Stelle e Ambiente

Il Cielo

LO SHOW CELESTE DI GIOVE, SATURNO E LA LUNA NEL CIELO DI LUGLIO 2019

LO SHOW CELESTE DI GIOVE, SATURNO E LA LUNA NEL CIELO DI LUGLIO 2019
Arriva l’estate e il cielo dà subito spettacolo. Una eclissi parziale di Luna e i pianeti Giove e Saturno saranno i protagonisti dei cieli delle brevi notti di luglio che riusciranno a polarizzare l’attenzione e la curiosità pure di coloro i quali hanno poca dimestichezza con l’Astronomia. Dopo l’eclissi totale dello scorso 21 gennaio, che solo i nottambuli hanno avuto la possibilità di seguire, la Luna tornerà a farci stare col naso all’insù per seguire l’eclissi parziale che si verificherà nella notte tra il 16 e il 17 luglio. Il fenomeno sarà visibile in tutta Italia e la parte oscurata sarà tra il 55 e il 70 per cento. Stavolta, il cono d’ombra della Terra oscurerà solo in parte il disco dell’argenteo satellite terrestre. Il contatto tra il disco lunare e il cono di penombra della Terra avverrà alle 20.44 (i tempi sono espressi in ora legale in vigore nel nostro Paese), la Luna apparirà sempre più velata e impiegherà un’ora e quarantasei minuti prima di giungere a contatto con il cono d’ombra terrestre, che avverrà alle 22.02 e raggiungerà il suo massimo alle 23.31. All’una, il nostro satellite naturale esce dall’ombra e, alle 2.18, sarà fuori pure dal cono penombrale e fine dell’eclissi. A differenza dell’eclissi di Sole, che per essere osservata occorrono appositi strumenti per proteggere gli occhi (vetri scuri da saldatore, filtri solari), l’eclissi lunare totale o parziale può essere seguita a occhio nudo oppure, se si vuole, con l’ausilio binocoli o telescopi. Sarà, questa, l’ultima eclissi lunare di quest’anno. Nel 2020 si verificheranno quattro eclissi parziali di Luna, di cui tre visibili dall’Italia (il 10 gennaio e il 5 giugno, entrambe serali, nonché il 5 luglio a notte fonda), mentre nel 2021 avremo due eclissi totali, ma purtroppo entrambe non saranno visibili dal nostro Paese. Le fasi lunari: il 2 ci sarà il novilunio, il 9 il primo quarto, il 16 il plenilunio, il 25 l’ultimo quarto. Il Sole, dopo il solstizio estivo dello scorso 21 giugno, ogni giorno che passa, sorge sempre dopo e tramonta prima. In altre parole, la nostra stella diurna, alle 12, giorno dopo giorno, raggiunge un’altezza sempre minore sull’orizzonte, il dì s’accorcia e, per contro, la notte s’allunga. Alla latitudine di Catania, il 31 luglio, il dì durerà 13 ore e 56 minuti: il periodo di illuminazione si accorcerà di 33 minuti rispetto al primo giorno del mese, ovviamente senza tener conto delle luci crepuscolari dell’alba e del tramonto. All’una (ora legale estiva) del 5 luglio, la Terra si trova alla massima distanza dal Sole (afelio), pari a una distanza di 152.104.287 km.
Lo show celeste proseguirà con il balletto che vedrà protagonisti ancora la Luna e i due giganti del Sistema solare, i pianeti Giove e Saturno, i quali offriranno uno spettacolo imperdibile alla portata di tutti. Giove, che dominerà le notti estive brillando nel cielo meridionale nelle prime ore della sera, è talmente luminoso che è impossibile non accorgersi della sua presenza in cielo. La notte del 13 luglio, il gigantesco pianeta sarà in congiunzione con la Luna, ormai prossima al plenilunio, entrambi proiettati tra le stelle dell’Ofiuco, la famosa tredicesima costellazione su cui inciampano gli astrologi quando ammanniscono i loro oroscopi attraverso tutti i mezzi di comunicazione di cui oggi disponiamo. Accanto alla coppia Luna-Giove spiccano sia la stella supergigante rosso-arancione Antares, il “cuore rosso” dello Scorpione che rivaleggia con il pianeta Marte per la sua colorazione rossastra (anti-Ares), sia, verso sud-est, il pianeta Saturno, che si trova proiettato tra le stelline del Sagittario. Due giorni dopo, il 15 luglio, altra bella congiunzione da non perdere è quella tra la Luna quasi piena e Saturno, il quale sarà in opposizione il 9, giorno in cui il vero “Signore degli anelli” si troverà nelle condizioni ideali per osservarlo e, a beneficio dei nottambuli, seguirlo in cielo per tutta la notte. Saturno, infatti, raggiungerà la massima luminosità e si troverà alla minima distanza dalla Terra, vale a dire a un miliardo e 351 milioni di km, occasione da sfruttare per ammirare con l’uso di un buon telescopio, la splendida formazione di anelli che circondano questo gigantesco pianeta gassoso. Coloro i quali fossero sprovvisti di telescopi e binocoloni avranno l’opportunità di osservare questi spettacoli celesti grazie all’Unione Astrofili Italiani (Uai) che ha promosso, nelle serate del 12 e 13 luglio, l’iniziativa “Notti dei giganti”, dedicata alla scoperta e all’osservazione dei pianeti Giove e Saturno. Lungo tutta la penisola, infatti, le delegazioni Uai aderenti all’iniziativa (dettagli nel sito www.uai.it) proporranno serate osservative nel corso delle quali sarà possibile approfondire la conoscenza dei “giganti del Sistema Solare”, le loro caratteristiche orbitali, fisiche e strutturali, nonché la storia della loro esplorazione eseguita con sonde spaziali automatiche, alcune delle quali hanno ormai varcato i confini del nostro sistema planetario. 
