Stelle e Ambiente

Il Cielo

GLI INCONTRI RAVVICINATI PRIMAVERILI DELLA LUNA NEL CIELO DI APRILE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, domenica 4 aprile 2021, pubblica la consueta rubrica mensile dedicata alla divulgazione astronomica ideata dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, che la curò per oltre mezzo secolo, fino al 4 settembre del 2012, giorno della sua scomparsa.
Lo spazio tiranno costringe quasi sempre a dei tagli al pezzo originale, gli interessati potranno leggere il testo integrale qui di seguito.
Approfondimenti nel sito dell’Unione Astrofili Italiani www.uai.it
Buona lettura, buona Pasqua e cieli sereni a tutti!
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Nel cielo serale di aprile, i pianeti brilleranno per la loro… latitanza, ad eccezione del rosso Marte che sarà visibile nella prima parte della notte nell’orizzonte occidentale. Il minuscolo ed elusivo Mercurio, infatti, è praticamente inosservabile per quasi tutto il mese. Venere tornerà a essere visibile verso la fine del mese, dove si potrà scorgerlo al tramonto nel cielo occidentale. Giove e Saturno si possono rintracciare prima dell’alba nel cielo sud-orientale. Urano e Nettuno, infine, sono inosservabili o difficili da scorgere. La nostra stella diurna, il Sole, transita tra le stelle della costellazione dei Pesci fino al 18 aprile, poi lo vedremo proiettato nella costellazione dell’Ariete. La Luna sarà all’Ultimo Quarto il 4 (domenica di Pasqua), Novilunio il 12, Primo Quarto il 20 e Plenilunio il 27, giorno in cui l’argenteo satellite naturale terrestre sarà pure al perigeo, a 357.378 km dalla Terra, perciò sarà una “Superluna” che sembrerà mostrare dimensioni più grandi del solito. A coloro i quali amano alzarsi prima dell’alba, segnaliamo la bella congiunzione del 6 aprile tra la Luna e Saturno, bassi sull’orizzonte orientale. Sempre prima del sorgere del Sole, ma del giorno successivo, ci sarà l’incontro ravvicinato della Luna con Giove e Deneb, la stella supergigante bianca più luminosa della costellazione del Cigno. Ancora la Luna sarà protagonista di altre due spettacolari congiunzioni serali: la prima, alle 21 del 15 aprile, con l’ammasso stellare aperto delle Pleiadi, note col nome di “Sette sorelle” o la “Chioccia” (per i siciliani è la “Puddara”, citata dal Verga nel suo celebre romanzo de “I Malavoglia”) nella costellazione del Toro; la seconda, alla stessa ora ma del 17, con il pianeta Marte, il gigante Orione a sinistra e la costellazione dell’Auriga con la brillante Capella (la “Capretta” che allattò Giove) a destra.
Quello di aprile è un cielo in lento divenire, nel senso che segna il passaggio da quello invernale ormai alle porte sul versante occidentale, dove tramontano Orione, il Toro, i Gemelli e l’Auriga, a quello estivo già arrivato dalla parte opposta, a oriente, dove fanno capolino la piccola costellazione della Lira facilmente riconoscibile per le quattro stelle disposte a parallelogramma vicine alla stella bianca Vega, la quinta più luminosa del cielo notturno, ma la seconda nell’emisfero celeste boreale, dopo Arturo della costellazione del Bovaro o Boote a forma di aquilone. Vega dista dalla Terra ad appena 25 anni luce, è l’astro più luminoso entro un raggio di 30 anni luce del nostro sistema planetario, con Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo estivo” e tra tredicimila anni sarà la nostra Stella Polare. Nel cielo di Nord-Est giganteggia il Gran Carro dell’Orsa Maggiore formato da sette stelle, quattro delle quali disposte a formare un trapezio e altre tra poste ai vertici di un triangolo molto schiacciato, quelle che ispirarono le famose “Vaghe stelle dell’Orsa/io non credea/tornare ancor per/uso a contemplarvi/sul paterno giardino scintillanti” di leopardiana memoria. Per gli antichi Romani, le sette stelle del Gran Carro erano i “sette buoi”, cioè i “septen triones”, da cui deriva il termine settentrione. Per i Greci, invece, il Gran Carro faceva parte della grande costellazione dell’Orsa Maggiore: dalla parola “orso”, che in lingua greca si dice “àrktos”, è derivata la parola “artico”. Nel cielo occidentale continuano a tramontare il Toro e i Gemelli, mentre in quello meridionale si notano il Cancro, il Leone con la luminosa stella Regolo e la Vergine con la brillante Spica. Nell’orizzonte di Sud-Est, ma a notte inoltrata, fanno la loro apparizione la Bilancia e lo Scorpione (l’uccisore di Orione non può essere presente in cielo con la sua vittima e Giove, nei pressi, vi collocò il Sagittario, pronto a scoccare il suo dardo se l’aracnide dovesse cedere alla tentazione di pungere di nuovo il grande cacciatore.
GIUSEPPE SPERLINGA
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RUGGISCE IL LEONE NEL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA

RUGGISCE IL LEONE NEL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA

Col mese di marzo arriva la primavera. Per convenzione, l’1 entra la primavera meteorologica, il 20 quella astronomica. Pure quest’anno, infatti, l’equinozio primaverile cade il 20, giorno in cui il dì ha la stessa durata della notte ovunque e a mezzogiorno il Sole è allo zenit sull’equatore. Nel nostro emisfero ha inizio la primavera, l’autunno in quello australe, i poli terrestri sono tagliati in due parti uguali dal circolo d’illuminazione, il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest e passa per il punto d’Ariete (l’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica) così chiamato perché, duemila anni fa, era proiettato nella costellazione dell’Ariete. Tale punto, oggi, dovrebbe essere ridenominato in “Punto dei Pesci”, perché a causa della precessione degli equinozi si trova proiettato, appunto, nella costellazione dei Pesci. Per i Cristiani, la data dell’equinozio primaverile è importante ai fini del calcolo della data della Pasqua, che si celebra la prima domenica (4 aprile) successiva al Plenilunio (28 marzo) che segue l’equinozio di primavera, che per la Chiesa si verifica sempre il 21 marzo.

Il Sole attraversa le stelle dell’Acquario fino al 12 marzo, dopo passa nei Pesci. Le giornate continueranno ad allungarsi perché la nostra stella diurna sorge sempre prima e tramonta sempre dopo. Alla latitudine di Catania, l’1 sorge alle 6,29 e tramonta alle 17,56; il giorno dell’equinozio sorge alle 6,03 e tramonta alle 18,12; il 31 sorge alle 5,48 e tramonta alle 18,21. In altri termini, alla fine del mese, le giornate si allungheranno di 66 minuti. La Luna sarà all’Ultimo Quarto il 6, avremo il Novilunio il 13, il Primo Quarto il 21 e, come già detto, il Plenilunio domenica 28, giorno in cui, in Italia, entrerà in vigore l’Ora Estiva (la cosiddetta “ora legale”), che corrisponde a un’ora in più rispetto all’ora solare (Tmec, Tempo medio dell’Europa centrale), ovvero due ore in più rispetto al Tempo universale (Tu). Il minuscolo Mercurio è difficile scorgerlo alle prime luci dell’alba basso sull’orizzonte orientale. Venere non sarà osservabile per tutto il mese, perché si avvicina sempre di più al Sole, lo rivedremo alla fine di aprile al tramonto. Il pianeta rosso, Marte, sarà visibile nella prima parte della notte a occidente, tra le stelle del Toro, dove sarà protagonista di incontri ravvicinati con le Pleiadi, le Iadi e la luminosa Aldebaran, l’occhio rosso del Toro. Giove e Saturno saranno visibili all’alba. Degli ultimi due giganti gassosi del Sistema solare, Urano e Nettuno, soltanto il primo sarà osservabile nel cielo occidentale, molto basso, nelle prime ore serali.

