Stelle e Ambiente

Il Cielo

DOMINANO LE METEORE NEL CIELO AGOSTO 2015

PERSEIDI

DOMINANO LE METEORE NEL CIELO AGOSTO 2015

“San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l’aria tranquilla / arde e cade, perché sì gran pianto / nel concavo cielo sfavilla…”. Così, Giovanni Pascoli, nella sua celeberrima lirica “X agosto” dedicata alla morte del padre, avvenuta nella notte di San Lorenzo del 1860. Nella tradizione popolare, infatti, le “stelle cadenti” d’agosto sono dette pure “fuochi di San Lorenzo”, ossia le scintille del fuoco che ardeva sotto la graticola del santo durante il martirio avvenuto il 10 agosto del 258. In realtà, San Lorenzo non morì abbrustolito, bensì decapitato, ma la leggenda della graticola è piaciuta di più all’immaginario popolare, né mancano i proverbi, come quello veneto secondo cui “San Lorenzo dei martiri inozenti, casca dal ciel carboni ardenti”.

E’ fin troppo evidente che non sono stelle che precipitano nello spazio a lasciare le scie luminose che solcano il cielo, le stesse al cui passaggio esprimiamo desideri col naso all’insù, ma si tratta di polveri e piccoli detriti che “cadendo” ad altissime velocità contro la nostra atmosfera bruciano e la ionizzano mostrandoci nel cielo l’effimera scia di luce. Le comete, infatti, a ogni passaggio vicino al Sole perdono una considerevole parte della propria massa sotto forma di particelle che continuano a rivolvere attorno al Sole per millenni. Il fenomeno delle “stelle cadenti” avviene quando tali frammenti (detti meteoroidi) attraversano l’atmosfera terrestre. Essi, entrando nell’alta atmosfera, si riscaldano per attrito. Se si disintegrano completamente, cadrà sul nostro pianeta una polvere finissima di cui nemmeno ci accorgiamo. Diversamente, ciò che non brucia riesce a raggiungere il suolo e i residui sono detti meteoriti. Le stelle cadenti… cadono ogni notte, ma si hanno “sciami” che si ripresentano sempre alla stessa data. Il fatto è che i meteoroidi possono trovarsi concentrati in un ben preciso punto dell’orbita terrestre: ogni volta che la Terra attraversa quel punto della propria orbita, si ha la pioggia di “stelle cadenti”. La combinazione del moto di rivoluzione terrestre attorno al Sole e di quello proprio dei meteoroidi (anch’essi orbitanti attorno al Sole) fa sì che l’osservatore abbia l’impressione di vedere le scie delle stelle cadenti provenire da un preciso punto fra le stelle, detto “radiante” e la costellazione in cui esso si trova dà il nome allo sciame. Le “lacrime di San Lorenzo”, che appaiono provenire dalla costellazione di Perseo, si chiamano Perseidi, la cui pioggia di meteore comincia alla fine di luglio e termina a metà agosto, mentre la massima attività non accade come si crede la notte di San Lorenzo, ma in quella tra il 12 e 13 agosto. Le Perseidi sono state osservate per la prima volta, nel 36 d.C., dai Cinesi, ma fu l’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, nel 1866, che intuì che lo sciame deriva dalla cometa Swift-Tuttle. Scelto un luogo lontano dalle luci cittadine, il modo migliore per osservare le più famose meteore dell’anno è quello di sedersi comodamente su di una sdraio e puntare lo sguardo verso il cielo, i binocoli e i telescopi non servono. Qualsiasi direzione va bene, ma conviene osservare, nella seconda metà della notte, dalla parte dove si trova il radiante, che nel caso delle Perseidi si trova a nord-est. Quest’anno, l’osservazione è favorita dall’assenza dei bagliori della Luna, che è vicina al novilunio e sorgerà alla fine della notte, e se le previsioni meteo saranno favorevoli si stima che si potranno osservare oltre un centinaio di meteore all’ora. Sempre in agosto, è possibile osservare altri sciami meteorici meno famosi delle Perseidi, quali sono le Alfa Capricornidi (inizio del mese), le Delta Aquaridi (il 9) e le Aquilidi (l’11). Insomma, ogni sera è buona per stare col naso all’insù ed esprimere desideri da esaudire, che non mancano, dati i tempi che corrono…

Ma, nel cielo di agosto non brillano soltanto meteore, perché la volta celeste offre molto di più, a cominciare dall’asterismo del Triangolo Estivo, quasi allo zenit, formato dalle stelle Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. Volgendo lo sguardo verso sud spicca il Sagittario (in questa direzione è situato il centro della Via Lattea) e proseguendo verso ovest si potranno individuare le costellazioni della Bilancia e dello Scorpione, prossime al tramonto; a sud-est, ma con l’aiuto di una cartina, si trovano le grandi costellazioni del Capricorno e dell’Acquario ma prive di stelle brillanti; a nord-ovest, la brillante stella Arturo di Bootes, dall’inconfondibile forma ad aquilone. Vega è un ottimo punto di riferimento per rintracciare, verso ovest, la costellazione di Ercole e, più in basso, l’ampia ma poco appariscente costellazione dell’Ofiuco. Volgendo lo sguardo verso nord, spiccano le due Orse Maggiore e Minore, quest’ultima con la Stella Polare, e l’inconfondibile “W” di Cassiopea. Nel cielo orientale, infine, appare il grande quadrilatero di Pegaso, seguito da Andromeda e Perseo, che domineranno i cieli autunnali.

Infine, i pianeti. L’unico visibile a occhio nudo è Saturno, nel cielo sud-occidentale, nelle prime ore della notte. Occorre, invece, un buon telescopio per rintracciare Urano (a est, prima di mezzanotte) e Nettuno (a sud-est nella prima parte della notte, a sud dopo la mezzanotte, a sud-ovest prima dell’alba). Plutone, in luglio balzato agli onori della cronaca grazie al sorvolo della sonda New Horizons, è osservabile per l’intera notte, inizialmente nel cielo meridionale, poi a sud-ovest, tra le stelle della costellazione del Sagittario, dove rimarrà fino al 2023.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

 

E’ ARRIVATA LA SONDA NEW HORIZONS, PLUTONE SVELA I SUOI MISTERI

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Il 14 luglio 2015 entrerà di diritto nella storia delle esplorazioni spaziali: il pianeta Plutone non sarà più un puntino luminoso. A rivelarci com’è fatto e a fotografarlo da vicino, per la prima volta, sarà New Horizons (Nuovi Orizzonti), la sonda della Nasa che, dopo aver viaggiato nello spazio per nove anni è mezzo e percorso cinque miliardi di chilometri, raggiungerà e sorvolerà il lontanissimo pianeta, l’unico dei corpi del Sistema solare a non essere stato ancora avvicinato da una navicella interplanetaria automatica. Sarà una vera e propria toccata e fuga, perché al momento del massimo avvicinamento, che avverrà alle 13,50 (ora italiana) di oggi, la sonda viaggerà nello spazio a 49.600 km/h e sarà distante 12.500 km da Plutone e 27.000 km da Caronte, il maggior satellite dei cinque che formano la sua corte di lune.