Uno sguardo agli altri tre pianeti di tipo terrestre. Il minuscolo Mercurio, nei primi giorni del mese, tramonta a ovest poco più di un’ora dopo il Sole, poi diventa inosservabile, perché si avvicina al Sole, con cui, il 21, sarà in congiunzione. Il pianeta “tuttonucleo”, alla fine del mese, riapparirà nel cielo orientale prima dell’alba, dove sorge un’ora prima del Sole. Venere, in luglio, termina di essere “Vespero” nel cielo orientale del mattino: tra qualche settimana, infatti, non sarà più visibile perché in congiunzione con il Sole. Marte, invece, è destinato a lasciare il cielo serale, sarà sempre più basso sull’orizzonte occidentale e sarà difficile individuarlo tra le tenui luci crepuscolari. 
Concludiamo il nostro excursus planetario con gli ultimi due pianeti del Sistema solare (Plutone, ricordiamolo, è stato declassato dal rango di pianeta): Urano e Nettuno. Il primo, alla fine di luglio, sarà visibile intorno all’una di notte, nel cielo orientale, e, prima dell’alba, sarà alto in cielo in direzione Sud-Est. Nettuno, invece, sorge a tarda sera nell’orizzonte sud-orientale ed è osservabile per l’intera notte la notte.
Le costellazioni del cielo d’estate
Le brevi ma serene notti estive sono ideali per tentare di riconoscere a occhio nudo le principali costellazioni, tracciandole magari con l’ausilio di un potente laser astronomico. Tramontato il Sole e svanite pure le luci del crepuscolo, volgiamo il nostro sguardo in direzione Sud-Est per poi alzarlo fin quasi sopra la nostra testa, allo zenit: vedremo brillare tre luminose stelle che unendole idealmente formeranno i vertici dell’asterismo del “Triangolo Estivo”: Vega (la più luminosa del cielo d’estate) della Lira, Deneb (il vertice più settentrionale e la meno luminosa delle tre) del Cigno e Altair (la più meridionale) dell’Aquila. È facile riconoscere queste tre costellazioni. La Lira è formata da Vega (che tra tredicimila anni sarà la nostra Stella Polare) e da quattro stelle disposte a parallelogramma. Essa raffigura lo strumento musicale di Orfeo, il quale, affranto dal dolore per la morte della ninfa Euridice, suonava musiche malinconiche. La costellazione dell’Aquila ha una forma che ricorda una “T” e Altair rappresenta la testa del rapace che, nella mitologia greca e romana, era l’uccello di Zeus che portava le folgori che il dio adirato lanciava contro i suoi nemici. Ma l’aquila era coinvolta pure in storie d’amore. Secondo una di queste, fu l’Aquila a rapire il bel troiano Ganimede, per farlo diventare il coppiere degli dèi. Un’altra versione narra che Prometeo osò scalare l’Olimpo per rubare il fuoco agli Dei. Scoperto, Zeus lo legò a una rupe e mandò l’Aquila a mangiargli il fegato. La costellazione del Cigno è anche nota come “Croce del Nord” e Deneb rappresenta la coda dell’elegante uccello in cui si trasformò Zeus per sedurre Leda e dalla loro unione nacquero Castore e Polluce (i Gemelli), Clitennestra e la famosa Elena di Troia. Deneb è, tra le stelle luminose, la più lontana visibile a occhio nudo: si trova distante da noi a più di 1.600 anni luce (un anno luce equivale a novemila miliardi e mezzo di chilometri). Tradotto in dobloni, ciò vuol dire che la luce di questa stella è stata emessa sedici secoli fa, poco prima del crollo dell’Impero Romano!
Nel cielo settentrionale sono presenti le costellazioni circumpolari che non sorgono e non tramontano mai. Qui, domina l’asterismo del Gran Carro dell’Orsa Maggiore, le cui stelle di coda, prolungandole a semicerchio verso sud, ci consentono di rintracciare prima la stella rossa Arturo della costellazione del Boote (Bovaro o Bifolco) e poi la brillante Spica della Vergine. Prolungando, invece, per cinque volte la distanza delle ruote posteriori del Gran Carro troviamo la Stella Polare del Piccolo Carro dell’Orsa Minore. Dalla parte opposta, sono riconoscibili la “W” di Cassiopea e la “casetta” di Cefeo.
Rapida carrellata delle costellazioni zodiacali. Partendo da occidente verso oriente, vedremo in successione il Leone ormai al tramonto, seguito dalla Vergine con la luminosa Spica e dalla poco appariscente Bilancia. Nel cielo meridionale si notano la silhouette dello Scorpione con la bella Antares, dell’estesa Ofiuco ma priva di stelle brillanti e del Sagittario, mentre a est fa capolino il Capricorno. Dalle zone buie, sarà possibile notare una striscia lattiginosa attraversata longitudinalmente da una banda scura, nota come “fenditura del Cigno”: è la Via Lattea.
                                                               GIUSEPPE SPERLINGA

