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ARRIVA LA COMETA SWAN

È IN ARRIVO LA COMETA CIGNO

IL 12 MAGGIO DOVREBBE ESSERE VISIBILE DA CATANIA. SI DISINTEGRERÀ COME LA ATLAS?

Bizzarrie del cielo. Tutti aspettavano di vedere il cielo notturno solcato dalla cometa Atlas, invece, ecco in arrivo la cometa Swan. Atlas, infatti, non la vedremo mai, perché si è disintegrata, come ha accertato pure il telescopio spaziale “Hubble” che ne ha fotografato i frammenti.
Il nome della nuova cometa, Swan, in inglese significa “cigno”, ma in realtà è l’acronimo di “Solar Wind ANisotropies”, che è lo strumento che si trova a bordo della “Soho”, altro acronimo di “Solar and Heliospheric Observatory, la sonda della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che orbita attorno al Sole per la misurazione del vento solare, la cui distribuzione non è uguale in tutte le direzioni, ma è anisotropa, come dicono gli studiosi. Ecco, il compito di Swan è quello di misurare l’anisotropia del vento solare, cioè il flusso di particelle cariche emesso dall’alta atmosfera del Sole composto in gran parte da elettroni e protoni e, in minima parte, da particelle alfa, che sono nuclei di elio formati da due protoni e due neutroni.
Come spesso accade in campo scientifico, mentre si sta studiando una cosa, se ne scopre un’altra, in maniera fortuita. È accaduto che lo scorso 11 aprile, l’astronomo non professionista australiano Michael Mattiazzo (il cognome tradisce le sue origini italiane: i genitori, infatti, sono veneti emigrati anni fa nella terra dei canguri) stava analizzando i dati della Soho raccolti attraverso lo strumento Swan, quando si è accorto che la sofisticata apparecchiatura era riuscita a scorgere una nuova cometa, probabilmente perché l’astro chiomato è in grado di liberare una significativa quantità di idrogeno. Mattiazzo non poteva essersi sbagliato: nelle immagini scattate il 25 marzo precedente era stata immortalata una cometa, che prese il nome dal dispositivo montato a bordo della Soho, cioè Swan. Nello stesso tempo, in Italia, la nuova cometa era stata ripresa e fotografata pure dall’astronomo italiano Ernesto Guido utilizzando un telescopio australiano da remoto, dato che ancora non era visibile dal nostro emisfero. In questi casi, le regole dell’Unione astronomica internazionale (Iau) impongono che la nuova cometa dev’essere chiamata col nome dello scopritore, che in questo caso era lo strumento Swan e così il nuovo astro chiomato è stato battezzato “Swan C/2020 F8”. Cosa significa questa sigla è presto detto: “Swan” è il nome dello scopritore (lo strumento a bordo della Soho); la lettera “C” vuol dire che è una cometa non periodica o a lungo periodo, cioè ha un’orbita iperbolica o parabolica; “2020” è l’anno della scoperta; la lettera “F” indica che è stata scoperta nella seconda metà del mese di marzo; il numero “8” significa che è l’ottava cometa scoperta in questo caso dallo strumento Swan.
La cometa, nelle foto scattate sia da Mattiazzo, sia da Guido e altri, appare con una chioma verdastra che avvolge il nucleo cometario, cui segue una lunghissima coda azzurrina ricca di idrogeno. Attualmente è visibile nei cieli dell’emisfero australe, ma a maggio, secondo gli esperti, dovrebbe essere visibile a occhio nudo anche dal nostro emisfero.
“Se tutto va bene – dice il dott. Piero Massimino, dell’Inaf Osservatorio astrofisico di Catania -, cioè se si evolve come si spera, potrebbe raggiungere la magnitudine di 3.5, quindi, essere osservabile anche a occhio nudo. È anche probabile, però, che possa disintegrarsi come la cometa Atlas. In ogni caso, il 12 maggio sarà distante 84 milioni di km da noi e dovrebbe sorgere, per un osservatore posto a Catania, alle ore 4.11, per poi raggiungere l’altezza di 17 gradi circa al sorgere del Sole. Quindi, ammesso sia osservabile, resterà comunque molto bassa sull’orizzonte, guardando verso oriente.” Sarebbe la seconda atroce delusione in pochi giorni per gli astronomi professionisti e amatoriali del mondo intero se pure la Swan subisse la stessa sorte capitata alla cometa Atlas in fase di avvicinamento al nostro Sole, che si è letteralmente frantumata, privandoci della fantastica visione celeste di un astro chiomato che viene a farci visita dai lontani spazi siderali. Delusione, stavolta, ancora più amara dai tempi bui che stiamo vivendo per la pandemia del malefico Covid-19. Swan, in questo periodo, ha aumentato la sua luminosità ancora di più, la sua magnitudine è passata da 6.7 a 6.1, il che significa che è visibile a occhio nudo. Al momento, si trova a circa 116 milioni di chilometri dalla Terra, sta transitando nella costellazione dell’Acquario, quindi è visibile dall’emisfero australe. Gli osservatori del nostro emisfero per vedere brillare questo gigantesco iceberg planetario al massimo della sua luminosità dovranno attendere quando raggiungerà il suo punto più vicino alla Terra (12-13 maggio) e il suo punto più vicino al Sole (27 maggio). Purtroppo, come spiegava il dott. Massimino, la cometa sarà molto bassa sull’orizzonte orientale e sarà osservabile prima dell’alba e dopo il tramonto, che non sono i momenti migliori per le osservazioni di oggetti celesti perché la luce crepuscolare schiarisce il fondo scuro del cielo. In questi casi, si suggerisce l’uso di un buon binocolo ed effettuare le osservazioni da siti ubicati ad alta quota in modo da attenuare gli effetti di assorbimento da parte dell’atmosfera. Nell’attesa di poterla rintracciare pure nei cieli boreali, accontentiamoci di ammirare l’astro chiomato “Cigno” immortalato nelle belle foto riprese dall’emisfero australe.
                                                                              GIUSEPPE SPERLINGA