Pur essendo ancora presenti le grandi costellazioni che hanno dominato il cielo invernale, a oriente ha già fatto il suo ingresso l’inconfondibile silhouette del Leone composta dalle stelle Denebola (la coda), Algeiba (la criniera), Zosma e Regolo (il Piccolo Re) che formano il corpo del Leone, mentre Adhafera, Al Ashfar e Al Ras ne disegnano la testa. In questa costellazione, spicca il “Tripletto del Leone” formato dalle galassie a spirale M66, M65 e NGC 3628 distanti 35 milioni di anni luce dalla Terra. Denebola, Arturo del Boote e Spica della Vergine sono i vertici del “Triangolo di Primavera”, asterismo visibile nell’emisfero boreale nei mesi primaverili. La costellazione del Leone deve il suo nome al Leone di Nemea ucciso da Ercole nella prima delle sue dodici fatiche. Il feroce felino viveva in una caverna, usciva soltanto per uccidere le genti del luogo ed era protetto da una folta pelliccia resistente a qualsiasi arma che lo rendeva invulnerabile. Per tale motivo, Ercole fu costretto ad affrontarlo a mani nude, lo strozzò, gli tolse la pelle e, dopo averla indossata, divenne invulnerabile a sua volta. Sempre a oriente, fa capolino la Vergine, che è una delle più grandi costellazioni del cielo, domina i cieli da febbraio fino a luglio e tra le stelle più importanti troviamo la brillante Spica (nei pressi della quale vi è la famosa galassia Sombrero), Porrima e Vindemiatrix (Vendemmiatrice), che, con il suo sorgere, avvisava quando avviare la vendemmia. Procedendo verso ovest, s’incontrano le costellazioni zodiacali del Cancro, dei Gemelli e del Toro, che si avviano a tramontare. Sempre nel cielo occidentale, sono pronte a salutarci pure il gigantesco Orione con i suoi fedeli Cane Maggiore con Sirio e Cane Minore con Procione. Nel cielo settentrionale, campeggiano le immancabili costellazioni circumpolari di Cassiopea riconoscibile per la sua forma a “W” e il Gran Carro dell’Orsa Maggiore disposte ai lati opposti del Piccolo Carro dell’Orsa Minore con la Polare, con la prima molto bassa a Nord-Est e la seconda molto alta a Nord-Ovest.

Le congiunzioni del mese. Da non perdere, alle 22 del 3 marzo, la congiunzione tra Marte e l’ammasso aperto delle Pleiadi (M 45). A coloro che amano alzarsi prima dell’alba, segnaliamo, alle 5,45 del 5 marzo, sull’orizzonte orientale, l’incontro ravvicinato tra il gigantesco Giove e l’elusivo Mercurio, assai bassi sull’orizzonte, con Saturno poco distante che fa da spettatore, tutt’e tra i pianeti sullo sfondo delle stelline del Capricorno. E, ancora, prima dell’alba del 10, il falcetto di Luna calante incontra il trio planetario di prima. Bellissimo il balletto serale del 18 e 19 marzo, nel cielo occidentale, tra la falce di Luna crescente con Marte, le Pleiadi, Aldebaran e le Iadi, nella costellazione del Toro.

                                                               GIUSEPPE SPERLINGA

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IL CIELO DI FEBBRAIO 2021

AVARO DI EVENTI IL CIELO DI FEBBRAIO 2021
Un antico proverbio contadino ammonisce che febbraio è “corto e amaro”. In tempi moderni, bisognerebbe rimodularlo in “corto e avaro”, perché il suo cielo è davvero povero di eventi astronomici. Fino al 16, il Sole si trova proiettato tra le stelle della costellazione del Capricorno, poi passa nell’Acquario. Nel cielo fossile dell’Astrologia, invece, la nostra stella diurna si troverebbe già nel segno dell’Acquario fin dal 19 gennaio e il 18 febbraio passerebbe in quello dei Pesci, con buona pace dei creduloni che continueranno a leggere l’oroscopo di un altro. Rapido excursus planetario cominciando da Mercurio, che sarà visibile all’alba verso la fine del mese. Venere sarà anch’esso osservabile all’alba, ma fino al 6, dopo diventa difficile scorgerlo nel cielo orientale. Marte potremo osservarlo per buona parte della notte nel cielo occidentale. Dopo il 14, sempre all’alba, potremo rintracciare Giove e Saturno, bassi sull’orizzonte nord-orientale, tra le stelle della costellazione del Capricorno. Urano sarà ancora visibile nella prima parte della notte nell’orizzonte occidentale tra le stelle dell’Ariete. Nettuno, infine, tramonta subito dopo il Sole nel cielo occidentale.
Scartando le osservazioni delle congiunzioni difficilmente visibili sia perché avverranno alle prime luci dell’alba sia perché i corpi celesti interessati si troveranno molto bassi sull’orizzonte, bisogna aspettare il 18 febbraio per vederne una in ore serali: si tratta della congiunzione tra la Luna quasi al primo quarto con il pianeta rosso Marte proiettati tra le stelle dell’Ariete. La sera successiva, da non perdere l’allineamento tra Marte, la Luna al primo quarto e la fulgida Aldebaran (l’occhio rosso del Toro), con le Pleiadi (‘a Puddara per i siciliani, la Chioccia in italiano) accanto alla Luna.
A dominare il cielo notturno di febbraio saranno ancora le grandi costellazioni invernali. Il quadrilatero di Orione si staglia imponente in direzione meridionale. Prolungando verso l’alto e a destra le tre stelle della cintura del grande cacciatore, Alnitak, Alnilam e Mintaka (il famoso “Tre Bastoni” di verghiana memoria), s’incontra la stella Aldebaran. Più in alto e a sinistra vi è la costellazione dell’Auriga con la brillante Capella (la Capretta che allattò Zeus) e, più in basso, s’incontrano i Gemelli con le stelle Castore e Polluce. Questi ultimi erano i Dioscuri, figli di Leda e di Zeus, che la sedusse apparendole sotto le mentite spoglie di un bellissimo cigno. I Dioscuri erano due gemelli… diversi, sono nati da due uova che contenevano l’uno Polluce ed Elena e l’altro Castore e Clitennestra. Inoltre, al contrario del fratello, Polluce era immortale, erano considerati i protettori dei naviganti durante le tempeste marine e, come Argonauti, parteciparono al viaggio verso la Colchide nella ricerca del Vello d’oro e alla caccia al possente cinghiale di Calidone. Quando Castore morì, Polluce chiese al padre di seguire il fratello nell’aldilà. Zeus l’accontentò a metà, consentendogli di trascorrere un giorno nell’Ade in compagnia del fratello e un giorno nell’Olimpo. Prolungando le tre stelle della cintura in basso a sinistra, vedremo splendere Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno e della costellazione del Cane Maggiore. Gli antichi Egizi, grazie all’apparizione di Sirio in cielo erano in grado di prevedere le catastrofiche ma provvidenziali alluvioni del Nilo che col limo trasportato rendevano fertili le campagne. Procedendo sempre a sinistra di Orione ma verso l’alto, vi è Procione, la stella più luminosa del Cane Minore. Sirio, Procione e Betelgeuse formano i vertici del bell’asterismo del “Triangolo invernale”.
Mentre nel cielo occidentale si avviano piano piano a tramontare le costellazioni di Andromeda, del Triangolo, dei Pesci e dell’Ariete, a oriente fanno la loro apparizione le prime costellazioni primaverili precedute dal Leone con Regolo, dal Leone Minore e dalla Vergine. Nel cielo nord-occidentale spicca la “W” di Cassiopea e tra questa e il Toro è facile riconoscere la costellazione del Perseo. Sul versante opposto, a Nord-Est, troviamo il Gran Carro dell’Orsa Maggiore con le celebri galassie M81 e M82 quasi allo zenit. Ricordiamo, infine, che il 4 febbraio ricorre il 115° anniversario della nascita di Clyde Tombaugh, l’astronomo americano che, nel 1930, appena ventiquattrenne, scoprì Plutone. La sonda “New Horizons”, che, nel 2015, sorvolò il remoto pianeta nano, ha a bordo una parte delle ceneri di Tombaugh: per la prima volta, resti umani varcheranno i confini del Sistema solare.
                        GIUSEPPE SPERLINGA
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IL CIELO DEL 2021 E DI GENNAIO

