22°, mentre nella sera del 27 avremo più tempo perché tramonta settanta minuti dopo il Sole.
Il luminoso Venere, che è stato il protagonista delle albe di ottobre, si sposta sempre di più verso il Sole e sarà visibile molto basso sull’orizzonte orientale (alla fine del mese, il pianeta di Citera sorge appena tre quarti d’ora prima del Sole, i cui bagliori lo renderanno invisibile).
Il pianeta rosso Marte è sempre osservabile nel cielo occidentale nelle prime ore della sera.
Il gigante gassoso Giove torna a essere visibile il mattino presto, molto basso sull’orizzonte orientale. Val la pena alzarsi prima del sorgere del Sole per osservare il “bacio” tra Giove e Venere la mattina del 13.
Saturno è l’unico pianeta visibile a occhio nudo in orario serale, per poco e subito dopo il tramonto del Sole, ormai assai basso nell’orizzonte occidentale.
Passiamo a Urano e Nettuno, i due pianeti gassosi visibili soltanto al telescopio: il primo è osservabile per quasi tutta la notte, l’altro invece è possibile individuarlo in prima serata a Sud-Ovest, ma intorno alla mezzanotte sarà molto basso sull’orizzonte occidentale.
Il pianeta nano Plutone sarà osservabile con difficoltà, perché rimane per un tempo molto breve sopra l’orizzonte occidentale al calare delle tenebre.
Sempre a ovest è ancora possibile ammirare l’asterismo del “Triangolo Estivo”, formato dalle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno, le costellazioni di Ercole (a nord-ovest) e le poco appariscenti zodiacali Capricorno e Acquario. In direzione Sud, vi sono i Pesci e l’Ariete. Nel cielo orientale potremo vedere sorgere il Toro con la rossa Aldebaran, le Pleiadi (“‘a Puddara” di verghiana memoria) e le Iadi, i Gemelli e, in tarda serata, il Cancro e il Leone, che saranno i protagonisti delle lunghe fredde notti invernali. A Sud-Est, nelle prime ore della notte, ritorna il grande cacciatore Orione e il fedele Cane Maggiore con la luminosissima stella Sirio. Sopra i Gemelli e il Toro è facilmente riconoscibile il pentagono dell’Auriga con la luminosa Capella (la Capretta). Allo zenit, spiccano il grande quadrilatero di Pegaso e verso Nord Est, Andromeda e Perseo, la “W” della regina Cassiopea seguita dal consorte Cefeo. Nel cielo settentrionale, infine, come sempre sono visibili il Gran Carro dell’Orsa Maggiore e il Piccolo Carro dell’Orsa Minore, quest’ultima con la Stella Polare.
Pure in novembre si potranno osservare le piogge di meteore. Tra le più note, le Tauridi e le Leonidi. Le prime sembrano irradiarsi vicino alle Pleiadi e pare essersi originate dalla disintegrazione della cometa Encke. Le Leonidi, invece, sono frammenti della cometa Tempel-Tuttle che il nostro pianeta intercetta dal 16 al 18 novembre. Il loro radiante è vicino alla stella gamma Leonis e sarà visibile sopra l’orizzonte dopo la mezzanotte.
Chiudiamo ricordando il 3 novembre 1957 i sovietici lanciarono lo Sputnik 2 con a bordo la cagnetta Laika, la quale non sopravvivrà. Il 10 novembre 1879 Giovanni Schiaparelli scoprì la Nyx Olympica di Marte, il monte Olimpo, che con un’altezza di 24 km e un diametro alla base di 600 km è l’edificio vulcanico più imponente dei corpi del sistema solare.
GIUSEPPE SPERLINGA
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SPICCA IL QUADRATO DI PEGASO NEL CIELO DI OTTOBRE 2017