Lanciata dalla base di Cape Canaveral, il 19 gennaio 2006, New Horizons ha come obiettivi principali la conoscenza della geologia e morfologia di Plutone e di Caronte, analizzare l’atmosfera del pianeta, realizzare una mappa della superficie dei due corpi celesti: il mancato raggiungimento di uno solo di questi traguardi sarà considerato dalla Nasa come il fallimento della missione. Numerosi, invece, gli obiettivi secondari, tra cui l’osservazione dei quattro satelliti minori Stige, Notte, Cerbero e Idra, la scoperta di altri satelliti o anelli finora sconosciuti, ricercare una eventuale atmosfera di Caronte, mappare le temperature superficiali, individuare altri satelliti e anelli.

La navicella spaziale New Horizons ha la forma triangolare, con un generatore di energia elettrica basato sul decadimento di isotopi radioattivi e un’antenna parabolica da 2,5 metri di diametro, trasmette utilizzando una parte della banda delle microonde usata per le comunicazioni satellitari, usa l’idrazina come combustibile per il controllo e l’assetto orbitali, le fotocamere sono montate su un solo lato e ha un peso totale è di 470 kg. La sonda è dotata di sofisticati strumenti: il Long Range Reconnaissance Imager (Lorri), che è fotocamera digitale ad alta risoluzione; il Pluto Exploration Remote Sensing Investigation (Persi) formato da un telescopio e un dispositivo ad accoppiamento di carica (Ccd) per le lunghezze d’onda visibili; uno spettrometro per l’infrarosso (Leisa) e uno spettrometro per l’ultravioletto (Alice). Le particelle ad alta energia sono analizzate da un analizzatore toroidale elettrostatico (Swap) e da un sensore di elettroni (Peppsi). La sonda, infine, è dotata del Radio Science Experiment (Rex) che utilizza un oscillatore molto stabile per compiere analisi radio sul pianeta nano e dello Student-built dust counter (Sdc), che ha il compito di misurare le particelle solari.

La sonda “New Horizons” doveva essere lanciata 17 gennaio 2006, ma le avverse condizioni meteo costrinsero i tecnici a un rinvio di due giorni, che avvenne da Cape Canaveral, in Florida, dopo aver aggiunto un terzo stadio per fornire al razzo la necessaria potenza per raggiungere la velocità di fuga per sfuggire all’attrazione gravitazionale della Terra. Dopo tredici mesi di viaggio, la sonda raggiunse Giove e il sorvolo ravvicinato (fly-by) del gigantesco pianeta gassoso fu sfruttato per eseguire un rapido monitoraggio dell’atmosfera gioviana e dell’attività vulcanica sul turbolento Io, una delle quattro lune gioviane scoperte da Galileo nel 1610. Sfruttando poi l’effetto fionda gravitazionale, la sonda è stata rilanciata nello spazio e, durante il suo tragitto verso Plutone, è transitata nei pressi del punto lagrangiano L5 dell’orbita di Nettuno che ospita gruppi di asteroidi detti “Troiani”. Non è superfluo ricordare che nell’orbita di un grande pianeta perturbatore (Giove, Nettuno, per esempio) vi sono due punti, L4 e L5, detti lagrangiani (dedicati al grande matematico e astronomo Joseph-Louis Lagrange, al secolo Giuseppe Luigi Lagrangia, nato a Torino nel 1736 e morto a Parigi nel 1813), in cui vi sono condizioni di stabilità orbitale in grado di preservare gli oggetti che vi risiedono da possibili orbite caotiche. In questi punti, vi risiedono svariati asteroidi, i “Troiani”, che sfuggono al destino di precipitare sul Sole o essere espulsi dal Sistema Solare. Pur non essendo massiccio come Giove, Nettuno possiede dei “Troiani”, finora se ne conoscevano cinque, tutti localizzati solo in L4. Nel 2008, in L5, è stato individuato il primo Troiano e denominato “2008 LC18”.

Torniamo alla missione di New Horizons. I generatori che ha a bordo sono in grado di fornire alla sonda 225 watt di potenza e, tenendo conto dei tempi di decadimento del plutonio, questo piccolo ma attrezzatissimo laboratorio spaziale dovrebbe cessare di funzionare tra una decina d’anni, quando sarà a una sessantina di Unità Astronomiche di distanza dal Sole (1 U.A. corrisponde a circa 150 milioni di km). Dopo la prima correzione di rotta avvenuta alla fine di gennaio 2006, il 7 aprile la sonda sorvolò il pianeta rosso, Marte, e nel periodo maggio-ottobre entrò nella fascia degli asteroidi, sorvolando l’asteroide “132524 APL”, una sorta di sasso spaziale di circa 2,3 km di diametro formato da silicati di nichel, ferro e magnesio, un utile test che ha permesso alla sonda di saggiare la sua capacità di seguire oggetti in rapido movimento.

Il 28 febbraio dell’anno successivo, New Horizons sorvolò Giove, la fotocamera Lorri riprese le prime immagini di Giove e, dopo aver puntato i suoi strumenti verso i satelliti gioviani, tra cui Io e i suoi turbolenti vulcani, ed effettuato analisi della “Piccola Macchia Rossa”, della magnetosfera e del sistema di anelli, la sonda sfruttò la fionda gravitazione del gigante gassoso per passare in rassegna Saturno (giugno 2008), Urano (marzo 2011) e Nettuno (agosto 2014).

Lo scorso 4 luglio, a pochi giorni dal traguardo, un serio problema tecnico ha seminato il panico tra i tecnici che seguono da Terra la missione: la sonda è improvvisamente entrata in modalità di sicurezza per una improvvisa anomalia che ha bloccato il funzionamento di tutte le apparecchiature scientifiche di bordo, per fortuna risolto in un paio di giorni. I tecnici del Centro di controllo della sonda New Horizons del Laboratorio di Fisica applicata della John Hopkins University di Laurel, nel Maryland, infatti, nel giorno dell’Independence Day hanno vissuto un’ora e mezza di autentico terrore quando s’interruppe il contatto con il Deep Space Network della Nasa, che è il sistema di antenne che consente le comunicazioni tra New Horizons e il centro di controllo di Laurel. Era successo che il pilota automatico della sonda aveva rilevato un problema e l’aveva messa in “safe mode”. Per fortuna, il problema è stato risolto in appena un paio di giorni e la missione New Horizons è tornata alla sua normale operatività scientifica. Tutto ciò accadeva mentre la sonda era a quasi cinque miliardi di km di distanza dalla Terra e i suoi segnali radio, pur viaggiando alla velocità della luce, impiegavano quattro ore e mezza per arrivare al centro di controllo di Laurel e altrettanti per tornare indietro.

