Stelle e Ambiente

Notizie

ESCURSIONE MONTE ARCIMIS E LA SUA GROTTA

Dopo la pausa estiva, riprende l’attività dell’associazione Stelle e Ambiente, domenica 15 settembre, con una escursione a monte Arcimis e alla grotta omonima (Etna sud-est).
EQUIPAGGIAMENTO: SCARPONCINI DA TREKKING, CAPPELLINO, FELPA, K-WAY O GIACCA A VENTO, LAMPADA ELETTRICA, BORRACCIA.
I CASCHI DOTATI DI ILLUMINAZIONE ELETTRICA NECESSARI PER LA VISITA ALLA GROTTA SARANNO MESSI A DISPOSIZIONE DA STELLE E AMBIENTE.
DIFFICOLTÀ: FACILE – LUNGHEZZA PERCORSO A/R: 2,5 KM. FINE ATTIVITÀ: ORE 13.
INFO: 3288172095 – 3402161035 (WHATSAPP)
CONTRIBUTO (OBOLO): € 5,00 NON SOCI – € 2,00 SOCI.
NON È RICHIESTO ALCUN OBOLO AI MINORENNI, DISOCCUPATI O INOCCUPATI, STUDENTI.
Guidano i professori Salvatore Arcidiacono e Giuseppe Sperlinga. Raduno:
– ore 8.30 parcheggio del Parco Gioeni di via Angelo Musco.
AVVERTENZE
LA PARTECIPAZIONE ALLE PASSEGGIATE URBANE E ALLE ESCURSIONE DELL’ASSOCIAZIONE STELLE E AMBIENTE COMPORTA LA CONFERMA DI NON AVERE ALCUNA PATOLOGIA FISICA O PSICHICA CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA PROPRIA INCOLUMITÀ E/O QUELLA DEGLI ALTRI PARTECIPANTI, NONCHÉ DI ESSERE A CONOSCENZA DEI RISCHI OGGETTIVI CONNESSI ALL’ATTIVITÀ CUI SI PARTECIPA.
ADERENDO ALL’INIZIATIVA, SI ACCETTA LA POSSIBILITÀ DI ESSERE FOTOGRAFATI E/O FILMATI AI FINI DOCUMENTALI DELLE ATTIVITÀ DELL’ASSOCIAZIONE STELLE E AMBIENTE EVENTUALMENTE ANCHE SU FACEBOOK, SITO WEB, STAMPA.
LIBERATORIA
Il socio e/o simpatizzante partecipante alle escursioni organizzate dall’Associazione Stelle e Ambiente:
– si impegna a rispettare gli orari dei raduni e ogni disposizione proveniente dai responsabili dell’escursione;
– solleva da ogni responsabilità l’organizzatore e l’Associazione Stelle e Ambiente per ogni eventuale danno alle persone e alle cose che eventualmente avvenga nel corso dell’escursione intendendo l’organizzatore NON quale guida o accompagnatore e assumendo personalmente, quale partecipante all’escursione, ogni responsabilità da essa derivanti;
– è consapevole che occorre essere fisicamente idonei e preparati per partecipare alle escursioni domenicali organizzate da Stelle e Ambiente;
– autorizza la pubblicazione di foto o filmati (ove appare anche la propria immagine), effettuate durante le escursioni, nei mezzi di comunicazione normalmente utilizzati dall’Associazione Stelle e Ambiente;
– è informato che per partecipare alle attività escursionistiche è OBBLIGATORIA la dotazione di attrezzature e vestiario da trekking e/o da montagna, secondo la difficoltà e il percorso previsto.

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27 AGOSTO 2019: MARTE GRANDE QUANTO LA LUNA? UNA BUFALA PLANETARIA!

Il quotidiano La Sicilia di oggi, lunedì 26 agosto 2019, a pagina 9, pubblica un articolo a firma di chi scrive allo scopo di far chiarezza sulla bufala planetaria che da anni circola nel web.
Buona lettura e… non abboccate all’amo su ciò che leggete soprattutto su FB.

