Stelle e Ambiente

Il Cielo

CIELO DI NOVEMBRE 2019: TRANSITO DI MERCURIO

MERCURIO PASSEGGIA DAVANTI AL SOLE

Per dirla con Ercole Patti, sarà un bellissimo novembre per gli appassionati del cielo, un mese ricco di eventi astronomici che avrà come protagonista il minuscolo pianeta Mercurio che, lunedì 11, transiterà davanti al Sole. Coprotagonisti celesti saranno il fantasmagorico passaggio degli sciami meteorici delle Leonidi (visibili il 17, con la Luna quasi all’ultimo quarto) e delle Tauridi (notti del 3 e del 12, quest’ultima disturbata dal chiarore della Luna piena) e la spettacolare congiunzione dei due pianeti più luminosi, Giove e Venere, con un sottilissimo falcetto lunare (alle 17.30 del 28) cui in serata si aggiungerà il vero Signore degli anelli, Saturno.

È, però, il transito di Mercurio davanti al disco solare l’evento astronomico più atteso dell’anno, un evento raro che è possibile osservare 13 volte in un secolo. L’ultima volta si è verificato il 13 maggio 2016, ma se le nuvole dovessero mettersi di traverso dovremo attendere il 13 novembre del 2032 per poter rivedere il piccolo puntino planetario attraversare prospetticamente il disco della nostra stella diurna. Con un telescopio o un binocolo opportunamente schermati da adeguati filtri solari potremo vedere un piccolo puntolino scuro transitare attraverso la superficie del Sole. La “passeggiata” di Mercurio davanti al Sole avrà inizio alle 13.35, momento in cui ci sarà il primo contatto esterno. Alle 13.37, ci sarà il secondo contatto interno, cioè il dischetto del minuscolo pianeta sarà all’interno del disco solare. Alle 16.19, si avrà la centralità: il piccolo disco di Mercurio si troverà quasi al centro geometrico del Sole. Purtroppo, per coloro che osservano dall’Italia, ciò coincide pure con il Sole quasi al tramonto, con la nostra stella diurna molto bassa sull’orizzonte. Ciò vuol dire che non potremo vedere terzo e il quarto contatto, vale a dire i momenti in cui Mercurio lascerà il disco solare e, quindi, la fine del transito, che avverrà alle 19.05, quando il Sole sarà tramontato da un’ora.

I transiti di Mercurio davanti al Sole sono rari perché l’orbita di Mercurio è inclinata di 7° rispetto all’orbita della Terra e occorre che Terra, Mercurio e Sole siano allineati. Ciò si verifica nei punti di intersezione delle orbite dei due pianeti e questo avviene nei mesi di maggio e novembre. Dalla Terra, gli unici pianeti che possiamo osservare transitare davanti al Sole sono Mercurio e Venere, perché descrivono orbite comprese tra quella terrestre e il Sole. Si potrebbe verificare il transito simultaneo di Mercurio e Venere, ma l’evento è rarissimo. Gli astronomi sono riusciti a scoprire molti pianeti extrasolari grazie proprio al loro transito davanti alla loro stella madre. Nuvole permettendo, prepariamo gli strumenti ottici di cui siamo in possesso, ma prudenza nel puntarli verso il Sole, perché osservare questo fenomeno è molto pericoloso e potrebbe causare danni permanenti alla vista se non si applicano ai binocoli e ai telescopi appositi filtri solari (consigliabile “astrosolar”, facilmente reperibile nei negozi specializzati e in rete).

GIUSEPPE SPERLINGA

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UN CORTEO PLANETARIO E LE ORIONIDI NEL CIELO DI OTTOBRE 2019

UN CORTEO PLANETARIO E LE ORIONIDI NEL CIELO DI OTTOBRE 2019

Tranne Marte, che è visibile al mattino presto sull’orizzonte orientale prima del sorgere del Sole, nel cielo serale di ottobre brillano nell’orizzonte occidentale quattro dei cinque pianeti visibili a occhio nudo noti sin dall’antichità. Sono Mercurio, molto basso e difficile da rintracciare. Il minuscolo pianeta si potrebbe tentare di rintracciarlo la sera del 20 ottobre, quando sarà alla massima distanza angolare di 24° 38’ dalla nostra stella diurna e, ancor meglio, la sera del 22 perché tramonta 49 minuti dopo il Sole. L’altro pianeta è Venere, il secondo in ordine di distanza dal Sole e terzo oggetto più luminoso del cielo dopo il Sole e la Luna, anch’esso molto basso sull’orizzonte occidentale, ma facilmente rintracciabile per la sua grande luminosità. Il pianeta di Citera è molto simile al nostro pianeta per massa e dimensioni, impiega 224,7 giorni per compiere la sua rivoluzione intorno al Sole e ben 243 per ruotare attorno al suo asse in senso contrario rispetto alla Terra (rotazione retrograda), ma essendo un pianeta interno all’orbita terrestre non lo vediamo mai allontanarsi più di 47° dal Sole (massima elongazione). In cielo, ci sarà pure Giove nelle prime ore della sera, a Sud-Ovest, ormai molto basso sull’orizzonte a formare un corteo planetario insieme con Venere e Saturno, che è ancora osservabile ma un po’ più alto sull’orizzonte e visibile più a lungo dopo il tramonto del Sole. Per osservare, invece, Urano e Nettuno occorre utilizzare un telescopio. Il primo, a fine mese, sarà all’opposizione rispetto al Sole e, perciò, sarà il periodo di migliore per poterlo osservare per l’intera notte. Potremo, infatti, seguirlo, dal suo sorgere sull’orizzonte orientale, poco dopo il tramonto del Sole, fino al tramonto a occidente poco prima dell’alba. Nettuno è osservabile per quasi tutta la notte, da dopo il tramonto del Sole, in direzione Sud-Est.

