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Associazione Stelle e Ambiente

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Center Zone

Appuntamenti di Gennaio 2012

Gli spostamenti avverranno con auto proprie dei partecipanti. In caso di maltempo, le escursioni non saranno effettuate. Eventuali cambiamenti al programma saranno comunicati a mezzo stampa cittadina e/o email. Le partenze – salvo dove specificato diversamente - avverranno sempre alle 8.30 dal Parcheggio del Parco Gioeni di via Angelo Musco-Leucatia.

2012
DOMENICA 8 GENNAIO
(PARTENZA ORE 9.30 - PIAZZA DEL SANTUARIO DI TRECASTAGNI)
SANTUARI DI LAVA: ALLA SCOPERTA DI TRECASTAGNI

Guida la passeggiata il dott. Iorga Prato.

Equipaggiamento: macchina fotografica, scarpe da ginnastica, cappello, felpa, giacca a vento, borraccia con acqua rigorosamente non frizzante.

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

DOMENICA 22 GENNAIO
(PARTENZA ORE 9 - PIAZZA DELLA BORSA)
I LUOGHI DI S. AGATA

Guida la passeggiata Franco Andronico.

Equipaggiamento: macchina fotografica, scarpe da ginnastica, cappellino, giacca a vento, felpa, borraccia con acqua rigorosamente non frizzante.

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

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INFORMAZIONI E ISCRIZIONI

stelleambiente@libero.it

www.stelleambiente.it

OPPURE TELEFONARE A

3288172095

Passeggiate ed escursioni 2011-2012

Gli spostamenti avverranno con auto proprie dei partecipanti. In caso di maltempo, le escursioni non saranno effettuate. Eventuali cambiamenti al programma saranno comunicati a mezzo stampa cittadina e/o email. Le partenze – salvo dove specificato diversamente - avverranno sempre alle 8.30 dal Parcheggio del Parco Gioeni di via Angelo Musco-Leucatia.

 

2011
DOMENICA 2 OTTOBRE
FERROVIA DISMESSA TIMPA FALCONIERA DI ACIREALE

Guidano l’escursione i professori Salvatore Arcidiacono e Giuseppe Sperlinga.

Equipaggiamento: macchina fotografica, binocolo, robuste scarpe da  ginnastica o scarponcini da trekking, cappello, giacca a vento, felpa, borraccia.

Difficoltà: facile. DOTARSI DI LAMPADA ELETTRICA PER L'ATTRAVERSAMENTO DELLE GALLERIE.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

 

DOMENICA 16 OTTOBRE
MONTE CIRAULO E MONTE MOMPILERI

Guidano la passeggiata i professori Salvatore Arcidiacono e Giuseppe Sperlinga.

Equipaggiamento: macchina fotografica, binocolo, scarpe da trekking, cappellino, giacca a vento, felpa, borraccia.

Difficoltà: facile. L’escursione avrà termine alle ore 13.

 

DOMENICA 30 OTTOBRE
CASTELLO MANIACE E ISOLA DI ORTIGIA

Guida la passeggiata il dott. Iorga Prato.

Equipaggiamento: macchina fotografica, comode scarpe da ginnastica, cappello, felpa, giacca a vento, binocolo, borraccia.

Difficoltà: facile. Ingresso castello: € 4,00 (€ 2,00 insegnanti e giovani tra 18-25 anni; gratis minorenni e over 65)

Difficoltà: facile. La passeggiata avrà termine alle ore 13.

DOMENICA 13 NOVEMBRE
(PARTENZA ORE 9 - PIAZZA SAN FRANCESCO)
RICORDI BELLINIANI

Guida la passeggiata il dott. Iorga Prato.

Equipaggiamento: macchina fotografica, scarpe da ginnastica, cappello, felpa, giacca a vento, borraccia.

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

 

DOMENICA 27 NOVEMBRE
MONTE SAN BASILIO (SCORDIA)

Guidano la passeggiata il prof. Salvatore Arcidiacono e il dott. Iorga Prato

Equipaggiamento: macchina fotografica, binocolo, scarpe da ginnastica o da trekking, cappello, giacca a vento, felpa, borraccia con acqua rigorosamente non frizzante.

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

 

DOMENICA 11 DICEMBRE
(PARTENZA ORE 9 - PIAZZA DANTE)
SULLE TRACCE DELL'AMENANO

Guida la passeggiata Franco Andronico.