IL 27 AGOSTO VEDREMO MARTE GRANDE COME LA LUNA? UNA BUFALA SPAZIALE.
È vero che a mezzanotte e trenta minuti di martedì 27 agosto vedremo il pianeta Marte grande quanto la Luna? E che la prossima volta accadrà nel 2287? Sono queste le domande che, nelle ultime settimane, in tanti si sono posti e che stanno rimbalzando da tempo nel web come una irrefrenabile catena di S. Antonio. Rispondiamo subito che assoluta certezza: no, non c’è assolutamente niente di vero, si tratta di una notizia falsa e del tutto priva di qualsiasi fondamento scientifico. In altre parole, è una bufala…spaziale (è proprio il caso di dirlo) che circola da almeno sedici anni e, sciaguratamente, non sono pochi coloro i quali hanno abboccato all’amo e stanno aspettando con impazienza la fatidica data per osservare a occhio nudo la superficie di Marte per distinguerne alcuni dettagli geomorfologici, come la Valles Marineris, un complesso sistema di canyon che squarcia la crosta marziana lunga quanto la distanza tra le coste pacifica e atlantica degli Stati Uniti. È presto detto e facilmente spiegabile perché il prossimo 27 agosto non potremo avere in cielo due lune, una rossa (Marte) e l’altra bianca. Anzitutto perché la Luna sarà in fase di ultimo quarto e prossima al novilunio, ma soprattutto perché il pianeta rosso si trova a una distanza dal nostro pianeta di circa 57 milioni di chilometri e, quindi, è impossibile che possa essere visto grande come la Luna, la quale si trova da noi a “soli” 385 mila chilometri. Per ciò che riguarda la data del 2287, e questa l’unica cosa giusta che dicono gli autori della bufala, Marte si avvicinerà alla Terra, ma ci separeranno da esso sempre alcune decine di milioni di chilometri e, se osservato a occhio nudo, continuerà ad apparirci come un semplice puntino rosso, come accadde nel 2003, quando la distanza dalla Terra fu di 55 milioni di chilometri (la minor distanza mai registrata in 60.000 anni). Se davvero il pianeta Marte dovesse avvicinarsi fino ad apparire in cielo delle stesse dimensioni della Luna non avremmo neppure il tempo per poterlo ammirare, sarebbero guai catastrofici per gli sconvolgimenti gravitazionali causati sulla Terra, sulla Luna e sullo stesso Marte. Tuttavia, la colossale bufala ha un fondamento di verità, perché Marte sarà grande come lo è la Luna piena, ma soltanto se osservato attraverso un telescopio da 75 ingrandimenti, un piccolo particolare che qualcuno ha preferito lasciarlo tra gli infiniti meandri del web, mentre se osservato a occhio nudo continuerà a essere un puntino nel cielo stellato.
Pure coloro i quali non hanno dimestichezza alcuna con l’astronomia, sono in grado di comprendere che il diametro angolare di un oggetto celeste è la misura del suo diametro rispetto alla distanza dall’osservatore ed è calcolabile con una formula che tralasciamo di trascrivere. Per fare un esempio, riportato pure nei testi di divulgazione astronomica, un oggetto osservato da una distanza pari a 57,4 volte il proprio diametro avrà una dimensione angolare di circa 1°. Ciò, in astronomia, serve per valutare le dimensioni apparenti degli oggetti celesti visti dalla Terra oppure da qualsiasi altro ipotetico punto di osservazione. Così, un osservatore posto nello spazio a un anno luce di distanza (un anno luce equivale a circa novemila miliardi e mezzo di chilometri) vedrebbe il diametro angolare del Sole pari a 0,03” (arcosecondi) e quello della Terra a 0,0003”. Dalla Terra il diametro angolare del Sole è praticamente uguale a quello della Luna, pur essendo la nostra stella diurna circa 400 volte più lontano della Luna e il suo diametro effettivo è circa 400 volte più grande. Ciò fa sì che le loro dimensioni visibili nel cielo terrestre siano pressoché identiche, coincidenza, questa, che rende possibile il fenomeno delle eclissi di Sole. Confrontiamo adesso Marte e la Luna. Il pianeta rosso ha un diametro reale di 6.805 km e, visto dal nostro pianeta, il suo diametro angolare è di 3,5” (minimo) e di 25,7” (massimo), a seconda della sua posizione orbitale rispetto alla Terra. La Luna, che è assai più vicina alla Terra, pur avendo un diametro la metà di quello di Marte (3.476 km) ha i diametri angolari minimo e massimo rispettivamente di 1.796” e di 2.009”. Questo dovrebbe far comprendere una volta per tutte che Marte non potrà mai essere osservato dalla Terra grande come la Luna. A occhio nudo vedremo sempre il pianeta rosso come un puntolino che brilla di luce ferma rossastra, ma se vogliamo scorgerne i dettagli dovremo per forza fare ricorso all’uso di un buon telescopio.
GIUSEPPE SPERLINGA