SPICCA IL QUADRATO DI PEGASO NEL CIELO DI OTTOBRE 2017
Quello autunnale è un cielo di transizione: a occidente, le costellazioni estive sono sempre più basse e appena fa buio è possibile ancora rintracciare il Bifolco (Bootes) con la brillante stella Arturo, seguito da Ofiuco (il Serpentario), la tredicesima costellazione pervicacemente ignorata dagli astrologi, da Ercole, dal “Triangolo Estivo” (i cui vertici sono formati dalle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno), dal Sagittario e, a Sud-Ovest, dal Capricorno e l’Acquario. Dalla parte opposta, nel cielo orientale, anch’esse ancora basse, fanno capolino le costellazioni invernali. In tarda serata, infatti, potremo scorgere prima il Toro con la stella supergigante arancione Aldebaran (l’occhio rosso del Toro) e poi i Gemelli con le luminose Castore e Polluce (i Dioscuri). Nella mitologia greca, il Toro è Zeus che rapisce Europa, la giovane figlia di Agenore e di Telefassa, mentre coglieva fiori nelle campagne sulle coste della Fenicia. Il padre degli Dei, comparsole sotto forma di un bianco toro, portò Europa sulla groppa per mare, fino a Creta, dove generò Minosse e Radamante.
Ma a dominare il cielo autunnale sarà l’asterismo del Quadrato di Pegaso (il cavallo alato nato dal terreno bagnato dal sangue di Medusa decapitata da Perseo), riconoscibile molto alto nel cielo, quasi allo zenit, vale a dire sopra le nostre teste. Il suo nome è dovuto alla disposizione di quattro stelle che formano un quadrilatero regolare e che gli astronomi arabi chiamarono Markab (sella del cavallo), Scheat (stinco), Algenib o Mirfak (gomito) e Sirrah o Alpheratz (ombelico del destriero), quest’ultima però appartenente alla vicina costellazione di Andromeda, all’interno della quale vi è l’omonima galassia, la più vicina alla nostra Via Lattea, dista da noi 2 milioni e mezzo di anni luce (un anno luce è pari a circa novemila miliardi e mezzo di chilometri), ha un diametro di 200 mila anni luce, contiene oltre 100 miliardi di stelle ed è visibile a occhio nudo. Nella stessa plaga di cielo sono visibili le inconfondibili costellazioni di Perseo riconoscibile per la forma a ipsilon rovesciata, la “W” di Cassiopea e Cefeo dalla forma a casetta, con la Balena (il mostro marino Cetus) che fa la sua apparizione a sud-est, personaggi che con Pegaso e Andromeda sono i protagonisti di una saga mitologica a lieto fine. Ecco la storia: la vanitosa Cassiopea, moglie di Cefeo, re d’Etiopia (l’attuale Libano), si vantava di essere più bella e affascinante delle Nereidi, le ninfe del mare, le quali, irritate dalla sfrontatezza della regina, chiesero al loro padre Poseidone di punirla. Il dio del mare mandò un mostro marino, la Balena, a flagellare le coste dell’Etiopia. Il povero re Cefeo era disperato e per far placare l’ira di Poseidone si rivolse all’Oracolo di Ammone, che gli ordinò di sacrificare al mostro sua figlia Andromeda. La povera fanciulla fu incatenata a uno scoglio, ma prima di essere sbranata dall’orrida creatura marina ecco che arriva Perseo in groppa al suo cavallo alato Pegaso e pietrifica il Cetus rivolgendogli la testa di Medusa che aveva ucciso precedentemente, libera Andromeda e la sposa. Spostando lo sguardo in direzione nord-orientale del cielo vedremo spiccare Capella della costellazione dell’Auriga dal caratteristico colore giallo-oro, che è la sesta stella più luminosa del cielo notturno e la terza più brillante dell’emisfero boreale dopo Arturo e Vega. Il cielo settentrionale è dominato dal Gran Carro dell’Orsa Maggiore, molto basso sull’orizzonte, e – fra questo e Cassiopea – dal Piccolo Carro dell’Orsa Minore con la Stella Polare.
Le giornate s’accorciano sempre di più. Alla latitudine di Catania, l’1 ottobre il Sole sorge alle 6.55 e tramonta alle 18.44 (ora legale), mentre il 31 ottobre, la nostra stella diurna sorge alle 6.20 e tramonta alle 17.07 (ora solare). Ricordiamo che nella notte tra il 28 e il 29 ottobre torna in vigore l’ora solare. La Luna sarà piena il 5, all’ultimo quarto il 12, nuova il 19 e al primo quarto il 28, serata in cui si celebra l’International Observe the Moon Night (InOMN), la Notte della Luna, una iniziativa promossa a livello mondiale per proporre osservazioni al telescopio dedicate alla Luna (in Italia organizzata dall’Inaf e dall’Uai).
I pianeti. Il piccolo Mercurio è inosservabile per tutto il mese. Il luminoso Venere brilla nel cielo mattutino a oriente, dove sorge due ore prima del Sole. Il rosso Marte, come Venere, è possibile osservarlo al mattino presto prima del sorgere del Sole. Il gigantesco Giove sarà in congiunzione con il Sole il 26 ottobre e per alcune settimane non sarà osservabile, più avanti lo rivedremo al mattino presto. Il vero Signore degli anelli, Saturno, è sempre più basso sull’orizzonte occidentale e, in questo periodo, è l’unico pianeta visibile a occhio nudo nel cielo serale. Urano sarà possibile osservarlo per tutta la notte: al tramonto del Sole appare sull’orizzonte orientale, culmina a Sud in piena notte e tramonta a ovest alle prime luci dell’alba. Nettuno, infine, è osservabile per gran parte della notte alto in cielo in direzione Sud-Est di prima sera, poi raggiunge la massima altezza a Sud durante la notte. Per approfondimenti si visiti il sito dell’Unione Astrofili Italiani www.uai.it.
GIUSEPPE SPERLINGA

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IL FIRMAMENTO CANGIANTE DELL’EQUINOZIO AUTUNNALE

Il quotidiano La Sicilia di domenica 27 agosto 2017, a pagina 41, pubblica la consueta rubrica mensile di divulgazione astronomica curata del presidente prof. Giuseppe Sperlinga, ma fondata dall’indimenticabile grande Amico e Maestro Luigi Prestinenza, giornalista-astrofilo, cofondatore e primo presidente dell’associazione Stelle e Ambiente. Prestinenza è ricordato nell’ultimo capoverso dell’articolo. A tutti coloro che ebbero il privilegio di conoscerlo si rivolge l’invito a partecipare domenica 3 settembre, alle 9.30, all’incontro commemorativo che si terrà nel cimitero di Pedara (Etna sud). Seguirà una piacevole passeggiata nel vicino Parco urbano di Monte Troina.

 

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