Stelle e Ambiente

Notizie

PASSEGGIATA STORICO-RELIGIOSO-NATURALISTICA A VALVERDE (CT)

I GIOIELLI DI VALVERDE
Non è esagerato affermare che il territorio di Valverde è un autentico scrigno che custodisce “gioielli” storici, artistici, religiosi e naturalistici, i quali sono arrivati ai giorni nostri in ottimo stato di conservazione. Alcuni di questi sono stati, domenica scorsa, 16 febbraio 2020, la meta della passeggiata, cui hanno partecipato una cinquantina di persone di tutte le età, organizzata dall’associazione “Stelle e Ambiente”, col patrocinio gratuito del Comune, che ha favorito gli spostamenti degli ospiti mettendo loro a disposizione i due scuola-bus comunali che hanno consentito di raggiungere in breve tempo luoghi assai distanti tra essi.
Guidati dal presidente del sodalizio culturale catanese, prof. Giuseppe Sperlinga, che si è avvalso della collaborazione botanica del vicepresidente, prof. Salvatore Arcidiacono, il tour ha avuto inizio con la visita della chiesa del Santuario, all’interno della quale spiccano tra gli altri l’altare ottocentesco della Madonna di Valverde, il monumento sepolcrale dei coniugi Luigi Riggio Branciforte e Caterina Gravina, le pregevoli tele a olio settecentesche che sormontano i quattro altari laterali, per non dire dei due portali d’ingresso di fine Seicento quello laterale e di inizi ‘700 quello principale con il suo bel portone di bronzo. Sono seguite le visite alla settecentesca chiesetta della Madonna di Carminello e alla meravigliosa Villa Paradiso della famiglia Gravina, cui vanno i nostri ringraziamenti per aver ospitato il folto gruppo e consentito di ammirare sia il bellissimo orto botanico privato, sia i bellissimi basanti subcolonnari e lamellari formatisi da una colata basaltica del Centri alcalini antichi avvenuta tra 220.000 e 110.000 anni fa, quando l’attività eruttiva dell’Etna avviene prevalentemente lungo la fascia ionica in corrispondenza del sistema di faglie denominato “Faglie delle timpe”. Durante questa fase, si verificarono numerose eruzioni fissurali si localizzavano lungo questa ristretta fascia della costa ionica.
Dopo, di nuovo sui pullmini per raggiungere la vicina Casalrosato dove, secondo la tradizione, vi è il luogo dell’apparizione della Madonna a Dionisio con l’altarino e la grotta, all’interno della quale sgorga ancora oggi acqua.
La passeggiata si è conclusa con la visita al Parco suburbano dedicato alla memoria del grande Angelo D’Arrigo, un’area protetta in ottime condizioni di naturalità che, dopo 9 anni di abbandono, è stata per l’occasione ripulita e i sentieri sono stati resi percorribili.
I nostri ringraziamenti vanno anzitutto al sindaco di Valverde, arch. Angelo Spina, all’assessora Maria Carmela Gammino, alla dottoressa Giusy Sciuto, ai giardinieri signori Nuccio e Giovanni e ai Vigili Urbani, che hanno contribuito fattivamente alla buona riuscita della nostra iniziativa finalizzata alla conoscenza dei Beni culturali e naturalistici di Valverde.
Un altro caloroso ringraziamento va all’ottimo amico giornalista Carmelo Di Mauro, corrispondente da Valverde del quotidiano La Sicilia .
In settembre, è già in programma un secondo tour dedicato alla conoscenza di Valverde che ci permetterà di ammirare l’orologio solare a ore italiche, che si augura sarà stato restaurato, l’Eremo di S. Anna, la chiesa della Misericordia e alcuni altari ed edicole votive sparsi nel territorio valverdese.
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ALLA RISCOPERTA DEL TERRITORIO DI VALVERDE (CT)

I “GIOIELLI” DI VALVERDE

L’associazione Stelle e Ambiente organizza per domenica 16 febbraio 2020 una passeggiata storico-religioso-naturalistica alla riscoperta dei “gioielli” di Valverde: le chiese del Santuario e della Madonna di Carminello, l’ottocentesco orologio solare a ore italiche, i basalti subcolonnari e lamellari di villa Paradiso, il luogo dell’apparizione di Casalrosato, il parco suburbano “Angelo D’Arrigo”. 

GUIDA IL PRESIDENTE PROF. GIUSEPPE SPERLINGA CON LA COLLABORAZIONE BOTANICA DEL VICEPRESIDENTE PROF. SALVATORE ARCIDIACONO. 

EQUIPAGGIAMENTO: SCARPE DA GINNASTICA O TREKKING URBANO, JEANS, PILE, GIACCA A VENTO, K-WAY, CAPPELLINO, BORRACCIA, BINOCOLO.

Raduno

ore 8.30: parcheggio del parco Gioeni di via Angelo Musco.

Info: 3402161035 (WhatsApp).

