Stelle e Ambiente

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IN RICORDO DI FRANCO ANDRONICO

Com’era tradizione consolidata da quasi una ventina d’anni, l’ultima domenica di gennaio era dedicata alla passeggiata alla ricerca dei luoghi di S. Agata per strade del centro storico di Catania. A guidarla, come sempre, il caro e indimenticabile amico Franco Andronico, profondo studioso e conoscitore della storia cittadina, socio fondatore dell’associazione “Stelle e Ambiente” di cui fu pure consigliere.
Franco conosceva tutti i monumenti, le chiese, le icone e gli altarini sparsi sulle pareti dei palazzi, conosceva basola per basola quello avevamo denominato il “percorso agatino”, ci raccontava la storia della giovane Agata, patrona celeste di Catania, ci faceva conoscere i luoghi del suo martirio, non vi era angolo della città che non conoscesse se aveva qualcosa da raccontarci su Sant’Agata.
Da poco più di un anno, Franco ci ha lasciati. E’ vero che sono rimasti i suoi libri, ma è altrettanto vero che soltanto lui, quando parlava quasi sottovoce e per sentirlo non bastava neppure il piccolo amplificatore che gli appiccicavo addosso, ebbene riusciva a tenere desta l’attenzione dei partecipanti alla “camminata agatina”.
Dopo la dipartita di Franco, aggravata dalla feroce pandemia che si opprime de un paio d’anni, la tradizionale camminata alla riscoperta dei luoghi di S. Agata si è definitivamente interrotta.
Rimarrà immutabile, anche se fisicamente non sei più tra noi, l’amicizia che, dal 1977, ci ha tenuto uniti, dai tempi dei tuoi inizi speleologici nel Gruppo Grotte del CAI sezione dell’Etna di Catania.
Grazie, carissimo Franco, per tutto quello che ci hai dato, occuperai sempre un angolino nel cuore di tutti noi che ti abbiamo conosciuto e che abbiamo avuto il privilegio di ascoltare le tue conversazioni sulla vita di S. Agata e sulla storia della nostra città, che per te non aveva segreti.

2 FEBBRAIO 2022 – GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE

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2 FEBBRAIO 2022
GIORNATA MONDIALE DELLE ZONE UMIDE
Si deve a un manipolo di uomini e donne lungimiranti se gli ambienti umidi si sono conservati e sono arrivati intatti ai nostri giorni dopo la firma del trattato internazionale noto col nome di “Convenzione di Ramsar”, avvenuta il 2 febbraio del 1971 nella cittadina iraniana di Ramsar. Da allora, sono trascorsi cinquantuno anni e ogni anno, il 2 febbraio, in tutto il mondo, si celebra la “Giornata mondiale delle zone umide” per ricordare che queste aree caratterizzate dalla presenza permanente o temporanea dell’acqua, quali sono le paludi, le torbiere, gli acquitrini, gli specchi d’acqua naturali o artificiali con acqua dolce, salmastra o salata, gli stagni, i laghi, i fiumi, le coste marine fino a sei metri di profondità, sono ambienti assai delicati e per questo motivo sono tra i più minacciati al mondo, perché l’uomo continua a scaricarvi le sostanze inquinanti impiegate in agricoltura e nelle industrie, i reflui cloacali dei centri abitati. Le zone umide vanno preservate perché ci migliorano la vita, contribuiscono a mantenere il microclima, salvaguardano le coste marine dall’erosione, forniscono ogni giorno una immensa quantità d’acqua, sono alla base del sistema di coltivazione del riso (alimento fondamentale per un quinto della popolazione mondiale), contribuiscono allo sviluppo economico di un Paese (un milione di persone dipendono da pesca e acquacoltura). Inoltre, immagazzinano grandi quantità di carbonio e assorbono le piogge in eccesso, attenuando il rischio di inondazioni, rallentando l’insorgere della siccità e riducendo al minimo la penuria d’acqua.
Gli ambienti umidi, insomma, sono un patrimonio da salvare dai rischi di estinzione cui sono esposti, soprattutto quelli ubicati in prossimità o inglobate nelle aree urbane, come quello d’acqua dolce della Timpa di Leucatia, nella periferia settentrionale della città di Catania. Pure quest’anno, nonostante le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria, le associazioni naturalistiche del territorio catanese Stelle e Ambiente, Amici della Terra, Cepes, Lipu ed Ente Fauna Siciliana, insieme con la divisione 2 del Kiwanis International, l’associazione Copernico e i Cavalieri della Mercede, ricordano l’avvenimento e partecipano virtualmente alla Giornata mondiale delle zone umide con una locandina avente come sfondo lo straordinario ambiente umido della Timpa di Leucatia, un vero e proprio scrigno di biodiversità che bisogna fare di tutto per la sua tutela, valorizzazione e fruizione con l’istituzione di un parco urbano intercomunale.
In Italia, finora, sono state istituite 65 zone umide, distribuite in 15 regioni, per un totale di 82.331 ettari, aree d’importanza internazionale riconosciute e inserite nell’elenco della Convenzione di Ramsar. In Sicilia, sono soltanto sei le zone umide che godono di questo riconoscimento: l’Oasi Faunistica di Vendicari (Noto), il Biviere di Gela, le paludi costiere di Capo Feto, Margi Spanò, Margi Nespolilla e Margi Milo (Mazara del Vallo-Marsala), i laghi di Murana, Preola e Gorghi Tondi (Mazara del Vallo) e lo Stagno Pantano Leone (Campobello di Mazara). Nessuna è stata ancora istituita nella provincia di Catania.
GIUSEPPE SPERLINGA

