Stelle e Ambiente

Il Cielo

CIELO DI SETTEMBRE 2021

Il 4 settembre del 2012 ci lasciava Luigi Prestinenza, giornalista e astrofilo, come amava definirsi. Fu caposervizio allo Sport del quotidiano La Sicilia di Catania, ma – soprattutto – fu un grande giornalista scientifico e infaticabile divulgatore della Scienza, in particolare dell’Astronomia. Negli anni Sessanta del secolo scorso, ideò la rubrica del “Cielo del mese” che La Sicilia continua a pubblicare con cadenza mensile dopo la scomparsa di Prestinenza a firma di chi scrive.
Lo ricordo con grande stima e riconoscenza per gli insegnamenti ricevuti nel campo del giornalismo scientifico e in quello della divulgazione astronomica.
Per una curiosa coincidenza, Luigi Prestinenza è nato ed è morto lo stesso giorno dei due mesi in cui cadono gli equinozi: nasce il 4 marzo 1929 (mese dell’equinozio di primavera) e muore il 4 settembre 2012 (mese dell’equinozio di autunno).
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CIELO SETTEMBRE 2021
Nel cielo fossile di settembre degli astrologi, il Sole entrerebbe nel segno della Bilancia. Oggi non è più così, lo era duemila anni fa. La nostra stella diurna, infatti, il 16 settembre passa dalla costellazione del Leone a quella della Vergine. Con buona pace di coloro che continueranno a leggere l’oroscopo di un altro. All’inizio del mese, alla latitudine di Catania, il Sole sorge alle 6.33 e tramonta alle 19.27, le giornate durano 12 ore e 54 minuti. Il 30 settembre il Sole sorge 2 minuti dopo e tramonta con 41 minuti di anticipo: il dì s’accorcia di un’ora e due minuti. Pure quest’anno l’equinozio autunnale cade il 22 settembre, giorno in cui finisce l’estate astronomica e comincia l’autunno (per i meteorologi, la stagione autunnale s’inizia il primo giorno del mese); il dì ha la stessa durata della notte ovunque e a mezzogiorno il Sole è allo zenit sull’equatore; ha inizio l’autunno nell’emisfero boreale e la primavera in quello australe; al polo Nord ha inizio la notte polare, mentre al polo Sud comincia il giorno polare; i Poli terrestri sono tagliati in due parti uguali dal circolo d’illuminazione; il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest, e passa per il punto Omega o della Bilancia (intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica).
L’elusivo e minuscolo Mercurio continua a essere osservabile nel cielo serale, ma bassissimo sull’orizzonte occidentale e difficile da individuare tra i bagliori rossastri del Sole al tramonto. Pure il luminoso Venere è visibile al tramonto sull’orizzonte occidentale, dove tramontava un’ora e mezza dopo il Sole. Il pianeta rosso Marte è praticamente inosservabile per tutto il mese perché molto vicino al Sole, con sui sarà presto in congiunzione. Il gigantesco Giove e il pianeta degli anelli Saturno continueranno a dominare il cielo autunnale per gran parte della notte tra le stelline del Capricorno. Urano e Nettuno, infine, sono entrambi visibili nel cielo orientale per quasi tutta la notte, il primo tra le stelle dell’Ariete, il secondo tra quelle dell’Acquario.
Tra le congiunzioni, segnaliamo quella tra Venere e il falcetto di Luna crescente, alle 20.30 del 10 settembre; quella tra la Luna con ai lati i due giganti del Sistema solare Giove e Saturno, alle 21.30 del 17; e quella della Luna con le Pleiadi, alle 23.30 del 25.
Nel cielo di settembre sono ancora visibili le costellazioni estive: a oriente, la Balena, l’Ariete, i Pesci e Andromeda, una stella della quale fa parte del Quadrato di Pegaso, che spicca a Sud-Est. Quest’ultima è una costellazione molto estesa e rappresenta il tronco del mitologico cavallo alato, nato dal sangue della testa di Medusa recisa da Perseo e che questi cavalcò per liberare Andromeda legata a uno scoglio dal mostro marino Cetus che stava per divorarla. La costellazione si individua facilmente localizzando il caratteristico “Grande Quadrato”, all’interno del quale il cielo sembra apparentemente vuoto, ma se osservato da siti bui si possono individuare a occhio nudo fino a una cinquantina di stelle. A occidente, invece, si avviano a tramontare lo Scorpione, il Sagittario, l’Ofiuco ed Ercole. Nel cielo meridionale si possono osservare l’Acquario e il Capricorno, mentre sul fronte opposto troviamo le costellazioni circumpolari, le quali non sorgono né tramontano, vale a dire le due Orse, la casetta di Cefeo e la “W” di Cassiopea.
GIUSEPPE SPERLINGA
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IL CIELO DI AGOSTO 2021

PERSEIDI E TRIANGOLO ESTIVO NEL CIELO DI CIELO AGOSTO 2021

Nelle serene notti di agosto, lontani dal disturbo del riverbero delle luci dei centri abitati, avremo la possibilità di ammirare il cielo stellato e tentare di riconoscere le principali costellazioni estive. Volgendo lo sguardo verso Nord, sarà facile individuare la Stella Polare e le costellazioni circumpolari, che sono quelle che non sorgono né tramontano mai perché sono presenti tutto l’anno. A Nord-Ovest, è facilmente riconoscibile l’Orsa Maggiore con il Gran Carro e, dalla parte opposta si nota la coppia regale formata dal re Cefeo a forma di casetta e dalla vanitosa regina Cassiopea a forma di “W”. Tracciando una linea immaginaria tra le due stelle che formano le ruote posteriori del Gran Carro e seguendola per cinque volte la loro distanza si arriva in prossimità della Stella Polare del Piccolo Carro dell’Orsa Minore. A sinistra di Cassiopea, vedremo la “Y” capovolta della costellazione del Perseo, dove vi è il radiante delle Perseidi, da cui apparentemente, nelle notti tra l’11 e il 13 agosto, sembra irradiarsi lo sciame meteorico originatosi dalla cometa Swift-Tuttle (l’ultimo passaggio al perielio dell’astro chiomato è avvenuto nel 1992 e il prossimo sarà nel 2126). Ricordiamo che per ammirare le scie luminose di questi suggestivi fuochi pirotecnici celesti che tutti chiamano “stelle cadenti” non occorre alcun strumento ottico, basta sedersi o sdraiarsi per terra e guardare il cielo a occhio nudo. Occorre, invece, un buon binocolo per individuare, tra Cassiopea e Perseo, il famoso Doppio Ammasso (Xi e Chi Persei) del Perseo formato da due ammassi stellari aperti di rara bellezza. Spostando lo sguardo un po’ più in basso, vedremo la costellazione di Andromeda: nelle notti buie e senza il chiarore della Luna potrete cercare qui il debole bagliore della galassia omonima, il più lontano oggetto visibile a occhio nudo; inoltre, una stella di questa costellazione fa parte del Quadrato di Pegaso, il cavallo alato nato dal sangue della Medusa decapitata da Perseo.