L’itinerario sarà percorso in parte a piedi, in parte con un minibus messoci a disposizione grazie alla cordiale ospitalità del sindaco di Valverde, arch. Angelo Spina, e dell’assessora Maria Carmela Gammino. Il percorso s’inizia dalla piazza del Santuario di Valverde, visiteremo la bella chiesa del Santuario, poi ci sposteremo a piedi per vedere l’ottocentesco orologio solare a ore italiche che dista un centinaio di metri. Col minibus raggiungeremo la chiesetta della Madonna del Carminello e, da qui, a piedi, ci sposteremo fino alla Villa Paradiso per ammirare i basalti subcolonnari e lamellari, grazie alla squisita ospitalità della famiglia Gravina. Dopo, torneremo indietro per risalire sul minibus che ci porterà nel luogo dell’apparizione, a Casalrosato. Sempre col minibus, raggiungeremo il Parco suburbano “Angelo D’Arrigo” per una bella passeggiata in un ambiente che si conserva ancora in buone condizioni di naturalità.

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I PIANETI MARTE, GIOVE E SATURNO BRILLANO NEL CIELO MATTUTINO DEL BISESTILE FEBBRAIO 2020

Il quotidiano La Sicilia di oggi, 5 febbraio 2020, festa di S. Agata, Celeste Patrona di Catania, pubblica la consueta rubrica mensile dedicata alla divulgazione astronomica sul cielo di febbraio 2020. Oggi, in pagina, siamo in compagnia col nostro conterraneo AstroLuca Luca Parmitano, ex allievo del Liceo scientifico statale “Galileo Galilei” di Catania e e del prof. Salvatore Arcidiacono, vice presidente di Stelle e Ambiente.
La rubrica del cielo del mese fu ideata e curata per oltre mezzo secolo dal grande e indimenticato giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, primo presidente dell’associazione Stelle e Ambiente. Poco prima della sua dipartita, avvenuta il 4 settembre 2012, Prestinenza ha passato idealmente il testimone a chi scrive, che da allora fa il possibile per onorarne la memoria e, nello stesso tempo, mantenere in vita un appuntamento mensile con la Scienza del cielo, cui ormai pochissimi giornali italiani lasciano spazio.
Buona lettura!
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I PIANETI MARTE, GIOVE E SATURNO BRILLANO NEL CIELO MATTUTINO DEL BISESTILE FEBBRAIO
Le ultime due cifre del 2020 sono divisibili per quattro: l’anno è bisestile e dura 366 giorni anziché 365, nel calendario si aggiunge un giorno in più al mese di febbraio, che – ogni quattro anni – dura 29 giorni anziché 28. Questo artificio si rese necessario perché l’anno civile (365 giorni) non è uguale all’anno solare, che equivale al tempo intercorso tra due solstizi, vale a dire a 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. Il calendario introdotto da Giulio Cesare, nel 45 a.C., considerava l’anno di 365 giorni e 6 ore, ma fissava l’anno civile di 365 giorni. Le sei ore scartate erano recuperate aggiungendo, ogni quattro anni, un giorno in più dopo il 24 febbraio (”Sexto die ante Calendas Martias”= “Sei giorni prima delle calende di marzo”). Il giorno in più fu detto “bis sexto die”, cioè “per la seconda volta il sesto giorno”, da cui prese origine la parola “bisestile”. In realtà, l’anno solare del calendario giuliano era superiore al vero di 11 minuti e 14 secondi, i quali nel corso dei secoli si accumularono e, nel Cinquecento, l’equinozio di primavera cadeva l’11 marzo anziché il 21. Per rimettere in linea il computo del tempo fu necessario “rubare” dieci giorni al 1582, anno in cui entrò in vigore la riforma voluta da Papa Gregorio XIII. Più precisamente, accadde che la sera del 4 ottobre di quell’anno, la gente andò a dormire e, la mattina seguente, si risvegliò che era il 15: i giorni compresi tra il 5 e il 14 non furono mai vissuti. Per evitare il ripetersi dell’errore, si stabilì di considerare bisestili soltanto gli anni secolari multipli di 400: lo è stato il 2000, il prossimo sarà il 2400.
Il cielo di febbraio sarà caratterizzato ancora dalle costellazioni invernali, tra le quali, nell’orizzonte meridionale, spiccano l’imponente Orione in compagnia di Sirio del Cane Maggiore e Procione del Cane Minore e, più in alto, il Toro con la rossa Aldebaran. Allo zenit, sono riconoscibili la luminosa Capella dell’Auriga e i Gemelli con Castore e Polluce. Nell’orizzonte occidentale, continuano a tramontare il cavallo alato Pegaso e la Balena, mentre, a oriente, cominciano a far capolino le prime costellazioni primaverili, come il Leone e la Vergine. Come sempre, nel cielo settentrionale, saranno riconoscibili le costellazioni circumpolari, cioè che non tramontano mai, come il Gran Carro dell’Orsa Maggiore a nord-est, il Piccolo Carro dell’Orsa Minore con la Polare. A nord-ovest, è facilmente riconoscibile la doppia “W” di Cassiopea e, tra questa e il Toro, si individua il Perseo.
Uno sguardo ai pianeti. Il minuscolo Mercurio è visibile a occidente immerso nelle luci del crepuscolo. Il periodo migliore per osservare l’elusivo pianeta sono i giorni che precedono e seguono il 10 febbraio, perché tramonterà un’ora e mezza dopo il Sole. Venere continuerà a brillare nel cielo occidentale come un faro, nelle prime ore serali. Marte è osservabile nella seconda parte della notte, poco dopo le 4. Pure Giove è visibile nel cielo del mattino, alle luci dell’alba, imitato da Saturno, che sarà osservabile alla fine del mese dalle 5 del mattino fino a quando sarà fagocitato dai bagliori del Sole. Urano, invece, sarà rintracciabile con l’ausilio di un telescopio nella prima parte della notte alto sull’orizzonte meridionale. Nettuno, al contrario, sarà osservabile con difficoltà, basso sull’orizzonte occidentale, prima delle 20.30 a inizio del mese, non oltre le 19 negli ultimi giorni di febbraio.
Concludiamo segnalando le belle congiunzioni mattutine che si verificheranno nei giorni 18, 19 e 20 febbraio, prima del sorgere del Sole, tra la Luna e i pianeti Marte, Giove e Saturno, nel cielo di sud-est, incontri astrali che avranno come sfondo le stelline della costellazione del Sagittario, nell’ambito delle quali i tre corpi planetari si disporranno allineati. S’inizia, alle 6.10 del 18, con l’incontro tra la Luna e il pianeta rosso; la mattina del 19, sarà la volta di Giove a essere accanto all’argenteo satellite terrestre, la mattina del 20 ci sarà l’incontro tra la Luna e Saturno.
GIUSEPPE SPERLINGA