Cosa vedremo nei cieli delle quattro stagioni del 2021?
Lo saprete leggendo l’articolo a firma di chi scrive pubblicato sul quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 5 gennaio.
G.S.
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RICCO DI EVENTI IL CIELO DEL 2021

Per conoscere quali eventi ha in serbo il cielo nell’anno nuovo, gli astronomi non interpellano un oracolo né scrutano nella sfera di cristallo, l’uno e l’altra li lasciano a coloro che ammanniscono previsioni astrologiche, oroscopi e amenità discorrendo. È nota sin dall’antichità la periodicità dei fenomeni astronomici, i quali si verificano puntualmente anno dopo anno, fatte salve le apparizioni di nuove comete o di asteroidi. Ma vediamo quali sono i principali fenomeni che caratterizzano l’anno astronomico che sta per iniziare, rimandando il lettore che volesse saperne di più alla consultazione dell’”Almanacco 2021” supplemento al n. 4 della rivista “Astronomia” dell’Unione Astrofili Italiani e dell’agenda “Il Cielo 2021” (Drioli editore). La Terra sarà al perielio il 2 gennaio, anziché il 3 o il 4 o il 5 come negli anni passati. Quel giorno, il nostro pianeta sarà alla minima distanza dal Sole (147.093.052 km). Il 5 luglio sarà in afelio, ossia raggiungerà la massima distanza dalla nostra stella diurna (152.100.376 km). L’equinozio di primavera cadrà ancora il 20 marzo, il solstizio d’estate slitterà di un giorno, il 21 giugno, manterranno le stesse date dello scorso anno sia l’equinozio d’autunno (22 settembre) sia il solstizio d’inverno (21 dicembre).

Nel nuovo anno si verificheranno due eclissi lunari e due solari: una totale di Luna (26 maggio) che non sarà visibile dall’Italia; una anulare di Sole (10 Giugno), che per noi sarà parziale e visibili solo le fasi iniziali dalle regioni centro-settentrionali italiane; una lunare parziale (19 novembre) anch’essa visibile dal nord Italia; una totale di Sole (4 dicembre) che non sarà visibile dal nostro Paese.

La Terra nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole incontra numerosi frammenti lasciati dalla disgregazione di comete e di asteroidi. Questi detriti spaziali, penetrando nella nostra atmosfera, bruciano lasciando scie luminose, dando così origine alle cosiddette “stelle cadenti”. Ecco quali sciami meteorici vedremo quest’anno: le Quadrantidi, dal 27 dicembre al 10 gennaio con un picco nel cuore della notte tra il 3 e il 4 gennaio; le Liridi, dal 15 al 28 aprile (picco notte del 21-22); le Eta Aquaridi, dal 19 aprile al 28 maggio (picco tra il 6-7 maggio); le celeberrime Perseidi, popolarmente note come “lacrime di San Lorenzo”, dal 17 luglio al 26 agosto (picco nella notte tra l’11 e il 12 agosto); le Orionidi, dal 2 ottobre al 7 novembre (picco il 21-22 ottobre); le Leonidi, dal 6 al 30 novembre (picco nella notte del 16-17); le Geminidi, dal 4 al 17 dicembre (picco il 13-14); le Ursidi dal 17 al 26 dicembre (picco il 22-23). Purtroppo, il nuovo anno sarà avaro di comete, a meno che non ne appaia qualcuna senza preavviso, com’è stato per la famosa C/2020 F3 Neowise, che nella scorsa estate mobilitò gli astronomi non professionisti del mondo intero. Rapido excursus planetario. Mercurio sarà visibile al tramonto nel cielo occidentale, ma le date favorevoli saranno quella del 15 maggio, quando tramonta circa due ore dopo il Sole, e quella del 25 ottobre, un’ora e mezza prima dell’alba. Venere continuerà a essere “Lucifero” nel cielo orientale dove precede il sorgere del Sole, ma da aprile sarà “Vespero” e lo vedremo nel cielo serale fino alla fine dell’anno. Marte continua a essere visibile appena fa buio molto alto nel cielo sud-orientale, in primavera e in estate sarà sempre più basso nel cielo occidentale, ma negli ultimi mesi lo rivedremo all’alba. Giove e Saturno saranno sempre più bassi nel cielo occidentale e in fase di allontanamento reciproco dopo l’“abbraccio” dello scorso 21 dicembre, fino a diventare inosservabili, ma in estate torneranno a essere visibili nelle ore notturne. Urano e Nettuno li vedremo nella prima parte della notte nell’orizzonte sud-orientale, in primavera saranno in congiunzione col Sole e non saranno visibili, ma torneranno a essere osservabili nelle ore notturne dell’autunno quando saranno in opposizione al Sole. Tra le tante congiunzioni, segnaliamo la danza planetaria a tre con Giove, Saturno e Mercurio, bassi sull’orizzonte sud-occidentale, alle 17.20, dal 9 al 12 gennaio e, allo stesso orario del 14, il balletto celeste tra la Luna, Mercurio e Giove. Altri incontri planetari da non perdere sono quelli tra la Luna, Marte e Venere del 12 luglio; ancora la Luna ma stavolta con Giove e Saturno del 17 settembre e dell’11 novembre; l’ultimo appuntamento planetario dell’anno sarà quello tra Mercurico e Venere del 29 dicembre.

Nel cielo di gennaio, a oriente, cominciano ad apparire il Cancro e il Leone. Dalla parte opposta, si avviano al tramonto l’Ariete e i Pesci, al di sopra delle quali, procedendo verso est si notano Pegaso e Andromeda. Nel cielo meridionale continua a giganteggiare il grande cacciatore Orione, vero protagonista del cielo invernale, in compagnia dei suoi due fedeli cani: Sirio del Cane Maggiore e Procione del Cane Minore. A nord, come sempre, il Piccolo Carro dell’Orsa Minore con la Polare e la lunga costellazione del Drago. Allo zenit, sono ben evidenti i Gemelli con le luminose Castore e Polluce, l’Auriga con la luminosa Capella, la mitologica capretta Amaltea con il latte della quale fu nutrito Zeus, il Toro con la supergigante rossa Aldebaran e Perseo.

Buon anno e cieli sereni a tutti.

