Stelle e Ambiente

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STELLE CADENTI, SUPERLUNA ED ECLISSE TOTALE DI LUNA (NON VISIBILE DALL’ITALIA) NEL CIELO DI MAGGIO 2021

Sul quotidiano La Sicilia di oggi, sabato 1° maggio 2021, potrete leggere la consueta rubrica di divulgazione astronomica, una delle più longeve, se non ormai l’unica, essendo stata ideata negli anni Sessanta del secolo scorso dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza.
Purtroppo, la tirannia dello spazio ha costretto il redattore a “tagliare” l’ultimo capoverso dedicato alle costellazioni.
Gli interessati potranno leggere qui di seguito il testo originale completo.
Per approfondimenti si rimanda al sito dell’Unione Astrofili Italiani http://divulgazione.uai.it/index.php/Cielo_di_Maggio_2021
Buona lettura!
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STELLE CADENTI, SUPERLUNA ED ECLISSE TOTALE DI LUNA (NON VISIBILE DALL’ITALIA) NEL CIELO DI MAGGIO.
Il cielo del mese delle rose sarà ricco di eventi astronomici. L’inizio sarà scoppiettante: nella notte tra il 4 e il 5, ci sarà lo spettacolo notturno pirotecnico delle stelle cadenti delle Eta Acquaridi, l’unico grande sciame meteorico fino a fine luglio. Si pensa che questi frammenti che lasciano una effimera quanto appariscente scia luminosa durante l’attraversamento dell’atmosfera terrestre derivino dalla cometa di Halley, che ci ha lasciato come ricordo pure le Orionidi di ottobre. Il nome è dato dalla posizione del loro radiante, che è il punto dal quale apparentemente sembrano irradiarsi nel cielo, che è nei pressi della stella Eta Aquarii, una stella bianco-azzurra situata nella costellazione dell’Aquario distante 184 anni luce dal Sistema solare. Saranno favoriti gli osservatori dell’emisfero australe, dove potranno essere avvistate fino a 40 meteore all’ora, mentre dal nostro emisfero ci dovremo accontentare di 10-30 meteore all’ora e per giunta poco prima dell’alba.
Alle ore 13,14 del 26 maggio, la Luna sarà piena e, contemporaneamente, alla minima distanza dalla Terra (357.462 km), un perigeo leggermente più ravvicinato rispetto a quello di aprile e ciò farà sì che la Luna avrà dimensioni apparenti un po’ più grandi. Lo stesso giorno si verificherà forse il miglior evento astronomico dell’anno, che non sarà, purtroppo, visibile dall’Italia: l’eclisse totale di Luna. La potranno vedere, infatti, dall’Australia, dalla costa orientale degli Stati Uniti, dall’America Latina, dal Sud-Est asiatico e Giappone.
Uno sguardo ai pianeti. Mercurio torna a essere visibile di prima sera a metà mese nel cielo occidentale, quando tramonta quasi due ore dopo il Sole. Si può tentare di fotografarlo nelle sere del 28 e del 29, quando si troverà vicinissimo al luminoso Venere, che diventa un ottimo punto di riferimento per individuare l’elusivo e minuscolo pianeta tra le stelle della costellazione del Toro. Il pianeta di Citera, invece, continuerà ad aumentare la sua luminosità e sarà visibile al tramonto. Il pianeta rosso Marte sarà alto sull’orizzonte occidentale nelle prime ore della notte. Il gigantesco Giove e il pianeta con gli anelli Saturno saranno protagonisti del cielo della seconda metà della notte, nelle ore che precedono il sorgere del Sole, entrambi nel cielo a Sud-Est. Urano rimane ancora praticamente inosservabile, mentre Nettuno è rintracciabile basso sull’orizzonte di Est-Sud-Est, poco prima che sorga il Sole. Meritano di essere osservate le congiunzioni tra la Luna all’ultimo quarto e la coppia Giove e Saturno, prima dell’alba del 4, nel cielo di Sud-Est; quella tra la sottilissima falce lunare, il pianeta Venere e le Pleiadi, la sera del 12 maggio; tra la Luna il pianeta rosso Marte, nelle prime ore della notte del 16, a ovest, con la coppia dei Dioscuri, Castore e Polluce della costellazione dei Gemelli che sembrano dominare la scena celeste.
Il cielo meridionale è dominato dalle maestose le costellazioni del Leone e della Vergine con la brillante Spica. Il Leone di Nemea è la belva che Ercole affrontò a mani nude, soffocandola, perché era invulnerabile alle frecce e alla clava. Dopo averlo ucciso, Ercole ne indossò la pelliccia e divenne a sua volta invulnerabile. La costellazione è composta dalle stelle Denebola (la coda), Algeiba (la criniera), Zosma e Regolo (piccolo re), che formano il corpo del Leone, è da Zeta Leo, Mu Leo ed Epsilon Leo, che ne formano la testa. Denebola con Spica della Vergine e Arturo del Boote formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo di Primavera”. In questa costellazione spicca il “Tripletto del Leone”, formato dalle galassie spirali M65, M66, NGC3628, che dista circa 35 milioni di anni luce dalla Terra. Da notare, inoltre, che il termine “solleone” si riferisce al fatto che il Sole, dal 10 agosto al 15 settembre, transita nella costellazione del Leone e non al caldo eccessivo del periodo come tutti ritengono. Nel cielo di Nord-Est brilla Arturo del Bootes, il guardiano delle due Orse (l’Orsa Maggiore si staglia sopra le nostre teste) e la stella luminosa Vega della Lira. Nel cielo occidentale, basse sull’orizzonte, si vedono ancora l’Auriga, i Gemelli e il Cancro, mentre a Sud-Est appariranno la Bilancia, lo Scorpione, l’Ofiuco e il Sagittario.
GIUSEPPE SPERLINGA
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CAPITOZZATE OTTO JACARANDE A CANALICCHIO (CATANIA)