In ottobre, le giornate continuano ad accorciarsi. Dopo l’equinozio autunnale dello scorso 23 settembre, la durata della notte (il periodo di oscurità) prevale sulla quella del dì (il periodo d’illuminazione, che alla fine del mese sarà più corto mediamente di un’ora e venti minuti, a seconda della latitudine della località italiana. Ricordiamo che la notte del 26 e 27 ottobre torna in vigore l’ora solare e bisogna portare indietro di un’ora le lancette dell’orologio. La Luna sarà al primo quarto il 5, piena il 13, all’ultimo quarto il 21 e nuova il 28. In occasione del primo quarto di Luna, si terrà in tutto il mondo la “Notte della Luna” o International Observe the Moon Night, iniziativa dedicata alla scoperta e all’osservazione dell’argenteo satellite naturale terrestre. A promuovere l’iniziativa della InOMN sono l’ente spaziale americano (Nasa) e altre importanti istituzioni scientifiche, tra le quali l’Astronomical Society of the Pacific & the Nasa Night Sky Network, l’Eu-Universe Awareness, il Lunar and Planetary Institute, il Nasa Lunar Science Institute. In Italia, l’evento è promosso dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dall’Unione Astrofili Italiani (Uai).

Rapido excursus delle costellazioni autunnali. Dopo il tramonto del Sole, sarà possibile notare ancora, nel cielo occidentale, alcune delle costellazioni che hanno dominato il cielo estivo, quali il Bovaro (Bootes o Bifolco) con la brillante stella Arturo, seguito dall’Ofiuco (la tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata dagli astrologi), da Ercole, dal Sagittario, dal Capricorno e dall’Aquario, nonché dall’asterismo del “Triangolo Estivo”, i cui vertici sono formati dalle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno. Nel cielo di ottobre, quasi allo zenit, spicca il “Quadrato di Pegaso”, ai vertici del quale vi sono tre stelle della costellazione del cavallo alato e una di Andromeda. Tra Pegaso e la Polare, sono facilmente riconoscibili la “W” della vanitosa regina Cassiopea, la “casetta” del suo regale sposo, Cefeo, e la ipsilon rovesciata dell’audace Perseo che salvò la bella Andromeda dal vorace mostro marino Cetus (la Balena).
A oriente, sorgeranno prima il Toro e poi i Gemelli, l’Ariete, cui fanno capolino le Pleiadi (le Sette Sorelle, ‘a Puddara di verghiana memoria nei Malavoglia), che brilleranno in tutte le notti autunnali, invernali, fino a inizio primavera. A nord-est, brilla la stella Capella (la Capretta Amaltea che allattò Zeus), la più luminosa della costellazione dell’Auriga (il Cocchiere) e sesta stella più brillante del cielo notturno.

Pure l’autunno, infine, ci regalerà la sua pioggia di “stelle cadenti”. Sono le Orionidi, così chiamate perché hanno il radiante nella costellazione di Orione e, come le Eta Acquaridi, sono frammenti persi dalla cometa di Halley (tornerà a essere visibile nel 2061) nella sua orbita intorno al Sole. Quest’anno, nella notte del 21 e il 22 ottobre, con la Luna che non arrecherà alcun disturbo perché all’ultimo quarto, si prevede che saranno visibili 15-20 meteore all’ora, che entrano nell’atmosfera terrestre a una velocità di circa 60 chilometri al secondo, lasciandosi dietro una scia giallo-verde. Per godersi lo spettacolo, occorre recarsi in luoghi lontani dalle luci cittadine e guardare a oriente, dopo la mezzanotte, in direzione a nord della stella Betelgeuse della costellazione di Orione.
Giuseppe Sperlinga

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UN CORTEO PLANETARIO E LE ORIONIDI NEL CIELO DI OTTOBRE 2019

UN CORTEO PLANETARIO E LE ORIONIDI NEL CIELO DI OTTOBRE 2019

Tranne Marte, che è visibile al mattino presto sull’orizzonte orientale prima del sorgere del Sole, nel cielo serale di ottobre brillano nell’orizzonte occidentale quattro dei cinque pianeti visibili a occhio nudo noti sin dall’antichità. Sono Mercurio, molto basso e difficile da rintracciare. Il minuscolo pianeta si potrebbe tentare di rintracciarlo la sera del 20 ottobre, quando sarà alla massima distanza angolare di 24° 38’ dalla nostra stella diurna e, ancor meglio, la sera del 22 perché tramonta 49 minuti dopo il Sole. L’altro pianeta è Venere, il secondo in ordine di distanza dal Sole e terzo oggetto più luminoso del cielo dopo il Sole e la Luna, anch’esso molto basso sull’orizzonte occidentale, ma facilmente rintracciabile per la sua grande luminosità. Il pianeta di Citera è molto simile al nostro pianeta per massa e dimensioni, impiega 224,7 giorni per compiere la sua rivoluzione intorno al Sole e ben 243 per ruotare attorno al suo asse in senso contrario rispetto alla Terra (rotazione retrograda), ma essendo un pianeta interno all’orbita terrestre non lo vediamo mai allontanarsi più di 47° dal Sole (massima elongazione). In cielo, ci sarà pure Giove nelle prime ore della sera, a Sud-Ovest, ormai molto basso sull’orizzonte a formare un corteo planetario insieme con Venere e Saturno, che è ancora osservabile ma un po’ più alto sull’orizzonte e visibile più a lungo dopo il tramonto del Sole. Per osservare, invece, Urano e Nettuno occorre utilizzare un telescopio. Il primo, a fine mese, sarà all’opposizione rispetto al Sole e, perciò, sarà il periodo di migliore per poterlo osservare per l’intera notte. Potremo, infatti, seguirlo, dal suo sorgere sull’orizzonte orientale, poco dopo il tramonto del Sole, fino al tramonto a occidente poco prima dell’alba. Nettuno è osservabile per quasi tutta la notte, da dopo il tramonto del Sole, in direzione Sud-Est.