Ma, a dominare il cielo notturno di agosto, allo zenit, è ancora il Triangolo Estivo, i cui vertici sono formati dalle stelle Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. Il cielo meridionale è, invece, popolato dalle costellazioni del Sagittario con le nebulose Laguna e Trifida e dello Scorpione con Antares, che per luminosità e colore rivaleggia con Marte (Ares). Antares, che per gli astronomi è Alfa Scorpii, ma gli antichi Arabi la chiamarono Calbalacrab, che significa “cuore dello scorpione”, è l’astro più luminoso della costellazione ed è la sedicesima stella più brillante dell’intera volta celeste. Si tratta di una supergigante rossa situata a circa 600 anni luce dal Sistema solare, ha un raggio che è 850 volte quello del nostro Sole ed è una delle stelle più grandi conosciute. Sopra lo Scorpione, vi è l’Ofiuco, la famosa tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata da coloro che quotidianamente ammanniscono oroscopi a beneficio dei creduloni sull’improbabile influenza esercitata sui destini umani dagli astri lontanissimi che formano le costellazioni, le quali non sono una realtà fisica, ma raggruppamenti arbitrari di stelle che solo un effetto prospettico le fa apparire vicine come se fossero associate tra esse sullo sfondo della volta celeste. Nel cielo orientale è già apparsa la costellazione dell’Acquario, seguita da quella dei Pesci, mentre sul versante opposto si avviano a tramontare la Vergine con la brillante Spica, il Boote (Bovaro o Bifolco) con la luminosa Arturo, il “guardiano dell’Orsa”, ed Ercole.

Rapido excursus planetario. Mercurio sarà visibile con difficoltà al tramonto, dopo il giorno di San Lorenzo. Pure il luminoso Venere e il pianeta rosso Marte saranno visibili dopo il tramonto. I giganteschi Giove, Saturno, Urano e Nettuno li potremo ammirare e osservare per tutta la notte (gli ultimi due con l’ausilio di un buon telescopio).

Per le congiunzioni del mese segnaliamo tra il falcetto della Luna e Venere alle 20 dell’11 agosto e, per i nottambuli, quelle tra la Luna piena prima con Saturno alle 3,30 del 21 e il giorno successivo alla stessa ora con Giove.

GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI LUGLIO 2021

La sera di martedì 13 luglio 2021 tutti col naso all’insù per ammirare il bacio celeste tra il dio della Guerra (Marte) e la dea della Bellezza (Venere).
Il quotidiano La Sicilia di oggi, 7 luglio 2021, pubblica a pagina XX la consueta rubrica di divulgazione astronomica dedicata al cielo di luglio 2021. Ricordo che la rubrica fu ideata e curata per oltre mezzo secolo dal compianto Luigi Prestinenza (amava firmarsi con lo pseudonimo “Scrutator”), giornalista e astrofilo, cofondatore e primo presidente dell’associazione Stelle e Ambiente dal 2003 al 2011. Dopo la sua scomparsa avvenuta il 4 settembre 2012, il testimone è passato nelle mani di chi scrive, che si sforza di dare alla rubrica lo stesso lustro che ebbe quando a curarla era Prestinenza, che mi fu Amico e grande Maestro di Giornalismo e di Scienza.
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IL BACIO TRA IL DIO DELLA GUERRA E LA DEA DELL’AMORE NEL CIELO DI LUGLIO.

Luglio sarà l’unico mese dell’anno con cinque fasi lunari: apre e chiude con l’ultimo quarto di Luna, in mezzo avremo il novilunio il 10, il primo quarto il 17 e il plenilunio il 24. Dopo aver raggiunto il punto di massima elevazione, a mezzogiorno (le 13 ora legale) del giorno del solstizio estivo, il Sole torna lentamente ad abbassarsi sul piano dell’orizzonte, le giornate si accorciano e le notti si allungano: alla latitudine di Catania, alla fine del mese, il dì sarà più breve di 33 minuti. All’una (ora legale) del 6 luglio, il nostro pianeta si troverà alla massima distanza (afelio) dal Sole, pari a 152.100.376 km. Cominciamo il consueto excursus planetario dal minuscolo Mercurio, che sarà l’unico pianeta a essere visibile per tutto il mese all’alba, nell’orizzonte orientale. Con il luminoso Venere s’inizia la rassegna dei pianeti che brilleranno nei cieli notturni estivi. Il pianeta di Citera, infatti, tramonta nel cielo occidentale un’ora e mezza dopo il Sole. Pure Marte sarà osservabile dal tramonto per tutta la notte. La sera del 13 luglio, il pianeta rosso e Venere saranno protagonisti di una stretta congiunzione: un autentico “bacio celeste” tra il dio della Guerra e la dea dell’Amore. Il gigantesco Giove, ormai prossimo all’opposizione, sarà visibile quasi tutta la notte sull’orizzonte a Sud-Est. Saturno sorge un’ora prima di Giove ed è anch’esso osservabile per quasi tutta la notte, a Sud-Est, poi, dopo la mezzanotte, culmina a Sud. Urano sarà visibile nella seconda parte della notte, anch’esso sull’orizzonte orientale. Nettuno, infine, è rintracciabile per tutta la notte a Sud-Est.

   Altre congiunzioni da non perdere sono quella della sera del 3 luglio tra Venere e l’ammasso aperto del Presepe (M44, Mangiatoia o Alveare), un grumo di un’ottantina di stelle visibili a occhio nudo al centro della costellazione del Cancro, lontano quasi 600 anni luce da noi, del quale percepiamo, oggi, la luce emessa ai tempi dell’inaugurazione della cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze, avvenuta nel 1436. E, ancora, tre giorni dopo, i nottambuli potranno ammirare l’esile falcetto di Luna nei pressi di un altro celebre ammasso aperto del Toro, quello delle Pleiadi (la Chioccia), che i siciliani chiamano “a Puddara”, citata nel capolavoro verghiano de “I Malavoglia”. Chiudiamo con altri due incontri ravvicinati (prospetticamente, s’intende) notturni che vede protagonista la Luna piena: il 24 con Saturno e il 25 con Giove.

   Le notti estive sono brevi, ma hanno l’innegabile pregio di essere generalmente serene e favoriscono l’osservazione del cielo sia con gli strumenti ottici sia a occhio nudo. Senza il disturbo abbagliante dei lampioni stradali, alzando lo sguardo quasi sopra la nostra testa sarà facile individuare tre astri brillanti: sono Vega della Lira, Altair dell’Aquila e Deneb del Cigno, che formano i vertici dell’asterismo di un celebre triangolo isoscele, il Triangolo Estivo, che dominerà il cielo per tutta la bella stagione. Procedendo da occidente a oriente, vedremo la costellazione del Leone molto bassa sull’orizzonte che si avvia a tramontare, tallonata da quelle della Vergine, della Chioma di Berenice e della Bilancia. Nel cielo meridionale, si staglia la silhouette dello Scorpione con la rossa Antares seguito dalla tredicesima costellazione dello Zodiaco, Ofiuco, e dal Sagittario. E, ancora, alta nel cielo, l’aquilone del Boote con la luminosa Arturo e, accanto, la piccola costellazione della Corona Boreale, riconoscibile per la forma a “U”, che a sua volta precede la costellazione di Ercole. Come sempre, nel cielo settentrionale sono riconoscibili l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore con la Stella Polare e con, in basso a destra, la “W” della vanitosa regina Cassiopea con accanto Cefeo.