                                                                                               GIUSEPPE SPERLINGA  

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IL BACIO CELESTE TRA GIOVE SATURNO NEL GIORNO DEL SOLSTIZIO INVERNALE

Lunedì 21 dicembre, giorno del Solstizio invernale, dopo il tramonto, puntiamo lo sguardo verso sud-ovest per ammirare un grande evento astronomico: la rara strettissima congiunzione tra Giove e Saturno.
Il quotidiano La Sicilia di oggi dedica quasi una pagina con un articolo a firma di chi scrive sullo straordinario fenomeno celeste.
Per agevolarne la lettura, ecco il testo, seguito da un secondo pezzo che, purtroppo, per esigenze di spazio non è stato possibile pubblicare.
Buona lettura e, mi raccomando, l’appuntamento è da non perdere!
Giuseppe Sperlinga
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IL BACIO CELESTE TRA GIOVE SATURNO NEL GIORNO DEL SOLSTIZIO INVERNALE
L’appuntamento è imperdibile. Il 21 dicembre, poco dopo il tramonto del Sole, piantate in asso tutto, concedetevi una pausa e volgete lo sguardo verso il cielo, in direzione sud-ovest, tra le stelline della costellazione del Capricorno, per ammirare un raro spettacolo offerto gratuitamente dalla Natura: l’abbraccio celeste tra i pianeti Giove e Saturno bassi sull’orizzonte. Se le nuvole non si metteranno di traverso, a quell’ora del giorno del solstizio invernale, dopo quattro secoli, i due giganti gassosi del Sistema solare concluderanno il loro lungo inseguimento, saranno allineati e, prospetticamente, torneranno a essere vicinissimi: la loro congiunzione sarà talmente stretta da dare l’impressione, a chi osserva a occhio nudo, di vedere un unico luminosissimo pianeta. Come tutte le congiunzioni planetarie, pure quella tra Giove-Saturno è un evento piuttosto frequente, accade all’incirca ogni 20 anni. Il vero Signore degli anelli, infatti, impiega quasi 30 anni per compiere una rivoluzione intorno al Sole, mentre Giove circa 12 anni. Fatti i calcoli, ogni 20 anni, Giove “raggiunge” Saturno ed ecco che si verifica la congiunzione tra i due pianeti. Ma ciò che rende straordinaria quella del 21 dicembre di quest’anno è che la separazione tra i due pianeti sarà di un solo decimo di grado.
Nella realtà, essendo le congiunzioni prospettiche, i pianeti saranno ben distanti tra essi. Si troveranno, infatti, a 734 milioni di chilometri l’uno dall’altro, più precisamente Giove sarà a 886 milioni di chilometri da noi e Saturno a un miliardo e 620 milioni. Oltre che a occhio nudo, il raro fenomeno celeste potrà essere osservato con un binocolo 10×50 per inquadrare Giove e Saturno nello stesso campo visivo. L’uso di un piccolo telescopio riflettore o rifrattore consentirà di inquadrare Io, Europa, Ganimede e Callisto, le quattro lune galileiane attorno a Giove, nonché di ammirare il favoloso sistema di anelli di Saturno e Titano, la sua luna più grande.
Quella del solstizio invernale di quest’anno sarà, dunque, la prima congiunzione Giove–Saturno del terzo millennio e la più stretta dal 1623, vale a dire ai tempi di Galileo Galilei e Giovanni Keplero. L’astronomo tedesco, 397 anni fa, osservò una congiunzione stretta tra Giove e Saturno, ma non ebbe fortuna, perché nei primi giorni i due pianeti erano troppo vicini al Sole, nei giorni seguenti il cielo di Praga fu sempre coperto da nuvole. Dovette attendere una settimana, il giorno di Natale del 1623, il povero Keplero per osservare i due pianeti vicini, ma ormai non più al minimo della loro distanza.
Noi ci auguriamo di essere più fortunati di Keplero e la sera del solstizio d’inverno non lasciamoci sfuggire la visione di questo “bacio” tra Giove e Saturno, perché le prossime congiunzioni si verificheranno il 31 ottobre 2040 e il 7 aprile 2060, ma per vederne una così stretta come quella di quest’anno bisognerà attendere 15 marzo del 2080.
                                                                                    GIUSEPPE SPERLINGA
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FU LA TRIPLA CONGIUNZIONE GIOVE-SATURNO DELL’ANNO 7 A.C. A GUIDARE I RE MAGI FINO ALLA CAPANNA DI GESÙ BAMBINO?
Nel Vangelo di Matteo (2,1-12) si legge che sarebbe stata una stella che guidò i Magi apparsi dall’Oriente per adorare il Re dei Giudei. Stella che, nel tempo, l’immaginario popolare la trasformò in “cometa di Gesù Bambino”. Gli astronomi, pur ritenendola suggestiva, non sono mai stati convinti sulla natura cometaria dell’astro che, oltre duemila anni fa, avrebbe guidato Baldassarre, Gaspare e Melchiorre. In nessun documento antico, infatti, si trovano tracce inequivocabili sul transito in cielo di un astro chiomato nel periodo in cui nacque Gesù. Rimane in piedi l’ipotesi della congiunzione planetaria sostenuta da Keplero, il quale era convinto che a guidare i Magi fu la presenza nei cieli dell’antica Mesopotamia (l’odierno Iraq) della congiunzione che si verificò per ben tre volte nel corso dell’anno 7 a.C., presunta data di nascita di Gesù, fra i pianeti Giove e Saturno proiettati tra le stelle della costellazione dei Pesci.
Quale che sia l’astro luminoso che avrebbe guidato i Magi nel loro lungo viaggio a Betlemme per la nascita di Gesù, su una cosa sono tutti d’accordo: nella sua celebre Natività all’interno della stupenda Cappella degli Scrovegni, a Padova, Giotto associa la stella a una cometa dalla lunga coda e la dipinse come realmente vide, nel 1301, rimanendone impressionato, la cometa di Halley, con un nucleo sferico e non irto di punte come quella dei presepi.
                                                   G.S.
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NEL CIELO DICEMBRE BRILLA MARTE MA PRESTO IL GRANDE CACCIATORE ORIONE GLI RUBERA’ LA SCENA CELESTE

