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IL CROLLO ANNUNCIATO NELLA GROTTA DI CASSONE

IL CROLLO ANNUNCIATO NELLA GROTTA DI CASSONE

Tanto tuonò che piovve. Fuor di metafora. Per anni, si è temuto il possibile cedimento della volta che presentava inquietanti fratture nel tratto iniziale della grotta di Cassone, tipica galleria di scorrimento lavico formatasi nelle lave dell’eruzione del 1792-93 ubicata nella località omonima del versante orientale dell’Etna, non molto lontana dalla coeva grotta dei Tre Livelli e dal rifugio Sapienza. E, alla fine, il crollo di alcuni frammenti dalla volta della grotta è accaduto. Per fortuna, il fatto pare sia avvenuto mentre fuori imperversavano vento e pioggia battente, con pochi turisti in circolazione nella zona e, soprattutto, nessuno dentro la cavità con o senza guide. Soltanto il caso, dunque, ha voluto che quel giorno nessuno si facesse male o rischiasse di rimanere bloccato all’interno.

La grotta di Cassone, per le sue caratteristiche morfologiche, per il suo andamento pressoché orizzontale e per le sue notevoli dimensioni, è sempre stata una tappa obbligata per le guide che accompagnano i turisti italiani e stranieri sul nostro vulcano. In quella grotta, vi è sempre stato un via vai incredibile di gruppi turistici, non sempre guidati da persone all’altezza del loro compito. Negli ultimi dieci anni, ho avuto modo di incrociare guide responsabili e preparate, ma non sono stati rari i casi in cui mi sono imbattuto con degli irresponsabili che accompagnavano nella cavità visitatori senza il casco speleologico dotato di illuminazione elettrica frontale, con abbigliamento tipico da spiaggia e con ai piedi calzature inadatte, qualcuno persino con gli infradito di gomma (sic!), esponendosi così al rischio di finire rovinosamente sulle lave scoriacee che formano il pavimento della galleria. Ma a minacciare l’incolumità dei visitatori è sempre stato quell’enorme lastrone lavico basculante che incombe sulle teste dei visitatori appena superato l’ingresso. Una decina di anni fa, qualcuno prudentemente delimitò il lastrone e il terreno sottostante con nastro segnaletico, apponendo pure un rudimentale divieto di sosta stampato su cartoncino. Interventi fai da te alquanto rozzi ma efficaci, cui non sono mai seguiti interventi volti a prevenire incidenti da parte di chi di dovere. Si è sempre saputo, dunque, lo stato di pericolosità del tratto d’ingresso della grotta, era noto a tutti, agli speleologi, alle guide turistiche autorizzate e no. E tutto ciò è avvenuto col tacito assenso dei Comuni competente per territorio, Trecastagni e Zafferana Etnea, che avrebbero dovuto impedire l’accesso alla cavità e procedere alla sua messa in sicurezza, monitorando la stabilità del lastrone lavico con opportuni distanziometri per verificare gli eventuali allargamenti delle larghe fenditure che incidono la volta della grotta. Pure il comportamento del Parco dell’Etna non è esente da critiche, visto che non ha mai avviato un progetto di tutela, valorizzazione e fruizione delle oltre 300 grotte sparse sulle pendici e a tutte le quote dell’Etna, cavità naturali che, non è superfluo ricordarlo, sono le uniche gallerie di scorrimento lavico esistenti nell’intera Europa continentale. Il disinteresse mostrato dall’Ente è dimostrato dal fatto che nessuna grotta etnea è stata mai segnalata da apposite tabelle con il nome, lo sviluppo e le caratteristiche morfologiche più importanti, oltre al grado di pericolosità e avvertimenti sul tipo di abbigliamento e calzature a beneficio dei visitatori. Mi risulta che l’unica galleria di scorrimento lavico attualmente provvista di un bel pannello di legno è la grotta della Neve (impropriamente nota pure col nome di grotta dei Ladroni), sulla Mareneve, a poca distanza dal rifugio Citelli, realizzata nell’ambito del progetto “Etna romance”, corredato da un testo redatto con grande competenza dal geologo Carlo Cassaniti e recante otto loghi, tra cui quelli della Regione Siciliana, del ministero dei Beni culturali, dell’Unione Europea, dei Comuni di S. Alfio e Nicolosi. Manca quello del Parco dell’Etna.

A questo punto, qualcuno dirà che da noi se prima non ci scappa il morto nessuno interverrà per porre rimedio. Il fatto è che, purtroppo, i morti ci sono già stati. Non nella grotta di Cassone, ma nella vicina grotta dei Tre Livelli, dove alcuni mesi fa trovò la morte un incauto visitatore che volle spingersi a guardare oltre la catenella che delimita il primo pozzo profondo oltre sei-sette metri. Ebbene, cosa è cambiato da allora? Nulla! La gente ha seguitato a entrare nella grotta dei Tre Livelli e in tutte le altre cavità dell’Etna, dimenticando che molte di esse sono popolate da colonie di pipistrelli, che le utilizzano come rifugio per trascorrervi il lungo periodo di ibernazione invernale e, in estate, sia come nursery dopo la nascita dei piccoli, sia come luogo sicuro per il loro riposo diurno dopo una notte di caccia di insetti di cui si nutrono.

La minaccia di crollo della volta d’ingresso della grotta di Cassone riuscirà a scuotere dal letargo Comuni e Parco dell’Etna? Non è difficile affrontare e risolvere i problemi di tutte le grotte vulcaniche dell’Etna, soprattutto se si tiene conto che gli enti prima citati potranno avvalersi della competenza e professionalità di una decina di gruppi speleologici che da tempo operano nel territorio etneo e che non citeremo per timore di dimenticarne qualcuno nella penna.

GIUSEPPE SPERLINGA

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