a cura di Iorga Ivano Prato
Iitinerari in occasione del 210° anno dalla nascita di Vincenzo Bellini
Vincenzo Bellini ha lasciato un solco profondo nella storia del Melodramma italiano, coronato da successi che hanno dato una nuova vita ad un genere musicale per il quale l'Italia si è resa celebre fino ai primi del Novecento. Con questo itinerario si vuole rendere virtualmente omaggio al "Cigno", seguendo un percorso per le vie della sua città natìa e delle note evanescenti della sua Opera.
Tale itinerario si snoderà in due parti. In una prima parte del percorso si inseguiranno le vicende che hanno caratterizzato la vita dell'Autore in Catania, evidenziandone carattere e sensibilità scegliendo i quattro capolavori universalmente riconosciuti ( Il Pirata; La Sonnambula; La Norma; I Puritani ) quali rappresentanti assoluti del suo genio artistico. Si seguiranno, quindi, le tracce del passaggio del Maestro al suo ritorno in patria, dopo la prematura scomparsa.
Biografia.
La figura di Vincenzo Bellini appare, agli occhi di Lanza Tomasi, non dissimile dal linguaggio architettonico di Catania, dov' ebbe i natali. Il legame con la città etnea sarebbe più forte di quanto non si noti e c'è persino chi suggerisce una certa ascendenza dei suoi studi – oggi diremmo quasi antropologici – sulle musiche popolari sulle sue prime opere. Bellini intraprese la carriera artistica molto giovane ( si racconta persino di una sua predisposizione al canto all'età di diciotto mesi, una sorta di énfante prodigie ), in quanto già suo nonno – come il padre – era affermato musicista da camera. La famiglia Bellini, di origini abruzzesi, era a Catania dalla seconda metà del Settecento, quando il mecenate Ignazio Paternò Castello principe di Biscari invitò Vincenzo Felice Bellini – autore a Petralia Sottana le Dodici Toccate per Cembalo – a dirigere gli spettacoli svolti nel suo teatro privato, la cui sede era al Palazzo alla Marina. A Catania la musica dominante era quella sacra e il Maestro operò in molti cori ecclesiali, nonché presso i monaci Benedettini, il cui organo venne inaugurato nel 1765 quale il più grande al mondo, con più di duemila canne. In questo ambiente il piccolo Vincenzo, nato nel 1801, muoverà i suoi passi. L'infanzia del giovane musicista, battezzato nella S. Francesco Borgia, ci è stata tramandata da un anonimo manoscritto ( forse di un parente ) la cui stesura fu in retrospettiva. Da questo manoscritto emerge una talentuosa e precoce predisposizione al canto e alla musica: a soli sei anni compone Gallus Cantavit per soprano, mentre nel 1810 scrive una Tantum Ergo e una Messa per la chiesa di San Biagio. All'età di “diciotto mesi apprese un'aria del maestro Fioravanti che cantava deliziosamente accompagnato dal padre (...) cominciò a studiare pianoforte nell'età di anni tre” e per capriccio sostituì il nonno alla direzione di un mottetto nella chiesa dei Cappuccini a quattro anni, mentre a cinque “suonava il pianoforte degno di ammirazione”. Da piccolo, sotto sfida di certi suoi compagni, scommise dei dolci per riuscire a suonare l'imponente organo a cinque tastiere – troppo distanti per le sue braccia – della chiesa di S. Nicola. Non solo vinse la sfida, ma i canonici, udito quel ragazzino, lo presero in simpatia e lo accolsero come discepolo. Le notizie certe sono relative alla composizione del brano musicale de la farfalletta scritta nel '13 e dei nove Versetti da cantarsi il Venerdì Santo per duo tenorile e organo, scritti a quattordici anni, pervenuti autografi. Forse a quell'età o forse nel 1816 si trasferisce dal nonno in via Santa Barbara, non distante dal monastero benedettino, dove rimarrà a studiare finché questo non lo convincerà a seguire le sue orme e studiare al Santo Onofrio a Capuana. Alla fine del 1818 i Bellini chiedono al Duca di Sammartino, intendente del Vallo di Catania una supplica. Il giovane musicista può continuare i suoi studi al Real Collegio della Musica presso il monastero di San Sebastiano di Napoli grazie alla borsa di studio di trentasei onze annue versate dal Decurionato Comunale della Città di Catania (l'allora Senato Civico ). Lascia l'Isola il 14 partendo da Messina, dove rimase ospite d'un suo zio per quasi una settimana, e dopo travagliate vicende giunge, quattro giorni più tardi, su un'imbarcazione di fortuna scampando a un naufragio. A Napoli frequentò il Conservatorio con Giacomo Tritto, sotto i cui studi compone numerosi pezzi di musica classica nonché la Dolente immagine di Fille mia; segue anche il maestro Zingarelli, di cui diverrà allievo. In questi anni stringe una forte e duratura amicizia col calabrese Francesco Florimo, suo futuro biografo, il quale conserva diligentemente le numerose epistole del giovane compositore da cui ricaviamo oggi le più utili notizie intorno ad esso.