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Nonostante si sia già in piena primavera, a Catania si continuano a capitozzare gli alberi, in aperta violazione del “Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania” in vigore dall’agosto dello scorso anno.
Qualche giorno sono stati orribilmente decapitati otto Jacarande dello slargo formato dall’incrocio delle vie Pedara e Generale di San Marzano, nel cuore di Canalicchio, dove l’unica presenza di un albero è nello slargo formato dal bivio delle vie Ferro Fabiani e Pietra dell’Ova.
Ancora una volta è stata perpetrata una inutile e dannosa violenza contro le alberature cittadine. Occorre protestare segnalando questi atti illegali a chi di dovere, perché di fronte alle ingiustizie ribellarsi è giusto e doveroso.
Nella qualità di presidente dell’Associazione “Stelle e Ambiente” per la ricerca e divulgazione ambientale e astronomica “Marcello La Greca” stamattina ho inoltrato la segnalazione agli uffici competenti che potrete leggere qui di seguito:
STELLE E AMBIENTE
Associazione per la ricerca e divulgazione astronomica e ambientale
“Marcello La Greca” – Catania
Presidente: prof. Giuseppe Sperlinga
Contatti: 3288172095 -3402161035 (WhatsApp) – info@stelleambiente.it – www.stelleambiente.it
Oggetto: Capitozzature Jacarande via Pedara angolo via Generale di San Marzano.
Catania, 27 aprile 2021
Servizio Tutela e Gestione del Verde Pubblico
Comune di Catania
serviziotutelaverde@comune.catania.it
E, p.c.
Assessore all’Ambiente
Comune di Catania
assessorato.ecologia@comune.catania.it
Polizia tutela ambientale
Comune di Catania
vigilanzaambientale.pm@comune.catania.it
Si porta a conoscenza delle SS.LL che in città si continua a capitozzare gli alberi nonostante si sia in piena primavera e tali interventi sono vietati dal “Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania”. Ancora una volta, infatti, è stato violato l’articolo 18 del predetto Regolamento dopo la scriteriata capitozzatura, operata pochi giorni fa, delle otto eleganti Jacaranda mimosifolia dello slargo all’incrocio delle vie Pedara e Generale di San Marzano, nel cuore di Canalicchio, una zona del quartiere dove il verde è un’utopia, nonostante a cento metri di distanza vi è un’area marginale che, negli anni ’90 del secolo scorso, doveva diventare il parco Belvedere, progetto più volte inserito nel Piano Triennale delle opere pubbliche ma ormai caduto nell’oblìo.
Si fa presente che, alcuni anni fa, nelle aiuole dello slargo furono messe a dimora quattordici Jacarande, le quali non hanno mai avuto pace:
– nella notte del 10 giugno del 2013, due esemplari di Jacaranda furono tagliati ad altezza d’uomo a colpi d’ascia da individui rimasti ignoti;
– mesi prima, erano stati abbattuti gli alberi delle due aiuole accanto alla fontanella, in una delle quali, un volenteroso abitante della strada, recentemente vi ha piantato un Lauroceraso, il quale non è stato risparmiato dalle cesoie, che l’hanno sfoltito al punto da far assumere all’arbusto la forma dello scopino di un gabinetto:
– un paio d’anni fa, due Jacarande hanno cominciato a dare i primi segni di sofferenza di un misterioso male che avrebbe causato la loro morte. Ecco, l’intervento doveva limitarsi soltanto a tagliare e rimuovere quei due alberi ormai secchi.
Alla luce di quanto precedentemente esposto si chiede:
– di conoscere i motivi di tale brutale capitozzatura effettuata in piena primavera e in aperta violazione delle norme contenute nel “Regolamento del verde pubblico e privato della città di Catania”;
– se tale barbara operazione sia stata effettuata dalla Catania Multiservizi e in virtù di quale ordine di servizio;
– se non è stato codesto Ufficio a ordinarne la capitozzatura, si chiede di incaricare la Polizia ambientale per l’accertamento delle responsabilità di individui la cui identità è finora ignota.
È gradito un cenno di riscontro.
Cordialità
IL PRESIDENTE
Prof. Giuseppe Sperlinga

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LA SPAZZATURA PREFERITA ALLE “ERBACCE”

Le chiamano “erbacce” e i vari Comuni fanno a gara a chi ne taglia di più, distruggendo un patrimonio naturalistico cittadino offerto gratis dalla Natura.
Buona lettura e opponetevi energicamente quando vedete, in questo periodo, operai armati di decespugliatori falciano le “erbacce”, come ignorantemente loro le definiscono. La vegetazione spontanea cittadina si taglia dopo le fioriture primaverili e prima della loro lignificazione per evitare il rischio incendi.

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La primavera è arrivata da un pezzo e, nonostante le sue bizzarrie meteorologiche, è esplosa in tutto il suo policromatico splendore offerto dalla fioritura delle piante selvatiche, quelle che volgarmente sono chiamate “erbacce” e sono onnipresenti, dai bordi dei marciapiedi alle aiuole, dai terreni incolti alle aree marginali utilizzate di solito come micro discariche abusive. Se vi capita di passare accanto a una di queste aree, basta allungare lo sguardo all’interno di esse per rendersi conto che ciò che apparentemente sembra un coacervo caotico di piante è, in realtà, uno spazio colonizzato dalla Natura. Le aiuole spartitraffico della rotatoria di via Novaluce, di via Santa Sofia e del parco “Beppe Montana” di via Galermo, il terreno del mai nato parco belvedere di Canalicchio (alla fine di via Pedara), la “terra di nessuno” adiacente al largo Bordighera, le aree incolte di via Cardinale Nava e di viale Tirreno, in questo momento offrono un vero e proprio arcobaleno di colori dove spicca il rosso delle corolle del Rosolaccio (per tutti è il papavero), il giallo quasi dominante delle infiorescenze del Guado (broccoletti selvatici che i siciliani chiamano “Cavulucarammu”), della Ferula (‘a Ferra), del Grespigno (la “Cardedda fimminedda e masculina”), del Tarassaco (il “Dente di leone”), del Crisantemo campestre (popolarmente noto col nome di “Ingrassabue”), dei delicati fiorellini dell’Erba dei cantanti, dell’Acetosella (“Acitazzu”) e, persino, dell’Iperico (erba di San Giovanni). Poi c’è il viola dei fiori dell’Erba viperina e il lilla della Malva, il bianco degli Strigoli (la gustosa “Cannatedda”), della Camomilla bastarda e della delicata Fumaria capreolata con i bianchi fiorellini dalle punte violacee, il rosso-porpora della Sulla (‘a Sudda) e di numerose altre specie che lasciamo nella penna. Eppure, si continua a dare ordine di tagliarle, come è accaduto qualche giorno fa nelle aiuole accanto alla rotatoria di via Novaluce, dove dopo l’eliminazione delle piante selvatiche è riemersa la spazzatura, che nessuno si è preoccupato di rimuovere, mentre una botola dell’Enel è rimasta scoperchiata. Ennesima inaccettabile manifestazione di incultura naturalistica urbana.

