Stelle e Ambiente

Il Cielo

UNA COMETA VERDE SOLCA IL CIELO DI SETTEMBRE

UNA COMETA VERDE SOLCA IL CIELO DI SETTEMBRE

Dopo sei anni e mezzo, torna a solcare i cieli la cometa Giacobini-Zinner (per gli astronomi, 21P/Giacobini-Zinner). L’ultimo suo passaggio avvenne l’11 febbraio 2012 ed è stata denominata la “cometa verde” per il suo bellissimo colore verde smeraldo, dovuto alla presenza nel nucleo di cianogeno, un composto chimico formato da due atomi di carbonio e altrettanti di azoto. L’astro chiomato è già da un paio di mesi a essere preso di mira dai binocoli e telescopi degli astrofili di tutto il mondo, ma sarà il mese di settembre, quando raggiungerà il massimo del suo splendore (si stima che la sua luminosità sarà di settima magnitudine), il periodo migliore per tentare di ammirarlo e fotografarlo. Si spera pure che la sua magnitudine apparente possa passare dalla settima alla sesta o addirittura alla quinta, perché così si renderebbe visibile anche a occhio nudo da un sito di osservazione privo da qualsiasi forma di inquinamento luminoso. In altre parole, si potrebbe verificare ciò che accadde nel lontano 1946, quando la cometa giunta al perielio subì una serie di esplosioni che portarono la sua magnitudine dalla settima alla quinta e tutti poterono osservarla senza far ricorso a strumenti ottici.

La cometa Giacobini-Zinner ha un periodo orbitale di 6,6 anni e, a ogni passaggio, lascia dietro di sé frammenti e detriti spaziali che danno poi origine allo sciame meteorico delle Giacobinidi (note pure come Draconidi, perché il punto dal quale sembrano provenire tutte le scie è collocato nella testa della costellazione del Drago), la cui visibilità, nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, sarà favorita dall’assenza del chiarore lunare. Quello di quest’anno è il sedicesimo passaggio dalla sua scoperta, avvenuta il 20 dicembre 1900 a opera dell’astronomo francese Michel Giacobini dell’Osservatorio di Nizza e rintracciata, il 23 ottobre del 1913, da Ernst Zinner che scrutava il cielo a caccia di comete dall’Osservatorio bavarese di Bamberga. La cometa viaggia nello spazio alla velocità di 23 km/s e, in queste ore, si sta avvicinando sempre di più alla Terra e, quindi, al Sole. Il 10 settembre sarà il momento migliore per ammirare l’astro chiomato, perché essa si troverà al perielio, vale a dire a soli 58 milioni di chilometri dal nostro pianeta: sarà il passaggio più vicino alla Terra dal 14 settembre 1946, che sarà superato solo da quello previsto per il 18 settembre 2058.

A mano a mano che la cometa si avvicina al Sole diventerà sempre più luminosa, perché il calore della nostra stella diurna fa sublimare il nucleo cometario ghiacciato di due chilometri di diametro, da cui si forma una coda lunga 290 mila chilometri. L’orbita della cometa ha il suo punto più distante dal Sole (afelio) nei pressi dell’orbita di Giove e il suo periodo orbitale è di sei anni, quasi la metà di quello gioviano. Per tale motivo, si verificano ogni due orbite incontri ravvicinati tra la cometa e il gigantesco pianeta gassoso, che causa forti perturbazioni all’orbita della cometa, facendo cariare la distanza perielica. È ciò che si verificò nel 1898, quando a seguito della perturbazione causata dall’incontro ravvicinato tra la cometa e Giove si accorciò la distanza perielica da 1,22 UA a 0,93 UA (pari 43 milioni di chilometri), che a sua volta fu la causa di un aumento della quantità di energia trasmessa per irraggiamento dalla nostra stella diurna al nucleo cometario e, di conseguenza, della quantità di massa espulsa nello spazio.

Nuvole permettendo, dunque, dalla tarda serata del 10 settembre tutti con gli occhi e binocoli o telescopi puntati verso il cielo, in direzione Est, a caccia della cometa verde.

                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA

 

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DOVE E QUANDO GUARDARE

Rintracciare la cometa Giacobini-Zinner è assai facile se si dispone di un buon binocolo possibilmente montato su treppiede. La cartina mostra il percorso della cometa nel mese di settembre ed è un tracciato molto interessante dal punto di vista astronomico, perché l’astro chiomato passerà prospetticamente vicino ad alcuni ammassi aperti che val la pena osservare. In pratica, la cometa parte dalla costellazione dell’Auriga e terminerà la sua corsa in quella dell’Unicorno, con delle brevi irruzioni nelle costellazioni di Orione e dei Gemelli. Ecco il dettaglio. La notte tra il 2 e 3 settembre la cometa è passata a poca distanza da Capella, la stella principale della costellazione dell’Auriga. L’11 sarà vicina all’ammasso aperto M37, sempre nell’Auriga, il 14 entra nella costellazione dei Gemelli e, il giorno dopo, sarà a ridosso nell’ammasso aperto M35, che purtroppo non sarà possibile osservare perché il suo passaggio tra le stelle dell’ammasso avverrà in orario diurno. Il 17, la Giacobini-Zinner entra nella costellazione di Orione, ma dopo un paio di giorni ritorna nei Gemelli. Il 24 transita tra le stelle della costellazione dell’Unicorno e la troveremo vicina all’ammasso aperto “Albero di Natale” (Ngc 2264) con la sua suggestiva Nebulosa Cono, scoperta nel 1784 dal grande astronomo tedesco naturalizzato britannico William Herschel. La nostra cometa terminerà la sua corsa del mese di settembre, tra il 26 e il 27, sfiorando la nebulosa Rosetta (Ngc 2244), anch’essa nell’Unicorno. All’inizio di ottobre, infine, la cometa sarà ancora nell’Unicorno e transiterà nei pressi degli ammassi aperti Ngc 2301, Ngc 2343 e M50, mentre alla fine del mese passerà accanto al brillante ammasso aperto Ngc 2362 nella costellazione del Cane Maggiore.

                                                                                                                      G. SPE.

 

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NEL 1985 È STATA ATTRAVERSATA DALLA SONDA INTERNATIONAL COMETARY EXPLORER

La cometa Giacobini-Zinner è stata oggetto di studio della sonda “International cometary explorer” (Ice), che ha attraversato la sua coda di plasma l’11 settembre 1985. L’Ice, nota originariamente come “International sun/earth explorer 3” (Isee-3), è stata lanciata il 12 agosto 1978. Come le precedenti sonde gemelle Isee-1 e Isee-2 era stata progettata per studiare le interazioni del campo magnetico terrestre con il vento solare. Una volta portata al termine la missione, la sua destinazione d’uso è stata modificata per l’esplorazione delle comete. È stata la prima sonda automatica collocata in orbita “halo” (aureola) in un punto di Lagrange, orbitando nel punto L1 del sistema Terra-Sole, nonché la prima sonda a monitorare il vento solare. È stata anche la prima sonda a esplorare una cometa, attraversando la coda della Giacobini-Zinner e avvicinandosi a circa 7.800 chilometri dal suo nucleo.