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GIOVE E SATURNO PROTAGONISTI DEL CIELO DI GIUGNO 2019

Il quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 28 maggio 2019, a pagina 57, pubblica la rubrica di divulgazione astronomica dedicata al cielo del mese, ideata e curata per oltre mezzo secolo dal compianto giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza e, dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2012, portata avanti da chi scrive.
Per facilitarne la lettura, ecco qui di seguito il testo:
GIOVE E SATURNO PROTAGONISTI DEL CIELO DI GIUGNO 2019
Giugno dovrebbe annunciare l’arrivo della bella stagione. Il condizionale, però, è d’obbligo, visto i capricci meteorologici degli ultimi tempi. In ogni caso, per i meteorologi, con il primo giorno del mese ha inizio l’estate, mentre per gli astronomi bisogna attendere il giorno del solstizio, che quest’anno cade alle 17.54 (ora legale italiana) del 21 giugno, con il Sole che proprio quel giorno transita dalla costellazione del Toro a quella dei Gemelli e raggiunge la massima altezza nell’emisfero boreale (a Roma arriva a circa 71°30’, a Milano è 68°, a Catania di 75°), con i raggi allo zenit su tutte le località che si trovano sul Tropico del Cancro. Ciò era noto, nel III secolo a.C., pure al grande Eratostene di Cirene, che riuscì a dimostrare la sfericità della superficie terrestre e ne calcolò, con buona approssimazione, la lunghezza della circonferenza meridiana, con buona pace dei terrapiattisti di oggi. L’astronomo greco sapeva che a mezzogiorno del 21 giugno, a Siene (l’odierna città egiziana di Assuan) i corpi non producevano ombra, mentre nello stesso momento ad Alessandria, distante 5.000 stadi egiziani e ritenuta sullo stesso meridiano, i raggi solari e la verticale condotta sull’osservatore formavano un angolo pari a un cinquantesimo di angolo giro, che riuscì a misurare con la scafe, un ingegnoso strumento emisferico cavo con infisso al centro uno stilo che proiettava la sua ombra sulle pareti graduate. Eratostene, quindi, moltiplicò per 50 la distanza tra Siene e Alessandria e ottenne la lunghezza di 250.000 stadi, che corrisponde a 39.375 chilometri, assai vicino alla lunghezza reale che è di circa 40 mila km. Il giorno del solstizio, alla latitudine di Catania, la durata del dì è di 14 ore e 31 minuti, uguale a quella del 19 e del 20. Vale a dire che per tre giorni sembra che il Sole si fermi. Solstizio, infatti, deriva dal latino e significa “Sole stazionario”, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno (per quello invernale, il 25 dicembre): da quel momento, ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte (a nord per quello invernale). La data dei solstizi non è fissa, ritarda di circa 6 ore l’anno a causa della precessione degli equinozi, quello estivo cade il 20 o il 21 giugno, mentre quello invernale il 21 o il 22 dicembre. In pratica, il solstizio estivo torna il 21 giugno ogni 4 anni, quando arriva l’anno bisestile che rimette le cose in ordine per evitare lo scostamento tra il calendario e le stagioni (nel 2020, infatti, cadrà il 20 giugno).
La Luna sarà nella fase di novilunio il 3 giugno, al primo quarto il 10, piena il 17 (è la “Luna della fragola” degli indiani Algonchini perché questo mese era il periodo della raccolta delle fragole) e all’ultimo quarto il 25. Arriva l’estate e i pianeti giganti si mettono in mostra nel cielo serale. Giove, infatti, sarà all’opposizione il 10 giugno, si avrà massima visibilità del pianeta e sarà osservabile per l’intera notte: dopo il tramonto, lo vedremo apparire luminoso sull’orizzonte orientale e potremo seguirlo in cielo fino all’alba. È, questo, il miglior periodo per osservarlo al telescopio perché il gigantesco pianeta gassoso è alla massima luminosità e alla minima distanza dalla Terra. Saturno, all’inizio del mese, sorge un paio di ore dopo Giove e verso la mezzanotte sarà visibile sull’orizzonte sud-orientale. Gli altri due pianeti giganti: Urano è visibile a oriente prima che sorga il Sole, mentre Nettuno si mostra nella seconda parte della notte, nel cielo sud-orientale. Uno sguardo ai tre pianeti di tipo terrestre: Mercurio si può osservare in orario serale, basso sull’orizzonte occidentale, vicino al pianeta Marte, con cui sarà in congiunzione alle 22 del 18. Il 16 giugno, il minuscolo pianeta tuttonucleo tramonta un’ora e tre quarti dopo il tramonto del Sole e, il 23, raggiunge la massima distanza angolare dal Sole (elongazione), vale a dire che si troverà a poco più di 25 gradi dalla nostra stella diurna. Il luminoso Venere continua a sorgere un’ora prima del Sole, molto basso sull’orizzonte orientale. Il pianeta rosso Marte, come già detto per Mercurio, è visibile dopo il tramonto del Sole, molto basso sull’orizzonte occidentale.
Per finire, il consueto excursus delle costellazioni cominciando da quelle circumpolari che ruotano intorno alla Stella Polare, quelle che non tramontano né sorgono mai, cambiando soltanto posizione durante l’anno e durante la notte. Pure in giugno, in prima serata, si staglia in cielo la silhouette dell’Orsa Maggiore con le galassie M81 e M82 e la stella doppia formata da Alcor e Mizar, rispettivamente il “Cavallo” e il “Cavaliere”. A nord-est, è in risalita la coppia regale formata dalla vanitosa regina Cassiopea e Cefeo, re di Etiopia (l’odierno Libano) e genitori della bella Andromeda. A occidente, continuano a tramontare le costellazioni del Leone e della Vergine seguite dall’Ofiuco, la “tredicesima costellazione zodiacale” che fa sballare gli oroscopi astrologici. Dalla parte opposta del cielo, sono già visibili le tre luminose stelle che formeranno i vertici dell’asterismo del “Triangolo estivo”: Deneb del Cigno, Altair dell’Aquila e Vega della Lira. Approfondimenti nel sito internet dell’Unione Astrofili Italiani.
                                   GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI MAGGIO 2019

Il quotidiano La Sicilia pubblica oggi, lunedì 29 aprile 2019, a pagina 27, la consueta rubrica di divulgazione astronomica dedicata al cielo del mese ideata oltre mezzo secolo fa dal giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, che firmava con lo pseudonimo “Scrutator”.
Dopo la scomparsa, avvenuta il 4 settembre 2012, il testimone è passato al prof. Giuseppe Sperlinga, che per 35 anni si avvalse degli insegnamenti di Prestinenza, impareggiabile e indimenticabile Amico e Maestro di giornalismo scientifico, nonché socio fondatore e primo presidente dell’Associazione Stelle e Ambiente, dal 2003 al 2010.
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SERATA ASTRONOMICA SULL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA ALL’I.C.S. DE AMICIS DI TREMESTIERI ETNEO (CT)

TELESCOPI ALL’ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE “DE AMICIS” PER OSSERVARE IL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA.

Nell’ambito della collaborazione didattica per il corrente anno scolastico tra l’Istituto comprensivo statale “Edmondo De Amicis” di Tremestieri Etneo e l’associazione “Stelle e Ambiente” per la divulgazione astronomica e ambientale di Catania si è svolta una interessante serata astronomica dedicata al cielo dell’equinozio di primavera per gli alunni delle terze medie della scuola diretta dalla prof.ssa Tiziana Palmieri, per iniziativa della prof.ssa Giusi Provenzano.

Inizialmente, nell’aula magna gremita di giovani studenti e docenti della scuola, il presidente di Stelle e Ambiente, prof. Giuseppe Sperlinga, ha commentato una serie di immagini sul cielo dell’equinozio primaverile. All’imbrunire, nel cortile, dove erano stati montati due telescopi riflettori dell’associazione, alunni e docenti hanno potuto osservare i crateri della Luna quasi al Primo Quarto e il pianeta rosso, Marte, con la guida dei soci consiglieri Salvatore Silviani e Danilo Longo, mentre il prof. Sperlinga con l’ausilio di un laser astronomico individuava le principali costellazioni che dominano il cielo primaverile, da Orione ai Gemelli, dal Toro con Aldebaran e le Pleiadi, al Leone, oltre a quelle circumpolari sempre presenti, tra cui Cassiopea e il Gran Carro dell’Orsa Maggiore, utili per rintracciare la Stella Polare.

