Stelle e Ambiente

Il Cielo

I PIANETI MARTE, GIOVE E SATURNO BRILLANO NEL CIELO MATTUTINO DEL BISESTILE FEBBRAIO 2020

Il quotidiano La Sicilia di oggi, 5 febbraio 2020, festa di S. Agata, Celeste Patrona di Catania, pubblica la consueta rubrica mensile dedicata alla divulgazione astronomica sul cielo di febbraio 2020. Oggi, in pagina, siamo in compagnia col nostro conterraneo AstroLuca Luca Parmitano, ex allievo del Liceo scientifico statale “Galileo Galilei” di Catania e e del prof. Salvatore Arcidiacono, vice presidente di Stelle e Ambiente.
La rubrica del cielo del mese fu ideata e curata per oltre mezzo secolo dal grande e indimenticato giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, primo presidente dell’associazione Stelle e Ambiente. Poco prima della sua dipartita, avvenuta il 4 settembre 2012, Prestinenza ha passato idealmente il testimone a chi scrive, che da allora fa il possibile per onorarne la memoria e, nello stesso tempo, mantenere in vita un appuntamento mensile con la Scienza del cielo, cui ormai pochissimi giornali italiani lasciano spazio.
Buona lettura!
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I PIANETI MARTE, GIOVE E SATURNO BRILLANO NEL CIELO MATTUTINO DEL BISESTILE FEBBRAIO
Le ultime due cifre del 2020 sono divisibili per quattro: l’anno è bisestile e dura 366 giorni anziché 365, nel calendario si aggiunge un giorno in più al mese di febbraio, che – ogni quattro anni – dura 29 giorni anziché 28. Questo artificio si rese necessario perché l’anno civile (365 giorni) non è uguale all’anno solare, che equivale al tempo intercorso tra due solstizi, vale a dire a 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. Il calendario introdotto da Giulio Cesare, nel 45 a.C., considerava l’anno di 365 giorni e 6 ore, ma fissava l’anno civile di 365 giorni. Le sei ore scartate erano recuperate aggiungendo, ogni quattro anni, un giorno in più dopo il 24 febbraio (”Sexto die ante Calendas Martias”= “Sei giorni prima delle calende di marzo”). Il giorno in più fu detto “bis sexto die”, cioè “per la seconda volta il sesto giorno”, da cui prese origine la parola “bisestile”. In realtà, l’anno solare del calendario giuliano era superiore al vero di 11 minuti e 14 secondi, i quali nel corso dei secoli si accumularono e, nel Cinquecento, l’equinozio di primavera cadeva l’11 marzo anziché il 21. Per rimettere in linea il computo del tempo fu necessario “rubare” dieci giorni al 1582, anno in cui entrò in vigore la riforma voluta da Papa Gregorio XIII. Più precisamente, accadde che la sera del 4 ottobre di quell’anno, la gente andò a dormire e, la mattina seguente, si risvegliò che era il 15: i giorni compresi tra il 5 e il 14 non furono mai vissuti. Per evitare il ripetersi dell’errore, si stabilì di considerare bisestili soltanto gli anni secolari multipli di 400: lo è stato il 2000, il prossimo sarà il 2400.
Il cielo di febbraio sarà caratterizzato ancora dalle costellazioni invernali, tra le quali, nell’orizzonte meridionale, spiccano l’imponente Orione in compagnia di Sirio del Cane Maggiore e Procione del Cane Minore e, più in alto, il Toro con la rossa Aldebaran. Allo zenit, sono riconoscibili la luminosa Capella dell’Auriga e i Gemelli con Castore e Polluce. Nell’orizzonte occidentale, continuano a tramontare il cavallo alato Pegaso e la Balena, mentre, a oriente, cominciano a far capolino le prime costellazioni primaverili, come il Leone e la Vergine. Come sempre, nel cielo settentrionale, saranno riconoscibili le costellazioni circumpolari, cioè che non tramontano mai, come il Gran Carro dell’Orsa Maggiore a nord-est, il Piccolo Carro dell’Orsa Minore con la Polare. A nord-ovest, è facilmente riconoscibile la doppia “W” di Cassiopea e, tra questa e il Toro, si individua il Perseo.
Uno sguardo ai pianeti. Il minuscolo Mercurio è visibile a occidente immerso nelle luci del crepuscolo. Il periodo migliore per osservare l’elusivo pianeta sono i giorni che precedono e seguono il 10 febbraio, perché tramonterà un’ora e mezza dopo il Sole. Venere continuerà a brillare nel cielo occidentale come un faro, nelle prime ore serali. Marte è osservabile nella seconda parte della notte, poco dopo le 4. Pure Giove è visibile nel cielo del mattino, alle luci dell’alba, imitato da Saturno, che sarà osservabile alla fine del mese dalle 5 del mattino fino a quando sarà fagocitato dai bagliori del Sole. Urano, invece, sarà rintracciabile con l’ausilio di un telescopio nella prima parte della notte alto sull’orizzonte meridionale. Nettuno, al contrario, sarà osservabile con difficoltà, basso sull’orizzonte occidentale, prima delle 20.30 a inizio del mese, non oltre le 19 negli ultimi giorni di febbraio.
Concludiamo segnalando le belle congiunzioni mattutine che si verificheranno nei giorni 18, 19 e 20 febbraio, prima del sorgere del Sole, tra la Luna e i pianeti Marte, Giove e Saturno, nel cielo di sud-est, incontri astrali che avranno come sfondo le stelline della costellazione del Sagittario, nell’ambito delle quali i tre corpi planetari si disporranno allineati. S’inizia, alle 6.10 del 18, con l’incontro tra la Luna e il pianeta rosso; la mattina del 19, sarà la volta di Giove a essere accanto all’argenteo satellite terrestre, la mattina del 20 ci sarà l’incontro tra la Luna e Saturno.
GIUSEPPE SPERLINGA

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IL CIELO DEL 2020 E DI GENNAIO