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GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE: ESCURSIONE DI STELLE E AMBIENTE ALLA TIMPA DI LEUCATIA

Una cinquantina di soci, amici e simpatizzanti di Stelle e Ambiente hanno effettuato, nella mattinata della domenica palindroma 02 02 2020, una bella escursione alla Timpa di Leucatia, dal pianoro alla sottostante zona umida, guidati dal presidente prof. Giuseppe Sperlinga, che si è avvalso della collaborazione botanica del vicepresidente prof. Salvatore Arcidiacono e di quella logistica della segretaria prof.ssa Giovanna Cavallaro e dei soci consiglieri dott. Luciano Costanzo e sig. Salvatore Silviani. Un particolare ringraziamento va alle signore Natalia Ciancio e Letizia Miceli.
L’escursione, che si è svolta con il patrocinio gratuito dei Lions Club di Catania (erano presenti l’avv. Rino Puleo e l’ing. Luigi Testa), s’inquadrava nell’ambito delle celebrazioni a livello planetario del 49° anniversario della firma della Convenzione internazionale di Ramsar, avvenuta nella cittadina iraniana di Ramsar nel lontano 1971.
Secondo la Convenzione internazionale di Ramsar, si definisce “zona umida” qualsiasi ambiente naturale caratterizzato in qualche modo dalla compresenza di terreno e acqua. Più precisamente, sono zone umide “le paludi e gli acquitrini, le torbiere oppure i bacini (naturali o artificiali), permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata, ivi comprese le distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri”.
I siti che possiedono tali caratteristiche e che rivestono un’importanza internazionale soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, possono essere inclusi nella “lista delle zone umide d’importanza internazionale” approvata dalla convenzione stessa. Il valore di questi ambienti è molto elevato sia per la loro rarità, sia per i rischi di estinzione cui sono esposti, soprattutto quelli in prossimità delle aree urbane.
La zona umida della Timpa di Leucatia, per le sue caratteristiche, potrebbe assumere un’importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar del 2 febbraio del 1971, la quale sostiene la protezione degli habitat, riconoscendo l’importanza e il valore delle zone denominate “umide”, che sono ecosistemi con altissimo grado di biodiversità, habitat vitale per gli uccelli acquatici.
La presenza di diverse sorgenti, le quali hanno reso la zona una vera e propria area umida e che caratterizzano parte della Timpa, rende questo luogo l’unico esempio di ambiente umido d’acqua dolce ricadente nell’ambito urbano della città di Catania. Esso rappresenta un patrimonio naturale di notevole importanza scientifica e culturale che meriterebbe maggior attenzione da parte delle Amministrazioni Comunali di S. Agata Li Battiati e di Catania finalizzata al recupero, valorizzazione e fruizione dell’area in questione.
E’ auspicabile un progetto che preveda il restauro naturalistico dell’intera area della Timpa di Leucatia, ambiente umido compreso, che possa consentire il mantenimento e la fruizione dell’area e anche la corretta captazione delle acque a valle della zona umida e il loro successivo riutilizzo senza pregiudizio per l’esistenza della stessa zona umida.
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GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE – ESCURSIONE ALL’AMBIENGTE UMIDO DELLA TIMPA DI LEUCATIA

DOMENICA 02 02 2020

GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE

La giornata mondiale delle zone umide è un evento internazionale che, ogni anno, si celebra il 2 febbraio, in occasione dell’anniversario dell’adozione della Convenzione sulle zone umide firmata a Ramsar (Iran) il 2 febbraio 1971. La Giornata, però, fu istituita nel 1997 per diffondere l’importanza delle zone umide per l’umanità e il pianeta. Da allora, le agenzie governative, le organizzazioni non governative e le associazioni naturalistiche intraprendono azioni volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sui valori e i benefici delle zone umide.