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COME HO SCOPERTO LA COMETA “C/2020 SWAN”
di Michael Mattiazzo
(Traduzione dall’inglese di Giulia Sperlinga)
Lavoro nel dipartimento di Patologia e, con la sorpresa di molti, ho avuto una significativa flessione del carico di lavoro ambulatoriale a causa della crisi sanitaria del Covid-19. Come risultato, ho avuto l’opportunità di avere più tempo lontano dal mio lavoro, perché la quarantena mi ha consentito di concentrarmi sul mio hobby, l’astronomia. Ho scoperto questa cometa cercando i dati della sonda solare Soho in un sito web pubblico. Lo strumento Swan è una videocamera ultravioletta a bordo della Soho, che è operativa dal 1996 e il suo scopo è quello di studiare il Sole, ma è pure eccezionale nel rilevare comete che brillano intensamente ai raggi ultravioletti a causa della sublimazione del ghiaccio d’acqua vicino al Sole, attraverso la linea di emissione di ultravioletti Lyman Alpha dell’idrogeno ionizzato.
Il 9 aprile scorso, ho scaricato l’ultima mappa animata del tracker della cometa Swan e ho notato un oggetto luminoso in costante movimento che non corrispondeva a un oggetto conosciuto. C’erano altre cinque comete conosciute e rilevate nei dati. Ci vuole molta pazienza ed esperienza nell’analizzare i dati, perché ci sono molti falsi positivi dovuti alla bassa risoluzione e ai rumori di fondo, soprattutto nella regione della Via Lattea. Quando pensi di aver trovato un possibile candidato, la seconda sfida è quella di trovare la cometa nel cielo. I dati Swan, di solito, sono pubblicati almeno con 3 giorni in ritardo, quindi è necessario predire dove si trova in quel momento la cometa nel cielo. Inoltre, essi sono forniti in coordinate eclittiche, ma è semplice convertirle in coordinate equatoriali utilizzando un software planetario. Una volta che si individua un’area di ricerca, è meglio utilizzare una fotocamera e un teleobiettivo per fotografare un’ampia area del cielo. Maggiore è l’area coperta, maggiori sono le possibilità di rilevarla. Normalmente, io utilizzo una fotocamera Canon 60DA e un teleobiettivo con lenti da 200 mm. In questo caso, le condizioni meteorologiche non erano ottimali, quindi ho chiesto aiuto alla comunità delle comete. Il mio amico astrofilo Martin Masek, della Repubblica Ceca, è stato in grado di utilizzare un telescopio remoto situato in Argentina per confermare la cometa. Una volta rilevata, le misure vengono pubblicate sulla pagina di conferma della cometa per un controllo immediato (follow-up) da parte degli astronomi di tutto il mondo. I telescopi da remoto sono diventati degli strumenti molto utili per la comunità astronomica. Dopo qualche giorno di dati astrometrici, è possibile stabilire un’orbita ragionevole. La cometa sarà più vicina alla Terra (perigeo) il 13 maggio, quando passerà a 0.55 Unità Astronomiche (U.A.) da noi, pari a 82.500.000 km, mentre sarà al perielio il 27 maggio, a 0.43 U.A., vale a dire a 64.500.000 km di distanza dal Sole.
Queste condizioni sono favorevoli per una cometa luminosa, possibilmente visibile a occhio nudo, ma la massima luminosità è piuttosto incerta poiché la cometa sarà probabilmente in piena esplosione e può frantumarsi mentre si avvicina al Sole. Le comete sono molto imprevedibili, come abbiamo imparato con la cometa “Atlas C/2019 Y4”, che avrebbe dovuto raggiungere la visibilità a occhio nudo questo mese, ma adesso si è disintegrata mentre si avvicinava al Sole. Nella metà di aprile scorso, il telescopio spaziale “Hubble” ha ripreso diversi frammenti di questa cometa.
Dal 2004 a oggi, questo è il mio ottavo credito di scoperta per le comete Swan, che sono ben 17, anche per i recuperi di molte altre, il più recente delle quali è stato quello di “58P Jackson-Neujmin”, nell’aprile scorso, che non era stata più vista dal 1996.
La cometa non è stata denominata col mio nome, perché per la sua scoperta non ho utilizzato la mia personale attrezzatura, secondo le linee guida di denominazione dell’Unione astronomica internazionale.
Il mio interesse per le comete è stato stimolato dall’arrivo della cometa Halley, nel 1986. Poi, nel 1987, una cometa dal nome “Bradfield” si rese visibile e, nel 1995, ho avuto il privilegio di incontrare Bill Bradfield dopo un incontro alla Società Astronomica dell’Australia del Sud (Assa), dopo la sua scoperta di una cometa avvenuta proprio quell’anno. Nel complesso, è riuscito a scoprire visivamente un totale di 18 comete come dilettante, tra il 1972 e il 2004, che non sarà probabilmente ripetibile data la tecnologia odierna. Fu molto entusiasta di passarmi la sua conoscenza ed esperienza. Bill fu un membro a vita della ASSA e fu introdotto nella ASSA Hall of Fame del 2013, descritto come un gentiluomo, uno studioso e un mentore.
Ho iniziato la caccia alle comete nel 1997, quando mi sono trasferito a Wallaroo, nel Sud Australia, dove il mio più grande successo è stato fare una scoperta visiva indipendente della cometa “C/2000 W1 Utsunomiya-Jones”, ma ero in ritardo di 24 ore e ho perso il taglio. Nel 2002, lo strumento “Swan” a bordo della “Soho” divenne una minaccia per il cacciatore di comete visive quando raccolse i dati “C/2002 O6”. Proprio in quel periodo, “Swan” stava diventando pubblicamente disponibile su Internet sotto le mappe del tracker delle comete. Da quel momento, mi sono concentrato sulla caccia Swan e ho credito alla scoperta per C/2004 H6, C/2004 V13, C/2005 P3, P/2005 T4, C/2006 M4, C/2015 C2, C/2015 P3 e C/2020 F8.

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ASTEROIDE 1998 OR2, UN SASSO SPAZIALE GRANDE COME L’ETNA SFIORERÀ LA TERRA SENZA COLLIDERE CON ESSA.