LA COMETA DI NATALE: “C/2021 A1 LEONARD”

LA COMETA DI NATALE

Sarà un Natale allietato dall’arrivo della nuova cometa che da alcune settimane sta solcando il cielo e che, probabilmente, riusciremo a vedere anche a occhio nudo. È la cometa “C/2021 A1 Leonard”, potrebbe diventare talmente luminosa da essere alla portata di un piccolo binocolo, di un cannocchiale e persino dei nostri occhi, se osservata da località lontane da inquinamento luminoso. Cosa significa la sigla “C/2021 A1 Leonard” è presto detto: “Leonard” è il nome dello scopritore, che è l’astronomo statunitense dell’Università dell’Arizona Gregory J. Leonard, il quale il 3 gennaio di quest’anno la fotografò dall’Osservatorio di Monte Lemmon, nei pressi di Tucson; la lettera “C” vuol dire che è una cometa non periodica o a lungo periodo, cioè ha un’orbita iperbolica o parabolica, per cui dopo il suo passaggio al perielio non la rivedremo più; “2021” è l’anno della scoperta; la lettera “A” indica che è stata scoperta nella prima metà del mese di gennaio; il numero “1” significa che è la prima cometa scoperta.

La cometa è già stata fotografata in diverse parti dell’emisfero boreale, tra i quali l’astronomo non professionista australiano Michael Mattiazzo (lo scopritore della cometa “C/2020 Swan”) e gli astrofili Franco Traviglia e Anna Maria Catalano dell’Osservatorio astronomico di Scordia, in provincia di Catania. Mattiazzo ha immortalato l’astro chiomato utilizzando da remoto un telescopio situato nel New Mexico, in attesa di riprenderlo con i suoi strumenti quando, nella seconda metà di dicembre, sarà visibile dall’emisfero australe. Traviglia e Catalano, invece, sono riusciti a immortalare questa appariscente “palla di neve sporca” alle 3 della notte del 5 dicembre scorso, tra le stelle della costellazione di Bootes (Bovaro o Bifolco), utilizzando un telescopio rifrattore apocromatico con corpo macchina Canon 50D modificata con filtro anti inquinamento luminoso. “Si poteva fare di più – si rammaricano i due astrofili scordiensi -, ma l’orizzonte orientale è penalizzato dal riverbero dell’eccessiva luce della cintura di Catania e ciò non ci ha permesso di andare oltre. Peccato, perché adesso la Leonard declina velocemente abbassandosi sempre di più sul piano dell’orizzonte”. “Sarà possibile osservare la cometa Leonard – suggerisce l’astrofilo Rosario Catania – al mattino dalle 5 alle 6 prima dell’alba guardando a est. Non siamo ancora certi che si vedrà a occhio nudo, ma sicuramente sarà possibile osservarla e fotografarla con un piccolo telescopio oppure con una reflex dotata di un teleobiettivo luminoso come un 300 mm. In ogni caso, sarà una occasione per tentare di riconoscere le costellazioni del cielo invernale”.