Per ambiente umido s’intende qualsiasi tipo di ambiente caratterizzato dalla presenza perenne o temporanea di acqua, come le paludi, torbiere, acquitrini, specchi d’acqua naturali o artificiali permanenti o no con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata, comprese le coste marine fino a sei metri di profondità con la bassa marea. Si tratta di luoghi che oltre ad accogliere e conservare una ricca biodiversità di uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, pesci e invertebrati, garantisce risorse di acqua e cibo e svolge una funzione di mitigazione ai cambiamenti climatici. Il valore di questi ambienti è molto elevato sia per la loro rarità, sia per i rischi di estinzione che corrono soprattutto nelle aree urbane. La Convenzione di Ramsar, oggi sottoscritta da ben 170 Paesi, è l’unico trattato internazionale sull’ambiente che si occupa di questo particolare ecosistema. In Italia, queste aree sono 65 (due delle quali sono in Sicilia, una è la Riserva naturale orientata “Oasi Faunistica di Vendicari” istituita nel 1984 dalla Regione Siciliana, l’altra è la Rno “Biviere di Gela”, anch’essa d’istituzione regionale, ma nel 1997), per un totale di 82.331 ettari, e il 40 per cento della biodiversità (e quasi il 50 per cento delle specie di uccelli) è legato a questi ambienti (fonte: ministero dell’Ambiente).

Le zone umide sono un fragile scrigno di biodiversità e, tra gli ecosistemi del pianeta, sono quelli più a rischio a causa della pressione antropica e del riscaldamento globale: le sostanze inquinanti utilizzate nel campo dell’agricoltura, gli scarichi industriali e civili, il massiccio sfruttamento delle risorse, il consumo di suolo e l’immissione di specie alloctone sono tutti fattori che mettono in pericolo gli equilibri di questi delicati ambienti. Negli ultimi cento anni, è scomparso oltre il 64 per cento delle zone umide (fonte: Ispra). Secondo i dati della prima Lista Rossa Europea degli Habitat, più di un terzo degli habitat terrestri sono attualmente in pericolo di scomparsa, in particolare più di tre quarti delle paludi e torbiere e quasi la metà di laghi, fiumi e coste (fonte: Unione internazionale per la conservazione della Natura).

Tema della campagna mondiale di quest’anno sono i cambiamenti climatici e come gli ambienti umidi possano contribuire a frenarne gli impatti, visto che le zone umide ospitano una straordinaria varietà di specie animali e vegetali, sia stanziali sia migratrici, e sono fondamentali per la sussistenza umana per la loro capacità di immagazzinare l’anidride carbonica (mitigando così gli effetti dei cambiamenti climatici) e di proteggere le coste. Le zone umide oltre a essere di indiscutibile bellezza, aiutano a mantenere il microclima e salvaguardano le coste dall’erosione, forniscono centinaia di migliaia di litri di acqua ogni giorno, sono alla base del sistema di coltivazione del riso, che rappresenta l’alimento base per circa il 20 per cento della popolazione mondiale, e contribuiscono in maniera determinante all’economia considerato che oltre mezzo miliardo di persone dipendono da pesca e acquacoltura. Insomma, esse sono un autentico tesoro da salvare e proteggere.

Pure quest’anno, le associazioni ambientaliste di tutto il mondo si sono mobilitate per far conoscere gli ambienti umidi. A Catania, la Lipu organizza una escursione dell’intera giornata lungo il corso del fiume Simeto dalle Gole della Cantera a Ponte Barca di Paternò (appuntamento alle 8 del 2 febbraio in piazza Michelangelo, auto proprie, colazione al sacco). Il Wwf propone una passeggiata fino alla foce del Simeto con partenza alle 10 dal residence Primosole Beach. L’associazione Stelle e Ambiente propone una escursione di mezza giornata alla riscoperta dell’ambiente umido d’acqua dolce della Timpa di Leucatia seguendo un percorso lungo 3 km che si snoda da via Tito Manlio Manzella a via Balatelle tra Storia e Natura in un patrimonio naturale da tutelare, valorizzare e fruire (raduno ore 9 al parcheggio del parco Gioeni di via Angelo Musco). A Vendicari, l’Ente Fauna Siciliana organizza una escursione a Marianelli, nella Riserva Ramsar di Vendicari (raduno alle 9.30), in concomitanza con il 47° anniversario della fondazione dell’Associazione. Per tutte le escursioni sono indispensabili gli scarponcini da trekking e un abbigliamento adatto alla stagione.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

 

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GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE: LA TIMPA DI LEUCATIA