Non chiamiamole, dunque, “erbacce”. La Lipu ha chiesto all’ufficio del Verde di Catania di sospendere il taglio dei prati, delle aiuole, delle rotatorie, fino alla fine della fioritura delle piante spontanee, in modo da goderci la fioritura dei fiori selvatici, aiutare la fauna in città, ridurre i costi del verde e utilizzare quelle risorse economiche per fare altro verde. Si eviti, pertanto, la scriteriata discesa in strada di operai con i decespugliatori cui è stato ordinato di fare… di tutta l’erba un fascio, proprio adesso che le piante sono in piena fioritura.

GIUSEPPE SPERLINGA

AGGIORNAMENTO ATTIVITA’ STELLE E AMBIENTE

Carissime/i amici, soci e simpatizzanti di Stelle e Ambiente,

è trascorso più di un anno da quando abbiamo dovuto sospendere le nostre escursioni e passeggiate urbane domenicali a causa di un malefico e subdolo virus che continua a mietere vittime in tutto il mondo. La nostra attività riprenderà quando potremo camminare in sicurezza e ciò temo che non potrà accadere prima del 2022, anche se mi piace sperare che nel tardo autunno, se il piano vaccinale sarà portato a compimento, forse potremo ipotizzare di proporre qualche escursione in montagna.

In tutto questo tempo, nonostante il virus coronato, sono successe tante cose che mi ha visto impegnato in prima linea come presidente dell’associazione e come giornalista scientifico collaboratore del quotidiano La Sicilia, queste cose le sanno coloro che mi seguono attraverso FB o consultando il nostro sito web www.stelleambiente.it. Per coloro i quali, invece, che non hanno dimestichezza con FB credo che farà loro piacere leggere le pagine de La Sicilia che troveranno in allegato  nelle email che sono state inviate da poco, articoli che testimoniano l’impegno profuso in difesa sia delle alberature e delle siepi cittadine contro le orribili capitozzature cui sono state sottoposte dagli operai della Catania Multiservizi su ordine della dirigente del Servizio tutela (sic!) e gestione del Verde del Comune di Catania, sia in difesa della vegetazione spontanea di aiuole, rotatorie e parchi che in questo periodo è in piena fioritura primaverile, l’ultimo articolo è di oggi e riguarda l’Aurora dell’Etna, la bella farfalla che in questo periodo vola sul Cavulu carammu fiorito ovunque, compreso il Parco Gioeni.

Bene, detto ciò, vi auguro di trascorrere una felice primavera e a presto risentirci.

Un abbraccio virtuale a tutti!