La cometa Leonard ha un’orbita retrograda (cioè si muove in senso orario), viaggia con una velocità orbitale assai elevata, ha un nucleo di circa 10 km di diametro avviluppato da una vistosa e ampia chioma, seguito da una lunga coda si estende fino a 100.000 km. Questa cometa è stata scoperta il 3 gennaio di quest’anno quando era a circa 750 milioni di chilometri dal Sole Il 12 dicembre sarà alla minima distanza dal nostro pianeta (35 milioni di km) e sarà visibile prima nell’emisfero boreale e poi in quello australe: potremo ammirarla fino al 14 dicembre, ma sarà molto bassa, ad appena 10 gradi sopra l’orizzonte orientale, prima dell’alba. Vale la pena la levataccia notturna per scrutare il cielo tra le nuvole alla ricerca di questo suggestivo astro che ha il destino segnato: o sarà disintegrato quando, il 2 gennaio del nuovo anno, arriverà al perielio oppure, se uscirà indenne dal rendez-vous col Sole sparirà per sempre, non tornerà più perché la sua orbita iperbolica si chiude all’infinito.  

            Le comete sono oggetti imprevedibili e la Leonard non fa eccezione, potrebbe riservarci un bel regalo di Natale aumentando all’improvviso di luminosità e rendersi visibile in cielo. Occhi e strumenti, dunque, puntati verso il cielo con la speranza che l’apparizione di questo vagabondo dello spazio possa regalarci un’emozione, che con i tempi bui che corrono non è cosa di poco conto.

(La foto in B/N della cometa Leonard è dell’astrofilo australiano Michael Mattiazzo, le foto a colori sono di Franco Traviglia e Anna Maria Catalano dell’Osservatorio Astronomico di Scordia, in provincia di Catania: a loro i miei ringraziamenti per la collaborazione).

GIUSEPPE SPERLINGA

 https://www.lasicilia.it/societa/news/non-e-natale-senza-cometa-ecco-come-vedere-leonard-durante-le-feste-1422516/

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SHOW PLANETARIO NEL CIELO DI DICEMBRE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, martedì 7 dicembre 2021, pubblica la consueta rubrica mensile di divulgazione astronomica. Lo spazio è tiranno e, purtroppo, costringe a tagli e rinunce talvolta di interi capoversi.

