Stelle e Ambiente

Il Cielo

CINQUE PIANETI IN FILA NEL CIELO DI FEBBRAIO 2016

Nel cielo di febbraio continuano a brillare, prima dell’alba, i cinque pianeti visibili a occhio nudo e noti sin dall’antichità: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Li potremo ammirare, prima del sorgere del Sole, come inanellati, uniti dalla stessa linea immaginaria, un filo invisibile che va da sud-est verso sud-ovest. Tale congiunzione, che non accadeva dal 2005 e che non capiterà più fino al 2018, è cominciata prima dell’alba dello scorso 20 gennaio e proseguirà fino a poco oltre la metà di febbraio. Una coreografia planetaria bellissima con Venere e Giove primi ad apparire, seguiti poi da Saturno e Marte e, all’alba, da Mercurio. A questo balletto celeste partecipa come attrice protagonista pure la Luna, ma solo nella seconda parte del mese. Per vederli non serviranno costosi strumenti d’indagine astronomica, ma solo i nostri occhi e lontano da lampioni e fari. La Luna sarà di valido supporto per riconoscere i cinque pianeti uno per uno: lo scorso 28 gennaio è stata vicino a Giove, il 1° febbraio nei pressi del pianeta rosso Marte, il 4 accanto a Saturno, il 6 nei dintorni del luminoso Venere e il 7 appena sotto all’elusivo Mercurio molto basso sul piano dell’orizzonte, a sud-est. È, questo, uno spettacolo imperdibile che si replica tutte le mattine, basta alzarsi un’ora prima dell’alba e guardare verso l’orizzonte meridionale, che ovviamente deve essere sgombro di ostacoli quali palazzi, alberi, fino al 20 febbraio, ed è tutto gratuito, nessun ticket da pagare: offre la Natura. In altre parole, procedendo da sud-est verso ovest, lungo una diagonale si potranno osservare nell’ordine Mercurio, Venere, Saturno, Marte e Giove.

Per ciò che riguarda gli altri due pianeti, Urano al calare del buio è molto basso sull’orizzonte occidentale e per poterlo osservare è necessario l’uso di un telescopio, mentre Nettuno è ormai inosservabile. Il pianeta nano Plutone, infine, ritorna al mattino poco prima del sorgere del Sole, assai basso sull’orizzonte di sud-est e osservabile con un telescopio.

Il cielo di febbraio è dominato dalle grandi costellazioni invernali, con protagonista indiscusso Orione, il cui quadrilatero già di prima sera spicca in direzione meridionale, con allineate al centro le tre stelle Alnitak, Alnilam e Mintaka a formare la cintura, ma note pure come  “Re Magi”, “Tre Re” o “Tre bastoni” di verghiana memoria ne “I Malavoglia”: “(…) allorché uscì fuori nel cortile sbadigliando, il Tre bastoni era ancora alto verso l’Ognina, colle gambe in aria, la Puddara (le Pleiadi, ndr) luccicava dall’altra parte, e il cielo formicolava di stelle…”. Si fantastica che le tre piramidi di Giza dei faraoni Cheope, Chefren e Micerino formano un allineamento come quello delle tre stelle della cintura di Orione. In realtà, tale allineamento, ora, non sussiste così come non sussisteva all’epoca della costruzione delle piramidi, avvenuta nel 2450 a.C. L‘esatta corrispondenza si sarebbe verificata nientemeno nel 12.000 a.C. Torniamo al quadrilatero di Orione, ai vertici del quale, in alto, vi sono la supergigante rossa Betelgeuse e l’azzurra Bellatrix, che ne disegnano le spalle, in basso la supergigante blu Rigel e l’azzurra Saiph ne disegnano le ginocchia del grande cacciatore.

Più in alto, rispetto a Orione, spiccano ancora le costellazioni del Toro con il suo occhio rosso Aldebaran, l’Auriga con la luminosa Capella e i Gemelli con i due Dioscuri, Castore e Polluce. A sinistra, invece, il grande cacciatore è accompagnato dai suoi due fedeli cani rappresentati dalla stella più luminosa del cielo Sirio del Cane Maggiore e da Procione del Cane Minore. Sirio, Procione e Betelgeuse formano l’asterismo del “Triangolo invernale”. Spostando lo sguardo verso occidente, nelle prime ore della sera, vedremo tramontare le costellazioni autunnali di Andromeda, del Triangolo, dei Pesci e dell’Ariete. A nord-ovest, si riconosce Cassiopea con la sua caratteristica forma a “W” e, tra essa e il Toro, spicca la costellazione del Perseo. Verso nord-est, infine, facilmente individuabili le sette stelle del Gran Carro dell’Orsa Maggiore. Sempre più alta, a sud, la costellazione che annuncia l’imminente arrivo della primavera, il Leone, a ovest del quale si fa fatica a individuare la debole costellazione del Cancro con l’ammasso aperto del Presepe (Alveare o Mangiatoia), che fu il primo oggetto osservato da Galileo col suo cannocchiale. Nel cielo orientale, infine, brillano due stelle tra le più luminose del cielo: l’arancione Arturo della costellazione di Boote e l’azzurra Spica della Vergine.

            GIUSEPPE SPERLINGA

QUINTETTO PLANETARIO 30GENNAIO2016.  Orione-Costellazione-Betelgeuse  orione  M42_OrionNeb_Collage_GP ORIONE E TORO   triangolo invernale   COPERTINA I MALAVOGLIA   VERGA  Giza_Orion 1280x800   Osiride-Sirio-e-la-Grande-piramide-di-Giza

DOMINA ANCORA ORIONE NEL CIELO DI GENNAIO 2016

L’anno che sta per entrare è bisestile, cioè conta 366 giorni per l’intercalazione di un giorno in più inserito nel mese di febbraio, che sarà di 29 giorni anziché 28. La credenza popolare vuole che l’anno bisesto sia un anno funesto (o molesto). Puntualmente, radio, televisioni, giornali ci ammanniscono oroscopi del giorno e dell’anno che verrà, per non parlare delle nefaste profezie, secondo le quali “l’Isis attaccherà Roma il prossimo 23 marzo″, “Ci sarà una guerra che porterà alla fine dell’Europa e nel 2043 il Califfato avrà Roma come epicentro” e altre amenità simili discorrendo.

Il giorno di Capodanno, alla latitudine di Catania, il Sole sorge alle 7.08 e tramonta alle 16.59, culminando alle 12.03. Alla fine del mese, le giornate saranno più lunghe e le notti più corte. La nostra stella diurna, infatti, sorge alle ore 7e tramonta alle 17.27, raggiungendo la massima altezza in cielo alle 12.13. Sempre alla fine di gennaio, la durata delle ore di luce sarà 36 minuti in più rispetto all’inizio del mese: il Sole sorge 8 minuti prima e tramonta 28 minuti dopo. Sempre il Sole, il 20 passa dalla costellazione del Sagittario a quella del Capricorno. La Terra, il 3 gennaio, sarà alla minima distanza (perielio, pari a circa 147 milioni di chilometri) da esso. Nel 2016, il nostro pianeta raggiungerà il punto di massima distanza (afelio) il 4 luglio, l’equinozio di primavera avverrà il 20 marzo (a esso, è legato il calcolo della data della Pasqua: la domenicache segue il plenilunio dopo l’equinozio, che quest’anno cadranno rispettivamente domenica 27 e mercoledì 23), il solstizio estivo il 20 giugno, l’equinozio autunnale il 22 settembre e il solstizio invernale il 21 dicembre.

La Luna sarà all’ultimo quarto e all’apogeo (massima distanza dalla Terra, 404.251 km) il 2, nuova il 10, al perigeo (minima distanza da noi, a 369.737 km) il 15, al primo quarto il 17, piena il 24 e di nuovo all’apogeo il 30.