Giuseppe Sperlinga

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DEGRADO TIMPA DI LEUCATIA

Dal quotidiano La Sicilia di domenica 4 aprile 2021:
Da qualche giorno, le acque delle sorgenti della Timpa di Leucatia sono tornate a scorrere su via Lavatoio e hanno raggiunto la via Leucatia. La dispersione è dovuta alla occlusione della canaletta di scolo che convoglia le acque di ruscellamento che sgorgano dalle sorgenti fino a quella chiusa da una grata di ferro nei pressi dei ruderi del secentesco acquedotto benedettino. Da qui, poi, le acque sono convogliate in un collettore sotterraneo che s’innesta nel canale di gronda, disperdendo così in mare cinque miliardi di litri all’anno di acqua. Prima di arrivare alla grata, le acque affiorano formando una sorta di invaso, utilizzato da raccoglitori di verdure selvatiche per lavarle prima di venderle, non sapendo che quelle acque, sia pure moderatamente, sono pur sempre inquinate. Ed è proprio in quel punto che si ha la fuoriuscita dell’acqua che sta scorrendo in direzione di via Leucatia.
L’ennesima dispersione delle acque sorgive della Timpa di Leucatia fa balzare ancora una volta alla ribalta il problema dello stato di abbandono e di degrado in cui versa il breve tratto asfaltato dell’antica via Lavatoio, linea di confine tra i Comuni di S. Agata li Battiati e Catania: il lato Battiati è utilizzato come discarica abusiva di materiali di risulta, mobili rotti e spazzatura in parte ricoperti dalla vegetazione, mentre il versante catanese è discretamente pulito e, in questo periodo, è ingentilito dalla policromatica fioritura delle piante selvatiche, tra cui spiccano i bei fiori rosso porpora della Sulla, una fabacea conosciuta col nome dialettale di “Sudda”.
Nell’aprile del 2013, l’area fu riqualificata grazie a un intervento di restauro ambientale voluto da otto Lions Club del distretto 108 Yb. In quell’occasione, i militari americani di Sigonella tolsero decine di chili di spazzatura, gli studenti dell’Istituto agrario “Filippo Eredia” ornarono le aiuole con fiori di piante coltivate, fu applicata una recinsione in pali di castagno accanto ai ruderi dell’acquedotto benedettino e davanti all’ingresso della zona umida e, infine, furono apposte due capannine di legno con altrettanti poster bilingue con notizie storico-naturalistiche a cura dell’associazione “Stelle e Ambiente”. Otto anni dopo, l’area è ripiombata nel degrado e nello squallore, perché vi è spazzatura ovunque, la recinsione di legno è stata quasi del tutto divelta o asportata, una capannina è stata abbattuta dal vento, mentre l’altra è ancora in piedi ma il poster è stato reso illeggibile dai raggi solari.
Negli ultimi mesi, a causa dell’emergenza sanitaria in corso, sono “saltati” ben tre tentativi di pulizia promossi dai cinque Lions club della zona 13 e dal Lions club di S. Agata li Battiati, intervento che sarà sicuramente effettuato quando la Sicilia tornerà di nuovo in zona gialla. Nel frattempo, però, sarebbe opportuno che i due Comuni provvedessero quanto meno alla pulizia ordinaria del luogo, evitando di inviare operai con decespugliatori fino a quando le piante selvatiche sono in piena fioritura.
GIUSEPPE SPERLINGA
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GLI INCONTRI RAVVICINATI PRIMAVERILI DELLA LUNA NEL CIELO DI APRILE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, domenica 4 aprile 2021, pubblica la consueta rubrica mensile dedicata alla divulgazione astronomica ideata dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, che la curò per oltre mezzo secolo, fino al 4 settembre del 2012, giorno della sua scomparsa.
Lo spazio tiranno costringe quasi sempre a dei tagli al pezzo originale, gli interessati potranno leggere il testo integrale qui di seguito.
Approfondimenti nel sito dell’Unione Astrofili Italiani www.uai.it
Buona lettura, buona Pasqua e cieli sereni a tutti!
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Nel cielo serale di aprile, i pianeti brilleranno per la loro… latitanza, ad eccezione del rosso Marte che sarà visibile nella prima parte della notte nell’orizzonte occidentale. Il minuscolo ed elusivo Mercurio, infatti, è praticamente inosservabile per quasi tutto il mese. Venere tornerà a essere visibile verso la fine del mese, dove si potrà scorgerlo al tramonto nel cielo occidentale. Giove e Saturno si possono rintracciare prima dell’alba nel cielo sud-orientale. Urano e Nettuno, infine, sono inosservabili o difficili da scorgere. La nostra stella diurna, il Sole, transita tra le stelle della costellazione dei Pesci fino al 18 aprile, poi lo vedremo proiettato nella costellazione dell’Ariete. La Luna sarà all’Ultimo Quarto il 4 (domenica di Pasqua), Novilunio il 12, Primo Quarto il 20 e Plenilunio il 27, giorno in cui l’argenteo satellite naturale terrestre sarà pure al perigeo, a 357.378 km dalla Terra, perciò sarà una “Superluna” che sembrerà mostrare dimensioni più grandi del solito. A coloro i quali amano alzarsi prima dell’alba, segnaliamo la bella congiunzione del 6 aprile tra la Luna e Saturno, bassi sull’orizzonte orientale. Sempre prima del sorgere del Sole, ma del giorno successivo, ci sarà l’incontro ravvicinato della Luna con Giove e Deneb, la stella supergigante bianca più luminosa della costellazione del Cigno. Ancora la Luna sarà protagonista di altre due spettacolari congiunzioni serali: la prima, alle 21 del 15 aprile, con l’ammasso stellare aperto delle Pleiadi, note col nome di “Sette sorelle” o la “Chioccia” (per i siciliani è la “Puddara”, citata dal Verga nel suo celebre romanzo de “I Malavoglia”) nella costellazione del Toro; la seconda, alla stessa ora ma del 17, con il pianeta Marte, il gigante Orione a sinistra e la costellazione dell’Auriga con la brillante Capella (la “Capretta” che allattò Giove) a destra.
Quello di aprile è un cielo in lento divenire, nel senso che segna il passaggio da quello invernale ormai alle porte sul versante occidentale, dove tramontano Orione, il Toro, i Gemelli e l’Auriga, a quello estivo già arrivato dalla parte opposta, a oriente, dove fanno capolino la piccola costellazione della Lira facilmente riconoscibile per le quattro stelle disposte a parallelogramma vicine alla stella bianca Vega, la quinta più luminosa del cielo notturno, ma la seconda nell’emisfero celeste boreale, dopo Arturo della costellazione del Bovaro o Boote a forma di aquilone. Vega dista dalla Terra ad appena 25 anni luce, è l’astro più luminoso entro un raggio di 30 anni luce del nostro sistema planetario, con Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo estivo” e tra tredicimila anni sarà la nostra Stella Polare. Nel cielo di Nord-Est giganteggia il Gran Carro dell’Orsa Maggiore formato da sette stelle, quattro delle quali disposte a formare un trapezio e altre tra poste ai vertici di un triangolo molto schiacciato, quelle che ispirarono le famose “Vaghe stelle dell’Orsa/io non credea/tornare ancor per/uso a contemplarvi/sul paterno giardino scintillanti” di leopardiana memoria. Per gli antichi Romani, le sette stelle del Gran Carro erano i “sette buoi”, cioè i “septen triones”, da cui deriva il termine settentrione. Per i Greci, invece, il Gran Carro faceva parte della grande costellazione dell’Orsa Maggiore: dalla parola “orso”, che in lingua greca si dice “àrktos”, è derivata la parola “artico”. Nel cielo occidentale continuano a tramontare il Toro e i Gemelli, mentre in quello meridionale si notano il Cancro, il Leone con la luminosa stella Regolo e la Vergine con la brillante Spica. Nell’orizzonte di Sud-Est, ma a notte inoltrata, fanno la loro apparizione la Bilancia e lo Scorpione (l’uccisore di Orione non può essere presente in cielo con la sua vittima e Giove, nei pressi, vi collocò il Sagittario, pronto a scoccare il suo dardo se l’aracnide dovesse cedere alla tentazione di pungere di nuovo il grande cacciatore.
GIUSEPPE SPERLINGA
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ORRIBILE CAPITOZZATURA DELLA SIEPE DI BOUGANVILLE DEL PARCO GIOENI

LE MOTOSEGHE DECAPITANO 450 METRI DI SIEPE DI BOUGANVILLE DEL PARCO GIOENI

Ennesima orribile capitozzatura ai danni del verde pubblico cittadino. Stavolta le motoseghe degli operai della Catania Multiservizi hanno tranciato ben 450 metri della siepe di Bouganville della recinzione metallica del confine sud-occidentale del parco Gioeni, riducendo a moncherini alti un paio di decimetri dal suolo i tantissimi arbusti rigogliosi quanto disordinati, in passato mai potati correttamente, sempre rozzamente decapitati. Ancora una volta, dunque, è stato eseguito un lavoro scriteriato, fuorilegge perché ha violato il Decreto del 04/04/2020 del Ministero dell’Ambiente; fuori tempo perché siamo ormai in primavera e presto torneranno sia gli uccelli alla ricerca di un luogo sicuro per nidificare sia gli insetti impollinatori. Cosa succederà nei prossimi mesi? Accadrà che le gemme esploderanno in maniera caotica riformando una siepe dalla forma irregolare che richiederà tempo e, soprattutto, la mano di un esperto potatore per farle assumere una forma regolare. Tradotto in dobloni, significa che il Comune continua a spendere soldi inutilmente per la barbara capitozzatura della siepe e poi ne dovrà spendere altri per curarne la crescita e la forma. Tutto ciò si sarebbe potuto evitare se nell’organico della Multiservizi vi fossero giardinieri specializzati che sanno distinguere la potatura dalla capitozzatura, se si fossero limitati a eliminare i rami secchi, a tagliare i rami più deboli, quelli irregolari e sporgenti all’interno e all’esterno del parco, a ridurre la lunghezza dei rami e, infine, a sfoltire la siepe senza snaturarne il portamento naturale. Se ogni anno si procedesse regolarmente alla potatura, si eviterebbero interventi troppo drastici, che peraltro non sono necessari, come quelli che hanno comportato la distruzione delle chiome dei vari arbusti.