DOMENICA 2 FEBBRAIO 2020 – ORE 9-13
RADUNO: ORE 9 PARCHEGGIO DEL PARCO GIOENI DI VIA ANGELO MUSCO

GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE
ESCURSIONE ALL’AMBIENTE UMIDO DELLA TIMPA DI LEUCATIA

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE, L’ASSOCIAZIONE STELLE E AMBIENTE PROPONE UNA ESCURSIONE DI MEZZA GIORNATA ALLA RISCOPERTA DELL’AMBIENTE UMIDO D’ACQUA DOLCE DELLA TIMPA DI LEUCATIA SEGUENDO UN PERCORSO LUNGO 3 KM CHE SI SNODA DA VIA TITO MANLIO MANZELLA A VIA BALATELLE TRA STORIA E NATURA IN UN PATRIMONIO NATURALE DA TUTELARE, VALORIZZARE E FRUIRE.
EQUIPAGGIAMENTO: JEANS, FELPA O PILE, SCARPONCINI DA TREKKING O STIVALI DI GOMMA AL POLPACCIO (FACOLTATIVI), CAPPELLINO, GIACCA A VENTO, BORRACCIA, BINOCOLO.

GUIDA IL PROF. GIUSEPPE SPERLINGA CON LA COLLABORAZIONE BOTANICA DEL PROF. SALVATORE ARCIDIACONO.
CONTRIBUTO (OBOLO): € 5,00 NON SOCI – € 2,00 SOCI
INFO: 3402161035 (WHATSAPP).

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LA PARTECIPAZIONE ALLE PASSEGGIATE URBANE E ALLE ESCURSIONE DELL’ASSOCIAZIONE STELLE E AMBIENTE COMPORTA LA CONFERMA DI NON AVERE ALCUNA PATOLOGIA FISICA O PSICHICA CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA PROPRIA INCOLUMITÀ E/O QUELLA DEGLI ALTRI PARTECIPANTI, NONCHÉ DI ESSERE A CONOSCENZA DEI RISCHI OGGETTIVI CONNESSI ALL’ATTIVITÀ CUI SI PARTECIPA.

ADERENDO ALL’INIZIATIVA, SI ACCETTA LA POSSIBILITÀ DI ESSERE FOTOGRAFATI E/O FILMATI AI FINI DOCUMENTALI DELLE ATTIVITÀ DELL’ASSOCIAZIONE STELLE E AMBIENTE EVENTUALMENTE ANCHE SU FACEBOOK, SITO WEB, STAMPA.

LA PARTECIPAZIONE ALLE PASSEGGIATE URBANE E ALLE ESCURSIONE DELL’ASSOCIAZIONE STELLE E AMBIENTE COMPORTA LA CONFERMA DI NON AVERE ALCUNA PATOLOGIA FISICA O PSICHICA CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA PROPRIA INCOLUMITÀ E/O QUELLA DEGLI ALTRI PARTECIPANTI, NONCHÉ DI ESSERE A CONOSCENZA DEI RISCHI OGGETTIVI CONNESSI ALL’ATTIVITÀ CUI SI PARTECIPA.

ADERENDO ALL’INIZIATIVA, SI ACCETTA LA POSSIBILITÀ DI ESSERE FOTOGRAFATI E/O FILMATI AI FINI DOCUMENTALI DELLE ATTIVITÀ DELL’ASSOCIAZIONE STELLE E AMBIENTE EVENTUALMENTE ANCHE SU FACEBOOK, SITO WEB, STAMPA.

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I GIOIELLI DELL’ANTICO CORSO: BASTIONI, LAVA DEL 1669 E MERIDIANA DEI BENEDETTINI

 DOMENICA 26 GENNAIO 2020

ORE 9-13

I GIOIELLI DELL’ANTICO CORSO

I BASTIONI DEGLI INFETTI, DEL TINDARO E DI S.GIOVANNILA COLATA LAVICA DEL 1669COME FUNZIONA LA MERIDIANA DI SARTORIUS E PETERS

GUIDANO

IL PRESIDENTE PROF. GIUSEPPE SPERLINGA E IL SOCIO FRANCESCO ANDRONICO, CON LA COLLABORAZIONE GNOMONICA DELL’AMICO GEOM. MICHELE TROBIA.

PERCORSO AD ANELLO LUNGO 5 KM

IN CASO DI CONDIZIONI METEOROLOGICHE AVVERSE, LA PASSEGGIATA SARA’ ANNULLATA E RINVIATA A DOMENICA 23 FEBBRAIO 2020.

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NEL DEGRADO GLI SPAZI ESTERNI DEL MONASTERO BENEDETTINO E DELLE TERME ROMANE DI PIAZZA DANTE A CATANIA

Il livello di inciviltà a Catania ha ormai superato ogni limite di tolleranza. Le varie amministrazioni comunali sono state impotenti (e, talvolta, pure conniventi) ad arginare il degrado morale e comportamentale della stragrande maggioranza dei catanesi che sembra dilagare in maniera irrefrenabile.

Ma se pure l’Università, massimo tempio della Cultura, si dovesse adeguare a questo andazzo, tollerando il degrado all’interno di uno degli edifici storici più imponenti e importanti, qual è il Monastero dei Benedettini di piazza Dante, allora davvero dovremo rassegnarci a considerare questa città irredimibile. Purtroppo.

