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I “GIOIELLI” DIMENTICATI DI MOTTA S. ANASTASIA

Il quotidiano La Sicilia di domenica 7 gennaio 2018, pubblica un articolo a firma di scrive sui “GIOIELLI” DI MOTTA S. ANASTASIA TRA INCURIA E TRASCURATEZZA.
Per facilitarne la lettura ecco qui di seguito il testo integrale.

P.S.
Dal sindaco di Motta S. Anastasia, da me chiamato in causa nell’articolo, non è ancora giunto alcun segnale, commento, giustificazione, spiegazione: brilla per il suo silenzio.

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Passeggiare per le antiche strade di Motta Sant’Anastasia è come catapultarsi indietro nel tempo e riscoprire un patrimonio storico-naturalistico unico e irripetibile. L’hanno constatato, domenica scorsa, una trentina di persone tra soci dell’associazione Stelle e Ambiente di Catania e amici provenienti da Lentini e da Messina. Lasciate le auto al “ponte”, dopo una breve sosta in un bar di piazza Umberto, il folto gruppo si è incamminato verso lo splendido dongione normanno di piazza Castello. Ma la prima delusione non tarda a manifestarsi: il maniero la domenica è chiuso. Un plauso all’amministrazione comunale mottese che proprio nei giorni festivi lascia i turisti fuori dal portone dell’antica fortificazione militare medievale. Ci si chiede e rimbalziamo la domanda al sindaco Carrà: è così che s’intende incentivare il turismo culturale a Motta S. Anastasia?
Lasciata piazza Castello, i visitatori si avviano verso la “scalidda” e, discesi i 142 gradini (stranamente puliti, ma ai lati tra la vegetazione spontanea facevano capolino bottiglie di plastica e di vetro, cartacce, spazzatura di vario genere), si spostano verso un vero e proprio gioiello della Natura che pochi altri al mondo possono vantare: il neck vulcanico con i suoi basalti colonnari a sezione pentagonale ed esagonale di via Montalto, un tratto della quale ancora chiuso al traffico veicolare per la presenza di enormi massi distaccatisi dalla rupe diversi mesi fa. Giunti nella rientranza alla base delle colonne basaltiche, che presto saranno di nuovo eclissati dalle folte chiome dei due imponenti alberi di Carrubo, un’altra amara sorpresa attendeva i visitatori: il sito continua a versare in uno stato di degrado per la presenza di spazzatura. Per non dire delle ignobili scritte con la bomboletta spray sui basalti colonnari. Un sito volutamente dimenticato e trascurato dall’amministrazione comunale che non muove un dito per la sua tutela con la videosorveglianza e per la sua valorizzazione e fruizione turistica e culturale, rifiutandosi persino di apporre la targa bilingue realizzata e offerta un anno fa dai giovani del servizio civile con i testi e i disegni forniti (gratuitamente) da Stelle e Ambiente e che inspiegabilmente si ostina a non installare. Provocatoriamente, è stata apposta alla base del neck una targa di cartone che ne spiega il significato e l’origine.
La tappa successiva sono stati gli splendidi ulivi millenari presenti nelle campagne adiacenti alla via dell’Ulivo Millenario (al singolare, sic!), veri e propri patriarchi vegetali che hanno rischiato, l’estate scorsa, di essere distrutti da un furioso incendio appiccato da mani criminali rimaste impunite. Pure qui, un senso di abbandono assale gli ospiti, nessun cartello informativo, con le radici del più longevo tra gli ulivi plurisecolari presenti messi a nudo in seguito al crollo del muretto a secco che delimita la strada. Un vero peccato trascurare in questo modo alberi che se potessero parlare ci racconterebbero la storia del luogo dagli Arabi ai giorni nostri.
Si ritorna in paese e, da via Montalto, i visitatori imboccano via Angelo Emanuele, che da qui comincia con una scalinata sconnessa e sommersa da ogni sorta di rifiuti, con ruderi pericolanti ai lati. Si cammina, finalmente, nel cuore medievale di Motta, pressoché privo di auto, dove sono presenti antiche costruzioni (grida ancora vendetta l’abbattimento di un edificio datato 1780 appartenuto alla chiesa: oggi, al suo posto, vi è un anonimo slargo utilizzato per depositarvi spazzatura e scaldabagni da rottamare), ed è piacevole camminare in un dedalo di viuzze e vicoli stretti che s’intrecciano, sentire il rumore dei propri passi e le voci che giungono dalle case. E’ fin troppo evidente che pure il borgo medievale andrebbe valorizzato e riportato all’antico splendore, cominciando ad esempio a sostituire l’asfalto e il cemento del fondo stradale con basole laviche. Ciò nonostante, il borgo mottese ha fatto breccia nel cuore dei turisti domenicali, che difficilmente dimenticheranno Motta e i suoi “gioielli”. Per la cronaca, la passeggiata a Motta è stata preceduta dalla visita al Mausoleo militare germanico guidata dall’amministratore Vito Marullo e si è conclusa con la degustazione di pane casereccio condito con olio d’oliva extravergine prodotto nel moderno frantoio Peltom, alle porte del paese.
GIUSEPPE SPERLINGA

 

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