A beneficio di coloro che avessero voglia di leggermi fino in fondo, ecco qui di seguito il testo integrale dell’articolo sul cielo di dicembre.
Buona lettura!
G. Spe.
SHOW PLANETARIO NEL CIELO DI DICEMBRE 2021
“Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia”. Nella realtà, però, non è così, perché il dì più breve dell’anno è il 21 (o il 22) dicembre, giorno in cui cade il solstizio invernale. Il giorno della festa liturgica di Santa Lucia, alla latitudine di Catania, il Sole sorge alle 6,59 e tramonta alle 16,49: la durata del dì è di 9 ore e 50 minuti. Il 21, invece, il dì è più breve di due minuti: dura, infatti, 9 ore e 48 minuti, perché il Sole sorge alle 7,04) e tramonta alle 16,52.
Il 18 dicembre la nostra stella diurna passa dalla costellazione dell’Ofiuco a quella del Sagittario. Non la pensano allo stesso modo gli astrologi, che non contemplano nei loro oroscopi la tredicesima costellazione dello Zodiaco, che è quella di Ofiuco. Le cose stanno così: lo scorso 23 novembre, il Sole ha lasciato la costellazione della Bilancia per passare in quella dello Scorpione, dove vi è rimasto appena sei giorni, cioè fino al 29 dello stesso mese, giorno in cui è passato in Ofiuco. L’astro, nel suo apparente movimento attorno alla Terra, il 18 dicembre lascia Ofiuco e fino al 18 gennaio del nuovo anno lo vedremo proiettato tra le stelle del Sagittario. Gli astrologi, invece, non tengono conto né del lento movimento millenario della precessione degli equinozi né dell’esistenza della costellazione di Ofiuco e, continuando a “leggere” un cielo fossile di duemila anni fa, ammanniscono oroscopi a beneficio dei creduloni. L’indimenticabile giornalista e astrofilo Luigi Prestinenza, che ideò e curò questa rubrica per oltre mezzo secolo, soleva ripetere che l’oroscopo dovrebbe riportare in calce un’avvertenza analoga a quella dei pacchetti delle sigarette: “La lettura dell’oroscopo nuoce gravemente alla sanità mentale”.
Il piccolo Mercurio è visibile al tramonto e il 29 sarà facile da rintracciare nel cielo occidentale perché si troverà vicinissimo al luminoso Venere. Il pianeta rosso, Marte, è visibile al mattino presto nel cielo sud-orientale, basso sull’orizzonte. Giove e Saturno li possiamo ammirare di sera nel cielo occidentale. Urano è osservabile per gran parte della notte nel cielo sud-occidentale. Nettuno, infine, è rintracciabile nello stesso cielo, ma solo nella prima parte della nottata. Da non perdere le congiunzioni della Luna con Marte, alle 6.30 del 3 dicembre (difficile da osservare); con Venere, Saturno e Giove rispettivamente il 7, l’8 e il 9 sempre alle 18; con le Pleiadi alle 21 del 16. L’anno si chiuderà con la congiunzione tripla, alle 6 del mattino, tra la Luna, Ares (Marte) e il suo alter ego Antares (il cuore rosso dello Scorpione). I cieli serali tra il 15 e il 17 dicembre offriranno lo show planetario di Venere, Saturno e Giove che si mostreranno quasi allineati. Altro spettacolo celeste sarà offerto dallo sciame meteorico delle Geminidi, paragonabili alle più note Perseidi, che tutti conoscono come “lacrime o fuochi di San Lorenzo”. Queste “stelle cadenti” solcheranno il cielo con le loro scie luminose tra il 3 e il 19 dicembre, ma il picco si avrà nella notte tra il 13 e il14 con una pioggia di circa 100 meteore all’ora, quasi una stella cadente al minuto! Le Geminidi possiamo vederle sfrecciare ed esprimere i nostri desideri guardando in qualsiasi zona del cielo, ma è utile puntare lo sguardo in direzione del loro “radiante”, cioè il punto dal quale sembrano provenire le meteore, che è vicino alla stella Castore, la più luminosa nella costellazione dei Gemelli.
Il cielo di dicembre è dominato dall’inconfondibile costellazione di Orione, accompagnata dai fedeli Cane Maggiore con Sirio e Cane Minore con Procione, dal Toro e dai Gemelli. Ma la costellazione del mese è l’Auriga (o Cocchiere) con la brillante Capella (la capretta Amaltea che allattò Giove), facile da individuare per la sua forma a pentagono. Nella mitologia classica, Mirtilo, figlio di Ermes e amico di Pelope, fu scelto da Enomao come suo auriga (cioè colui che guidava il carro da guerra e partecipava alle corse dei carri che si svolgevano dell’antica Grecia). Pelope si era innamorato di Ippodamia, figlia di Enomao, il quale avrebbe concesso la figlia solo a chi lo avesse superato in una gara con i carri. La gara fu vinta da Pelope grazie al sabotaggio di Mirtilo ai danni di Enomao. Come tutti i traditori, Mirtilo fu ucciso da Pelope per timore che raccontasse la verità. Il suo corpo fu trasportato in cielo da Ermes nella costellazione dell’Auriga.
GIUSEPPE SPERLINGA
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DEGRADO MERIDIANA OTTOCENTESCA BASILICA BENEDETTINI DI CATANIA