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LE STELLE CADENTI DELLE LIRIDI PROTAGONISTE DEL CIELO DI APRILE

Il quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 30 marzo 2019, che purtroppo non è in edicola per un guasto alla rotativa, pubblica a pagina 55, la consueta rubrica di divulgazione astronomica ideata oltre mezzo secolo fa dal giornalista-astrofilo e divulgatore scientifico Luigi Prestinenza e, dopo la sua scomparsa, curata da chi scrive. Ecco cosa offre il cielo di aprile, nuvole permettendo.
Buona lettura.
LE STELLE CADENTI DELLE LIRIDI PROTAGONISTE DEL CIELO DI APRILE
Le Liridi, le stelle cadenti di primavera, saranno le protagoniste del cielo di aprile. È lo sciame meteorico formatosi in seguito alla frammentazione della cometa Thatcher (C/1861 G1), che ha un periodo di 415 anni (tornerà a essere visibile nei nostri cieli nel 2276). Il punto da cui sembrano provenire le meteore (radiante) è localizzato, appunto, nella costellazione della Lira, facilmente rintracciabile grazie alla stella Vega, la quinta più luminosa del cielo notturno. È il primo sciame meteorico di cui si hanno notizie storiche, il più antico mai osservato dall’uomo. Fu avvistato, infatti, per la prima volta dai cinesi nel 687 a.C., ma la loro origine fu scoperta nel 1867 dall’astronomo tedesco Johann Gottfried Galle. Le Liridi saranno visibili nel cielo orientale tra il 15 e il 28 aprile, ma il picco si avrà nella notte tra il 22 e il 23 aprile con una ventina di stelle cadenti all’ora. Soltanto ogni sessant’anni si verificano transiti di oltre cento meteore all’ora (la prossima tempesta di Liridi è attesa per il 2042). Con un po’ di fortuna, però, lo sguardo dell’osservatore paziente e attento potrà intercettare la traiettoria di qualche bolide, che una meteora più grosse rispetto alle altre che lascia una scia luminosissima verdastra o bianca, il cui passaggio è preceduto da un crepitio udibile dalle nostre orecchie.
Le giornate primaverili continuano ad allungarsi. Alla latitudine di Catania, alla fine del mese, la durata del dì aumenta di sessanta minuti e il Sole tramonterà alle 19.44 (ora legale). La nostra stella diurna si trova nella costellazione dei Pesci fino al 19 aprile, dopo passa in quella dell’Ariete. La Luna sarà nuova il 5, al primo quarto il 12, il 19 ci sarà il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera dello scorso 20 marzo cui seguirà la domenica successiva (21 aprile) la Pasqua di Resurrezione, mentre l’ultimo quarto sarà il 27.
Carrellata planetaria. Il piccolo Mercurio è sempre basso sull’orizzonte orientale, non è facile da individuare e alla fine del mese sarà inosservabile. Venere, alla metà del mese, sorge un’ora prima del Sole ed è rintracciabile anch’esso nel cielo orientale, poco più alto di Mercurio. Il pianeta rosso Marte continua a essere visibile appena fa buio nella costellazione del Toro, nei pressi delle Pleiadi prima e della rossa Aldebaran dopo. Giove lo vedremo riapparire alla fine del mese, sull’orizzonte orientale, poco prima della mezzanotte e sarà osservabile per l’intera notte. Saturno sorge verso le due della notte ed è osservabile fino all’alba nel cielo sud-orientale. Urano sarà inosservabile per tutto il mese. Nettuno riappare molto basso sull’orizzonte orientale al mattino, poco prima dell’alba. Tra le tante congiunzioni, segnaliamo quella del 9 aprile tra la Luna e Marte, perché comodamente osservabile in orario serale in un bel quadretto celeste che vede, vicino al falcetto di Luna crescente, l’occhio rosso del Toro, la stella Aldebaran, e l’ammasso aperto delle Pleiadi, ‘a Puddara (la chioccia), citata dal Verga ne “I Malavoglia”.
Prima di passare in rassegna le costellazioni primaverili, diamo un ultimo sguardo alle belle costellazioni invernali di Orione, Toro, Gemelli e Auriga, che continuano a spostarsi verso il cielo occidentale per lasciare la scena celeste alle costellazioni estive, le quali hanno già fatto capolino dalla parte opposta, a oriente. È interessante notare che al tramontare, a Sud-Ovest, della stella più brillante del firmamento, Sirio del Cane Maggiore, fa la sua apparizione nel cielo di Nord-Est la stella più luminosa delle brevi nottate d’estate, Vega della Lira, che tra tredicimila anni sarà la nostra Stella Polare. Sempre nel cielo nord-orientale, sotto il Gran Carro dell’Orsa Maggiore si potrà scorgere la stella Arturo (guardiano dell’Orsa) della costellazione del Bovaro (Bootes o Bifolco), facilmente riconoscibile per la sua forma ad aquilone. A sinistra del Bootes, potrete individuare la piccola costellazione formata da stelline disposte a semicerchio: è la Corona Boreale. Tra questa e la Lira si estende la vasta costellazione di Ercole, che contiene M13, il famoso ammasso globulare formato da oltre trecentomila stelle e facilmente individuabile pure con un piccolo telescopio. Nel cielo meridionale vedremo transitare la costellazione del Cancro con il brillante ammasso stellare aperto M44, noto coi nomi di Presepe, Mangiatoia o Alveare, che fu il primo oggetto osservato da Galileo col suo cannocchiale. A seguire, l’inconfondibile silhouette del Leone con la luminosa stella Regolo (Piccolo Re) e la Vergine con la brillante Spica. A notte inoltrata, nel cielo sud-orientale, appariranno la Bilancia e lo Scorpione, l’aracnide uccisore di Orione: per volere di Giove, Scorpione e Orione non dovranno mai più incontrarsi, neppure sulla scena celeste. Infine, uno sguardo al cielo settentrionale per ammirare l’Orsa Maggiore, che in questo periodo si trova alla massima altezza sull’orizzonte, la famosa “W” della vanitosa regina Cassiopea e del suo regale consorte Cefeo.
 
                           GIUSEPPE SPERLINGA
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HEARTH HOUR (L’ORA DELLA TERRA)

L’associazione Stelle e Ambiente partecipa alla manifestazione “Hearth Hour” promossa dal WWF Sicilia Nord-Orientale.

Sabato 30 marzo 2019, in piazza Università, dal tramonto in poi, osservazioni astronomiche con i telescopi di Stelle e Ambiente, guidati dai soci Salvatore Silviani e Danilo Longo, e con quelli dell’Associazione Astrofili Belpassesi dell’amico Stefano Distefano. 

Riconoscimento delle principali costellazioni invernali e primaverili con l’ausilio di un potente laser astronomico a cura del presidente di Stelle e Ambiente, prof. Giuseppe Sperlinga.