Martedì 14 luglio, sei ore prima di arrivare al punto minimo di avvicinamento, saranno avviate le osservazioni di Plutone, che punteranno al rilevamento della presenza di eventuali anelli o satelliti. Poi, per tre giorni, saranno avviate le riprese a lungo raggio, inclusa la mappatura di Plutone e Caronte con risoluzione di 40 km. Durante il sorvolo, la fotocamera digitale ad alta risoluzione “Lorri” acquisirà immagini con risoluzione di 50 m/px, sarà eseguita la mappatura a quattro colori del lato illuminato  con una risoluzione di 1,6 km. Contemporaneamente, entreranno in azione lo spettrometro per l’ultravioletto “Alice” che analizzerà l’atmosfera e gli strumenti Swap e Peppsi, che effettueranno campionamenti dell’alta atmosfera, altri strumenti accerteranno la presenza di polveri e di anelli, “Rex” effettuerà le analisi radio attive e passive, perché da Terra sarà trasmesso un potente segnale radio nel momento in cui la sonda transiterà dietro al disco di Plutone, in modo da consentire ai sistemi di telecomunicazione della sonda il rilevamento della perdita e la successiva riacquisizione del segnale quando essa emergerà dall’altro lato del pianeta. In tal modo, sarà possibile ricavare il diametro del pianeta, la densità atmosferica e la sua composizione. Sarà un esperimento inedito, perché per la prima volta sarà utilizzato un segnale proveniente dalla Terra. In passato, infatti, il segnale era inviato dalla sonda verso la Terra. Altre misurazioni riguarderanno la massa del pianeta, mentre l’emisfero al buio sarà visibile tramite la luce solare riflessa da Caronte, che potrebbe far risaltare la presenza di eventuali anelli.

Durante il fly-by, le strumentazioni riprenderanno le immagini con una risoluzione massima di 25 m/pixel, a quattro colori, una mappa globale con risoluzione di 1,6 km nella banda dell’infrarosso, una mappa da 7 km/pixel globalmente o localmente di 0,6 km/pixel, al fine di poter definire l’atmosfera dei pianeti. Poi, la sonda lascerà Plutone per penetrare nella “Fascia di Kuiper”, una regione del Sistema Solare che si estende dall’orbita di Nettuno fino a 50 Unità Astronomiche dal Sole. In tale regione, che è popolata da corpi minori del nostro sistema planetario e ricorda la fascia degli asteroidi posta tra le orbite di Giove e Marte, sono stati scoperti un migliaio di oggetti definiti “Kuiper belt objects” (Kbo) e si pensa che ne possano esistere oltre centomila con diametro superiore ai 100 km.

Per finire, una curiosità. New Horizons contiene una parte delle ceneri di Clyde Tombaugh (1906-1997), l’astronomo americano che, il 18 febbraio 1930, appena ventiquattrenne, scoprì Plutone, al cui esistenza era stata ipotizzata dal grande astronomo statunitense Percival Lowell. Al termine della missione, la sonda si perderà nello spazio e quelli di Tombaugh saranno i primi e finora unici resti umani a varcare i confini del Sistema Solare.

GIUSEPPE SPERLINGA

PLUTONE, CHI E’ COSTUI?

Plutone descrive un’orbita molto ellittica (dista 4,5 miliardi di km al perielio, circa 7,5 miliardi all’afelio) e impiega 247,8 anni per percorrerla, ha un moto di rotazione attorno al proprio asse di poco più di sei giorni, il suo diametro è una volta e mezza più piccolo della nostra Luna e per sfuggire alla sua forza di gravità occorre imprimere una velocità di appena 1.230 m/s (Luna 2.380 m/s, Terra 11.186 m/s). Un uomo di 100 kg, su quel mondo lontanissimo e gelido (quasi 250°C sotto lo zero), peserebbe appena 7 (16,6 sulla Luna). Nel 2006, ha perduto il rango di pianeta ed è stato classificato dalla comunità astronomica internazionale (Uai) come “pianeta nano”, vale a dire è un oggetto planetario che rivolve attorno a una stella e possiede una massa tale da fargli assumere una forma sferoidale, ma che non è stato in grado di “ripulire” la propria orbita da altri oggetti di pari dimensioni. E’ una definizione molto discussa e discutibile, sia perché “nano” non significa di piccole dimensioni, sia perché nessun oggetto può “ripulire” del tutto la propria fascia orbitale. L’Uai riconosce lo status di pianeti nani a Cerere, Plutone, Haumea, Makemake ed Eris. Plutone è circondato da cinque lune: Caronte, Notte, Idra, Cerbero e Stige. Molti astronomi ritengono che la coppia Plutone-Caronte formi un sistema planetario binario (nano, ovviamente). In altre parole, Caronte e Plutone ruotano attorno al comune baricentro che non ricade all’interno di quest’ultimo. Per gli astrologi, Plutone eserciterebbe presunti influssi in tutti coloro i quali sono nati sotto i dodici segni zodiacali (che, in realtà, con Ofiuco sono tredici). Peccato, però, che Plutone lo conosciamo da appena 85 anni e per completare la sua orbita dovranno trascorrere altri 163 anni!

                                                                                                                      G.S.