Rapida rassegna delle costellazioni di gennaio. Allo zenit, spicca la costellazione di Perseo, con accanto alla luminosa Capella della costellazione dell’Auriga, la sesta stella più luminosa del cielo notturno, la terza dell’emisfero boreale, dopo Arturo di Boote e Vega della Lira. Questa bella stella dista dal Sole 42,5 anni luce, appare a occhio nudo come una stella singola, ma in realtà è un sistema quadruplo costituito da due coppie di stelle binarie. Capella è nota sin dall’antichità e il suo nomederiva dal latino e significa “capretta”, la capra Amaltea che allattò Zeus sul monte Ida dell’isola di Creta. Volgendo lo sguardo prima verso l’orizzonte orientale sono riconoscibili il Leone, il Cancro e i Gemelli con Castore e Polluce, poi in direzione di quello meridionale vedremo brillarela stella arancione Aldebaran del Toro con le Pleiadi (‘a Puddara, di verghiana memoria) e la nebulosa del Granchio, che è ciò che resta dell’immane esplosione di una supernova avvistata nel 1054 in pieno giorno dagli antichi astronomi cinesi. Sempre nel cielo meridionale, campeggia il grande quadrilatero del gigante Orione, in compagnia di Sirio del Cane Maggiore e di Procione del Cane Minore, con ai vertici, che rappresentano le spalle e le ginocchia, troviamo in alto Betelgeuse e Bellatrix, in basso Rigel e Saiph. Le tre stelle obliquamente allineate (da sinistra a destra, Alnitak, Alnilam e Mintaka) rappresentano la cintura del grande cacciatore, da cui pende la cosiddetta “spada”, dove vi è la Nebulosa di Orione, che è una delle nebulose diffuse più brillanti del cielo notturno. Spostandoci verso nord-ovest, è possibile ammirare la galassia di Andromeda nell’omonima costellazione, una stella della quale forma il Grande Quadrato di Pegaso, il cavallo alato di Perseo, mentre a occidente tramontano l’Ariete ei Pesci. A Nord, le consuete costellazioni circumpolari con l’Orsa Maggiore, Cefeo e Cassiopea, con la Stella Polare del Piccolo Carro attorno alla quale esse ruotano.

In gennaio è visibile lo sciame meteorico delle Quadrantidi, il cui radiante si trova in un’area nei pressi della costellazione di Boote, ma il loro nome deriva da una costellazione che non esiste più, quella del Quadrante, che è stata cancellata dalle mappe celesti tra le costellazioni di Boote, del Dragone, dell’Orsa Maggiore e di Ercole. Esse hanno origine da un asteroide che potrebbe essere la cometa C/1490 Y1 osservata dagli astronomi cinesi, giapponesi e coreani 500 anni fa. Le Quadrantidi sono visibili solo un giorno (quest’anno che è bisestile capita il 4 gennaio) e sono una delle piogge meteoriche più intense dell’anno, addirittura superiori alle Perseidi di agosto (le famose “lacrime di San Lorenzo”).

I pianeti. Mercurio è visibile all’inizio della sera sull’orizzonte occidentale. Poi, nei giorni successivi, lo rivedremo dalla parte opposta, ma un’ora e mezza prima del Sole. Venere continua a dominare il cielo mattutino già tre ore prima che sia avviluppato dai bagliori solari. Marte è visibile nella seconda parte della notte a Sud-Est. Giove continua a sorgere sempre prima e, alla fine del mese, lo vedremo apparire sull’orizzonte orientale nelle prime ore della notte. Saturno è anch’esso osservabile prima del sorgere del Sole. Urano è sempre visibile di prima sera a Sud-Ovest. Nettuno, invece, è ormai molto basso sull’orizzonte occidentale e tramonta durante la sera. Plutone, infine, bisogna aspettare alcune settimane per vederlo riapparire al mattino.

Per finire, il 7 gennaio vale la pena lasciare il letto prima del sorgere del Sole per ammirare, a Sud-Est, un quartetto di astri formato dal falcetto della Luna calante, dai pianeti Saturno e Venere e dalla stella Antares, il cuore rosso dello Scorpione.

GIUSEPPE SPERLINGA

PLEIADI  Pierre Julien, Amaltea e la capra di Giove. Parigi, museo del Louvre.

DICEMBRE 2015: NEL CIELO DEL SOLSTIZIO INVERNO SPLENDE ORIONE

Dicembre è il mese con le notti più lunghe dell’anno ed è ricco di eventi astronomici. Intanto, è il mese in cui ha inizio l’inverno: quello meteorologico è cominciato l’1, mentre quello astronomico s’inizierà il 22, che è il giorno del solstizio invernale. Le giornate, infatti, continueranno ad accorciarsi sempre più fino al 22, giorno in cui si verifica la notte più lunga dell’anno: 14 ore e 12 minuti di oscurità contro le 9 ore e 48 minuti della durata del dì, il periodo di illuminazione. Da ciò si evince che non è quella di santa Lucia (13 dicembre) “la notte più lunga che ci sia”. Ciò era vero prima della riforma gregoriana del calendario, nel 1582, quando la sfasatura fra calendario civile e calendario solare era talmente grande che il solstizio cadeva proprio fra il 12 e il 13, facendo sì che questo fosse il giorno più corto e, di conseguenza, la notte più lunga dell’anno.

In dicembre, il cielo è solcato da diversi sciami meteoritici che si originano nei pressi delle costellazioni del Toro e Orione, sono visibili per l’intera notte e sono pure abbastanza alti sull’orizzonte. Tra essi, ricordiamo le “sigma Hydridi” (6 dicembre), le “Monocerontidi” (8 dicembre) e le “chi Orionidi” (11 dicembre). La massima attività, però, sarà quella delle Geminidi, la cui visione sarà resa ottimale dall’assenza della Luna ed èprevista tra il 10 e il 15 dicembre, con il picco nella notte tra il13 e il 14, con il cieloche sarà solcato da circa120 meteore policromatiche (bianche, gialle, rosse, verdi, blu) all’ora,una pioggia di stelle cadenti paragonabile a quella delle Perseidi di agosto.

La Luna sarà all’ultimo quarto il 3, nuova l’11, al primo quarto il 18 e piena il giorno di Natale. I pianeti. Per Mercurio è questo il periodo migliore per osservarlo di prima sera nel cielo occidentale: l’ultimo giorno dell’anno tramonta un’ora e mezza dopo il Sole, mentre due giorni prima sarà alla massima distanza angolare dal Sole, che è di oltre 19°. Al calare delle prime ombre della sera, telescopi puntati verso ovest per individuare e osservare questo piccolo ed elusivo pianeta, l’unico pianeta visibile nel cielo serale di questo periodo. Lo sarà per poco, perché Venere, ancora molto basso sull’orizzonte occidentale, sta tornando a brillare la sera, dopo il tramonto. Il pianeta di Citera, alla fine del mese, tramonta un’ora dopo il Sole. Marte è osservabile a Sud-Est prima del sorgere del Sole ed è ancora in perfetto allineamento con Venere e Giove, con il pianeta rosso equidistante tra i due pianeti più luminosi del cielo e il gigantesco Giove che occupa la posizione più alta ed è osservabile più a lungo. Esso, infatti, sorge a Est dopo la mezzanotte e culmina a Sud ai primi bagliori dell’alba. Saturno, invece, non è osservabile e farà la sua apparizione nel cielo orientale solo a fine di mese, formando così uno spettacolare quartetto planetario con Venere, Marte e Giove che solo chi ama alzarsi presto potrà ammirare. Urano è osservabile nel cielo meridionale sin dalle prime della notte, poi si sposta verso Sud-Ovest per tramontare nelle ore centrali della notte. Nettuno è visibile a Sud-Ovest, dopo il tramonto del Sole, ma si abbassa sempre più sull’orizzonte occidentale. Nettuno e Urano per poterli osservare è indispensabile l’uso di un telescopio. Plutone, infine, è assai basso sull’orizzonte occidentale e possiamo considerarlo ormai in pratica inosservabile.