La Sicilia di oggi, martedì 14 gennaio 2020, pubblica un servizio a firma di chi scrive sul degrado ambientale in cui versa la zona di piazza Dante, sia all’interno del Monastero (Università) sia all’esterno (Comune), con i ruderi delle Terme romane ancora una volta oltraggiate dalla presenza dei rottami di una moto.

Facciamo sentire la nostra voce contro il degrado che sta soffocando la città di Catania, prima che sia davvero troppo tardi.

Giuseppe Sperlinga

 

MONASTERO DEI BENEDETTINI E TERME ROMANE DI PIAZZA DANTE TRA INCURIA E DEGRADO

Il grazioso mercatino “A fera bio”, che si svolge nella mattinata di ogni seconda domenica del mese negli spazi esterni del monastero dei Benedettini di piazza Dante, attira numerosi catanesi e turisti, molti dei quali entrano per acquistare i prodotti in vendita e non solo. Qualcuno, infatti, si mostra interessato pure alla conoscenza del luogo e si spinge oltre le bancarelle, ne approfitta per vedere da vicino le lave dell’eruzione del 1669 che danneggiarono l’ala occidentale del cenobio dei monaci cistercensi. lasciata l’area pulita e ordinata dove si svolge il mercatino, la situazione cambia da così a così, purtroppo in peggio. Uno dei cestini dei rifiuti del marciapiede che costeggia l’ingresso alle aule, è stato divelto da qualche incivile e giace per terra, svuotato dei rifiuti in esso contenuti. I bagni, già alle 11.30, versano in uno stato di precaria igienicità: sporcizia ovunque, due gabinetti su tre per signora praticamente inutilizzabili per la lordura e la carta igienica sporca gettata sul pavimento. Si torna all’esterno e, svoltato l’angolo, si para davanti al visitatore una muraglia basaltica alta più di una dozzina di metri: sono le lave della devastante colata che, tre secoli e mezzo fa, dai monti Rossi, raggiunsero e distrussero parzialmente la parte occidentale della città di Catania. Qui, tra la fine di aprile e i primi di maggio del 1669, le mura cittadine cedettero all’urto della lava nel tratto compreso tra il Bastione degli Infetti e quello del Tindaro, un nuovo afflusso di lava si sovrappose ai precedenti e causò uno squarcio di una cinquantina di metri: la lava riuscì a penetrare e ad avanzare verso la chiesa e il monastero di San Nicolò l’Arena, s’addossò alle loro possenti mura, che furono travolte ma non distrutte del tutto e sono ancora oggi visibili, mentre una lingua di lava s’infiltrò all’interno dell’edificio invadendone le cucine. Ebbene, al visitatore non è data alcuna informazione storico-naturalistica di ciò che vede, perché non sono mai stati apposti dall’Università cartelli in italiano né in altre lingue straniere, come sarebbe opportuno fare visto che il complesso monastico è quotidianamente frequentato sì da studenti, ma pure da turisti. A peggiorare il contesto, bisogna aggiungere pure il desolante stato di degrado e di abbandono in cui versa l’intera ala occidentale dell’edificio, dove alligna spazzatura di ogni tipo alla base del costone roccioso lavico, nell’ultimo tratto giacciono per terra, ammassati disordinatamente le une sugli altri, basole e pilastrini lavici, contenitori in pietra a sezione circolare, frammenti metallici arrugginiti, plastica, un cestino della spazzatura rotto e, infine, tubi con cavi elettrici (?) che dall’alto penetrano nel sottostante edificio, la cui scala di accesso è illuminata pur essendo in pieno giorno. Per non dire della presenza di un furgoncino parcheggiato da chissà chi e quando.

All’esterno del monastero benedettino, tra i ruderi delle Terme di epoca romana, non poteva mancare la sorpresa (si fa per dire) finale. I marciapiedi sono tutti impercorribili per le auto lasciate in sosta e di vigili urbani neppure l’ombra, figurarsi. Il sito è insolitamente pulito (ma forse è meglio dire che vi è meno spazzatura del solito) e la vegetazione spontanea non ha raggiunto sviluppi tali da occultare il balneum romano, che peraltro andrebbe meglio segnalato con apposita segnaletica turistica. A deturparlo, però, è la presenza di una piccola moto (giocattolo? vera?) scaraventata nottetempo da incivili rimasti ignoti. È proprio vero che, in questa irredimibile città, al peggio non vi è fine.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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LE CHIESE DI S. CHIARA E SAN GIUSEPPE AL TRANSITO, L’OTTOCENTESCO MACELLO DI VIA ZURRIA, EPIGRAFI ED EDICOLE VOTIVE

DOMENICA 19 GENNAIO 2020 – ORE 8.45-13

DOPO LA PAUSA NATALIZIA, RITORNANO LE ATTIVITA’ DOMENICALI DELL’ASSOCIAZIONE “STELLE E AMBIENTE” PASSEGGIANDO PER VANEDDE, VICOLI E CUTTIGGHI DI SAN CRISTOFORO ALLA RICERCA DI EPIGRAFI, EDICOLE VOTIVE, ALTARINI.