Nel 1825 Bellini torna un mese a Catania per assistere alla fastosa Festa di Sant'Agata, cui è devoto. A Napoli il sovrintendente dei teatri napoletani gli la commissiona di un' opera per il San Carlo, per la quale sceglie il librettista. Bianca e Gernardo è allestita nel 1826 e ottiene un caloroso successo. Tra i complimenti ottiene quelli di Donizetti che la definisce “produzione bella, bella, bella”. Del compositore si interessa anche l'impresario Domenico Barbaja gli chiese di comporre un altro melodramma per La Scala di Milano. Trasferitosi nella città lombarda, nel 1827 Bellini portò in appena sette mesi a termine la composizione del Pirata, il primo di una lunga serie di lavori realizzati in collaborazione con Felice Romani, maggior librettista del suo tempo. Il sodalizio con Romani durerà fino al '33 e avrà i felici esiti compositivi noti: Il Pirata ( 1827 ), La Zaira ( 1829 ), La Straniera ( 1829 ), I Capuleti e i Montecchi ( 1830 ), La Sonnambula ( 1831 ), La Norma ( 1831 ), La Beatrice di Tenda ( 1833 ). Nel 1829 il Nostro subisce il disapprezzo dell'opera Zaira, ma i motivi sono esterni al merito del lavoro che, nonostante tutto, oggi risulta annoverabile a pieno titolo tra i pilastri musicali di Bellini. I migliori pezzi di quest'opera verranno usati ne I Capuleti e i Montecchi, il cui successo fu persino “inaspettato”. Nel '31 con la rappresentazione di Norma alla Scala di Milano dove ottenne il fervore del pubblico plauso. Tuttavia sono anche gli anni in cui si avvertono gli avvisi di quella che sarà la sua fine: è costretto a ritirarsi spesso a Moltrasio, sul lago di Como, dove hanno residenza i Pasta e i Turina, a causa delle sue frequenti malattie. Nel 1832 suona alla presenza del re Ferdinando II I Capuleti e i Montecchi al S. Carlo. Il 14 febbraio si imbarca per Messina. Qui una rappresentazione del Pirata al Munizione lo accoglie, mentre a Catania lo precede la banda municipale in gran festa, portandolo per la città sulla berlina dell'intendente di Provincia, il principe Manganelli, verso l'abitazione dello zio Vincenzo Ferlito. A Catania rimane fino ad aprile, quando, insieme all'inseparabile Francesco Florimo, si dirige verso Palermo, affrontando il pericolo delle insicure strade dell'area centrale ( lo definisce un “viaggio oltremodo strapazzoso” ), rimaste tali dai racconti del Grand Tour del secolo precedente. Qui procede per rendere omaggio al Duca Sammartino, ora Ministro per gli affari interni della Sicilia. La Beatrice di Tenda del 1833 la rottura del binomio Bellini-Romani, ma anche la volontà del Nostro di cercare il successo in Europa. Ad aprile si trasferisce a Londra per alcuni mesi; di lì si sposta poi a Parigi. Ad aprile del '34 ha l'incarico di scrivere un'opera per il Théâtre Italien. In questa occasione nasce la maggiore opera innovativa di Bellini, tra l'altro l'ultima: I Puritani, per la quale l'Enciclopedia delle scienze musicali ( Lipsia 1835 ) lo definisce il “Lutero della musica italiana”, replicata ben diciassette volte in tre mesi. La replica del 24 gennaio del '35 è assistita dal re di Francia Luigi Filippo d'Orleans che lo insigna del titolo di Cavaliere della Legione d'Onore. Frequenta la Contessa Cristina Trivulzio di Belgioioso e Solomon Levy, che ospita il musicista nella sua villa di Puteaux dove muore il 23 settembre 1835 per dissenteria amebica, solo, poiché creduto affetto di colera, che a quei tempi ammorbava la città di Parigi.