Tra gli allineamenti, segnaliamo quello tra la Luna e Giove alle 6.30 del 4; Luna–Marte prima dell’alba del 6 dicembre; Luna–Venere, sempre prima del sorgere del Sole del 7 dicembre, con il falcetto di Luna calante tra la stella più luminosa della Vergine, Spica, e il luminoso Venere. E, ancora, il bel triangolo Luna-Aldebaran (alfa Tauri, l’occhio rosso del Toro)-Pleiadi, poco prima della mezzanotte del 22 dicembre; Luna-ammasso stellare del Presepe, all’1.30 del 28. Infine, alle 23.30 del 31, brinderemo all’anno nuovo osservando la coppia Luna-Giove, sempre nell’orizzonte orientale.

Dicembre è il periodo migliore per osservare le costellazioni invernali. Nel cielo occidentale, infatti, si avviano al tramonto quelle autunnali del Capricorno, Acquario, Pesci, Pegaso, Andromeda, Perseo, le quali saranno sostituite a Sud-Est dall’imponente costellazione di Orione, con al seguito il Cane Maggiore con l’astro più luminoso della volta celeste Sirio e il Cane Minore con Procione, il Toro con la già citata Aldebaran, dai Gemelli con Castore e Polluce e dall’Auriga con Capella (la capretta). La costellazione di Orione dominerà il cielo invernale ed è caratterizzata dalle tre stelle allineate della cintura, da cui pende la spada dove si trova l’omonima nebulosa e dalle luminose Betelgeuse, Rigel, Bellatrix e Saiph situate ai vertici del quadrilatero. Nel cielo settentrionale, le onnipresenti costellazioni circumpolari che ruotano attorno alla Polare dell’Orsa Minore: Cassiopea, Cefeo, il Dragone, l’Orsa Maggiore e la Giraffa. Per finire, segnaliamo il brillante asterismo del “Triangolo invernale” formato dalle stelle Sirio del Cane Maggiore, Procione del Cane Minore e Betelgeuse di Orione.

                                                                                                                                                                                                                                    GIUSEPPE SPERLINGA

LA COSTELLA ZIONE DI ORIONE   LA NEBULOSA DI ORIONE NELLA OMONIMA COSTELLAZIONE   CONGIUNZIONE LUNA PLEIADI ALDEBARAN

 

 

 

PIOGGE DI STELLE CADENTI NEL CIELO DI NOVEMBRE

PIOGGE DI STELLE CADENTI NEL CIELO DI NOVEMBRE

In novembre, le giornate continuano ad accorciarsi e le notti ad allungarsi. Ciò non dispiace per niente a chi ama osservare il cielo, a condizione che esso sia sgombro da nuvole, cosa assai rara negli ultimi tempi. Alla latitudine di Catania, dall’inizio alla fine del mese, la durata del dì diminuisce di 44 minuti. In particolare, alla fine del mese, il Sole sorge 27 minuti dopo e tramonta 17 minuti prima. La nostra stella diurna, il 23 passerà dalla costellazione della Bilancia a quella dello Scorpione, dove però vi rimarrà appena sette giorni, perché il 30 farà il suo ingresso nella costellazione di Ofiuco, la tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata dagli astrologi, che continuano a “leggere” e ad ammannire un cielo fossile di oltre duemila anni fa. La Luna sarà all’ultimo quarto il 3, nuova l’11, al primo quarto il 19 e piena il 25. Rapido sguardo ai pianeti. All’inizio del mese, Mercurio sorge quasi un’ora prima del Sole e sarà possibile individuarlo tra le luci dell’alba sull’orizzonte orientale; poi, a poco a poco, si avvicina al Sole e il 17 sarà in congiunzione superiore, vale a dire passa sul lato opposto del Sole. Il piccolo pianeta con un nucleo di ferro e nichel che occupa sette parti su dieci del suo raggio, ricompare nel cielo serale, ma sarà molto basso sull’orizzonte, quindi, in pratica invisibile perché avvolto dalla luce del tramonto. Venere, Marte e Giove continueranno a dominare il cielo orientale prima dell’alba. Nei primi giorni del mese, offrono uno spettacolo celeste imperdibile. Il terzetto planetario, infatti, si può osservare con il luminoso Venere basso sull’orizzonte, Giove in posizione più alta e, tra i due, spicca Marte con la sua caratteristica colorazione rossastra. Saturno all’inizio del mese è bassissimo sull’orizzonte occidentale e tramonta subito dopo il Sole, in concreto impossibile rintracciarlo tra le luci crepuscolari, diventando inosservabile il 29 novembre, perché sarà in congiunzione con il Sole. Rivedremo il pianeta degli anelli alla fine di dicembre, quando riapparirà al mattino presto nel cielo orientale. Urano è ancora osservabile per l’intera notte nel cielo meridionale, mentre Nettuno lo sarà soltanto nella prima parte della notte, a Sud-Ovest, pur molto basso sull’orizzonte. Plutone, infine, è difficilmente osservabile sull’orizzonte occidentale.

   Al calare delle prime ombre della sera, volgendo lo sguardo verso occidente potremo ancora individuare alcuni dei protagonisti che dominarono le brevi notti dell’estate, a cominciare dall’asterismo del Triangolo Estivo, i cui vertici sono formati dalle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno, che si avviano a tramontare definitivamente. Proseguendo verso Sud, spiccheranno l’Acquario, i Pesci e l’Ariete. A Sud-Est, nelle prime ore della notte, sono facilmente riconoscibili le costellazioni di Orione e del Cane Maggiore con la luminosissima Sirio. A oriente, invece, si vedranno sorgere le costellazioni zodiacali che domineranno il cielo invernale: il Toro con il suo occhio rosso Aldebaran e gli ammassi delle Iadi e delle Pleiadi, i Gemelli Castore e Polluce e, poi, a sinistra dei Gemelli, il Cancro e, nella seconda parte della notte, il Leone. Sopra i Gemelli e il Toro spicca già alta nel cielo la costellazione dell’Auriga dall’inconfondibile forma a pentagono al vertice del quale vi è la brillante Capella (la capretta). E ancora, alzando lo sguardo allo zenit, proprio sulla nostra verticale, continuano a dominare il grande quadrato di Pegaso e, a Nord Est, Andromeda e Perseo fino ad arrivare alla “W” di Cassiopea e il meno appariscente Cefeo a forma di casetta. A nord, infine, campeggiano come sempre le due Orse Maggiore e Minore e, tra esse, la lunga ma poco appariscente costellazione del Dragone.

Il cielo di novembre è solcato da piogge di meteore, meglio note come “stelle cadenti”. Le più note sono quelle delle Tauridi e, soprattutto, delle Leonidi. Le prime sembrano irradiarsi da un’area a pochi gradi sud-ovest del celebre ammasso delle Pleiadi (M45, le Sette Sorelle, la Chioccia, ‘a Puddara di verghiana memoria) e pare abbiano avuto origine dalla disintegrazione della cometa Encke. Le più famose Leonidi, invece, appaiono tra il 16 e il 18 novembre, periodo in cui la Terra intercetta frammenti della cometa Tempel-Tuttle. Quest’anno l’osservazione sarà favorita dall’assenza della Luna nei momenti in cui il radiante sorgerà, a oriente, nei pressi di Algieba (gamma Leonis, stella doppia gigante della costellazione del Leone distante 126 anni luce), sarà sopra l’orizzonte. Sono previste una quarantina di meteore all’ora nella serata di martedì 17 novembre. Altri sciami minori, sarà possibile osservarli nella seconda metà del mese: le Andromedidi il 29-30 novembre e le Alfa Monocerontidi il 22, che quest’anno potrebbero dare luogo a una autentica pioggia di 400 “stelle cadenti” all’ora. Tutti, dunque, col naso all’insù, nuvole permettendo. Le cartine celesti sono consultabili nel sito dell’Unione astrofili italiani www.uai.it.