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SERATE ASTRONOMICHE DI AGOSTO DI STELLE E AMBIENTE

LE SERATE ASTRONOMICHE DI AGOSTO DI STELLE E AMBIENTE
L’Associazione Stelle e Ambiente ha organizzato due serate astronomiche aperte a tutti per osservare il passaggio delle Perseidi (le cosiddette “stelle cadenti”), ammirare al telescopio i crateri della Luna al primo quarto e i pianeti Giove e Saturno e riconoscere a occhio nudo le principali costellazioni estive con l’ausilio di potenti laser astronomici.
La prima serata, in collaborazione col Comune di Ragalna, si svolgerà in piazza Rocca, giovedì 8, dalle 20 alle 22.30, con i telescopi manovrati da Salvatore Silviani, Danilo Longo, Stefano Distefano (associazione astrofili belpassesi) e Rosario Catania (associazione Cepes).
La seconda si terrà lunedì 12, sempre dalle 20 alle 22.30, alla Fortezza del Tocco (ingresso della Riserva naturale orientata “La Timpa” sulla statale 114), in collaborazione con il circolo “Sartorius von Waltershausen” di Acireale. Qui, è prevista inizialmente la conversazione accompagnata da immagini del presidente di Stelle e Ambiente, prof. Giuseppe Sperlinga, su “Il cielo di agosto e la notte delle Perseidi”. Seguiranno le osservazioni astronomiche al telescopio e la “caccia” alle Perseidi.
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CIELO DI AGOSTO E PERSEIDI 2019

Il quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 30 luglio 2019, dedica una intera pagina all’astronauta catanese Luca Parmitano, in orbita da qualche giorno nello spazio a bordo della Stazione Spaziale, a firma di Enrica Battifoglia, e alla rubrica di divulgazione astronomica “Il cielo” dedicata al mese di agosto e alle Perseidi, a firma di chi scrive.
Per facilitarne la lettura, ecco qui di seguito il testo integrale dell’articolo.
Buona lettura e… occhio alle stelle cadenti!