IL CIELO DEL 2020 E DI GENNAIO

Non occorre la sfera di cristallo o dare credito alle farneticazioni ammannite dagli astrologi per conoscere cosa ci riserva il cielo del 2020. Chi ci permette di “leggere” correttamente il cielo che verrà è la Meccanica celeste, la branca della Fisica che studia il moto dei corpi celesti. Sappiamo, infatti, che il nuovo anno non ha in serbo fenomeni clamorosi, ma non mancheranno eventi astronomici meritevoli di essere seguiti, come l’opposizione di Marte del prossimo 13 ottobre. Iniziamo il nostro excursus nel Sistema solare con l’elusivo Mercurio, che avremo la possibilità di scorgere, alto una quindicina di gradi sull’orizzonte occidentale, sotto il luminoso Venere, tra le luci del crepuscolo serale, nei primi giorni di febbraio e alla fine di maggio. Il minuscolo pianeta lo vedremo all’alba nella seconda metà di luglio e a metà novembre, sempre posto al di sotto di Venere, con il pianeta di Citera che sarà Vespero (“stella della sera”) fino a maggio e Lucifero (“stella del mattino”) da fine giugno fino a settembre. Marte tornerà a essere visibile e, alla fine di marzo, prima dell’alba, sarà in congiunzione con Giove e Saturno, brillando come un rubino tra i due giganti gassosi del nostro sistema planetario. Giove tornerà a splendere nel cielo del mattino a cavallo tra gennaio e febbraio e si avvicinerà al pianeta degli anelli sempre più nel corso dell’anno. Urano e Nettuno, infine, saranno osservabili con crescente difficoltà la sera per riapparire in primavera nel cielo del mattino. Gli sciami meteorici: nella notte fra il 3 e il 4 gennaio, il cielo sarà solcato dalle Quadrantidi (fino a un centinaio di meteore all’ora), la cui osservazione, nella prima parte della notte, sarà disturbata dal chiarore della Luna crescente. Andrà meglio la notte del 12-13 agosto con le più note Perseidi (60 meteore all’ora), perché la Luna sarà all’ultimo quarto e sorgerà dopo la mezzanotte. Ancora migliore sarà l’osservazione delle Geminidi (13-14 dicembre), il cui picco si verificherà durante il novilunio. Altri sciami di meteore da non perdere sono le Liridi (22-23 aprile) con 20 meteore all’ora e senza disturbo lunare; le Eta Aquaridi (6-7 maggio) con una trentina di “stelle cadenti” all’ora; le Orionidi (21-22 ottobre) con 20 meteore all’ora; le Leonidi (17-18 novembre) con una quindicina di meteore all’ora. L’anno nuovo, purtroppo, sarà povero di comete apprezzabili a occhio nudo. Ci dovremo accontentare della “C/2017 T2” (PanSTARRS), che sarà visibile al telescopio fino ad agosto. Ma se lo spettacolo delle comete langue, ancor meno invitante è quello delle eclissi. Si verificheranno soltanto quattro eclissi di Luna e tutte di penombra (nessuna parziale o totale), tre delle quali saranno visibili dall’Italia, il 10 gennaio, il 5 giugno e il 5 luglio, mentre quella del 30 novembre sarà inosservabile dal nostro Paese. Saranno soltanto due le eclissi di Sole: la prima, il 21 giugno, sarà anulare e la vedranno dall’Africa, penisola arabica, Pakistan, India, Cina e Taiwan, mentre dall’Italia centro-meridionale riusciremo a vedere soltanto una piccola parte del Sole coperta dal cono d’ombra della Luna. La seconda, quella del 14 dicembre, sarà totale e non sarà visibile dall’Italia.

Nel cielo di gennaio, a est, cominciano ad apparire le costellazioni zodiacali del Cancro e del Leone. Dalla parte opposta, si avviano al tramonto l’Ariete e i Pesci, al di sopra delle quali, procedendo verso est si notano Pegaso, Andromeda, Perseo e l’Auriga con la luminosa Capella, la mitologica capretta Amaltea con il latte della quale fu nutrito Zeus. Nel cielo meridionale continua a giganteggiare il grande cacciatore Orione, vero protagonista del cielo invernale, come sempre in compagnia dei suoi due cani: Sirio del Cane Maggiore e Procione del Cane Minore.