   Nella notte tra il 28 e il 29, infine, tutti col naso all’insù per vedere il passaggio dello sciame meteorico delle Delta Aquaridi con almeno venti “stelle cadenti” all’ora. Il radiante, vale a dire il punto nel cielo dove sembrano provenire queste meteore, è la costellazione dell’Acquario, rintracciabile bassa sull’orizzonte sud-orientale. Il momento più adatto per l’osservazione (e per esprimere i nostri desideri) è prima del sorgere della Luna all’ultimo quarto, intorno alla mezzanotte.

                                                              GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI GIUGNO 2021

Come spesso accade, purtroppo, la tirannia dello spazio ha imposto il sacrificio di una parte dell’articolo.
Rimedio con la trascrizione del testo in versione originale che gli interessati potranno leggere qui di seguito.
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UNA ECLISSE ANULARE DI SOLE (NON VISIBILE DALL’ITALIA) E IL SOLSTIZIO ESTIVO
Nel mese astronomico di giugno spiccano due eventi straordinari: l’eclisse anulare di Sole di giovedì 10 e il solstizio estivo di lunedì 21. A differenza di quella totale, l’eclisse anulare si verifica quando il Sole, la Luna e la Terra sono allineati e l’argenteo satellite naturale terrestre si trova alla massima distanza dalla Terra (apogeo). In tali condizioni, la Luna oscura soltanto la parte centrale del disco solare, lasciando visibile un luminoso anello esterno. L’eclisse del 10 giugno, purtroppo, sarà inosservabile dall’Italia meridionale. Sarà invece solo parziale per le regioni dalla Toscana in su: a Milano potranno vedere un sottile spicchio di superficie solare oscurata dalle 11.35 alle 13.04 (il massimo si avrà alle 12.18), a Venezia dalle 11.48 alle 13.05 (massimo alle 12.25) e a Firenze dalle 11.52 alle 12.49 (massimo alle 12.20). Potranno, invece, ammirare per quasi quattro minuti la spettacolare fase anulare in Canada, Groenlandia e Russia.
L’altro evento celeste di giugno è il solstizio d’estate, che quest’anno cade alle 5.32 (ora italiana) del 21. Quel giorno avrà inizio l’estate astronomica (quella meteorologica comincia il primo giorno del mese del solstizio); l’Artide è inclusa nel circolo d’illuminazione, si avranno sei mesi di luce e la nostra stella diurna non tramonta, rimane sopra il piano dell’orizzonte, dando luogo al suggestivo fenomeno del “Sole di mezzanotte”. L’Antartide, invece, ne è totalmente esclusa (sei mesi di oscurità). Nel nostro emisfero avremo il dì più lungo e la notte più breve dell’anno; a mezzogiorno (da noi, alle 13 per l’ora legale) il Sole raggiunge il punto di massima elevazione e la sua altezza sul piano dell’orizzonte dipende dalla latitudine del luogo: a Roma arriva a circa 71°30’, a Milano l’altezza massima è di 68°, mentre a Catania supera i 75°. La parola “solstizio” deriva dal latino e significa “Sole stazionario” perché l’astro sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno (per il solstizio invernale fino al 25 dicembre), quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte (a nord per quello invernale). In antico, i solstizi erano festeggiati dai popoli pagani, poi la religione cristiana, consapevole dell’importanza di questi festeggiamenti, ne incorporò le date sovrapponendovi solenni celebrazioni: il solstizio invernale è stato sostituito dal Natale, quello estivo dalla festa di San Giovanni del 24 giugno. Il 21 giugno di duemila anni fa, il Sole era proiettato tra le stelle della costellazione del Cancro. Oggi, a causa della precessione degli equinozi, la nostra stella diurna è proiettata tra le stelle della costellazione dei Gemelli. Ciò nonostante, il parallelo su tutti i punti del quale il giorno del solstizio il Sole sarà allo zenit, convenzionalmente continueremo a chiamarlo “Tropico del Cancro”, anziché “Tropico dei Gemelli”. È incomprensibile, invece, l’ostinata fede di molta gente per il ciarpame propinato con gli oroscopi che ammanniscono presunti influssi sui destini umani esercitati da lontanissimi astri arbitrariamente raggruppati dall’uomo a formare le costellazioni, le quali non sono una realtà fisica.
Nel cielo sud-orientale appare la costellazione dello Scorpione con la rossa Antares. Il Sole sfiora le stelle dello Scorpione che le attraversa in appena una settimana, perché gran parte della costellazione si trova al di sotto dell’Eclittica, per poi proseguire il suo cammino nell’Ofiuco, la cosiddetta tredicesima costellazione che sconvolge le illusorie previsioni astrologiche. Nel cielo meridionale spicca una costellazione tipicamente estiva: Ercole, la cui forma caratteristica è data dal quadrilatero centrale, dal quale si dipartono quattro bracci a spirale. Questa costellazione contiene uno tra i più luminosi ammassi globulari, M13, noto pure come “ammasso globulare di Ercole” ed è il più luminoso dell’emisfero boreale e il terzo dell’intera volta celeste, ben visibile con un binocolo e persino a occhio nudo da siti lontani dai centri abitati. Volgendo lo sguardo a occidente, osserveremo ancora le costellazioni del Leone e della Vergine che si avviano a tramontare. Alte nel cielo brillano due luminosi astri che domineranno il cielo delle notti estive: verso ovest vi è Arturo, la fulgida stella della costellazione del Bootes, a oriente Vega della Lira. A Nord-Ovest, infine, campeggia l’Orsa Maggiore, segue l’Orsa Minore con la Polare e, a Nord-Est Cassiopea con il regale consorte Cefeo.
La bella stagione ci riporta i pianeti visibili a occhio nudo. Tranne Mercurio che sarà inosservabile per buona parte del mese, nell’orizzonte occidentale vedremo Venere dal tramonto fino al calare delle tenebre e, poco più in alto, ci sarà Marte. Nella seconda parte della notte il cielo sud-orientale sarà dominato dal gigantesco Giove e dal pianeta dagli anelli Saturno. Urano e Nettuno saranno visibili a oriente in tarda nottata con l’ausilio di un telescopio.
GIUSEPPE SPERLINGA
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COMETA O CONGIUNZIONE PLANETARIA: CHI GUIDÒ I RE MAGI?

COMETA O CONGIUNZIONE PLANETARIA: CHI GUIDÒ I RE MAGI?

Non vi è presepe senza la sua bella “stella cometa” sopra la grotta della Natività, l’astro che avrebbe guidato i Magi venuti dall’Oriente. Escludendo ipotesi miracolistiche o astruserie aliene, viene da chiedersi se davvero i tre Magi furono guidati nel loro lungo viaggio a Betlemme per la nascita di Gesù da una appariscente e luminosa cometa come la Halley o la Hale-Bopp? O, piuttosto, fu un altro fenomeno celeste a indicare loro la strada da seguire?