Dai risultati di una ricerca effettuata nel 2000 è emersa la presenza sulla cometa di materiale organico.

                                                                                             G. SPE.

IL CIELO DELL’EQUINOZIO AUTUNNALE

UNA COMETA NEL CIELO NOTTURNO DI SETTEMBRE 2018

In settembre, le giornate continueranno ad accorciarsi fino all’equinozio d’autunno, che quest’anno cade il 23, giorno in cui la durata del dì e della notte saranno uguali (senza tener conto, ovviamente, della luce dovuta ai due crepuscoli), il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest, passa per il punto omega o punto della Bilancia (l’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica), il circolo di illuminazione divide in due parti uguali i due poli artico e antartico, ha inizio l’autunno nell’emisfero boreale e la primavera in quello australe. Alcuni giorni prima, più precisamente il 17, il Sole passa dalla costellazione del Leone a quella della Vergine, tra le stelle della quale lo vedremo proiettato fino al 30 ottobre. Per gli astrologi, che pretendono di leggere i destini degli umani nel cielo fossile di duemila anni fa, la nostra stella diurna in settembre si troverebbe nella Vergine fino al 23 per poi passare nella Bilancia e rimanervi fino al 23 ottobre: coloro i quali si ostinano a credere nelle previsioni astrologiche sono serviti, perché finora hanno letto l’oroscopo di un altro. Ogni anno solstizi ed equinozi ritardano di circa 6 ore, ma ogni quattro anni tornano indietro di un giorno. Il perché è presto spiegato: ogni anno la Terra non impiega proprio un anno a rivolvere intorno al Sole, ma 365 giorni e 6 ore. Quindi, per tornare nello stesso punto dell’orbita (in questo caso quello dell’equinozio), ogni anno impiega circa 6 ore in più che però sono recuperate ogni quattro anni con un giorno bisestile. Per ciò che riguarda la Luna, sarà all’ultimo quarto il 3, cui seguirà il novilunio il 9, poi il primo quarto il 17 e, infine, il plenilunio il 25.

Il cielo di settembre sarà solcato dalla cometa “21P/Giacobini-Zinner”, che continua ad avvicinarsi al nostro pianeta e il 10 sarà al perielio, vale a dire a 0.39 Unità Astronomiche, che equivalgono a circa 58 milioni di chilometri. Questa cometa appartiene alla famiglia cometaria di Giove e ha un periodo orbitale di 6.6 anni. Tra alcuni giorni raggiungerà la magnitudine 7, vale a dire sarà poco oltre il limite di visibilità a occhio nudo e che, pertanto, per osservarla al meglio occorre dotarsi di un piccolo telescopio oppure di un buon binocolo. L’astro chiomato è visibile nella costellazione di Cassiopea e si potrà ammirarlo sin dalle prime ore della notte. Per la cronaca, la cometa Giacobini-Zinner è stata scoperta dall’Osservatorio di Nizza da Michel Giacobini nella notte del 20 dicembre 1900. Tredici anni dopo, nel secondo passaggio successivo, fu rivista da Ernst Zinner dall’Osservatorio Della città bavarese di Bamberg.

Rapido excursus planetario. Mercurio è ancora visibile a oriente perché sorge un’ora e mezza prima del Sole. Poi, però, il minuscolo pianeta si avvicina al Sole (il 21 sarà in congiunzione con esso) e si renderà inosservabile. Venere continua a tramontare sempre prima e, alla fine del mese, sarà osservabile per una trentina di minuti, assai basso sull’orizzonte occidentale. Il pianeta rosso, Marte, è visibile nella prima parte della notte, inizialmente nel cielo meridionale, poi a Sud-Ovest sempre più basso. Come Venere e Marte, l’altro protagonista nelle notti estive è il gigantesco Giove, che brillerà nelle prime ore della sera e, alla fine del mese, tramonterà poco più di un’ora e mezza dopo il Sole. L’ultimo pianeta visibile a occhio nudo, Saturno, è osservabile appena fa buio, a Sud-Ovest. Urano, invece, è osservabile per tutta la notte: sorge a Est e, a notte fonda, culmina a Sud. Nettuno, che sarà all’opposizione il 7, è osservabile per l’intera notte a Est dopo il tramonto del Sole, culminerà a Sud a mezzanotte e tramonterà a Sud-Ovest prima dell’alba. Il declassato Plutone, capostipite della classe dei Plutoidi, è rintracciabile a Sud tra Marte e Saturno.

Le costellazioni che hanno dominato i cieli di questa bizzarra estate continuano a spostarsi verso l’orizzonte occidentale, al di sotto del quale si tufferanno tra un paio di mesi per lasciare il posto a quelle invernali e, in prima serata, sarà possibile scorgere lo Scorpione con la rossa Antares, seguito dal Sagittario e, più in alto, dall’Ofiuco e da Ercole. In direzione Nord-Ovest continuerà a brillare Arturo, la stella più luminosa della costellazione del Bootes (Bovaro). Pure il Triangolo Estivo, i cui vertici sono formati delle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno, si avvia decisamente a tramontare verso Ovest. Volgendo lo sguardo dalla parte opposta, a Est, vedremo sorgere l’Ariete, che fa da apripista alla costellazione del Toro, preannunciata a sua volta dalla comparsa delle sette sorelle”, le Pleiadi, il famoso ammasso aperto citato dal Verga nei Malavoglia col nome dialettale “Puddara” (la chioccia con i pulcini). Le estese ma poco appariscenti costellazioni del Capricorno, Acquario e Pesci si potranno individuare nell’orizzonte meridionale. Nel cielo di Sud-Est campeggia il grande quadrilatero di Pegaso, il mitico cavallo alato di Perseo, che ci permetterà di individuare, verso Nord-Est, la costellazione di Andromeda con la famosa omonima galassia, seguita dalla “Y” rovesciata di Perseo. Proseguendo in direzione Nord, verso la Stella Polare, ecco la “W” di Cassiopea e, accanto, il suo sposo celeste Cefeo a forma di casetta.