GIUSEPPE SPERLINGA

ALIENI DI MONDI LONTANI NEL SISTEMA SOLARE

Alieni di mondi lontani vengono farci visita, sono stati avvistati al telescopio e fotografati dallo spazio e da Terra. Tutti i particolari sull’asteroide e la cometa interstellari, cioè provenienti dall’esterno del Sistema solare, li potrete leggere nell’articolo a firma di scrive pubblicato sul quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 28 dicembre 2019, a pagina 16.
Per agevolarne la lettura, trascrivo qui di segui il testo del pezzo e della scheda sull’autore della scoperta della cometa aliena che domani transita nel punto più vicino alla Terra.
Buona lettura e buon anno!!!
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ALIENI SPAZIALI SOLCANO I CIELI DEL SISTEMA SOLARE
A differenza di quelli partoriti dalle fantasie di Peter Kolosimo e degli ufologi, gli alieni esistono davvero e sono stati pure individuati e osservati al telescopio. Non si tratta, però, di astronavi con omini verdi a bordo pronti a invadere il nostro pianeta. I visitatori provenienti dall’ignoto spazio profondo, infatti, sono due oggetti interstellari estranei al nostro sistema planetario: si tratta dell’asteroide “1I/’Oumuamua” e della cometa “2I/Borisov”.
“1I/’Oumuamua” (con l’apostrofo davanti alla O, in lingua hawaiiana significa “messaggero che arriva per primo da lontano”, il numero 1 indica che si tratta del primo oggetto di questo tipo catalogato, la I sta per “Interstellare”) è il primo asteroide interstellare conosciuto e ha un’orbita iperbolica, che, a differenza delle traiettorie ellittiche chiuse e tipiche dei corpi celesti che orbitano intorno al Sole, è tipica di oggetti provenienti dall’esterno che attraversano il Sistema solare, proprio come Oumuamua. Il 9 settembre del 2017, l’asteroide ha raggiunto il punto di massima vicinanza al Sole (38 milioni di km) e, il 14 ottobre, ha “sfiorato” il nostro pianeta passando a 24 milioni di km di distanza. Quattro giorni dopo è stato scoperto da Rob Weryk. Se malauguratamente fosse entrato in collisione con la Terra, questo micidiale proiettile cosmico avrebbe sprigionato un’energia dell’ordine dei 300 megatoni (la bomba atomica sganciata dagli americani su Nagasaki, nel 1945, rilasciò “appena” 23 kilotoni). Da dove proviene “1I/’Oumuamua” non è ancora dato sapere, qualcuno ipotizza possa arrivare da una coppia di stelle orbitante intorno a un comune baricentro. Finora è stato accertato che questo corpo celeste dalla forma allungata come un sigaro sia entrato nel Sistema solare proveniente dalla direzione della costellazione della Lira e sembra proseguire verso quella di Pegaso.
L’altro intruso spaziale è la cometa “2I/Borisov”, il secondo oggetto interstellare che è stato avvistato nel nostro sistema planetario. Questa cometa aliena, lo scorso 8 dicembre, è transitata alla minima distanza dal Sole, a circa 300 milioni di chilometri, due volte la distanza Terra-Sole. Da allora, la sua luminosità è aumentata progressivamente e sarà massima il 29 dicembre, quando passerà vicina al nostro pianeta, a 285 milioni di chilometri. Purtroppo, non sarà visibile a occhio nudo, ma per poterla ammirare occorrerà utilizzare un buon telescopio amatoriale, perché l’astro chiomato avrà una magnitudine +15 e i nostri occhi rilevano oggetti luminosi entro la magnitudine +6. La cometa di Borisov proviene da molto lontano, non è una normale cometa proveniente dalla Nube di Oort, la regione che avviluppa il Sistema solare ricca di nuclei cometari. Vi sono valide ragioni per ipotizzare che provenga da “Kruger 60”, un sistema solare formato da due stelle nane rosse che orbitano attorno al comune baricentro, a oltre 13 anni luce (un anno luce equivale a circa nove mila miliardi e mezzo di chilometri) di distanza da noi. È stata scoperta la notte del 30 agosto di quest’anno dall’astrofilo ucraino Gennadiy Borisov dal suo osservatorio personale ed è stata fotografata pure dal Telescopio Spaziale Hubble, che orbita attorno al nostro pianeta. Ma lasciamo che sia il suo scopritore a raccontarci come sono andate le cose quella notte: «L’ho scoperto il 29 agosto (ora locale), ma era il 30 agosto secondo il GMT (Tempo Medio di Greenwich, ndr). Ho visto un oggetto in movimento nell’inquadratura, che si muoveva in una direzione leggermente differente rispetto a quella degli asteroidi della fascia principale. Ho rilevato le sue coordinate e consultato la banca dati del Minor Planet Center. È risultato che fosse un nuovo oggetto. Ho misurato allora il “NEO Rating” (valutazione del rischio di un oggetto vicino alla Terra, ndr), che è risultato del 100%, ovvero, pericoloso. In tal caso, si richiede di comunicare immediatamente i parametri in una pagina web per asteroidi pericolosi che devono essere confermati. Inoltrai la comunicazione e scrissi che l’oggetto aveva aspetto diffuso e che non era un asteroide, ma una cometa». Tredici giorni dopo la scoperta, la cometa fu denominata “C/2019 Q4 (Borisov)” dal Minor Planet Center, il quale l’ha rinominò “2I/Borisov” quando fu accertato che l’orbita percorsa dalla cometa era così eccentrica che non lasciava dubbi sulla sua origine interstellare.
“2/I Borisov” è, dunque, una cometa e come tale possiede un nucleo con un diametro stimato tra 2-16 km, una chioma e una coda lunga quasi 160mila chilometri, pari a 12 volte il diametro terrestre. Gli astronomi, naturalmente, non si sono lasciati sfuggire l’occasione per studiare la chioma della prima cometa interstellare. Un gruppo di studiosi della Queen’s University di Belfast, infatti, ha puntato sul visitatore alieno i potenti telescopi dell’Osservatorio astronomico di La Palma, nelle Isole Canarie, e con lo spettrografo è stata individuata la presenza di carbonio biatomico, acqua e cianogeno, un gas tossico se inalato formato da atomi di carbonio e azoto, assai comune pure nelle comete del nostro sistema planetario. È importante saperne di più sulla natura di questo ospite spaziale proveniente da altri mondi, perché potrebbe fornirci preziose informazioni sugli elementi costitutivi dei pianeti in sistemi planetari diversi dal nostro.
Ma, cosa ha spinto la cometa di Borisov a lasciare il suo sistema stellare di origine? Gli astronomi ipotizzano che l’oggetto avrebbe sfiorato un pianeta coinquilino, che con un effetto fionda gravitazionale l’avrebbe lanciato nello spazio interstellare, dove ha viaggiato in solitudine percorrendo chissà quanti anni luce prima di arrivare dalle nostre parti. In questo momento, la cometa è accelerata sempre di più dalla forte gravità del nostro Sole, tanto viaggia a circa 150mila km/h. Superata la Terra, si dirigerà verso Giove, che lascerà a metà del 2020, per continuare il suo viaggio nello spazio interstellare.
È proprio vero, dunque, che periodicamente gli alieni solcano gli spazi interplanetari del nostro Sistema solare, si avvicinano alla Terra, ma non si fermano (per nostra fortuna…), dopo averci fatto visita vanno via per non tornare mai più. Tutto il resto è fantasia, anzi fantascienza.
GIUSEPPE SPERLINGA
CHI È GENNADIY BORISOV
Gennadiy Borisov è un astronomo non professionista e ingegnere ucraino, noto per aver scoperto vari asteroidi e comete. Lavora alla Stazione astronomica di Crimea dell’Istituto astronomico Sternberg dell’Università statale di Mosca, dove si occupa della manutenzione dei telescopi, ma non ha incarichi osservativi. Nel tempo libero, Borisov effettua osservazioni dal suo osservatorio personale denominato “Margo” (Mobile astronomical robotics genon observatory), dotato di strumenti di sua costruzione. In particolare, possiede un telescopio riflettore con uno specchio di 65 cm di diametro, da lui progettato e costruito. Tra il 2013 e il 2017 ha scoperto sette comete, cui si aggiunge la cometa 2I/Borisov scoperta nell’agosto scorso. Nel 2013, ha scoperto l’asteroide “2013 TV135”, un Neo (Near-Earth Object), cioè un oggetto del Sistema solare la cui orbita può intersecare quella della Terra, che sul momento presentò una concreta possibilità d’impatto con la Terra. L’anno dopo ha ricevuto il premio Edgar Wilson, assegnato dal Central Bureau for Astronomical Telegrams dell’Unione Astronomica Internazionale e dallo Smithsonian Astrophysical Observatory che lo ospita, per la scoperta delle comete “C/2013 N4” e “C/2013 V2”. Per la prima di esse, ha ricevuto una menzione speciale per le elevate capacità professionali richieste per la sua scoperta.