Nel Vangelo di Matteo (2:1-12), scritto attorno al 50 d.C., si legge che sarebbe stata una stella che guidò i Magi per adorare il Re dei Giudei: “Nato Gesù in Betlemme di Giuda, al tempo di re Erode, alcuni Magi, venuti da Oriente, giunsero in Gerusalemme e chiesero “Dove è il nato re dei Giudei? Perché noi abbiam veduto la sua stella in Oriente e siam venuti per adorarlo”… Allora Erode, fatti venire segretamente i Magi, si fece precisare da loro con ogni diligenza il tempo in cui la stella era loro apparsa… I magi, udito il re, se ne partirono. Ed ecco la stella che avevano visto in Oriente andar loro innanzi, finché, giunta sopra il luogo dove era il bambino, si fermò”.

Stella che, nel tempo, l’immaginario popolare la trasformò in “cometa di Gesù Bambino” e che poi sarebbe diventata il curioso ibrido “stella cometa”, un oggetto inesistente nel cosmo, come se chiamassimo un organismo “lucciola-pesce lanterna” soltanto perché sia la lucciola sia il pesce lanterna posseggono organi bioluminescenti, ma l’una è un insetto, l’altro è un pesce abissale. L’astro chiomato, infatti, fa parte del Sistema solare e lascia in cielo una scia luminosa effimera che si forma per la sublimazione dei ghiacci del suo nucleo sotto l’azione del vento solare; le stelle, invece, sono astri che brillano di luce propria e distano da noi anni luce (un anno luce corrisponde a novemila miliardi e mezzo di chilometri e la più vicina, Proxima Centauri, si trova a 4,26 anni luce dal Sole). In ogni caso, una stella non avrebbe mai potuto essere un utile punto di riferimento indicante una direzione ai Magi, perché una sola stella non cambia mai posizione nel cielo per effetto della rotazione terrestre ed è la Stella Polare che indica costantemente il nord. E, poi, come si fa a seguire una stella di giorno con i bagliori solari che ne impedirebbero l’individuazione in cielo?

Scartata l’ipotesi della stella, gli astronomi non sono mai stati convinti neppure sulla natura cometaria dell’astro che, oltre duemila anni fa, avrebbe guidato Baldassarre, Gaspare e Melchiorre. In nessun documento antico, infatti, si trovano tracce inequivocabili sul transito in cielo di una cometa nel periodo in cui nacque Gesù. Rimane in piedi l’ipotesi della congiunzione planetaria sostenuta da Keplero, il quale era convinto che a guidare i Magi fu la presenza nei cieli dell’antica Mesopotamia (l’odierno Iraq) della congiunzione che si verificò per ben tre volte nel corso dell’anno 7 a.C., presunta data di nascita di Gesù, fra i pianeti Giove e Saturno proiettati tra le stelle della costellazione dei Pesci.

Quale che sia stato l’astro luminoso che avrebbe guidato i Magi nel loro lungo viaggio a Betlemme per la nascita di Gesù, su una cosa sono tutti d’accordo: nella celebre Natività all’interno della stupenda Cappella degli Scrovegni, a Padova, Giotto associa la stella a una cometa dalla lunga coda e la dipinse come realmente vide, nel 1301, rimanendone impressionato, la cometa di Halley, con un nucleo sferico e non irto di punte come quella dei presepi.

IL BACIO CELESTE TRA GIOVE SATURNO NEL GIORNO DEL SOLSTIZIO INVERNALE

Mai, prima d’ora, era capitato di salutare l’anno appena trascorso senza alcun rimpianto, si può dire che quasi l’abbiamo scacciato. Ma se è stato, il 2020, un anno nefasto sotto tutti i punti di vista, altrettanto non si può dire da quello astronomico, perché oltre ai consueti fenomeni che puntualmente si ripetono anno dopo anno, lo ricorderemo, tra i tanti avvenimenti celesti, come l’anno del passaggio inatteso della fantastica cometa Neowise, scoperta il 27 marzo, mentre nel mondo infuriava la devastante pandemia causata dal SARS-CoV-2, il ceppo di Coronavirus cui è associata la terribile malattia Covid-19.

Ma il 2020 resterà negli annali astronomici pure per il “bacio celeste” tra Giove e Saturno, i due giganteschi pianeti gassosi del nostro sistema planetario. L’anno, infatti, era agli sgoccioli, mancavano appena una decina di giorni prima di liberarcene per sempre e l’appuntamento era imperdibile: il 21 dicembre, giorno del solstizio invernale, poco dopo il tramonto del Sole, guardando il cielo in direzione sud-ovest, tra le stelline della costellazione del Capricorno, c’era da ammirare un raro spettacolo offerto gratuitamente dalla Natura: la strettissima congiunzione tra Giove e Saturno, bassi sull’orizzonte. Quella sera, però, le nuvole affollarono i cieli di mezza Italia, Sicilia compresa, e non permisero di vedere i due giganti gassosi giungere alla conclusione del loro lungo inseguimento, trovarsi allineati e, prospetticamente, tornare a essere vicinissimi come quattro secoli fa, a dar luogo a una congiunzione talmente stretta da dare l’impressione, a chi osservava a occhio nudo, di vedere un unico luminosissimo pianeta.

Come tutte le congiunzioni planetarie, pure quella tra Giove-Saturno è un evento piuttosto frequente, accade all’incirca ogni 20 anni. Il vero Signore degli anelli, infatti, impiega quasi 30 anni per compiere una rivoluzione intorno al Sole, mentre Giove circa 12 anni. Fatti i calcoli, ogni 20 anni, Giove “raggiunge” Saturno ed ecco che si verifica la congiunzione tra i due pianeti. Ma ciò che ha reso straordinaria quella del 21 dicembre dello scorso anno è stata la separazione tra i due pianeti di un solo decimo di grado. Nella realtà, essendo le congiunzioni prospettiche, i pianeti Giove e Saturno erano ben distanti tra essi, a 734 milioni di chilometri l’uno dall’altro, più precisamente Giove era a 886 milioni di chilometri da noi e Saturno a un miliardo e 620 milioni. Oltre che a occhio nudo, il raro fenomeno celeste fu possibile osservarlo sia con un binocolo (con un 10×50 fu possibile inquadrare Giove e Saturno nello stesso campo visivo) sia con un piccolo telescopio riflettore o rifrattore per inquadrare Io, Europa, Ganimede e Callisto, le quattro lune galileiane attorno a Giove, nonché di ammirare il favoloso sistema di anelli di Saturno e Titano, la sua luna più grande.

Quella del solstizio invernale dell’anno passato è stata, dunque, la prima congiunzione Giove–Saturno del terzo millennio e la più stretta dal 1623, anno in cui erano ancora in vita Galileo Galilei e Giovanni Keplero. Quest’ultimo, 397 anni fa, osservò una congiunzione stretta tra Giove e Saturno, ma non ebbe fortuna, perché nei primi giorni i due pianeti erano troppo vicini al Sole, nei giorni seguenti il cielo di Praga fu sempre coperto da nuvole. Dovette attendere una settimana, il giorno di Natale del 1623, il povero Keplero, per osservare i due pianeti vicini, ma ormai non più al minimo della loro distanza. Neppure in Sicilia siamo stati più fortunati di Keplero, le nuvole ci hanno impedito la visione di questo “bacio” tra Giove e Saturno. Per rivederlo dovremo attendere le prossime congiunzioni che si verificheranno il 31 ottobre 2040 e il 7 aprile 2060, ma per osservarne una così stretta come quella del 21 dicembre scorso bisognerà aspettare il 15 marzo del 2080.