Il quotidiano “La Sicilia” di giovedì 3 dicembre 2020 pubblica la consueta rubrica mensile di divulgazione astronomica dedicata al cielo di dicembre 2020 curata, dal 2012, da chi scrive.
Purtroppo, esigenze di spazio hanno richiesto il sacrificio di qualche periodo. Ecco, dunque, qui di seguito il testo integrale.
Buona lettura e cieli sereni a tutti!
Giuseppe Sperlinga
NEL CIELO DICEMBRE BRILLA MARTE MA PRESTO IL GRANDE CACCIATORE ORIONE GLI RUBERA’ LA SCENA CELESTE
Nel cielo di dicembre, Marte continuerà a brillare come un rubino. Ma, presto gli ruberà la scena celeste il grande cacciatore Orione, come sempre accompagnato dai suoi due fedeli cani, Sirio del Cane Maggiore e Procione del Cane Minore.
“La mattina, quando egli andò a svegliare il nipote, ci volevano due ore per l’alba, e ‘Ntoni avrebbe preferito starsene ancora un po’ sotto le coperte; allorché uscì fuori nel cortile sbadigliando, il Tre bastoni (le tre stelle della cintura di Orione, ndr) era ancora alto verso l’Ognina, colle gambe in aria, la Puddara (l’ammasso stellare delle Pleiadi, ndr) luccicava dall’altra parte, e il cielo formicolava di stelle che parevano le monachine (le faville sprigionate da un fuoco, ndr) quando corrono sul fondo nero della padella”. Così il Verga nel suo celeberrimo romanzo “I Malavoglia” descrive l’aspetto del cielo di un inverno ottocentesco che “formicolava di stelle”. Il cielo di dicembre, infatti, è dominato, a sud, dalla imponente costellazione di Orione. Il grande cacciatore sarà il vero protagonista dei freddi cieli invernali. Facilmente riconoscibile per la sua caratteristica forma a clessidra, la spalla destra è occupata dalla supergigante rossa Betelgeuse (nome di origine araba, si legge com’è scritto); in quella sinistra brilla Bellatrix (la guerriera); il piede sinistro è occupato dalla stella supergigante blu Rigel, la più luminosa della costellazione; in corrispondenza del piede destro vi è la stella gigante rossa Saiph. Poi vi sono le tre stelle allineate Alnitak, Alnilam e Mintaka che formano la “Cintura di Orione”, da cui pendono le tre stelle che formano la “Spada”, al centro della quale vi è la famosa Nebulosa di Orione (M42). Prolungando verso sud-est la linea della Cintura, si arriva a Sirio, la stella più luminosa dell’intera volta celeste, che con Betelgeuse e Procione formano l’asterismo del “Triangolo invernale”, a nord del quale si trova la costellazione dei Gemelli, i Dioscuri Castore e Polluce, con le stelle disposte a rettangolo leggermente inclinato. Qualcuno, ingenuamente, crede che ci sia un allineamento identico tra le tre piramidi di Giza dei faraoni Cheope, Chefren e Micerino, e le tre stelle della Cintura di Orione. Attualmente, in cielo, tale correlazione non sussiste né sussisteva all’epoca della costruzione delle piramidi, avvenuta nel 2.450 a.C. L‘esatta corrispondenza si sarebbe verificata quasi diecimila anni dopo, nel 12.000 a.C. Nel cielo orientale, fa capolino il Leone con la brillante Regolo (Piccolo re), costellazione dedicata al Leone di Nemea, che fu strangolato da Ercole, il quale si rivestì della sua pelle, mentre la testa la usò come elmo. Dalla parte opposta del cielo, a ovest, c’è ancora tempo per osservare il Quadrato di Pegaso, Andromeda e Perseo. A nord, attorno alla Stella Polare del Piccolo Carro dell’Orsa Minore, continua l’incessante rotazione delle costellazioni circumpolari con il Gran Carro che si eleva sull’orizzonte, mentre dall’altra parte s’inizia il declino di Cefeo e di Cassiopea.
Quest’anno il solstizio invernale cade il 21 dicembre, giorno in cui avremo il dì più corto e la notte più lunga dell’anno: ha inizio l’inverno astronomico (quello meteorologico comincia il 1° dicembre), i raggi solari sono perpendicolari al Tropico del Capricorno, il Sole raggiunge la minima altezza sull’orizzonte, rimane per sei mesi sopra l’orizzonte per il Polo Sud e sotto l’orizzonte per il Polo Nord. La nostra stella diurna, per la disperazione di coloro che credono negli oroscopi, continua ad attraversare la costellazione dell’Ofiuco fino al 18, giorno in cui passa a quella del Sagittario, sempre pronto a scoccare la sua micidiale sagitta contro lo Scorpione qualora dovesse cedere alla tentazione di pungere di nuovo il gigante Orione.
Uno sguardo ai pianeti. Mercurio sarà visibile con difficoltà all’alba fino alla metà del mese, lo rivedremo nel cielo serale di gennaio. Venere continua a illuminare come un faro il cielo orientale, un paio di ore prima del sorgere del Sole. Marte è già visibile dopo il tramonto del Sole a sud-est, in prima serata culmina a Sud e dopo mezzanotte, sarà basso nel cielo occidentale. Giove e Saturno, molto bassi sull’orizzonte occidentale, saranno i protagonisti di una strettissima congiunzione la sera del solstizio invernale, il 21, evento che si verifica ogni vent’anni, ma l’ultima volta che i due pianeti giganti si sono venuti a trovare così stretti è accaduto ai tempi di Galileo e Keplero, quattro secoli fa, la prossima accadrà il 31 ottobre 2040. Urano è visibile nel cielo meridionale per gran parte della notte. Nettuno è osservabile nella prima parte della notte nel cielo sud-occidentale.
Reso infausto dalla pandemia del Coronavirus, il 2020 si chiude con uno spettacolo pirotecnico celeste imperdibile, se le nuvole lo permetteranno: le stelle cadenti delle Geminidi e delle Ursidi. Le prime sono l’unico sciame meteorico generato da un asteroide (Fetonte) anziché da una cometa e sarà visibile dal 4 al 17 dicembre, con un picco nella notte tra il 13 e il 14 dicembre (un centinaio di stelle cadenti all’ora). Si chiamano Geminidi perché il loro radiante è situato nei pressi della stella Castore della costellazione dei Gemelli. Otto giorni dopo, ci sarà la pioggia di stelle cadenti delle Ursidi, il cui radiante è nella costellazione dell’Orsa Minore.
GIUSEPPE SPERLINGA
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TORNERA’ A FUNZIONARE L’OTTOCENTESCO OROLOGIO SOLARE A ORE ITALICHE DI VALVERDE (CT)

 