Mentre sui social montano le proteste di cittadini e associazioni ambientaliste, per saperne di più su questa insensata operazione abbiamo chiesto all’architetto Marina Galeazzi, dirigente del Servizio tutela e gestione del Verde pubblico del Comune di Catania se era proprio necessario tagliare in quel modo la siepe di Bouganville della recinzione ovest del Parco Gioeni. Perché non limitarsi a potare i rami secchi e quelli sporgenti sia sul vialetto interno del parco, sia quelli sulla strada? Lei lo sa, vero, che tra pochi giorni gli uccelli avrebbero nidificato in quella siepe?

  • “La potatura era in programma – ha risposto l’architetto Galeazzi -. Non ho ancora visto il lavoro eseguito dalla Multiservizi.”

Architetto Galeazzi, in attesa che lei vada a vedere, guardi le foto e dica se si è trattato di potatura. Lei autorizzerebbe il suo giardiniere a tagliare in quel modo rozzo la siepe del giardino di casa sua?

  • “Doveva essere una potatura di contenimento. Prenderemo opportuni provvedimenti”.

Il Comune si automulterà, visto cha la Multiservizi è una società partecipata comunale? Oppure saranno i responsabili della Multiservizi a pagarne le conseguenze pecuniarie? Quale che sia l’intervento che sarà preso, è certo che i lavori della Multiservizi, che non è nuova a “prodezze” simili (le siepi di Oleandro decapitate di strade e rotatorie nel recente passato docet), sono controllati sempre “dopo”, quando il danno è stato fatto, mai “durante”. Pure questa volta, i danni ambientale, estetico ed erariale sono gravissimi, qualcuno dovrà risponderne non soltanto con sanzioni amministrative, ma pure con denunce sia per danno erariale alla Corte dei Conti sia per danno ambientale alla Procura della Repubblica.

Dopo la strage delle Bouganville, adesso agli operai della Multiservizi è stato ordinato di tagliare la vegetazione spontanea in piena fioritura primaverile che conferisce al parco una straordinaria policromia. Sono, questi, interventi inopportuni e dannosi. Inopportuni perché il Parco Gioeni non è un giardino curato (si fa per dire…) come la Villa Bellini, ma è un parco che è stato lasciato in condizioni di naturalità dove la vegetazione spontanea si taglia quando è secca per prevenire gli incendi. Dannosi perché il taglio delle piante selvatiche, quelle che tutti conoscono col termine dispregiativo di “erbacce”, sono di vitale importanza per gli insetti impollinatori.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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LE BARBARE CAPITOZZATURE DEGLI ALBERI DELL’OSPEDALE CANNIZZARO

Se Atene piange, Sparta non ride. A Catania, dopo le traumatiche capitozzature ai danni degli alberi del Policlinico universitario di via Santa Sofia, che stanno ancora gridando vendetta al cielo e agli uomini, sono seguite quelle altrettanto barbare e oscene delle alberature dei parcheggi e dei viali all’interno dell’Ospedale Cannizzaro: una vera e propria “mattanza” ordinata dalla Direzione dell’Azienda ospedaliera che ha provocato la totale perdita delle frondose chiome di numerosi Ficus microcarpa, Schinus molle (Falso pepe) e Jacaranda mimosifolia (impropriamente chiamata “Palissandro”), con la primavera ormai alle porte e, la prossima estate, con parcheggi e viali privati dell’ombra e della frescura che gli alberi assicuravano.
Non va, inoltre, trascurata l’importanza degli alberi presenti negli spazi interni delle strutture ospedaliere, come citata nell’articolo a firma di chi scrive che pubblica oggi, lunedì 1° marzo 2021, il quotidiano La Sicilia.
La segnalazione è stata inoltrata personalmente alla Polizia ambientale chiedendone il tempestivo intervento per porre fine a questa ignobile strage di un patrimonio che appartiene alla collettività.
*********

                                                                                              Alla Polizia Ambientale

                                                                                            Comune di Catania

                                                                                           vigilanzaambientale.pm@comune.catania.it

Oggetto: segnalazione di dannose e costose capitozzature degli alberi dell’ospedale Cannizzaro di Catania.

Catania, 1 marzo 2021

Il sottoscritto Giuseppe Sperlinga con la presente si rivolge alla Polizia ambientale sia come cittadino, sia come presidente dell’associazione “Stelle e Ambiente” per la ricerca e divulgazione ambientale e astronomica “Marcello La Greca” di Catania, sia come giornalista scientifico specializzato in materia di Ecologia e tutela ambientale collaboratore del quotidiano La Sicilia di Catania, per segnalare l’ennesima capitozzatura ai danni degli alberi di Ficus microcarpa, Schinus molle e Jacaranda sp. all’interno dell’ospedale Cannizzaro di Catania, che fa il paio con la barbara mutilazione di 35 alberi delle stesse specie, avvenuta qualche settimana fa, presenti negli spazi interni del Policlinico universitario di via Santa Sofia.

Entrambi gli interventi sono stati eseguiti violando sia delle norme del “Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania”, sia quelle dettate dal Decreto Ministeriale 04/04/2020 del Ministero dell’Ambiente, come dettagliatamente citate nell’articolo a firma di chi scrive pubblicato sul quotidiano La Sicilia di oggi, lunedì 1 marzo 2021.

Alla luce di quanto prima scritto, si chiede l’immediato intervento della Polizia ambientale del Comune di Catania al fine di far cessare immediatamente le operazioni di capitozzatura che stanno privando gli alberi delle loro chiome presenti nell’area esterna dell’ospedale Cannizzaro e di esigere il rispetto delle norme vigenti in materia di tutela del Verde pubblico e privato cittadino infliggendo ai trasgressori le sanzioni previste dal Regolamento sul Verde pubblico e privato.