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ORIONE E LE GEMINIDI DOMINANO IL CIELO DEL SOLSTIZIO INVERNALE

ORIONE E LE GEMINIDI DOMINANO IL CIELO DEL SOLSTIZIO INVERNALE
“Quando Orïon dal cielo/declinando imperversa;/e pioggia e nevi e gelo/sopra la terra ottenebrata versa”: è l’incipit dell’ode “La Caduta” di Giuseppe Parini. La stagione cui fa riferimento il poeta milanese è l’inverno e cita Orione perché è la costellazione invernale per antonomasia. Nel cielo meridionale di dicembre, infatti, si staglia la maestosa costellazione di Orione, facilmente riconoscibile per la sua inconfondibile forma a clessidra con le tre stelle allineate (Alnitak, Alnilam e Mintaka) nella parte mediana che formano la Cintura, nota pure come “Re Magi” o “Tre Bastoni” di verghiana memoria ne “I Malavoglia”, quando il tempo era scandito dalla posizione degli astri nel cielo: “… la stella della sera (il pianeta Venere, n.d.r.) era già bella e lucente… il Tre Bastoni era ancora verso l’Ognina colle gambe in aria, la Puddara (l’ammasso aperto delle Pleiadi, n.d.r.) luccicava dall’altra parte). Qualcuno favoleggia ancora che le tre piramidi dei faraoni Cheope, Chefren e Micerino formerebbero un allineamento simile a quello delle tre stelle della Cintura di Orione. Ebbene, tale correlazione in cielo attualmente non sussiste né sussisteva all’epoca della costruzione delle piramidi, avvenuta nel 2.450 a.C. L‘esatta corrispondenza, invece, si sarebbe verificata nel 12.000 a.C. Con lo sguardo, prolungando verso il basso la linea che unisce le tre stelle della Cintura, s’incontra la stella più luminosa del cielo notturno: è Sirio della costellazione del Cane Maggiore. In realtà, si tratta di un sistema formato da due stelle bianche, la maggiore delle quali, Sirio A, dista da noi 8,6 anni luce e ha una massa doppia rispetto a quella del nostro Sole. Sirio con Procione del Cane Minore e Betelgeuse di Orione formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo invernale”.
“Santa Lucia, giorno più corto che ci sia”. Il 13 dicembre, però, non è il dì più corto dell’anno. È vero che quel giorno il Sole tramonta più presto (sorge alle 6.59 e tramonta alle 16.49, alla latitudine di Catania), ma è altrettanto vero che il dì più breve dell’anno è il giorno del solstizio d’inverno, che quest’anno cade il 22 dicembre, giorno in cui il Sole tramonta un po’ più tardi (alle 16.52), ma sorge pure qualche minuto dopo (alle 7.04), risultando così più breve di due minuti rispetto al giorno di S. Lucia.
Mercurio sorge un’ora e mezza prima del Sole ed è osservabile nel cielo orientale, poco più in basso rispetto a Marte. Venere brilla nel cielo sud-occidentale subito dopo il tramonto e sarà in congiunzione con Saturno la sera dell’11. Marte sorge prima di Mercurio ed è visibile sull’orizzonte orientale. Giove è ormai inosservabile, tornerà a essere visibile, nelle prime ore del mattino, in gennaio inoltrato. Saturno anticipa sempre più l’ora del tramonto nel cielo occidentale fino a diventare inosservabile. Urano è osservabile per tutta la notte, inizialmente a sud e poi a sud-ovest. Nettuno è ancora visibile a sud-ovest solo nelle prime ore della notte. Plutone, invece, è inosservabile
Nuvole permettendo, infine, tutti col naso all’insù, tra la notte del 13 e 14 dicembre, per seguire le scie luminose (e, perché no, esprimere qualche desiderio) lasciate dalle Geminidi, le stelle cadenti prodotte dall’asteroide “3200 Phaethon”. Per vederle, è necessario volgere lo sguardo verso est e cercare il radiante nella costellazione dei Gemelli. Purtroppo, la loro osservazione sarà disturbata dal chiarore della Luna piena.
                                                                        GIUSEPPE SPERLINGA
Maggiori approfondimenti nel sito dell’Unione Astrofili Italiani www.uai.it

 

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CIELO DI NOVEMBRE 2019: TRANSITO DI MERCURIO

MERCURIO PASSEGGIA DAVANTI AL SOLE

Per dirla con Ercole Patti, sarà un bellissimo novembre per gli appassionati del cielo, un mese ricco di eventi astronomici che avrà come protagonista il minuscolo pianeta Mercurio che, lunedì 11, transiterà davanti al Sole. Coprotagonisti celesti saranno il fantasmagorico passaggio degli sciami meteorici delle Leonidi (visibili il 17, con la Luna quasi all’ultimo quarto) e delle Tauridi (notti del 3 e del 12, quest’ultima disturbata dal chiarore della Luna piena) e la spettacolare congiunzione dei due pianeti più luminosi, Giove e Venere, con un sottilissimo falcetto lunare (alle 17.30 del 28) cui in serata si aggiungerà il vero Signore degli anelli, Saturno.

È, però, il transito di Mercurio davanti al disco solare l’evento astronomico più atteso dell’anno, un evento raro che è possibile osservare 13 volte in un secolo. L’ultima volta si è verificato il 13 maggio 2016, ma se le nuvole dovessero mettersi di traverso dovremo attendere il 13 novembre del 2032 per poter rivedere il piccolo puntino planetario attraversare prospetticamente il disco della nostra stella diurna. Con un telescopio o un binocolo opportunamente schermati da adeguati filtri solari potremo vedere un piccolo puntolino scuro transitare attraverso la superficie del Sole. La “passeggiata” di Mercurio davanti al Sole avrà inizio alle 13.35, momento in cui ci sarà il primo contatto esterno. Alle 13.37, ci sarà il secondo contatto interno, cioè il dischetto del minuscolo pianeta sarà all’interno del disco solare. Alle 16.19, si avrà la centralità: il piccolo disco di Mercurio si troverà quasi al centro geometrico del Sole. Purtroppo, per coloro che osservano dall’Italia, ciò coincide pure con il Sole quasi al tramonto, con la nostra stella diurna molto bassa sull’orizzonte. Ciò vuol dire che non potremo vedere terzo e il quarto contatto, vale a dire i momenti in cui Mercurio lascerà il disco solare e, quindi, la fine del transito, che avverrà alle 19.05, quando il Sole sarà tramontato da un’ora.

I transiti di Mercurio davanti al Sole sono rari perché l’orbita di Mercurio è inclinata di 7° rispetto all’orbita della Terra e occorre che Terra, Mercurio e Sole siano allineati. Ciò si verifica nei punti di intersezione delle orbite dei due pianeti e questo avviene nei mesi di maggio e novembre. Dalla Terra, gli unici pianeti che possiamo osservare transitare davanti al Sole sono Mercurio e Venere, perché descrivono orbite comprese tra quella terrestre e il Sole. Si potrebbe verificare il transito simultaneo di Mercurio e Venere, ma l’evento è rarissimo. Gli astronomi sono riusciti a scoprire molti pianeti extrasolari grazie proprio al loro transito davanti alla loro stella madre. Nuvole permettendo, prepariamo gli strumenti ottici di cui siamo in possesso, ma prudenza nel puntarli verso il Sole, perché osservare questo fenomeno è molto pericoloso e potrebbe causare danni permanenti alla vista se non si applicano ai binocoli e ai telescopi appositi filtri solari (consigliabile “astrosolar”, facilmente reperibile nei negozi specializzati e in rete).

