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L’OPPOSIZIONE DI MARTE NEL CIELO DI OTTOBRE 2020

CIELO DI OTTOBRE CON MARTE IN OPPOSIZIONE E CINQUE FASI LUNARI

Sarà Marte il vero protagonista del cielo di ottobre. Il pianeta rosso, infatti, sarà osservabile per tutta la notte e la sera del 13 sarà in opposizione, vale a dire in direzione opposta al Sole. In altre parole, Sole, Terra e Marte saranno allineati e, avendo il pianeta rosso superato sette giorni prima il perielio (62 milioni di chilometri dalla nostra stella diurna), si mostrerà più grande del solito e brillerà come un grosso rubino, sarà talmente luminoso da superare persino Giove, entrambi superati soltanto da Venere, che sarà l’oggetto più brillante del cielo, a oriente, prima dell’alba. Marte raggiunge la minima distanza dal Sole (il perielio, appunto) ogni 26 mesi. Quella del 13 ottobre, però, non sarà una opposizione come le altre in passato, perché Marte avrà un diametro angolare di 22,4 secondi d’arco, cioè appena due in meno della grande opposizione del 27 luglio 2018, quando il pianeta si trovò a 57,6 milioni di chilometri dal Sole. Cosa fare per seguire l’evento marziano è presto detto: al tramonto del Sole, vedremo sorgere Marte dalla parte opposta, nel cielo orientale, durante la serata lo vedremo spostarsi per culminare a Sud nelle ore centrali della notte e tuffarsi a occidente prima dell’alba. Per poter apprezzare le principali caratteristiche del pianeta rosso con un certo dettaglio, il bravo Walter Ferreri consiglia l’uso di un ingrandimento di almeno 200x, che può essere fornito, mantenendo una buona nitidezza e luminosità, da telescopi a lenti (rifrattori) da almeno 10-12 cm di diametro o da quelli a specchio (riflettori) da almeno 15 cm. Gli appassionati del cielo non si lasceranno di sicuro sfuggire questa favorevole occasione per puntare verso Marte i loro telescopi e macchine fotografiche, perché la prossima volta un evento così favorevole capiterà nel 2035. Fosse ancora tra noi, il “marziano” Luigi Prestinenza (sempre attuale il suo volume “Marte tra storia e leggenda” con la prefazione della celebre astrofisica Margherita Hack edito nel 2004 dalla editrice Utet), la sera del 13, l’avremmo sicuramente trovato nel suo osservatorio privato di Pedara intento a scrutare il “suo” pianeta. Uno sguardo, adesso, agli altri pianeti e alla Luna. Mercurio sarà difficile da osservare, Saturno sarà visibile nella prima parte della notte, Urano e Nettuno sono osservabili per tutta la notte. In ottobre, si verificheranno cinque fasi lunari: due pleniluni l’1 e il 31, l’ultimo quarto il 10, il novilunio il 16 e il primo quarto il 23. La Luna del 31 ottobre, essendo la seconda Luna Piena del mese è detta “Luna blu”, la “Blue Moon” degli anglosassoni, i quali per indicare un evento raro popolarmente amano dire “once in a blu moon” (“una volta ogni luna blu”), quindi il nostro satellite naturale non muterà affatto il suo argenteo colore.

Nel cielo occidentale, sono ormai prossime al tramonto le costellazioni del Boote con la luminosa Arturo, l’Ofiuco (la tredicesima costellazione che non ha diritto di cittadinanza negli oroscopi) ed Ercole, nonché l’asterismo del Triangolo Estivo ai cui vertici vi sono Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno. Dall’altra parte del cielo, a oriente, fa capolino il Toro con la rossa Aldebaran e le Pleiadi, teste di ponte delle costellazioni che domineranno il cielo invernale, mentre a sud spiccano i Pesci, l’Acquario, il Capricorno e il Sagittario che si avvia verso il tramonto. A nord, come di consueto, sono facilmente riconoscibili le costellazioni circumpolari che non sorgono e non tramontano: le due Orse, la “W” di Cassiopea, la “casetta” di Cefeo, il Grande Quadrato di Pegaso con accanto Andromeda con la celeberrima galassia spirale omonima M31, distante da noi 2,5 milioni di anni luce (un anno luce corrisponde a novemila miliardi e mezzo di chilometri), ha un diametro di circa 200.000 anni luce, contiene duecento miliardi di stelle, ed è l’unica visibile a occhio nudo, se osservata da località prive di inquinamento luminoso.

Concludiamo segnalando i due sciami meteorici che solcheranno il cielo di ottobre: sono le cosiddette “stelle cadenti” delle Draconidi, note anche come Giacobinidi, aventi il punto dal quale sembrano provenire tutte le scie (radiante) sito nella testa della costellazione del Dragone, visibili nelle ore serali tra l’8 e il 10 ottobre; le Orionidi, invece, sono visibili dal 2 ottobre al 7 novembre, ma il picco si verifica tra il 21 e il 22 ottobre. Lo sciame ha origine dal materiale lasciato dalla cometa di Halley e il suo radiante si trova nei pressi di Betelgeuse, la seconda stella più luminosa dopo Rigel della costellazione di Orione. Le meteore di questo sciame sfrecciano alla velocità di 250 mila chilometri orari con punte di 20 meteore all’ora durante il picco di attività.

GIUSEPPE SPERLINGA

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