Per facilitarne la lettura, si trascrive qui di seguito il testo integrale dell’articolo:

Da qualche giorno, all’interno dell’ospedale Cannizzaro, lo scenario è spettrale. Là dove vi erano alberi con folte chiome, nelle aiuole, nei parcheggi, nei viali, ora si vedono scheletrici pali, alcuni con le branche principali ridotte a moncherini che sembrano invocare pietà al cielo, altri sono vere e proprie pertiche. È, questa, la seconda mattanza del verde pubblico all’interno di una struttura sanitaria che fa il paio con quella consumata le scorse settimane all’interno del Policlinico universitario di via Santa Sofia. Pure al Cannizzaro, infatti, nessun albero è scampato alle cesoie degli operai, i quali in maniera indiscriminata hanno orribilmente mutilato decine e decine di alberi di varie specie, privando così gli spazi interni dell’ospedale di un autentico polmone verde con spreco di denaro pubblico, perché capitozzando si spende di più e si fa danno alle piante. Per non dire delle negative ripercussioni psicologiche sui pazienti ricoverati nei vari reparti del nosocomio, i quali per parecchi mesi si vedranno privati dei benefici del verde. Si chiama “Ecotherapy o green care” l’insieme delle buone pratiche che favoriscono la guarigione dei degenti grazie alla presenza del verde nei luoghi di cura. Sono molti i benefici della presenza del verde negli ospedali. Anzitutto perché gli alberi, le siepi e i prati riducono notevolmente la presenza di polveri, batteri e muffe, responsabili di allergie. Poi aumentano il livello di ossigenazione dell’aria nelle stanze; rimuovono quantità di anidride carbonica e particelle inquinanti, pericolose sostanze presenti nell’aria, quali il letale monossido di carbonio, la formaldeide e il benzene, cause di mal di testa, mal di gola, sonnolenza, vertigini e irritazione della pelle e degli occhi. E, ancora, fanno migliorare sensibilmente l’umore, la fatica mentale e la scarsa capacità di concentrazione dei degenti. Ci si chiede, perciò, se è normale che le direzioni aziendali di due grandi strutture ospedaliere, quali sono il Policlinico e il Cannizzaro, queste cose debbano apprenderle leggendo un quotidiano. Si potrebbe obiettare che tra alcuni mesi gli alberi torneranno frondosi come prima. È vero, ma fino a un certo punto, perché con l’arrivo della bella stagione, le gemme prima inibite dalla chioma esploderanno in maniera disordinata e ne riformeranno una più bassa, informe, con rami sottilissimi, facili a spezzarsi la prima volta che il vento soffierà più forte del solito. Ma i danni maggiori si vedranno nel tempo, perché attraverso le lacerazioni dei tessuti sulle superfici di taglio se non trattate con sostanze cicatrizzanti, all’interno della pianta vi penetrerà l’acqua piovana e con essa spore fungine e batteriche che la faranno marcire lentamente causando un progressivo processo di carie, quindi a rischio di schianto al suolo.

La protesta dei cittadini e delle associazioni ambientaliste non si è fatta attendere. La Lipu e Legambiente hanno già presentato esposti sia alla Polizia ambientale sia alla Procura della Repubblica, perché le scriteriate capitozzature violano il vigente Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania, più precisamente il punto D dell’art. 3 (salvaguardia degli spazi verdi all’interno degli ospedali) e l’art. 18, che vieta tassativamente la pratica della capitozzatura “ovvero i tagli che interrompono la crescita apicale del fusto e quelli pratica su branche aventi diametro superiore a 25 cm o che comportano una drastica riduzione della chioma maggiore del 70%”. Altra infrazione contestata riguarda il D.M. 4-4-2020 del Ministero dell’Ambiente sui “Criteri ambientali minimi sul Verde” che vieta “la capitozzatura, la cimatura e la potatura drastica perché indeboliscono gli alberi e possono creare nel tempo situazioni di instabilità che generano altresì maggiori costi di gestione. Gli interventi di potatura devono essere svolti unicamente da personale competente in periodo che non arrecano danni alla pianta e non creano disturbo all’avifauna nidificante ed effettuati solo nei casi strettamente necessari”. Infine, la capitozzatura e le potature drastiche sono definite una pratica inaccettabile e una forma di negligenza gestionale dalle Linee Guida del Ministero dell’Ambiente.

La Direzione ospedaliera del Cannizzaro era a conoscenza dell’esistenza di tali normative vigenti in materia di verde pubblico e privato? Prima di procedere alle capitozzature, è stato affidato a un agronomo di provata competenza professionale l’incarico di redigere una relazione tecnica sulle potature da sottoporre all’approvazione dell’assessorato all’Ambiente del Comune di Catania?

GIUSEPPE SPERLINGA

 

 

Prof. Giuseppe Sperlinga

Presidente associazione Stelle e Ambiente (www.stelleambiente.it)

Giornalista pubblicista scientifico collaboratore del quotidiano “La Sicilia” di Catania (Tessera Ordine Nazionale dei Giornalisti n. 61948)

Già Direttore delle Riserve Naturali Integrali “Grotta Monello” (Siracusa) e “Grotta Palombara” (Melilli) dell’Università di Catania

giuseppe.sperlinga@libero.it –  giuseppesperlinga@pecgiornalisti.it

Cell. 3288172095 – 3402161035 (WhatsApp)

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RUGGISCE IL LEONE NEL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA

RUGGISCE IL LEONE NEL CIELO DELL’EQUINOZIO DI PRIMAVERA

Col mese di marzo arriva la primavera. Per convenzione, l’1 entra la primavera meteorologica, il 20 quella astronomica. Pure quest’anno, infatti, l’equinozio primaverile cade il 20, giorno in cui il dì ha la stessa durata della notte ovunque e a mezzogiorno il Sole è allo zenit sull’equatore. Nel nostro emisfero ha inizio la primavera, l’autunno in quello australe, i poli terrestri sono tagliati in due parti uguali dal circolo d’illuminazione, il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest e passa per il punto d’Ariete (l’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica) così chiamato perché, duemila anni fa, era proiettato nella costellazione dell’Ariete. Tale punto, oggi, dovrebbe essere ridenominato in “Punto dei Pesci”, perché a causa della precessione degli equinozi si trova proiettato, appunto, nella costellazione dei Pesci. Per i Cristiani, la data dell’equinozio primaverile è importante ai fini del calcolo della data della Pasqua, che si celebra la prima domenica (4 aprile) successiva al Plenilunio (28 marzo) che segue l’equinozio di primavera, che per la Chiesa si verifica sempre il 21 marzo.

