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CIELO DI MARZO 2020

ALLINEAMENTI PLANETARI NEL CIELO DELL’EQUINOZIO PRIMAVERILE

Il Sole continua ad attraversare le stelline della costellazione dell’Acquario fino al 12 marzo, giorno in cui passa nella costellazione dei Pesci. Gli astrologi, però, che continuano a “leggere” il cielo ormai fossile di duemila anni, seguitano a scrivere le loro amenità negli oroscopi dicendo che la nostra stella diurna si troverebbe già nella costellazione dei Pesci e vi transiterebbe fino al 20 marzo per poi passare in quella dell’Ariete. La gente abbocca all’amo e continua leggere l’oroscopo che non gli appartiene, ammesso che vi sia una corrispondenza con la realtà. Le giornate continueranno ad allungarsi e nel giorno dell’equinozio primaverile, che quest’anno cade il 20, la durata dei periodi di illuminazione (il dì) e di oscurità (la notte) sarà uguale ovunque di dodici ore ciascuno, senza contare la luce crepuscolare. Quel giorno, il Sole sorge e tramonta rispettivamente a Est e a Ovest, passa per il punto gamma o d’Ariete, che è l’intersezione tra il piano dell’equatore celeste e l’eclittica, a mezzogiorno è allo zenit sull’equatore, ha inizio la primavera nell’emisfero boreale e l’autunno in quello australe, al polo Sud comincia la notte polare e al polo Nord il giorno polare, i Poli terrestri sono tagliati in due parti uguali dal circolo d’illuminazione. Per i Cristiani, la data dell’equinozio primaverile è importante ai fini del calcolo della data della Pasqua, che cade la prima domenica (12 aprile) successiva al plenilunio (8 aprile) che segue l’equinozio di primavera.

Il cielo di marzo è ancora dominato dalle grandi costellazioni invernali, che sono più spostate verso sud-ovest, mentre, nelle prime ore della notte, nel cielo orientale, fanno capolino le costellazioni zodiacali del Leone con Regolo (Piccolo Re) e della Vergine con Spica. Percorrendo lo zodiaco verso Sud troviamo la debole costellazione del Cancro a separare i Gemelli dal Leone. Sempre a Sud, continua a dominare la scena celeste l’inconfondibile Orione e, nella stessa plaga di cielo ma verso occidente, troviamo le costellazioni del Toro con Aldebaran, dell’Auriga a forma pentagonale e con la luminosa Capella (Amaltea, la capra con il cui latte fu nutrito Zeus) e dei Gemelli con i Dioscuri Castore e Polluce. A sinistra di Orione, nella costellazione del Cane Maggiore, risplende Sirio, la stella più luminosa del cielo. Più in alto sull’orizzonte rispetto a Sirio, brilla Procione del Cane Minore. A Nord-Ovest, troviamo la doppia “W” di Cassiopea e, tra essa e il Toro, si staglia la costellazione del Perseo. A Nord-Est, sotto l’Orsa Maggiore e a sinistra della Vergine, vedremo sorgere la costellazione del Bootes (Bovaro o Bifolco che dir si voglia), caratterizzata dalla forma ad aquilone con al vertice la luminosa Arturo. Volgendo lo sguardo verso Nord, attorno alla Stella Polare nell‘Orsa Minore, si riconoscono, procedendo in senso antiorario dopo Cassiopea, la “casetta” di Cefeo, il sinuoso Dragone e l‘Orsa Maggiore. Per gli antichi Romani, le sette stelle del Gran Carro dell’Orsa Maggiore erano i “septem triones” (i sette buoi), da cui deriva il termine “settentrione”. Nella mitologia classica, l’Orsa Maggiore è Callisto, una ninfa di Artemide, dea della caccia, cui aveva fatto voto di castità. Un giorno, la scorse Zeus e, prima che la ragazza potesse reagire, il dio la possedette. E la mise nei guai, perché qualche mese dopo il gruppo di cacciatrici nei pressi di un fiume decise di fare il bagno. La riluttante Callisto fu costretta a spogliarsi, rivelando così il suo stato di gravidanza. Artemide la scacciò. Quando Callisto diede alla luce il figlio Arcade, la gelosa e vendicativa Giunone la trasformò in orsa. Un giorno si trovò faccia a faccia con suo figlio Arcade. Lei lo riconobbe e cercò di avvicinarsi, ma lui, terrorizzato, l’avrebbe trafitta con una lancia se Zeus non fosse intervenuto mandando una tromba d’aria che li trasportò entrambi in cielo, dove il dio tramutò Callisto nella costellazione dell’Orsa Maggiore e Arcade in quella dell’Orsa Minore.

La Luna Piena del 9 marzo sarà una quasi Superluna, perché l’argenteo satellite terrestre sarà al plenilunio, ma non al perigeo, che raggiungerà il giorno dopo. Cominciamo il consueto excursus sui pianeti col piccolo Mercurio, che riappare, molto basso, nel cielo orientale prima del sorgere del Sole. Venere continuerà a risplendere nel cielo occidentale, tramontando quattro ore dopo il Sole. Marte sarà ancora visibile prima del sorgere del Sole e lo scorgeremo sull’orizzonte sud-orientale, dove darà luogo a una serie di spettacolari congiunzioni con Giove, Saturno e la Luna. Urano sarà basso sull’orizzonte occidentale nelle prime ore della sera. Nettuno, infine, sarà inosservabile per tutto il mese. Per finire, a coloro che amano alzarsi prima dell’alba, segnaliamo una serie di allineamenti di Marte, Giove e Saturno con la Luna dal 18 al 20 marzo.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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