GIUSEPPE SPERLINGA

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UN CORTEO PLANETARIO E LE ORIONIDI NEL CIELO DI OTTOBRE 2019

UN CORTEO PLANETARIO E LE ORIONIDI NEL CIELO DI OTTOBRE 2019

Tranne Marte, che è visibile al mattino presto sull’orizzonte orientale prima del sorgere del Sole, nel cielo serale di ottobre brillano nell’orizzonte occidentale quattro dei cinque pianeti visibili a occhio nudo noti sin dall’antichità. Sono Mercurio, molto basso e difficile da rintracciare. Il minuscolo pianeta si potrebbe tentare di rintracciarlo la sera del 20 ottobre, quando sarà alla massima distanza angolare di 24° 38’ dalla nostra stella diurna e, ancor meglio, la sera del 22 perché tramonta 49 minuti dopo il Sole. L’altro pianeta è Venere, il secondo in ordine di distanza dal Sole e terzo oggetto più luminoso del cielo dopo il Sole e la Luna, anch’esso molto basso sull’orizzonte occidentale, ma facilmente rintracciabile per la sua grande luminosità. Il pianeta di Citera è molto simile al nostro pianeta per massa e dimensioni, impiega 224,7 giorni per compiere la sua rivoluzione intorno al Sole e ben 243 per ruotare attorno al suo asse in senso contrario rispetto alla Terra (rotazione retrograda), ma essendo un pianeta interno all’orbita terrestre non lo vediamo mai allontanarsi più di 47° dal Sole (massima elongazione). In cielo, ci sarà pure Giove nelle prime ore della sera, a Sud-Ovest, ormai molto basso sull’orizzonte a formare un corteo planetario insieme con Venere e Saturno, che è ancora osservabile ma un po’ più alto sull’orizzonte e visibile più a lungo dopo il tramonto del Sole. Per osservare, invece, Urano e Nettuno occorre utilizzare un telescopio. Il primo, a fine mese, sarà all’opposizione rispetto al Sole e, perciò, sarà il periodo di migliore per poterlo osservare per l’intera notte. Potremo, infatti, seguirlo, dal suo sorgere sull’orizzonte orientale, poco dopo il tramonto del Sole, fino al tramonto a occidente poco prima dell’alba. Nettuno è osservabile per quasi tutta la notte, da dopo il tramonto del Sole, in direzione Sud-Est.

In ottobre, le giornate continuano ad accorciarsi. Dopo l’equinozio autunnale dello scorso 23 settembre, la durata della notte (il periodo di oscurità) prevale sulla quella del dì (il periodo d’illuminazione, che alla fine del mese sarà più corto mediamente di un’ora e venti minuti, a seconda della latitudine della località italiana. Ricordiamo che la notte del 26 e 27 ottobre torna in vigore l’ora solare e bisogna portare indietro di un’ora le lancette dell’orologio. La Luna sarà al primo quarto il 5, piena il 13, all’ultimo quarto il 21 e nuova il 28. In occasione del primo quarto di Luna, si terrà in tutto il mondo la “Notte della Luna” o International Observe the Moon Night, iniziativa dedicata alla scoperta e all’osservazione dell’argenteo satellite naturale terrestre. A promuovere l’iniziativa della InOMN sono l’ente spaziale americano (Nasa) e altre importanti istituzioni scientifiche, tra le quali l’Astronomical Society of the Pacific & the Nasa Night Sky Network, l’Eu-Universe Awareness, il Lunar and Planetary Institute, il Nasa Lunar Science Institute. In Italia, l’evento è promosso dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dall’Unione Astrofili Italiani (Uai).

Rapido excursus delle costellazioni autunnali. Dopo il tramonto del Sole, sarà possibile notare ancora, nel cielo occidentale, alcune delle costellazioni che hanno dominato il cielo estivo, quali il Bovaro (Bootes o Bifolco) con la brillante stella Arturo, seguito dall’Ofiuco (la tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata dagli astrologi), da Ercole, dal Sagittario, dal Capricorno e dall’Aquario, nonché dall’asterismo del “Triangolo Estivo”, i cui vertici sono formati dalle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno. Nel cielo di ottobre, quasi allo zenit, spicca il “Quadrato di Pegaso”, ai vertici del quale vi sono tre stelle della costellazione del cavallo alato e una di Andromeda. Tra Pegaso e la Polare, sono facilmente riconoscibili la “W” della vanitosa regina Cassiopea, la “casetta” del suo regale sposo, Cefeo, e la ipsilon rovesciata dell’audace Perseo che salvò la bella Andromeda dal vorace mostro marino Cetus (la Balena).
A oriente, sorgeranno prima il Toro e poi i Gemelli, l’Ariete, cui fanno capolino le Pleiadi (le Sette Sorelle, ‘a Puddara di verghiana memoria nei Malavoglia), che brilleranno in tutte le notti autunnali, invernali, fino a inizio primavera. A nord-est, brilla la stella Capella (la Capretta Amaltea che allattò Zeus), la più luminosa della costellazione dell’Auriga (il Cocchiere) e sesta stella più brillante del cielo notturno.

Pure l’autunno, infine, ci regalerà la sua pioggia di “stelle cadenti”. Sono le Orionidi, così chiamate perché hanno il radiante nella costellazione di Orione e, come le Eta Acquaridi, sono frammenti persi dalla cometa di Halley (tornerà a essere visibile nel 2061) nella sua orbita intorno al Sole. Quest’anno, nella notte del 21 e il 22 ottobre, con la Luna che non arrecherà alcun disturbo perché all’ultimo quarto, si prevede che saranno visibili 15-20 meteore all’ora, che entrano nell’atmosfera terrestre a una velocità di circa 60 chilometri al secondo, lasciandosi dietro una scia giallo-verde. Per godersi lo spettacolo, occorre recarsi in luoghi lontani dalle luci cittadine e guardare a oriente, dopo la mezzanotte, in direzione a nord della stella Betelgeuse della costellazione di Orione.
Giuseppe Sperlinga