GIUSEPPE SPERLINGA

CIELO NOVEMBRE OVEST CIELO NOVEMBRE2015 EST TERZETTO PLANETARIO NOVEMBRE2015 CIELO NOVEMBRE2015 CEFEO CASSIOPEA

FLY BY DELLA SONDA CASSINI SU ENCELADO, LA SESTA LUNA DI SATURNO

Dopo il sorvolo (in gergo tecnico “fly by”) dello scorso 14 luglio della sonda New Horizons su Plutone e sulla sua principale luna, Caronte, oggi, mercoledì 28 ottobre, alle 11,41 (ora italiana), è avvenuto un altro incontro ravvicinato tra una sonda automatica e la luna di un pianeta. La sonda è Cassini e la luna è Encèlado, il sesto satellite naturale per dimensioni di Saturno che, sotto la sua gelida crosta, celerebbe un oceano salato, il quale, secondo gli esperti, potrebbe ospitare forme di vita. Durante il passaggio, la sonda ha tentato di catturare l’acqua ghiacciata espulsa nello spazio dai geyser per poi inviare i dati a Terra. Dopo il fly by, probabilmente, sapremo se sul fondale dell’oceano vi è attività idrotermale e, soprattutto, se tale ambiente è in grado di ospitare la vita.

La sonda Cassini è transitata a soli 49 mila km di distanza dal polo meridionale di Encèlado e ha attraversato il getto di materia da esso emanato, una sorta di geyser da cui fuoriesce vapore acqueo e, forse, materia organica. Nello stesso tempo, è entrato in funzione l’analizzatore di polveri, un sofisticato strumento in grado di rilevare fino a 10.000 particelle al secondo che dovrà individuare le molecole “spia” dell’attività idrotermale, soprattutto la presenza di idrogeno molecolare, che si forma in seguito alle reazioni chimiche fra rocce ricche di metalli e l’acqua. Se tale presenza sarà confermata, dicono gli scienziati, ciò costituirebbe una prova che sul fondo dell’oceano sotterraneo di Encèlado c’è attività idrotermale.

I ricercatori, inoltre, sperano di comprendere se il pennacchio si forma da un’unica eruzione da cui fuoriesce una colonna di particelle di ghiaccio che si liberano nello spazio oppure si forma da singoli getti intermittenti o, ancora, è dovuto dalla combinazione di entrambe. Mentre gli strumenti ne analizzano il materiale, la sonda acquisirà le immagini di Encèlado prima e dopo il fly by, con le fotocamere di bordo che riprenderanno l’intera la regione polare meridionale.

Cassini, di recente, aveva compiuto senza successo un primo sorvolo su Encèlado e vi giunge  in un periodo in cui quelle lande ghiacciate sono debolmente illuminate dai raggi solari. Vi sono validi motivi, ritengono gli scienziati, che le caratteristiche dell’oceano di Encèlado e la probabile presenza nei suoi fondali di sistemi idrotermali per ipotizzare che questa piccola luna di Saturno sia potenzialmente in grado di ospitare condizioni ambientali simili a quelle presenti sul fondo dei mari del nostro pianeta. Il terzo e ultimo sorvolo ravvicinato su Encèlado avverrà il prossimo 19 dicembre, ma con la sonda a circa 5.000 km di distanza. La missione terminerà nel 2017, quando Cassini finirà il carburante.

La missione “Cassini-Huygens”, nata dalla collaborazione delle agenzie spaziali americana (Nasa), europea (Esa) e italiana (Asi), ha preso l’avvio nel lontano 15 ottobre 1997 con il compito di studiare il pianeta Saturno, le sue lune e i suoi anelli. La sonda è formata dall’orbiter Cassini della Nasa e dal lander Huygens dell’Esa. Cassini entrò nell’orbita di Saturno il 1º luglio 2004 ed è la quarta sonda ad aver visitato il pianeta degli anelli (prima, erano già passate la Pioneer 11 e le Voyager 1 e 2). Il 25 dicembre dello stesso anno, il lander Huygens si è separato da Cassini per dirigersi verso Titano, la più grande luna di Saturno, dove è riuscita ad atterrare, raccogliendo dati sull’atmosfera e fotografando la superficie durante la discesa.

L’orbiter prende il nome dall’astronomo italiano Gian Domenico Cassini (il Re Sole lo chiamò alla direzione dell’Osservatorio di Parigi), che, verso la fine del Seicento, studiò Saturno e i suoi anelli (fu lui a scoprire la separazione presente fra i due anelli più brillanti di Saturno, nota come “divisione di Cassini”), mentre il lander è dedicato all’astronomo olandese Christiaan Huygens, che nel 1655 scoprì Titano. Encèlado, infine, fu scoperto il 28 agosto 1789 da William Herschel.

GIUSEPPE SPERLINGA

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IL QUADRATO DI PEGASO DOMINA IL CIELO DI OTTOBRE

In autunno, le giornate si accorciano sempre più, ma si allungano le notti, cosa che non dispiace agli appassionati del cielo. Alla fine di ottobre, alla latitudine di Catania, dall’inizio alla fine del mese, il periodo d’illuminazione dura 64 minuti di meno, tenendo conto che nella notte tra il 24 e il 25 torna in vigore l’ora solare. Il 31, il Sole lascia la costellazione della Vergine per transitare in quella della Bilancia. La Luna sarà all’ultimo quarto il 4, avremo il novilunio il 14, il primo quarto il 20 e il plenilunio il 27. Sono ben quattro i pianeti visibili prima del sorgere del Sole, tutti nel cielo orientale: Mercurio, venere, Marte e Giove. Il primo, il 16 ottobre, si troverà alla distanza angolare di poco più di 18° dal Sole (massima elongazione mattutina) e sorgerà un’ora e mezza prima della nostra stella diurna. Venere è “Lucifero” ed è l’autentico protagonista del cielo mattutino per la sua luminosità, spiccherà molto alto in cielo, prima di essere avviluppato dai bagliori del Sole nascente. Pure Marte è osservabile prima del sorgere del Sole, ma un po’ più in basso. Il pianeta di Citera e il pianeta rosso saranno protagonisti di interessanti congiunzioni, in particolare con Giove. Molto attesa, infatti, nell’ultima decade di ottobre, la spettacolare concentrazione che avverrà prima dell’alba con Venere, Giove e Marte assiepati nella costellazione del Leone. Altro discorso per Saturno, il cui periodo di osservabilità serale volge ormai alla fine, con il pianeta degli anelli talmente basso sull’orizzonte occidentale che sarà difficile da individuare nella luce del tramonto. Urano sarà visibile tutta la notte a partire dal 12, giorno in cui si trova in opposizione al Sole: fa la sua apparizione nel cielo orientale appena tramonta il Sole, culmina a Sud nelle ore centrali della notte e scende a occidente sul finire della notte. Pure Nettuno è visibile per quasi tutta la notte: appena fa buio, è già alto in cielo, a Sud-Est. Plutone, infine, è assai basso nel cielo sud-occidentale sin dal calare della sera. Ricordiamo che Urano, Nettuno e Plutone non sono visibili a occhio nudo e per poterli osservare occorre l’uso del telescopio.