In ottobre, le giornate continuano ad accorciarsi. Dopo l’equinozio autunnale dello scorso 23 settembre, la durata della notte (il periodo di oscurità) prevale sulla quella del dì (il periodo d’illuminazione, che alla fine del mese sarà più corto mediamente di un’ora e venti minuti, a seconda della latitudine della località italiana. Ricordiamo che la notte del 26 e 27 ottobre torna in vigore l’ora solare e bisogna portare indietro di un’ora le lancette dell’orologio. La Luna sarà al primo quarto il 5, piena il 13, all’ultimo quarto il 21 e nuova il 28. In occasione del primo quarto di Luna, si terrà in tutto il mondo la “Notte della Luna” o International Observe the Moon Night, iniziativa dedicata alla scoperta e all’osservazione dell’argenteo satellite naturale terrestre. A promuovere l’iniziativa della InOMN sono l’ente spaziale americano (Nasa) e altre importanti istituzioni scientifiche, tra le quali l’Astronomical Society of the Pacific & the Nasa Night Sky Network, l’Eu-Universe Awareness, il Lunar and Planetary Institute, il Nasa Lunar Science Institute. In Italia, l’evento è promosso dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dall’Unione Astrofili Italiani (Uai).

Rapido excursus delle costellazioni autunnali. Dopo il tramonto del Sole, sarà possibile notare ancora, nel cielo occidentale, alcune delle costellazioni che hanno dominato il cielo estivo, quali il Bovaro (Bootes o Bifolco) con la brillante stella Arturo, seguito dall’Ofiuco (la tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata dagli astrologi), da Ercole, dal Sagittario, dal Capricorno e dall’Aquario, nonché dall’asterismo del “Triangolo Estivo”, i cui vertici sono formati dalle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del  Cigno. Nel cielo di ottobre, quasi allo zenit, spicca il “Quadrato di Pegaso”, ai vertici del quale vi sono tre stelle della costellazione del cavallo alato e una di Andromeda. Tra Pegaso e la Polare, sono facilmente riconoscibili la “W” della vanitosa regina Cassiopea, la “casetta” del suo regale sposo, Cefeo, e la ipsilon rovesciata dell’audace Perseo che salvò la bella Andromeda dal vorace mostro marino Cetus (la Balena).

A oriente, sorgeranno prima il Toro e poi i Gemelli, l’Ariete, cui fanno capolino le Pleiadi (le Sette Sorelle, ‘a Puddara di verghiana memoria nei Malavoglia), che brilleranno in tutte le notti autunnali, invernali, fino a inizio primavera. A nord-est, brilla la stella Capella (la Capretta Amaltea che allattò Zeus), la più luminosa della costellazione dell’Auriga (il Cocchiere) e sesta stella più brillante del cielo notturno.

Pure l’autunno, infine, ci regalerà la sua pioggia di “stelle cadenti”. Sono le Orionidi, così chiamate perché hanno il radiante nella costellazione di Orione e, come le Eta Acquaridi, sono frammenti persi dalla cometa di Halley (tornerà a essere visibile nel 2061) nella sua orbita intorno al Sole. Quest’anno, nella notte del 21 e il 22 ottobre, con la Luna che non arrecherà alcun disturbo perché all’ultimo quarto, si prevede che saranno visibili 15-20 meteore all’ora, che entrano nell’atmosfera terrestre a una velocità di circa 60 chilometri al secondo, lasciandosi dietro una scia giallo-verde. Per godersi lo spettacolo, occorre recarsi in luoghi lontani dalle luci cittadine e guardare a oriente, dopo la mezzanotte, in direzione a nord della stella Betelgeuse della costellazione di Orione.

                                                                                                       GIUSEPPE SPERLINGA

 

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BRILLANO GIOVE E SATURNO NEL CIELO DELL’EQUINOZIO AUTUNNALE

BRILLANO GIOVE E SATURNO NEL CIELO DELL’EQUINOZIO AUTUNNALE

Quest’anno, l’equinozio d’autunno cade il 23 settembre. L’alternarsi delle stagioni non dipende dalla vicinanza o lontananza del nostro pianeta dal Sole, ma dall’inclinazione dell’asse terrestre, che è di 66°33’ rispetto al piano dell’orbita (l’eclittica). Nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole, la Terra viene a trovarsi in quattro posizioni particolari nei giorni che determinano l’inizio delle quattro stagioni astronomiche. Il giorno dell’equinozio d’autunno, la Terra transita nel punto d’intersezione tra l’eclittica e il piano dell’equatore celeste: è il cosiddetto “punto omega o punto della Bilancia” (quello opposto è il “punto gamma o punto d’Ariete” e corrisponde all’equinozio di primavera). Quel giorno, il Sole sarà allo zenit all’equatore e sarà il giorno in cui il periodo d’illuminazione (il dì) e quello di oscurità (la notte) hanno la stessa durata e il circolo di illuminazione “taglia” in due parti uguali entrambi i poli terrestri. In realtà, il “punto omega” dovrebbe essere rinominato “punto della Vergine” anziché della Bilancia come detto, perché il 23 settembre il Sole non transita più tra le stelle della costellazione della Bilancia, ma tra quelle della Vergine, dove esso si trova sin dal 17 settembre. Questo slittamento di una casella zodiacale è dovuto alla precessione degli equinozi, un lento fenomeno millenario causato dall’attrazione esercitata dalla Luna e dal Sole sul rigonfiamento equatoriale terrestre che tende a raddrizzare l’asse del nostro pianeta, il quale, opponendosi col suo moto di rotazione, provoca sia il cambiamento della direzione dell’asse terrestre, sia la posizione dei punti gamma e omega. Ovviamente, pure il “punto d’Ariete” dovrebbe cambiare denominazione e assumere quella di “punto dei Pesci” giacché il giorno dell’equinozio primaverile il Sole transita tra le stelle di quella costellazione. Questi fenomeni non sono tenuti in considerazione dagli astrologi nella formulazione dei loro fantasiosi oroscopi e la gente credendo di leggere il proprio oroscopo in realtà legge quello di un altro. Ma, questo, è un altro discorso. Le fasi lunari: primo quarto il 6, plenilunio il 14, ultimo quarto il 22 e novilunio il 28.