Sepolto nel cimitero di Père Lachaise, accanto ad altri personaggi illustri (come Chopin), il suo corpo fu riesumato per essere traslato con una bara di legno – ancor oggi intatta, conservata al Museo Bellini – nella città natale. La bara, giunta nel settembre del 1876 a Messina, passò per la città di Catania su di una impalcatura di legno e stucco, una fastosa “nave” barocca, attraverso un arco trionfale di legno e foglie allestito per l'occasione nel Piano del Borgo, già Piano degli impiccati, odierna Piazza Cavour, tappa obbligata per unire le due città, e attraversando la Via Stesicorea, oggi Etnea, giunse infine al Duomo dove l'attendeva una imponente impalcatura e dove infine venne sepolto.
Itinerari.
Percorso A) Il percorso scelto per la prima parte dei Ricordi Belliniani è il seguente: partenza da piazza S. Francesco d'Assisi, dove ubicare la sede direttiva e informativa del Parco stesso, Palazzo Gravina-Crujllas, S. Francesco e l'Immacolata, via Crociferi, S. Francesco Borgia, via Gesuiti, Piazza Dante, S. Nicolò L'Arena ed ex Monastero dei Benedettini, via A. di S. Giuliano, via S. Maddalena, chiese S. Agata al Carcere e S. Agata Vetere, via Cappuccini, piazza Stesicoro, S. Biagio, via Tomaselli, “Villa” Bellini.
Percorso B) Il percorso per la seconda parte sarà invece: Via Etnea, piazza Stesicoro, Monumento a Vincenzo Bellini, via A. di S. Giuliano, via Michele Rapisardi, piazza Teatro Massimo, Teatro Bellini, via Landolina, via V. Emanuele II, piazza Duomo, Cattedrale.
Cosa andremo a vedere.
Palazzo Gravina-Crujllas: Museo Civico Belliniano (1). Nel 1801 vi nasce Vincenzo Bellini che vi passa i primi quindici anni. In questo palazzo i Bellini avevano in affitto un paio di stanze che furono poi acquistate dal Comune per allestirvi il Museo Belliniano che fu inaugurato il 5 maggio 1930, a cui si aggiunsero poco per volta altri ambienti fino alle forme attuali. Il Museo ha da poco riaperto, dopo il nuovo allestimento che lo ha visto chiuso per più di un anno, con una esposizione più accurata e selezionata.
Il Museo fa anche da apertura al Percorso Auditivo che qui si apre con Casta Diva, Aria introduttiva della Norma, scelta perchè rappresenta il più bel capitolo del Melodramma italiano, nonché per il suo natale introduttivo all'opera di appartenenza.
Santuario di San Francesco e dell'Immacolata (2). Vi sono ospitate due delle “Candelore” che aprono le festività in onore alla patrona S. Agata e che per tale occasione vengono uscite. Vi si può ammirare l'organo settecentesco che il piccolo Vincenzo adoperò per i suoi studi e che servì, così pare, per suonare il Gallus Cantavit all'età di sei anni.
Chiesa di San Francesco Borgia ed ex Collegio gesuitico (3). Vincenzo Bellini vi viene battezzato il 4 novembre 1801. Da vedere la chiesa, recentemente usata per esposizioni temporanee di carattere archeologico, e il primo cortile dell'ex collegio, decorato dal bicromo disegno di una stella dentro un cerchio iscritto nel quadrato della corte, realizzato con ciottoli fluviali e pietra calcarea, nonché il doppio colonnato del Di Benedetto e di Francesco Battaglia.
Il Percorso Auditivo continua qui con lo Stabat Mater del Boccherini (1799), composta per Luciano Bonaparte a Madrid. L'influenza della côrte spagnola in Sicilia è evidente nei costumi e nelle architetture, pertanto si è scelta un'opera sacra di respiro italiano sebbene madrilena che avrà avuto senza dubbio parte nel registro musicale catanese al tempo della nascita del piccolo Vincenzo (1801).
Chiesa di San Nicola ed ex convento benedettino (4). In fondo al coro l'imponente organo di Donato del Piano (1765) composto da cinque fila di tastiere e da poco meno di tremila canne (nel 1899 se ne contavano ben 2.916), usato da Vincenzo Bellini nella sua infanzia. Annesso alla chiesa è il più grande convento d'Europa dopo il monastero di Mafra in Portogallo.
Qui ascolteremo La Farfalletta, composta durante i suoi studi nel 1813.