TRIANGOLO ESTIVO NEL CIELO DI LUGLIO

TRIANGOLO ESTIVO

TRIANGOLO ESTIVO NEL CIELO DI LUGLIO 2015

Al contrario della capricciosa estate meteorologica, quella astronomica non tradisce mai le attese mostrando puntualmente le costellazioni che caratterizzano il cielo della bella stagione. Le notti estive sono brevi, ma vale la pena aspettare l’oscurità per osservare la volta celeste, che in luglio è dominato dalla spettacolare scia luminosa della Via Lattea, che solca il cielo da nord-est a sud. Arrivata l’oscurità, volgendo lo sguardo sopra la nostra testa, allo zenit, si riescono a individuare tre stelle assai luminose, le quali, unite idealmente, formano l’asterismo del “Triangolo estivo”. La terna di astri è formata da Vega della costellazione della Lira, da Altair dell’Aquila e da Deneb del Cigno. Non è superfluo ricordare che Vega, tra tredicimila anni, sarà la stella nei pressi della quale passerà il prolungamento dell’asse terrestre, a causa del moto di precessione (spostamento) degli equinozi dovuto alla contemporanea attrazione esercitata dalla Luna e dal Sole sul rigonfiamento equatoriale del nostro pianeta. Vega è facile da individuare, perché con Arturo del Bootes (Bovaro, Bifolco) è l’astro più brillante del cielo estivo e la costellazione della Lira è riconoscibile perché formata da quattro stelle disposte a parallelogramma. Lo strumento musicale cui si riferisce è quello suonato da Orfeo, distrutto dal dolore per la morte della sposa Euridice. Le stelle della costellazione dell’Aquila sono disposte a formare la lettera “T”, con la luminosa Altair che rappresenta la testa del rapace. L’aquila fu mandata da Zeus per mangiare il fegato di Prometeo, reo di aver osato scalare l’Olimpo per rubare il fuoco degli Dei. Deneb, infine, è la stella più luminosa della costellazione del Cigno (nota pure come Croce del Nord) e in arabo significa “coda”, che quella dell’elegante uccello in cui si trasformò Zeus per sedurre Leda, dalla cui unione nacquero i Gemelli Castore e Polluce, Clitennestra ed Elena di Troia. Deneb merita un’attenzione particolare: tra le stelle brillanti del cielo, è la più lontana visibile a occhio nudo, pur essendo da noi a 1.600 anni luce di distanza (un anno luce equivale a circa novemila miliardi e mezzo di km). Tradotto in dobloni, vuol dire che la luce che riceviamo da questa stella è stata emessa poco prima della caduta dell’Impero Romano. Guardando da ovest verso est, è possibile individuare le costellazioni dello zodiaco: il Leone, la Vergine, la non molto appariscente costellazione della Bilancia, la silhouette dello Scorpione con la rossa Antares, il Sagittario, la tredicesima costellazione zodiacale Ofiuco, ignorata dagli astrologi.  Alta, invece, nel cielo spicca la costellazione a forma di aquilone Bootes con la luminosa Arturo.  Sempre in alto, ma a sinistra, ecco la costellazione di Ercole. A nord, le onnipresenti costellazioni circumpolari delle due Orse, Maggiore e Minore, Cassiopea e Cefeo.

Il Sole, il 21 luglio, passa dalla costellazione dei Gemelli a quella del Cancro, le giornate tornano ad accorciarsi e alla fine del mese, alla latitudine di Catania, il dì diventa più breve di 33 minuti. Martedì 6, la Terra sarà all’afelio, sarà cioè alla massima distanza dal Sole, pari a poco più di 152 milioni di chilometri. La Luna è piena il 2, all’ultimo quarto l’8, nuova il16, al primo quarto il 24 e di nuovo piena il 31. In luglio, dunque, vedremo due volte il plenilunio, avremo la cosiddetta “Luna blu” (blue moon), un evento che avviene mediamente ogni due anni e mezzo (l’ultima si è avuta nell’agosto del 2012, la prossima si avrà nel gennaio 2018). Rapido sguardo ai pianeti. Mercurio a inizio mese sorge quasi un’ora e mezza prima del Sole ed è osservabile basso sull’orizzonte orientale. Il 23 è in congiunzione con la nostra stella diurna e, a fine mese, torna a brillare dopo il tramonto, ma molto basso nel cielo occidentale. Venere, a inizio del mese, continua a essere strettamente vicino a Giove: dopo il tramonto, i due pianeti più luminosi continueranno a dominare l’orizzonte occidentale, ma nel giro di pochi giorni, Venere s’abbassa sempre di più e alla fine di luglio tramonta  meno di mezz’ora dopo il Sole. Marte è visibile il mattino, ma è molto basso sull’orizzonte orientale. Per Giove vale quanto detto per Venere. Saturno è osservabile nel cielo meridionale. Urano appare a est, intorno alla mezzanotte, negli ultimi giorni del mese ed è osservabile a sud-est nella seconda parte della notte. Nettuno è visibile tutta la notte inizialmente a sud-est per culminare a sud prima dell’alba. Plutone, infine, dopo l’opposizione al Sole del 6 luglio, sarà visibile per l’intera notte, a sud-est fino a tramontare dalla parte opposta prima dell’alba. Il 14 luglio la sonda automatica della Nasa “New Horizons”, lanciata il 19 gennaio 2006 da Cape Canaveral, sorvolerà da vicino questo remotissimo mondo e i suoi satelliti per studiarne la geologia e la morfologia, creare una mappa della superficie e analizzare l’atmosfera, se ne possiede una. Approfondimenti nel sito www.uai.it.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

 

30 GIUGNO: SPETTACOLARE DANZA CELESTE VENERE-GIOVE NEL CIELO OCCIDENTALE.

30 GIUGNO: SPETTACOLARE DANZA CELESTE VENERE-GIOVE

Tutti col naso all’insù, la sera di martedì 30 giugno, per ammirare lo spettacolare balletto celeste tra i pianeti Giove e Venere, protagonisti di una strettissima congiunzione che si potrà ammirare a occhio nudo fin dal crepuscolo. I due puntini luminosissimi distinti nel cielo con luce fissa, si prestano magnificamente all’osservazione con dei binocoli a forti ingrandimenti o, meglio, dei telescopi: si potranno così osservare la falce di Venere di circa il 33% della sua superficie e Giove con le sue bande nuvolose e i suoi quattro satelliti medicei, Io, Europa, Ganimede e Callisto, che appaiono come piccoli puntini bianchi che danzano da un lato all’altro del gigante gassoso, sul piano equatoriale.

Secondo il dott. Piero Massimino, dell’Inaf-Osservatorio astrofisico di Catania, infatti, la distanza angolare sulla volta celeste tra il gigantesco Giove e il pianeta di Citera sarà di appena 23′ circa, meno dell’arco sotteso dalla Luna. Venere sarà di magnitudine -4.4, mentre quella di Giove sarà -1.8. Ricordiamo che il segno negativo che precede il numero della magnitudine indica che l’oggetto celeste è tanto più luminoso quanto più basso è il suo valore numerico. Tra i due pianeti, dunque, Venere è l’oggetto più brillante.