Nei tempi bui del Covid-19, quali sono quelli che stiamo vivendo, penso di fare cosa gradita agli amici reali e virtuali di FB proponendo la lettura dell’articolo, a firma di chi scrive, sull’asteroide “1998 CO2”, cui oggi, giovedì 16 aprile 2020, il quotidiano La Sicilia dedica l’intera pagina 14, mirabilmente curata e impostata dall’ottimo amico Leonardo Lodato, che ringrazio.
Buona lettura!
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ASTEROIDE 1998 OR2, UN SASSO SPAZIALE GRANDE COME L’ETNA SFIORERÀ LA TERRA SENZA COLLIDERE CON ESSA.
Sono sempre più insistenti le voci, nella maggior parte dei casi infondate o addirittura false, che, il 29 aprile, l’asteroide “1998 OR2” colpirà o potrebbe colpire il nostro pianeta. Diciamolo subito per tranquillizzare chi legge: l’asteroide in questione non è in rotta di collisione con la Terra, non cadrà sul nostro pianeta né potrà minacciare l’esistenza della nostra specie, basta e avanza, di questi tempi, la minaccia di un invisibile virus, infinitamente più piccolo di questo sasso spaziale. Pur essendo catalogato dal Minor Planet Center (Mpc) come uno dei circa duemila asteroidi potenzialmente pericolosi, non corriamo alcun rischio d’impatto, perché la sua orbita non interseca quella terrestre e, ancora una volta, passerà a una distanza considerevole da noi. La fonte è attendibile e autorevole in campo astronomico, perché l’Mpc, che opera nell’istituto di ricerca americano Smithsonian Astrophysical Observatory di Harvard, è l’ente incaricato dall’Unione Astronomica Internazionale (Uai) di raccogliere e conservare i dati osservativi sui corpi minori del Sistema solare, quali sono gli asteroidi e le comete, calcolare le loro orbite e pubblicare tutte le informazioni utili per conoscerne le caratteristiche e gli eventuali pericoli per la Terra. È vero che la Nasa, l’agenzia spaziale americana, lo ha inserito nella lista dei Near-Earth Objects (Neo) e che è ritenuto un oggetto di classe “Amor”, che sono quegli asteroidi che hanno un’orbita con distanza minima dal Sole superiore a una Unità Astronomica (U.A., pari a 150 milioni di chilometri), ma è altrettanto incontrovertibile il fatto che questi corpi non potranno mai intersecare la nostra orbita e, di conseguenza, non potranno mai collidere con la Terra, a differenza dei suoi temutissimi confratelli della classe “Aten” o, peggio ancora, “Apollo”. Per questi ultimi, la Nasa e l’agenzia spaziale europea, l’Esa, hanno elaborato progetti finalizzati alla protezione del nostro pianeta. Uno di questi è la missione “Double Asteroid Redirection Test” (Dart), che ha l’ambizione di mirare a deviare l’orbita di un corpo celeste e che sarà lanciata nel 2021. “Dart” (dardo, in inglese) si schianterà contro “Didymoon”, un piccolo satellite naturale dell’asteroide “Didymos” (che in greco significa “gemello”, “doppio”), di dimensioni paragonabili a un asteroide che potrebbe costituire una minaccia per la Terra: sarà una sorta di proiettile che colpirà il piccolo asteroide alla velocità di 23mila km/h! La missione complementare dell’Esa, “Hera” (la divinità greca del matrimonio), misurerà con precisione la deviazione che subirà l’asteroide più grande e studierà il cratere creato dall’impatto di Dart sull’asteroide gemello. Se tutto andrà a buon fine, i primi risultati dovrebbero arrivare l’anno successivo. Al momento, dunque, dovremo accontentarci di questo progetto, relegando nella fantascienza altre soluzioni, come quelle viste, nel 1998, nel celebre film “Armageddon” con Bruce Willis e Ben Affleck.
L’asteroide “1998 OR2”, roccioso vagabondo nello spazio, è stato scoperto il 24 luglio del 1998 e ha un diametro stimato tra i 1.200-3.700 metri. Per avere un’idea, immaginate un sasso grande come l’Etna (alcuni lo paragonano al monte Bianco o alle Dolomiti, altri ancora all’Everest) che viaggia nello spazio alla velocità di una decina di chilometri al secondo, raggiungerà la minima distanza dalla Terra alle 10.56 del prossimo 29 aprile, sarà a circa 6 milioni e trecentomila chilometri da noi, pari a più o meno sedici volte la distanza media Terra-Luna. La sua luminosità è molto bassa (sarà di magnitudine 10.9) e, quindi, non sarà facile individuarlo anche perché sarà basso sull’orizzonte, ma con un po’ di fortuna e abilità potrà essere visibile con piccoli telescopi amatoriali o un binocolone, naturalmente scegliendo luoghi di osservazione bui e lontani da lampioni o dal riverbero dei centri abitati. Dopo il flyby del 29 mattina, sarà osservabile in prima serata, mentre si allontana sempre di più dalla Terra e sempre più basso sull’orizzonte. L’asteroide, che potrà essere seguito fino ai primi giorni di maggio, tornerà a farci visita tra circa quattro anni, in attesa che torni ad avvicinarsi, nell’aprile del 2029, il temutissimo “99942 Apophis”, dal nome greco del dio egizio Apopi, il distruttore, ma che osservazioni effettuate dagli astronomi hanno portato a escludere la possibilità di un impatto con la Terra.
Coraggio, dunque, non allarmiamoci per un pericolo inesistente, non faremo la fine dei dinosauri, i quali, come scrisse il famoso scrittore di fantascienza Larry Niven, “si sono estinti perché non avevano un programma spaziale”.
                                        GIUSEPPE SPERLINGA