Uno sguardo ai pianeti. Il minuscolo Mercurio sarà inosservabile nella prima parte del mese, poi lo vedremo in orario serale, a occidente, ma sarà molto basso e difficile da individuare. Il luminoso Venere torna finalmente a far capolino nel cielo serale, ma sarà anch’esso molto basso sull’orizzonte occidentale e tramonta una trentina di minuti dopo il Sole. Marte sarà inosservabile per tutto il mese, tornerà a essere visibile in ottobre, nel cielo orientale, prima che sorga il Sole. Il gigantesco Giove continuerà a brillare in prima serata nell’orizzonte sud-occidentale, dove alla fine del mese tramonterà verso le 22. Saturno sarà osservabile nel cielo meridionale nella prima parte della notte. Urano e Nettuno sono visibili al telescopio per quasi tutta la notte e sono rintracciabili dapprima a est e poi verso sud. Da non perdere, la sera del 6 settembre, l’allineamento formato dalla Luna al primo quarto, Giove e la stella Antares, il “cuore” rosso dello Scorpione.

Per finire, le costellazioni del cielo dell’equinozio autunnale. Allo zenit, campeggia ancora l’asterismo del Triangolo Estivo, ai vertici del quale vi sono le stelle Deneb del Cigno (la più settentrionale e la meno luminosa delle tre), Vega della Lira (la più brillante e la più meridionale) e Altair dell’Aquila. Nell’orizzonte settentrionale, caratterizzato dalla presenza costante delle stesse costellazioni circumpolari, in prima serata, si mostra il Gran Carro dell’Orsa Maggiore molto basso sull’orizzonte, poi Cefeo e Cassiopea. Verso ovest, si avviano lentamente al tramonto lo Scorpione, il Sagittario, l’Ofiuco ed Ercole. Nel cielo meridionale, invece, sono visibili il Capricorno, l’Acquario e i Pesci, tutte prive di stelle brillanti. A oriente, infine, è possibile rintracciare le costellazioni di Andromeda con l’omonima galassia M31e quella del Perseo con il suo famoso Doppio Ammasso.

Infine, rivolgiamo il nostro ricordo al giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, ideatore di questa rubrica di divulgazione astronomica che curò per oltre mezzo secolo, fino a pochi giorni della sua scomparsa, avvenuta il 4 settembre del 2012.

                                   GIUSEPPE SPERLINGA

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27 AGOSTO 2019: MARTE GRANDE QUANTO LA LUNA? UNA BUFALA PLANETARIA!

Il quotidiano La Sicilia di oggi, lunedì 26 agosto 2019, a pagina 9, pubblica un articolo a firma di chi scrive allo scopo di far chiarezza sulla bufala planetaria che da anni circola nel web.
Buona lettura e… non abboccate all’amo su ciò che leggete soprattutto su FB.

IL 27 AGOSTO VEDREMO MARTE GRANDE COME LA LUNA? UNA BUFALA SPAZIALE.
È vero che a mezzanotte e trenta minuti di martedì 27 agosto vedremo il pianeta Marte grande quanto la Luna? E che la prossima volta accadrà nel 2287? Sono queste le domande che, nelle ultime settimane, in tanti si sono posti e che stanno rimbalzando da tempo nel web come una irrefrenabile catena di S. Antonio. Rispondiamo subito che assoluta certezza: no, non c’è assolutamente niente di vero, si tratta di una notizia falsa e del tutto priva di qualsiasi fondamento scientifico. In altre parole, è una bufala…spaziale (è proprio il caso di dirlo) che circola da almeno sedici anni e, sciaguratamente, non sono pochi coloro i quali hanno abboccato all’amo e stanno aspettando con impazienza la fatidica data per osservare a occhio nudo la superficie di Marte per distinguerne alcuni dettagli geomorfologici, come la Valles Marineris, un complesso sistema di canyon che squarcia la crosta marziana lunga quanto la distanza tra le coste pacifica e atlantica degli Stati Uniti. È presto detto e facilmente spiegabile perché il prossimo 27 agosto non potremo avere in cielo due lune, una rossa (Marte) e l’altra bianca. Anzitutto perché la Luna sarà in fase di ultimo quarto e prossima al novilunio, ma soprattutto perché il pianeta rosso si trova a una distanza dal nostro pianeta di circa 57 milioni di chilometri e, quindi, è impossibile che possa essere visto grande come la Luna, la quale si trova da noi a “soli” 385 mila chilometri. Per ciò che riguarda la data del 2287, e questa l’unica cosa giusta che dicono gli autori della bufala, Marte si avvicinerà alla Terra, ma ci separeranno da esso sempre alcune decine di milioni di chilometri e, se osservato a occhio nudo, continuerà ad apparirci come un semplice puntino rosso, come accadde nel 2003, quando la distanza dalla Terra fu di 55 milioni di chilometri (la minor distanza mai registrata in 60.000 anni). Se davvero il pianeta Marte dovesse avvicinarsi fino ad apparire in cielo delle stesse dimensioni della Luna non avremmo neppure il tempo per poterlo ammirare, sarebbero guai catastrofici per gli sconvolgimenti gravitazionali causati sulla Terra, sulla Luna e sullo stesso Marte. Tuttavia, la colossale bufala ha un fondamento di verità, perché Marte sarà grande come lo è la Luna piena, ma soltanto se osservato attraverso un telescopio da 75 ingrandimenti, un piccolo particolare che qualcuno ha preferito lasciarlo tra gli infiniti meandri del web, mentre se osservato a occhio nudo continuerà a essere un puntino nel cielo stellato.
Pure coloro i quali non hanno dimestichezza alcuna con l’astronomia, sono in grado di comprendere che il diametro angolare di un oggetto celeste è la misura del suo diametro rispetto alla distanza dall’osservatore ed è calcolabile con una formula che tralasciamo di trascrivere. Per fare un esempio, riportato pure nei testi di divulgazione astronomica, un oggetto osservato da una distanza pari a 57,4 volte il proprio diametro avrà una dimensione angolare di circa 1°. Ciò, in astronomia, serve per valutare le dimensioni apparenti degli oggetti celesti visti dalla Terra oppure da qualsiasi altro ipotetico punto di osservazione. Così, un osservatore posto nello spazio a un anno luce di distanza (un anno luce equivale a circa novemila miliardi e mezzo di chilometri) vedrebbe il diametro angolare del Sole pari a 0,03” (arcosecondi) e quello della Terra a 0,0003”. Dalla Terra il diametro angolare del Sole è praticamente uguale a quello della Luna, pur essendo la nostra stella diurna circa 400 volte più lontano della Luna e il suo diametro effettivo è circa 400 volte più grande. Ciò fa sì che le loro dimensioni visibili nel cielo terrestre siano pressoché identiche, coincidenza, questa, che rende possibile il fenomeno delle eclissi di Sole. Confrontiamo adesso Marte e la Luna. Il pianeta rosso ha un diametro reale di 6.805 km e, visto dal nostro pianeta, il suo diametro angolare è di 3,5” (minimo) e di 25,7” (massimo), a seconda della sua posizione orbitale rispetto alla Terra. La Luna, che è assai più vicina alla Terra, pur avendo un diametro la metà di quello di Marte (3.476 km) ha i diametri angolari minimo e massimo rispettivamente di 1.796” e di 2.009”. Questo dovrebbe far comprendere una volta per tutte che Marte non potrà mai essere osservato dalla Terra grande come la Luna. A occhio nudo vedremo sempre il pianeta rosso come un puntolino che brilla di luce ferma rossastra, ma se vogliamo scorgerne i dettagli dovremo per forza fare ricorso all’uso di un buon telescopio.
GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI AGOSTO E PERSEIDI 2019