                                                                                              GIUSEPPE SPERLINGA

 

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CIELO DI AGOSTO 2018: A ILLUMINARE IL FIRMAMENTO LE LACRIME DI SAN LORENZO

STELLE CADENTI PROTAGONISTE DEL CIELO DI AGOSTO

Le “stelle cadenti” o “lacrime di San Lorenzo” (Perseidi, per gli astronomi) saranno le protagoniste delle calde notti di agosto. Perché si chiamano “lacrime di San Lorenzo”? Deriva dal fatto che, nell’800, il massimo del loro avvistamento avveniva proprio il 10 agosto, giorno della ricorrenza del Santo. Ai giorni nostri, però, il top della pioggia meteorica, a causa della precessione degli equinozi, si è spostato in avanti di circa due giorni, nella notte tra il 12 e il 13 agosto, tra l’una le 5 del mattino. Ma cosa sono le “stelle cadenti”? Sono sciami meteorici che fanno la loro apparizione quando il nostro pianeta attraversa i detriti rocciosi formatisi in seguito alla disintegrazione di comete o asteroidi. Tali frammenti, attraversando l’atmosfera alla velocità di decine di chilometri al secondo, bruciano per via dell’attrito e creano effimere scie luminose. Secondo la tradizione popolare, però, le stelle cadenti d’agosto sarebbero le scintille del fuoco che ardeva sotto la graticola di San Lorenzo durante il suo martirio avvenuto il 10 agosto del 258. Ne prendiamo atto pur nella consapevolezza che, in realtà, San Lorenzo non morì arso vivo, ma fu decapitato. Le Perseidi sono ciò che rimane dalla disintegrazione della cometa Swift-Tuttle (la rivedranno i nostri posteri nel 2126), i cui frammenti sono rimasti a rivolvere attorno al Sole seguitando a percorrere la stessa orbita della cometa che li ha originati. Quest’anno la loro osservazione sarà favorita dall’assenza del chiarore della Luna, che sarà nella fase di novilunio. Come già detto, il maggior numero di meteore sarà avvistato nella notte senza Luna tra il 12 e il 13, quando il radiante (la zona del cielo da cui sembra provenire lo sciame meteorico) sarà alto sul piano dell’orizzonte. Per la verità, lo sciame meteorico delle Perseidi è visibile in direzione della costellazione del Perseo sin dalla fine del mese di luglio e lo sarà fino al 20 agosto: in quelle notti si verificherà un’autentica pioggia pirotecnica di 100-120 meteore all’ora. In realtà, saranno di meno quelle che vedremo solcare il cielo sia perché il radiante non è allo zenit, sia perché i siti osservativi non hanno cieli limpidi e bui a causa soprattutto del riverbero delle luci cittadine che rischiarano la volta celeste. Distendiamoci, comunque, su un plaid o su una sdraio per osservare il cielo a occhio nudo (binocoli o, peggio, telescopi non servono) in direzione nord-orientale e, se lo desiderate, esprimete pure più di un desiderio, non si mai… Per localizzare il radiante delle Perseidi basta volgere lo sguardo verso Nord-Est e cercare la caratteristica doppia W della costellazione di Cassiopea e poi, in basso, individuare la costellazione del Perseo.

Rapido excursus planetario. Il minuscolo Mercurio è inosservabile nella prima metà del mese (il 9 si trova in congiunzione con il Sole) per ricomparire al mattino presto sull’orizzonte orientale nei giorni dal 26 al 28 agosto, quando cioè sarà alla massima elongazione, vale a dire alla distanza angolare di 18° dal Sole. Il luminoso Venere è ancora visibile a occidente, verso la fine del mese tramonterà un’ora e mezza dopo il Sole. Marte dopo la grande opposizione dello scorso 27 luglio è ancora assai luminoso: il pianeta rosso brillerà come un luminoso rubino per quasi l’intera notte. Il gigantesco Giove, anch’esso luminoso, è visibile a Sud-Ovest nelle prime ore della notte, ma a fine mese tramonterà dopo le 22.30 sull’orizzonte occidentale. Altro pianeta visibile nella prima parte della notte, nel cielo meridionale, è Saturno. Il vero Signore degli anelli è preceduto da Venere e Giove e seguito da Marte. Urano sorge prima della mezzanotte sull’orizzonte orientale. Nettuno, infine, è osservabile per tutta la notte: a Sud-Est dopo il tramonto, a Sud dopo la mezzanotte e a Sud-Ovest alla fine della notte.

Per finire uno sguardo alle costellazioni tipiche dell’estate. Nel cielo meridionale è riconoscibile il Sagittario, a ovest si avviano a tramontare le costellazioni zodiacali della Bilancia e dello Scorpione, mentre dalla parte opposta, a oriente, tra non molto, apparirà il gigantesco Orione, in modo che non incontri più il suo uccisore, lo Scorpione, che a sua volta è sotto controllo dal Sagittario, pronto a scoccare la freccia qualora osasse assalire il grande cacciatore. Allo zenit, campeggia ancora il Triangolo Estivo con ai vertici le stelle Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. A occidente di Vega si può individuare la costellazione di Ercole, mentre tra Vega e la rossa Antares dello Scorpione vi è Ofiuco, la tredicesima costellazione ignorata con pervicacia dagli astrologi. Rivolgendo lo sguardo a sud-est troviamo le grandi costellazioni del Capricorno e dell’Acquario, ma prive di stelle brillanti. Nel cielo di Nord-Ovest, spicca la brillante stella Arturo della costellazione del Bovaro (Bootes, riconoscibile per la sua forma ad aquilone). Nel cielo settentrionale, le sempre presenti costellazioni circumpolari che ruotano attorno alla Stella Polare: le due Orse, il Dragone, Cefeo e Cassiopea. Nel cielo orientale, infine, vedremo spuntare il Grande Quadrato di Pegaso, Andromeda e Perseo, che saranno i protagonisti dei cieli autunnali.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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CIELO DI LUGLIO 2018

ECLISSE TOTALE DI LUNA E MARTE NEL CIELO DI LUGLIO 2018

Il cielo di luglio sarà caratterizzato da due spettacolari fenomeni celesti: la più lunga eclisse totale di Luna del secolo (quasi due ore) e l’opposizione del pianeta Marte. Lo spettacolare evento celeste avrà inizio alle 19.14 del 27 e si concluderà all’1.28 del 28. Dall’Italia, però, il fenomeno si vedrà già a evento iniziato, poiché la Luna sorgerà dopo l’inizio della fase di penombra, il cui primo contatto avverrà, appunto, alle 19.14 del 27. Alla latitudine di Catania, la Luna si leverà alle 20.04 e venti minuti dopo, alle 20.24, si potrà osservare il contatto del disco lunare con il cono d’ombra proiettato dalla Terra, con la Luna alta appena due gradi sull’orizzonte Est-Sud-Est. La totalità avrà inizio alle 21.30, con l’argenteo satellite terrestre alto circa 13°, sempre sull’orizzonte ESE, e raggiungerà il massimo alle 22.22, con la Luna che nel frattempo si sarà alzata di altri sette gradi sul piano dell’orizzonte e assumerà una suggestiva colorazione rossastra. Alle 23.13 si avrà la fine della totalità, alle 00.19 del 28 la Luna uscirà dall’ombra e alle 01.28 lascerà la penombra e, quindi, fine dell’eclisse.

