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CIELO DI FEBBRAIO 2019

ORIONE CONTINUA A DOMINARE IL CIELO INVERNALE

In febbraio, le giornate continuano ad allungarsi. Alla fine del mese, il Sole si alzerà 28 minuti prima rispetto ai primi giorni di febbraio: sorge, infatti, alle 6.31. La nostra stella diurna tramonta alle 17.28 l’1 e alle 17.54 il 28, cosicché alla fine del mese avremo altri 26 minuti di luce solare (senza contare del contributo fornito dai crepuscoli). In altre parole, nell’ultimo giorno di febbraio, alla latitudine di Catania, il dì si allungherà di ben 54 minuti e potremo godere di 11 ore e 23 minuti di luce contro le 10 ore e 29 minuti del primo giorno del mese. Fino al 16 febbraio, il Sole attraversa la costellazione del Capricorno, poi passa tra le stelline dell’Acquario per rimanervi fino all’11 marzo. Gli astrologi, invece, raccontano un’altra storia, perché si continuano a “leggere” il cielo fossile di oltre duemila anni fa e ammanniscono amenità secondo le quali il Sole si troverebbe già nell’Acquario e il 20 febbraio passerebbe nella costellazione dei Pesci fino al 20 marzo. Tradotto in soldoni, significa che coloro i quali seguono l’oroscopo (che, purtroppo, sono in tanti) finora hanno letto l’oroscopo di un altro. La Luna sarà Nuova il 4, al primo quarto il 12, al plenilunio il 19, all’ultimo quarto il 26. La Luna piena del 19 febbraio sarà pure una Superluna e sarà la più grande dell’anno, perché l’argenteo satellite naturale della Terra si troverà alla minima distanza dal nostro pianeta (perigeo), pari a 356.761 km. Consueta rassegna planetaria. Due dei cinque pianeti visibili a occhio nudo, Mercurio e Marte, brillano nel cielo occidentale, gli altri tre in quello orientale (Venere, Giove e Saturno). Il piccolo Mercurio, nella seconda metà del mese, tramonta un’ora dopo il Sole, mentre il rosso Marte continua a essere visibile nelle prime ore della notte. Il luminoso Venere splende come un faro tre ore prima del sorgere del Sole, ma nel corso del mese s’abbassa sempre di più, in compagnia del gigantesco Giove che si trova più in alto in cielo. Il trio planetario è completato dal pianeta degli anelli, Saturno, anch’esso osservabile nel cielo mattutino e il 18 si trova in congiunzione con Venere. La nostra carrellata planetaria finisce con Urano, che è rintracciabile con l’uso di un binocolo o un telescopio nel cielo occidentale nelle prime ore della notte (il 6 febbraio, lascia la costellazione dei Pesci, dove si trovava dal lontano 2009, per entrare in quella dell’Ariete) e, infine, Nettuno, che è ormai inosservabile. Tra le tante congiunzioni, ne segnaliamo due: quella della sera del 10 febbraio tra la Luna e Marte, con lo sfondo della costellazione dei Pesci, e – per i mattinieri – quella prima dell’alba del 18 febbraio tra i pianeti Venere e Saturno, nel cielo sud-orientale tra le stelle della costellazione del Sagittario.

A proposito di costellazioni, il cielo è ancora dominato dal gigantesco Orione, che si staglia imponente sull’orizzonte meridionale, dove si riconoscono facilmente le tre stelle allineate della cintura, Alnitak, Alnilam e Mintaka e, ai vertici del quadrilatero, in alto a sinistra, la rossa Betelgeuse, dalla parte opposta la gigante blu Bellatrix, l’azzurra Rigel in basso a destra e, alla sua sinistra, la supergigante blu Saiph. Come sempre, il grande cacciatore è accompagnato dai suoi due fedeli cani: a sinistra in basso, il Cane Maggiore con la stella più luminosa del cielo Sirio; più in alto, il Cane Minore con Procione. Val la pena ricordare, l’asterismo del Triangolo Invernale, ai cui vertici brillano Betelgeuse, Sirio e Procione. Spostando lo sguardo più in alto rispetto a Orione, si potranno riconoscere facilmente le costellazioni del Toro con Aldebaran (il famoso “occhio rosso del Toro”), dell’Auriga con la luminosa Capella (la Capretta che allattò Giove) e i Gemelli con la coppia dei Dioscuri, Castore e Polluce. Nel cielo occidentale, ormai basse, tramontano le costellazioni che hanno dominato il firmamento autunnale: Andromeda, il Triangolo, i Pesci e l’Ariete. In direzione nord-occidentale, spicca l’inconfondibile “W” di Cassiopea e tra questa e il Toro vi è la costellazione del Perseo. Dalla parte opposta del cielo, a nord-est, l’asterismo del Gran Carro dell’Orsa Maggiore, utile per rintracciare la Stella Polare che indica il nord boreale. Da oriente, invece, cominciano a fare capolino le costellazioni che annunciano l’arrivo della primavera, con il Leone che fa da apripista.

GIUSEPPE SPERLINGA

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