Per la verità, la danza cosmica si è iniziata lo scorso 22 giugno e proseguirà sera dopo sera fino all’8 luglio. Il culmine, come detto, avverrà la sera del 30, quando i due pianeti più luminosi del cielo giungeranno alla minima distanza angolare prevista. Saranno, però, bassi sull’orizzonte occidentale. “Alle 21, sul cielo di Catania – aggiunge Massimino – la posizione di Giove sarà azimut 273°5′ (in pratica, direzione ovest) e altezza 21°4′. Questi valori valgono per tutte le aree cittadine.” Nei giorni successivi, i due pianeti continueranno il loro balletto in cielo avvicinandosi sempre di più, fino a raggiungere la minima distanza angolare (appena 20′) alle 6 del primo luglio, ma con i due corpi celesti già avviluppati dai bagliori della luce solare, che li renderanno inosservabili.

Un’avvertenza è d’obbligo: godetevi lo spettacolo celeste offerto dalla Natura, è gratuito (con i tempi che corrono non roba da poco…), ma non cedete alla tentazione di vedere danzare nel cielo ufo e amenità simili bassi sull’orizzonte, quelli lasciamoli confinati nei libri di fantascienza.

GIUSEPPE SPERLINGA

GIUGNO, IL CIELO DEL SOLSTIZIO D’ESTATE

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GIUGNO, IL CIELO DEL SOLSTIZIO ESTIVO
Per convenzione, il 1° giugno entra l’estate meteorologica, mentre quella astronomica s’inizia il giorno del solstizio, che quest’anno cade domenica 21, alle 16.38 T.U. (Tempo Universale, corrispondente all’ora del fuso orario di Greenwich). In Italia, che è in vigore l’ora legale estiva, bisogna aggiungere due ore (TU + 2 h), corrisponde alle ore 18.38. Sarà il dì più lungo dell’anno (ricordiamo che il dì è il periodo d’illuminazione, mentre la notte è quello di oscurità: insieme formano il giorno). A Catania, il Sole sorge alle 5.38 e tramonta alle 20.24: il dì dura 14 ore e 46 minuti. Alle 13.02, il Sole raggiunge la massima altezza sull’orizzonte, che varia secondo la latitudine del luogo (nel capoluogo etneo è di 71°). Solstizio significa «Sole stazionario» (dal latino “Solis statio”) e indica che in questo momento astronomico il Sole sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno, quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull’orizzonte. Il giorno del solstizio estivo è atteso perché primo giorno d’estate (in realtà, dopo il 21 giugno, il Sole comincia a calare, determinando lo accorciarsi graduale delle giornate), il Polo Nord è incluso nel circolo d’illuminazione (6 mesi di luce), mentre il Polo Sud ne è totalmente escluso (6 mesi di oscurità). I solstizi, nell’antichità, venivano festeggiati un po’ ovunque dai popoli pagani, dalla Grecia all’America precolombiana, fin quando la religione cristiana, conscia della portata di questi festeggiamenti, si premurò di incorporarne le date sovrapponendovi solenni celebrazioni, così come il solstizio invernale è stato sostituito dal Natale, quello d’estate dalla festa di San Giovanni che si celebra il 24 giugno: ancora una volta, una festa pagana basata sull’antica osservazione del moto apparente del Sole si è fusa con la tradizione cristiana.
Il Sole si trova nella costellazione del Toro fino al 22 giugno, quando passa nella costellazione dei Gemelli. Duemila anni fa, il giorno del solstizio, la nostra stella diurna era proiettata tra le stelle della costellazione del Cancro ed era allo zenit su tutti i punti della Terra uniti dal parallelo denominato “Tropico del Cancro”. Tale parallelo, oggi, bisognerebbe rinominarlo in “Tropico dei Gemelli”, perché a causa del millenario moto di precessione degli equinozi, il Sole é proiettato tra le stelle della costellazione dei Gemelli. In altre parole, gli astrologi descrivono i molto presunti influssi di un cielo fossile, perché lo zodiaco è “scivolato” all’indietro di una casella. Per tale motivo chi crede di essere nato, per esempio, sotto il segno del Cancro in realtà è Gemelli, così i Gemelli sono Toro, questi ultimi sono Ariete e così via. Se teniamo pure conto che il Sole transita davanti alle stelle di una tredicesima costellazione, quella di Ofiuco, dal 30 novembre al 17 dicembre, che si trova tra lo Scorpione e il Sagittario e che attraversa la prima delle due in soli sette giorni, ebbene coloro i quali sono nati in uno dei giorni di tale periodo dovranno rassegnarsi a una vita senza oroscopo.
Rapido sguardo ai pianeti. Il piccolo ed elusivo Mercurio, nella seconda parte del mese, torna visibile al mattino: il 24 giugno sorge più di un’ora prima del Sole e sarà rintracciabile a est. Il luminoso Venere è sempre più basso sull’orizzonte occidentale e, a fine giugno, tramonta poco più di due ore dopo il Sole. Il pianeta rosso Marte è inosservabile. Il gigantesco Giove, come Venere, sarà sempre più basso nel cielo occidentale e tramonta sempre più presto nelle prime ore della sera. Saturno, nelle prime ore della sera, è facilmente individuabile a Sud-Sud-Est, a mezzanotte raggiunge la massima altezza sull’orizzonte a Sud: approfittatene per osservarlo al telescopio per ammirare gli splendidi anelli. Urano e Nettuno sono visibili nel cielo orientale nelle ore che precedono l’alba, ma alla fine del mese il secondo sorge intorno alla mezzanotte ed è osservabile per l’intera notte. Pure il lontanissimo Plutone a fine di mese diventa osservabile per tutta la notte. Su questo minuscolo e remoto pianeta, dopo il 14 luglio, giorno in cui sarà raggiunto dalla sonda americana “New Horizons”, lanciata il 19 gennaio 2006.
Con l’arrivo di giugno, lo scenario celeste cambia aspetto. Appare, a sud-est, la costellazione dello Scorpione, con la brillante Antares, una supergigante che rivaleggia con Marte (Ares) per il colore rosso. Sopra lo Scorpione, appare la poco spettacolare costellazione di Ofiuco. Più a destra, la Bilancia e, alla sua sinistra, il Sagittario. Nel cielo occidentale, infine, si assiste al tramonto del Leone e della Vergine. Alte nel cielo, infine, brillano le luminose Arturo, nella costellazione del Bootes. Più a oriente spicca Vega della Lira, che insieme a Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila forma il famoso “Triangolo estivo”. Per maggiori approfondimenti e la consultazione delle cartine celesti si rimanda al sito dell’Unione Astrofili Italiani www.uai.it.
GIUSEPPE SPERLINGA