                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA

 

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STELLE CADENTI, SUPERLUNA ED ECLISSE TOTALE DI LUNA (NON VISIBILE DALL’ITALIA) NEL CIELO DI MAGGIO 2021

Sul quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 1° maggio 2021, potrete leggere la consueta rubrica di divulgazione astronomica, una delle più longeve, se non ormai l’unica, essendo stata ideata negli anni Sessanta del secolo scorso dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza.
Purtroppo, la tirannia dello spazio ha costretto il redattore a “tagliare” l’ultimo capoverso dedicato alle costellazioni.
Gli interessati potranno leggere qui di seguito il testo originale completo.
Per approfondimenti si rimanda al sito dell’Unione Astrofili Italiani http://divulgazione.uai.it/index.php/Cielo_di_Maggio_2021
Buona lettura!
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STELLE CADENTI, SUPERLUNA ED ECLISSE TOTALE DI LUNA (NON VISIBILE DALL’ITALIA) NEL CIELO DI MAGGIO.
Il cielo del mese delle rose sarà ricco di eventi astronomici. L’inizio sarà scoppiettante: nella notte tra il 4 e il 5, ci sarà lo spettacolo notturno pirotecnico delle stelle cadenti delle Eta Acquaridi, l’unico grande sciame meteorico fino a fine luglio. Si pensa che questi frammenti che lasciano una effimera quanto appariscente scia luminosa durante l’attraversamento dell’atmosfera terrestre derivino dalla cometa di Halley, che ci ha lasciato come ricordo pure le Orionidi di ottobre. Il nome è dato dalla posizione del loro radiante, che è il punto dal quale apparentemente sembrano irradiarsi nel cielo, che è nei pressi della stella Eta Aquarii, una stella bianco-azzurra situata nella costellazione dell’Aquario distante 184 anni luce dal Sistema solare. Saranno favoriti gli osservatori dell’emisfero australe, dove potranno essere avvistate fino a 40 meteore all’ora, mentre dal nostro emisfero ci dovremo accontentare di 10-30 meteore all’ora e per giunta poco prima dell’alba.
Alle ore 13,14 del 26 maggio, la Luna sarà piena e, contemporaneamente, alla minima distanza dalla Terra (357.462 km), un perigeo leggermente più ravvicinato rispetto a quello di aprile e ciò farà sì che la Luna avrà dimensioni apparenti un po’ più grandi. Lo stesso giorno si verificherà forse il miglior evento astronomico dell’anno, che non sarà, purtroppo, visibile dall’Italia: l’eclisse totale di Luna. La potranno vedere, infatti, dall’Australia, dalla costa orientale degli Stati Uniti, dall’America Latina, dal Sud-Est asiatico e Giappone.
Uno sguardo ai pianeti. Mercurio torna a essere visibile di prima sera a metà mese nel cielo occidentale, quando tramonta quasi due ore dopo il Sole. Si può tentare di fotografarlo nelle sere del 28 e del 29, quando si troverà vicinissimo al luminoso Venere, che diventa un ottimo punto di riferimento per individuare l’elusivo e minuscolo pianeta tra le stelle della costellazione del Toro. Il pianeta di Citera, invece, continuerà ad aumentare la sua luminosità e sarà visibile al tramonto. Il pianeta rosso Marte sarà alto sull’orizzonte occidentale nelle prime ore della notte. Il gigantesco Giove e il pianeta con gli anelli Saturno saranno protagonisti del cielo della seconda metà della notte, nelle ore che precedono il sorgere del Sole, entrambi nel cielo a Sud-Est. Urano rimane ancora praticamente inosservabile, mentre Nettuno è rintracciabile basso sull’orizzonte di Est-Sud-Est, poco prima che sorga il Sole. Meritano di essere osservate le congiunzioni tra la Luna all’ultimo quarto e la coppia Giove e Saturno, prima dell’alba del 4, nel cielo di Sud-Est; quella tra la sottilissima falce lunare, il pianeta Venere e le Pleiadi, la sera del 12 maggio; tra la Luna il pianeta rosso Marte, nelle prime ore della notte del 16, a ovest, con la coppia dei Dioscuri, Castore e Polluce della costellazione dei Gemelli che sembrano dominare la scena celeste.
Il cielo meridionale è dominato dalle maestose le costellazioni del Leone e della Vergine con la brillante Spica. Il Leone di Nemea è la belva che Ercole affrontò a mani nude, soffocandola, perché era invulnerabile alle frecce e alla clava. Dopo averlo ucciso, Ercole ne indossò la pelliccia e divenne a sua volta invulnerabile. La costellazione è composta dalle stelle Denebola (la coda), Algeiba (la criniera), Zosma e Regolo (piccolo re), che formano il corpo del Leone, è da Zeta Leo, Mu Leo ed Epsilon Leo, che ne formano la testa. Denebola con Spica della Vergine e Arturo del Boote formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo di Primavera”. In questa costellazione spicca il “Tripletto del Leone”, formato dalle galassie spirali M65, M66, NGC3628, che dista circa 35 milioni di anni luce dalla Terra. Da notare, inoltre, che il termine “solleone” si riferisce al fatto che il Sole, dal 10 agosto al 15 settembre, transita nella costellazione del Leone e non al caldo eccessivo del periodo come tutti ritengono. Nel cielo di Nord-Est brilla Arturo del Bootes, il guardiano delle due Orse (l’Orsa Maggiore si staglia sopra le nostre teste) e la stella luminosa Vega della Lira. Nel cielo occidentale, basse sull’orizzonte, si vedono ancora l’Auriga, i Gemelli e il Cancro, mentre a Sud-Est appariranno la Bilancia, lo Scorpione, l’Ofiuco e il Sagittario.
GIUSEPPE SPERLINGA
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GLI INCONTRI RAVVICINATI PRIMAVERILI DELLA LUNA NEL CIELO DI APRILE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, domenica 4 aprile 2021, pubblica la consueta rubrica mensile dedicata alla divulgazione astronomica ideata dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, che la curò per oltre mezzo secolo, fino al 4 settembre del 2012, giorno della sua scomparsa.
Lo spazio tiranno costringe quasi sempre a dei tagli al pezzo originale, gli interessati potranno leggere il testo integrale qui di seguito.
Approfondimenti nel sito dell’Unione Astrofili Italiani www.uai.it
Buona lettura, buona Pasqua e cieli sereni a tutti!
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Nel cielo serale di aprile, i pianeti brilleranno per la loro… latitanza, ad eccezione del rosso Marte che sarà visibile nella prima parte della notte nell’orizzonte occidentale. Il minuscolo ed elusivo Mercurio, infatti, è praticamente inosservabile per quasi tutto il mese. Venere tornerà a essere visibile verso la fine del mese, dove si potrà scorgerlo al tramonto nel cielo occidentale. Giove e Saturno si possono rintracciare prima dell’alba nel cielo sud-orientale. Urano e Nettuno, infine, sono inosservabili o difficili da scorgere. La nostra stella diurna, il Sole, transita tra le stelle della costellazione dei Pesci fino al 18 aprile, poi lo vedremo proiettato nella costellazione dell’Ariete. La Luna sarà all’Ultimo Quarto il 4 (domenica di Pasqua), Novilunio il 12, Primo Quarto il 20 e Plenilunio il 27, giorno in cui l’argenteo satellite naturale terrestre sarà pure al perigeo, a 357.378 km dalla Terra, perciò sarà una “Superluna” che sembrerà mostrare dimensioni più grandi del solito. A coloro i quali amano alzarsi prima dell’alba, segnaliamo la bella congiunzione del 6 aprile tra la Luna e Saturno, bassi sull’orizzonte orientale. Sempre prima del sorgere del Sole, ma del giorno successivo, ci sarà l’incontro ravvicinato della Luna con Giove e Deneb, la stella supergigante bianca più luminosa della costellazione del Cigno. Ancora la Luna sarà protagonista di altre due spettacolari congiunzioni serali: la prima, alle 21 del 15 aprile, con l’ammasso stellare aperto delle Pleiadi, note col nome di “Sette sorelle” o la “Chioccia” (per i siciliani è la “Puddara”, citata dal Verga nel suo celebre romanzo de “I Malavoglia”) nella costellazione del Toro; la seconda, alla stessa ora ma del 17, con il pianeta Marte, il gigante Orione a sinistra e la costellazione dell’Auriga con la brillante Capella (la “Capretta” che allattò Giove) a destra.
Quello di aprile è un cielo in lento divenire, nel senso che segna il passaggio da quello invernale ormai alle porte sul versante occidentale, dove tramontano Orione, il Toro, i Gemelli e l’Auriga, a quello estivo già arrivato dalla parte opposta, a oriente, dove fanno capolino la piccola costellazione della Lira facilmente riconoscibile per le quattro stelle disposte a parallelogramma vicine alla stella bianca Vega, la quinta più luminosa del cielo notturno, ma la seconda nell’emisfero celeste boreale, dopo Arturo della costellazione del Bovaro o Boote a forma di aquilone. Vega dista dalla Terra ad appena 25 anni luce, è l’astro più luminoso entro un raggio di 30 anni luce del nostro sistema planetario, con Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo estivo” e tra tredicimila anni sarà la nostra Stella Polare. Nel cielo di Nord-Est giganteggia il Gran Carro dell’Orsa Maggiore formato da sette stelle, quattro delle quali disposte a formare un trapezio e altre tra poste ai vertici di un triangolo molto schiacciato, quelle che ispirarono le famose “Vaghe stelle dell’Orsa/io non credea/tornare ancor per/uso a contemplarvi/sul paterno giardino scintillanti” di leopardiana memoria. Per gli antichi Romani, le sette stelle del Gran Carro erano i “sette buoi”, cioè i “septen triones”, da cui deriva il termine settentrione. Per i Greci, invece, il Gran Carro faceva parte della grande costellazione dell’Orsa Maggiore: dalla parola “orso”, che in lingua greca si dice “àrktos”, è derivata la parola “artico”. Nel cielo occidentale continuano a tramontare il Toro e i Gemelli, mentre in quello meridionale si notano il Cancro, il Leone con la luminosa stella Regolo e la Vergine con la brillante Spica. Nell’orizzonte di Sud-Est, ma a notte inoltrata, fanno la loro apparizione la Bilancia e lo Scorpione (l’uccisore di Orione non può essere presente in cielo con la sua vittima e Giove, nei pressi, vi collocò il Sagittario, pronto a scoccare il suo dardo se l’aracnide dovesse cedere alla tentazione di pungere di nuovo il grande cacciatore.
GIUSEPPE SPERLINGA
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RUGGISCE IL LEONE NEL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA

RUGGISCE IL LEONE NEL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA

Col mese di marzo arriva la primavera. Per convenzione, l’1 entra la primavera meteorologica, il 20 quella astronomica. Pure quest’anno, infatti, l’equinozio primaverile cade il 20, giorno in cui il dì ha la stessa durata della notte ovunque e a mezzogiorno il Sole è allo zenit sull’equatore. Nel nostro emisfero ha inizio la primavera, l’autunno in quello australe, i poli terrestri sono tagliati in due parti uguali dal circolo d’illuminazione, il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest e passa per il punto d’Ariete (l’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica) così chiamato perché, duemila anni fa, era proiettato nella costellazione dell’Ariete. Tale punto, oggi, dovrebbe essere ridenominato in “Punto dei Pesci”, perché a causa della precessione degli equinozi si trova proiettato, appunto, nella costellazione dei Pesci. Per i Cristiani, la data dell’equinozio primaverile è importante ai fini del calcolo della data della Pasqua, che si celebra la prima domenica (4 aprile) successiva al Plenilunio (28 marzo) che segue l’equinozio di primavera, che per la Chiesa si verifica sempre il 21 marzo.

Il Sole attraversa le stelle dell’Acquario fino al 12 marzo, dopo passa nei Pesci. Le giornate continueranno ad allungarsi perché la nostra stella diurna sorge sempre prima e tramonta sempre dopo. Alla latitudine di Catania, l’1 sorge alle 6,29 e tramonta alle 17,56; il giorno dell’equinozio sorge alle 6,03 e tramonta alle 18,12; il 31 sorge alle 5,48 e tramonta alle 18,21. In altri termini, alla fine del mese, le giornate si allungheranno di 66 minuti. La Luna sarà all’Ultimo Quarto il 6, avremo il Novilunio il 13, il Primo Quarto il 21 e, come già detto, il Plenilunio domenica 28, giorno in cui, in Italia, entrerà in vigore l’Ora Estiva (la cosiddetta “ora legale”), che corrisponde a un’ora in più rispetto all’ora solare (Tmec, Tempo medio dell’Europa centrale), ovvero due ore in più rispetto al Tempo universale (Tu). Il minuscolo Mercurio è difficile scorgerlo alle prime luci dell’alba basso sull’orizzonte orientale. Venere non sarà osservabile per tutto il mese, perché si avvicina sempre di più al Sole, lo rivedremo alla fine di aprile al tramonto. Il pianeta rosso, Marte, sarà visibile nella prima parte della notte a occidente, tra le stelle del Toro, dove sarà protagonista di incontri ravvicinati con le Pleiadi, le Iadi e la luminosa Aldebaran, l’occhio rosso del Toro. Giove e Saturno saranno visibili all’alba. Degli ultimi due giganti gassosi del Sistema solare, Urano e Nettuno, soltanto il primo sarà osservabile nel cielo occidentale, molto basso, nelle prime ore serali.