LE LACRIME DI SAN LORENZO NEL CIELO DI AGOSTO
“San Lorenzo, io lo so perché tanto/di stelle per l’aria tranquilla/arde e cade, perché sì gran pianto/nel concavo cielo favilla”: è l’incipit della struggente poesia “X agosto” di Giovanni Pascoli in ricordo dell’assassinio del padre avvenuto nel 1867. Nell’immaginario collettivo, però, la notte del 10 agosto quelle che solcano il cielo sarebbero le “lacrime di San Lorenzo” o “fuochi di San Lorenzo”, ossia le scintille del fuoco che ardeva sotto la graticola del santo durante il martirio, anche se verosimilmente egli morì decapitato. Per tutti, l’apparire di una stella cadente è il momento di esprimere un desiderio. Ovviamente, non si tratta di stelle che cadono, ma sono i frammenti della cometa “Swift-Tuttle che sembrano provenire dalla costellazione di Perseo, da cui il nome di Perseidi. La denominazione di “lacrime o fuochi di San Lorenzo” deriva dal fatto che, nell’Ottocento, il massimo della loro frequenza avveniva proprio il 10 agosto. Ai giorni nostri, il massimo si è spostato in avanti di circa due giorni. Pertanto, il periodo di massima attività dello sciame meteorico si verificherà nella notte tra il 12 e il 13 agosto, tra l’una le cinque del mattino. Quest’anno, purtroppo, la loro visione sarà disturbata dal chiarore della Luna, che quella notte sarà quasi nella fase di plenilunio. Tuttavia, il disturbo lunare non ci sarà nella seconda parte della notte, quando l’argenteo satellite terrestre sarà ormai basso sull’orizzonte. Si dovrebbero avvistare oltre cento Perseidi all’ora, ma sicuramente tale numero sarà più basso. Per individuare il punto della volta celeste da cui sembrano provenire le meteore (il “radiante”, che è vicino alla stella “eta Persei”) occorre guardare verso nord-est, subito al di sotto della “W” di Cassiopea.
Il cielo di agosto. A ovest, tramonta in prima serata la stella Spica della Vergine. Brilla pure il Bovaro con la luminosa stella Arturo. A sud, spicca Antares, il “cuore rosso” dello Scorpione, sopra l’orizzonte sud-orientale compare il Sagittario e, poco lontane, vi sono le costellazioni di Ofiuco e del Serpente, mentre alta nel cielo svetta l’Ercole. A oriente, appaiono dapprima le stelle di Pegaso, seguite da Andromeda, dove nelle notti buie si vede a occhio nudo l’omonima galassia, distante da noi oltre due milioni e mezzo di anni luce. A nord, l’Orsa Maggiore comincia a declinare, mentre si alza sopra l’orizzonte nord-orientale la doppia “W” di Cassiopea seguita da Perseo. Infine, allo zenit, si staglia l’asterismo “Triangolo Estivo”, ai cui vertici brillano Vega della Lira, Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila. La Luna di agosto mostrerà cinque fasi anziché le abituali quattro. Avremo, infatti, due noviluni (l’1 e il 30), il primo quarto il 7, plenilunio il giorno di Ferragosto e ultimo quarto il 23. I pianeti. Mercurio il 9 sarà alla massima distanza angolare dal Sole e sarà visibile al mattino, a oriente, un’ora e mezza prima dell’alba. Venere e Marte sono inosservabili per tutto il mese. Giove e Saturno continueranno a dominare i cieli estivi, il primo già poco dopo il tramonto del Sole lo troviamo a Sud, mentre il Signore degli anelli brilla sud-ovest per tutta la notte. Urano appare intorno alla mezzanotte sull’orizzonte orientale ed è osservabile con un buon telescopio per tutta la seconda parte della notte. Nettuno, infine, brilla per tutta la notte, dopo il tramonto a sud-est, dopo la mezzanotte a sud, verso la fine della notte a sud-ovest.
GIUSEPPE SPERLINGA

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L’ESTATE ASTRONOMICA DI STELLE E AMBIENTE

L’ESTATE ASTRONOMICA DI STELLE E AMBIENTE

LUGLIO

  • Giovedì 11: invito della FIDAPA di Catania – Hotel Nettuno (lungomare di Ognina).
  • Ore 19.00: conversazione del presidente prof. Giuseppe Sperlinga su “Il cielo di luglio e l’eclissi parziale di Luna”. 
  • Ore 20.30: apericena offerto dalle signore della Fidapa.
  • Ore 21.00: osservazione della Luna e dei pianeti Giove e Saturno con i telescopi manovrati da Stefano Distefano, Salvatore Silviani e Danilo Longo. Riconoscimento delle principali costellazioni estive con l’ausilio di un potente laser astronomico.

Partecipazione riservata alle socie della Fidapa.

  • Venerdì 12: invito del socio Nunzio Spitalieri: Valverde, Villa Cosentino – Rassegna artistica culturale “Ad astra”.
  • Ore 19.30: conversazione del presidente prof. Giuseppe Sperlinga su ”Il cielo di luglio e l’eclissi parziale di Luna”.
  • Ore 21.00: osservazione della Luna e dei pianeti Giove e Saturno con i telescopi manovrati da Stefano Distefano, Salvatore Silviani e Danilo Longo. Riconoscimento delle principali costellazioni estive con l’ausilio di un potente laser astronomico.

 Partecipazione libera e aperta a tutti.