L’altro protagonista del cielo di luglio è Marte. Il pianeta rosso, infatti, proprio il 27 sarà all’opposizione (vale a dire, si troverà in posizione opposta a quella del Sole) e in congiunzione con la Luna eclissata, raggiungerà la massima luminosità per l’anno in corso, avrà una magnitudine negativa di -2,78 (paragonabile a quella del gigantesco Giove) e la sua luminosità supererà quella raggiunta in occasione della grande opposizione di quindici anni fa. Marte, che l’ultimo giorno del mese raggiungerà la minima distanza dalla Terra (0.38 Unità Astronomiche, pari a 57.590.630 km), si sposta con moto retrogrado nella costellazione del Capricorno, ma il 27 inverte il suo moto e si troverà nella plaga del cielo al confine con le stelle del Sagittario. Questa grande opposizione marziana è una occasione da non perdere per osservare il pianeta rosso, perché la prossima avverrà nel 2035. Ne riparleremo nei prossimi giorni.

Il 21 luglio il Sole transiterà dalla costellazione dei Gemelli a quella del Cancro. Naturalmente, gli astrologi ammanniscono tutt’altra storia ai creduloni che leggono e credono negli oroscopi, perché nel loro cielo cristallizzato di oltre due millenni “leggono” che la nostra stella diurna si troverebbe già nel Cancro per passare, il 23 luglio, nella costellazione del Leone. Dopo il solstizio estivo di giugno, le giornate continuano lentamente ad accorciarsi e, alla fine del mese, alla latitudine di Catania, il dì sarà più corto di 32 minuti. Il 6 luglio, il nostro pianeta sarà alla massima distanza dal Sole (afelio), pari a 152.095.327 km. La Luna sarà all’ultimo quarto il 6, nuova il 13, al primo quarto il 19 e piena il 27, che, come già detto, sarà una notte caratterizzata dai due eventi astronomici dell’anno: l’eclisse totale di Luna, con l’argenteo satellite naturale della Terra in congiunzione con il pianeta Marte all’opposizione, che tutti potranno seguire partecipando alle tante serate osservative proposte dalle numerose associazioni di astrofili disseminate in tutt’Italia. Consueto sguardo ai pianeti. Il minuscolo Mercurio è visibile durante la prima parte del mese quando, nell’orizzonte occidentale, tramonta quasi un’ora e mezza dopo il Sole. Il 12 luglio raggiunge la massima distanza angolare dal Sole, che di 26° (elongazione massima) per poi avvicinarsi sempre più al Sole fino a diventare inosservabile. Il luminoso Venere continua a dominare l’orizzonte occidentale, dove tramonta un paio di ore dopo il Sole. Del pianeta rosso Marte abbiamo già detto all’inizio, ci torneremo con altro articolo tra qualche settimana con maggiori dettagli sull’opposizione del 27 luglio. Il gigantesco Giove, dopo il tramonto, è visibile a Sud-Sud-Ovest. Saturno continua a essere facilmente rintracciabile e osservabile per tutta la notte nel cielo meridionale. Urano è visibile dopo la mezzanotte sull’orizzonte orientale e, nelle ultime ore della notte è rintracciabile alto nel cielo a Sud-Est, dove è possibile osservare pure Nettuno, che nel corso della notte si sposta a Sud. Il pianeta nano Plutone, infine, il 12 luglio sarà in opposizione al Sole e, quindi, con un buon telescopio, si potrà rintracciarlo a Sud-Est dopo il tramonto del Sole, a Sud nelle ore centrali della notte e a Sud-Ovest prima dell’alba. Tra le tante congiunzioni, segnaliamo quella del 20 luglio, alle 22, tra la Luna al primo quarto e il luminoso Giove, con il transito della Stazione spaziale internazionale (Iss).

Per finire, uno sguardo sopra le nostre teste, allo zenit, per ammirare l’asterismo del “Triangolo Estivo”, ai cui vertici vi sono tre stelle molto luminose: Vega della Lira, Altair dell’Aquila e Deneb del Cigno.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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ECLISSI TOTALE DI LUNA E OPPOSIZIONE DI MARTE AD ALI’ TERME (ME)

VENERDI’ 27 LUGLIO – DALLE ORE 21 IN POI

LUNGOMARE DI ALI’ TERME (MESSINA)

Serata dedicata all’eclissi totale di Luna e alle osservazioni al telescopio dei pianeti Marte, Giove e Saturno dal lungomare di Alì Terme (Me) organizzata dal Comune di Alì Terme con la collaborazione dell’Associazione Stelle e Ambiente, che sarà presente con il presidente prof. Giuseppe Sperlinga, il vicepresidente prof. Salvatore Arcidiacono, la segretaria prof.ssa Giovanna Cavallaro e i soci consiglieri dott.ssa Giovanna Marletta, dott. Iorga Prato, Salvatore Silviani e Danilo Longo.

La partecipazione è libera.

Quella del 27 luglio 2018 sarà la più lunga eclisse totale di Luna del secolo (quasi due ore). Lo spettacolare evento celeste avrà inizio alle 19.14 del 27 e si concluderà all’1.28 del 28. Dall’Italia, però, il fenomeno si vedrà già a evento iniziato, poiché la Luna sorgerà dopo l’inizio della fase di penombra, il cui primo contatto avverrà, appunto, alle 19.14 del 27.

Alle nostre latitudini, la Luna si leverà alle 20.04 e venti minuti dopo, alle 20.24, si potrà osservare il contatto del disco lunare con il cono d’ombra proiettato dalla Terra, con la Luna alta appena due gradi sull’orizzonte Est-Sud-Est. La totalità avrà inizio alle 21.30, con l’argenteo satellite terrestre alto circa 13°, sempre sull’orizzonte ESE, e raggiungerà il massimo alle 22.22, con la Luna che nel frattempo si sarà alzata di altri sette gradi sul piano dell’orizzonte e assumerà una suggestiva colorazione rossastra. Alle 23.13 si avrà la fine della totalità, alle 00.19 del 28 la Luna uscirà dall’ombra e alle 01.28 lascerà la penombra e, quindi, fine dell’eclisse.