Il Sole attraversa le stelle dell’Acquario fino al 12 marzo, dopo passa nei Pesci. Le giornate continueranno ad allungarsi perché la nostra stella diurna sorge sempre prima e tramonta sempre dopo. Alla latitudine di Catania, l’1 sorge alle 6,29 e tramonta alle 17,56; il giorno dell’equinozio sorge alle 6,03 e tramonta alle 18,12; il 31 sorge alle 5,48 e tramonta alle 18,21. In altri termini, alla fine del mese, le giornate si allungheranno di 66 minuti. La Luna sarà all’Ultimo Quarto il 6, avremo il Novilunio il 13, il Primo Quarto il 21 e, come già detto, il Plenilunio domenica 28, giorno in cui, in Italia, entrerà in vigore l’Ora Estiva (la cosiddetta “ora legale”), che corrisponde a un’ora in più rispetto all’ora solare (Tmec, Tempo medio dell’Europa centrale), ovvero due ore in più rispetto al Tempo universale (Tu). Il minuscolo Mercurio è difficile scorgerlo alle prime luci dell’alba basso sull’orizzonte orientale. Venere non sarà osservabile per tutto il mese, perché si avvicina sempre di più al Sole, lo rivedremo alla fine di aprile al tramonto. Il pianeta rosso, Marte, sarà visibile nella prima parte della notte a occidente, tra le stelle del Toro, dove sarà protagonista di incontri ravvicinati con le Pleiadi, le Iadi e la luminosa Aldebaran, l’occhio rosso del Toro. Giove e Saturno saranno visibili all’alba. Degli ultimi due giganti gassosi del Sistema solare, Urano e Nettuno, soltanto il primo sarà osservabile nel cielo occidentale, molto basso, nelle prime ore serali.

Pur essendo ancora presenti le grandi costellazioni che hanno dominato il cielo invernale, a oriente ha già fatto il suo ingresso l’inconfondibile silhouette del Leone composta dalle stelle Denebola (la coda), Algeiba (la criniera), Zosma e Regolo (il Piccolo Re) che formano il corpo del Leone, mentre Adhafera, Al Ashfar e Al Ras ne disegnano la testa. In questa costellazione, spicca il “Tripletto del Leone” formato dalle galassie a spirale M66, M65 e NGC 3628 distanti 35 milioni di anni luce dalla Terra. Denebola, Arturo del Boote e Spica della Vergine sono i vertici del “Triangolo di Primavera”, asterismo visibile nell’emisfero boreale nei mesi primaverili. La costellazione del Leone deve il suo nome al Leone di Nemea ucciso da Ercole nella prima delle sue dodici fatiche. Il feroce felino viveva in una caverna, usciva soltanto per uccidere le genti del luogo ed era protetto da una folta pelliccia resistente a qualsiasi arma che lo rendeva invulnerabile. Per tale motivo, Ercole fu costretto ad affrontarlo a mani nude, lo strozzò, gli tolse la pelle e, dopo averla indossata, divenne invulnerabile a sua volta. Sempre a oriente, fa capolino la Vergine, che è una delle più grandi costellazioni del cielo, domina i cieli da febbraio fino a luglio e tra le stelle più importanti troviamo la brillante Spica (nei pressi della quale vi è la famosa galassia Sombrero), Porrima e Vindemiatrix (Vendemmiatrice), che, con il suo sorgere, avvisava quando avviare la vendemmia. Procedendo verso ovest, s’incontrano le costellazioni zodiacali del Cancro, dei Gemelli e del Toro, che si avviano a tramontare. Sempre nel cielo occidentale, sono pronte a salutarci pure il gigantesco Orione con i suoi fedeli Cane Maggiore con Sirio e Cane Minore con Procione. Nel cielo settentrionale, campeggiano le immancabili costellazioni circumpolari di Cassiopea riconoscibile per la sua forma a “W” e il Gran Carro dell’Orsa Maggiore disposte ai lati opposti del Piccolo Carro dell’Orsa Minore con la Polare, con la prima molto bassa a Nord-Est e la seconda molto alta a Nord-Ovest.

Le congiunzioni del mese. Da non perdere, alle 22 del 3 marzo, la congiunzione tra Marte e l’ammasso aperto delle Pleiadi (M 45). A coloro che amano alzarsi prima dell’alba, segnaliamo, alle 5,45 del 5 marzo, sull’orizzonte orientale, l’incontro ravvicinato tra il gigantesco Giove e l’elusivo Mercurio, assai bassi sull’orizzonte, con Saturno poco distante che fa da spettatore, tutt’e tra i pianeti sullo sfondo delle stelline del Capricorno. E, ancora, prima dell’alba del 10, il falcetto di Luna calante incontra il trio planetario di prima. Bellissimo il balletto serale del 18 e 19 marzo, nel cielo occidentale, tra la falce di Luna crescente con Marte, le Pleiadi, Aldebaran e le Iadi, nella costellazione del Toro.

                                                               GIUSEPPE SPERLINGA

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MOTOSEGA IMPAZZITA AL POLICLINICO DI CATANIA DECAPITA 30 FICUS MICROCARPA, 3 FALSO PEPE E 2 FALSO KAPOK