In ottobre riappare in cielo l’imponente costellazione di Orione, che dominerà i cieli invernali, ma che ancora sorge tardi ed è preceduta dalla gigante arancione Aldebaran (l’occhio rosso del Toro) e dalle Pleiadi. Queste ultime, sono note con svariati appellativi: le Sette sorelle figlie di Atlante e Pleione, la Chioccia, M45 dagli astronomi, ‘a Puddara, che in siciliano vuol dire “chioccia”. Si tratta di un ammasso aperto della costellazione del Toro, formato da alcune centinaia di stelle, distante 440 anni luce da noi. Alto nel cielo meridionale, quasi allo zenit, spicca il Grande Quadrato di Pegaso, il cavallo alato, formato da quattro stelle che formano un quadrilatero regolare, una delle quali fa parte della vicina costellazione di Andromeda, nota perché contiene l’omonima galassia a spirale normale, che è la più vicina alla nostra, la Via Lattea, si trova a quasi 2 milioni e mezzo di anni luce, ha un diametro di circa 200.000 anni luce e contiene oltre 100 miliardi di stelle. Tra Pegaso e la Stella Polare è facilmente riconoscibile la doppia W di Cassiopea, la bella e vanitosa sposa di Cefeo, più difficile da individuare perché priva di stelle brillanti. A occidente, invece, escono dalla scena celeste le costellazioni che hanno dominato il cielo estivo: il Sagittario, il Bovaro (Bootes) con la brillante stella Arturo, seguiti dalla famosa tredicesima costellazione dello Zodiaco pervicacemente ignorata dagli astrologi, l’Ofiuco, e da Ercole, mentre si potrà notare ancora l’asterismo del “Triangolo Estivo”, ai cui vertici vi sono le stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno. Spostando lo sguardo verso oriente, lungo l’eclittica vedremo le costellazioni tipicamente invernali: a tarda sera, faranno la loro apparizione il Toro e, poi, i Gemelli. Nel cielo nord-orientale, sono facilmente riconoscibili la brillante stella Capella, la “capretta” della costellazione dell’Auriga, e il Perseo, simile a una “Y” rovesciata. Da osservare pure con un binocolo il famoso “Doppio Ammasso del Perseo”, tra Perseo e Cassiopea, costituiti da circa 400 stelle e distanti da noi settemila anni luce.

Per finire, ricordiamo che il 6 ottobre di vent’anni addietro fu scoperto il primo esopianeta attorno a “51 Pegasi”, una stella simile al Sole della costellazione di Pegaso distante 47,9 anni luce da noi. Si tratta di una nana gialla un po’ più vecchia (7,5 miliardi di anni) e poco più massiccia del nostro Sole. La scoperta del pianeta fu annunciata sulla prestigiosa rivista Nature (vol. 378) da Michel Mayor e Didier Queloz, che avevano compiute le loro osservazioni dall’Observatoire de Haute-Provence, in Francia.

GIUSEPPE SPERLINGA

CIELO OTTOBRE 2015 LA SICILIA 4OTTOBRE2015

 

CIELO DI SETTEMBRE CON L’EQUINOZIO AUTUNNALE E L’ECLISSE DI LUNA

Settembre è il mese dell’equinozio autunnale, che quest’anno cade mercoledì 23: il dì e la notte avranno uguale durata. E’ un cielo di transizione quello settembrino, con le costellazioni estive che si avviano lentamente a tramontare verso occidente e quelle autunnali che si levano sempre più alte nell’orizzonte orientale. Alzando lo sguardo sopra la nostra testa, allo zenit, lontani dal riverbero delle luci cittadine, spiccano la striscia bianca della Via Lattea e l’asterismo del Triangolo estivo, formato da Deneb, Altair e Vega, rispettivamente le tre stelle più luminose delle costellazioni del Cigno, dell’Aquila e della Lira. Nel Cigno, oltre la supergigante bianca Deneb (la testa), è facilmente riconoscibile a occhio nudo pure Albireo (la coda), che in realtà non è una stella singola, ma una coppia formata da due astri di colori differenti, la più brillante delle quali è una gigante arancione (che a sua volta è un sistema binario), mentre la secondaria è di colore bianco-azzurro. In altre parole, Albireo è una stella tripla distante oltre quattrocento anni luce dal Sole. Spostandoci verso l’orizzonte occidentale, ormai bassa, si nota la tredicesima costellazione dello zodiaco, Ofiuco, ignorata dagli astrologi quando ammanniscono il loro ciarpame ai creduloni dell’oroscopo. Sempre a ovest, si tuffano lentamente oltre l’orizzonte le costellazioni del Serpente, del Boote con Arturo (il guardiano dell’Orsa è stata la stella più luminosa del cielo estivo), della Corona Boreale con la luminosa binaria a eclisse Gemma, dei Cani da caccia e, infine, il quadrilatero di stelle di Ercole con il bellissimo ammasso globulare M13, distante da noi 22.200 anni luce. Nel cielo settentrionale sono visibili le costellazioni circumpolari, vale a dire che non sorgono e non tramontano mai e ruotano attorno alla Stella Polare del Piccolo Carro, con l’Orsa Maggiore (verso la mezzanotte raggiunge il suo massimo abbassamento sul piano dell’orizzonte per poi innalzarsi nuovamente nel cielo), il Dragone, Cefeo, la Giraffa e Cassiopea, quest’ultima alta nel cielo e facile da riconoscere per le stelle disposte a “W”. Volgendo lo sguardo dalla parte opposta, il cielo orientale offre alla vista la debole costellazione dei Pesci affiancata dall’Ariete, dal Triangolo e dal Perseo con l’ammasso aperto M34 e il celebre “Doppio ammasso” osservabile persino a occhio nudo da zone con il cielo buio (per ingrandirlo meglio utilizzare un binocolo anziché il ristretto campo offerto dal telescopio). Più in alto, è visibile il Grande quadrato di Pegaso, con l’ammasso globulare M15. Accanto, vi è la costellazione di Andromeda con l’omonima galassia M31, che pur distando 2,4 milioni di anni luce è visibile a occhio nudo come un piccolo batuffolo allungato. Nel cielo orientale sorgono la costellazione del Toro con la fulgida gigante arancione Aldebaran e l’ammasso aperto delle Pleiadi (‘a Puddara, la chioccia, di verghiana memoria nei Malavoglia) e la costellazione dell’Auriga con Capella (in realtà, è un sistema multiplo formato da quattro stelle), che è la terza stella più luminosa del cielo boreale dopo Arturo e Vega. Nel cielo meridionale, infine, incontriamo le costellazioni dello Scudo, del Pesce Australe con la stella Fomalhaut, il Microscopio e le costellazioni zodiacali del Capricorno e dell’Acquario.

Uno sguardo ai pianeti. Mercurio è basso sull’orizzonte occidentale e il 16 sarà inosservabile perché in congiunzione inferiore col Sole; Venere e Marte sono visibili nel cielo orientale prima del sorgere del Sole; il gigantesco Giove riappare al mattino nel cielo orientale dopo la congiunzione col Sole; Saturno sarà visibile nelle prime ore della sera, a sud-ovest; Urano e Nettuno sono visibili al telescopio per tutta la notte: compaiono a oriente al tramonto del Sole, culminano a sud intorno alla mezzanotte e tramontano a ovest; Plutone, infine, è osservabile al telescopio a sud all’inizio della notte.

La Luna sarà all’ultimo quarto il 5, nuova il 13, al primo quarto il 21 e piena il 28. Proprio nella notte tra il 27 e il 28 si verificherà un’eclisse totale di Luna visibile dall’Italia, purtroppo il suggestivo fenomeno celeste avrà luogo in piena notte: l’argenteo satellite naturale terrestre entrerà nel cono d’ombra proiettato dal nostro pianeta alle 3,07. La totalità avrà inizio alle 4.11, il massimo alle 4.47, la fine della totalità alle 5.23, mentre alle 6.27 la Luna uscirà dall’ombra. Sarà, dunque, la lunga notte della Luna rossa, perché per tutto il tempo della totalità essa sarà illuminata dalla componente rossa della radiazione solare rifratta dalla nostra atmosfera.

GIUSEPPE SPERLINGA

CIELO SETTEMBRE 2015 LA SICILIA

 

 

 

 

 

DOMINANO LE METEORE NEL CIELO AGOSTO 2015

PERSEIDI

DOMINANO LE METEORE NEL CIELO AGOSTO 2015

“San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla / arde e cade, perché sì gran pianto / nel concavo cielo sfavilla…”. Così, Giovanni Pascoli, nella sua celeberrima lirica “X agosto” dedicata alla morte del padre, avvenuta nella notte di San Lorenzo del 1860. Nella tradizione popolare, infatti, le “stelle cadenti” d’agosto sono dette pure “fuochi di San Lorenzo”, ossia le scintille del fuoco che ardeva sotto la graticola del santo durante il martirio avvenuto il 10 agosto del 258. In realtà, San Lorenzo non morì abbrustolito, bensì decapitato, ma la leggenda della graticola è piaciuta di più all’immaginario popolare, né mancano i proverbi, come quello veneto secondo cui “San Lorenzo dei martiri inozenti, casca dal ciel carboni ardenti”.