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IL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA ALL’I.C.S. “E. DE AMICIS” DI TREMESTIERI ETNEO (CT)

 Nell’ambito della collaborazione didattica per il corrente anno scolastico tra l’Istituto comprensivo statale “Edmondo De Amicis” di Tremestieri Etneo e l’associazione “Stelle e Ambiente” per la divulgazione astronomica e ambientale di Catania si è svolta, ieri, mercoledì 13 marzo 2019, una interessante serata astronomica dedicata al cielo dell’equinozio di primavera per gli alunni delle terze media della scuola diretta dalla prof.ssa Tiziana Palmieri, per iniziativa della prof.ssa Giusi Provenzano.
Inizialmente, nell’aula magna gremita di giovani studenti e docenti della scuola, il presidente di Stelle e Ambiente, prof. Giuseppe Sperlinga, ha commentato una serie di immagini sul cielo dell’equinozio primaverile. All’imbrunire, nel cortile, dove erano stati montati due telescopi riflettori dell’associazione, alunni e docenti hanno potuto osservare i crateri della Luna quasi al Primo Quarto e il pianeta rosso, Marte, con la guida dei soci consiglieri Salvatore Silviani e Danilo Longo, mentre il prof. Sperlinga con l’ausilio di un laser astronomico individuava le principali costellazioni che dominano il cielo primaverile, da Orione ai Gemelli, dal Toro con Aldebaran e le Pleiadi, al Leone, oltre a quelle circumpolari sempre presenti, tra cui Cassiopea e il Gran Carro dell’Orsa Maggiore, utili per rintracciare la Stella Polare.

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IL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA 2019

Oggi, sabato 2 marzo 2019, il quotidiano La Sicilia di Catania pubblica, a pagina 41, la consueta rubrica di divulgazione astronomica dedicata al cielo del mese di marzo.
Qui di seguito il testo originale dell’articolo, che per esigenze di spazio è stato leggermente “limato”. 
Buona lettura.

IN MARZO TORNANO IN CIELO LE COSTELLAZIONI PRIMAVERILI
Marzo è il mese dell’equinozio di primavera e dell’ora legale, un fenomeno naturale il primo, un fatto convenzionale la seconda. Quest’anno, l’equinozio primaverile cade mercoledì 20. Quel giorno ha inizio la primavera nell’emisfero boreale e l’autunno in quello australe; la durata del dì (periodo d’illuminazione) e quella della notte (periodo di oscurità) sono uguali; il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest e passa per il punto d’Ariete o gamma, che è l’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica, che è il piano dell’orbita terrestre proiettato nello spazio. Per i Cristiani, la data dell’equinozio primaverile è importante ai fini del calcolo della data della Pasqua, che si celebra la prima domenica successiva al plenilunio che segue l’equinozio di primavera. Nell’equinozio di primavera di duemila anni fa, il Sole transitava tra le stelle della costellazione dell’Ariete. Oggi, a causa della precessione degli equinozi dovuta al millenario moto doppio conico dell’asse terrestre, la nostra stella diurna è proiettata nella costellazione dei Pesci. Ne consegue che coloro i quali ritengono di essere nati sotto il segno dell’Ariete dovranno convincersi che, finora, hanno sempre letto un oroscopo che non gli appartiene, perché il Sole passa in rassegna le stelle dell’Ariete dal 19 aprile al 13 maggio, mentre dal 12 marzo al 18 aprile si trova tra le stelle dei Pesci. Il passaggio dall’ora solare a quella legale, che ci regalerà un’ora di luce solare in più fino a sabato 26 ottobre, sarà alle 2 della notte tra sabato 30 e domenica 31 marzo e, secondo una proposta della Commissione europea, potrebbe essere l’ultima volta che sposteremo le lancette dell’orologio prima avanti e poi indietro. Le fasi lunari: sarà novilunio il 6, primo quarto il 14, plenilunio il 21, ultimo quarto il 28. Excursus planetario. Il minuscolo Mercurio è osservabile nei primi giorni del mese nell’orizzonte occidentale, dove tramonta un’ora e mezza dopo il Sole, dopo diventa inosservabile perché il 15 sarà in congiunzione con il Sole, per riapparire al mattino, assai basso, nel cielo orientale cinquanta minuti prima dell’alba. Il luminoso Venere sorge un’ora prima del Sole, appena in tempo per osservarlo nel cielo orientale prima di sparire avviluppato dai bagliori solari. Il rosso Marte tramonta alle 23 e brilla nel cielo occidentale, dove, alla fine del mese, si troverà nei pressi dell’ammasso stellare aperto delle Pleiadi, le mitologiche “Sette sorelle” figlie di Pleione e Atlante, il quale era pure il padre delle Iadi, che nacquero dall’unione con Etra. Per i siciliani, le Pleiadi sono “a Puddara” di verghiana memoria ne “I Malavoglia”: “(…) allorché uscì fuori nel cortile sbadigliando, il Tre bastoni (le tre stelle della cintura di Orione, ndr) era ancora alto verso l’Ognina, colle gambe in aria, la Puddara luccicava dall’altra parte, e il cielo formicolava di stelle…”. Altri tempi, quando i cieli erano bui e non si conosceva il triste fenomeno dell’inquinamento luminoso che ha fatto sparire il cielo stellato sopra le nostre teste. Il gigantesco Giove è visibile a notte fonda sull’orizzonte sud-orientale e culmina a Sud prima dell’alba. Il signore degli anelli Saturno sorge un paio di ore dopo Giove ed è rintracciabile prima dell’alba nell’orizzonte sud-orientale. Gli ultimi due pianeti gassosi del nostro sistema planetario, Urano e Nettuno, sono ormai molto bassi sull’orizzonte al punto da potersi ritenere inosservabili.
Nel cielo di marzo le grandi costellazioni invernali continuano a spostarsi verso sud-ovest, mentre dalla parte opposta, nelle prime ore della notte, fanno la loro apparizione le grandi costellazioni zodiacali del Leone e della Vergine. Nel cielo meridionale è sempre la costellazione del gigante Orione a dominare la scena celeste, accompagnato dai fedeli cani Sirio e Procione. Secondo una delle tante narrazioni mitologiche, Giunone non sopportava gli uomini troppo vanitosi. Orione era tra questi, amava vantarsi della sua abilità di cacciatore. Un giorno la dea decise di punirlo mettendo uno scorpione lungo il sentiero che Orione percorreva ogni giorno e, quando il cacciatore passò, l’aracnide lo punse mortalmente. La fraterna amica Diana implorò Giove di porre il corpo di Orione tra le stelle. Pure Giunone fece pressioni sul suo regale consorte affinché anche lo scorpione venisse posto in cielo. Giove accontentò entrambe ponendo nel cielo sia Orione sia il suo uccisore, ma collocandoli in direzioni opposte, col Sagittario pronto a scoccare la freccia allo Scorpione per impedirgli di colpire ancora Orione. Nella stessa plaga di cielo troviamo le costellazioni del Toro con la splendida Aldebaran e gli ammassi stellari aperti delle Iadi sul muso e delle già ricordate Pleiadi, dell’Auriga con la luminosa Capella (la Capretta che allattò Giove), i Gemelli con i Dioscuri Castore e Polluce. A Nord-Ovest, è facilmente riconoscibile la “W” di Cassiopea e, tra essa e il Toro, troviamo la costellazione di Perseo. A Nord-Est, vi è il Gran Carro dell’Orsa Maggiore e, a sinistra della Vergine, potremo riconoscere la costellazione a forma di aquilone del Bootes (Bovaro o Bifolco) con la brillante stella Arturo.
      GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI FEBBRAIO 2019