Equipaggiamento: macchina fotografica, felpa, cappellino, scarpe da ginnastica, borraccia con acqua rigorosamente non frizzante.

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

2012
DOMENICA 8 GENNAIO
(PARTENZA ORE 9.30 - PIAZZA DEL SANTUARIO DI TRECASTAGNI)
SANTUARI DI LAVA: ALLA SCOPERTA DI TRECASTAGNI

Guida la passeggiata il dott. Iorga Prato.

Equipaggiamento: macchina fotografica,  scarpe da ginnastica, cappello, felpa, giacca a vento, borraccia con acqua rigorosamente non frizzante.

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

 

DOMENICA 22 GENNAIO
(PARTENZA ORE 9 - PIAZZA DELLA BORSA)
I LUOGHI DI S. AGATA

Guida la passeggiata Franco Andronico.

Equipaggiamento: macchina fotografica, scarpe da ginnastica, cappellino, giacca a vento, felpa, borraccia con acqua rigorosamente non frizzante.

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

 

DOMENICA 19 FEBBRAIO
 SANTUARIO DELLA VENA E ALTARINO MADONNA DELLA LAVA

Guida l’escursione il prof. Salvatore Arcidiacono e Franco Andronico.

Equipaggiamento: macchina fotografica, scarpe da ginnastica, cappellino, giacca a vento, felpa, borraccia.

Difficoltà: facile.

L’escursione terminerà alle 13.

 

DOMENICA 4 MARZO
MUSEO ETNOANTROPOLOGICO DI PATERNO' E SALINELLE DI SAN BIAGIO

Guidano l’escursione i professori Salvatore Arcidiacono e Giuseppe Sperlinga.

Equipaggiamento: macchina fotografica, scarponcini da trekking, cappellino, giacca a vento, felpa, borraccia.

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 16.

DOMENICA 18 MARZO
CASTELLO DI CALATABIANO

Guida l’escursione il prof. Salvatore Arcidiacono e il dott. Iorga Prato.

Equipaggiamento: macchina fotografica, scarpe da ginnastica, cappello, giacca a vento, felpa, borraccia.

Ingresso castello senza ascensore

Intero : € 5,00 - Ridotto: € 3,00 (6-18 anni, over 65 anni). Gratuito sotto i 6 anni e diversamente abile

Ingresso castello con ascensore

Intero : € 7,00 - Ridotto: € 5,00 (6-18 anni, over 65 anni). Gratuito sotto i 6 anni e diversamente abile.

Pacchetto famiglia da € 16,00 (due genitori € 14,00 + un bambino € 2,00, ogni ulteriore bambino + € 2,00) -

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

 

 DOMENICA 15 APRILE
MONTE FONTANE (ETNA EST)

Guidano la passeggiata i professori Salvatore Arcidiacono e Giuseppe Sperlinga.

Equipaggiamento: macchina fotografica, binocolo, scarponcini da trekking (indispensabili), cappellino, giacca a vento, felpa, borraccia.

Consigliabili i bastoncini da trekking, merendine e bevande energetiche.

Difficoltà: media.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

 

DOMENICA 29 APRILE
THAPSOS E MEGARA IBLEA

Guidano l’escursione il prof. Salvatore Arcidiacono e il dott. Iorga Prato.

Equipaggiamento: scarponcini da trekking, cappellino, giacca a vento, macchina fotografica, borraccia.

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

DOMENICA 13 MAGGIO
AREA ARCHEOLOGICA DI ROCCHICELLA (PALIKE')

Guida la visita la dott.ssa Laura Maniscalco (Sopr.BB.CC.AA. di Catania).

Equipaggiamento: macchina fotografica, binocolo, scarpe da ginnastica o da trekking, cappello, giacca a vento, borraccia .

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 13.



DOMENICA 27 MAGGIO
SENTIERO NATURA MONTI SARTORIUS (ETNA)
 
PARTENZA ORE 8

 

Guida l'escursione il prof. Salvatore Arcidiacono.

Equipaggiamento: macchina fotografica, binocolo, scarponcini da trekking (indispensabili), cappello, felpa, giacca a vento, borraccia.

Consigliabili i bastoncini da trekking, merendine e bevande energetiche.

Difficoltà: media.

La passeggiata avrà termine alle ore 13.

 

DOMENICA 10 GIUGNO
CASCATE DEL FIUME OXENA (MILITELLO V.C.)

