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SPELEOMOTOCROSS: COME VANDALIZZARE UNA GROTTA VULCANICA E TERRORIZZARE I PIPISTRELLI.

Dopo l’episodio (sicuramente non sarà stato il primo in quella cavità) accaduto nella grotta Taddariti 2 nelle sciare del santuario della Madonna della Roccia di Belpasso, balza prepotentemente alla ribalta il problema della tutela, valorizzazione e fruizione degli ultimi lembi delle lave incolte e delle gallerie di scorrimento lavico disseminate nell’area metropolitana di Catania.
La proposta dell’istituzione del Parco Vulcanospeleologico Metropolitano (PVM) è stata avanzata più volte da chi scrive sin dal 1995 sia con numerosi articoli pubblicati su La Sicilia, sia nel corso di convegni, seminari e conferenze.
Insieme con il geologo Franco Cavallaro, la proposta è stata illustrata e poi pubblicata negli Atti del Forum delle associazioni ambientaliste della provincia di Catania “La tutela dell’ambiente nel territorio catanese: stato, problemi, prospettive”, tenutosi il 22 maggio 2004 nel salone-Museo di Zoologia del Dipartimento di Biologia Animale dell’Università di Catania.
Il quotidiano La Sicilia di oggi, giovedì 6 maggio 2021, dà notizia dell’inusitata violenza ambientale ai danni della Grotta Taddariti 2, all’interno della quale sono penetrati con moto da cross. Ciò è inaccettabile e va fermato con decisione, anche se quel territorio non rientra nei limiti territoriali del Parco dell’Etna.
Attualmente, le uniche grotte vulcaniche che non corrono tali rischi sono quelle che ricadono all’interno della Riserva naturale integrale “Complesso Immacolatelle e Micio Conti” di San Gregorio e nella zona B del Parco dell’Etna.
Con l’istituzione del PVM la protezione verrebbe estesa pure a tutte le altre gallerie di scorrimento lavico ed è l’unica soluzione se si vuole evitare che vadano distrutte da azioni vandaliche come quella di domenica scorsa o prese di mira da ruspe e caterpillar per realizzare una strada o un palazzo.
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MOTOCROSS IN UNA GROTTA DI BELPASSO

BELPASSO – Sono stati visti sciamare, uno dietro l’altro sulle loro moto da cross, da una grotta vulcanica in territorio di Belpasso, a un centinaio di metri dal santuario della Madonna della Roccia. La cavità è la grotta Taddariti 2, un’interessante galleria di scorrimento lavico che si apre nelle lave dell’eruzione del 1669 che, anni fa, fu intercettata dalle ruspe e sventrata nel tratto mediano. Nel ramo nord della caverna, quello in cui sono penetrati le moto da cross, vive un piccolo gruppo di pipistrelli noti col nome di “Ferro di cavallo minore”, così detti per la curiosa cartilagine nasale a forma, appunto, di ferro di cavallo. È fin troppo evidente che l’elevata rumorosità dei motori, amplificato dalla grotta stessa, ha fortemente disturbato quei poveri animaletti appesi alla volta a testa in giù durante il loro riposo diurno dopo aver cacciato gli insetti di cui si nutrono per l’intera notte.

La domanda alla quale qualcuno ora dovrà dare una risposta convincente è: da quando il motocross si svolge pure all’interno delle cavità naturali dislocate sui quattro versanti e a tutte le quote del nostro vulcano? Ci risulta che qualcuno ha interpellato il presidente del parco dell’Etna, il quale ha fatto sapere che quel territorio dove si sono dati appuntamento i motocrossisti, che non partecipavano ad alcuna manifestazione autorizzata, non rientra nell’ambito dei confini del parco. La vigilanza, allora, spetta al Comune di competenza, in questo caso Belpasso. Viene effettuata? Possibile che nessuno abbia sentito il petulante ronzio delle moto che proveniva da non molto lontano dal centro abitato di Borrello e a poca distanza da un luogo di culto dove regnano il silenzio e la preghiera?

L’episodio della grotta Taddariti 2 offre lo spunto per una riflessione su ciò che riguarda la tutela, valorizzazione e fruizione delle “sciare” incolte e delle grotte vulcaniche disseminate nell’area metropolitana catanese. Non sono mai mancate le idee, non c’è stata finora la volontà politica di prendere in considerazione la proposta d’istituzione del “Parco vulcanospeleologico metropolitano” presentata da due studiosi nel Forum “La tutela dell’ambiente nel territorio catanese: stato, problemi, prospettive”, svoltosi il 22 maggio del 2004, all’Università di Catania. È, questa, l’unica strada percorribile se si vuole salvare questo importante patrimonio naturale formato dagli ultimi lembi sciarosi delle innumerevoli colate laviche e dalle grotte vulcaniche che in esse si aprono, all’interno delle quali vive una fauna peculiare e spesso custodiscono veri e propri “tesori” per gli archeologi, un patrimonio culturale e scientifico unico in tutta l’Europa continentale che appartiene all’intera collettività e che va adeguatamente protetto e, ove possibile, reso fruibile da tutti. Occorre informare i cittadini dell’esistenza di questo patrimonio, della sua natura straordinaria, farlo vedere a tutti, farlo apprezzare soprattutto ai giovani, soprattutto a quelli che scorrazzano sulle due ruote da cross.

GIUSEPPE SPERLINGA

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