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DOMINA SATURNO NEL CIELO DI GIUGNO

GIUGNO: CIELO DEL SOLSTIZIO ESTIVO

Giugno è il mese del solstizio d’estate, che quest’anno cade il 21 ed è pure il giorno più lungo dell’anno. L’alternarsi delle stagioni è dovuto all’inclinazione di circa 66 gradi e mezzo dell’asse terrestre rispetto al piano dell’eclittica, che si mantiene parallelo a sé stesso durante il moto di rivoluzione della Terra. Nel corso dell’anno, infatti, i raggi solari colpiscono la superficie del nostro pianeta con un angolo variabile rispetto al piano dell’orizzonte, che è minimo d’inverno e massimo d’estate, in modo tale che la stessa quantità di calore solare si distribuirà rispettivamente su una maggiore superficie terrestre (freddo invernale) e su una superficie ridotta (caldo estivo). Non è, dunque, la maggiore o minore distanza dal Sole a determinare le stagioni sulla Terra. Nell’emisfero boreale, la calda stagione estiva s’inizia quando i raggi solari sono sulla verticale (zenit) del tropico del Cancro e ciò accade il 21 giugno. Nel giorno del solstizio estivo si verifica che: il Polo Nord è totalmente incluso nel circolo d’illuminazione (sei mesi di luce), mentre il Polo Sud ne è totalmente escluso (sei mesi di oscurità); al mezzogiorno dell’Ora Solare (ovvero alle 13 Ora Legale), il Sole raggiunge il punto di massima elevazione sull’orizzonte (naturalmente, l’altezza raggiunta dal Sole dipende dalla latitudine del luogo: a Roma misura 71°30’; a Milano è 68°; a Catania supera i 75°; nelle località comprese tra i circoli polari e i poli, il Sole non scende mai al di sotto dell’orizzonte per tutto il giorno dando luogo al fenomeno del “Sole di mezzanotte”. «Solstizio» significa «Sole stazionario» (dal latino “Solis statio”) e indica che in quel momento astronomico il Sole sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno, per poi ricominciare a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte. Il giorno del solstizio estivo è molto atteso perché è il primo giorno dell’estate astronomica (convenzionalmente l’estate meteorologica ha inizio il primo giorno del mese in cui si verifica il solstizio), anche se, in realtà, dopo tale giorno il Sole comincia a calare, determinando il graduale accorciamento delle giornate. In antico, i solstizi erano festeggiati dai popoli pagani, dalla Grecia all’America precolombiana. Poi, la religione cristiana non esitò di incorporarne le date sostituendovi due solenni festività: il solstizio invernale con il Natale, quello estivo con la festa di San Giovanni (24 giugno).

La Luna è all’ultimo quarto il 6, novilunio il 13, al primo quarto il 20, plenilunio il 28. Rapido sguardo ai pianeti. Mercurio è inosservabile nella prima parte del mese, ma alla fine di giugno è individuabile sull’orizzonte occidentale più basso rispetto a Venere e in linea con Castore e Polluce, le due stelle più luminose della costellazione dei Gemelli. Venere riduce la sua osservabilità serale e alla fine del mese tramonta due ore e un quarto dopo il Sole. Marte continua a sorgere sempre prima e, alla fine del mese, sarà visibile poco prima di mezzanotte sull’orizzonte orientale. Giove sarà il vero protagonista del cielo notturno estivo per molte settimane. Appena fa buio, culmina a Sud, poi si abbassa a Sud–Ovest, dove tramonta alle prime luci del giorno. Per Saturno, il mese di giugno è il periodo migliore dell’anno per osservarlo e ammirare il suo complesso sistema di anelli nel cielo sud-orientale nella prima parte della notte, in quello meridionale nelle ore centrali e nell’orizzonte sud-occidentale prima del sorgere del Sole. Il 27 il pianeta con gli anelli sarà in opposizione al Sole e alla minima distanza dalla Terra (un miliardo e 353 milioni di km), vale a dire si troverà nelle condizioni ideali per poterlo osservare, sarà visibile per l’intera notte e al massimo della sua luminosità per il resto dell’anno. Pure quest’anno torna per la settima volta la manifestazione nazionale “Occhi su Saturno”, che avrà luogo da venerdì 22 a domenica 24, con un panorama celeste davvero ricchissimo da osservare. L’associazione Stelle e Ambiente in collaborazione con Legambiente di Acireale punterà i propri telescopi su Saturno, Giove, Venere e Luna dalla Fortezza del Tocco della Timpa acese, dopo la conversazione su “Saturno e Cassini” (partecipazione libera). Il pianeta Urano è individuabile al telescopio nel cielo orientale prima che sorga il Sole. Nettuno è osservabile nella seconda parte della notte a Sud-Est, anch’esso prima dell’alba. Infine, il capostipite della classe dei Plutoidi, Plutone, sarà osservabile al telescopio per l’intera notte verso la fine del mese. Infine, il consueto excursus sulle costellazioni: a sera inoltrata, volgendo lo sguardo a Sud-Est è visibile la costellazione dello Scorpione con la brillante supergigante rossa Antares. Più a destra, si scorge la Bilancia, mentre alla sua sinistra apparirà il Sagittario. Sopra lo Scorpione si staglia un’estesa costellazione priva di stelle particolarmente luminose: è quella di Ofiuco o Serpentario che dir si voglia, nota come “tredicesima costellazione zodiacale”, attraversata dal Sole dal 30 novembre al 17 dicembre. Nel cielo occidentale continuano a tramontare le costellazioni del Leone e della Vergine. Alte nel cielo, brillano le due stelle più luminose del cielo estivo: quella più occidentale è Arturo, nella costellazione del Bootes, mentre quella più a oriente è Vega della Lira, che insieme con Altair dell’Aquila e Deneb del Cigno forma l’asterismo del “Triangolo estivo”. Come sempre, infine, il cielo settentrionale con le due Orse: la Minore con la Stella Polare che ci indica il Nord e la Maggiore che spicca nel cielo di Nord-Ovest, mentre dalla parte opposta, a Nord-Est, s’individua la coppia regale formata da Cassiopea e Cefeo.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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GIOVE DOMINA IL CIELO DI MAGGIO 2018