AGOSTO

  • Lunedì 5: invito del Rotary Club Catania Est – Sheraton Hotel (Aci Castello).
  • Ore 20.00: apericena offerto dal Rotary Club.
  • Ore 21.00: conversazione del presidente prof. Giuseppe Sperlinga su “Il cielo di agosto e le Perseidi”.
  • Ore 22.00: osservazione della Luna e dei pianeti Giove e Saturno con i telescopi manovrati da Stefano Distefano, Salvatore Silviani e Danilo Longo. Riconoscimento delle principali costellazioni estive con l’ausilio di un potente laser astronomico.

Partecipazione riservata ai soci del Rotary Club Catania Est.

  • Giovedì 8: invito del Comune di Ragalna – Piazza Rocca.
  • Ore 19.30-22.00: osservazione della Luna e dei pianeti Giove e Saturno con i telescopi manovrati da Stefano Distefano, Salvatore Silviani e Danilo Longo. Riconoscimento delle principali costellazioni estive con l’ausilio di un potente laser astronomico.

 Partecipazione libera e aperta a tutti.

  • Lunedì 12: invito di Legambiente Acireale – Fortezza del Tocco
  • Ore 19.30: conversazione del presidente prof. Giuseppe Sperlinga su “Il cielo di agosto e la notte delle Perseidi”.
  • Ore 20.30: osservazione della Luna e dei pianeti Giove e Saturno con i telescopi manovrati da Stefano Distefano, Rosario Catania, Salvatore Silviani e Danilo Longo. Riconoscimento delle principali costellazioni estive con l’ausilio di un potente laser astronomico.

Partecipazione libera e aperta a tutti.

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SERATA ASTRONOMICA A VILLA COSENTINO DI VALVERDE (CT)

Il quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 16 luglio 2019, a firma dell’ottimo amico Carmelo Di Mauro, dedica quasi una pagina alla bella iniziativa culturale “Ad Astra” svoltasi venerdì 12 luglio, nella Villa Cosentino di Valverde, il ridente paesino alle falde dell’Etna guidato dal bravissimo sindaco arch. Angelo Spina. 
L’associazione Stelle e Ambiente ha contribuito alla riuscita dell’evento culturale, coordinato dal socio Nunzio Spitalieri, con l’interessante conversazione accompagnata da immagini del presidente prof. Giuseppe Sperlinga, che ha illustrato il cielo dell’estate, rievocato il leggendario sbarco sulla Luna di cinquant’anni fa e descritto il fenomeno delle eclissi, con riferimento all’eclissi parziale di Luna visibile stasera in Italia. Sono seguite le osservazioni della Luna poco oltre il Primo Quarto e dei pianeti Giove e Saturno con l’uso del telescopio sociale guidato dal socio consigliere Salvatore Silviani.

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SERATA ASTRONOMICA A VILLA COSENTINO DI VALVERDE

Oggi, venerdì 12 luglio 2019, siete invitati a partecipare (ingresso libero) alla serata astronomica che l’associazione Stelle e Ambiente terrà nella Villa Cosentino di Valverde (Ct).
Questo il programma della serata:
– ore 19.30: conversazione del presidente prof. Giuseppe Sperlinga su “Il cielo di luglio e l’eclissi parziale di Luna”;
– ore 21: osservazioni astronomiche della Luna e dei pianeti Giove e Saturno con i telescopi guidati da Salvatore Silviani e Stefano Distefano e riconoscimento a occhio nudo delle principali costellazioni estive con l’ausilio di un potente laser astronomico.
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IL PROF. GIUSEPPE SPERLINGA RICONFERMATO PRESIDENTE DI STELLE E AMBIENTE PER IL TRIENNIO 2019-2022

IL PROF. GIUSEPPE SPERLINGA RICONFERMATO PRESIDENTE DI STELLE E AMBIENTE

Nel corso dell’assemblea annuale dei soci dell’associazione Stelle e Ambiente, svoltasi lo scorso 9 giugno nell’agriturismo “Boscoscuro” di Ragalna dell’ottimo amico dott. Giovanni Castorina, il prof. Giuseppe Sperlinga è stato riconfermato presidente per il triennio 2019-2022.

L’assemblea ha pure eletto il Consiglio direttivo che risulta così composto:

  • prof. Salvatore Arcidiacono (vicepresidente)
  • prof.ssa Giovanna Cavallaro (segretaria)
  • dott.ssa Giovanna Marletta (consigliera)
  • dott. Luciano Costanzo (consigliere)
  • sig. Salvatore Silviani (consigliere).