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LE DUE GROTTE DELLE COLOMBE (BELPASSO) MINACCIATE DI DISTRUZIONE

Il quotidiano La Sicilia di oggi, domenica 12 aprile 2020, pubblica un articolo di denuncia, a firma dell’ottimo amico e collega giornalista Carmelo Di Mauro, sulla minaccia di distruzione cui sono esposte le due grotte delle Colombe, in territorio di Belpasso, ma più vicine a San Pietro Clarenza e Camporotondo Etneo.
Il pericolo che incombe sulle due grotte delle Colombe potrebbe essere la storia di una distruzione annunciata, che speriamo di riuscire a fermare dopo l’emergenza sanitaria che ha paralizzato il Paese. Il primo segnale di pericolo lo percepimmo circa un anno fa. Ero in compagnia del vicepresidente di Stelle e Ambiente, prof. Salvatore Arcidiacono, in perlustrazione tra le sciare del 1669 tra Camporotondo Etneo e San Pietro Clarenza, ma che ricadono in territorio di Belpasso. A un certo momento, arrivammo su un costone roccioso che sovrasta, a sud, una cava di estrazione del basalto e, a nord, l’ingresso delle due grotte delle Colombe. Lì per lì non demmo importanza al fatto che la cava potesse costituire una minaccia per le due cavità, rimanemmo piuttosto impressionati dalla immensa distesa di materiali di risulta e rifiuti di vario tipo ammassati sullo spiazzo prospiciente gli ingressi. Purtroppo, nei mesi successivi, a causa di un infortunio al ginocchio che mi avrebbe bloccato per oltre sei mesi, non fu possibile occuparmi del grave problema di inquinamento ambientale.
Sono tornato a interessarmene alla fine di gennaio scorso, in seguito all’allarme lanciato dall’amico speleologo Agatino Reitano, che mi segnalava la minaccia di distruzione delle due grotte delle Colombe a causa dell’attività estrattiva della vicina cava. Ci siamo subito attivati e, dopo un accurato sopralluogo, cui hanno partecipato gli speleologi Rosario Catania, Cinzia Lo Certo e Fabio Messina, ci siamo resi conto che entrambe le cavità sono come strette da una morsa, perché da una parte rischiano di essere distrutte dai micidiali colpi degli escavatori, dall’altra di essere seppellite sotto montagne di spazzatura, pneumatici, elettrodomestici rotti e detriti di provenienza edilizia.
Con la collaborazione dell’amico geologo ed esperto in cave e miniere, dott. Francesco Cavallaro, siamo riusciti a individuare su foto satellitari i confini di coltivazione della cava e a localizzare gli ingressi delle due grotte, arrivando alla conclusione che occorreva senza indugio segnalare il problema al Corpo Forestale, alla Soprintendenza e al Distretto minerario di Catania per gli opportuni accertamenti finalizzati alla tutela di quelle che possiamo considerare tra le più interessanti gallerie di scorrimento lavico presenti nelle sciare della devastante eruzione del 1669, della quale lo scorso anno è stato celebrato il 350° anniversario.
Il concreto pericolo cui sono esposte le due grotte delle Colombe, il continuo oltraggio subìto dalla vicina grotta della Dinamite per l’uso improprio che ne è stato fatto quale discarica abusiva di corrispondenza inevasa, elettrodomestici, mobili vecchi rotti (di recente, è stata ripulita dagli speleologi del Gruppo Grotte del CAI di Catania) da quando è stata scoperta, nella metà degli anni Settanta del secolo scorso e il rischio di sparire sotto i colpi delle ruspe cui sono esposte tutte le cavità vulcaniche ubicate a bassa quota, ebbene tutto ciò offre uno spunto di riflessione su ciò che riguarda le grotte vulcaniche etnee e le sciare. Da una trentina d’anni mi batto per la tutela di questo immenso patrimonio naturalistico e, con il dott. Cavallaro, da una ventina d’anni, proponiamo l’istituzione del Parco Vulcanospeleologico Metropolitano avente la finalità della tutela, valorizzazione e fruizione scientifico-naturalistica sia delle cavità naturali e artificiali, sia delle cave dismesse e delle lave incolte presenti nell’area metropolitana di Catania. Ancora una volta vogliamo ribadire con forza che le grotte vulcaniche e le lave incolte dell’eruzione del 1669 costituiscono un patrimonio culturale e scientifico unico in tutta l’Europa continentale che appartiene all’intera collettività e che andrebbe adeguatamente protetto e, ove possibile, reso fruibile da tutti.
GIUSEPPE SPERLINGA

 

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SUPERLUNA, DANZA PLANETARIA E PASSAGGIO DI ASTEROIDE NEL CIELO DI APRILE

SUPERLUNA, DANZA PLANETARIA E PASSAGGIO DI ASTEROIDE NEL CIELO DI APRILE

Il malefico virus coronato Covid-19, dall’inizio dello scorso mese di marzo, continua a privarci di molte libertà, costringendoci al confinamento casalingo per contenere la diffusione dei contagi. Ma, il letale microrganismo non ci potrà privare della libertà di osservare il cielo dai nostri balconi, terrazze, cortili.

Ecco, dunque, cosa ci riserva il cielo di questo mese di aprile 2020.

Buona lettura!

G.S.

Per maggiori approfondimenti, si rimanda alla consultazione del sito dell’Unione Astrofili Italiani (www.uai.it) e del numero 243 di aprile 2020 della bella rivista di divulgazione astronomica “Coelum Astronomia” scaricabile dal sito www.coelum.com.

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La Superluna prima di Pasqua, la danza planetaria di Marte, Giove e Saturno con la Luna calante prima dell’alba e il transito di un asteroide alla fine del mese: sono tra i più importanti fenomeni celesti del cielo di aprile.

Le giornate continueranno ad allungarsi e, alla latitudine di Catania, la durata del dì aumenta di circa un’ora. Il Sole sarà proiettato tra le stelle della costellazione dei Pesci fino a sabato 18, dopo transiterà tra quelle dell’Ariete. La Luna sarà al Primo Quarto l’1, plenilunio l’8, Ultimo Quarto il 15, novilunio il 23. La Luna piena di mercoledì 8 sarà una Superluna, perché alle 19.10 del giorno precedente, l’argenteo satellite naturale terrestre si troverà al perigeo, cioè alla minima distanza dalla Terra, pari a 356.908 km. Si badi, però, di tener conto di un piccolo dettaglio: se si vuole osservare e fotografare la Luna piena bisogna sacrificarsi a una levataccia notturna, alle 4.35 della notte tra il 7 e l’8 aprile, quando si verificherà il plenilunio e il nostro satellite ha superato da poche ore il perigeo. Con buona pace dei “catastrofisti della Luna piena”, i quali profetizzano ogni tipo di sciagura sugli umani, dall’aumento dei ricoveri in ospedale e del tasso di criminalità alle eruzioni vulcaniche e ai terremoti e altre amenità dello stesso stampo. In realtà, l’unico effetto che può produrre la Luna piena quando si trova al perigeo è un aumento di appena una dozzina di centimetri del dislivello tra la bassa e l’alta marea, che non ha mai ucciso alcun essere umano.