E’ fin troppo evidente che non sono stelle che precipitano nello spazio a lasciare le scie luminose che solcano il cielo, le stesse al cui passaggio esprimiamo desideri col naso all’insù, ma si tratta di polveri e piccoli detriti che “cadendo” ad altissime velocità contro la nostra atmosfera bruciano e la ionizzano mostrandoci nel cielo l’effimera scia di luce. Le comete, infatti, a ogni passaggio vicino al Sole perdono una considerevole parte della propria massa sotto forma di particelle che continuano a rivolvere attorno al Sole per millenni. Il fenomeno delle “stelle cadenti” avviene quando tali frammenti (detti meteoroidi) attraversano l’atmosfera terrestre. Essi, entrando nell’alta atmosfera, si riscaldano per attrito. Se si disintegrano completamente, cadrà sul nostro pianeta una polvere finissima di cui nemmeno ci accorgiamo. Diversamente, ciò che non brucia riesce a raggiungere il suolo e i residui sono detti meteoriti. Le stelle cadenti… cadono ogni notte, ma si hanno “sciami” che si ripresentano sempre alla stessa data. Il fatto è che i meteoroidi possono trovarsi concentrati in un ben preciso punto dell’orbita terrestre: ogni volta che la Terra attraversa quel punto della propria orbita, si ha la pioggia di “stelle cadenti”. La combinazione del moto di rivoluzione terrestre attorno al Sole e di quello proprio dei meteoroidi (anch’essi orbitanti attorno al Sole) fa sì che l’osservatore abbia l’impressione di vedere le scie delle stelle cadenti provenire da un preciso punto fra le stelle, detto “radiante” e la costellazione in cui esso si trova dà il nome allo sciame. Le “lacrime di San Lorenzo”, che appaiono provenire dalla costellazione di Perseo, si chiamano Perseidi, la cui pioggia di meteore comincia alla fine di luglio e termina a metà agosto, mentre la massima attività non accade come si crede la notte di San Lorenzo, ma in quella tra il 12 e 13 agosto. Le Perseidi sono state osservate per la prima volta, nel 36 d.C., dai Cinesi, ma fu l’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, nel 1866, che intuì che lo sciame deriva dalla cometa Swift-Tuttle. Scelto un luogo lontano dalle luci cittadine, il modo migliore per osservare le più famose meteore dell’anno è quello di sedersi comodamente su di una sdraio e puntare lo sguardo verso il cielo, i binocoli e i telescopi non servono. Qualsiasi direzione va bene, ma conviene osservare, nella seconda metà della notte, dalla parte dove si trova il radiante, che nel caso delle Perseidi si trova a nord-est. Quest’anno, l’osservazione è favorita dall’assenza dei bagliori della Luna, che è vicina al novilunio e sorgerà alla fine della notte, e se le previsioni meteo saranno favorevoli si stima che si potranno osservare oltre un centinaio di meteore all’ora. Sempre in agosto, è possibile osservare altri sciami meteorici meno famosi delle Perseidi, quali sono le Alfa Capricornidi (inizio del mese), le Delta Aquaridi (il 9) e le Aquilidi (l’11). Insomma, ogni sera è buona per stare col naso all’insù ed esprimere desideri da esaudire, che non mancano, dati i tempi che corrono…

Ma, nel cielo di agosto non brillano soltanto meteore, perché la volta celeste offre molto di più, a cominciare dall’asterismo del Triangolo Estivo, quasi allo zenit, formato dalle stelle Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. Volgendo lo sguardo verso sud spicca il Sagittario (in questa direzione è situato il centro della Via Lattea) e proseguendo verso ovest si potranno individuare le costellazioni della Bilancia e dello Scorpione, prossime al tramonto; a sud-est, ma con l’aiuto di una cartina, si trovano le grandi costellazioni del Capricorno e dell’Acquario ma prive di stelle brillanti; a nord-ovest, la brillante stella Arturo di Bootes, dall’inconfondibile forma ad aquilone. Vega è un ottimo punto di riferimento per rintracciare, verso ovest, la costellazione di Ercole e, più in basso, l’ampia ma poco appariscente costellazione dell’Ofiuco. Volgendo lo sguardo verso nord, spiccano le due Orse Maggiore e Minore, quest’ultima con la Stella Polare, e l’inconfondibile “W” di Cassiopea. Nel cielo orientale, infine, appare il grande quadrilatero di Pegaso, seguito da Andromeda e Perseo, che domineranno i cieli autunnali.

Infine, i pianeti. L’unico visibile a occhio nudo è Saturno, nel cielo sud-occidentale, nelle prime ore della notte. Occorre, invece, un buon telescopio per rintracciare Urano (a est, prima di mezzanotte) e Nettuno (a sud-est nella prima parte della notte, a sud dopo la mezzanotte, a sud-ovest prima dell’alba). Plutone, in luglio balzato agli onori della cronaca grazie al sorvolo della sonda New Horizons, è osservabile per l’intera notte, inizialmente nel cielo meridionale, poi a sud-ovest, tra le stelle della costellazione del Sagittario, dove rimarrà fino al 2023.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

 

E’ ARRIVATA LA SONDA NEW HORIZONS, PLUTONE SVELA I SUOI MISTERI

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Il 14 luglio 2015 entrerà di diritto nella storia delle esplorazioni spaziali: il pianeta Plutone non sarà più un puntino luminoso. A rivelarci com’è fatto e a fotografarlo da vicino, per la prima volta, sarà New Horizons (Nuovi Orizzonti), la sonda della Nasa che, dopo aver viaggiato nello spazio per nove anni è mezzo e percorso cinque miliardi di chilometri, raggiungerà e sorvolerà il lontanissimo pianeta, l’unico dei corpi del Sistema solare a non essere stato ancora avvicinato da una navicella interplanetaria automatica. Sarà una vera e propria toccata e fuga, perché al momento del massimo avvicinamento, che avverrà alle 13,50 (ora italiana) di oggi, la sonda viaggerà nello spazio a 49.600 km/h e sarà distante 12.500 km da Plutone e 27.000 km da Caronte, il maggior satellite dei cinque che formano la sua corte di lune.

Lanciata dalla base di Cape Canaveral, il 19 gennaio 2006, New Horizons ha come obiettivi principali la conoscenza della geologia e morfologia di Plutone e di Caronte, analizzare l’atmosfera del pianeta, realizzare una mappa della superficie dei due corpi celesti: il mancato raggiungimento di uno solo di questi traguardi sarà considerato dalla Nasa come il fallimento della missione. Numerosi, invece, gli obiettivi secondari, tra cui l’osservazione dei quattro satelliti minori Stige, Notte, Cerbero e Idra, la scoperta di altri satelliti o anelli finora sconosciuti, ricercare una eventuale atmosfera di Caronte, mappare le temperature superficiali, individuare altri satelliti e anelli.

La navicella spaziale New Horizons ha la forma triangolare, con un generatore di energia elettrica basato sul decadimento di isotopi radioattivi e un’antenna parabolica da 2,5 metri di diametro, trasmette utilizzando una parte della banda delle microonde usata per le comunicazioni satellitari, usa l’idrazina come combustibile per il controllo e l’assetto orbitali, le fotocamere sono montate su un solo lato e ha un peso totale è di 470 kg. La sonda è dotata di sofisticati strumenti: il Long Range Reconnaissance Imager (Lorri), che è fotocamera digitale ad alta risoluzione; il Pluto Exploration Remote Sensing Investigation (Persi) formato da un telescopio e un dispositivo ad accoppiamento di carica (Ccd) per le lunghezze d’onda visibili; uno spettrometro per l’infrarosso (Leisa) e uno spettrometro per l’ultravioletto (Alice). Le particelle ad alta energia sono analizzate da un analizzatore toroidale elettrostatico (Swap) e da un sensore di elettroni (Peppsi). La sonda, infine, è dotata del Radio Science Experiment (Rex) che utilizza un oscillatore molto stabile per compiere analisi radio sul pianeta nano e dello Student-built dust counter (Sdc), che ha il compito di misurare le particelle solari.

