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GLI INCONTRI RAVVICINATI PRIMAVERILI DELLA LUNA NEL CIELO DI APRILE 2021

Il quotidiano “La Sicilia” di oggi, domenica 4 aprile 2021, pubblica la consueta rubrica mensile dedicata alla divulgazione astronomica ideata dall’indimenticabile giornalista-astrofilo Luigi Prestinenza, che la curò per oltre mezzo secolo, fino al 4 settembre del 2012, giorno della sua scomparsa.
Lo spazio tiranno costringe quasi sempre a dei tagli al pezzo originale, gli interessati potranno leggere il testo integrale qui di seguito.
Approfondimenti nel sito dell’Unione Astrofili Italiani www.uai.it
Buona lettura, buona Pasqua e cieli sereni a tutti!
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Nel cielo serale di aprile, i pianeti brilleranno per la loro… latitanza, ad eccezione del rosso Marte che sarà visibile nella prima parte della notte nell’orizzonte occidentale. Il minuscolo ed elusivo Mercurio, infatti, è praticamente inosservabile per quasi tutto il mese. Venere tornerà a essere visibile verso la fine del mese, dove si potrà scorgerlo al tramonto nel cielo occidentale. Giove e Saturno si possono rintracciare prima dell’alba nel cielo sud-orientale. Urano e Nettuno, infine, sono inosservabili o difficili da scorgere. La nostra stella diurna, il Sole, transita tra le stelle della costellazione dei Pesci fino al 18 aprile, poi lo vedremo proiettato nella costellazione dell’Ariete. La Luna sarà all’Ultimo Quarto il 4 (domenica di Pasqua), Novilunio il 12, Primo Quarto il 20 e Plenilunio il 27, giorno in cui l’argenteo satellite naturale terrestre sarà pure al perigeo, a 357.378 km dalla Terra, perciò sarà una “Superluna” che sembrerà mostrare dimensioni più grandi del solito. A coloro i quali amano alzarsi prima dell’alba, segnaliamo la bella congiunzione del 6 aprile tra la Luna e Saturno, bassi sull’orizzonte orientale. Sempre prima del sorgere del Sole, ma del giorno successivo, ci sarà l’incontro ravvicinato della Luna con Giove e Deneb, la stella supergigante bianca più luminosa della costellazione del Cigno. Ancora la Luna sarà protagonista di altre due spettacolari congiunzioni serali: la prima, alle 21 del 15 aprile, con l’ammasso stellare aperto delle Pleiadi, note col nome di “Sette sorelle” o la “Chioccia” (per i siciliani è la “Puddara”, citata dal Verga nel suo celebre romanzo de “I Malavoglia”) nella costellazione del Toro; la seconda, alla stessa ora ma del 17, con il pianeta Marte, il gigante Orione a sinistra e la costellazione dell’Auriga con la brillante Capella (la “Capretta” che allattò Giove) a destra.
Quello di aprile è un cielo in lento divenire, nel senso che segna il passaggio da quello invernale ormai alle porte sul versante occidentale, dove tramontano Orione, il Toro, i Gemelli e l’Auriga, a quello estivo già arrivato dalla parte opposta, a oriente, dove fanno capolino la piccola costellazione della Lira facilmente riconoscibile per le quattro stelle disposte a parallelogramma vicine alla stella bianca Vega, la quinta più luminosa del cielo notturno, ma la seconda nell’emisfero celeste boreale, dopo Arturo della costellazione del Bovaro o Boote a forma di aquilone. Vega dista dalla Terra ad appena 25 anni luce, è l’astro più luminoso entro un raggio di 30 anni luce del nostro sistema planetario, con Deneb del Cigno e Altair dell’Aquila formano i vertici dell’asterismo del “Triangolo estivo” e tra tredicimila anni sarà la nostra Stella Polare. Nel cielo di Nord-Est giganteggia il Gran Carro dell’Orsa Maggiore formato da sette stelle, quattro delle quali disposte a formare un trapezio e altre tra poste ai vertici di un triangolo molto schiacciato, quelle che ispirarono le famose “Vaghe stelle dell’Orsa/io non credea/tornare ancor per/uso a contemplarvi/sul paterno giardino scintillanti” di leopardiana memoria. Per gli antichi Romani, le sette stelle del Gran Carro erano i “sette buoi”, cioè i “septen triones”, da cui deriva il termine settentrione. Per i Greci, invece, il Gran Carro faceva parte della grande costellazione dell’Orsa Maggiore: dalla parola “orso”, che in lingua greca si dice “àrktos”, è derivata la parola “artico”. Nel cielo occidentale continuano a tramontare il Toro e i Gemelli, mentre in quello meridionale si notano il Cancro, il Leone con la luminosa stella Regolo e la Vergine con la brillante Spica. Nell’orizzonte di Sud-Est, ma a notte inoltrata, fanno la loro apparizione la Bilancia e lo Scorpione (l’uccisore di Orione non può essere presente in cielo con la sua vittima e Giove, nei pressi, vi collocò il Sagittario, pronto a scoccare il suo dardo se l’aracnide dovesse cedere alla tentazione di pungere di nuovo il grande cacciatore.
GIUSEPPE SPERLINGA
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