GIOVE DOMINA IL CIELO DI MAGGIO

Il cielo di maggio è il biglietto da visita del cielo estivo. Le costellazioni tipicamente invernali si sono ormai tuffate oltre l’orizzonte occidentale e, a oriente, è già apparsa la Via Lattea, la striscia lattiginosa che solcherà il cielo delle calde serate d’estate e che, secondo la narrazione mitologica, si sarebbe formata da una goccia di latte fuoriuscita dalla mammella di Giunone mentre, a sua insaputa, allattava il piccolo Ercole. Sempre a oriente, fa pure la sua comparsa il celebre asterismo del Triangolo Estivo, formato dalle stelle più brillanti del Cigno (Deneb), della Lira (Vega) e dell’Aquila (Altair). Spostando lo sguardo verso sud-est, vediamo entrare nella scena celeste la testa dello Scorpione, il cui cuore è rappresentato dalla supergigante rossa Antares, che vuol dire “Anti Ares”, perché con la sua luminosità rossastra rivaleggia con Ares, il pianeta Marte per i Greci. Furono gli Arabi ad assegnare nomi di fantasia alle stelle. Antares, infatti, dagli astronomi moderni è denominata “Alfa Scorpii”: “Alfa” perché è l’astro più luminoso della costellazione, “Scorpii” perché è la forma genitiva del nome latino “Scorpius”. Antares è la sedicesima stella più brillante dell’intera volta celeste ed è situata a circa 600 anni luce da noi. Nel cielo meridionale, appaiono le prime stelle della costellazione del Centauro con il celebre ammasso globulare Omega Centauri, che è il più luminoso di tutta la volta celeste, e ormai alte si stagliano la Vergine con la luminosissima Spica e il Leone con Regolo. Nel cielo occidentale s’incontrano prima la lunghissima ma poco appariscente costellazione dell’Idra e poi le due zodiacali del Cancro con l’ammasso aperto del Presepe (alveare o mangiatoia) e dei Gemelli con le sue due brillanti stelle, la bianca Castore e l’arancione Polluce. Nel cielo settentrionale troviamo le costellazioni circumpolari, vale a dire quelle che ruotano intorno alla Stella Polare dell’Orsa Minore e non tramontano né sorgono mai, cambiando soltanto posizione nel corso dell’anno e della notte. In questa plaga di cielo, quasi allo zenit, continua a spiccare l’Orsa Maggiore, con le sue sette stelle più famose che formano l’asterismo del Gran Carro. Dalla parte diametralmente opposta, vi è sempre la caratteristica “W” della costellazione di Cassiopea, mentre prolungando verso sud le tre stelle del timone del Gran Carro s’incontra prima Arturo, la luminosa stella “guardiano dell’Orsa” della costellazione del Boote (Bovaro o Bifolco che dir si voglia) riconoscibile per la forma ad aquilone e, a seguire, la già citata Spica.

Il Sole si trova nella costellazione dell’Ariete fino al 14 maggio, poi passa in quella del Toro e vi transiterà fino al 19 giugno, con buona pace di coloro che si ostinano a credere nelle amenità astrologiche, secondo le quali la nostra stella diurna si troverebbe già nel Toro e il 21 maggio passerebbe nei Gemelli. In altre parole, leggono l’oroscopo di un altro e ci credono pure. Giorno dopo giorno, il Sole sorge un po’ prima e tramonta un po’ dopo: alla latitudine di Catania, alla fine del mese, le giornate si allungheranno di 44 minuti. La Luna l’8 sarà all’ultimo quarto, novilunio il 15, il primo quarto il 22 e plenilunio il 29.

Rapido sguardo ai pianeti. Mercurio sorge poco prima del Sole ed osservabile nel cielo orientale, ma alla fine del mese non sarà più visibile perché molto basso sull’orizzonte e avvolto dai bagliori solari. Venere, invece, è il pianeta più luminoso del cielo occidentale. Marte si potrà osservare nella seconda parte della notte, a sud-est, prima dell’alba. Giove, il 9 maggio, sarà in opposizione al Sole e, dunque, sarà visibile per l’intera notte: il gigantesco pianeta gassoso sorge quando tramonta il Sole, culmina a Sud nelle ore centrali della notte per poi abbassarsi sull’orizzonte occidentale alle prime luci dell’alba. Saturno sarà osservabile per gran parte della notte: all’inizio del mese sorgerà quaranta minuti dopo la mezzanotte, mentre alla fine del mese sarà visibile sin dalle 22.30. Urano sarà inosservabile. Nettuno, infine, sarà osservabile nella seconda parte della notte. Tra i pianeti nani, Plutone sarà visibile per tutta la notte, mentre Cerere (scoperto all’alba del 1° gennaio del 1801 da Giuseppe Piazzi, allora direttore dell’Osservatorio astronomico di Palermo, che lo volle dedicare alla Dea delle messi e protettrice della Sicilia) sarà visibile nella prima parte della notte.

Chiudiamo ricordando il grande astronomo francese Charles Messier, autore di un catalogo di ben 110 oggetti celesti tra nebulose e ammassi stellari. Nel maggio del 1764, pur non disponendo di telescopi potenti, lo studioso transalpino scopre quattro ammassi globulari (uno nello Scorpione e tre in Ofiuco) e tre ammassi aperti (due ancora nello Scorpione e uno nello Scudo).

GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI APRILE 2018

CIELO DI APRILE 2018

Nell’orizzonte occidentale del cielo di aprile sono ancora visibili le costellazioni che hanno dominato le fredde notti invernali. Presto, però, il gigante Orione, il Toro, i Gemelli e l’Auriga lasceranno la ribalta celeste alle costellazioni estive, le quali hanno già fatto la loro apparizione a oriente. È, questo, un balletto che vede protagoniste due tra le più luminose stelle del cielo: Sirio del Cane Maggiore che tramonta a Sud-Ovest, e la brillante Vega della Lira, che fa capolino a Nord-Est. Sopra le nostre teste, allo zenit, non è difficile riconoscere la costellazione della Chioma di Berenice, un insieme di stelle fisicamente legate tra esse che si trova a Nord-Est del Leone, a Ovest della brillante stella Arturo del Bifolco (Bovaro o Boote, che dir si voglia) e a Nord della Vergine con la brillante Spica. Nel cielo meridionale, l’una dopo l’altra, si susseguono la debole costellazione del Cancro, l’inconfondibile silhouette del Leone con la luminosa stella Regolo (Piccolo Re), la Vergine e – per i nottambuli – prima la Bilancia e poi lo Scorpione (in cui spicca la rossa Antares), il pericoloso aracnide che punse e uccise il grande cacciatore Orione (per volere di Zeus, in cielo, i due non dovranno mai incontrarsi, col Sagittario pronto a scoccare una freccia contro lo Scorpione se questo dovesse trasgredire il volere del padre di tutti gli Dei). Nel Cancro vi è l’ammasso aperto M44 del Presepe (che in latino vuol dire “mangiatoia”), noto anche come Alveare, che a occhio nudo appare come una fioca nebulosità: fu il primo oggetto che Galileo osservò con il suo cannocchiale. A Nord, come sempre, sono presenti le costellazioni circumpolari, vale a dire quelle che non tramontano né sorgono mai, ma ruotando attorno alla Stella Polare variano soltanto posizione durante la notte e nel corso dell’anno. Pure in aprile, alta nel cielo settentrionale spicca il Gran Carro dell’Orsa Maggiore con la famosa coppia di galassie costituita dalla bella galassia spirale di Bode (M81), spirale scoperta, nel 1774, dall’astronomo tedesco Johann Elert Bode, situata a circa 12 milioni di anni luce dalla Terra, e la galassia Sigaro (M82) che subisce gli effetti gravitazionali della prima. Le sette “vaghe stelle dell’Orsa”, di leopardiana memoria de “Le Ricordanze”, per gli antichi Romani erano i “Septem triones”, cioè i sette buoi, da cui ha tratto origine il termine “settentrione”. E, ancora, vale la pena ricordare che le stelle Merak e Dubhe, le ruote anteriori del Gran Carro, sono note col nome di “puntatori”, perché spostandoci di cinque volte la loro distanza s’intercetta la Polare. Dalla parte opposta, molto basse nel cielo, c’è la coppia di costellazioni formata dal re Cefeo e dalla bella e vanitosa regina Cassiopea. A Nord-Est, sotto l’Orsa Maggiore, spicca l’inconfondibile costellazione del Bifolco dalla caratterizzata forma ad aquilone con al vertice la già citata stella Arturo, guardiano dell’Orsa, e a sinistra del Bovaro è riconoscibile la piccola costellazione della Corona Boreale con le stelle disposte a formare un semicerchio.