L’attività di ricerca e divulgazione astronomica e ambientale di Stelle e Ambiente è sospesa nei mesi di luglio e agosto e riprenderà la prima domenica di settembre 2019.

Buona estate a tutti!!!

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OMAGGIO AL GRANDE SACERDOTE-SCIENZIATO SALVATORE FRANCO DI BIANCAVILLA

Il mio articolo pubblicato sul Grifone di aprile, bimestrale dell’Ente Fauna Siciliana, vuole essere l’omaggio alla memoria del grande sacerdote-scienziato Salvatore Franco (1868-1934), nativo di Biancavilla (Ct), progettista dello splendido orologio solare verticale tornato a splendere sulla parete dell’edificio nella corte dell’Arcivescovado di Catania, dopo 82 anni di oblìo, grazie alla tenacia dell’amico Michele Trobia, esperto di Gnomonica, che convinse due arcivescovi a intervenire affinché fosse recuperato e restaurato per farlo tornare a funzionare come l’aveva ideato il suo progettista.
Padre Salvatore Franco, che spiccò per ingegno e fantasia nel campo scientifico, ci ha lasciato altri due straordinari orologi solari, ancora oggi presenti nella Villa Angela di San Giovanni la Punta (Ct) e mortificati da una assurda tettoia che li ha resi non più funzionanti, e lo straordinario Calendario perpetuo meccanico, oggi esposto nei locali del Museo Diocesano di Catania, che fu premiato con la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi, nel 1900.
Oggi, nessuno si ricorda più di Salvatore Franco, né Catania (che ha persino dedicato uno slargo a Mario Merola pochi mesi dopo la scomparsa del cantante napoletano…) né Biancavilla, che non hanno mai ritenuto di dedicargli una via o una piazza.
L’associazione Stelle e Ambiente, che ho l’onore di presiedere, presto inoltrerà la necessaria documentazione alle Commissioni Toponomastiche dei due Comuni affinché venga colmata questa lacuna.
Buona lettura!
P.S.
Per una comoda e chiara lettura, chi lo desidera, potrà ricevere in privato il formato pdf del numero del Grifone di aprile contenente l’articolo.