ORIONE CONTINUA A DOMINARE IL CIELO INVERNALE

In febbraio, le giornate continuano ad allungarsi. Alla fine del mese, il Sole si alzerà 28 minuti prima rispetto ai primi giorni di febbraio: sorge, infatti, alle 6.31. La nostra stella diurna tramonta alle 17.28 l’1 e alle 17.54 il 28, cosicché alla fine del mese avremo altri 26 minuti di luce solare (senza contare del contributo fornito dai crepuscoli). In altre parole, nell’ultimo giorno di febbraio, alla latitudine di Catania, il dì si allungherà di ben 54 minuti e potremo godere di 11 ore e 23 minuti di luce contro le 10 ore e 29 minuti del primo giorno del mese. Fino al 16 febbraio, il Sole attraversa la costellazione del Capricorno, poi passa tra le stelline dell’Acquario per rimanervi fino all’11 marzo. Gli astrologi, invece, raccontano un’altra storia, perché si continuano a “leggere” il cielo fossile di oltre duemila anni fa e ammanniscono amenità secondo le quali il Sole si troverebbe già nell’Acquario e il 20 febbraio passerebbe nella costellazione dei Pesci fino al 20 marzo. Tradotto in soldoni, significa che coloro i quali seguono l’oroscopo (che, purtroppo, sono in tanti) finora hanno letto l’oroscopo di un altro. La Luna sarà Nuova il 4, al primo quarto il 12, al plenilunio il 19, all’ultimo quarto il 26. La Luna piena del 19 febbraio sarà pure una Superluna e sarà la più grande dell’anno, perché l’argenteo satellite naturale della Terra si troverà alla minima distanza dal nostro pianeta (perigeo), pari a 356.761 km. Consueta rassegna planetaria. Due dei cinque pianeti visibili a occhio nudo, Mercurio e Marte, brillano nel cielo occidentale, gli altri tre in quello orientale (Venere, Giove e Saturno). Il piccolo Mercurio, nella seconda metà del mese, tramonta un’ora dopo il Sole, mentre il rosso Marte continua a essere visibile nelle prime ore della notte. Il luminoso Venere splende come un faro tre ore prima del sorgere del Sole, ma nel corso del mese s’abbassa sempre di più, in compagnia del gigantesco Giove che si trova più in alto in cielo. Il trio planetario è completato dal pianeta degli anelli, Saturno, anch’esso osservabile nel cielo mattutino e il 18 si trova in congiunzione con Venere. La nostra carrellata planetaria finisce con Urano, che è rintracciabile con l’uso di un binocolo o un telescopio nel cielo occidentale nelle prime ore della notte (il 6 febbraio, lascia la costellazione dei Pesci, dove si trovava dal lontano 2009, per entrare in quella dell’Ariete) e, infine, Nettuno, che è ormai inosservabile. Tra le tante congiunzioni, ne segnaliamo due: quella della sera del 10 febbraio tra la Luna e Marte, con lo sfondo della costellazione dei Pesci, e – per i mattinieri – quella prima dell’alba del 18 febbraio tra i pianeti Venere e Saturno, nel cielo sud-orientale tra le stelle della costellazione del Sagittario.

A proposito di costellazioni, il cielo è ancora dominato dal gigantesco Orione, che si staglia imponente sull’orizzonte meridionale, dove si riconoscono facilmente le tre stelle allineate della cintura, Alnitak, Alnilam e Mintaka e, ai vertici del quadrilatero, in alto a sinistra, la rossa Betelgeuse, dalla parte opposta la gigante blu Bellatrix, l’azzurra Rigel in basso a destra e, alla sua sinistra, la supergigante blu Saiph. Come sempre, il grande cacciatore è accompagnato dai suoi due fedeli cani: a sinistra in basso, il Cane Maggiore con la stella più luminosa del cielo Sirio; più in alto, il Cane Minore con Procione. Val la pena ricordare, l’asterismo del Triangolo Invernale, ai cui vertici brillano Betelgeuse, Sirio e Procione. Spostando lo sguardo più in alto rispetto a Orione, si potranno riconoscere facilmente le costellazioni del Toro con Aldebaran (il famoso “occhio rosso del Toro”), dell’Auriga con la luminosa Capella (la Capretta che allattò Giove) e i Gemelli con la coppia dei Dioscuri, Castore e Polluce. Nel cielo occidentale, ormai basse, tramontano le costellazioni che hanno dominato il firmamento autunnale: Andromeda, il Triangolo, i Pesci e l’Ariete. In direzione nord-occidentale, spicca l’inconfondibile “W” di Cassiopea e tra questa e il Toro vi è la costellazione del Perseo. Dalla parte opposta del cielo, a nord-est, l’asterismo del Gran Carro dell’Orsa Maggiore, utile per rintracciare la Stella Polare che indica il nord boreale. Da oriente, invece, cominciano a fare capolino le costellazioni che annunciano l’arrivo della primavera, con il Leone che fa da apripista.

GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI GENNAIO E DEL 2019

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, mercoledì 2 gennaio 2019, dedica l’intera pagina 14 alla divulgazione astronomica pubblicando un articolo a firma di scrive sui fenomeni celesti attesi per il corrente mese di gennaio e per il nuovo anno appena entrato. Un ricordo colmo di gratitudine va al giornalista astrofilo Luigi Prestinenza, indimenticabile Maestro della divulgazione astronomica, che per oltre mezzo secolo diffuse l’Astronomia in maniera semplice e chiara, ma senza sacrificare il rigore scientifico.
Un ringraziamento va pure all’ottimo amico e collega giornalista de La Sicilia Leonardo Lodato, che ha curato l’impaginazione.
Buona lettura e, se potete, sottraetevi al diluvio di oroscopi che da alcuni giorni imperversano a tutte le ore e che ci piovono addosso da tutte le parti: giornali, tv, radio, social… Si salvi chi può… basta non leggerli!