La sonda “New Horizons” doveva essere lanciata 17 gennaio 2006, ma le avverse condizioni meteo costrinsero i tecnici a un rinvio di due giorni, che avvenne da Cape Canaveral, in Florida, dopo aver aggiunto un terzo stadio per fornire al razzo la necessaria potenza per raggiungere la velocità di fuga per sfuggire all’attrazione gravitazionale della Terra. Dopo tredici mesi di viaggio, la sonda raggiunse Giove e il sorvolo ravvicinato (fly-by) del gigantesco pianeta gassoso fu sfruttato per eseguire un rapido monitoraggio dell’atmosfera gioviana e dell’attività vulcanica sul turbolento Io, una delle quattro lune gioviane scoperte da Galileo nel 1610. Sfruttando poi l’effetto fionda gravitazionale, la sonda è stata rilanciata nello spazio e, durante il suo tragitto verso Plutone, è transitata nei pressi del punto lagrangiano L5 dell’orbita di Nettuno che ospita gruppi di asteroidi detti “Troiani”. Non è superfluo ricordare che nell’orbita di un grande pianeta perturbatore (Giove, Nettuno, per esempio) vi sono due punti, L4 e L5, detti lagrangiani (dedicati al grande matematico e astronomo Joseph-Louis Lagrange, al secolo Giuseppe Luigi Lagrangia, nato a Torino nel 1736 e morto a Parigi nel 1813), in cui vi sono condizioni di stabilità orbitale in grado di preservare gli oggetti che vi risiedono da possibili orbite caotiche. In questi punti, vi risiedono svariati asteroidi, i “Troiani”, che sfuggono al destino di precipitare sul Sole o essere espulsi dal Sistema Solare. Pur non essendo massiccio come Giove, Nettuno possiede dei “Troiani”, finora se ne conoscevano cinque, tutti localizzati solo in L4. Nel 2008, in L5, è stato individuato il primo Troiano e denominato “2008 LC18”.

Torniamo alla missione di New Horizons. I generatori che ha a bordo sono in grado di fornire alla sonda 225 watt di potenza e, tenendo conto dei tempi di decadimento del plutonio, questo piccolo ma attrezzatissimo laboratorio spaziale dovrebbe cessare di funzionare tra una decina d’anni, quando sarà a una sessantina di Unità Astronomiche di distanza dal Sole (1 U.A. corrisponde a circa 150 milioni di km). Dopo la prima correzione di rotta avvenuta alla fine di gennaio 2006, il 7 aprile la sonda sorvolò il pianeta rosso, Marte, e nel periodo maggio-ottobre entrò nella fascia degli asteroidi, sorvolando l’asteroide “132524 APL”, una sorta di sasso spaziale di circa 2,3 km di diametro formato da silicati di nichel, ferro e magnesio, un utile test che ha permesso alla sonda di saggiare la sua capacità di seguire oggetti in rapido movimento.

Il 28 febbraio dell’anno successivo, New Horizons sorvolò Giove, la fotocamera Lorri riprese le prime immagini di Giove e, dopo aver puntato i suoi strumenti verso i satelliti gioviani, tra cui Io e i suoi turbolenti vulcani, ed effettuato analisi della “Piccola Macchia Rossa”, della magnetosfera e del sistema di anelli, la sonda sfruttò la fionda gravitazione del gigante gassoso per passare in rassegna Saturno (giugno 2008), Urano (marzo 2011) e Nettuno (agosto 2014).

Lo scorso 4 luglio, a pochi giorni dal traguardo, un serio problema tecnico ha seminato il panico tra i tecnici che seguono da Terra la missione: la sonda è improvvisamente entrata in modalità di sicurezza per una improvvisa anomalia che ha bloccato il funzionamento di tutte le apparecchiature scientifiche di bordo, per fortuna risolto in un paio di giorni. I tecnici del Centro di controllo della sonda New Horizons del Laboratorio di Fisica applicata della John Hopkins University di Laurel, nel Maryland, infatti, nel giorno dell’Independence Day hanno vissuto un’ora e mezza di autentico terrore quando s’interruppe il contatto con il Deep Space Network della Nasa, che è il sistema di antenne che consente le comunicazioni tra New Horizons e il centro di controllo di Laurel. Era successo che il pilota automatico della sonda aveva rilevato un problema e l’aveva messa in “safe mode”. Per fortuna, il problema è stato risolto in appena un paio di giorni e la missione New Horizons è tornata alla sua normale operatività scientifica. Tutto ciò accadeva mentre la sonda era a quasi cinque miliardi di km di distanza dalla Terra e i suoi segnali radio, pur viaggiando alla velocità della luce, impiegavano quattro ore e mezza per arrivare al centro di controllo di Laurel e altrettanti per tornare indietro.

Martedì 14 luglio, sei ore prima di arrivare al punto minimo di avvicinamento, saranno avviate le osservazioni di Plutone, che punteranno al rilevamento della presenza di eventuali anelli o satelliti. Poi, per tre giorni, saranno avviate le riprese a lungo raggio, inclusa la mappatura di Plutone e Caronte con risoluzione di 40 km. Durante il sorvolo, la fotocamera digitale ad alta risoluzione “Lorri” acquisirà immagini con risoluzione di 50 m/px, sarà eseguita la mappatura a quattro colori del lato illuminato  con una risoluzione di 1,6 km. Contemporaneamente, entreranno in azione lo spettrometro per l’ultravioletto “Alice” che analizzerà l’atmosfera e gli strumenti Swap e Peppsi, che effettueranno campionamenti dell’alta atmosfera, altri strumenti accerteranno la presenza di polveri e di anelli, “Rex” effettuerà le analisi radio attive e passive, perché da Terra sarà trasmesso un potente segnale radio nel momento in cui la sonda transiterà dietro al disco di Plutone, in modo da consentire ai sistemi di telecomunicazione della sonda il rilevamento della perdita e la successiva riacquisizione del segnale quando essa emergerà dall’altro lato del pianeta. In tal modo, sarà possibile ricavare il diametro del pianeta, la densità atmosferica e la sua composizione. Sarà un esperimento inedito, perché per la prima volta sarà utilizzato un segnale proveniente dalla Terra. In passato, infatti, il segnale era inviato dalla sonda verso la Terra. Altre misurazioni riguarderanno la massa del pianeta, mentre l’emisfero al buio sarà visibile tramite la luce solare riflessa da Caronte, che potrebbe far risaltare la presenza di eventuali anelli.

Durante il fly-by, le strumentazioni riprenderanno le immagini con una risoluzione massima di 25 m/pixel, a quattro colori, una mappa globale con risoluzione di 1,6 km nella banda dell’infrarosso, una mappa da 7 km/pixel globalmente o localmente di 0,6 km/pixel, al fine di poter definire l’atmosfera dei pianeti. Poi, la sonda lascerà Plutone per penetrare nella “Fascia di Kuiper”, una regione del Sistema Solare che si estende dall’orbita di Nettuno fino a 50 Unità Astronomiche dal Sole. In tale regione, che è popolata da corpi minori del nostro sistema planetario e ricorda la fascia degli asteroidi posta tra le orbite di Giove e Marte, sono stati scoperti un migliaio di oggetti definiti “Kuiper belt objects” (Kbo) e si pensa che ne possano esistere oltre centomila con diametro superiore ai 100 km.