Pur essendo ancora presenti le grandi costellazioni che hanno dominato il cielo invernale, a oriente ha già fatto il suo ingresso l’inconfondibile silhouette del Leone composta dalle stelle Denebola (la coda), Algeiba (la criniera), Zosma e Regolo (il Piccolo Re) che formano il corpo del Leone, mentre Adhafera, Al Ashfar e Al Ras ne disegnano la testa. In questa costellazione, spicca il “Tripletto del Leone” formato dalle galassie a spirale M66, M65 e NGC 3628 distanti 35 milioni di anni luce dalla Terra. Denebola, Arturo del Boote e Spica della Vergine sono i vertici del “Triangolo di Primavera”, asterismo visibile nell’emisfero boreale nei mesi primaverili. La costellazione del Leone deve il suo nome al Leone di Nemea ucciso da Ercole nella prima delle sue dodici fatiche. Il feroce felino viveva in una caverna, usciva soltanto per uccidere le genti del luogo ed era protetto da una folta pelliccia resistente a qualsiasi arma che lo rendeva invulnerabile. Per tale motivo, Ercole fu costretto ad affrontarlo a mani nude, lo strozzò, gli tolse la pelle e, dopo averla indossata, divenne invulnerabile a sua volta. Sempre a oriente, fa capolino la Vergine, che è una delle più grandi costellazioni del cielo, domina i cieli da febbraio fino a luglio e tra le stelle più importanti troviamo la brillante Spica (nei pressi della quale vi è la famosa galassia Sombrero), Porrima e Vindemiatrix (Vendemmiatrice), che, con il suo sorgere, avvisava quando avviare la vendemmia. Procedendo verso ovest, s’incontrano le costellazioni zodiacali del Cancro, dei Gemelli e del Toro, che si avviano a tramontare. Sempre nel cielo occidentale, sono pronte a salutarci pure il gigantesco Orione con i suoi fedeli Cane Maggiore con Sirio e Cane Minore con Procione. Nel cielo settentrionale, campeggiano le immancabili costellazioni circumpolari di Cassiopea riconoscibile per la sua forma a “W” e il Gran Carro dell’Orsa Maggiore disposte ai lati opposti del Piccolo Carro dell’Orsa Minore con la Polare, con la prima molto bassa a Nord-Est e la seconda molto alta a Nord-Ovest.

Le congiunzioni del mese. Da non perdere, alle 22 del 3 marzo, la congiunzione tra Marte e l’ammasso aperto delle Pleiadi (M 45). A coloro che amano alzarsi prima dell’alba, segnaliamo, alle 5,45 del 5 marzo, sull’orizzonte orientale, l’incontro ravvicinato tra il gigantesco Giove e l’elusivo Mercurio, assai bassi sull’orizzonte, con Saturno poco distante che fa da spettatore, tutt’e tra i pianeti sullo sfondo delle stelline del Capricorno. E, ancora, prima dell’alba del 10, il falcetto di Luna calante incontra il trio planetario di prima. Bellissimo il balletto serale del 18 e 19 marzo, nel cielo occidentale, tra la falce di Luna crescente con Marte, le Pleiadi, Aldebaran e le Iadi, nella costellazione del Toro.

                                                               GIUSEPPE SPERLINGA

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IL CIELO DI FEBBRAIO 2021

AVARO DI EVENTI IL CIELO DI FEBBRAIO 2021
Un antico proverbio contadino ammonisce che febbraio è “corto e amaro”. In tempi moderni, bisognerebbe rimodularlo in “corto e avaro”, perché il suo cielo è davvero povero di eventi astronomici. Fino al 16, il Sole si trova proiettato tra le stelle della costellazione del Capricorno, poi passa nell’Acquario. Nel cielo fossile dell’Astrologia, invece, la nostra stella diurna si troverebbe già nel segno dell’Acquario fin dal 19 gennaio e il 18 febbraio passerebbe in quello dei Pesci, con buona pace dei creduloni che continueranno a leggere l’oroscopo di un altro. Rapido excursus planetario cominciando da Mercurio, che sarà visibile all’alba verso la fine del mese. Venere sarà anch’esso osservabile all’alba, ma fino al 6, dopo diventa difficile scorgerlo nel cielo orientale. Marte potremo osservarlo per buona parte della notte nel cielo occidentale. Dopo il 14, sempre all’alba, potremo rintracciare Giove e Saturno, bassi sull’orizzonte nord-orientale, tra le stelle della costellazione del Capricorno. Urano sarà ancora visibile nella prima parte della notte nell’orizzonte occidentale tra le stelle dell’Ariete. Nettuno, infine, tramonta subito dopo il Sole nel cielo occidentale.
Scartando le osservazioni delle congiunzioni difficilmente visibili sia perché avverranno alle prime luci dell’alba sia perché i corpi celesti interessati si troveranno molto bassi sull’orizzonte, bisogna aspettare il 18 febbraio per vederne una in ore serali: si tratta della congiunzione tra la Luna quasi al primo quarto con il pianeta rosso Marte proiettati tra le stelle dell’Ariete. La sera successiva, da non perdere l’allineamento tra Marte, la Luna al primo quarto e la fulgida Aldebaran (l’occhio rosso del Toro), con le Pleiadi (‘a Puddara per i siciliani, la Chioccia in italiano) accanto alla Luna.
A dominare il cielo notturno di febbraio saranno ancora le grandi costellazioni invernali. Il quadrilatero di Orione si staglia imponente in direzione meridionale. Prolungando verso l’alto e a destra le tre stelle della cintura del grande cacciatore, Alnitak, Alnilam e Mintaka (il famoso “Tre Bastoni” di verghiana memoria), s’incontra la stella Aldebaran. Più in alto e a sinistra vi è la costellazione dell’Auriga con la brillante Capella (la Capretta che allattò Zeus) e, più in basso, s’incontrano i Gemelli con le stelle Castore e Polluce. Questi ultimi erano i Dioscuri, figli di Leda e di Zeus, che la sedusse apparendole sotto le mentite spoglie di un bellissimo cigno. I Dioscuri erano due gemelli… diversi, sono nati da due uova che contenevano l’uno Polluce ed Elena e l’altro Castore e Clitennestra. Inoltre, al contrario del fratello, Polluce era immortale, erano considerati i protettori dei naviganti durante le tempeste marine e, come Argonauti, parteciparono al viaggio verso la Colchide nella ricerca del Vello d’oro e alla caccia al possente cinghiale di Calidone. Quando Castore morì, Polluce chiese al padre di seguire il fratello nell’aldilà. Zeus l’accontentò a metà, consentendogli di trascorrere un giorno nell’Ade in compagnia del fratello e un giorno nell’Olimpo. Prolungando le tre stelle della cintura in basso a sinistra, vedremo splendere Sirio, la stella più luminosa del cielo notturno e della costellazione del Cane Maggiore. Gli antichi Egizi, grazie all’apparizione di Sirio in cielo erano in grado di prevedere le catastrofiche ma provvidenziali alluvioni del Nilo che col limo trasportato rendevano fertili le campagne. Procedendo sempre a sinistra di Orione ma verso l’alto, vi è Procione, la stella più luminosa del Cane Minore. Sirio, Procione e Betelgeuse formano i vertici del bell’asterismo del “Triangolo invernale”.
Mentre nel cielo occidentale si avviano piano piano a tramontare le costellazioni di Andromeda, del Triangolo, dei Pesci e dell’Ariete, a oriente fanno la loro apparizione le prime costellazioni primaverili precedute dal Leone con Regolo, dal Leone Minore e dalla Vergine. Nel cielo nord-occidentale spicca la “W” di Cassiopea e tra questa e il Toro è facile riconoscere la costellazione del Perseo. Sul versante opposto, a Nord-Est, troviamo il Gran Carro dell’Orsa Maggiore con le celebri galassie M81 e M82 quasi allo zenit. Ricordiamo, infine, che il 4 febbraio ricorre il 115° anniversario della nascita di Clyde Tombaugh, l’astronomo americano che, nel 1930, appena ventiquattrenne, scoprì Plutone. La sonda “New Horizons”, che, nel 2015, sorvolò il remoto pianeta nano, ha a bordo una parte delle ceneri di Tombaugh: per la prima volta, resti umani varcheranno i confini del Sistema solare.
                        GIUSEPPE SPERLINGA
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IL CIELO DEL 2021 E DI GENNAIO