IL CIELO DI GENNAIO E I PRINCIPALI EVENTI ASTRONOMICI DEL 2019
Il cielo del 2019 sarà piuttosto avaro in fatto di eventi astronomici. L’inizio del nuovo anno, però, sarà scoppiettante, potremo assistere a un vero e proprio spettacolo pirotecnico celeste con la pioggia delle prime meteore dell’anno: le Quadrantidi, che sono le “stelle cadenti” che, fino al 12, solcheranno i cieli delle gelide notti di gennaio. Lo sciame meteorico, che sembra irradiarsi dalla costellazione di Boote (nota pure col nome di Bovaro o Bifolco), è costituito dai frammenti della cometa “C/1490 Y1”, già nota, 500 anni fa, agli astronomi giapponesi e cinesi. Il picco si avrà nel cuore della notte, intorno alle 3 del 4 gennaio. A quell’ora, il radiante sarà visibile a Nord-Est, alto una quarantina di gradi, che è un’ottima posizione per l’osservazione. Dopo la mezzanotte, dunque, una pioggia di meteore ci terrà con gli occhi all’insù per ammirare le scie luminose lasciate dalle Quadrantidi, il cui nome deriva dall’antica costellazione del Quadrante Murale (introdotta da Lalande nel 1795 e poi abolita nel 1922), oggi incorporata in quella di Bootes. La visione di questi fuochi d’artificio celesti, per fortuna, non sarà ostacolata dal chiarore della Luna, perché sarà prossima al novilunio. Se le nuvole lo permetteranno, si potranno avvistare fino a centoventi meteore all’ora solcare il cielo e, per chi ci crede, potrà esprimere uno o più desideri al loro passaggio. Le Quadrantidi hanno una velocità di circa 40 km/s, lasciano tracce di colore blu e sono discretamente brillanti Nel corso dell’anno non mancheranno occasioni per godere di altre piogge cosmiche altrettanto spettacolari, come le Liridi, il cui picco si avrà nella notte tra il 22 e il 23 aprile con una ventina di meteore orarie; le celeberrime Perseidi, meglio note come “lacrime di San Lorenzo”, il cui passaggio si avrà nella notte del 12-13 agosto (e non in quella del 10, come vuole la tradizione) con un centinaio di meteore all’ora, ma quest’anno la loro visione sarà disturbata dalla Luna prossima al plenilunio; lo sciame meteorico delle Orionidi, nella notte tra il 21 e il 22 ottobre, con 25 meteore orarie, con la Luna all’ultimo quarto; le Geminidi, il cui picco avverrà nella notte tra il 13 e il 14 dicembre con 120 meteore orarie, con il fastidioso chiarore della Luna già al plenilunio. Queste, in gennaio, le fasi del nostro argenteo satellite naturale: nei primi giorni sarà calante e il giorno dell’Epifania sarà in Novilunio, poi riprenderà a crescere, il 14 sarà al Primo Quarto e il 21 al Plenilunio, dopo di che andrà a decrescere e il 27 sarà all’Ultimo Quarto. Il Sole, dopo il solstizio invernale dello scorso 21 dicembre, ha iniziato lentamente a risalire l’eclittica, la sua altezza sull’orizzonte aumenterà giorno dopo giorno e l’arco descritto nel cielo sarà sempre più ampio, con conseguente allungamento del periodo d’illuminazione pari a circa 45 minuti. Il 3 gennaio, alle 6, la Terra sarà alla minima distanza dal Sole (perielio) pari a circa 147,1 milioni di chilometri.
In gennaio, si verificheranno due eclissi. La prima è quella parziale di Sole del 6, ma non sarà osservabile dall’Europa. La prossima eclisse solare si verificherà il 12 agosto 2026, ma nelle zone ioniche l’oscuramento sarà soltanto del 40 per cento. Per vederne una alle nostre latitudini dovremo pazientare fino al 2 agosto 2027 e sarà davvero l’evento astronomico del millennio. L’eclisse, infatti, sarà totale a Lampedusa, del 98% in Sicilia e sarà osservabile in tutto il Mediterraneo dopo aver attraversato l’oceano Atlantico, l’Egitto, l’Arabia Saudita e l’oceano Indiano fino all’Australia, sarà insomma un evento che terrà desta l’attenzione degli appassionati di ben cinque continenti: America, Europa, Africa, Asia e Oceania. L’altra eclisse è quella totale di Luna che avverrà nella notte tra domenica 20 e lunedì 21, sarà visibile dall’Italia e sarà una Super Luna, perché il nostro satellite si troverà pure alla minima distanza da noi (perigeo). Sarà, però, una eclissi per pochi intimi appassionati di fenomeni astronomici. Alla latitudine di Catania, infatti, il fenomeno avrà inizio alle 3.36 con il primo contatto del disco lunare con il cono di penombra proiettato dalla Terra nello spazio e la Luna sarà abbastanza alta nel cielo (41°). L’inizio della totalità avverrà alle 5.41 e la fase massima alle 6.12, ma le regioni meridionali saranno penalizzate dal fatto che la Luna sarà assai bassa sull’orizzonte, a poco più una decina di gradi. Le fasi terminali dell’eclisse (ultimo contatto l’ombra alle 7.51 e con la penombra alle 8.50) non potranno essere osservate perché la Luna tramonta alle 7.14 e si troverà ormai abbondantemente sotto l’orizzonte. Ma non sarà l’unica eclisse lunare dell’anno, perché se ne verificherà ancora un’altra il 16 luglio, ma sarà parziale, con inizio della fase di penombra alle 20.44 con il nostro satellite naturale ad appena quattro gradi di altezza sul piano dell’orizzonte. Poi, alle 22.02 avrà inizio la fase parziale e, alle 23.31, quando la Luna sarà alta 26°, si avrà il massimo del parziale oscuramento del disco lunare. Il fenomeno avrà termine all’una e la Luna uscirà dal cono di penombra alle 2.18.