Presto tornerà agli antichi splendori l’ottocentesco orologio solare a ore italiche di corso Vittorio Emanuele III di Valverde (CT). Il sindaco architetto Angelo Spina e l’assessora Maria Carmela Gammino, mostrando una straordinaria sensibilità culturale che raramente abbiamo constatato, in oltre 40 anni, nella stragrande maggioranza di amministratori comunali con i quali sono stato in contatto, hanno dato il via libera al progetto di restauro conservativo proposto dall’associazione Stelle e Ambiente ed elaborato dal geometra Michele Trobia, esperto di Gnomonica e progettista di quadranti solari. A eseguire il restauro conservativo sarà la ditta Calvagna di Aci S. Antonio.
Ne dà notizia il quotidiano “La Sicilia” di oggi, martedì 20 ottobre 2020, con un articolo a firma dell’amico e collega Carmelo Di Mauro, corrispondente da Valverde, che ringrazio per la collaborazione.
Qui di seguito, il testo della richiesta di intervento al sindaco Spina
per recuperare l’antico orologio solare che risale al 1854 inviata da chi scrive nella qualità di presidente di Stelle e Ambiente.
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Gentile Signor Sindaco,
come Le è noto, i quadranti solari, comunemente chiamati “orologi solari”, sono strumenti che fin dai tempi più antichi e fino alla metà del XIX secolo hanno consentito all’uomo di scandire il tempo per regolare le attività della propria vita quotidiana.
Anche se intorno al XV–XVI secolo cominciarono a fiorire i primi orologi meccanici da torre, l’uomo ebbe sempre bisogno di regolare i meccanismi degli ingranaggi con un Orologio solare. I Quadranti solari, dunque, sono dei reperti storici di altissimo valore storico-didattico che spiegano la storia della evoluzione del tempo, che è pure la storia dell’evoluzione del pensiero umano.
Spiegare alla gente, e soprattutto alle scolaresche, come funziona un quadrante solare con il movimento apparente del Sole attorno alla Terra significa spiegare loro come funziona l’universo che ci circonda. L’orologio solare contiene tutti gli elementi di base della Meccanica celeste e, soprattutto, del movimento del Sole nel segnare l’ora nei vari periodi e stagioni dell’anno. Tutte le Istituzioni civiche che hanno trovato e restaurato questi “strumenti” hanno voluto recuperare, per la comunità, uno strumento da leggere, capire e tornare indietro nel tempo per comprendere come si è arrivati a scandire il tempo oggi.
I primi quadranti furono quelli a “ore canoniche” e furono realizzati nei conventi a uso dei monaci per regolare la loro vita secondo la regola benedettina “Ora et labora”. Le ore canoniche sono un’antica suddivisione della giornata sviluppata nella Chiesa cattolica per la preghiera in comune. Più precisamente, le 6 corrispondevano l’Ora Prima; le 9 all’Ora Terza; le 12 all’Ora Sesta; le 15 all’Ora Nona; al tramonto, i Vespri.
Gli orologi solari a “ore italiche”, invece, segnavano le ore del giorno a partire dal tramonto del Sole del giorno precedente. Vale a dire, l’ora 24 coincidente con l’ora 0, e dunque l’inizio della giornata, era coincidente con il tramonto del Sole. Ciò perché a quei tempi, al tramonto del Sole, l’attività e la vita dell’uomo terminava per ricominciare al sorgere del Sole del giorno dopo. A differenza della suddivisione delle ore moderne, a partire dalla mezzanotte, le ore italiche erano differenti di 6 ore con le ore moderne. Per esempio, le ore 22 del quadrante italico corrispondono alle ore 16 del nostro orologio moderno, le ore 23 alle ore 17 e così via. Tali quadranti solari non sono molto diffusi nel territorio siciliano. Uno di essi, risalente al 1854, si trova collocato sul prospetto di un edificio privato di Corso Vittorio Emanuele III, nei pressi del civico 124, di Valverde (Ct). Esso, purtroppo, non è perfettamente funzionante, andrebbe restaurato e riportato all’antico splendore e restituito alla visibilità dei cittadini di Valverde, perché pur essendo situato sulla parete di una proprietà privata è pur sempre uno strumento di grande rilevanza culturale che utilizzarono i nostri avi per la misura del tempo con le ombre del Sole.
Esiste un Catalogo nazionale dove sono inseriti tutti gli orologi solari d’Italia. In Sicilia, sono stati censiti 73 Comuni per un totale di 196 Orologi solari. Nel Catanese sono stati censiti i Comuni di Catania, Aci Catena, Acireale, Gravina di Catania, Mineo, Pedara e Trecastagni. Si potrebbe, ora, aggiungere pure Valverde.
Al fine di preservare il quadrante solare a Ore italiche di Valverde dal degrado causato dalle intemperie e da altri fenomeni naturali, l’Associazione “Stelle e Ambiente” per la ricerca e la divulgazione astronomica e ambientale “Marcello La Greca” di Catania, che ho l’onore di presiedere, chiede all’Amministrazione Comunale di Valverde da Ella presieduta di autorizzare sia il restauro conservativo del prezioso manufatto sia la realizzazione di un nuovo quadrante a ore italiche da collocare nello spazio sottostante a quello ottocentesco, nonché di provvedere alla copertura degli oneri finanziari che l’intervento richiede.
In questa prospettiva, certi del benevolo accoglimento della presente richiesta, si trascrive qui di seguito il progetto per la realizzazione del secondo orologio solare a ore italiche di Corso Vittorio Emanuele III redatto dal geometra Michele Trobia, esperto di Gnomonica e progettista di quadranti solari, e si allega alla presente il relativo preventivo di spesa per il restauro conservativo a cura del Laboratorio Conservazione Beni Culturali “Calvagna Giovanni” di Aci Sant’Antonio (CT), precisando che nulla è dovuto all’associazione “Stelle e Ambiente” per la collaborazione scientifica prestata essendo un sodalizio culturale che non persegue fini di lucro.
Spese generali e opere necessarie per la progettazione e restauro del “quadrante solare” del 1854 e del nuovo “quadrante a ore Italiche” da collocare nella parte sottostante a quello restaurato e collocati in corso Vittorio Emanuele III presso il civico 124.
Il restauro è proposto dall’Associazione “Stelle e Ambiente” di Catania nella persona del suo Presidente Prof. Giuseppe Sperlinga, il progettista del nuovo orologio solare a ore italiche è il geometra Michele Trobia, la ditta che eseguirà il restauro conservativo dell’orologio solare a ore italiche del 1854 è il Laboratorio Conservazione Beni Culturali “Calvagna Giovanni” di Aci Sant’Antonio.
● Preventive misurazioni, diradate nel tempo, per la esatta determinazione della declinazione della parete secondo i punti cardinali.
● Rilievo dello stato attuale del quadrante inciso nel muro
● Calcolo della lunghezza dello stilo da applicare al quadrante restaurato per ripristinare, anche se approssimativamente, le rette orarie già incise.
● Progettazione, disegni e copie per il quadrante da restaurare
● Progettazione, disegni e copie per il nuovo “quadrante” solare a ore “italiche” con le “Tabelle” relative ai vari elementi identificativi geograficamente e gnomonicamente, riguardanti il quadrante stesso.
● Fornitura degli “stilo” per entrambi i quadranti
● Assistenza in loco ai restauratori durante tutto il periodo dei lavori di restauro.
● Assistenza in loco per la perfetta collocazione degli “stilo” e per la posizione del nuovo quadrante onde assicurare il suo perfetto funzionamento.
● Preparazione della bozza della brochure con riportate, sinteticamente, tutte le indicazioni e le caratteristiche principali riguardanti il “quadrante solare”.
Note
1) La brochure sarà consegnata al Comune di Valverde in bozza e sarà cura dello stesso provvedere, se lo ritiene opportuno, dopo avere inserito sulla stessa una sintetica recensione da parte delle autorità promotori culturali dell’opera, alla sua stampa in tipografia.
2) Durante la collocazione del nuovo quadrante e delle tabelle pertinenti sarà cura del Comune coadiuvare lo gnomonista fornendo la collaborazione di due o tre operai specializzati, con le attrezzature necessarie, per la loro perfetta collocazione che sarà sempre eseguita sotto la responsabilità dello gnomonista.
3) Sarà compito del Comune e sotto la sua completa responsabilità assicurare, con sistemi e mezzi propri, durante tutto il periodo del lavoro di restauro e di collocazione del nuovo quadrante, la sicurezza degli addetti ai lavori e dei cittadini che transitano nelle vicinanze.
4) Dopo l’approvazione del progetto di cui sopra e dello stanziamento delle somme necessarie sarà cura del Comune, attraverso un suo rappresentante, prendere contatti diretti sia con il Laboratorio di restauro sia con la ditta per la stampa dei nuovi quadranti, di cui al preventivo, per stabilire gli accordi economici direttamente fra Ente Committente e ditte esecutrici delle opere.
5) In seguito alla proposta avanzata al Comune dall’Associazione Stelle e Ambiente per il restauro del quadrante solare, si fa presente altresì che per il restauro e la collocazione del nuovo quadrante e delle Tabelle esplicative a esso allegate si procederà occupando parte del prospetto al di sotto del quadrante esistente. Per la collocazione delle Tabelle n° 3 della misura di cm.25 x cm. 35 si dovrà occupare una piccola parte del prospetto alla destra del quadrante esistente e precisamente in quel tratto subito dopo il balcone e dove verticalmente è collocato il pluviale per lo scolo delle acque piovane.
6) L’esigenza di realizzare in basso il secondo quadrante solare nasce dal fatto che il quadrante solare inciso sul muro, che porta la data del 1854, non è perfettamente funzionante perché, verosimilmente, è stato costruito da un appassionato amatore di astronomia e gnomonica, ma un po’ lontano dalle regole e dagli algoritmi elementari della Gnomonica. Di questi casi molti sono gli esempi in Italia, in Sicilia e soprattutto nelle nostre zone. Di tutto ciò se ne parlerà diffusamente nella relazione espositiva. Rimane, pertanto, il valore storico della costruzione, che risale al 1854 e che pone la città di Valverde tra quelle, in Italia, che hanno sentito culturalmente il bisogno di immortalare quel tipo di suddivisione delle ore giornaliere ancora in uso in molte parti d’Italia.
7) Sarà cura dello gnomonista preparare un “Power Point” con proiezioni di slides per commentare, in una sala proposta dal Comune, ovviamente subito dopo l’inaugurazione, il tipo di opera restaurata, quella di nuova costruzione, i motivi del restauro e il valore storico-didattico di esse opere nella Storia della evoluzione del tempo nel corso dei secoli.
In questa prospettiva, certi del benevolo accoglimento della presente richiesta, alleghiamo alla presente il preventivo di spesa per il restauro conservativo dell’orologio solare a ore italiche di Corso Vittorio Emanuele III, precisando che nulla è dovuto all’associazione “Stelle e Ambiente” per la collaborazione scientifica prestata essendo un sodalizio culturale che non persegue fini di lucro.
Con viva cordialità
 