Cosa vedremo nei cieli delle quattro stagioni del 2021?
Lo saprete leggendo l’articolo a firma di chi scrive pubblicato sul quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 5 gennaio.
G.S.
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RICCO DI EVENTI IL CIELO DEL 2021

Per conoscere quali eventi ha in serbo il cielo nell’anno nuovo, gli astronomi non interpellano un oracolo né scrutano nella sfera di cristallo, l’uno e l’altra li lasciano a coloro che ammanniscono previsioni astrologiche, oroscopi e amenità discorrendo. È nota sin dall’antichità la periodicità dei fenomeni astronomici, i quali si verificano puntualmente anno dopo anno, fatte salve le apparizioni di nuove comete o di asteroidi. Ma vediamo quali sono i principali fenomeni che caratterizzano l’anno astronomico che sta per iniziare, rimandando il lettore che volesse saperne di più alla consultazione dell’”Almanacco 2021” supplemento al n. 4 della rivista “Astronomia” dell’Unione Astrofili Italiani e dell’agenda “Il Cielo 2021” (Drioli editore). La Terra sarà al perielio il 2 gennaio, anziché il 3 o il 4 o il 5 come negli anni passati. Quel giorno, il nostro pianeta sarà alla minima distanza dal Sole (147.093.052 km). Il 5 luglio sarà in afelio, ossia raggiungerà la massima distanza dalla nostra stella diurna (152.100.376 km). L’equinozio di primavera cadrà ancora il 20 marzo, il solstizio d’estate slitterà di un giorno, il 21 giugno, manterranno le stesse date dello scorso anno sia l’equinozio d’autunno (22 settembre) sia il solstizio d’inverno (21 dicembre).

Nel nuovo anno si verificheranno due eclissi lunari e due solari: una totale di Luna (26 maggio) che non sarà visibile dall’Italia; una anulare di Sole (10 Giugno), che per noi sarà parziale e visibili solo le fasi iniziali dalle regioni centro-settentrionali italiane; una lunare parziale (19 novembre) anch’essa visibile dal nord Italia; una totale di Sole (4 dicembre) che non sarà visibile dal nostro Paese.

La Terra nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole incontra numerosi frammenti lasciati dalla disgregazione di comete e di asteroidi. Questi detriti spaziali, penetrando nella nostra atmosfera, bruciano lasciando scie luminose, dando così origine alle cosiddette “stelle cadenti”. Ecco quali sciami meteorici vedremo quest’anno: le Quadrantidi, dal 27 dicembre al 10 gennaio con un picco nel cuore della notte tra il 3 e il 4 gennaio; le Liridi, dal 15 al 28 aprile (picco notte del 21-22); le Eta Aquaridi, dal 19 aprile al 28 maggio (picco tra il 6-7 maggio); le celeberrime Perseidi, popolarmente note come “lacrime di San Lorenzo”, dal 17 luglio al 26 agosto (picco nella notte tra l’11 e il 12 agosto); le Orionidi, dal 2 ottobre al 7 novembre (picco il 21-22 ottobre); le Leonidi, dal 6 al 30 novembre (picco nella notte del 16-17); le Geminidi, dal 4 al 17 dicembre (picco il 13-14); le Ursidi dal 17 al 26 dicembre (picco il 22-23). Purtroppo, il nuovo anno sarà avaro di comete, a meno che non ne appaia qualcuna senza preavviso, com’è stato per la famosa C/2020 F3 Neowise, che nella scorsa estate mobilitò gli astronomi non professionisti del mondo intero. Rapido excursus planetario. Mercurio sarà visibile al tramonto nel cielo occidentale, ma le date favorevoli saranno quella del 15 maggio, quando tramonta circa due ore dopo il Sole, e quella del 25 ottobre, un’ora e mezza prima dell’alba. Venere continuerà a essere “Lucifero” nel cielo orientale dove precede il sorgere del Sole, ma da aprile sarà “Vespero” e lo vedremo nel cielo serale fino alla fine dell’anno. Marte continua a essere visibile appena fa buio molto alto nel cielo sud-orientale, in primavera e in estate sarà sempre più basso nel cielo occidentale, ma negli ultimi mesi lo rivedremo all’alba. Giove e Saturno saranno sempre più bassi nel cielo occidentale e in fase di allontanamento reciproco dopo l’“abbraccio” dello scorso 21 dicembre, fino a diventare inosservabili, ma in estate torneranno a essere visibili nelle ore notturne. Urano e Nettuno li vedremo nella prima parte della notte nell’orizzonte sud-orientale, in primavera saranno in congiunzione col Sole e non saranno visibili, ma torneranno a essere osservabili nelle ore notturne dell’autunno quando saranno in opposizione al Sole. Tra le tante congiunzioni, segnaliamo la danza planetaria a tre con Giove, Saturno e Mercurio, bassi sull’orizzonte sud-occidentale, alle 17.20, dal 9 al 12 gennaio e, allo stesso orario del 14, il balletto celeste tra la Luna, Mercurio e Giove. Altri incontri planetari da non perdere sono quelli tra la Luna, Marte e Venere del 12 luglio; ancora la Luna ma stavolta con Giove e Saturno del 17 settembre e dell’11 novembre; l’ultimo appuntamento planetario dell’anno sarà quello tra Mercurico e Venere del 29 dicembre.

Nel cielo di gennaio, a oriente, cominciano ad apparire il Cancro e il Leone. Dalla parte opposta, si avviano al tramonto l’Ariete e i Pesci, al di sopra delle quali, procedendo verso est si notano Pegaso e Andromeda. Nel cielo meridionale continua a giganteggiare il grande cacciatore Orione, vero protagonista del cielo invernale, in compagnia dei suoi due fedeli cani: Sirio del Cane Maggiore e Procione del Cane Minore. A nord, come sempre, il Piccolo Carro dell’Orsa Minore con la Polare e la lunga costellazione del Drago. Allo zenit, sono ben evidenti i Gemelli con le luminose Castore e Polluce, l’Auriga con la luminosa Capella, la mitologica capretta Amaltea con il latte della quale fu nutrito Zeus, il Toro con la supergigante rossa Aldebaran e Perseo.

Buon anno e cieli sereni a tutti.

                                                                                               GIUSEPPE SPERLINGA  

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