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Il quotidiano La Sicilia di oggi, domenica 30 giugno 2019, dedica una intera pagina ai “gioielli” naturalistici di Motta S. Anastasia: il Neck vulcanico e la Valle dei Sieli. L’articolo è a firma di chi scrive e la pagina avrebbe dovuto ospitare pure due schede dedicate al Neck e ai Sieli, che sono state “sacrificate” per lasciare spazio a una replica del sindaco di Motta S. Anastasia rilasciata al corrispondente locale del giornale, Giorgio Cicciarella.
Per agevolarne la lettura, trascrivo qui di seguito i pezzi nella loro stesura originari, sia quello pubblicato, sia quelli rimasti inediti.
Avrei tanti argomenti per controbattere quasi parola per parola le affermazioni del sindaco Carrà, ma preferisco che siano i lettori, meglio se Mottesi, a trarne le conclusioni.
P.S.
Purtroppo, nel titolo un maligno refuso ha storpiato “Sieli” in “Saeli”. Cose che capitano.
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Nel territorio di Motta S. Anastasia vi sono due autentici “gioielli” della Natura. Uno è la Valle dei Sieli con i suoi calanchi (le “Valanghe d’inverno”) e i corsi d’acqua perenni che la solcano formando ambienti umidi che ospitano una fauna (Granchio di fiume, Germano reale) e una vegetazione (Tamerici, Cannuccia di palude) straordinarie, un territorio, purtroppo, ferito e brutalizzato da una discarica pubblica che ha distrutto i calanchi e che continua ad ammorbare l’aria del paesello del dongione normanno. L’altro “gioiello” è il Neck vulcanico con i suoi straordinari basalti colonnari a sezione pentagonale ed esagonale, la cui origine risale a oltre trecentomila anni fa. Pure il Neck è mortificato dalla presenza di una microdiscarica abusiva nello slargo e nella aiuola sottostanti i basalti colonnari ed è stato sporcato con la vernice spruzzata da bombolette spray proprio sui basalti prismatici. Le amministrazioni comunali che si sono finora avvicendate non hanno mai ritenuto di elaborare un progetto di tutela, valorizzazione e fruizione di questa “perla” che solo in poche altre località della Terra è possibile ammirare, come il Selciato dei Giganti in Irlanda del Nord, la grotta di Fingal in Scozia, la cascata di Swaitifoss in Islanda, nel Parco Nazionale di Nikko in Giappone, i basalti colonnari di Guspini in Sardegna, l’Hoggar in Algeria, nelle Isole Canarie, nel Massiccio Centrale Francese, la Devil’s Tower negli Stati Uniti. In Sicilia, li ritroviamo anche nel porto di Aci Trezza, alle Gole dell’Alcantara e nelle bancate laviche del Simeto. Se si eccettua il tentativo (finora unico) di valorizzazione culturale effettuato dall’allora preside della scuola media locale, prof. Giuseppe Adernò, con la collaborazione scientifica dell’indimenticabile vulcanologo dell’Ingv di Catania, prof. Romolo Romano, di cui è rimasta testimonianza la grande tabella esplicativa posta all’ingresso del centro storico cittadino, il Neck non è mai stato preso in seria considerazione per una rivalutazione culturale, manca persino una adeguata segnaletica che guidi i turisti e non è sottoposto a videosorveglianza per stroncare gli atti di inciviltà che umiliano questo patrimonio naturalistico straordinario.
Ma la tutela, valorizzazione e fruizione del Neck vulcanico non passa soltanto attraverso il mantenimento della pulizia del sito. Bisogna convincersi una volta per tutte che il Neck è un valore aggiunto nell’ambito di un auspicabile progetto finalizzato al rilancio culturale del paese di Motta S. Anastasia. Non è più accettabile continuare a lasciare il territorio mottese nell’oblio, perché esso è ricco di emergenze naturalistiche che vanno protette, conservate e fruite. È, quello mottese, un patrimonio naturalistico di inestimabile valore ambientale che andrebbe correttamente gestito e destinato alla fruizione dei residenti e dei turisti italiani e stranieri, come è stato accertato in un recente studio svolto sulla Valle dei Sieli che, tra l’altro, aveva lo scopo di elaborare una serie di proposte di itinerari naturalistici ciclopedonali senza trascurare gli aspetti storici che caratterizzano il territorio. Il rilancio culturale del paese, che purtroppo continua a essere noto come il “paese della discarica”, deve passare attraverso progetti che lo facciano apparire come il paese del Neck vulcanico, delle Valli dei Sieli e del Finaita, di Poggio La Guardia, degli ulivi millenari, dei calanchi, del dongione normanno e del suo storico borgo medievale, del Mausoleo di guerra germanico, puntando sia sul turismo culturale stanziale, sia sul turismo scolastico, attività che portano benessere alla popolazione residente e posti di lavoro per i giovani mottesi. Occorre avere il coraggio di invertire la rotta e di dire basta alla politica dell’effimero per puntare verso una politica finalizzata alla realizzazione di strutture culturali stabili rispettose del territorio. E, per raggiungere tale obiettivo, l’unica strada percorribile è l’istituzione del Parco Urbano Intercomunale delle Valli dei Sieli ricadenti nei Comuni di Motta Sant’Anastasia e di Misterbianco.
GIUSEPPE SPERLINGA