CIELO DI MAGGIO 2015

saturno

SATURNO, RE DEL CIELO DI MAGGIO
In maggio, nuvole e pioggia permettendo, si potrà ammirare un cielo notturno con protagonisti le meteore Eta Aquaridi e i pianeti Mercurio, Venere, Giove e Saturno. Nella seconda parte della notte della prima decade del mese, infatti, con pazienza e un po’ di fortuna, si potranno esprimere desideri al passaggio delle “stelle cadenti” Eta Aquaridi, che altro non sono che antichi frammenti della famosa cometa Halley, i quali lasciano una breve scia luminosa mentre attraversano l’atmosfera terrestre. Purtroppo, alla nostra latitudine, l’osservabilità di queste meteore è deludente, perché il loro radiante (il punto da cui apparentemente sembra che esse si diramino), che pur posto nella parte alta della costellazione dell’Aquario è basso sull’orizzonte e rimane visibile per pochissimo tempo. Nell’emisfero australe, invece, lo sciame meteorico offre uno spettacolo straordinario, perché il radiante è pressoché allo zenit, vale a dire sopra la testa dell’osservatore. Il picco maggiore è atteso intorno al 6 maggio, con una ventina di meteore all’ora, la cui visione, però, sarà quest’anno fortemente disturbata dalla luce della Luna quasi piena.
Meglio, allora, dedicarsi all’osservazione dei pianeti. Sempre la sera del 6 maggio sarà possibile rintracciare facilmente sull’orizzonte occidentale l’elusivo Mercurio, che tramonta quasi due ore dopo il Sole e, la sera successiva, si trova alla massima elongazione, cioè alla distanza angolare di 21°11’ dal Sole. Col passare dei giorni, però, il minuscolo pianeta si abbassa sempre di più sull’orizzonte fino a diventare inosservabile. Dopo la congiunzione con il Sole di giorno 30, in giugno Mercurio lo rivedremo a oriente prima del sorgere del Sole. Sempre nel cielo occidentale, i primi giorni di maggio sono favorevoli per l’osservazione del luminoso Venere, che la sera dell’8 tramonta tre ore e 41 minuti dopo il Sole. Tralasciando Marte, che è in pratica inosservabile perché avvolto nei bagliori del Sole al tramonto, l’orizzonte occidentale è ancora dominato dal gigantesco Giove, il secondo oggetto del cielo primaverile più luminoso dopo Venere e, ovviamente, la Luna. Un discorso a parte merita Saturno. Il pianeta degli anelli, il 23 maggio, sarà in opposizione al Sole, vale a dire si trova dalla parte opposta alla nostra stella diurna. Ciò significa che Saturno sarà osservabile per tutta la notte ed è possibile rintracciarlo a oriente al calare della sera, a sud nelle ore centrali della notte e, infine, a occidente prima dell’alba. E’, questo, il momento migliore per osservare al telescopio e fotografare Saturno con i suoi caratteristici anelli e le sue lune, perché per la prossima opposizione bisognerà attendere fino al 3 giugno del prossimo anno. Urano è ancora difficile da individuare, perché molto basso sull’orizzonte orientale ed è avvolto dalla luce del Sole che sorge. Nettuno è ancora molto basso nel cielo orientale, con un buon telescopio è possibile osservarlo nel cielo orientale. Plutone, infine, alla fine del mese sorge prima di mezzanotte e, con l’ausilio del telescopio, è possibile osservarlo a notte inoltrata dapprima basso sull’orizzonte sud-orientale, poi più alto nel cielo meridionale poco prima dell’alba.
Il cielo di maggio è il biglietto da visita del cielo estivo. Le costellazioni invernali sono ormai tramontate e, alte nel cielo meridionale, campeggiano le costellazioni del Leone con Regolo e della Vergine con Spica. Regolo significa “Piccolo Re”, dista da noi 79 anni luce ed è un sistema stellare formato da due coppie di stelle che orbitano l’una intorno all’altra. Spica, invece, è distante 250 anni luce dal Sole ed è un sistema binario spettroscopico, cioè formato da due stelle azzurre di classe spettrale B che ruotano attorno al comune baricentro strettamente vicine l’una all’altra. Spostando lo sguardo verso nord-est, sono facilmente riconoscibili sia la costellazione di Boote (Bovaro o Bifolco) per la forma di aquilone, con la gigante rossa Arturo, il “guardiano delle due Orse”, che è la quarta stella più luminosa del cielo dopo Sirio, Canopo e alfa Centauri, sia Vega della Lira, una stella bianca posta a 25 anni luce da noi e quinta per luminosità. Nella calotta circumpolare, quasi allo zenit, è facilmente individuabile l’Orsa Maggiore con l’asterismo del Gran Carro, utile per localizzare la Stella Polare, la più luminosa del Piccolo Carro dell’Orsa Minore. Tra le due Orse, si snoda la lunga ma poco appariscente costellazione del Dragone. Mentre nel cielo occidentale, di prima sera, basse sull’orizzonte, possiamo ancora dare l’ultimo sguardo alle costellazioni che hanno dominato il cielo invernale, come l’Auriga, i Gemelli e il Cancro, dalla parte opposta, a sud-est, in tarda serata si vedranno sorgere prima la Bilancia, seguita dallo Scorpione con la rossa Antares, poi da Ofiuco (la famosa tredicesima costellazione zodiacale inesistente negli oroscopi) e, per finire, dal Sagittario. Nel cielo di nord-est, infine, a notte inoltrata, alla Lira, si affiancano il Cigno con Deneb e l’Aquila con Altair, che con Vega formeranno l’asterismo del Triangolo estivo.
Per finire, la nostra stella diurna si trova nell’Ariete fino al 14, poi passa nella costellazione del Toro, dove rimarrà fino al 19 giugno. Per gli astrologi, invece, il Sole sarebbe già tra le stelle del Toro sin dal 21 aprile e vi rimarrebbe fino al 21 maggio per poi passare nei Gemelli. Leggono un cielo fossile di duemila anni fa e c’è ancora gente che continua a credere negli oroscopi che ammanniscono quotidianamente in tv, quotidiani, periodici, on line.
Approfondimenti e cartine celesti nel sito www.uai.it.
GIUSEPPE SPERLINGA

CIELO DI APRILE 2015

CIELO DI APRILE

Domenica 5 aprile è Pasqua, sicuramente la festa più importante della cristianità. Ed è una festa che si celebra nei giorni vicini all’equinozio di primavera. Essa, infatti, cade la prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio primaverile. In altre parole, l’equinozio si è verificato lo scorso venerdì 20 marzo, giorno in cui si ebbe pure il novilunio e l’eclissi di Sole (parziale alle nostre latitudini) perché la Luna transitò in uno dei due nodi formati dall’intersezione dei piani orbitali terrestre e lunare. La Luna piena si avrà sabato 4 aprile, il giorno successivo, domenica 5, si celebra la Pasqua.