Il quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 30 luglio 2019, dedica una intera pagina all’astronauta catanese Luca Parmitano, in orbita da qualche giorno nello spazio a bordo della Stazione Spaziale, a firma di Enrica Battifoglia, e alla rubrica di divulgazione astronomica “Il cielo” dedicata al mese di agosto e alle Perseidi, a firma di chi scrive.
Per facilitarne la lettura, ecco qui di seguito il testo integrale dell’articolo.
Buona lettura e… occhio alle stelle cadenti!

LE LACRIME DI SAN LORENZO NEL CIELO DI AGOSTO
“San Lorenzo, io lo so perché tanto/di stelle per l’aria tranquilla/arde e cade, perché sì gran pianto/nel concavo cielo favilla”: è l’incipit della struggente poesia “X agosto” di Giovanni Pascoli in ricordo dell’assassinio del padre avvenuto nel 1867. Nell’immaginario collettivo, però, la notte del 10 agosto quelle che solcano il cielo sarebbero le “lacrime di San Lorenzo” o “fuochi di San Lorenzo”, ossia le scintille del fuoco che ardeva sotto la graticola del santo durante il martirio, anche se verosimilmente egli morì decapitato. Per tutti, l’apparire di una stella cadente è il momento di esprimere un desiderio. Ovviamente, non si tratta di stelle che cadono, ma sono i frammenti della cometa “Swift-Tuttle che sembrano provenire dalla costellazione di Perseo, da cui il nome di Perseidi. La denominazione di “lacrime o fuochi di San Lorenzo” deriva dal fatto che, nell’Ottocento, il massimo della loro frequenza avveniva proprio il 10 agosto. Ai giorni nostri, il massimo si è spostato in avanti di circa due giorni. Pertanto, il periodo di massima attività dello sciame meteorico si verificherà nella notte tra il 12 e il 13 agosto, tra l’una le cinque del mattino. Quest’anno, purtroppo, la loro visione sarà disturbata dal chiarore della Luna, che quella notte sarà quasi nella fase di plenilunio. Tuttavia, il disturbo lunare non ci sarà nella seconda parte della notte, quando l’argenteo satellite terrestre sarà ormai basso sull’orizzonte. Si dovrebbero avvistare oltre cento Perseidi all’ora, ma sicuramente tale numero sarà più basso. Per individuare il punto della volta celeste da cui sembrano provenire le meteore (il “radiante”, che è vicino alla stella “eta Persei”) occorre guardare verso nord-est, subito al di sotto della “W” di Cassiopea.
Il cielo di agosto. A ovest, tramonta in prima serata la stella Spica della Vergine. Brilla pure il Bovaro con la luminosa stella Arturo. A sud, spicca Antares, il “cuore rosso” dello Scorpione, sopra l’orizzonte sud-orientale compare il Sagittario e, poco lontane, vi sono le costellazioni di Ofiuco e del Serpente, mentre alta nel cielo svetta l’Ercole. A oriente, appaiono dapprima le stelle di Pegaso, seguite da Andromeda, dove nelle notti buie si vede a occhio nudo l’omonima galassia, distante da noi oltre due milioni e mezzo di anni luce. A nord, l’Orsa Maggiore comincia a declinare, mentre si alza sopra l’orizzonte nord-orientale la doppia “W” di Cassiopea seguita da Perseo. Infine, allo zenit, si staglia l’asterismo “Triangolo Estivo”, ai cui vertici brillano Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. La Luna di agosto mostrerà cinque fasi anziché le abituali quattro. Avremo, infatti, due noviluni (l’1 e il 30), il primo quarto il 7, plenilunio il giorno di Ferragosto e ultimo quarto il 23. I pianeti. Mercurio il 9 sarà alla massima distanza angolare dal Sole e sarà visibile al mattino, a oriente, un’ora e mezza prima dell’alba. Venere e Marte sono inosservabili per tutto il mese. Giove e Saturno continueranno a dominare i cieli estivi, il primo già poco dopo il tramonto del Sole lo troviamo a Sud, mentre il Signore degli anelli brilla sud-ovest per tutta la notte. Urano appare intorno alla mezzanotte sull’orizzonte orientale ed è osservabile con un buon telescopio per tutta la seconda parte della notte. Nettuno, infine, brilla per tutta la notte, dopo il tramonto a sud-est, dopo la mezzanotte a sud, verso la fine della notte a sud-ovest.
GIUSEPPE SPERLINGA

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LO SHOW CELESTE DI GIOVE, SATURNO E LA LUNA NEL CIELO DI LUGLIO 2019