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UN CORTEO PLANETARIO E LE ORIONIDI NEL CIELO DI OTTOBRE 2019

UN CORTEO PLANETARIO E LE ORIONIDI NEL CIELO DI OTTOBRE 2019

Tranne Marte, che è visibile al mattino presto sull’orizzonte orientale prima del sorgere del Sole, nel cielo serale di ottobre brillano nell’orizzonte occidentale quattro dei cinque pianeti visibili a occhio nudo noti sin dall’antichità. Sono Mercurio, molto basso e difficile da rintracciare. Il minuscolo pianeta si potrebbe tentare di rintracciarlo la sera del 20 ottobre, quando sarà alla massima distanza angolare di 24° 38’ dalla nostra stella diurna e, ancor meglio, la sera del 22 perché tramonta 49 minuti dopo il Sole. L’altro pianeta è Venere, il secondo in ordine di distanza dal Sole e terzo oggetto più luminoso del cielo dopo il Sole e la Luna, anch’esso molto basso sull’orizzonte occidentale, ma facilmente rintracciabile per la sua grande luminosità. Il pianeta di Citera è molto simile al nostro pianeta per massa e dimensioni, impiega 224,7 giorni per compiere la sua rivoluzione intorno al Sole e ben 243 per ruotare attorno al suo asse in senso contrario rispetto alla Terra (rotazione retrograda), ma essendo un pianeta interno all’orbita terrestre non lo vediamo mai allontanarsi più di 47° dal Sole (massima elongazione). In cielo, ci sarà pure Giove nelle prime ore della sera, a Sud-Ovest, ormai molto basso sull’orizzonte a formare un corteo planetario insieme con Venere e Saturno, che è ancora osservabile ma un po’ più alto sull’orizzonte e visibile più a lungo dopo il tramonto del Sole. Per osservare, invece, Urano e Nettuno occorre utilizzare un telescopio. Il primo, a fine mese, sarà all’opposizione rispetto al Sole e, perciò, sarà il periodo di migliore per poterlo osservare per l’intera notte. Potremo, infatti, seguirlo, dal suo sorgere sull’orizzonte orientale, poco dopo il tramonto del Sole, fino al tramonto a occidente poco prima dell’alba. Nettuno è osservabile per quasi tutta la notte, da dopo il tramonto del Sole, in direzione Sud-Est.

In ottobre, le giornate continuano ad accorciarsi. Dopo l’equinozio autunnale dello scorso 23 settembre, la durata della notte (il periodo di oscurità) prevale sulla quella del dì (il periodo d’illuminazione, che alla fine del mese sarà più corto mediamente di un’ora e venti minuti, a seconda della latitudine della località italiana. Ricordiamo che la notte del 26 e 27 ottobre torna in vigore l’ora solare e bisogna portare indietro di un’ora le lancette dell’orologio. La Luna sarà al primo quarto il 5, piena il 13, all’ultimo quarto il 21 e nuova il 28. In occasione del primo quarto di Luna, si terrà in tutto il mondo la “Notte della Luna” o International Observe the Moon Night, iniziativa dedicata alla scoperta e all’osservazione dell’argenteo satellite naturale terrestre. A promuovere l’iniziativa della InOMN sono l’ente spaziale americano (Nasa) e altre importanti istituzioni scientifiche, tra le quali l’Astronomical Society of the Pacific & the Nasa Night Sky Network, l’Eu-Universe Awareness, il Lunar and Planetary Institute, il Nasa Lunar Science Institute. In Italia, l’evento è promosso dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dall’Unione Astrofili Italiani (Uai).

Rapido excursus delle costellazioni autunnali. Dopo il tramonto del Sole, sarà possibile notare ancora, nel cielo occidentale, alcune delle costellazioni che hanno dominato il cielo estivo, quali il Bovaro (Bootes o Bifolco) con la brillante stella Arturo, seguito dall’Ofiuco (la tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata dagli astrologi), da Ercole, dal Sagittario, dal Capricorno e dall’Aquario, nonché dall’asterismo del “Triangolo Estivo”, i cui vertici sono formati dalle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del  Cigno. Nel cielo di ottobre, quasi allo zenit, spicca il “Quadrato di Pegaso”, ai vertici del quale vi sono tre stelle della costellazione del cavallo alato e una di Andromeda. Tra Pegaso e la Polare, sono facilmente riconoscibili la “W” della vanitosa regina Cassiopea, la “casetta” del suo regale sposo, Cefeo, e la ipsilon rovesciata dell’audace Perseo che salvò la bella Andromeda dal vorace mostro marino Cetus (la Balena).

A oriente, sorgeranno prima il Toro e poi i Gemelli, l’Ariete, cui fanno capolino le Pleiadi (le Sette Sorelle, ‘a Puddara di verghiana memoria nei Malavoglia), che brilleranno in tutte le notti autunnali, invernali, fino a inizio primavera. A nord-est, brilla la stella Capella (la Capretta Amaltea che allattò Zeus), la più luminosa della costellazione dell’Auriga (il Cocchiere) e sesta stella più brillante del cielo notturno.

Pure l’autunno, infine, ci regalerà la sua pioggia di “stelle cadenti”. Sono le Orionidi, così chiamate perché hanno il radiante nella costellazione di Orione e, come le Eta Acquaridi, sono frammenti persi dalla cometa di Halley (tornerà a essere visibile nel 2061) nella sua orbita intorno al Sole. Quest’anno, nella notte del 21 e il 22 ottobre, con la Luna che non arrecherà alcun disturbo perché all’ultimo quarto, si prevede che saranno visibili 15-20 meteore all’ora, che entrano nell’atmosfera terrestre a una velocità di circa 60 chilometri al secondo, lasciandosi dietro una scia giallo-verde. Per godersi lo spettacolo, occorre recarsi in luoghi lontani dalle luci cittadine e guardare a oriente, dopo la mezzanotte, in direzione a nord della stella Betelgeuse della costellazione di Orione.

                                                                                                       GIUSEPPE SPERLINGA

 