Nel cielo fossile degli astrologi, il Sole si troverebbe ancora nella costellazione dell’Ariete. Non è più così, perché a causa della precessione degli equinozi il nostro astro diurno transita tra le stelle della costellazione dei Pesci fino al 19 aprile, quando passa nella costellazione dell’Ariete.

Non si è ancora spenta l’eco della bella eclissi totale di Sole (parziale alle nostre latitudini) dello scorso 20 marzo ed ecco arrivare, sabato 4 aprile, un’altra eclissi, stavolta di Luna, che però non sarà visibile dall’Europa. Sarà, questa, la terza di una tetrade di “eclissi di sangue” che si è iniziata l’anno scorso. Il quartetto, infatti, è cominciato il 15 aprile 2014, è proseguito l’8 ottobre e terminerà il 28 settembre di quest’anno. E’ detta “Luna di Sangue” (Blood Moon) perché quando il nostro satellite naturale entra nel cono d’ombra della Terra assume una colorazione rossastra che ricorda vagamente il colore del sangue. La Luna, infatti, non può riflettere la luce solare, ma rimanda nello spazio soltanto quella riflessa dal nostro pianeta, la cui atmosfera si comporta come un prisma, che scomponendo la luce del Sole, ne assorbe le radiazioni verde e blu, mentre quella rossa è riflessa verso l’argenteo satellite naturale della Terra, il quale assume una colorazione rossastra.

I pianeti. Il piccolo ed elusivo Mercurio sarà osservabile nell’ultima decade del mese sull’orizzonte occidentale, tramontando un paio d’ore dopo il Sole. Il luminoso Venere, all’inizio del mese, tramonta oltre tre ore dopo il Sole, alla fine del mese dopo oltre tre ore e mezzo. Il pianeta rosso Marte è sempre più basso sull’orizzonte occidentale e il 23 sarà in congiunzione con Mercurio, diventando inosservabile alla fine del mese. Il gigantesco Giove continua a dominare il cielo meridionale dopo il tramonto del Sole. Il pianeta degli anelli Saturno, nel corso del mese, è possibile individuarlo a Sud-Ovest prima della mezzanotte. Urano è inosservabile, ricompare al mattino alla fine del mese, molto basso sull’orizzonte orientale. Nettuno è visibile il mattino presto sull’orizzonte orientale, poco prima del sorgere del Sole, ma la sua osservazione è ancora molto difficoltosa, sia per la modesta altezza sull’orizzonte, sia per la bassa luminosità.

In aprile muta lo scenario celeste, le costellazioni estive scalzano quelle invernali e domineranno il cielo dei prossimi mesi. Così, subito dopo il tramonto, Orione, il Toro, i Gemelli e l’Auriga continuano a essere sempre più bassi sull’orizzonte occidentale, mentre dalla parte opposta fanno la loro apparizione la Lira con la brillantissima Vega, l’inconfondibile Bootes (il Bifolco o Bovaro) a forma di aquilone con Arturo, nei pressi del quale vi sono la Corona Boreale e la vasta ma poco appariscente costellazione di Ercole. A sud saranno visibili il Cancro, il Leone con la luminosa stella Regolo e la Vergine con la brillante Spica. A notte fonda, infine, a sud-est, appare la Bilancia e poi lo Scorpione, l’uccisore di Orione ormai tramontato. Per le costellazioni circumpolari, è facilmente riconoscibile l’asterismo del Gran Carro dell’Orsa Maggiore, da cui è possibile rintracciare la Stella Polare tracciando una linea lunga cinque volte la distanza tra Merak e Dubhe. Dalla parte opposta, vi è la coppia regale formata dalla bella e vanitosa Cassiopea, con la sua inconfondibile forma a “W”, e dal suo sposo Cefeo, re d’Etiopia e genitori di Andromeda.

Per approfondimenti e cartine si consulti il sito dell’Unione astrofili italiani www.uai.it.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

CIELO DI MARZO 2015

IN MARZO L’EQUINOZIO PRIMAVERILE E UNA ECLISSE PARZIALE DI SOLE

Marzo è il mese dell’equinozio primaverile, che quest’anno cade il 20, giorno in cui i raggi solari sono perpendicolari sul piano equatoriale, il circolo d’illuminazione taglia in due parti uguali i poli, la durata del dì eguaglia quella della notte e il Sole sorge esattamente a est e tramonta a ovest. Sempre il 20, si verificherà l’evento astronomico più atteso dell’anno, uno spettacolo naturale che da sempre affascina l’uomo: l’eclisse di Sole, che dall’Italia sarà parziale, totale per le regioni dell’estremo nord Europa. Per un osservatore alla latitudine di Catania, il fenomeno avrà inizio alle 9.23; poi, alle 10.28, il disco solare sarà parzialmente oscurato per circa il 41 per cento; termine dell’eclisse alle 11.37. In tale occasione, l’associazione Stelle e Ambiente ha organizzato un evento articolato in due giorni: un Caffè&Scienza straordinario nella sede dell’Herborarium Museum, alle 19 di giovedì 19 e una postazione con telescopio e occhialini speciali per osservare l’eclisse da via Crociferi la mattina del 20. Domenica 28, infine, si passa dall’ora solare a quella estiva portando avanti di sessanta minuti le lancette dell’orologio.

Fino al 12 marzo, il Sole si trova tra le stelle dell’Acquario, poi passa nella costellazione dei Pesci e alla nostra latitudine la durata del dì aumenta di 1 ora e 16 minuti dall’inizio del mese. La Luna sarà piena il 5, all’ultimo quarto il 13, nuova il 20 e al primo quarto il 23. Rapido sguardo ai pianeti. Mercurio, nei primi giorni di marzo, sorge un’ora prima del Sole e sarà visibile molto basso sull’orizzonte orientale in ore mattutine, dopo sarà inosservabile. Il luminosissimo Venere domina il cielo occidentale nelle prime ore della sera, tramontando alla fine del mese circa tre ore dopo il Sole. Il pianeta di Citera, il 16 passa dai Pesci alla costellazione dell’Ariete. Marte è anch’esso visibile nel cielo occidentale, ma più in basso rispetto a Venere. Il 30 marzo, Marte entra nell’Ariete. Giove continua a dominare il cielo notturno: nelle prime ore della notte è alto a sud–est, poi culmina a sud e, nella seconda parte della notte, tramonta a sud-ovest. Si sposta con moto retrogrado nella costellazione del Cancro. Saturno, a fine di mese, è visibile nelle ore centrali della notte nell’orizzonte sud-orientale. Il pianeta dagli anelli, fino al 14 marzo, si muove con moto diretto nella costellazione dello Scorpione. Urano sarà visibile molto basso sull’orizzonte occidentale, nelle prime ore della sera. Il 4 marzo sarà in congiunzione stretta con Venere e l’11 con Marte. Il pianeta si trova sempre nella costellazione dai Pesci. Nettuno è ancora molto vicino al Sole ed è assai basso sull’orizzonte orientale, dunque è inosservabile, perché avvolto dai bagliori solari. Il pianeta azzurro si trova ancora nella costellazione dell’Acquario, dove vi rimarrà per altri sette anni. Plutone, infine, è sempre nella costellazione del Sagittario ed è osservabile sempre più alto sull’orizzonte orientale prima del sorgere del Sole.