Come di consueto, la nostra carrellata planetaria s’inizia dal minuscolo Mercurio, che è visibile con difficoltà prima del sorgere del Sole, perché molto basso sull’orizzonte orientale. Venere sarà ancora “Vespero”, perché continua a risplendere, a ovest, nel cielo della sera. All’inizio del mese, il pianeta di Citera tramonta quattro ore dopo il Sole, ma col passare dei giorni si avvicina sempre di più al Sole, si abbassa progressivamente sull’orizzonte e, alla fine del mese, la sua visibilità si riduce di quasi tre quarti d’ora. Imperdibile la rara stretta congiunzione con le Pleiadi (‘a Puddara, di verghiana memoria ne “I Malavoglia”), un suggestivo incontro (prospettico) ravvicinato che si verifica ogni otto anni alla stessa data (la prossima volta si verificherà il 3 aprile del 2028). Marte, Giove e Saturno: il balletto del trio planetario è osservabile nell’orizzonte di Sud-Est, al mattino prima che sorga il Sole, con il pianeta rosso che sorge per ultimo (il primo a sorgere è Giove). Urano è inosservabile, mentre Nettuno è visibile nell’orizzonte orientale, nelle ultime ore della notte, ma con difficoltà, perché molto basso. Pure in aprile continueranno, prima dell’alba nel cielo orientale, gli spettacolari balletti della falce di Luna calante con il trio planetario formato da Giove, Saturno e Marte. Da non perdere la congiunzione Luna-Giove-Saturno di mercoledì 15 e quella del giorno dopo tra la Luna e Marte. Davvero spettacolare il bellissimo quadro astrale che, dopo il tramonto di giorno 26, si presenterà ai nostri occhi volgendo lo sguardo a occidente per ammirare l’ammasso stellare delle Pleiadi, la stella gigante rossa Aldebaran, la falce di Luna crescente e il pianeta Venere.

Con l’arrivo di aprile, lo scenario celeste tende a mutare. Il cielo invernale, infatti, cede la scena a quello estivo. A occidente, possiamo ancora un ultimo sguardo alle costellazioni che hanno dominato il cielo invernale: il Toro con il suo “occhio rosso” Aldebaran, il gigante Orione, i Gemelli Castore e Polluce e l’Auriga con la gialla Capella (la capretta che allattò Zeus sul monte cretese di Ida). Quest’ultima, è la sesta stella più luminosa del cielo notturno, la terza più brillante dell’emisfero boreale dopo Arturo di Boote e Vega della Lira, ma in realtà è un sistema stellare multiplo formato da quattro astri che formano due coppie. Volgendo lo sguardo dalla parte opposta, a oriente, fanno capolino le costellazioni che domineranno il cielo estivo, con la Lira e la luminosa Vega, futura stella polare tra tredicimila anni. A Nord-Est, subito sotto l’Orsa Maggiore, sarà facilmente distinguibile Bootes per la caratterizzata forma ad aquilone con al vertice la luminosa Arturo (il guardiano dell’Orsa). Alla sinistra del Bovaro è riconoscibile la Corona Boreale, piccola costellazione a forma di semicerchio. Tra quest’ultima e la Lira sarà possibile rintracciare la costellazione di Ercole, contenente il famoso ammasso globulare M13, che contiene trecentomila stelle ed è il più luminoso del cielo boreale e il terzo dell’intera volta celeste. Essa è costituita da un ampio quadrilatero di stelle (il corpo del mitologico semidio ed eroe), da cui si dipartono le stelle che formano gli arti. Ercole (Eracle, per i Greci) era figlio di Zeus e di Alcmena. Famose le sue mitiche dodici fatiche, in una di esse strangolò con le proprie mani il Leone di Nemea e uccise l’Idra di Lerna, in aiuto della quale intervenne il granchio (Ercole lo schiacciò col piede, è rappresentato in cielo dalla costellazione del Cancro). Il crostaceo fu inviato dalla vendicativa Era, perché Ercole era il frutto dell’ennesimo tradimento del marito. Nel cielo meridionale, oltre al già citato Cancro, sfileranno le costellazioni zodiacali del Leone con la brillante Regolo (Piccolo Re) e della Vergine con la luminosa Spica. A notte fonda, a Sud-Est, vedremo spuntare la Bilancia e lo Scorpione. Il nostro excursus si conclude con le costellazioni circumpolari, che non sorgono e non tramontano: le due Orse, con l’Orsa Maggiore molto alta sull’orizzonte e, dalla parte opposta, l’inconfondibile “W” della vanitosa regina Cassiopea e la “casetta” del suo regale sposo Cefeo, re di Etiopia, che non corrisponde all’attuale Stato africano, ma era un territorio tra la Palestina e il Mar Rosso.

Per finire, avremo un incontro ravvicinato con l’asteroide “1998 OR2”, che raggiungerà la minima distanza dalla Terra il 29 aprile prossimo, avrà una luminosità di 10,9 magnitudine e, dalle 19 alle 23, sarà visibile pure con piccoli telescopi, anche se non sarà facile osservarlo perché si troverà molto basso sull’orizzonte. L’asteroide è stato scoperto nel luglio del 1998 dai telescopi professionali americani del programma Near Earth Asteroid Tracking (Neat) della Nasa e del Jet Propulsion Laboratory per la scoperta di oggetti near-Earth, gli asteroidi la cui orbita è vicina a quella della Terra e alcuni di essi costituiscono un pericolo perché le loro orbite intersecano quella del nostro pianeta. OR2 dovrebbe avere un diametro tra 1,2-3,7 km e il 29 aprile si troverà a una distanza di 6.290.440 km dalla Terra, vale a dire a circa 16 volte e mezzo la distanza Terra-Luna. Questo macigno spaziale, pur passando “vicino” alla Terra, è classificato come un oggetto di classe “Amor”, che sono quegli asteroidi che hanno un’orbita con distanza minima dal Sole superiore a una Unità Astronomica (150 milioni di chilometri). Per tranquillizzare coloro che temono collisioni catastrofiche tra questo proiettile cosmico con il nostro pianeta diremo che esso non si avvicinerà mai tanto da intersecare la nostra orbita, di conseguenza non potrà mai essere in rotta di collisione con la Terra, al contrario di quanto potrebbe accadere, invece, con i temuti asteroidi di classe “Aten” e “Apollo”.

                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA

 

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Hercules slaying the Hydra. Scene from the Greek mythology. Wood engraving, published in 1880.