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BRILLANO GIOVE E SATURNO NEL CIELO DELL’EQUINOZIO AUTUNNALE

BRILLANO GIOVE E SATURNO NEL CIELO DELL’EQUINOZIO AUTUNNALE

Quest’anno, l’equinozio d’autunno cade il 23 settembre. L’alternarsi delle stagioni non dipende dalla vicinanza o lontananza del nostro pianeta dal Sole, ma dall’inclinazione dell’asse terrestre, che è di 66°33’ rispetto al piano dell’orbita (l’eclittica). Nel suo moto di rivoluzione intorno al Sole, la Terra viene a trovarsi in quattro posizioni particolari nei giorni che determinano l’inizio delle quattro stagioni astronomiche. Il giorno dell’equinozio d’autunno, la Terra transita nel punto d’intersezione tra l’eclittica e il piano dell’equatore celeste: è il cosiddetto “punto omega o punto della Bilancia” (quello opposto è il “punto gamma o punto d’Ariete” e corrisponde all’equinozio di primavera). Quel giorno, il Sole sarà allo zenit all’equatore e sarà il giorno in cui il periodo d’illuminazione (il dì) e quello di oscurità (la notte) hanno la stessa durata e il circolo di illuminazione “taglia” in due parti uguali entrambi i poli terrestri. In realtà, il “punto omega” dovrebbe essere rinominato “punto della Vergine” anziché della Bilancia come detto, perché il 23 settembre il Sole non transita più tra le stelle della costellazione della Bilancia, ma tra quelle della Vergine, dove esso si trova sin dal 17 settembre. Questo slittamento di una casella zodiacale è dovuto alla precessione degli equinozi, un lento fenomeno millenario causato dall’attrazione esercitata dalla Luna e dal Sole sul rigonfiamento equatoriale terrestre che tende a raddrizzare l’asse del nostro pianeta, il quale, opponendosi col suo moto di rotazione, provoca sia il cambiamento della direzione dell’asse terrestre, sia la posizione dei punti gamma e omega. Ovviamente, pure il “punto d’Ariete” dovrebbe cambiare denominazione e assumere quella di “punto dei Pesci” giacché il giorno dell’equinozio primaverile il Sole transita tra le stelle di quella costellazione. Questi fenomeni non sono tenuti in considerazione dagli astrologi nella formulazione dei loro fantasiosi oroscopi e la gente credendo di leggere il proprio oroscopo in realtà legge quello di un altro. Ma, questo, è un altro discorso. Le fasi lunari: primo quarto il 6, plenilunio il 14, ultimo quarto il 22 e novilunio il 28.

Uno sguardo ai pianeti. Il minuscolo Mercurio sarà inosservabile nella prima parte del mese, poi lo vedremo in orario serale, a occidente, ma sarà molto basso e difficile da individuare. Il luminoso Venere torna finalmente a far capolino nel cielo serale, ma sarà anch’esso molto basso sull’orizzonte occidentale e tramonta una trentina di minuti dopo il Sole. Marte sarà inosservabile per tutto il mese, tornerà a essere visibile in ottobre, nel cielo orientale, prima che sorga il Sole. Il gigantesco Giove continuerà a brillare in prima serata nell’orizzonte sud-occidentale, dove alla fine del mese tramonterà verso le 22. Saturno sarà osservabile nel cielo meridionale nella prima parte della notte. Urano e Nettuno sono visibili al telescopio per quasi tutta la notte e sono rintracciabili dapprima a est e poi verso sud. Da non perdere, la sera del 6 settembre, l’allineamento formato dalla Luna al primo quarto, Giove e la stella Antares, il “cuore” rosso dello Scorpione.

Per finire, le costellazioni del cielo dell’equinozio autunnale. Allo zenit, campeggia ancora l’asterismo del Triangolo Estivo, ai vertici del quale vi sono le stelle Deneb del Cigno (la più settentrionale e la meno luminosa delle tre), Vega della Lira (la più brillante e la più meridionale) e Altair dell’Aquila. Nell’orizzonte settentrionale, caratterizzato dalla presenza costante delle stesse costellazioni circumpolari, in prima serata, si mostra il Gran Carro dell’Orsa Maggiore molto basso sull’orizzonte, poi Cefeo e Cassiopea. Verso ovest, si avviano lentamente al tramonto lo Scorpione, il Sagittario, l’Ofiuco ed Ercole. Nel cielo meridionale, invece, sono visibili il Capricorno, l’Acquario e i Pesci, tutte prive di stelle brillanti. A oriente, infine, è possibile rintracciare le costellazioni di Andromeda con l’omonima galassia M31e quella del Perseo con il suo famoso Doppio Ammasso.

Infine, rivolgiamo il nostro ricordo al giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, ideatore di questa rubrica di divulgazione astronomica che curò per oltre mezzo secolo, fino a pochi giorni della sua scomparsa, avvenuta il 4 settembre del 2012.

                                   GIUSEPPE SPERLINGA

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27 AGOSTO 2019: MARTE GRANDE QUANTO LA LUNA? UNA BUFALA PLANETARIA!

Il quotidiano La Sicilia di oggi, lunedì 26 agosto 2019, a pagina 9, pubblica un articolo a firma di chi scrive allo scopo di far chiarezza sulla bufala planetaria che da anni circola nel web.
Buona lettura e… non abboccate all’amo su ciò che leggete soprattutto su FB.

IL 27 AGOSTO VEDREMO MARTE GRANDE COME LA LUNA? UNA BUFALA SPAZIALE.
È vero che a mezzanotte e trenta minuti di martedì 27 agosto vedremo il pianeta Marte grande quanto la Luna? E che la prossima volta accadrà nel 2287? Sono queste le domande che, nelle ultime settimane, in tanti si sono posti e che stanno rimbalzando da tempo nel web come una irrefrenabile catena di S. Antonio. Rispondiamo subito che assoluta certezza: no, non c’è assolutamente niente di vero, si tratta di una notizia falsa e del tutto priva di qualsiasi fondamento scientifico. In altre parole, è una bufala…spaziale (è proprio il caso di dirlo) che circola da almeno sedici anni e, sciaguratamente, non sono pochi coloro i quali hanno abboccato all’amo e stanno aspettando con impazienza la fatidica data per osservare a occhio nudo la superficie di Marte per distinguerne alcuni dettagli geomorfologici, come la Valles Marineris, un complesso sistema di canyon che squarcia la crosta marziana lunga quanto la distanza tra le coste pacifica e atlantica degli Stati Uniti. È presto detto e facilmente spiegabile perché il prossimo 27 agosto non potremo avere in cielo due lune, una rossa (Marte) e l’altra bianca. Anzitutto perché la Luna sarà in fase di ultimo quarto e prossima al novilunio, ma soprattutto perché il pianeta rosso si trova a una distanza dal nostro pianeta di circa 57 milioni di chilometri e, quindi, è impossibile che possa essere visto grande come la Luna, la quale si trova da noi a “soli” 385 mila chilometri. Per ciò che riguarda la data del 2287, e questa l’unica cosa giusta che dicono gli autori della bufala, Marte si avvicinerà alla Terra, ma ci separeranno da esso sempre alcune decine di milioni di chilometri e, se osservato a occhio nudo, continuerà ad apparirci come un semplice puntino rosso, come accadde nel 2003, quando la distanza dalla Terra fu di 55 milioni di chilometri (la minor distanza mai registrata in 60.000 anni). Se davvero il pianeta Marte dovesse avvicinarsi fino ad apparire in cielo delle stesse dimensioni della Luna non avremmo neppure il tempo per poterlo ammirare, sarebbero guai catastrofici per gli sconvolgimenti gravitazionali causati sulla Terra, sulla Luna e sullo stesso Marte. Tuttavia, la colossale bufala ha un fondamento di verità, perché Marte sarà grande come lo è la Luna piena, ma soltanto se osservato attraverso un telescopio da 75 ingrandimenti, un piccolo particolare che qualcuno ha preferito lasciarlo tra gli infiniti meandri del web, mentre se osservato a occhio nudo continuerà a essere un puntino nel cielo stellato.
Pure coloro i quali non hanno dimestichezza alcuna con l’astronomia, sono in grado di comprendere che il diametro angolare di un oggetto celeste è la misura del suo diametro rispetto alla distanza dall’osservatore ed è calcolabile con una formula che tralasciamo di trascrivere. Per fare un esempio, riportato pure nei testi di divulgazione astronomica, un oggetto osservato da una distanza pari a 57,4 volte il proprio diametro avrà una dimensione angolare di circa 1°. Ciò, in astronomia, serve per valutare le dimensioni apparenti degli oggetti celesti visti dalla Terra oppure da qualsiasi altro ipotetico punto di osservazione. Così, un osservatore posto nello spazio a un anno luce di distanza (un anno luce equivale a circa novemila miliardi e mezzo di chilometri) vedrebbe il diametro angolare del Sole pari a 0,03” (arcosecondi) e quello della Terra a 0,0003”. Dalla Terra il diametro angolare del Sole è praticamente uguale a quello della Luna, pur essendo la nostra stella diurna circa 400 volte più lontano della Luna e il suo diametro effettivo è circa 400 volte più grande. Ciò fa sì che le loro dimensioni visibili nel cielo terrestre siano pressoché identiche, coincidenza, questa, che rende possibile il fenomeno delle eclissi di Sole. Confrontiamo adesso Marte e la Luna. Il pianeta rosso ha un diametro reale di 6.805 km e, visto dal nostro pianeta, il suo diametro angolare è di 3,5” (minimo) e di 25,7” (massimo), a seconda della sua posizione orbitale rispetto alla Terra. La Luna, che è assai più vicina alla Terra, pur avendo un diametro la metà di quello di Marte (3.476 km) ha i diametri angolari minimo e massimo rispettivamente di 1.796” e di 2.009”. Questo dovrebbe far comprendere una volta per tutte che Marte non potrà mai essere osservato dalla Terra grande come la Luna. A occhio nudo vedremo sempre il pianeta rosso come un puntolino che brilla di luce ferma rossastra, ma se vogliamo scorgerne i dettagli dovremo per forza fare ricorso all’uso di un buon telescopio.
GIUSEPPE SPERLINGA