LO SHOW CELESTE DI GIOVE, SATURNO E LA LUNA NEL CIELO DI LUGLIO 2019
Arriva l’estate e il cielo dà subito spettacolo. Una eclissi parziale di Luna e i pianeti Giove e Saturno saranno i protagonisti dei cieli delle brevi notti di luglio che riusciranno a polarizzare l’attenzione e la curiosità pure di coloro i quali hanno poca dimestichezza con l’Astronomia. Dopo l’eclissi totale dello scorso 21 gennaio, che solo i nottambuli hanno avuto la possibilità di seguire, la Luna tornerà a farci stare col naso all’insù per seguire l’eclissi parziale che si verificherà nella notte tra il 16 e il 17 luglio. Il fenomeno sarà visibile in tutta Italia e la parte oscurata sarà tra il 55 e il 70 per cento. Stavolta, il cono d’ombra della Terra oscurerà solo in parte il disco dell’argenteo satellite terrestre. Il contatto tra il disco lunare e il cono di penombra della Terra avverrà alle 20.44 (i tempi sono espressi in ora legale in vigore nel nostro Paese), la Luna apparirà sempre più velata e impiegherà un’ora e quarantasei minuti prima di giungere a contatto con il cono d’ombra terrestre, che avverrà alle 22.02 e raggiungerà il suo massimo alle 23.31. All’una, il nostro satellite naturale esce dall’ombra e, alle 2.18, sarà fuori pure dal cono penombrale e fine dell’eclissi. A differenza dell’eclissi di Sole, che per essere osservata occorrono appositi strumenti per proteggere gli occhi (vetri scuri da saldatore, filtri solari), l’eclissi lunare totale o parziale può essere seguita a occhio nudo oppure, se si vuole, con l’ausilio binocoli o telescopi. Sarà, questa, l’ultima eclissi lunare di quest’anno. Nel 2020 si verificheranno quattro eclissi parziali di Luna, di cui tre visibili dall’Italia (il 10 gennaio e il 5 giugno, entrambe serali, nonché il 5 luglio a notte fonda), mentre nel 2021 avremo due eclissi totali, ma purtroppo entrambe non saranno visibili dal nostro Paese. Le fasi lunari: il 2 ci sarà il novilunio, il 9 il primo quarto, il 16 il plenilunio, il 25 l’ultimo quarto. Il Sole, dopo il solstizio estivo dello scorso 21 giugno, ogni giorno che passa, sorge sempre dopo e tramonta prima. In altre parole, la nostra stella diurna, alle 12, giorno dopo giorno, raggiunge un’altezza sempre minore sull’orizzonte, il dì s’accorcia e, per contro, la notte s’allunga. Alla latitudine di Catania, il 31 luglio, il dì durerà 13 ore e 56 minuti: il periodo di illuminazione si accorcerà di 33 minuti rispetto al primo giorno del mese, ovviamente senza tener conto delle luci crepuscolari dell’alba e del tramonto. All’una (ora legale estiva) del 5 luglio, la Terra si trova alla massima distanza dal Sole (afelio), pari a una distanza di 152.104.287 km.
Lo show celeste proseguirà con il balletto che vedrà protagonisti ancora la Luna e i due giganti del Sistema solare, i pianeti Giove e Saturno, i quali offriranno uno spettacolo imperdibile alla portata di tutti. Giove, che dominerà le notti estive brillando nel cielo meridionale nelle prime ore della sera, è talmente luminoso che è impossibile non accorgersi della sua presenza in cielo. La notte del 13 luglio, il gigantesco pianeta sarà in congiunzione con la Luna, ormai prossima al plenilunio, entrambi proiettati tra le stelle dell’Ofiuco, la famosa tredicesima costellazione su cui inciampano gli astrologi quando ammanniscono i loro oroscopi attraverso tutti i mezzi di comunicazione di cui oggi disponiamo. Accanto alla coppia Luna-Giove spiccano sia la stella supergigante rosso-arancione Antares, il “cuore rosso” dello Scorpione che rivaleggia con il pianeta Marte per la sua colorazione rossastra (anti-Ares), sia, verso sud-est, il pianeta Saturno, che si trova proiettato tra le stelline del Sagittario. Due giorni dopo, il 15 luglio, altra bella congiunzione da non perdere è quella tra la Luna quasi piena e Saturno, il quale sarà in opposizione il 9, giorno in cui il vero “Signore degli anelli” si troverà nelle condizioni ideali per osservarlo e, a beneficio dei nottambuli, seguirlo in cielo per tutta la notte. Saturno, infatti, raggiungerà la massima luminosità e si troverà alla minima distanza dalla Terra, vale a dire a un miliardo e 351 milioni di km, occasione da sfruttare per ammirare con l’uso di un buon telescopio, la splendida formazione di anelli che circondano questo gigantesco pianeta gassoso. Coloro i quali fossero sprovvisti di telescopi e binocoloni avranno l’opportunità di osservare questi spettacoli celesti grazie all’Unione Astrofili Italiani (Uai) che ha promosso, nelle serate del 12 e 13 luglio, l’iniziativa “Notti dei giganti”, dedicata alla scoperta e all’osservazione dei pianeti Giove e Saturno. Lungo tutta la penisola, infatti, le delegazioni Uai aderenti all’iniziativa (dettagli nel sito www.uai.it) proporranno serate osservative nel corso delle quali sarà possibile approfondire la conoscenza dei “giganti del Sistema Solare”, le loro caratteristiche orbitali, fisiche e strutturali, nonché la storia della loro esplorazione eseguita con sonde spaziali automatiche, alcune delle quali hanno ormai varcato i confini del nostro sistema planetario. 