LE VALANGHE D’INVERNO
Le Valanghe d’Inverno (valanghe è la corruzione linguistica di calanchi) è il nome locale di una vasta zona calanchiva situata a est dell’abitato di Motta Sant’Anastasia. Com’è noto, i calanchi sono una formazione geologica consistente in una numerosa serie di solchi d’erosione, profondi, stretti e separati fra loro da esili creste rocciose, sui quali non riesce ad attecchire alcuna vegetazione, poiché l’erosione trascina via i semi e le radici. Si possono originare sia per azione delle acque piovane, sia per quelle di ruscellamento su un suolo impermeabile, ma facilmente erodibile, qual è appunto quello costituito dalle argille. Essi si formano in regioni aride, su terreno acclive, dove è stata rimossa la cotica erbosa per effetto dell’eccessivo pascolamento, ma dal punto di vista paesaggistico forniscono una visione affascinante. Qualora volessimo visitare i calanchi dirigendoci verso Poggio la Guardia (270 m s.l.m.), che è la cima più alta della zona, si aprirà ai nostri occhi il suggestivo spettacolo dei calanchi con le loro lame argillose, i colori ocracei e la impressionante nudità del luogo. Purtroppo, sul fondo della valle calanchiva, si noterà la presenza di una orribile puzzolente discarica pubblica che continua a raccogliere i rifiuti provenienti dai Comuni di mezza Sicilia.
G.S.

IL NECK
Mezzo milione di anni fa, là dove oggi si erge l’imponente edificio vulcanico etneo, vi era un grande golfo marino con acque poco profonde, il fondale del quale era ricoperto da vari strati di argille azzurre pleistoceniche. Trecentomila anni fa, si verificò la prima eruzione preetnea in ambiente subaereo nell’area dove oggi sorge l’abitato di Motta S. Anastasia. Si trattò di un’eruzione da cui non fuoriuscì alcuna colata lavica, perché il magma rimase intrappolato nella parte alta del condotto, all’interno del quale, piano piano, cominciò a raffreddarsi e a solidificare, mentre all’esterno si liberavano rapidamente i gas e si accumulavano grandi quantità di frammenti di roccia espulsi durante l’attività esplosiva. Questo particolare tipo di vulcano si chiama “diatrema” e dà origine a un edificio molto basso. Poi, l’erosione degli agenti atmosferici smantellerà l’edificio piroclastico, mettendo così a nudo la massa magmatica ormai solidificatasi, che si mostrerà come una rupe di forma vagamente cilindrica, il “neck” appunto, termine inglese che significa “collo”. A seguito del lentissimo raffreddamento, avviene una contrazione differenziata della massa magmatica ancora allo stato fluido all’interno del condotto, permettendo la formazione di raggruppamenti colonnari basaltici a sezione esagonale e pentagonale, oggi visibili alla base della rupe, da via Montalto.
G.S.

LA VALLE DEI SIELI
La valle dei Sieli è percorsa da un corso d’acqua perenne che si origina da un impluvio situato tra le contrade Ninfo, Cannicciola e Milone e che, nel territorio di Rinazzo, si fa più consistente, per poi passare prima nella Valle della Mendola, dopo nella Saia Mastra e, infine, nel Canale Buttaceto, che a sua volta sfocia nella vecchia ansa del fiume Simeto. Tale sistema acquifero scorre su un suolo costituito da argille marnose azzurre, spesso mescolate a sabbie quarzarenitiche, le stesse che formano il sedimento basale dell’Etna formato da depositi marini di circa due milioni di anni fa (Pleistocene). Un tempo intensamente coltivati, i terreni dei Sieli mostrano, oggi, qualche rada coltura di ulivi, ma in larga misura, oggi, sono utilizzati a pascolo. Ciò nonostante, nelle varie stagioni, si rivestono di fioriture di specie botanicamente interessanti. Per accedere alla valle dei Sieli si suggerisce di percorrere la via dell’Ulivo Millenario, vicina alla via Montalto che si snoda alla base del Neck, ma ancora oggi chiusa (teoricamente) al traffico veicolare e pedonale dopo il distacco di massi dalla rupe. La stradella, in realtà, dovrebbe avere una denominazione al plurale perché ai suoi lati sono presenti diversi maestosi ulivi plurisecolari, alcuni dei quali sono sicuramente millenari, che se potessero parlare ci narrerebbero la storia di quegli luoghi dai tempi della dominazione araba ai giorni nostri. Giunti in fondo alla valle, superato il guado del torrente, s’incontra un voluminoso accumulo caotico di massi lavici localmente noto col termine dispregiativo di “Roccazzo”, che qualcuno ipotizza trattarsi di un secondo neck di dimensioni più ridotte, altri sostengono che potrebbe essere materiale roccioso distaccatosi dal neck soprastante.
G.S.

sieli-la-sicilia30giugno2019

 

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