Il Presidente
Prof. Giuseppe Sperlinga
 
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Prof. Giuseppe Sperlinga
Presidente associazione Stelle e Ambiente
Giornalista pubblicista scientifico collaboratore del quotidiano “La Sicilia” di Catania (Tessera Ordine Nazionale dei Giornalisti n. 61948)
Già Direttore delle Riserve Naturali Integrali “Grotta Monello” (Siracusa) e “Grotta Palombara” (Melilli) dell’Università di Catania
giuseppe.sperlinga@libero.it – giuseppesperlinga@pecgiornalisti.it
Cell. 3402161035 (WhatsApp)

 

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L’OPPOSIZIONE DI MARTE NEL CIELO DI OTTOBRE 2020

CIELO DI OTTOBRE CON MARTE IN OPPOSIZIONE E CINQUE FASI LUNARI

Sarà Marte il vero protagonista del cielo di ottobre. Il pianeta rosso, infatti, sarà osservabile per tutta la notte e la sera del 13 sarà in opposizione, vale a dire in direzione opposta al Sole. In altre parole, Sole, Terra e Marte saranno allineati e, avendo il pianeta rosso superato sette giorni prima il perielio (62 milioni di chilometri dalla nostra stella diurna), si mostrerà più grande del solito e brillerà come un grosso rubino, sarà talmente luminoso da superare persino Giove, entrambi superati soltanto da Venere, che sarà l’oggetto più brillante del cielo, a oriente, prima dell’alba. Marte raggiunge la minima distanza dal Sole (il perielio, appunto) ogni 26 mesi. Quella del 13 ottobre, però, non sarà una opposizione come le altre in passato, perché Marte avrà un diametro angolare di 22,4 secondi d’arco, cioè appena due in meno della grande opposizione del 27 luglio 2018, quando il pianeta si trovò a 57,6 milioni di chilometri dal Sole. Cosa fare per seguire l’evento marziano è presto detto: al tramonto del Sole, vedremo sorgere Marte dalla parte opposta, nel cielo orientale, durante la serata lo vedremo spostarsi per culminare a Sud nelle ore centrali della notte e tuffarsi a occidente prima dell’alba. Per poter apprezzare le principali caratteristiche del pianeta rosso con un certo dettaglio, il bravo Walter Ferreri consiglia l’uso di un ingrandimento di almeno 200x, che può essere fornito, mantenendo una buona nitidezza e luminosità, da telescopi a lenti (rifrattori) da almeno 10-12 cm di diametro o da quelli a specchio (riflettori) da almeno 15 cm. Gli appassionati del cielo non si lasceranno di sicuro sfuggire questa favorevole occasione per puntare verso Marte i loro telescopi e macchine fotografiche, perché la prossima volta un evento così favorevole capiterà nel 2035. Fosse ancora tra noi, il “marziano” Luigi Prestinenza (sempre attuale il suo volume “Marte tra storia e leggenda” con la prefazione della celebre astrofisica Margherita Hack edito nel 2004 dalla editrice Utet), la sera del 13, l’avremmo sicuramente trovato nel suo osservatorio privato di Pedara intento a scrutare il “suo” pianeta. Uno sguardo, adesso, agli altri pianeti e alla Luna. Mercurio sarà difficile da osservare, Saturno sarà visibile nella prima parte della notte, Urano e Nettuno sono osservabili per tutta la notte. In ottobre, si verificheranno cinque fasi lunari: due pleniluni l’1 e il 31, l’ultimo quarto il 10, il novilunio il 16 e il primo quarto il 23. La Luna del 31 ottobre, essendo la seconda Luna Piena del mese è detta “Luna blu”, la “Blue Moon” degli anglosassoni, i quali per indicare un evento raro popolarmente amano dire “once in a blu moon” (“una volta ogni luna blu”), quindi il nostro satellite naturale non muterà affatto il suo argenteo colore.

Nel cielo occidentale, sono ormai prossime al tramonto le costellazioni del Boote con la luminosa Arturo, l’Ofiuco (la tredicesima costellazione che non ha diritto di cittadinanza negli oroscopi) ed Ercole, nonché l’asterismo del Triangolo Estivo ai cui vertici vi sono Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno. Dall’altra parte del cielo, a oriente, fa capolino il Toro con la rossa Aldebaran e le Pleiadi, teste di ponte delle costellazioni che domineranno il cielo invernale, mentre a sud spiccano i Pesci, l’Acquario, il Capricorno e il Sagittario che si avvia verso il tramonto. A nord, come di consueto, sono facilmente riconoscibili le costellazioni circumpolari che non sorgono e non tramontano: le due Orse, la “W” di Cassiopea, la “casetta” di Cefeo, il Grande Quadrato di Pegaso con accanto Andromeda con la celeberrima galassia spirale omonima M31, distante da noi 2,5 milioni di anni luce (un anno luce corrisponde a novemila miliardi e mezzo di chilometri), ha un diametro di circa 200.000 anni luce, contiene duecento miliardi di stelle, ed è l’unica visibile a occhio nudo, se osservata da località prive di inquinamento luminoso.

Concludiamo segnalando i due sciami meteorici che solcheranno il cielo di ottobre: sono le cosiddette “stelle cadenti” delle Draconidi, note anche come Giacobinidi, aventi il punto dal quale sembrano provenire tutte le scie (radiante) sito nella testa della costellazione del Dragone, visibili nelle ore serali tra l’8 e il 10 ottobre; le Orionidi, invece, sono visibili dal 2 ottobre al 7 novembre, ma il picco si verifica tra il 21 e il 22 ottobre. Lo sciame ha origine dal materiale lasciato dalla cometa di Halley e il suo radiante si trova nei pressi di Betelgeuse, la seconda stella più luminosa dopo Rigel della costellazione di Orione. Le meteore di questo sciame sfrecciano alla velocità di 250 mila chilometri orari con punte di 20 meteore all’ora durante il picco di attività.

GIUSEPPE SPERLINGA

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IN RICORDO DI LUIGI PRESTINENZA

IN RICORDO DI LUIGI PRESTINENZA

 Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, venerdì 11 settembre 2020, pubblica la consueta rubrica mensile di divulgazione astronomica dedicata al cielo di settembre ideata e curata per oltre mezzo secolo dal giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, che firmava con lo pseudonimo “Scrutator”, moltissimi lettori del giornale lo ricordano ancora.

Prestinenza è scomparso il 4 settembre del 2012, all’età di 83 anni. Autentico maestro di giornalismo sportivo e scientifico, alla cui scuola si formarono bravi professionisti tuttora in attività, fu Caposervizio allo Sport del quotidiano “La Sicilia” di Catania, inviato speciale alle Olimpiadi e ai campionati europei e mondiali di calcio.

Ma Prestinenza fu, soprattutto, un uomo di Cultura, perché visse e si nutrì di Cultura che spaziava dal versante storico-artistico-letterario a quello scientifico e tecnologico, riconoscendo alla Scienza il ruolo di corrente di pensiero e polemizzando con coloro i quali sostenevano l’assurdo e insensato dualismo delle “due Culture”. Forte di una solida preparazione scientifica pur avendo seguito studi universitari storici e filosofici (superò tutte le materie con il massimo dei voti, tranne due con 29, ma non trovò mai il tempo di andare a discutere la tesi pronta!), divenne un brillante e preparatissimo giornalista scientifico, collaborò con l’inserto “Tuttoscienze” de “La Stampa” di Torino, le riviste di divulgazione astronomica “L’Astronomia” e “Le Stelle”, fondate dai suoi due carissimi amici Corrado Lamberti e la celebre astrofisica triestina Margherita Hack. Negli anni Novanta del secolo scorso ideò e curò la pagina di divulgazione scientifica a cadenza settimanale del quotidiano “La Sicilia”.