Uno sguardo agli altri tre pianeti di tipo terrestre. Il minuscolo Mercurio, nei primi giorni del mese, tramonta a ovest poco più di un’ora dopo il Sole, poi diventa inosservabile, perché si avvicina al Sole, con cui, il 21, sarà in congiunzione. Il pianeta “tuttonucleo”, alla fine del mese, riapparirà nel cielo orientale prima dell’alba, dove sorge un’ora prima del Sole. Venere, in luglio, termina di essere “Vespero” nel cielo orientale del mattino: tra qualche settimana, infatti, non sarà più visibile perché in congiunzione con il Sole. Marte, invece, è destinato a lasciare il cielo serale, sarà sempre più basso sull’orizzonte occidentale e sarà difficile individuarlo tra le tenui luci crepuscolari. 
Concludiamo il nostro excursus planetario con gli ultimi due pianeti del Sistema solare (Plutone, ricordiamolo, è stato declassato dal rango di pianeta): Urano e Nettuno. Il primo, alla fine di luglio, sarà visibile intorno all’una di notte, nel cielo orientale, e, prima dell’alba, sarà alto in cielo in direzione Sud-Est. Nettuno, invece, sorge a tarda sera nell’orizzonte sud-orientale ed è osservabile per l’intera notte la notte.
Le costellazioni del cielo d’estate
Le brevi ma serene notti estive sono ideali per tentare di riconoscere a occhio nudo le principali costellazioni, tracciandole magari con l’ausilio di un potente laser astronomico. Tramontato il Sole e svanite pure le luci del crepuscolo, volgiamo il nostro sguardo in direzione Sud-Est per poi alzarlo fin quasi sopra la nostra testa, allo zenit: vedremo brillare tre luminose stelle che unendole idealmente formeranno i vertici dell’asterismo del “Triangolo Estivo”: Vega (la più luminosa del cielo d’estate) della Lira, Deneb (il vertice più settentrionale e la meno luminosa delle tre) del Cigno e Altair (la più meridionale) dell’Aquila. È facile riconoscere queste tre costellazioni. La Lira è formata da Vega (che tra tredicimila anni sarà la nostra Stella Polare) e da quattro stelle disposte a parallelogramma. Essa raffigura lo strumento musicale di Orfeo, il quale, affranto dal dolore per la morte della ninfa Euridice, suonava musiche malinconiche. La costellazione dell’Aquila ha una forma che ricorda una “T” e Altair rappresenta la testa del rapace che, nella mitologia greca e romana, era l’uccello di Zeus che portava le folgori che il dio adirato lanciava contro i suoi nemici. Ma l’aquila era coinvolta pure in storie d’amore. Secondo una di queste, fu l’Aquila a rapire il bel troiano Ganimede, per farlo diventare il coppiere degli dèi. Un’altra versione narra che Prometeo osò scalare l’Olimpo per rubare il fuoco agli Dei. Scoperto, Zeus lo legò a una rupe e mandò l’Aquila a mangiargli il fegato. La costellazione del Cigno è anche nota come “Croce del Nord” e Deneb rappresenta la coda dell’elegante uccello in cui si trasformò Zeus per sedurre Leda e dalla loro unione nacquero Castore e Polluce (i Gemelli), Clitennestra e la famosa Elena di Troia. Deneb è, tra le stelle luminose, la più lontana visibile a occhio nudo: si trova distante da noi a più di 1.600 anni luce (un anno luce equivale a novemila miliardi e mezzo di chilometri). Tradotto in dobloni, ciò vuol dire che la luce di questa stella è stata emessa sedici secoli fa, poco prima del crollo dell’Impero Romano!
Nel cielo settentrionale sono presenti le costellazioni circumpolari che non sorgono e non tramontano mai. Qui, domina l’asterismo del Gran Carro dell’Orsa Maggiore, le cui stelle di coda, prolungandole a semicerchio verso sud, ci consentono di rintracciare prima la stella rossa Arturo della costellazione del Boote (Bovaro o Bifolco) e poi la brillante Spica della Vergine. Prolungando, invece, per cinque volte la distanza delle ruote posteriori del Gran Carro troviamo la Stella Polare del Piccolo Carro dell’Orsa Minore. Dalla parte opposta, sono riconoscibili la “W” di Cassiopea e la “casetta” di Cefeo.
Rapida carrellata delle costellazioni zodiacali. Partendo da occidente verso oriente, vedremo in successione il Leone ormai al tramonto, seguito dalla Vergine con la luminosa Spica e dalla poco appariscente Bilancia. Nel cielo meridionale si notano la silhouette dello Scorpione con la bella Antares, dell’estesa Ofiuco ma priva di stelle brillanti e del Sagittario, mentre a est fa capolino il Capricorno. Dalle zone buie, sarà possibile notare una striscia lattiginosa attraversata longitudinalmente da una banda scura, nota come “fenditura del Cigno”: è la Via Lattea.
                                                               GIUSEPPE SPERLINGA