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PASSEGGIATA STORICO-RELIGIOSO-NATURALISTICA A VALVERDE (CT)

I GIOIELLI DI VALVERDE
Non è esagerato affermare che il territorio di Valverde è un autentico scrigno che custodisce “gioielli” storici, artistici, religiosi e naturalistici, i quali sono arrivati ai giorni nostri in ottimo stato di conservazione. Alcuni di questi sono stati, domenica scorsa, 16 febbraio 2020, la meta della passeggiata, cui hanno partecipato una cinquantina di persone di tutte le età, organizzata dall’associazione “Stelle e Ambiente”, col patrocinio gratuito del Comune, che ha favorito gli spostamenti degli ospiti mettendo loro a disposizione i due scuola-bus comunali che hanno consentito di raggiungere in breve tempo luoghi assai distanti tra essi.
Guidati dal presidente del sodalizio culturale catanese, prof. Giuseppe Sperlinga, che si è avvalso della collaborazione botanica del vicepresidente, prof. Salvatore Arcidiacono, il tour ha avuto inizio con la visita della chiesa del Santuario, all’interno della quale spiccano tra gli altri l’altare ottocentesco della Madonna di Valverde, il monumento sepolcrale dei coniugi Luigi Riggio Branciforte e Caterina Gravina, le pregevoli tele a olio settecentesche che sormontano i quattro altari laterali, per non dire dei due portali d’ingresso di fine Seicento quello laterale e di inizi ‘700 quello principale con il suo bel portone di bronzo. Sono seguite le visite alla settecentesca chiesetta della Madonna di Carminello e alla meravigliosa Villa Paradiso della famiglia Gravina, cui vanno i nostri ringraziamenti per aver ospitato il folto gruppo e consentito di ammirare sia il bellissimo orto botanico privato, sia i bellissimi basanti subcolonnari e lamellari formatisi da una colata basaltica del Centri alcalini antichi avvenuta tra 220.000 e 110.000 anni fa, quando l’attività eruttiva dell’Etna avviene prevalentemente lungo la fascia ionica in corrispondenza del sistema di faglie denominato “Faglie delle timpe”. Durante questa fase, si verificarono numerose eruzioni fissurali si localizzavano lungo questa ristretta fascia della costa ionica.
Dopo, di nuovo sui pullmini per raggiungere la vicina Casalrosato dove, secondo la tradizione, vi è il luogo dell’apparizione della Madonna a Dionisio con l’altarino e la grotta, all’interno della quale sgorga ancora oggi acqua.
La passeggiata si è conclusa con la visita al Parco suburbano dedicato alla memoria del grande Angelo D’Arrigo, un’area protetta in ottime condizioni di naturalità che, dopo 9 anni di abbandono, è stata per l’occasione ripulita e i sentieri sono stati resi percorribili.
I nostri ringraziamenti vanno anzitutto al sindaco di Valverde, arch. Angelo Spina, all’assessora Maria Carmela Gammino, alla dottoressa Giusy Sciuto, ai giardinieri signori Nuccio e Giovanni e ai Vigili Urbani, che hanno contribuito fattivamente alla buona riuscita della nostra iniziativa finalizzata alla conoscenza dei Beni culturali e naturalistici di Valverde.
Un altro caloroso ringraziamento va all’ottimo amico giornalista Carmelo Di Mauro, corrispondente da Valverde del quotidiano La Sicilia .
In settembre, è già in programma un secondo tour dedicato alla conoscenza di Valverde che ci permetterà di ammirare l’orologio solare a ore italiche, che si augura sarà stato restaurato, l’Eremo di S. Anna, la chiesa della Misericordia e alcuni altari ed edicole votive sparsi nel territorio valverdese.
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ALLA RISCOPERTA DEL TERRITORIO DI VALVERDE (CT)

I “GIOIELLI” DI VALVERDE

L’associazione Stelle e Ambiente organizza per domenica 16 febbraio 2020 una passeggiata storico-religioso-naturalistica alla riscoperta dei “gioielli” di Valverde: le chiese del Santuario e della Madonna di Carminello, l’ottocentesco orologio solare a ore italiche, i basalti subcolonnari e lamellari di villa Paradiso, il luogo dell’apparizione di Casalrosato, il parco suburbano “Angelo D’Arrigo”. 

GUIDA IL PRESIDENTE PROF. GIUSEPPE SPERLINGA CON LA COLLABORAZIONE BOTANICA DEL VICEPRESIDENTE PROF. SALVATORE ARCIDIACONO. 

EQUIPAGGIAMENTO: SCARPE DA GINNASTICA O TREKKING URBANO, JEANS, PILE, GIACCA A VENTO, K-WAY, CAPPELLINO, BORRACCIA, BINOCOLO.

Raduno

ore 8.30: parcheggio del parco Gioeni di via Angelo Musco.

Info: 3402161035 (WhatsApp).

L’itinerario sarà percorso in parte a piedi, in parte con un minibus messoci a disposizione grazie alla cordiale ospitalità del sindaco di Valverde, arch. Angelo Spina, e dell’assessora Maria Carmela Gammino. Il percorso s’inizia dalla piazza del Santuario di Valverde, visiteremo la bella chiesa del Santuario, poi ci sposteremo a piedi per vedere l’ottocentesco orologio solare a ore italiche che dista un centinaio di metri. Col minibus raggiungeremo la chiesetta della Madonna del Carminello e, da qui, a piedi, ci sposteremo fino alla Villa Paradiso per ammirare i basalti subcolonnari e lamellari, grazie alla squisita ospitalità della famiglia Gravina. Dopo, torneremo indietro per risalire sul minibus che ci porterà nel luogo dell’apparizione, a Casalrosato. Sempre col minibus, raggiungeremo il Parco suburbano “Angelo D’Arrigo” per una bella passeggiata in un ambiente che si conserva ancora in buone condizioni di naturalità.

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I PIANETI MARTE, GIOVE E SATURNO BRILLANO NEL CIELO MATTUTINO DEL BISESTILE FEBBRAIO 2020