Adesso la misura è davvero colma! A Catania e provincia, capitozzano tutti, è come se avessero dichiarato guerra agli alberi. A dare il pessimo esempio è sempre stato il Servizio tutela (sic!) e gestione del Verde pubblico del Comune di Catania, che non ha esitato a ordinare orribili decapitazioni e mutilazioni ai danni degli alberi che costituiscono il patrimonio arboreo di tutti i catanesi. Esempio imitato da privati e da Enti pubblici, quali sono le Direzioni ospedaliere di due importanti nosocomi cittadini: il Policlinico e il Cannizzaro, che ordinano capitozzature senza pietà.
Il quotidiano La Sicilia di oggi, martedì 16 febbraio 2021, pubblica l’ennesimo articolo-denuncia contro questa barbara pratica operata in aperta violazione del “Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania”, approvato dal Consiglio Comunale il 6 agosto 2019.
E’ auspicabile l’intervento della Polizia ambientale e della Procura della Repubblica per porre fine a questo scempio ambientale che costituisce una seria minaccia alla salute degli alberi cittadini.
Per facilitarne la lettura, ecco qui di seguito il testo integrale dell’articolo con una appendice finale che per esigenze di spazio non è stato possibile pubblicare:
Fino a ieri, i trenta Ficus microcarpa, i tre Falso pepe (Schinus molle) e i due Falso kapok (Ceiba speciosa) del Policlinico di via Santa Sofia dell’Università di Catania erano alberi in buona salute, che nonostante le ripetute capitozzature degli anni passati avevano sviluppato una folta ma informe chioma che ospitava una quantità di nidi di uccelli, davano ombra e frescura al parcheggio, rilasciavano ossigeno e rimuovevano una cospicua quantità di anidride carbolica e particelle inquinanti dall’atmosfera. Da ieri, il loro aspetto è mutato, non sono più così, perché sono stati letteralmente decapitati, capitozzati dalla motosega selvaggia che li ha privati della chioma, facendogli assumere una forma spettrale con quelle branche tranciate e spoglie protese verso l’alto quasi a invocare vendetta al cielo e agli uomini. Stavolta il Comune non c’entra, a ordinare una simile barbarie è stata la Direzione dell’Azienda ospedaliero universitaria Policlinico “Gaspare Rodolico-San Marco”, che evidentemente ignora che la capitozzatura, la cimatura e la drastica potatura sono vietate per legge, a meno che l’albero non sia malato e costituisca una minaccia per l’incolumità dei cittadini (e non era il caso degli orribilmente mutilati), come ricorda l’ing. Giuseppe Rannisi della LIpu. L’Azienda ignora pure che nella nostra città, dal 6 agosto 2019, è in vigore il “Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania” che vieta simili interventi e che prima di procedere a qualsivoglia operazione di potatura o taglio occorre chiedere l’autorizzazione.
In attesa di conoscere le motivazioni dell’Azienda Policlinico, tenuto in debito conto l’infrazione dell’articolo 18 del Regolamento del Verde pubblico e privato, abbiamo chiesto all’architetto Marina Galeazzi, dirigente del Servizio tutela e gestione del Verde pubblico del Comune di Catania, se la Direzione (che non è nuova a simili “prodezze” ai danni degli alberi presenti all’interno delle strutture sanitarie di sua competenza, ex ospedale Vittorio Emanuele docet) era stata autorizzata dal suo ufficio a eseguire la totale eliminazione della chioma degli alberi. In caso di risposta negativa, come pensa di intervenire? Sarà sanzionata, la Direzione del Policlinico, come prevede il Regolamento comunale?
Lapidaria la risposta della dirigente comunale: “Non siamo stati noi a ordinare le capitozzature degli alberi all’interno del Policlinico. Io non faccio attività sanzionatoria, potreste denunciare alla Polizia ambientale. Noi ci occupiamo di manutenzione del verde comunale.”
Dura e senza perifrasi, invece, è la risposta del prof. Pietro Pavone, già ordinario di Botanica nella nostra Università: “Purtroppo, c’è la preoccupazione da parte dei pubblici funzionari (che in fatto di piante sono totalmente ignoranti) che più si taglia e più sicurezza si ha. Cosa assolutamente falsa. Non si fa altro che indebolire la struttura arborea creando marciumi interni ai tronchi che a distanza di anni cederanno al primo soffio di vento. Certo, i Ficus microcarpa sono piante molto resistenti, ma anche loro avranno problemi nel tempo e, inoltre, gran parte di queste potature sono pure state fatte male a giudicare dalle immagini che ho visto. Ma questo è un altro problema: non ci sono più bravi potatori, basta vedere i tagli fatti sui rami.”
In effetti, l’intervento di capitozzatura è molto più semplice da attuarsi rispetto a un oculato intervento di potatura, che deve essere puntuale e calibrato per ciascun albero. Ne consegue che l’operatore, il più delle volte senza qualifica, si limiti a tranciare le branche primarie mediante tagli con la motosega. Qual è il risultato è presto detto: si guadagna di più e si impiega meno tempo, riducendo l’antica arte della potatura a una volgare pratica vandalica e violenta nei confronti degli alberi. L’unico strumento efficace per contrastare questa modalità deprecabile di gestione del verde pubblico e privato è il Regolamento comunale del verde, che a Catania è operativo da oltre un anno e mezzo. Ma non tutti ne sono a conoscenza, come dimostra l’ennesima capitozzatura all’interno di un ospedale e anche operata da privati cittadini.
Per ciò che riguarda lo scempio degli alberi perpetrato in questi ultimi giorni all’interno del Policlinico, vi sono tutti gli estremi per l’intervento della Polizia ambientale e, soprattutto, della Procura della Repubblica, cui non mancano gli elementi per almeno un paio di reati commessi: violazione dell’articolo 18 del Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Catania e danno erariale.
GIUSEPPE SPERLINGA
 
SETTE BUONI MOTIVI PER NON CAPITOZZARE GLI ALBERI
1) Sono stati privati della loro chioma, con le piante ormai vicine al risveglio vegetativo (il 1° marzo entra la primavera meteorologica), nelle quali, venendo meno l’inibizione della chioma, si avrà il riscoppio disordinato delle gemme e, tra un paio d’anni, gli alberi avranno una chioma informe e più bassa: il rimedio risulterà peggiore del male.
2) Il parcheggio sarà privo di ombra e frescura.
3) Gli alberi senza chioma non potranno rimuovere l’anidride carbonica né rilasciare ossigeno all’interno di un ospedale che sorge una zona intensamente trafficata da auto e mezzi pesanti.
4) Con la privazione della chioma, sono stati distrutti numerosi nidi di uccelli.
5) L’effetto estetico è squallido e deprimente.
6) Le superfici di taglio dei grossi rami non sono state ricoperte da sostanze cicatrizzanti e ciò permetterà l’accesso di germi patogeni che faranno marcire la pianta dall’interno.
7) L’unica consolazione è che i Ficus microcarpa sono piante robuste, ma ciò nonostante la loro vita rischia di accorciarsi del trenta per cento.
G.S.
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