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LE FIORITURE PRIMAVERILI IN UN PARCO MAI NATO DI CANALICCHIO

A Canalicchio (periferia nord di Catania), le vie Noto, Pedara e Arimondi confluiscono in uno slargo a fondo naturale che come una terrazza si affaccia sulla città. Una trentina d’anni fa, qui doveva nascere il Parco Belvedere, il cui progetto fu inserito più volte nel Piano Triennale delle Opere pubbliche del Comune di Catania, ma non fu mai realizzato.
La prima volta che mi occupai di questo bel progetto che avrebbe dato molto verde a un quartiere asfittico qual è Canalicchio fu nell’ormai lontano 26 luglio 1994 con un articolo pubblicato sul quotidiano La Sicilia. Poi ci sono tornato dieci anni dopo, il 19 agosto 2004. E’ stato come parlare al peggior sordo, che è colui che non vuol sentire, appunto le amministrazioni comunale dell’epoca (non è che quelle recenti siano diverse…).
Oggi, naturalmente, il degrado è impressionante, ma questo non scoraggia la Natura. Qui, infatti, è possibile godere delle spettacolari fioriture primaverili di piante selvatiche che sono riuscite ad arrivare intatte finora grazie al fatto che si trovano in terreni dimenticati dal Comune, dove raramente si vede uno spazzino e, per fortuna, non si vedono operai armati di decespugliatori, i quali dovrebbero fare la loro apparizione ai primi di giugno per prevenire il rischio incendi quando le piante saranno sfiorite e ormai secche.
In questo momento, sono uno splendore le fioriture della Carota selvatica, della Sulla (‘a Sudda), del Giummo di Carrabbineri (la Camarezza o Valeriana rossa), del Cavulucarammu (Guado o Galdo), della Ferula (‘a Ferra), dei capolini gialli dell’Ingrassabuoi, dei Rosolacci (i papaveri rossi), dell’Erba viperina, della Borraggine (Urrania) e di numerose altre specie.
L’infiorescenza ancora chiusa della Carota selvatica, fino agli anni ’50-’60 del secolo scorso, si facevano essiccare e successivamente si riempivano e si addobbavano esternamente con i profumati fiori del gelsomino. Si otteneva la “sponsa” che gli uomini del tempo offrivano alle signorine e alle signore. Un gesto galante di cui si è persa memoria.
A Catania, i venditori di “sponse” era facile incontrarli nelle tiepide serate primaverili o di inizio estate in via Etnea o nelle vicinanze delle tante arene cinematografiche aperte.
GIUSEPPE SPERLINGA
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