Prestinenza fu pure un fine scrittore, autore di due libri a carattere astronomico: “Marte tra storia e leggenda” (Utet) e “La scoperta dei pianeti” (Gremese), entrambi con la prefazione di Margherita Hack. Ne “La scoperta dei pianeti” mi ha coinvolto sia come critico revisore dei testi, sia come curatore di tre box specialistici e di approfondimento.

Fondò due associazioni aventi finalità divulgative in campo astronomico: il Gruppo astrofili catanesi (1977) e “Stelle e Ambiente” (2003). Divulgò l’Astronomia nelle scuole di ogni ordine e grado dell’intera Sicilia, andava ovunque l’invitassero presidi e professori, tenne migliaia di conferenze e seminari, partecipò a convegni in tutto il territorio nazionale, collaborò assiduamente con l’Osservatorio Astrofisico di Catania.

Fu nemico giurato di tutto ciò che è fondato su basi irrazionali e fantasiose, come l’Astrologia e l’Ufologia, che spacciano fandonie per verità rivelate.

Fu contrario alla politica culturale dell’effimero e si batté affinché la città di Catania si dotasse di due strutture culturali stabili fondamentali per la divulgazione scientifica: il Museo civico di Storia Naturale e il civico Planetario dotato di un Osservatorio astronomico. In questa dura lotta trentennale contro l’ignavia e l’incultura dei politici che hanno amministrato la città etnea, fu affiancato dagli indimenticabili professori Marcello La Greca e Salvatore Cucuzza Silvestri, oltre che da moltissimi altri docenti universitari e uomini di cultura, tra i quali chi scrive, ma i risultati, purtroppo, non giunsero mai e Catania, città capoluogo alle falde del maggior vulcano attivo europeo, l’Etna, continua a essere senza un museo vulcanologico, i pochi musei scientifici sono strutture universitarie sempre chiuse al pubblico e ai turisti nei giorni festivi e pressoché sconosciute.

Nonostante fosse impegnato su più fronti culturali, Prestinenza non smise mai di osservare il cielo sia dal suo piccolo osservatorio di Pedara (un casotto con tetto scorrevole all’interno del quale poteva disporre di due pregevoli telescopi con i quali non trascurava mai di osservare Marte, il pianeta rosso che albergò sempre nel suo cuore), sia – soprattutto negli ultimi tempi della sua vita – dal balcone di casa di via Eleonora d’Angiò.

Per il prezioso contributo alla crescita culturale di Catania, a Luigi Prestinenza andrebbero dedicate una strada o piazza cittadine e il riconoscimento della Laurea Honoris Causa alla memoria da parte dell’Università degli Studi di Catania.

Giuseppe Sperlinga

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LUNA, GIOVE E SATURNO: INCONTRO NEL CIELO DELL’EQUINOZIO

LUNA, GIOVE E SATURNO: INCONTRO NEL CIELO DELL’EQUINOZIO

Il 1° settembre s’inizia l’autunno meteorologico, mentre quello astronomico comincia il giorno dell’equinozio (dal latino aequinoctium=notte uguale), che quest’anno cade alle 15.31 (ora legale estiva) del 22, giorno in cui la Terra raggiunge il “punto omega o punto della Bilancia”, che è l’intersezione del piano dell’eclittica con quello dell’equatore celeste. Quel giorno, i raggi solari saranno allo zenit all’equatore, il Sole sorge esattamente a est e tramonta esattamente a ovest, il circolo d’illuminazione “taglierà” i due poli a metà, la durata del dì e della notte sarà uguale, senza tener conto della luce crepuscolare dell’alba e del tramonto, al Polo Nord s’inizierà una lunga notte che durerà sei mesi, mentre al Polo Sud avrà inizio un lungo giorno in cui il Sole non tramonterà rimanendo sopra l’orizzonte. Nel cielo fossile degli astrologi, il Sole continua entrare nel segno della Bilancia, anche se in realtà le cose non stanno più così, perché la nostra stella diurna il 16 settembre passa dalla costellazione del Leone a quella della Vergine. Ciò vuol dire che coloro i quali si ostinano a credere nelle fandonie ammannite quotidianamente dall’astrologia, seguiteranno a leggere l’oroscopo di un altro, ammesso che corpi celesti lontanissimi possano esercitare presunti influssi benigni o maligni sugli esseri umani. All’inizio del mese, le giornate durano 12 ore e 54 minuti (il Sole sorge alle 6,33 e tramonta alle 19,26). Il 30 settembre s’accorciano di un’ora e due minuti, perché il Sole sorge 21 minuti dopo e tramonta con 40 minuti di anticipo. La Luna sarà al plenilunio il 2, all’ultimo quarto il 10, novilunio il 17 e al primo quarto il 24.

L’elusivo pianeta Mercurio difficilmente si potrà osservare, perché si manterrà sempre basso sul piano dell’orizzonte occidentale. Il luminoso Venere splenderà nella seconda parte della notte, sarà “Lucifero” visibile all’alba nel cielo orientale. Il pianeta rosso Marte sarà osservabile anch’esso nel cielo orientale già in prima serata e per l’intera notte. I giganteschi Giove e Saturno domineranno il cielo meridionale nella prima parte della notte.  Urano e Nettuno, infine, saranno osservabili al telescopio per gran parte della notte, compaiono nel cielo orientale e si spostano verso sud. Queste le congiunzioni nel cielo di settembre: alle 22.30 del 5, verso est, la Luna in fase calante con Marte; il giorno dopo, alle 6, l’abbraccio tra i due corpi celesti sarà ancor più stretto e, alle 7.56, gli osservatori alla latitudine di Catania potranno assistere all’occultazione del pianeta rosso; alle 5 del 13, guardando sempre a est, Venere con il celebre ammasso stellare del Presepe o Mangiatoia o Alveare (M44), visibile anche a occhio nudo, fu il primo oggetto celeste osservato da Galileo col suo telescopio; il 14, stessa ora, la sottile falce di Luna calante con Venere; la sera del 18, i più tenaci osservatori potranno tentare di individuare il sottilissimo falcetto di Luna crescente con il minuscolo Mercurio; da non perdere, infine, alle 23 del 24 e del 25, la spettacolare congiunzione a tre della Luna al primo quarto con i luminosi Giove e Saturno.

Il cielo di settembre è ancora quello estivo, con le costellazioni dello Scorpione, Sagittario, Ofiuco ed Ercole più spostate verso ovest, dove si avviano a tramontare pure Boote con la luminosa Arturo e il Triangolo Estivo, ai vertici del quale vi sono le brillanti Vega della costellazione della Lira, Altair dell’Aquila e Deneb del Cigno. Dalla parte opposta, nel cielo orientale, fa capolino la debole costellazione dell’Ariete. Nel cielo meridionale vi sono le poco appariscenti costellazioni del Capricorno, dell’Acquario e dei Pesci: si tratta di raggruppamenti stellari molto estese, ma prive di stelle brillanti che ne rendono difficoltosa l’individuazione. Sopra i Pesci, spicca il Quadrato di Pegaso, un vertice del quale è occupato da una stella della costellazione di Andromeda, alla cui sinistra e in basso si mostra il Perseo riconoscibile per la sua forma a “Y” rovesciata. Dirigendo lo sguardo verso nord, troviamo le costellazioni circumpolari, quelle che non sorgono e non tramontano e ruotano attorno alla Stella Polare dell’Orsa Minore: l’inconfondibile “W” di Cassiopea con accanto la “casetta” del suo augusto sposo, Cefeo, e, a nord-ovest, il Gran Carro dell’Orsa Maggiore.

Concludiamo ricordando il giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, scomparso il 4 settembre del 2012, fondatore e curatore di questa rubrica di divulgazione astronomica oltre mezzo secolo fa.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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