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IL QUADRATO DI PEGASO DOMINA IL CIELO DI OTTOBRE

In autunno, le giornate si accorciano sempre più, ma si allungano le notti, cosa che non dispiace agli appassionati del cielo. Alla fine di ottobre, alla latitudine di Catania, dall’inizio alla fine del mese, il periodo d’illuminazione dura 64 minuti di meno, tenendo conto che nella notte tra il 24 e il 25 torna in vigore l’ora solare. Il 31, il Sole lascia la costellazione della Vergine per transitare in quella della Bilancia. La Luna sarà all’ultimo quarto il 4, avremo il novilunio il 14, il primo quarto il 20 e il plenilunio il 27. Sono ben quattro i pianeti visibili prima del sorgere del Sole, tutti nel cielo orientale: Mercurio, venere, Marte e Giove. Il primo, il 16 ottobre, si troverà alla distanza angolare di poco più di 18° dal Sole (massima elongazione mattutina) e sorgerà un’ora e mezza prima della nostra stella diurna. Venere è “Lucifero” ed è l’autentico protagonista del cielo mattutino per la sua luminosità, spiccherà molto alto in cielo, prima di essere avviluppato dai bagliori del Sole nascente. Pure Marte è osservabile prima del sorgere del Sole, ma un po’ più in basso. Il pianeta di Citera e il pianeta rosso saranno protagonisti di interessanti congiunzioni, in particolare con Giove. Molto attesa, infatti, nell’ultima decade di ottobre, la spettacolare concentrazione che avverrà prima dell’alba con Venere, Giove e Marte assiepati nella costellazione del Leone. Altro discorso per Saturno, il cui periodo di osservabilità serale volge ormai alla fine, con il pianeta degli anelli talmente basso sull’orizzonte occidentale che sarà difficile da individuare nella luce del tramonto. Urano sarà visibile tutta la notte a partire dal 12, giorno in cui si trova in opposizione al Sole: fa la sua apparizione nel cielo orientale appena tramonta il Sole, culmina a Sud nelle ore centrali della notte e scende a occidente sul finire della notte. Pure Nettuno è visibile per quasi tutta la notte: appena fa buio, è già alto in cielo, a Sud-Est. Plutone, infine, è assai basso nel cielo sud-occidentale sin dal calare della sera. Ricordiamo che Urano, Nettuno e Plutone non sono visibili a occhio nudo e per poterli osservare occorre l’uso del telescopio.

In ottobre riappare in cielo l’imponente costellazione di Orione, che dominerà i cieli invernali, ma che ancora sorge tardi ed è preceduta dalla gigante arancione Aldebaran (l’occhio rosso del Toro) e dalle Pleiadi. Queste ultime, sono note con svariati appellativi: le Sette sorelle figlie di Atlante e Pleione, la Chioccia, M45 dagli astronomi, ‘a Puddara, che in siciliano vuol dire “chioccia”. Si tratta di un ammasso aperto della costellazione del Toro, formato da alcune centinaia di stelle, distante 440 anni luce da noi. Alto nel cielo meridionale, quasi allo zenit, spicca il Grande Quadrato di Pegaso, il cavallo alato, formato da quattro stelle che formano un quadrilatero regolare, una delle quali fa parte della vicina costellazione di Andromeda, nota perché contiene l’omonima galassia a spirale normale, che è la più vicina alla nostra, la Via Lattea, si trova a quasi 2 milioni e mezzo di anni luce, ha un diametro di circa 200.000 anni luce e contiene oltre 100 miliardi di stelle. Tra Pegaso e la Stella Polare è facilmente riconoscibile la doppia W di Cassiopea, la bella e vanitosa sposa di Cefeo, più difficile da individuare perché priva di stelle brillanti. A occidente, invece, escono dalla scena celeste le costellazioni che hanno dominato il cielo estivo: il Sagittario, il Bovaro (Bootes) con la brillante stella Arturo, seguiti dalla famosa tredicesima costellazione dello Zodiaco pervicacemente ignorata dagli astrologi, l’Ofiuco, e da Ercole, mentre si potrà notare ancora l’asterismo del “Triangolo Estivo”, ai cui vertici vi sono le stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno. Spostando lo sguardo verso oriente, lungo l’eclittica vedremo le costellazioni tipicamente invernali: a tarda sera, faranno la loro apparizione il Toro e, poi, i Gemelli. Nel cielo nord-orientale, sono facilmente riconoscibili la brillante stella Capella, la “capretta” della costellazione dell’Auriga, e il Perseo, simile a una “Y” rovesciata. Da osservare pure con un binocolo il famoso “Doppio Ammasso del Perseo”, tra Perseo e Cassiopea, costituiti da circa 400 stelle e distanti da noi settemila anni luce.

Per finire, ricordiamo che il 6 ottobre di vent’anni addietro fu scoperto il primo esopianeta attorno a “51 Pegasi”, una stella simile al Sole della costellazione di Pegaso distante 47,9 anni luce da noi. Si tratta di una nana gialla un po’ più vecchia (7,5 miliardi di anni) e poco più massiccia del nostro Sole. La scoperta del pianeta fu annunciata sulla prestigiosa rivista Nature (vol. 378) da Michel Mayor e Didier Queloz, che avevano compiute le loro osservazioni dall’Observatoire de Haute-Provence, in Francia.

GIUSEPPE SPERLINGA

CIELO OTTOBRE 2015 LA SICILIA 4OTTOBRE2015

 

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