In aprile, le giornate continuano ad allungarsi. Alla latitudine di Catania, la durata del giorno aumenta di sessanta minuti dall’inizio del mese. Il Sole si trova nella costellazione dei Pesci fino al 19 aprile, quando passa nella costellazione dell’Ariete. La Luna sarà all’ultimo quarto l’8, novilunio il 16, primo quarto il 22 e plenilunio l’ultimo giorno del mese. Rapido excursus dei pianeti. L’elusivo Mercurio è meglio tentare di osservarlo alla fine del mese, nel cielo orientale, quasi un’ora prima del sorgere del Sole, quando sarà alla massima distanza angolare (elongazione) mattutina, cioè a 27 gradi dalla nostra stella diurna. Venere torna a essere il pianeta più luminoso nel cielo serale e alla fine di aprile tramonterà quasi due ore e mezza dopo il Sole. Marte sarà ancora visibile nella seconda parte della notte insieme con Giove e Saturno, a Sud-Sud-Est, prima del sorgere del Sole.  Urano è inosservabile, il prossimo 27 aprile entrerà nella costellazione dell’Ariete, dopo oltre nove anni di permanenza nella costellazione dei Pesci. Nettuno, infine, si potrà osservarlo al mattino presto, nel cielo orientale, poco prima del sorgere del Sole.

Per coloro che amano alzarsi prima del sorgere del Sole, suggeriamo la bella congiunzione del 2 aprile tra il pianeta rosso, Marte, e il vero Signore degli anelli, Saturno. Sempre prima dell’alba, la mattina del 7 aprile non lasciatevi sfuggire il trio formato dalla Luna all’ultimo quarto, Saturno e Marte. Altra suggestiva congiunzione è quella del 24 tra il pianeta Venere e le Pleiadi (‘a Puddara di verghiana memoria), che avverrà nell’ultima decade del mese, quando il pianeta di Citera attraversa la costellazione del Toro.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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MARZO 2018: IL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA

MARZO E IL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA
Marzo, torna la primavera. Convenzionalmente, la primavera meteorologica s’inizia il primo giorno del mese, mentre quella astronomica entrerà il 20, giorno dell’equinozio primaverile nell’emisfero boreale, autunnale in quello australe: il Sole transita per il Punto d’Ariete (che per la verità dovrebbe essere ribattezzato “Punto dei Pesci”, come diremo più avanti) o Punto Gamma che dir si voglia, che è dato dall’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e quello dell’orbita terrestre (l’eclittica); i due poli terrestri sono “tagliati” in due parti uguali dal circolo d’illuminazione; al polo Sud ha inizio la notte polare, mentre al polo Nord il giorno polare; la durata del dì e quella della notte sono uguali; il Sole sorge e tramonta esattamente a Est e a Ovest. Fino al 12 marzo, la nostra stella diurna si troverà proiettato tra le stelle della costellazione dell’Acquario, poi passa nella costellazione dei Pesci. Duemila anni fa, le cose non stavano così. Il Sole, infatti, transitava tra le stelle della costellazione dell’Ariete. Oggi, a causa della precessione degli equinozi dovuta al millenario moto doppio conico dell’asse terrestre, la nostra stella diurna è proiettata nella costellazione dei pesci. Ne consegue che coloro i quali ritengono di essere nati sotto il segno dell’Ariete dovranno convincersi che, finora, hanno sempre letto un altro oroscopo, perché il Sole passa in rassegna le stelle dell’Ariete dal 19 aprile al 13 maggio, mentre dal 12 marzo al 18 aprile passa, appunto, tra le stelle dei Pesci. Per i cristiani, la data dell’equinozio primaverile è importante ai fini del calcolo della data della Pasqua, che si celebra la prima domenica (1 aprile) successiva al plenilunio (31 marzo) che segue l’equinozio di primavera, che quest’anno cade il 20 marzo.
Alle ore 2 di domenica 25 marzo entra in vigore l’Ora legale, pari a un’ora in più rispetto all’Ora solare o Tmec (Tempo medio dell’Europa Centrale), cioè due ore in più rispetto al Tempo Universale (TU). Alla latitudine di Catania, all’inizio del mese, la durata del dì si allunga di 66 minuti, che diventano 126 quando entra in vigore dell’ora legale. Pure in marzo avremo cinque fasi lunari, come è accaduto lo scorso gennaio, con due pleniluni, il 2 e il 31, quest’ultimo detto “Luna blu”, perché è la seconda Luna piena nello stesso mese. L’argenteo satellite terrestre sarà all’ultimo quarto il 9, novilunio il 17, al primo quarto il 24.
Consueto sguardo ai pianeti. Il minuscolo Mercurio, che il 15 si troverà alla massima distanza angolare dal Sole (oltre 18°), e il luminoso Venere saranno osservabili dopo il tramonto nel cielo occidentale: i due pianeti, il 5 e il 18, saranno protagonisti di una doppia congiunzione. Il rosso Marte (a Sud-Est), il gigantesco Giove (a Sud) e il vero Signore degli anelli Saturno (a Sud-Sud-Est) formano un terzetto planetario che dominerà il cielo nella seconda parte della notte. Urano è osservabile al tramonto assai basso nel cielo occidentale. Nettuno, invece, non è osservabile. Plutone, infine, è osservabile a Sud–Est poco prima dell’alba, anch’esso piuttosto basso sull’orizzonte.
Il cielo di marzo è ancora dominato dalle grandi costellazioni invernali, però più spostate verso sud-ovest. Nelle prime ore della notte, nel cielo orientale, fanno la loro apparizione le grandi costellazioni zodiacali del Leone e della Vergine. Percorrendo lo zodiaco troviamo anche la piccola e debole costellazione del Cancro con l’ammasso aperto del Presepe (M44) a separare i Gemelli dal Leone. Sempre inconfondibile Orione. Nella stessa plaga di cielo troviamo le costellazioni del Toro con Aldebaran, dell’Auriga con Capella, i Gemelli con Castore e Polluce. A sinistra, nella costellazione del Cane Maggiore, risplende Sirio, la stella più luminosa del cielo. Più alto sull’orizzonte rispetto a Sirio, ecco Procione del Cane Minore. Il cielo meridionale è povero di stelle brillanti. A Nord-Ovest, vi è Cassiopea con la sua caratteristica forma a “W”, tra essa e il Toro troviamo la costellazione di Perseo. A Nord-Est, sotto l’Orsa Maggiore e a sinistra della Vergine, vedremo sorgere la costellazione del Bootes (Bifolco o Bovaro), riconoscibile per la sua particolare forma ad aquilone.
GIUSEPPE SPERLINGA