Guida l’escursione il prof. Salvatore Arcidiacono.

Equipaggiamento: scarponcini da trekking, cappellino, giacca a vento, macchina fotografica, borraccia con acqua rigorosamente non frizzante.

Consigliabili scarpe di ricambio o stivali per il tratto di percorso ricoperto dalle acque del fiume.

Difficoltà: facile.

L’escursione avrà termine alle ore 13.

DOMENICA 24 GIUGNO
GROTTA DI MASTRO PIETRO, CHIESA MADRE E PIRRERA DI S. ANTONIO DI MELILLI - DOLMEN DI AVOLA

Guidano l’escursione i professori Salvatore Arcidiacono e Giuseppe Sperlinga e il dott. Iorga Prato.

Equipaggiamento: scarponcini da trekking, cappellino, giacca a vento, macchina fotografica, borraccia con acqua rigorosamente non frizzante.

Difficoltà: facile.

Ingresso grotta di Mastro Pietro e Pirrera di S.Antonio: € 4,00.

Colazione al sacco oppure pranzo in agriturismo "La Perciata" (pranzo completo € 15,00. Prenotazione obbligatoria entro le 21 del 21 giugno).

L’escursione avrà termine alle ore 17.

 

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Appunti

Tra Orti e Acquedotti, alla riscoperta del contado catanese

 

  • Introduzione
  • Itinerario

 




IL SISTEMA DELLE DIFESE DI CATANIA

Itinerario.

Il percorso è evidenziato con il colore viola.

L’itinerario suggerito propone una passeggiata di circa 6 km nominali, a cui aggiungere le difficoltà di pendenza e la necessità di affrontare situazioni non del tutto agevoli, quali per esempio attraversamenti di strade trafficate o aree oggi in evidente stato di degrado (cassonetti della spazzatura traboccanti, vegetazione spontanea, vandalismi su parete, etc.).

 

L’itinerario si snoda nel seguente ordine:

  1. Incontro a piazza Giovan Battista Vaccarini. Ingresso all’Ospedale Vittorio Emanuele II. Ruderi all’interno dell’Ospedale.
  2. Uscita dall’ingresso su via del Plebscito dello stesso Ospedale. Si prosegue per vico del Tindaro (Bastione del Tindaro o dell’Arcora).
  3. Da via Grassi prenderemo via Stallonaggio e via della Filanda per evitare i semafori di via del Plebscito. Nel frattempo vedremo l’ex sanatorio dei Gesuiti, eretto dopo il terremoto del 1693 a pochi metri dalla Porta di Sardo e dai resti delle mura medioevali. Da via Vittorio Emanuele II prenderemo via Stefano Ittar, per giungere in Piazza Palestro dove ha sede la Porta Garibaldi (nota come il “Fortino” dai catanesi), già Ferdinandea. Scopriremo l’interessante vicenda che dà il nome a tale costruzione.
  4. Continuando la ricerca dell'antico fortino proseguiamo per il cortile Capitanello e da qui via Sacchero, dove si erge la Secentesca Porta di Ligne. Percorriamo la strada fino alla via Giuseppe Garibaldi.
  5. A pochi metri dall'incrocio con via del Plebscito incontriamo vico Cancello, su cui sono visibili i resti del Bastione di San Giovanni, eretto a protezione della Porta della Consolazione.
  6. Tornati su via Garibaldi si prosegue fino a via della Palma, che giunge su via Leontini, sorta a ridosso delle mura medioevali. La strada arriva in via Abate Ferrara, dove andremo per vedere le Terme di Sant'Antonio, chiuse a ridosso delle mura civiche.
  7. Da piazza Sant'Antonio prenderemo via Sapuppo per arrivare in via Santa Maria dell'Aiuto. Qui vedremo l'omonima chiesa, per poi proseguire su via Naumachia, dove potremo vedere gli esigui resti della Porta della Decima, addossati alla Chiesa del Transito.
  8. Dalla piazzetta Maravigna si giunge in Piazza Federico di Svevia, dove andremo a vedere i resti delle mura Cinquecentesche che costituivano l'estremità sud della cinta muraria e nel contempo il limite del fossato del Castello Ursino, sepolti durante l'eruzione del 1669 e recentemente messi in luce.
  9. Dalla piazza prenderemo via Vela e raggiungiamo i resti del Bastione di Santa Croce. Da qui si procede per via San Calogero mediante via De Grazia. In via San Calogero si apre il cortile Gammazita, in cui permangono resti delle mura e l'antico lavatoio noto come Pozzo di Gammazita.
  10. Alla fine della strada si giunge al ponte ferroviario noto come “Archi della Marina”. Da qui si procede per piazza Pardo, su cui si affaccia l'unica delle porte rinascimentali rimasta ancora oggi: Porta di Carlo V, già delli Canali. Quindi prenderemo per via Beato Cardinale Dusmet, su cui venne aperta nel Seicento Porta Uzeda.
  11. A questo punto – sulla base dell'orario che si sarà fatto – decideremo se proseguire il percorso anche per il settore orientale delle mura o tagliare direttamente per via Etnea e proseguire dal punto 14 o tornare alle macchine. Qualora continuassimo prenderemmo per via Porticello, dove esisteva la Porta del Porticciolo, a difesa del Porto Aragonese.
  12. Proseguendo per via Mazza e per via Pulvirenti giungiamo in piazza Teatro Massimo, dove venne eretto il Teatro Vincenzo Bellini, che intercettava un punto nevralgico delle mura. Da qui potremmo decidere di spingerci nel vicolo della Sfera, il quale costeggiava parte delle mura orientali.
  13. Giunti su via Antonio di San Giuliano prendiamo via Santa Teresa, accanto cui le mura e una torre di vedetta vennero inglobate nel Settecentesco Palazzo Manganelli, su progetto del Vaccarini, per diventare il giardino pensile più esteso di Sicilia. Da qui giungiamo su via Coppola, dove permane il Bastione di San Michele.
  14. Da via Carlo Felice Gambino giungiamo in Piazza Stesicoro, un tempo accesso principale della città con Porta Aci, i cui resti in parte si osservano all'interno dell'ex Cinema Olympia. Sulla piazza si ammirano anche i resti dell'Anfiteatro, un tempo usato anche come bastione difensivo. Prendendo via Manzoni possiamo vedere l'estensione in altezza dell'antico monumento e parte della cortina muraria in vico Anfiteatro.
  15. Tornando su via del Colosseo proseguiamo per il Bastione del Carcere, eretto a difesa della prima Cattedrale di Catania, sui resti di un edificio di presunta origine Romana. Dalla salita di via Pietro Garofalo procediamo su via Santa Maddalena. Qui era un tempo l'antica Porta del Re. Se avremo la possibilità entreremo nell'adiacente scuola media statale Alessandro Manzoni per vedere una delle rare torrette di rinforzo di epoca aragonese ancora all'inpiedi. L'ingresso dell'edificio si trova nel primo tratto di via del Plebscito.
  16. Da via del Plebscito giungiamo all'incrocio con via Torre del Vescovo. Qui ci attendono i resti delle mura medioevali, con la Torre del Vescovo oggi sede di un piccolo giardinetto urbano, e rinascimentali, con il Bastione degli Infetti, creduto a lungo la sede del Tempio di Cerere.
  17. Da via Antico Corso raggiungiamo infine piazza Vaccarini, dove avevamo lasciato le macchine.

Cosa andremo a vedere.

Il circuito difensivo di Catania, insieme alla sua evoluzione urbanistica nei secoli, rappresenta una vera sfida per gli studiosi. L'interesse per le origini della città inizia a nascere un po' tardivamente, nel XVII secolo, su ispirazione dell'opera del Fazello. Nel Settecento saranno le fatiche di Ignazio Paternò Castello Principe di Biscari a far luce sui principali monumenti antichi, mentre per un primo appunto “moderno” si dovrà attendere il lavoro e l'interesse di Giacomo Libertini che, con i suoi Scritti su Catania Antica e soprattutto con la traduzione e le integrazioni del libro di Adolf Holm, gettò finalmente un po' di luce sui resi identificabili della città nei secoli passati. Tuttavia non sono molte le ricerche che riuscirono a completare la sua opera, così ancora oggi abbiamo ancora poche informazioni su ciò che la città nasconde delle sue vite passate.

Un lavoro relativamente recente (1983) di Giuseppe Dato fa un tentativo di sintesi dell'evoluzione urbanistica catanese, sebbene ancora in difetto di numerose informazioni.