ANDREMO A RISCOPRIRE LE CHIESE DI SANTA CHIARA E DI SAN GIUSEPPE AL TRANSITO CON I TESORI CHE CUSTODISCONO AL LORO INTERNO (OPERE D’ARTE RELIGIOSA, SEPOLCRO CINQUECENTESCO, CRIPTA SOTTERRANEA).

CONTRIBUTO (OBOLO): € 6,00 NON SOCI – € 4,00 SOCI COMPRENSIVO DEL TICKET PER LA VISITA DELLA CRIPTA DELLA CHIESA DI SAN GIUSEPPE AL TRANSITO.

GUIDANO IL PRESIDENTE PROF. GIUSEPPE SPERLINGA E IL SOCIO FRANCESCO ANDRONICO.

RADUNO: ORE 8.45 IN PIAZZA DANTE, SUL SAGRATO DELLA BASILICA MONUMENTALE DI SAN NICOLO’ L’ARENA.

INFO: 3288172095 – 3402161035 (WhasApp)

NON E’ NECESSARIA ALCUNA PRENOTAZIONE.

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ALIENI DI MONDI LONTANI NEL SISTEMA SOLARE

Alieni di mondi lontani vengono farci visita, sono stati avvistati al telescopio e fotografati dallo spazio e da Terra. Tutti i particolari sull’asteroide e la cometa interstellari, cioè provenienti dall’esterno del Sistema solare, li potrete leggere nell’articolo a firma di scrive pubblicato sul quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 28 dicembre 2019, a pagina 16.
Per agevolarne la lettura, trascrivo qui di segui il testo del pezzo e della scheda sull’autore della scoperta della cometa aliena che domani transita nel punto più vicino alla Terra.
Buona lettura e buon anno!!!
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ALIENI SPAZIALI SOLCANO I CIELI DEL SISTEMA SOLARE
A differenza di quelli partoriti dalle fantasie di Peter Kolosimo e degli ufologi, gli alieni esistono davvero e sono stati pure individuati e osservati al telescopio. Non si tratta, però, di astronavi con omini verdi a bordo pronti a invadere il nostro pianeta. I visitatori provenienti dall’ignoto spazio profondo, infatti, sono due oggetti interstellari estranei al nostro sistema planetario: si tratta dell’asteroide “1I/’Oumuamua” e della cometa “2I/Borisov”.
“1I/’Oumuamua” (con l’apostrofo davanti alla O, in lingua hawaiiana significa “messaggero che arriva per primo da lontano”, il numero 1 indica che si tratta del primo oggetto di questo tipo catalogato, la I sta per “Interstellare”) è il primo asteroide interstellare conosciuto e ha un’orbita iperbolica, che, a differenza delle traiettorie ellittiche chiuse e tipiche dei corpi celesti che orbitano intorno al Sole, è tipica di oggetti provenienti dall’esterno che attraversano il Sistema solare, proprio come Oumuamua. Il 9 settembre del 2017, l’asteroide ha raggiunto il punto di massima vicinanza al Sole (38 milioni di km) e, il 14 ottobre, ha “sfiorato” il nostro pianeta passando a 24 milioni di km di distanza. Quattro giorni dopo è stato scoperto da Rob Weryk. Se malauguratamente fosse entrato in collisione con la Terra, questo micidiale proiettile cosmico avrebbe sprigionato un’energia dell’ordine dei 300 megatoni (la bomba atomica sganciata dagli americani su Nagasaki, nel 1945, rilasciò “appena” 23 kilotoni). Da dove proviene “1I/’Oumuamua” non è ancora dato sapere, qualcuno ipotizza possa arrivare da una coppia di stelle orbitante intorno a un comune baricentro. Finora è stato accertato che questo corpo celeste dalla forma allungata come un sigaro sia entrato nel Sistema solare proveniente dalla direzione della costellazione della Lira e sembra proseguire verso quella di Pegaso.
L’altro intruso spaziale è la cometa “2I/Borisov”, il secondo oggetto interstellare che è stato avvistato nel nostro sistema planetario. Questa cometa aliena, lo scorso 8 dicembre, è transitata alla minima distanza dal Sole, a circa 300 milioni di chilometri, due volte la distanza Terra-Sole. Da allora, la sua luminosità è aumentata progressivamente e sarà massima il 29 dicembre, quando passerà vicina al nostro pianeta, a 285 milioni di chilometri. Purtroppo, non sarà visibile a occhio nudo, ma per poterla ammirare occorrerà utilizzare un buon telescopio amatoriale, perché l’astro chiomato avrà una magnitudine +15 e i nostri occhi rilevano oggetti luminosi entro la magnitudine +6. La cometa di Borisov proviene da molto lontano, non è una normale cometa proveniente dalla Nube di Oort, la regione che avviluppa il Sistema solare ricca di nuclei cometari. Vi sono valide ragioni per ipotizzare che provenga da “Kruger 60”, un sistema solare formato da due stelle nane rosse che orbitano attorno al comune baricentro, a oltre 13 anni luce (un anno luce equivale a circa nove mila miliardi e mezzo di chilometri) di distanza da noi. È stata scoperta la notte del 30 agosto di quest’anno dall’astrofilo ucraino Gennadiy Borisov dal suo osservatorio personale ed è stata fotografata