Il quotidiano La Sicilia di oggi, 5 febbraio 2020, festa di S. Agata, Celeste Patrona di Catania, pubblica la consueta rubrica mensile dedicata alla divulgazione astronomica sul cielo di febbraio 2020. Oggi, in pagina, siamo in compagnia col nostro conterraneo AstroLuca Luca Parmitano, ex allievo del Liceo scientifico statale “Galileo Galilei” di Catania e e del prof. Salvatore Arcidiacono, vice presidente di Stelle e Ambiente.
La rubrica del cielo del mese fu ideata e curata per oltre mezzo secolo dal grande e indimenticato giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, primo presidente dell’associazione Stelle e Ambiente. Poco prima della sua dipartita, avvenuta il 4 settembre 2012, Prestinenza ha passato idealmente il testimone a chi scrive, che da allora fa il possibile per onorarne la memoria e, nello stesso tempo, mantenere in vita un appuntamento mensile con la Scienza del cielo, cui ormai pochissimi giornali italiani lasciano spazio.
Buona lettura!
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I PIANETI MARTE, GIOVE E SATURNO BRILLANO NEL CIELO MATTUTINO DEL BISESTILE FEBBRAIO
Le ultime due cifre del 2020 sono divisibili per quattro: l’anno è bisestile e dura 366 giorni anziché 365, nel calendario si aggiunge un giorno in più al mese di febbraio, che – ogni quattro anni – dura 29 giorni anziché 28. Questo artificio si rese necessario perché l’anno civile (365 giorni) non è uguale all’anno solare, che equivale al tempo intercorso tra due solstizi, vale a dire a 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. Il calendario introdotto da Giulio Cesare, nel 45 a.C., considerava l’anno di 365 giorni e 6 ore, ma fissava l’anno civile di 365 giorni. Le sei ore scartate erano recuperate aggiungendo, ogni quattro anni, un giorno in più dopo il 24 febbraio (”Sexto die ante Calendas Martias”= “Sei giorni prima delle calende di marzo”). Il giorno in più fu detto “bis sexto die”, cioè “per la seconda volta il sesto giorno”, da cui prese origine la parola “bisestile”. In realtà, l’anno solare del calendario giuliano era superiore al vero di 11 minuti e 14 secondi, i quali nel corso dei secoli si accumularono e, nel Cinquecento, l’equinozio di primavera cadeva l’11 marzo anziché il 21. Per rimettere in linea il computo del tempo fu necessario “rubare” dieci giorni al 1582, anno in cui entrò in vigore la riforma voluta da Papa Gregorio XIII. Più precisamente, accadde che la sera del 4 ottobre di quell’anno, la gente andò a dormire e, la mattina seguente, si risvegliò che era il 15: i giorni compresi tra il 5 e il 14 non furono mai vissuti. Per evitare il ripetersi dell’errore, si stabilì di considerare bisestili soltanto gli anni secolari multipli di 400: lo è stato il 2000, il prossimo sarà il 2400.
Il cielo di febbraio sarà caratterizzato ancora dalle costellazioni invernali, tra le quali, nell’orizzonte meridionale, spiccano l’imponente Orione in compagnia di Sirio del Cane Maggiore e Procione del Cane Minore e, più in alto, il Toro con la rossa Aldebaran. Allo zenit, sono riconoscibili la luminosa Capella dell’Auriga e i Gemelli con Castore e Polluce. Nell’orizzonte occidentale, continuano a tramontare il cavallo alato Pegaso e la Balena, mentre, a oriente, cominciano a far capolino le prime costellazioni primaverili, come il Leone e la Vergine. Come sempre, nel cielo settentrionale, saranno riconoscibili le costellazioni circumpolari, cioè che non tramontano mai, come il Gran Carro dell’Orsa Maggiore a nord-est, il Piccolo Carro dell’Orsa Minore con la Polare. A nord-ovest, è facilmente riconoscibile la doppia “W” di Cassiopea e, tra questa e il Toro, si individua il Perseo.
Uno sguardo ai pianeti. Il minuscolo Mercurio è visibile a occidente immerso nelle luci del crepuscolo. Il periodo migliore per osservare l’elusivo pianeta sono i giorni che precedono e seguono il 10 febbraio, perché tramonterà un’ora e mezza dopo il Sole. Venere continuerà a brillare nel cielo occidentale come un faro, nelle prime ore serali. Marte è osservabile nella seconda parte della notte, poco dopo le 4. Pure Giove è visibile nel cielo del mattino, alle luci dell’alba, imitato da Saturno, che sarà osservabile alla fine del mese dalle 5 del mattino fino a quando sarà fagocitato dai bagliori del Sole. Urano, invece, sarà rintracciabile con l’ausilio di un telescopio nella prima parte della notte alto sull’orizzonte meridionale. Nettuno, al contrario, sarà osservabile con difficoltà, basso sull’orizzonte occidentale, prima delle 20.30 a inizio del mese, non oltre le 19 negli ultimi giorni di febbraio.
Concludiamo segnalando le belle congiunzioni mattutine che si verificheranno nei giorni 18, 19 e 20 febbraio, prima del sorgere del Sole, tra la Luna e i pianeti Marte, Giove e Saturno, nel cielo di sud-est, incontri astrali che avranno come sfondo le stelline della costellazione del Sagittario, nell’ambito delle quali i tre corpi planetari si disporranno allineati. S’inizia, alle 6.10 del 18, con l’incontro tra la Luna e il pianeta rosso; la mattina del 19, sarà la volta di Giove a essere accanto all’argenteo satellite terrestre, la mattina del 20 ci sarà l’incontro tra la Luna e Saturno.
GIUSEPPE SPERLINGA

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GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE: ESCURSIONE DI STELLE E AMBIENTE ALLA TIMPA DI LEUCATIA

Una cinquantina di soci, amici e simpatizzanti di Stelle e Ambiente hanno effettuato, nella mattinata della domenica palindroma 02 02 2020, una bella escursione alla Timpa di Leucatia, dal pianoro alla sottostante zona umida, guidati dal presidente prof. Giuseppe Sperlinga, che si è avvalso della collaborazione botanica del vicepresidente prof. Salvatore Arcidiacono e di quella logistica della segretaria prof.ssa Giovanna Cavallaro e dei soci consiglieri dott. Luciano Costanzo e sig. Salvatore Silviani. Un particolare ringraziamento va alle signore Natalia Ciancio e Letizia Miceli.
L’escursione, che si è svolta con il patrocinio gratuito dei Lions Club di Catania (erano presenti l’avv. Rino Puleo e l’ing. Luigi Testa), s’inquadrava nell’ambito delle celebrazioni a livello planetario del 49° anniversario della firma della Convenzione internazionale di Ramsar, avvenuta nella cittadina iraniana di Ramsar nel lontano 1971.
Secondo la Convenzione internazionale di Ramsar, si definisce “zona umida” qualsiasi ambiente naturale caratterizzato in qualche modo dalla compresenza di terreno e acqua. Più precisamente, sono zone umide “le paludi e gli acquitrini, le torbiere oppure i bacini (naturali o artificiali), permanenti o temporanei, con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata, ivi comprese le distese di acqua marina la cui profondità, durante la bassa marea, non supera i sei metri”.
I siti che possiedono tali caratteristiche e che rivestono un’importanza internazionale soprattutto come habitat degli uccelli acquatici, possono essere inclusi nella “lista delle zone umide d’importanza internazionale” approvata dalla convenzione stessa. Il valore di questi ambienti è molto elevato sia per la loro rarità, sia per i rischi di estinzione cui sono esposti, soprattutto quelli in prossimità delle aree urbane.
La zona umida della Timpa di Leucatia, per le sue caratteristiche, potrebbe assumere un’importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar del 2 febbraio del 1971, la quale sostiene la protezione degli habitat, riconoscendo l’importanza e il valore delle zone denominate “umide”, che sono ecosistemi con altissimo grado di biodiversità, habitat vitale per gli uccelli acquatici.
La presenza di diverse sorgenti, le quali hanno reso la zona una vera e propria area umida e che caratterizzano parte della Timpa, rende questo luogo l’unico esempio di ambiente umido d’acqua dolce ricadente nell’ambito urbano della città di Catania. Esso rappresenta un patrimonio naturale di notevole importanza scientifica e culturale che meriterebbe maggior attenzione da parte delle Amministrazioni Comunali di S. Agata Li Battiati e di Catania finalizzata al recupero, valorizzazione e fruizione dell’area in questione.
E’ auspicabile un progetto che preveda il restauro naturalistico dell’intera area della Timpa di Leucatia, ambiente umido compreso, che possa consentire il mantenimento e la fruizione dell’area e anche la corretta captazione delle acque a valle della zona umida e il loro successivo riutilizzo senza pregiudizio per l’esistenza della stessa zona umida.
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GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE – ESCURSIONE ALL’AMBIENGTE UMIDO DELLA TIMPA DI LEUCATIA