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GIOVE E SATURNO PROTAGONISTI DEL CIELO DI GIUGNO 2019

Il quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 28 maggio 2019, a pagina 57, pubblica la rubrica di divulgazione astronomica dedicata al cielo del mese, ideata e curata per oltre mezzo secolo dal compianto giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza e, dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2012, portata avanti da chi scrive.
Per facilitarne la lettura, ecco qui di seguito il testo:
GIOVE E SATURNO PROTAGONISTI DEL CIELO DI GIUGNO 2019
Giugno dovrebbe annunciare l’arrivo della bella stagione. Il condizionale, però, è d’obbligo, visto i capricci meteorologici degli ultimi tempi. In ogni caso, per i meteorologi, con il primo giorno del mese ha inizio l’estate, mentre per gli astronomi bisogna attendere il giorno del solstizio, che quest’anno cade alle 17.54 (ora legale italiana) del 21 giugno, con il Sole che proprio quel giorno transita dalla costellazione del Toro a quella dei Gemelli e raggiunge la massima altezza nell’emisfero boreale (a Roma arriva a circa 71°30’, a Milano è 68°, a Catania di 75°), con i raggi allo zenit su tutte le località che si trovano sul Tropico del Cancro. Ciò era noto, nel III secolo a.C., pure al grande Eratostene di Cirene, che riuscì a dimostrare la sfericità della superficie terrestre e ne calcolò, con buona approssimazione, la lunghezza della circonferenza meridiana, con buona pace dei terrapiattisti di oggi. L’astronomo greco sapeva che a mezzogiorno del 21 giugno, a Siene (l’odierna città egiziana di Assuan) i corpi non producevano ombra, mentre nello stesso momento ad Alessandria, distante 5.000 stadi egiziani e ritenuta sullo stesso meridiano, i raggi solari e la verticale condotta sull’osservatore formavano un angolo pari a un cinquantesimo di angolo giro, che riuscì a misurare con la scafe, un ingegnoso strumento emisferico cavo con infisso al centro uno stilo che proiettava la sua ombra sulle pareti graduate. Eratostene, quindi, moltiplicò per 50 la distanza tra Siene e Alessandria e ottenne la lunghezza di 250.000 stadi, che corrisponde a 39.375 chilometri, assai vicino alla lunghezza reale che è di circa 40 mila km. Il giorno del solstizio, alla latitudine di Catania, la durata del dì è di 14 ore e 31 minuti, uguale a quella del 19 e del 20. Vale a dire che per tre giorni sembra che il Sole si fermi. Solstizio, infatti, deriva dal latino e significa “Sole stazionario”, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno (per quello invernale, il 25 dicembre): da quel momento, ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte (a nord per quello invernale). La data dei solstizi non è fissa, ritarda di circa 6 ore l’anno a causa della precessione degli equinozi, quello estivo cade il 20 o il 21 giugno, mentre quello invernale il 21 o il 22 dicembre. In pratica, il solstizio estivo torna il 21 giugno ogni 4 anni, quando arriva l’anno bisestile che rimette le cose in ordine per evitare lo scostamento tra il calendario e le stagioni (nel 2020, infatti, cadrà il 20 giugno).
La Luna sarà nella fase di novilunio il 3 giugno, al primo quarto il 10, piena il 17 (è la “Luna della fragola” degli indiani Algonchini perché questo mese era il periodo della raccolta delle fragole) e all’ultimo quarto il 25. Arriva l’estate e i pianeti giganti si mettono in mostra nel cielo serale. Giove, infatti, sarà all’opposizione il 10 giugno, si avrà massima visibilità del pianeta e sarà osservabile per l’intera notte: dopo il tramonto, lo vedremo apparire luminoso sull’orizzonte orientale e potremo seguirlo in cielo fino all’alba. È, questo, il miglior periodo per osservarlo al telescopio perché il gigantesco pianeta gassoso è alla massima luminosità e alla minima distanza dalla Terra. Saturno, all’inizio del mese, sorge un paio di ore dopo Giove e verso la mezzanotte sarà visibile sull’orizzonte sud-orientale. Gli altri due pianeti giganti: Urano è visibile a oriente prima che sorga il Sole, mentre Nettuno si mostra nella seconda parte della notte, nel cielo sud-orientale. Uno sguardo ai tre pianeti di tipo terrestre: Mercurio si può osservare in orario serale, basso sull’orizzonte occidentale, vicino al pianeta Marte, con cui sarà in congiunzione alle 22 del 18. Il 16 giugno, il minuscolo pianeta tuttonucleo tramonta un’ora e tre quarti dopo il tramonto del Sole e, il 23, raggiunge la massima distanza angolare dal Sole (elongazione), vale a dire che si troverà a poco più di 25 gradi dalla nostra stella diurna. Il luminoso Venere continua a sorgere un’ora prima del Sole, molto basso sull’orizzonte orientale. Il pianeta rosso Marte, come già detto per Mercurio, è visibile dopo il tramonto del Sole, molto basso sull’orizzonte occidentale.
Per finire, il consueto excursus delle costellazioni cominciando da quelle circumpolari che ruotano intorno alla Stella Polare, quelle che non tramontano né sorgono mai, cambiando soltanto posizione durante l’anno e durante la notte. Pure in giugno, in prima serata, si staglia in cielo la silhouette dell’Orsa Maggiore con le galassie M81 e M82 e la stella doppia formata da Alcor e Mizar, rispettivamente il “Cavallo” e il “Cavaliere”. A nord-est, è in risalita la coppia regale formata dalla vanitosa regina Cassiopea e Cefeo, re di Etiopia (l’odierno Libano) e genitori della bella Andromeda. A occidente, continuano a tramontare le costellazioni del Leone e della Vergine seguite dall’Ofiuco, la “tredicesima costellazione zodiacale” che fa sballare gli oroscopi astrologici. Dalla parte opposta del cielo, sono già visibili le tre luminose stelle che formeranno i vertici dell’asterismo del “Triangolo estivo”: Deneb del Cigno, Altair dell’Aquila e Vega della Lira. Approfondimenti nel sito internet dell’Unione Astrofili Italiani.
                                   GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI MAGGIO 2019

Il quotidiano La Sicilia pubblica oggi, lunedì 29 aprile 2019, a pagina 27, la consueta rubrica di divulgazione astronomica dedicata al cielo del mese ideata oltre mezzo secolo fa dal giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, che firmava con lo pseudonimo “Scrutator”.
Dopo la scomparsa, avvenuta il 4 settembre 2012, il testimone è passato al prof. Giuseppe Sperlinga, che per 35 anni si avvalse degli insegnamenti di Prestinenza, impareggiabile e indimenticabile Amico e Maestro di giornalismo scientifico, nonché socio fondatore e primo presidente dell’Associazione Stelle e Ambiente, dal 2003 al 2010.
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SERATA ASTRONOMICA SULL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA ALL’I.C.S. DE AMICIS DI TREMESTIERI ETNEO (CT)

TELESCOPI ALL’ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE “DE AMICIS” PER OSSERVARE IL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA.

Nell’ambito della collaborazione didattica per il corrente anno scolastico tra l’Istituto comprensivo statale “Edmondo De Amicis” di Tremestieri Etneo e l’associazione “Stelle e Ambiente” per la divulgazione astronomica e ambientale di Catania si è svolta una interessante serata astronomica dedicata al cielo dell’equinozio di primavera per gli alunni delle terze medie della scuola diretta dalla prof.ssa Tiziana Palmieri, per iniziativa della prof.ssa Giusi Provenzano.

Inizialmente, nell’aula magna gremita di giovani studenti e docenti della scuola, il presidente di Stelle e Ambiente, prof. Giuseppe Sperlinga, ha commentato una serie di immagini sul cielo dell’equinozio primaverile. All’imbrunire, nel cortile, dove erano stati montati due telescopi riflettori dell’associazione, alunni e docenti hanno potuto osservare i crateri della Luna quasi al Primo Quarto e il pianeta rosso, Marte, con la guida dei soci consiglieri Salvatore Silviani e Danilo Longo, mentre il prof. Sperlinga con l’ausilio di un laser astronomico individuava le principali costellazioni che dominano il cielo primaverile, da Orione ai Gemelli, dal Toro con Aldebaran e le Pleiadi, al Leone, oltre a quelle circumpolari sempre presenti, tra cui Cassiopea e il Gran Carro dell’Orsa Maggiore, utili per rintracciare la Stella Polare.

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