Chiese di S. Agata al Carcere, S. Agata la Vetere, San Biagio (5). Quest'ultima chiesa, si suppone eretta intorno al IV secolo col titolo di S. Agata la Fornace, dopo il terremoto del 1693 fu accorpata con un altro tempio medioevale che le dà l'attuale titolo. Qui il piccolo Vincenzo Bellini suonò una Tantum Ergo. All'interno a unica navata tele del Cinque e Seicento e nell'altare a destra il presunto luogo del martirio.
Questa è la giusta sede per l'esecuzione della Tantum Ergo.
Giardino Comunale V. Bellini (6). Qui il Principe di Biscari dava spettacoli serali e orchestrine si esibivano nella collinetta centrale, molto probabilmente su musiche di Vincenzo senior, il nonno di Bellini e non si esclude che il giovane musicista, entrato nelle grazie del Principe, abbia passeggiato in questo ameno luogo.
Si prosegue il Percorso con l'ascolto dei canti popolari religiosi etnei, eseguiti dal Duo Triquetra, che ebbero nel Bellini una forte influenza formativa.
Viene qui ascoltata inoltre la bellininana Dolente immagine di Fille mia.
L' ascolto prosegue con il brano Sorgi, oh padre dall' opera Bianca e Gernardo (1826), primo successo che l' Autore ebbe a Napoli. Qui emergono i sentimenti di patriottismo di Bellini, che amò la stesura perché "ambientata in Sicilia".
Via Etnea (7). Nel settembre del 1876 Vincenzo Bellini tornava, dentro una ricca bara in legno, nella sua città, portato in processione da una “nave” barocca in legno e stucco che passò attraverso un arco trionfale fatto con legno e piante varie, decorato da angeli e altre immagini, eretto per l'occasione con i fondi del Senato Civico. L'arco fu poi bruciato la sera stessa della deposizione del musicista in Cattedrale. La processione proseguì solo per via Etnea per giungere infine alla piazza Duomo, seguita da tutta la cittadinanza.
Piazza Stesicoro: Monumento a Bellini (8). La piazza era un elegante giardino con sentieri sul prato e alberi. L'escavazione dell'Anfiteatro si deve ai Fichera (padre e figlio) e si concluse soltanto nel 1914. Sul lato opposto fu inaugurato nel 1882 il Monumento a Vincenzo Bellini di Giulio Monteverde.
Nella piazza si potranno ascoltare brani tratti dalle quattro opere rappresentate sui lati del Monumento di Monteverde: Il Pirata; La Sonnambula; Norma; I Puritani.
Teatro “Massimo” Bellini (9). Gli artisti esibitesi sono notevoli e compaiono tra gli altri grandi nomi come Mancinelli, Mugnone, Gui; Galli-Curci, Callas, Tebaldi, Caballé, Ricciarelli, Corelli, Kraus, Pavarotti, Bergonzi, Nucci etc. L' inaugurazione avvenne con la Norma nel 1890 e da quest'opera si ascolta il brano Son io, conclusione del capitolo più noto della produzione belliniana.
Cattedrale: Tomba di Vincenzo Bellini (10). Dal 1876 le spoglie di Bellini sono accudite al di sotto del primo pilastro a destra del tempio, nella tomba opera del Rapisarda.
Il Percorso Auditivo termina qui con l'esecuzione del brano Ah, non credea mirarti, tratto dalla Sunnambula e inciso sulla tomba del Maestro.
Nota.
Al nostro percorso fisico se ne aggiunge uno di ricordi, memorie che potrebbero sembrare sopite se non fosse per quelle tracce, sbiadite e scolorite, che sembrano voler testimoniare la eco di un momento solenne: il rientro di Vincenzo Bellini a Catania. Venne organizzato un imponente corteo, che condusse una macchina barocca - ricca di allegoriche statue, colonne e fiori - che faceva da base alla tomba del Maestro, dal piano del Borgo (già piano degli Impiccati e oggi Piazza Cavour), dove passò al di sotto di un grande arco di trionfo in materiale deperibile, percorse la via Stesicorea e la via Uzeda (oggi note entrambe come via Etnea) fino a giungere in Cattedrale, dove lo attendeva il definitivo sepolcro, ben diverso da quello originariamente previsto e di cui rimangono i soli progetti. Vogliamo, quindi, ricordare l'evento con un silenzioso percorso di immagini, dal cimitero di Père Lachaise alla Cattedrale, in allegato a questo testo.