 

Secondo le fonti la città di Catania appare sguarnita di difese al momento della prima incursione islamica, per poi risultare ben difesa in breve tempo negli assedii successivi. Tale descrizione ci fa ipotizzare che esisteva un sistema difensivo in città, presumibilmente di epoca classica a giudicare dal noto acquerello di Houel, ridottosi in rudere in età Bizantina, ma facilmente ripristinabile in vista delle incursioni piratesche.

Successivamente la città si dota di un fitto sistema di controllo, basato su torri di avvistamento e mura difensive, deducibili dalla presenza di una rocca (chiamata Rocca Saturnia) a sud, dalla struttura difensiva del Sacro Carcere a nord e dell'alto campanile di cui si dotò la Cattedrale di Sant'Agata, al tempo della fondazione una ecclesia munita, una chiesa-fortezza. In tale edificio si rifugiò la popolazione nel tentativo di salvarsi dall'assedio della città avvenuto da Federico di Hoenstaufen, futuro Re di Sicilia. All'avvenimento è legata una tradizione che attesta la presenza di uno degli ingressi noti già in quel tempo. Secondo le fonti gli uomini catanesi dovettero passare in segno di umiliazione sotto un arco di spade eretto in prossimità della Porta della Decima, i cui resti permangono presso la piazzetta Maravigna.

Nel XII secolo inizia la costruzione del Castello Ursino, sistema fortilizio che ha anche lo scopo di controllare la zona a sud della città. Il Castello sarà poi la cittadella fortificata per i regnanti d'Aragona, i quali faranno fortificare la città con un sistema difensivo ancora in parte ben visibile. Tale fortificazione era rinforzato da centinaia di torri di cui oggi ne sono rimaste ben poche. Una di esse, la Torre del Vescovo, venne affidata a don Antonio de' Vulpone, vescovo di Catania, come lazzaretto nel 1302.

Nel 1553 inizia la lunga opera di rinforzo delle difese della città, su progetto di Tiburzio Spannocchi, architetto militare imperiale, autore – tra le altre – delle celebri fortificazioni di Malta e Gozo.

Il lungo progetto prevedeva, probabilmente, due fasi costruttive, di cui però solo una si completò, mentre l'altra rimase incompiuta, sebbene in parte cominciata.

Da una delle piante pervenuteci siamo in grado di distinguere tre cortine diverse, distinte per colore e dimensioni. Una cortina spessa e rossa – evidentemente il circuito murario di epoca medioevale – a cui si appoggiano le spesse linee brune (lo stato de factu al momento della realizzazione di tale planimetria) viene intercettata più volte da una sottile linea bruna. Quest'ultima linea è quasi certamente il progetto di ampliamento delle mura, iniziato e mai portata a termine.

Interessante notare come a nord si previde la presenza di una parete che tagliasse in due l'Anfiteatro: il progetto già prese piede in quanto proprio nella seconda metà del Cinquecento si decise di abbattere definitivamente la grande e pericolosa struttura per riempirla del tutto. L'operazione fu in parte completa secondo il quadro sull'altare maggiore della Chiesa del Santo Carcere. Un altro elemento compiuto fu la cortina muraria costeggiata oggi dal vicolo della Sfera.

Del progetto in realtà ciò che si completò fu ben poco, a giudicare dall'ottima planimetria di Francesco Nigro in cui tuttavia appaiono meno torri, probabilmente sinonimo del fatto che i lavori furono già cominciati.


La pianta del Nigro, molto puntuale e dettagliata, ci consente di identificare anche parte della viabilità presso le mura, pertanto di identificare l'esatta ubicazione delle porte in antico, nonché la presenza di campagne e rilievi rocciosi intorno alle mura, oggi perduti sotto l'espansione civica post sismica.

Dalle due planimetrie ricaviamo i nomi dati ai Beloardi e alle Porte della città a quel tempo. Partendo da nord e dirigendoci in senso orario abbiamo i seguenti Bastioni:

  1. Bastione del Sacro Carcere, ancora esistente, sorto a proteggere le mura di una struttura precedente, forse di epoca Tardoantica. Deve il nome al cosiddetto Carcere di Sant'Agata, una struttura di epoca Romana identificata con il luogo di prigionia della Santa. Si trova tra via del Colosseo, via Garofalo e via Santa Maddalena.
  2. Bastione di San Michele, in parte conservatosi, si trova in via Coppola.
  3. Bastione di San Giuliano. Abbattuto nel Settecento per la realizzazione del Convitto Cutelli, sorgeva nell'area dello stesso complesso.
  4. Bastione del Salvatore. Deve il nome al quartiere che sorgeva in quest'area, che a sua volta prendeva il nome dalla Cappella del Salvatorello, meglio nota come Cappella Bonajuto. Il Baluardo, ancora integro fino all'Ottocento, venne abbattuto per la costruzione del ponte ferroviario di via Dusmet. Sorgeva dov'è oggi via del Vecchio Bastione, ad angolo con Via Porta di Ferro.
  5. Bastione di Don Perruccio, uno dei più modesti, sorgeva a difesa del Porto. Anche questo venne demolito, ma per la realizzazione del nuovo sistema portuale, si trovava in via Dusmet, quasi a ridosso con Palazzo Biscari alla Marina.
  6. Bastione di Santa Croce. Ancora oggi esistente, sebbene verta in condizioni di grave degrado. Un tempo parte del complesso sistema difensivo che circondava il Castello Ursino, oggi sembra soffocato dalla città che un tempo proteggeva. Si affaccia su un piccolo spiazzale che si apre all'incrocio delle vie Scuto e Vela.
  7. Bastione di San Giorgio, legato al culto del patrono dei cavalieri, molto venerato dal castellano aragonese, come testimonia la ormai scomparsa omonima cappella un tempo situata nella torre mediana sud del Castello Ursino. I suoi resti si trovano inglobati negli edifici a sud dello stesso Castello.
  8. Bastione di Sant'Euplio, progettato e mai compiuto, sarebbe dovuto sorgere sulle mura medioevali all'altezza di via Garibaldi, presso la ex Manifattura Tabacchi, già Carcere Borbonico, presso via Leontini.
  9. Bastione di San Giovanni, ancora in parte visibile, sorse presso la Porta della Consolazione su un preesistente muraglione medioevale, anch'esso in parte esistente, ma totalmente nascosto dagli edifici. Se ne può osservare una porzione nel Vico Cancello, su via Garibaldi.
  10. Bastione dell'Arcora, deve il nome ad un antico edificio ad archi situato nelle vicinanze e creduto a lungo un antico tempio pagano. In realtà si trattava probabilmente di una porzione dell'antico Acquedotto, coperto in parte dalla colata del 1669 e di cui oggi esistono pochissimi ruderi del tutto spariti nelle nuove fabbriche. In seguito prese il nome dal proprietario del feudo che si apriva dirimpetto e ancora oggi è noto come Bastione del Tindaro. Si trova in vico del Tindaro.
  11. Bastione degli Infetti, a lungo un piccolo lazzaretto sorgeva al suo interno, probabilmente estensione di quel piccolo ospedale sorto in questi paraggi oltre due secoli prima (la Torre del Vescovo). Per metà ancora in ottimo stato conservativo, fu ritenuto per secoli la sede del famoso Tempio di Cerere, edificio di culto molto rinomato in Sicilia, sede di pellegrinaggi e menzionato nelle Verrine di Cicerone. Si trova all'incrocio tra via del Plebscito e via Antico Corso.

Le Porte di città note erano invece:

a)     Porta di Jaci, situata nell'omonimo Piano, conduceva alla città di Aci (Acireale): da qui infatti partiva l'antica via consolare che collegava l'antica Catina con la città di Messana. Secondo la tradizione il Sepolcro di Stesicoro si affacciava su tale Porta, il che ci porta a presumere che le necropoli dovettero addossarsi alla città già a questa altezza. In parte i ruderi vennero inglobati nel Palazzo Paternò Castello di Bicocca, già sede dell'ex Cinema Olympia.

b)    Porta di Sant'Orsola, presso la chiesa omonima. Venne abbattuta probabilmente nell'Ottocento, anche se è probabile che fosse già in rovina a seguito del sisma del 1693.

c)     Porta Pontorma o Porta di Ferro. Secondo la tradizione fu una conquista dei catanesi sui libici: la porta venne smontata e ricostruita a Catania. Tale importante monumento appare anche nella planimetria di Stefano Ittar, ma venne demolita insieme alle mura cinquecentesche su cui si apriva nel XIX secolo per l'ampliamento della strada che prende nome da essa: via Porta di Ferro.