Le grandi costellazioni invernali dominano ancora il cielo, ma saranno più spostate verso sud-ovest, dove spicca Orione con la rossa Betelgeuse e l’azzurra Rigel. Prolungando verso destra le tre stelle della cintura, s’incontra Aldebaran, l’occhio rosso del Toro, mentre a sinistra in basso spicca la stella più luminosa del cielo, Sirio del Cane Maggiore, e poco più in alto brilla Procione del Cane Minore. Dalla parte opposta, nel cielo orientale, fanno la loro apparizione le costellazioni zodiacali del Leone e della Vergine. Mentre il cielo meridionale è avaro di stelle brillanti, in quello settentrionale è facile individuare l’asterisco del Gran Carro dell’Orsa Maggiore, che potrà essere utilizzato come riferimento per individuare la Stelle Polare prolungando verso sinistra il segmento che unisce le stelle Merak e Dubhe. A nord-ovest, spicca l’inconfondibile “W” di Cassiopea e, tra essa e il Toro, è facile riconoscere la costellazione del Perseo. A nord-est, infine, sotto il Gran Carro, è possibile scorgere la costellazione del Bootes, la cui forma ricorda quella di un aquilone.

                                                                                              GIUSEPPE SPERLINGA

 

CIELO DI FEBBRAIO 2015

IL CIELO DI FEBBRAIO DOMINATO DAL GRAN CARRO E DAL LEONE
Con il termine “asterismo” s’intende un gruppo di stelle del cielo notturno facilmente riconoscibile per la sua particolare configurazione dal resto delle stelle circostanti. Le ottantotto costellazioni riconosciute ufficialmente dalla comunità astronomica internazionale possono essere considerate asterismi di grandi dimensioni, ma un asterismo può anche essere parte di una costellazione oppure può essere formato da stelle appartenenti a costellazioni diverse o, ancora, può coincidere con l’intera costellazione. Il cielo di febbraio è dominato da uno dei più celebri asterismi, quello del Gran Carro della costellazione dell’Orsa Maggiore, resa immortale dai versi dell’astronomo mancato Giacomo Leopardi nelle sue Ricordanze: “Vaghe stelle dell’Orsa, io non credea/tornare ancor per uso a contemplarvi/sul paterno giardino scintillanti,/e ragionar con voi dalle finestre/di questo albergo ove abitai fanciullo,/e delle gioie mie vidi la fine./Quante immagini un tempo, e quante fole/creommi nel pensier l’aspetto vostro/e delle luci a voi compagne! allora/che, tacito, seduto in verde zolla,/delle sere io solea passar gran parte/mirando il cielo, ed ascoltando il canto/della rana rimota alla campagna!”. Ma, quello leopardiano, era un cielo terso, non inquinato dal riverbero delle luci cittadine che causa la scomparsa del cielo stellato.
Altra famosa costellazione è quella del Leone, che è sempre più alta sull’orizzonte meridionale e che annuncia l’imminente arrivo della primavera. Volgendo lo sguardo verso ovest, si notano la poco appariscente costellazione del Cancro, ma riconoscibile dal bell’ammasso aperto del Presepe o Alveare (M44), uno dei più vicini al nostro sistema planetario, se il cielo è nitido si vede a occhio nudo e appare come un oggetto diffuso (fu il primo oggetto che Galileo Galilei osservò con il suo cannocchiale) e l’imponente costellazione di Orione, che ha dominato il cielo invernale e, sempre più bassa, si avvia lentamente al tramonto. A oriente, spicca la rossa e brillante stella Arturo di Boote e, più a sud, la luminosissima Spica della Vergine, una costellazione caratterizzata da un gran numero di galassie osservabili anche con telescopi amatoriali. A nord, come sempre, il Piccolo Carro con la Polare e la coppia regale di Cefeo e Cassiopea.
Nella seconda metà del mese, la cometa Lovejoy diverrà circumpolare, ma purtroppo la sua luminosità sarà di sotto la soglia di visibilità a occhio nudo.
Il Sole, il 16 febbraio, passa dalla costellazione del Capricorno a quella dell’Acquario, ma se provate a chiedere il segno zodiacale a un vostro amico nato, a d esempio, il giorno di S. Agata, 5 febbraio, vi risponderà che è Acquario, mentre in realtà al momento della sua nascita il Sole transitava tra le stelle del Capricorno: finora il vostro amico ha letto un oroscopo che non gli appartiene! La durata del dì si allunga di oltre un’ora ed eguaglierà quella della notte il giorno dell’equinozio di primavera, che quest’anno cade il 20 marzo. La Luna sarà piena il 4, all’ultimo quarto il 12, nuova il 19 e al primo quarto il 25. I pianeti: Mercurio ricompare alle prime luci dell’alba nel cielo orientale; il luminosissimo Venere tramonta a ovest un paio d’ore dopo il Sole; Marte è anch’esso visibile a occidente, alle prime ore della sera, ma molto basso sull’orizzonte; il gigantesco Giove è in opposizione al Sole ed è visibile tutta la notte: sorge a est nelle prime ore della sera, culmina sud verso la mezzanotte e tramonta a ovest nelle prime ore dell’alba; Saturno è osservabile a sud-est nelle ultime ore della notte; Urano è rintracciabile a sud-ovest nelle prime ore della notte; Nettuno, infine, è praticamente inosservabile.
GIUSEPPE SPERLINGA

CIELO 2015

2015, ANNO DELLE STELLE CADENTI E DELLE COMETE

Nel 2015, il cielo sarà benevolo per gli appassionati di astronomia. Sarà, infatti, un anno ricco di spettacoli astronomici con tre comete visibili a occhio nudo, una superba superluna rossa, due eclissi di Sole e di Luna e tempeste di meteore Perseidi, Geminidi, Quadrantidi, la cui visione non sarà disturbata dalla luce lunare. Ad aprire lo show celeste sarà la cometa C/2014Q2 Lovejoy, autentica padrona dei cieli di gennaio. Continue reading “CIELO 2015” »