Il vergognoso stato di degrado in cui è stata fatta precipitare la monumentale basilica benedettina di San Nicolò l’Arena di piazza Dante, a Catania, è inaccettabile e indegno di una città civile. Viene spontaneo chiedersi se in questa città esiste una Soprintendenza ai Beni Culturali e, se ne abbiamo una a Catania, come mai non ha ancora ritenuto di intervenire con adeguati interventi restauro conservativo?
Agli inizi dello scorso mese di ottobre, nella qualità di presidente dell’associazione “Stelle e Ambiente”, ho invitato il prof. Giovanni Grasso, presidente della Settima Commissione Cultura del Comune di Catania, a effettuare un sopralluogo nella chiesa per segnalare sia il pietoso stato di abbandono dei singoli altari laterali, sia la scarsa pulizia della splendida Meridiana di Sartorius e Peters, autentico “gioiello” della Gnomonica ottocentesca che il mondo intero ci invidia, oltraggiata per mesi da un lacero e sporco tappeto che la occultava nella parte centrale e da un consunto cordoncino che ne delimita i limiti. L’impegno del prof. Grasso, persona di rara sensibilità culturale, non è venuto meno che ha subito reperito i fondi necessari per attivare tutti gli interventi necessari al fine di restituire dignità e decoro all’antica Meridiana.
Nell’eccellente articolo a tutta pagina della cara amica e collega giornalista Pinella Leocata, che ringrazio per il suo impegno civile, pubblicato oggi 8 novembre 2021 sul quotidiano “La Sicilia” di Catania, potrete leggere in quale penoso stato di abbandono si trova il monumentale tempio benedettino.
Giuseppe Sperlinga
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APPARE IL GIGANTE ORIONE NEL CIELO DI NOVEMBRE
Nel cielo di novembre sono ancora presenti le costellazioni di Andromeda con la sua omonima galassia spirale simile alla nostra ma molto più grande, di Pegaso, riconoscibile per il suo celebre Quadrato ai cui vertici vi sono quattro stelle, una delle quali appartiene ad Andromeda, e del Cigno con la luminosa Deneb. Intanto, a oriente, sono già apparse le costellazioni che domineranno i cieli dei mesi invernali: l’Auriga con la brillantissima Capella (la mitologica Capretta che allattò Giove) e il Toro con la rossa Aldebaran e gli ammassi aperti delle Pleiadi e delle Iadi, la cui apparizione in cielo preannuncia l’imminente arrivo del gigante Orione, il grande cacciatore ucciso dallo Scorpione, il quale si affretta a tuffarsi oltre l’orizzonte occidentale se vuole evitare di essere trafitto dalle sagitte scoccate dal Sagittario. Il Toro è seguito dalle costellazioni dei Gemelli, del Cancro e del Leone. Orione è già visibile nelle prime della notte nel cielo sud-orientale insieme con l’inseparabile brillantissima Sirio del Cane Maggiore. È, invece, assai scarno di stelle appariscenti il cielo meridionale, con la sola eccezione di Fomalhaut, la stella più luminosa della costellazione del Pesce Australe. Sempre a Sud, sono visibili le costellazioni dell’Aquario, dei Pesci e dell’Ariete. Nel cielo settentrionale, il Gran Carro dell’Orsa Maggiore molto basso sull’orizzonte, ma dalla parte opposta spicca l’inconfondibile “W” di Cassiopea con accanto la tenue casetta di Cefeo.
Passiamo alla consueta carrellata planetaria. All’inizio del mese, il minuscolo Mercurio sorge un’ora e mezza prima del Sole e sarà rintracciabile a oriente. Poi s’abbassa progressivamente sull’orizzonte fino a sparire di scena. Il luminosissimo Venere continuerà a brillare per quasi tre ore dopo il tramonto del Sole. Il pianeta rosso, Marte, lo rivedremo prima dell’alba a oriente, ma sarà bassissimo sull’orizzonte e quindi difficile da avvistare. Il gigantesco Giove appare già al crepuscolo e continua a dominare il cielo sud-occidentale. L’osservabilità del pianeta degli anelli, Saturno, è simile a quella di Giove, ma tramonta un’ora e mezza prima. Urano è osservabile con l’ausilio di un telescopio per tutta la notte nel cielo orientale appena fa buio. Nettuno, infine, è rintracciabile a Sud nella prima parte della notte.
La sera dell’8 novembre, la Luna sarà in congiunzione con il pianeta Venere nel cielo sud-occidentale. Nella serata dell’11 novembre potremo osservare il solito ménage a trois tra la Luna al primo quarto e i due giganti del Sistema solare Giove e Saturno proiettati tra le stelline della costellazione del Capricorno. Suggestivo pure, nella notte del 19 novembre, l’incontro tra la Luna e gli ammassi delle Pleiadi e delle Iadi, nella costellazione del Toro.
GIUSEPPE SPERLINGA
La Nebulosa di Orione nella bellissima foto del mio indimenticato alunno Giovanni Lombardo, poliziotto-astrofilo a Bari.
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LO SPRECO DELLE ACQUE DELLA LICATIA