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CIELO DI AGOSTO E PERSEIDI 2019

Il quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 30 luglio 2019, dedica una intera pagina all’astronauta catanese Luca Parmitano, in orbita da qualche giorno nello spazio a bordo della Stazione Spaziale, a firma di Enrica Battifoglia, e alla rubrica di divulgazione astronomica “Il cielo” dedicata al mese di agosto e alle Perseidi, a firma di chi scrive.
Per facilitarne la lettura, ecco qui di seguito il testo integrale dell’articolo.
Buona lettura e… occhio alle stelle cadenti!

LE LACRIME DI SAN LORENZO NEL CIELO DI AGOSTO
“San Lorenzo, io lo so perché tanto/di stelle per l’aria tranquilla/arde e cade, perché sì gran pianto/nel concavo cielo favilla”: è l’incipit della struggente poesia “X agosto” di Giovanni Pascoli in ricordo dell’assassinio del padre avvenuto nel 1867. Nell’immaginario collettivo, però, la notte del 10 agosto quelle che solcano il cielo sarebbero le “lacrime di San Lorenzo” o “fuochi di San Lorenzo”, ossia le scintille del fuoco che ardeva sotto la graticola del santo durante il martirio, anche se verosimilmente egli morì decapitato. Per tutti, l’apparire di una stella cadente è il momento di esprimere un desiderio. Ovviamente, non si tratta di stelle che cadono, ma sono i frammenti della cometa “Swift-Tuttle che sembrano provenire dalla costellazione di Perseo, da cui il nome di Perseidi. La denominazione di “lacrime o fuochi di San Lorenzo” deriva dal fatto che, nell’Ottocento, il massimo della loro frequenza avveniva proprio il 10 agosto. Ai giorni nostri, il massimo si è spostato in avanti di circa due giorni. Pertanto, il periodo di massima attività dello sciame meteorico si verificherà nella notte tra il 12 e il 13 agosto, tra l’una le cinque del mattino. Quest’anno, purtroppo, la loro visione sarà disturbata dal chiarore della Luna, che quella notte sarà quasi nella fase di plenilunio. Tuttavia, il disturbo lunare non ci sarà nella seconda parte della notte, quando l’argenteo satellite terrestre sarà ormai basso sull’orizzonte. Si dovrebbero avvistare oltre cento Perseidi all’ora, ma sicuramente tale numero sarà più basso. Per individuare il punto della volta celeste da cui sembrano provenire le meteore (il “radiante”, che è vicino alla stella “eta Persei”) occorre guardare verso nord-est, subito al di sotto della “W” di Cassiopea.
Il cielo di agosto. A ovest, tramonta in prima serata la stella Spica della Vergine. Brilla pure il Bovaro con la luminosa stella Arturo. A sud, spicca Antares, il “cuore rosso” dello Scorpione, sopra l’orizzonte sud-orientale compare il Sagittario e, poco lontane, vi sono le costellazioni di Ofiuco e del Serpente, mentre alta nel cielo svetta l’Ercole. A oriente, appaiono dapprima le stelle di Pegaso, seguite da Andromeda, dove nelle notti buie si vede a occhio nudo l’omonima galassia, distante da noi oltre due milioni e mezzo di anni luce. A nord, l’Orsa Maggiore comincia a declinare, mentre si alza sopra l’orizzonte nord-orientale la doppia “W” di Cassiopea seguita da Perseo. Infine, allo zenit, si staglia l’asterismo “Triangolo Estivo”, ai cui vertici brillano Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. La Luna di agosto mostrerà cinque fasi anziché le abituali quattro. Avremo, infatti, due noviluni (l’1 e il 30), il primo quarto il 7, plenilunio il giorno di Ferragosto e ultimo quarto il 23. I pianeti. Mercurio il 9 sarà alla massima distanza angolare dal Sole e sarà visibile al mattino, a oriente, un’ora e mezza prima dell’alba. Venere e Marte sono inosservabili per tutto il mese. Giove e Saturno continueranno a dominare i cieli estivi, il primo già poco dopo il tramonto del Sole lo troviamo a Sud, mentre il Signore degli anelli brilla sud-ovest per tutta la notte. Urano appare intorno alla mezzanotte sull’orizzonte orientale ed è osservabile con un buon telescopio per tutta la seconda parte della notte. Nettuno, infine, brilla per tutta la notte, dopo il tramonto a sud-est, dopo la mezzanotte a sud, verso la fine della notte a sud-ovest.
GIUSEPPE SPERLINGA

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