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DEGRADO TIMPA DI LEUCATIA

Dal quotidiano La Sicilia di domenica 4 aprile 2021:
Da qualche giorno, le acque delle sorgenti della Timpa di Leucatia sono tornate a scorrere su via Lavatoio e hanno raggiunto la via Leucatia. La dispersione è dovuta alla occlusione della canaletta di scolo che convoglia le acque di ruscellamento che sgorgano dalle sorgenti fino a quella chiusa da una grata di ferro nei pressi dei ruderi del secentesco acquedotto benedettino. Da qui, poi, le acque sono convogliate in un collettore sotterraneo che s’innesta nel canale di gronda, disperdendo così in mare cinque miliardi di litri all’anno di acqua. Prima di arrivare alla grata, le acque affiorano formando una sorta di invaso, utilizzato da raccoglitori di verdure selvatiche per lavarle prima di venderle, non sapendo che quelle acque, sia pure moderatamente, sono pur sempre inquinate. Ed è proprio in quel punto che si ha la fuoriuscita dell’acqua che sta scorrendo in direzione di via Leucatia.
L’ennesima dispersione delle acque sorgive della Timpa di Leucatia fa balzare ancora una volta alla ribalta il problema dello stato di abbandono e di degrado in cui versa il breve tratto asfaltato dell’antica via Lavatoio, linea di confine tra i Comuni di S. Agata li Battiati e Catania: il lato Battiati è utilizzato come discarica abusiva di materiali di risulta, mobili rotti e spazzatura in parte ricoperti dalla vegetazione, mentre il versante catanese è discretamente pulito e, in questo periodo, è ingentilito dalla policromatica fioritura delle piante selvatiche, tra cui spiccano i bei fiori rosso porpora della Sulla, una fabacea conosciuta col nome dialettale di “Sudda”.
Nell’aprile del 2013, l’area fu riqualificata grazie a un intervento di restauro ambientale voluto da otto Lions Club del distretto 108 Yb. In quell’occasione, i militari americani di Sigonella tolsero decine di chili di spazzatura, gli studenti dell’Istituto agrario “Filippo Eredia” ornarono le aiuole con fiori di piante coltivate, fu applicata una recinsione in pali di castagno accanto ai ruderi dell’acquedotto benedettino e davanti all’ingresso della zona umida e, infine, furono apposte due capannine di legno con altrettanti poster bilingue con notizie storico-naturalistiche a cura dell’associazione “Stelle e Ambiente”. Otto anni dopo, l’area è ripiombata nel degrado e nello squallore, perché vi è spazzatura ovunque, la recinsione di legno è stata quasi del tutto divelta o asportata, una capannina è stata abbattuta dal vento, mentre l’altra è ancora in piedi ma il poster è stato reso illeggibile dai raggi solari.
Negli ultimi mesi, a causa dell’emergenza sanitaria in corso, sono “saltati” ben tre tentativi di pulizia promossi dai cinque Lions club della zona 13 e dal Lions club di S. Agata li Battiati, intervento che sarà sicuramente effettuato quando la Sicilia tornerà di nuovo in zona gialla. Nel frattempo, però, sarebbe opportuno che i due Comuni provvedessero quanto meno alla pulizia ordinaria del luogo, evitando di inviare operai con decespugliatori fino a quando le piante selvatiche sono in piena fioritura.
GIUSEPPE SPERLINGA
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