DOMENICA 02 02 2020

GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE

La giornata mondiale delle zone umide è un evento internazionale che, ogni anno, si celebra il 2 febbraio, in occasione dell’anniversario dell’adozione della Convenzione sulle zone umide firmata a Ramsar (Iran) il 2 febbraio 1971. La Giornata, però, fu istituita nel 1997 per diffondere l’importanza delle zone umide per l’umanità e il pianeta. Da allora, le agenzie governative, le organizzazioni non governative e le associazioni naturalistiche intraprendono azioni volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sui valori e i benefici delle zone umide.

Per ambiente umido s’intende qualsiasi tipo di ambiente caratterizzato dalla presenza perenne o temporanea di acqua, come le paludi, torbiere, acquitrini, specchi d’acqua naturali o artificiali permanenti o no con acqua stagnante o corrente, dolce, salmastra o salata, comprese le coste marine fino a sei metri di profondità con la bassa marea. Si tratta di luoghi che oltre ad accogliere e conservare una ricca biodiversità di uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, pesci e invertebrati, garantisce risorse di acqua e cibo e svolge una funzione di mitigazione ai cambiamenti climatici. Il valore di questi ambienti è molto elevato sia per la loro rarità, sia per i rischi di estinzione che corrono soprattutto nelle aree urbane. La Convenzione di Ramsar, oggi sottoscritta da ben 170 Paesi, è l’unico trattato internazionale sull’ambiente che si occupa di questo particolare ecosistema. In Italia, queste aree sono 65 (due delle quali sono in Sicilia, una è la Riserva naturale orientata “Oasi Faunistica di Vendicari” istituita nel 1984 dalla Regione Siciliana, l’altra è la Rno “Biviere di Gela”, anch’essa d’istituzione regionale, ma nel 1997), per un totale di 82.331 ettari, e il 40 per cento della biodiversità (e quasi il 50 per cento delle specie di uccelli) è legato a questi ambienti (fonte: ministero dell’Ambiente).

Le zone umide sono un fragile scrigno di biodiversità e, tra gli ecosistemi del pianeta, sono quelli più a rischio a causa della pressione antropica e del riscaldamento globale: le sostanze inquinanti utilizzate nel campo dell’agricoltura, gli scarichi industriali e civili, il massiccio sfruttamento delle risorse, il consumo di suolo e l’immissione di specie alloctone sono tutti fattori che mettono in pericolo gli equilibri di questi delicati ambienti. Negli ultimi cento anni, è scomparso oltre il 64 per cento delle zone umide (fonte: Ispra). Secondo i dati della prima Lista Rossa Europea degli Habitat, più di un terzo degli habitat terrestri sono attualmente in pericolo di scomparsa, in particolare più di tre quarti delle paludi e torbiere e quasi la metà di laghi, fiumi e coste (fonte: Unione internazionale per la conservazione della Natura).

Tema della campagna mondiale di quest’anno sono i cambiamenti climatici e come gli ambienti umidi possano contribuire a frenarne gli impatti, visto che le zone umide ospitano una straordinaria varietà di specie animali e vegetali, sia stanziali sia migratrici, e sono fondamentali per la sussistenza umana per la loro capacità di immagazzinare l’anidride carbonica (mitigando così gli effetti dei cambiamenti climatici) e di proteggere le coste. Le zone umide oltre a essere di indiscutibile bellezza, aiutano a mantenere il microclima e salvaguardano le coste dall’erosione, forniscono centinaia di migliaia di litri di acqua ogni giorno, sono alla base del sistema di coltivazione del riso, che rappresenta l’alimento base per circa il 20 per cento della popolazione mondiale, e contribuiscono in maniera determinante all’economia considerato che oltre mezzo miliardo di persone dipendono da pesca e acquacoltura. Insomma, esse sono un autentico tesoro da salvare e proteggere.

Pure quest’anno, le associazioni ambientaliste di tutto il mondo si sono mobilitate per far conoscere gli ambienti umidi. A Catania, la Lipu organizza una escursione dell’intera giornata lungo il corso del fiume Simeto dalle Gole della Cantera a Ponte Barca di Paternò (appuntamento alle 8 del 2 febbraio in piazza Michelangelo, auto proprie, colazione al sacco). Il Wwf propone una passeggiata fino alla foce del Simeto con partenza alle 10 dal residence Primosole Beach. L’associazione Stelle e Ambiente propone una escursione di mezza giornata alla riscoperta dell’ambiente umido d’acqua dolce della Timpa di Leucatia seguendo un percorso lungo 3 km che si snoda da via Tito Manlio Manzella a via Balatelle tra Storia e Natura in un patrimonio naturale da tutelare, valorizzare e fruire (raduno ore 9 al parcheggio del parco Gioeni di via Angelo Musco). A Vendicari, l’Ente Fauna Siciliana organizza una escursione a Marianelli, nella Riserva Ramsar di Vendicari (raduno alle 9.30), in concomitanza con il 47° anniversario della fondazione dell’Associazione. Per tutte le escursioni sono indispensabili gli scarponcini da trekking e un abbigliamento adatto alla stagione.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

 

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