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STRAGE DELLE SIEPI A CATANIA

STRAGE DELLE SIEPI A CATANIA

Continua il massacro del verde pubblico che adorna strade e piazze di Catania. A essere presi di mira con tagli indiscriminati sono principalmente gli alberi, i quali sono spesso orribilmente decapitati e privati in tutto o in gran parte della loro chioma o, addirittura, tranciati alla base, perché ritenuti rei di essere potenziali “assassini” di ignari pedoni e automobilisti qualora dovessero schiantarsi al suolo. Prima la sicurezza, è il mantra dei responsabili dell’ufficio comunale del verde pubblico, uno slogan che ha arrecato gravi danni alle alberature cittadine. Gridano ancora vendetta al cielo i pini della circonvallazione, di via Dusmet, della villa Bellini e di altre strade cittadine, risultati instabili alle prove di trazione cui li hanno sottoposti i tecnici incaricati dal Comune, i quali ne hanno decretato il taglio alla base prima che, a loro dire, potessero cadere sulle teste della gente, come se questo fosse l’unico rimedio, pur riconoscendo che, cinquant’anni fa, commisero un grossolano errore a impiantarli in quelle aiuole. Ma se tale operazione cruenta ai danni degli alberi viene giustificata agitando lo spettro del pericolo di uno schianto, risulta del tutto incomprensibile e inaccettabile la strage di siepi massacrate a colpi di motosega, con gli arbusti ridotti a moncherini che s’innalzano a pochi centimetri dal suolo. È quanto accaduto, nel mese di marzo scorso, ai danni della siepe di Oleandri di largo Mario Merola, un ampio slargo utilizzato come parcheggio da coloro che si recano al parco Gioeni entrando da via Angelo Musco, nei pressi della villa che appartenne al famoso attore catanese (a proposito, quando saranno rimossi i resti vegetali, le bottiglie di vetro e di plastica, i rifiuti sparsi nelle aiuole?). Non è la prima volta che gli operai comunali capitozzano barbaramente le siepi che delimitano aree verdi o piazze cittadine, basti citare i devastanti interventi effettuati nella primavera di due anni fa ai danni della rigogliosa siepe che delimita il parco Amico lungo la via Pietro Novelli e di quella di via Marchese di Casalotto, i cui rami laterali avevano invaso i marciapiedi adiacenti. A nulla valsero le proteste di associazioni ambientaliste e di singoli cittadini. Da allora, al fine di evitare l’intervento inopportuno degli operai della Multiservizi armati di motoseghe, un abitante di via Marchese di Casalotto, il dott. Andrea Angilello, ha pensato di accollarsi l’onere della manutenzione di quella siepe, pagando di tasca sua un giardiniere di sua fiducia, che provvede a eliminare i rami sporgenti sul marciapiede. Merito, dunque, di un cittadino che tutela a spese sue il verde pubblico evitando l’intervento dell’istituzione che invece dovrebbe difenderlo! Per dirla con Pirandello, così è, se vi pare, almeno a Catania.

Si deve poi sottolineare che tali interventi su arbusti e alberi cittadini, chissà perché, avvengono quasi sempre nella stagione sbagliata, cioè in primavera o addirittura in estate, vale a dire quando le piante sono in pieno risveglio con le gemme in riscoppio vegetativo dopo il lungo riposo invernale. È buona norma non potare le siepi nel periodo compreso tra il 15 marzo e il 31 luglio, anzi dovrebbe essere vietato, lo dovrebbe prevedere il regolamento del verde pubblico e privato urbano, che la città di Catania si ostina ancora oggi a non dotarsi. Dovrebbe essere proibito potare o, peggio ancora, capitozzare le siepi, perché sono microambienti di riproduzione, di alimentazione e di rifugio per molte specie di animali. Le siepi, infatti,oltre ad avere la funzione di separare una proprietà dall’altra, a proteggere la nostra privacy da sguardi indiscreti, a svolgere il ruolo di barriera antivento e a decorare giardini, aiuole, strade e piazze cittadine, costituiscono un vero e proprio microecosistema all’interno del quale vivono centinaia di specie animali vertebrati e invertebrati, che si muovono nell’intricato intreccio di rami e molti dei quali sfuggono all’osservazione dell’occhio distratto perché di piccole dimensioni, per il colore della loro livrea e via dicendo. Dalla fine dell’inverno, infatti, sono colonizzate da tante specie di uccelli che vi costruiscono i loro nidi, come il Cardellino, Fanello, Fringuello, Occhiocotto, Cinciallegra, Scricciolo, Usignolo, Merlo e tante altre. Ma non sono solo gli uccelli a scegliere di vivere nel fitto delle siepi, perché in esse trovano l’ambiente adatto per la loro esistenza una pletora di altri organismi, dai mammiferi come il Riccio comune o europeo agli insetti (coleotteri e farfalle, soprattutto), agli aracnidi (ragni), ai rettili come le lucertole e anfibi come i rospi. Non è superfluo sottolineare che tra gli insetti che popolano la siepe vi sono pure quelli utili all’agricoltura, perché si nutrono di altri insetti parassiti delle piante agrarie, così come sono presenti gli insetti pronubi, che sono quelli favoriscono l’impollinazione trasportando il polline da un fiore all’altro. In particolare, sono alcune specie di uccelli a essere duramente colpite dalla scomparsa o dal taglio indiscriminato di siepi in questo periodo. Ogni giorno, un uccello mangia prede corrispondente al 30 per cento del proprio peso, tra i quali quegli insetti che, in agricoltura, sono sterminati con l’uso di pesticidi. Alla schiusa delle uova, il genitore torna frequentemente al nido che ha costruito nell’intreccio dei rami della siepe per portare un bruco o piccoli insetti alla nidiata che attende col becco spalancato il nutrimento. Un Merlo consuma centinaia di larve di mosche e di zanzare in pochi giorni. La distruzione delle siepi comporta l’eliminazione dei nidi di alleati preziosi per l’uomo nella lotta contro la proliferazione di insetti nocivi per la nostra salute e dannosi per l’agricoltura, perché svolgono oltre ai servizi ecosistemici prima descritti anche un ruolo di”presidio sanitario”. Ecco, dunque, spiegato il motivo per cui le nostre siepi vanno difese e protette da tagli scriteriati che le rasano a zero, le stesse potature non devono essere troppo frequenti né troppo drastiche, meglio lasciare fare alla siepe, che si sviluppi liberamente, limitandoci a tagliare soltanto i rami sporgenti che possano costituire un ostacolo per i pedoni. Le stesse foglie che cadono nel periodo autunnale non andrebbero rimosse col rastrello, ma lasciate sul posto perché saranno ricettacolo di una microfauna che costituirà il pabulum nutritizio di molte specie animali.

GIUSEPPE SPERLINGA

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