d)    Porta della Cunzaria, conduceva alla conceria di pelli che nel XVI secolo era ubicato dove oggi sorge la Dogana Portuale e nel Settecento venne adattata a lazzaretto. La porticciuola, chiusa certamente dopo l'eruzione del 1669, si trovava di fronte all'ingresso del Porto da via Dusmet.

e)     Porta del Porticciolo. Certa la sua presenza nel Medioevo, nasceva per garantire un accesso alla città dal piccolo Porto Aragonese. La facciata, frontonata, suggerisce una certa antichità. Fino al sisma del 1693 era controllata dalla famiglia dei Platamone, arricchitasi proprio grazie alle concessioni portuali. Nel Settecento fu oggetto di discordia tra l'Arcidiocesi e la famiglia Paternò Castello, entrambe le parti confinanti con la Porta e interessate al suo controllo. Tuttavia la Porta perse di importanza già dal 1672, quando venne realizzata una nuova breccia nei pressi di Piazza Duomo. Venne abbattuta nel XIX secolo per allargare la piccola via del Porticciolo, dove era ubicata.

f)     Porta delli Canali, oggi nota come Porta di Carlo V, conserva la lapide di fondazione che in cui si può ancora leggere la volontà espressa dall'imperatore Carlo V di dotare la città di un sistema difensivo. Il nome si deve all'omonima fontana, la Fontana delli Canali (nota anche come Funtana de' sette Cannola) che raccoglieva le acque dell'Amenano prima del loro sfogo a mare. Ancora oggi si può vedere in piazza Pardo, oggi sede della Pescheria.

g)     Porta del Sale, presso cui avveniva la tassazione del sale che giungeva in città, si apriva nei pressi del Castello Ursino. La sua perdita si deve all'eruzione del 1669: le lave entrarono da questa porta per riempire il fossato del Castello. La sua ubicazione non è del tutto certa, però, in quanto non appare chiaramente nelle planimetrie del XVI secolo.

h)    Porta di Sortire. Nota grazie alla planimetria dello Spannocchi, la postierla di fuga del fossato del Castello Ursino si apriva a ridosso del Bastione di San Giorgio.

i)      Porta della Decima. Medioevale, sorgeva sui resti di una torre Romana e diventò la via d'accesso dalle campagne per il quale si lasciava la decima parte del raccolto. Quando la città si arrese all'assedio Svevo i catanesi furono obbligati a passare sotto un arco di spade come atto di umiliazione e sottomissione al sovrano. Venne abbattuta per la realizzazione di via San Giuseppe nel XIX secolo. Si trovava esattamente all'ingresso di via Naumachia, addossata alla chiesa del Transito.

j)      Porta della Consolazione, demolita con l'eruzione del 1669, si apriva sulle mura medioevali a sud-ovest. Era situata nella zona compresa tra via Quartiere Militare, via Garibaldi e via Leontini.

k)    Porta di Sardo, anch'essa perduta per l'allargamento di una strada, era aperta sulle mura medioevali. Si trovava all'incrocio tra via Garibaldi e via del Plebscito.

l)      Porta del (regno?). Una porta la cui identificazione non è del tutto chiara. Distrutta dall'eruzione del 1669, si trovava lungo le mura medioevali, nei pressi dell'ingresso al reparto di Pronto soccorso Pediatrico dell'Ospedale Vittorio Emanuele II.

m)   Porta del Re, la cui origine potrebbe essere antica, si apriva dov'è oggi via Santa Maddalena, proprio di fronte alla Chiesa della Purità.

La cortina muraria venne devastata nei lati ovest e sud dall'eruzione secentesca. La colata entrò in parte nella città da alcune delle sue porte, mentre le mura più fragili crollarono facilmente al suo peso, in particolare le mura medioevali, costruite a piombo, piuttosto che a scarpa.
 