Per finire, una curiosità. New Horizons contiene una parte delle ceneri di Clyde Tombaugh (1906-1997), l’astronomo americano che, il 18 febbraio 1930, appena ventiquattrenne, scoprì Plutone, al cui esistenza era stata ipotizzata dal grande astronomo statunitense Percival Lowell. Al termine della missione, la sonda si perderà nello spazio e quelli di Tombaugh saranno i primi e finora unici resti umani a varcare i confini del Sistema Solare.

GIUSEPPE SPERLINGA

PLUTONE, CHI E’ COSTUI?

Plutone descrive un’orbita molto ellittica (dista 4,5 miliardi di km al perielio, circa 7,5 miliardi all’afelio) e impiega 247,8 anni per percorrerla, ha un moto di rotazione attorno al proprio asse di poco più di sei giorni, il suo diametro è una volta e mezza più piccolo della nostra Luna e per sfuggire alla sua forza di gravità occorre imprimere una velocità di appena 1.230 m/s (Luna 2.380 m/s, Terra 11.186 m/s). Un uomo di 100 kg, su quel mondo lontanissimo e gelido (quasi 250°C sotto lo zero), peserebbe appena 7 (16,6 sulla Luna). Nel 2006, ha perduto il rango di pianeta ed è stato classificato dalla comunità astronomica internazionale (Uai) come “pianeta nano”, vale a dire è un oggetto planetario che rivolve attorno a una stella e possiede una massa tale da fargli assumere una forma sferoidale, ma che non è stato in grado di “ripulire” la propria orbita da altri oggetti di pari dimensioni. E’ una definizione molto discussa e discutibile, sia perché “nano” non significa di piccole dimensioni, sia perché nessun oggetto può “ripulire” del tutto la propria fascia orbitale. L’Uai riconosce lo status di pianeti nani a Cerere, Plutone, Haumea, Makemake ed Eris. Plutone è circondato da cinque lune: Caronte, Notte, Idra, Cerbero e Stige. Molti astronomi ritengono che la coppia Plutone-Caronte formi un sistema planetario binario (nano, ovviamente). In altre parole, Caronte e Plutone ruotano attorno al comune baricentro che non ricade all’interno di quest’ultimo. Per gli astrologi, Plutone eserciterebbe presunti influssi in tutti coloro i quali sono nati sotto i dodici segni zodiacali (che, in realtà, con Ofiuco sono tredici). Peccato, però, che Plutone lo conosciamo da appena 85 anni e per completare la sua orbita dovranno trascorrere altri 163 anni!

                                                                                                                      G.S.

TRIANGOLO ESTIVO NEL CIELO DI LUGLIO

TRIANGOLO ESTIVO

TRIANGOLO ESTIVO NEL CIELO DI LUGLIO 2015

Al contrario della capricciosa estate meteorologica, quella astronomica non tradisce mai le attese mostrando puntualmente le costellazioni che caratterizzano il cielo della bella stagione. Le notti estive sono brevi, ma vale la pena aspettare l’oscurità per osservare la volta celeste, che in luglio è dominato dalla spettacolare scia luminosa della Via Lattea, che solca il cielo da nord-est a sud. Arrivata l’oscurità, volgendo lo sguardo sopra la nostra testa, allo zenit, si riescono a individuare tre stelle assai luminose, le quali, unite idealmente, formano l’asterismo del “Triangolo estivo”. La terna di astri è formata da Vega della costellazione della Lira, da Altair dell’Aquila e da Deneb del Cigno. Non è superfluo ricordare che Vega, tra tredicimila anni, sarà la stella nei pressi della quale passerà il prolungamento dell’asse terrestre, a causa del moto di precessione (spostamento) degli equinozi dovuto alla contemporanea attrazione esercitata dalla Luna e dal Sole sul rigonfiamento equatoriale del nostro pianeta. Vega è facile da individuare, perché con Arturo del Bootes (Bovaro, Bifolco) è l’astro più brillante del cielo estivo e la costellazione della Lira è riconoscibile perché formata da quattro stelle disposte a parallelogramma. Lo strumento musicale cui si riferisce è quello suonato da Orfeo, distrutto dal dolore per la morte della sposa Euridice. Le stelle della costellazione dell’Aquila sono disposte a formare la lettera “T”, con la luminosa Altair che rappresenta la testa del rapace. L’aquila fu mandata da Zeus per mangiare il fegato di Prometeo, reo di aver osato scalare l’Olimpo per rubare il fuoco degli Dei. Deneb, infine, è la stella più luminosa della costellazione del Cigno (nota pure come Croce del Nord) e in arabo significa “coda”, che quella dell’elegante uccello in cui si trasformò Zeus per sedurre Leda, dalla cui unione nacquero i Gemelli Castore e Polluce, Clitennestra ed Elena di Troia. Deneb merita un’attenzione particolare: tra le stelle brillanti del cielo, è la più lontana visibile a occhio nudo, pur essendo da noi a 1.600 anni luce di distanza (un anno luce equivale a circa novemila miliardi e mezzo di km). Tradotto in dobloni, vuol dire che la luce che riceviamo da questa stella è stata emessa poco prima della caduta dell’Impero Romano. Guardando da ovest verso est, è possibile individuare le costellazioni dello zodiaco: il Leone, la Vergine, la non molto appariscente costellazione della Bilancia, la silhouette dello Scorpione con la rossa Antares, il Sagittario, la tredicesima costellazione zodiacale Ofiuco, ignorata dagli astrologi.  Alta, invece, nel cielo spicca la costellazione a forma di aquilone Bootes con la luminosa Arturo.  Sempre in alto, ma a sinistra, ecco la costellazione di Ercole. A nord, le onnipresenti costellazioni circumpolari delle due Orse, Maggiore e Minore, Cassiopea e Cefeo.

Il Sole, il 21 luglio, passa dalla costellazione dei Gemelli a quella del Cancro, le giornate tornano ad accorciarsi e alla fine del mese, alla latitudine di Catania, il dì diventa più breve di 33 minuti. Martedì 6, la Terra sarà all’afelio, sarà cioè alla massima distanza dal Sole, pari a poco più di 152 milioni di chilometri. La Luna è piena il 2, all’ultimo quarto l’8, nuova il16, al primo quarto il 24 e di nuovo piena il 31. In luglio, dunque, vedremo due volte il plenilunio, avremo la cosiddetta “Luna blu” (blue moon), un evento che avviene mediamente ogni due anni e mezzo (l’ultima si è avuta nell’agosto del 2012, la prossima si avrà nel gennaio 2018). Rapido sguardo ai pianeti. Mercurio a inizio mese sorge quasi un’ora e mezza prima del Sole ed è osservabile basso sull’orizzonte orientale. Il 23 è in congiunzione con la nostra stella diurna e, a fine mese, torna a brillare dopo il tramonto, ma molto basso nel cielo occidentale. Venere, a inizio del mese, continua a essere strettamente vicino a Giove: dopo il tramonto, i due pianeti più luminosi continueranno a dominare l’orizzonte occidentale, ma nel giro di pochi giorni, Venere s’abbassa sempre di più e alla fine di luglio tramonta  meno di mezz’ora dopo il Sole. Marte è visibile il mattino, ma è molto basso sull’orizzonte orientale. Per Giove vale quanto detto per Venere. Saturno è osservabile nel cielo meridionale. Urano appare a est, intorno alla mezzanotte, negli ultimi giorni del mese ed è osservabile a sud-est nella seconda parte della notte. Nettuno è visibile tutta la notte inizialmente a sud-est per culminare a sud prima dell’alba. Plutone, infine, dopo l’opposizione al Sole del 6 luglio, sarà visibile per l’intera notte, a sud-est fino a tramontare dalla parte opposta prima dell’alba. Il 14 luglio la sonda automatica della Nasa “New Horizons”, lanciata il 19 gennaio 2006 da Cape Canaveral, sorvolerà da vicino questo remotissimo mondo e i suoi satelliti per studiarne la geologia e la morfologia, creare una mappa della superficie e analizzare l’atmosfera, se ne possiede una. Approfondimenti nel sito www.uai.it.

GIUSEPPE SPERLINGA