LO SPRECO DELLE ACQUE DELLA LICATIA
Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, sabato 9 ottobre 2021, pubblica un ampio servizio a firma di chi scrive sull’allagamento delle vie Leucatia e Pietro Novelli, che da giorni sono diventate autentici torrenti per una banale occlusione di una canaletta di scolo.
Negli ultimi trent’anni, se Catania fosse stata amministrata da persone capaci, competenti, animate dall’amore per la propria città, non avremmo mai visto due strade trasformate in fiumi per quasi una settimana per l’intasamento di una canaletta che convoglia le acque sorgive della Leucatia nel canale di gronda.
Per dirla tutta, in una città civile non si sarebbe mai permesso che cinque miliardi di litri all’anno di buona acqua proveniente dall’Etna fossero trasportate fino in mare, inutilizzate, sprecate. E’, questo, un problema molto più complesso che riguarda l’intera Timpa di Leucatia, uno straordinario patrimonio storico-naturalistico che, dopo oltre vent’anni di ricerche, studi e proposte di tutela, valorizzazione e fruizione, è ancora oggi fossilizzato e di proprietà di privati. Ma questo è un altro discorso che a quanto pare continua a non interessare i due Comuni confinanti, quello di Catania e quello di S. Agata li Battiati. E non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Giuseppe Sperlinga
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ANDROMEDA NEL CIELO DI OTTOBRE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, martedì 5 ottobre 2021, pubblica la consueta rubrica di divulgazione astronomica “Il Cielo”, a firma di chi scrive, dedicata ai fenomeni celesti del mese di ottobre.
Un particolare ringraziamento all’autore della bellissima foto della galassia di Andromeda realizzata con grande bravura dall’ottimo amico Franco Traviglia dall’Osservatorio astronomico di Scordia (Catania).
Buona lettura!
Giuseppe Sperlinga
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RESTAURO OROLOGIO SOLARE OTTOCENTESCO A ORE ITALICHE DI VALVERDE

Ampio resoconto a firma dell’ottimo amico e collega Carmelo Di Mauro su La Sicilia di oggi, mercoledì 29 settembre, sulla inaugurazione dei due orologi solari a ore italiche di Valverde, avvenuta sabato scorso: quello ottocentesco (1854) e quello moderno progettato dall’amico gnomonista geom. Michele Trobia.
I semi sono stati gettati: germoglieranno nell’immediato futuro numerosi altri orologi solari sulle pareti delle case di Valverde?

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TORNA A FUNZIONARE L’OTTOCENTESCO OROLOGIO SOLARE A ORE ITALICHE DI VALVERDE (CT)

Dopo decenni di oblìo, dimenticato da tutti e reso invisibile agli occhi degli stessi abitanti, molti dei quali ne ignoravano l’esistenza, poco dopo mezzogiorno di sabato 25 settembre 2021, è tornato al suo antico splendore e a funzionare il restaurato Orologio solare ottocentesco a ore italiche di corso Vittorio Emanuele III di Valverde, ridente paesino alle porte di Catania.
L’intervento di recupero e valorizzazione culturale di questo quadrante solare datato 1854 è stato proposto dall’associazione “Stelle e Ambiente” di Catania, col supporto scientifico dell’esperto gnomonista geometra Michele Trobia, che ha progettato il nuovo orologio solare a ore italiche posto al disotto di quello antico, ma più completo perché corredato dalla retta equinoziale e dalle curve solstiziali, nonché da quattro tabelle esplicative apposte lateralmente che, pure esso, da sabato scorso è entrato in funzione. L’intervento di restauro conservativo è stato realizzato dalla ditta Calvagna di Aci S. Antonio, la stessa che portò a compimento il complesso e delicato restauro dell’orologio solare ottocentesco ideato dal sacerdote-scienziato Salvatore Franco di Biancavilla (CT) e apposto sulla parete di un edificio che si affaccia nella corte dell’Arcivescovado di Catania (pure questo intervento di recupero fu possibile attuarlo grazie alla tenacia del geometra Trobia).
Sabato scorso, a svelare al pubblico l’orologio solare a ore italiche ottocentesco restaurato e quello moderno di Trobia sono stati il sindaco di Valverde, arch. Angelo Spina, e l’assessora Maria Carmela Gammino, che ha svolto un ruolo determinante nella complessa operazione che ha consentito il ripristino di questo autentico “gioiello” della Gnomonica ottocentesca. Erano presenti il presidente di “Stelle e Ambiente”, prof. Giuseppe Sperlinga, il geometra Michele Trobia, i consiglieri di “Stelle e Ambiente” professoressa Giovanna Cavallaro e signor Salvatore Silviani e l’amico Michele Torrisi di Valverde, che qualche anno fa segnalò al prof. Sperlinga l’esistenza dell’antico quadrante solare.
Adesso è auspicabile che i due orologi solari a ore italiche diano l’input alla realizzazione di altri quadranti e meridiane solari affinché Valverde presto diventi il “paese delle Meridiane”, come Aiello del Friuli, dove accorrono ogni anno migliaia e migliaia di persone per ammirare questi capolavori della Gnomonica.
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