Adesso, cominciamo il solito excursus planetario dal piccolo Mercurio, che sarà osservabile prima dell’alba nella prima decade del mese. Attualmente, l’elusivo pianeta sta transitando tra le stelle dell’Ofiuco (la famosa tredicesima costellazione ignorata dagli astrologi quando confezionano i loro insulsi oroscopi), molto basso sull’orizzonte orientale e precede il sorgere del Sole di quasi un’ora, mentre in febbraio lo potremo osservare prima del tramonto. Pure il luminoso Venere è osservabile la mattina prima dell’alba. Fino al 9 gennaio, il pianeta di Citera transiterà tra le stelle della costellazione della Bilancia, poi farà una fugace apparizione tra quelle dello Scorpione e, infine, dal 15 gennaio lo vedremo nell’Ofiuco. Il giorno dell’Epifania raggiungerà la distanza angolare di 47° dal Sole (massima elongazione occidentale), sarà perciò al massimo del suo fulgore mattutino. Individuarlo sarà facilissimo, basta volgere lo sguardo verso oriente per accorgersi di questo “faro” che illumina la volta celeste (ha una magnitudine negativa di 4,5), a partire dalle 4 del mattino a inizio mese e dalle 4.30 a fine mese. Marte, invece, sarà osservabile nella prima parte della notte. Lo troveremo nella costellazione dei Pesci e, dopo il tramonto, sarà alto (circa 44°) sull’orizzonte sud-occidentale, dove vi rimarrà fino alle 23. Pure il gigantesco Giove, come Mercurio e Venere, sarà visibile la mattina prima dell’alba. Il “re dei pianeti”, infatti, sorge alle 5.30 a inizio mese e alle 4 a fine mese, proiettato tra le stelle di Ofiuco. Da non perdere, prima dell’alba del 22 gennaio, la bella congiunzione (il cosiddetto “bacio”) con Venere. Altra suggestiva congiunzione è quella tra la Luna in fase calante e i pianeti Giove e Venere, la mattina del 31 gennaio, mentre sorgono allineati sull’orizzonte orientale nella costellazione dell’Ofiuco. Saturno, purtroppo, sarà inosservabile per tutto il mese, perché il 7 gennaio sarà in congiunzione con il Sole. Il pianeta degli anelli tornerà a essere osservabile in febbraio, anch’esso prima dell’alba. Urano è osservabile nella prima parte della notte e tramonterà, a inizio del mese, alle 2 (a mezzanotte alla fine di gennaio). Con l’aiuto di un buon telescopio, dopo le 20, potremo tentare di rintracciarlo tra le stelle dei Pesci, già molto alto, a una cinquantina di gradi sull’orizzonte sud-occidentale. Pure Nettuno è visibile nelle prime ore della sera. Il gigantesco pianeta azzurro, fino alle 22, lo troveremo nella costellazione dell’Acquario, ma col passare dei giorni anticiperà sempre di più e, alla fine del mese di gennaio, tramonterà alle 20. Per osservarlo bisogna avvalersi dell’uso di un buon telescopio e sarà l’ultima occasione perché da febbraio ad aprile sarà inosservabile.
Il cielo delle fredde notti di gennaio offre uno spettacolo di incomparabile bellezza per ciò che riguarda le costellazioni, a partire dall’Orsa Maggiore e da quella del grande cacciatore Orione. Ma cominciamo la nostra carrellata celeste osservando il cielo orientale. Sin dalle 22, spiccano quattro costellazioni con stelle brillanti: l’inconfondibile gigante Orione per la sua forma rettangolare con ai quattro vertici, procedendo dall’alto a sinistra in senso orario, la supergigante rossa Betelgeuse, distante 590 anni luce, la gigante blu Bellatrix o Bellatrice (240 anni luce) e le due supergiganti blu Rigel (900 anni luce) e Saiph (647 anni luce). Al centro, spicca la “Cintura di Orione” formata dall’allineamento di tre stelle di quasi pari luminosità Alnitak, Alnilam e Mintaka, conosciute come “Tre Re”, “Re Magi”, “Tre Bastoni”. Sotto la Cintura di Orione, troviamo la spada formata da due stelle multiple e dalla celeberrima Nebulosa di Orione, che dista da noi 1.630 anni luce e ha un diametro di 100 anni luce. Ai piedi del grande cacciatore, vi sono i suoi inseparabili cani: il Cane Maggiore con la fulgidissima Sirio e il Cane minore con Procione, oltre alla preda che è la Lepre. Nei pressi, vi è la poco appariscente costellazione dell’Eridano formata da una sinuosa linea di stelle e quella del Toro con la stella arancione Aldebaran e, nei pressi, i due ammassi aperti delle Pleiadi e delle Iadi. In alto a sinistra di Betelgeuse brillano i Gemelli con i Dioscuri Castore e Polluce. Quasi allo zenit, spicca la gigante gialla Capella (la capretta con il cui latte fu nutrito Zeus) dell’Auriga. Sempre a est, fanno capolino le costellazioni del Cancro con l’ammasso aperto del Presepe, noto pure come Mangiatoia o Alveare) e del Leone con la luminosa Regolo. Spostando lo sguardo più a nord troviamo l’asterismo del Grande Carro dell’Orsa Maggiore in netta risalita rispetto ai mesi scorsi, mentre scendono, dalla parte opposta, la caratteristica casetta di Cefeo e la doppia W di Cassiopea. Verso Nord-Ovest, si avvia a tramontare la costellazione di Andromeda con l’omonima galassia a spirale gigante, che si trova a circa 2,5 milioni di anni luce dalla Terra ed è l’oggetto celeste più lontano visibile a occhio nudo.
Concludiamo con una panoramica sugli eventi celesti che ci riserverà il nuovo anno. Il più importante è senz’altro il transito di Mercurio davanti al Sole che avverrà l’11 novembre. Quel giorno, alle ore 13.35 circa, il minuscolo pianeta effettuerà un passaggio di fronte al Sole. Attrezzando il telescopio con adeguati filtri per proteggere gli occhi, avremo la possibilità di osservare il piccolo disco nero del pianeta mentre attraversa il grande, luminoso disco solare. L’evento durerà a lungo e, in Italia, il Sole tramonterà mentre il pianeta è ancora in transito. Da non perdere assolutamente, perché il prossimo transito avverrà nel novembre del 2032 (l’ultima volta è stato nel maggio del 2016).
Il 2019 è l’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario del leggendario sbarco del primo uomo sulla Luna. Sarà, invece, un anno nero per l’osservazione delle cosiddette “stelle cadenti”, perché l’osservazione di tutti i maggiori sciami meteorici, come le Perseidi (picco nella notte tra il 12 e il 13 agosto) e le Geminidi (picco previsto per il 14 dicembre), saranno disturbati dalla presenza della Luna.
GIUSEPPE SPERLINGA

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