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UNA LUNA A TRE FASI NEL CIELO DI FEBBRAIO 2018

Il quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 27 gennaio 2018, pubblica la consueta rubrica sul cielo del mese, che fu curata da oltre mezzo secolo dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, che fu pure uno straordinario giornalista scientifico, appassionato divulgatore dell’Astronomia, studioso del pianeta Marte e autore di due libri, uno dei quali dedicato proprio al pianeta rosso (“Marte tra storia e leggenda”, Utet, 2004), l’altro sul nostro Sistema planetario (“La scoperta dei pianeti, da Galileo alle sonde spaziali”, Gremese, 2007), entrambi con la prefazione dell’amica astrofisica di fama internazionale Margherita Hack, il secondo con la collaborazione di chi scrive per la revisione del testo e la cura di tre box dedicati alla legge di Titius e Bode, a Eratostene di Cirene e a Jean Richer. Fondò due associazioni astrofile, una delle quali, Stelle e Ambiente, la guidò fino a un anno prima della sua scomparsa.
Ecco, qui di seguito, il testo integrale dell’articolo dedicato al cielo di febbraio.

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È, questa, forse la più longeva rubrica del nostro giornale. A fondarla, oltre mezzo secolo fa, è stato il compianto Luigi Prestinenza, giornalista-astrofilo scomparso cinque anni fa.
Eccezionalmente, stavolta esordiamo con una curiosità che riguarda la Luna: in febbraio non si verificherà il plenilunio. Il mese, perciò, si presenterà con la singolare caratteristica di annoverare tre sole fasi lunari, anziché le consuete quattro. Essendo il mese più corto dell’anno, tale fenomeno può accadere soltanto in febbraio. Ed è pure piuttosto raro, perché l’ultima volta è successo nel 2014 e si ripeterà nel 2031. In particolare, nel periodo 2012-2020, per tre sole volte febbraio è stato e sarà con tre fasi lunari, mentre per ben diciassette volte si avranno mesi con cinque fasi, come gennaio e marzo di quest’anno.
Il Sole è proiettato tra le stelle della costellazione del Capricorno fino al 16 febbraio, quando passa in quella dell’Acquario. Le giornate continueranno ad allungarsi e le notti ad accorciarsi sempre più. Alla latitudine di Catania, alla fine del mese, il dì durerà 11 ore e 24 minuti, ben 54 minuti in più rispetto al primo giorno. Il 28 febbraio, infatti, la nostra stella diurna sorgerà 28 minuti prima (alle 6.31) e tramonterà 26 minuti dopo (alle 17.55).
Rapido excursus dei pianeti. Il minuscolo ed elusivo Mercurio non sarà osservabile per gran parte del mese, tornerà alla fine del mese dopo il tramonto, assai basso sull’orizzonte, dunque difficile da osservare perché avvolto dai ultimi bagliori del Sole al tramonto. Il luminoso Venere, invece, dopo un lungo periodo di assenza, torna a essere “Vespero”, brillerà finalmente nelle ore serali sull’orizzonte occidentale, ma bisognerà attendere la fine del mese per poterlo ammirare in tutto il suo splendore. Il pianeta rosso Marte con Giove e Saturno formano un magnifico trio planetario visibile prima dell’alba nel cielo sud-orientale. Urano è ancora osservabile dopo il tramonto nel cielo occidentale ma sempre più basso sull’orizzonte, mentre Nettuno è praticamente inosservabile.
Pur essendo un cielo di transizione, quello di febbraio è ancora dominato dalle costellazioni invernali, con Orione che spicca alto nel cielo meridionale, di cui ricordiamo le tre stelle della cintura Alnitak, Alnilam e Mintaka, la supergigante rossa Betelgeuse e la supergigante blu Rigel. Dal terzetto di stelle che formano la cintura del mitologico grande cacciatore prolungando lo sguardo verso destra e in alto si riconoscono la stella gigante arancione Aldebaran (l’occhio rosso del Toro), oltre la quale vi è l’ammasso aperto delle Pleiadi (la Chioccia, le Sette Sorelle, per i siciliani semplicemente “a Puddara”, come la menziona il Verga ne “I Malavoglia”) e, a seguire, la costellazione dell’Auriga con Capella (detta la “Capretta”), che è in realtà un sistema multiplo di quattro stelle ed è il sesto astro più luminoso del cielo notturno nonché la terza stella più brillante dell’emisfero nord celeste, dopo Arturo e Vega. Al di sopra di Orione e del Toro, troviamo la costellazione dei Gemelli con le stelle Castore e Polluce. In basso a sinistra rispetto alla costellazione di Orione, brilla Sirio del Cane Maggiore, la stella più luminosa del cielo, e volgendo lo sguardo ancora più in alto, ma verso sinistra, s’incontra Procione del Cane Minore. Unendo idealmente le tre stelle Betelgeuse, Sirio e Procione si ottiene l’asterismo del “Triangolo invernale” A occidente, in prima serata, continuano a tramontare le costellazioni autunnali di Andromeda, del Triangolo, dei Pesci e dell’Ariete. Spostiamo lo sguardo verso oriente per ammirare la bella costellazione del Leone con la stella Regolo (Piccolo Re), che non è una singola stella, ma un sistema stellare formato da quattro astri disposti in due coppie che orbitano l’una intorno all’altra. Il cielo settentrionale è caratterizzato dalle costellazioni circumpolari che ruotano attorno al comune baricentro rappresentato dalla Stella Polare, la stella più luminosa del Piccolo Carro dell’Orsa Minore, tra cui ricordiamo il Gran Carro dell’Orsa Maggiore, Cefeo, Cassiopea dall’inconfondibile forma a “W”.
Concludiamo con l’occultazione radente di Aldebaran della Luna al primo quarto di venerdì 23 febbraio: alle 18.15, la falce lunare sembra sfiorare la stella più luminosa del Toro alla distanza minima di appena 6’. Infine, sempre nel pomeriggio del 23, in tutt’Italia, si svolgerà “M’illumino di meno”, la bella manifestazione promossa dalla trasmissione Caterpillar di Rai Radio2 allo scopo di sensibilizzare i cittadini sull’inquinamento luminoso e il risparmio energetico.
GIUSEPPE SPERLINGA

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