pure dal Telescopio Spaziale Hubble, che orbita attorno al nostro pianeta. Ma lasciamo che sia il suo scopritore a raccontarci come sono andate le cose quella notte: «L’ho scoperto il 29 agosto (ora locale), ma era il 30 agosto secondo il GMT (Tempo Medio di Greenwich, ndr). Ho visto un oggetto in movimento nell’inquadratura, che si muoveva in una direzione leggermente differente rispetto a quella degli asteroidi della fascia principale. Ho rilevato le sue coordinate e consultato la banca dati del Minor Planet Center. È risultato che fosse un nuovo oggetto. Ho misurato allora il “NEO Rating” (valutazione del rischio di un oggetto vicino alla Terra, ndr), che è risultato del 100%, ovvero, pericoloso. In tal caso, si richiede di comunicare immediatamente i parametri in una pagina web per asteroidi pericolosi che devono essere confermati. Inoltrai la comunicazione e scrissi che l’oggetto aveva aspetto diffuso e che non era un asteroide, ma una cometa». Tredici giorni dopo la scoperta, la cometa fu denominata “C/2019 Q4 (Borisov)” dal Minor Planet Center, il quale l’ha rinominò “2I/Borisov” quando fu accertato che l’orbita percorsa dalla cometa era così eccentrica che non lasciava dubbi sulla sua origine interstellare.
“2/I Borisov” è, dunque, una cometa e come tale possiede un nucleo con un diametro stimato tra 2-16 km, una chioma e una coda lunga quasi 160mila chilometri, pari a 12 volte il diametro terrestre. Gli astronomi, naturalmente, non si sono lasciati sfuggire l’occasione per studiare la chioma della prima cometa interstellare. Un gruppo di studiosi della Queen’s University di Belfast, infatti, ha puntato sul visitatore alieno i potenti telescopi dell’Osservatorio astronomico di La Palma, nelle Isole Canarie, e con lo spettrografo è stata individuata la presenza di carbonio biatomico, acqua e cianogeno, un gas tossico se inalato formato da atomi di carbonio e azoto, assai comune pure nelle comete del nostro sistema planetario. È importante saperne di più sulla natura di questo ospite spaziale proveniente da altri mondi, perché potrebbe fornirci preziose informazioni sugli elementi costitutivi dei pianeti in sistemi planetari diversi dal nostro.
Ma, cosa ha spinto la cometa di Borisov a lasciare il suo sistema stellare di origine? Gli astronomi ipotizzano che l’oggetto avrebbe sfiorato un pianeta coinquilino, che con un effetto fionda gravitazionale l’avrebbe lanciato nello spazio interstellare, dove ha viaggiato in solitudine percorrendo chissà quanti anni luce prima di arrivare dalle nostre parti. In questo momento, la cometa è accelerata sempre di più dalla forte gravità del nostro Sole, tanto viaggia a circa 150mila km/h. Superata la Terra, si dirigerà verso Giove, che lascerà a metà del 2020, per continuare il suo viaggio nello spazio interstellare.
È proprio vero, dunque, che periodicamente gli alieni solcano gli spazi interplanetari del nostro Sistema solare, si avvicinano alla Terra, ma non si fermano (per nostra fortuna…), dopo averci fatto visita vanno via per non tornare mai più. Tutto il resto è fantasia, anzi fantascienza.
GIUSEPPE SPERLINGA
CHI È GENNADIY BORISOV
Gennadiy Borisov è un astronomo non professionista e ingegnere ucraino, noto per aver scoperto vari asteroidi e comete. Lavora alla Stazione astronomica di Crimea dell’Istituto astronomico Sternberg dell’Università statale di Mosca, dove si occupa della manutenzione dei telescopi, ma non ha incarichi osservativi. Nel tempo libero, Borisov effettua osservazioni dal suo osservatorio personale denominato “Margo” (Mobile astronomical robotics genon observatory), dotato di strumenti di sua costruzione. In particolare, possiede un telescopio riflettore con uno specchio di 65 cm di diametro, da lui progettato e costruito. Tra il 2013 e il 2017 ha scoperto sette comete, cui si aggiunge la cometa 2I/Borisov scoperta nell’agosto scorso. Nel 2013, ha scoperto l’asteroide “2013 TV135”, un Neo (Near-Earth Object), cioè un oggetto del Sistema solare la cui orbita può intersecare quella della Terra, che sul momento presentò una concreta possibilità d’impatto con la Terra. L’anno dopo ha ricevuto il premio Edgar Wilson, assegnato dal Central Bureau for Astronomical Telegrams dell’Unione Astronomica Internazionale e dallo Smithsonian Astrophysical Observatory che lo ospita, per la scoperta delle comete “C/2013 N4” e “C/2013 V2”. Per la prima di esse, ha ricevuto una menzione speciale per le elevate capacità professionali richieste per la sua scoperta.

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