 

Vennero progettati dei nuovi sistemi difensivi da integrare a quelli esistenti e ne fu iniziata la costruzione sulle lave ancora calde, il che non permise di completare l'opera, in quanto le nuove costruzioni collassavano e sprofondavano nella lava. Così si dovettero erigere più cortine murarie distanziate tra loro e posizionate in punti strategici, dove la lava iniziava a raffreddarsi. Così sorse un piccolo muraglione isolato dal resto della cinta muraria, chiamato “Fortino” per il suo aspetto da casermone dai cittadini. Qui venne realizzata la porta d'accesso alla città, ribattezzata di Ligne in onore a Claude Lamoral I de Ligne, III principe di Ligne, Viceré di Sicilia dal 1670 al 1674, in visita a Catania nel 1672. In tale data fu aperta la breccia lungo le mura alla Marina che mettessero in comunicazione la nuova insenatura creatasi a seguito della colata e la Platea Magna, oggi piazza del Duomo. La volontà fu del Duca di Camastra, fautore della ricostruzione della città. In seguito la porta venne battezzata Porta Uzeda, in onore al Viceré Giovan Francesco Pacecho Duca di Uzeda, reggente al tempo del sisma del 1693. Entrambe le porte sono ancora in ottime condizioni e ben visibili: la prima posta alla fine di via Sacchero, la seconda si apre su via Dusmet da piazza Duomo.

Un'altra porta venne aperta in seguito nei pressi della Porta di Sant'Orsola, all'attuale incrocio tra le vie Antonio di San Giuliano e Santa Teresa. Di questa porta, detta Porta della Lanza o Porta Lanza, però rimane a stento memoria.

Il Fortino però si rivelò presto inutile. Il secolo XVIII non vedeva più il Mediterraneo come teatro di conquiste e gli orizzonti politici si spostarono sempre più a nord. Le battaglie non si combattevano più per le conquiste delle città, ma si svolgevano convenzionalmente in luoghi preposti per il combattimento. Era finita l'era delle città fortificate e Catania, ben prima di altre città europee, si trovò a dover abbattere quei ruderi che ormai gravavano e bloccavano l'espansione civica, segnati dal tempo, dall'incuria e dal terremoto che gravò sul Val di Noto. Il nuovo volto della città prevedeva strade larghe, aperte, senza cesure col territorio circostante. Fu così che molti muraglioni vennero abbattuti, demoliti, riciclati. Alcuni Bastioni divennero facile preda dell'edilizia, mentre il grosso delle Porte ancora integre venne smantellato per ampliare la viabilità. Catania gettava le basi per diventare una città dinamica e aperta, piuttosto che chiusa tra le sue strette mura.

L'ultima modifica rilevante alle mura della città avvenne nel 1768, con la realizzazione della Porta Ferdinandea, oggi nota come Porta Garibaldi, sui resti del Fortino. La Porta, riconoscibile dalla bicromia delle nere lave etnee e dalla bianca pietra di lentini, venne eretta in onore alle nozze di Re Ferdinando III di Borbone e Maria Carolina di Asburgo. Data la sua imponente mole e la sua appartenenza alle mura secentesche continuò ad essere chiamato Fortino dai catanesi (e tutt'oggi la piazza Palestro, dov'è ubicata, è detta 'U Furtinu), mentre i ruderi che vennero da essa separati vennero chiamati Fortino Vecchio.

 


Nell'immagine, rilievo puntuale di Stefano Ittar che rappresenta Catania a fine Settecento, sono messe in evidenza le planimetrie delle maggiori chiese, le restituzioni ipotetiche delle planimetrie dei maggiori monumenti di età Romana e in neretto il perimetro delle mura, così com'era tre secoli fa.

Oggi parte di quei muraglioni è andato perduto, mentre altre strutture si sono potute mettere alla luce solo in tempi recenti. Nel percorso proposto cercheremo di identificare anche quali strutture siano andate irrimediabilmente perdute in questi ultimi trecento anni, per causa umana, più che per catastrofe naturale.



In questa versione modificata della planimetria di Ittar sono messe in evidenza i ruderi che nel Settecento erano visibili e riconoscibili, sia le mura di città (in rosso) che i ruderi del Fortino (in blu). Nell'opera tuttavia non venne evidenziata la differenza tra le mura di epoca rinascimentale e quelle precedenti. Mancano inoltre porzioni di mura della città a sud, in quanto riscoperte solo dopo la realizzazione della pianta. Quello che oggi si può riconoscere è sinteticamente individuato sulla seguente immagine satellitare.



Sono evidenziati con linea continua (riconoscibili) e con linea tratteggiata (ipotetiche sulla base delle planimetrie dello Spannocchi e del Nigro):

In BLU. L'Anfiteatro, già bastione in epoca medioevale.

In ROSSO. La cortina muraria di epoca medioevale (Normanna, Sveva e Aragonese).

In GIALLO. La cortina muraria rinascimentale e i Bastioni.

In VERDE. Il cosiddetto Fortino.

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