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SUPERLUNA, DANZA PLANETARIA E PASSAGGIO DI ASTEROIDE NEL CIELO DI APRILE

SUPERLUNA, DANZA PLANETARIA E PASSAGGIO DI ASTEROIDE NEL CIELO DI APRILE

Il malefico virus coronato Covid-19, dall’inizio dello scorso mese di marzo, continua a privarci di molte libertà, costringendoci al confinamento casalingo per contenere la diffusione dei contagi. Ma, il letale microrganismo non ci potrà privare della libertà di osservare il cielo dai nostri balconi, terrazze, cortili.

Ecco, dunque, cosa ci riserva il cielo di questo mese di aprile 2020.

Buona lettura!

G.S.

Per maggiori approfondimenti, si rimanda alla consultazione del sito dell’Unione Astrofili Italiani (www.uai.it) e del numero 243 di aprile 2020 della bella rivista di divulgazione astronomica “Coelum Astronomia” scaricabile dal sito www.coelum.com.

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La Superluna prima di Pasqua, la danza planetaria di Marte, Giove e Saturno con la Luna calante prima dell’alba e il transito di un asteroide alla fine del mese: sono tra i più importanti fenomeni celesti del cielo di aprile.

Le giornate continueranno ad allungarsi e, alla latitudine di Catania, la durata del dì aumenta di circa un’ora. Il Sole sarà proiettato tra le stelle della costellazione dei Pesci fino a sabato 18, dopo transiterà tra quelle dell’Ariete. La Luna sarà al Primo Quarto l’1, plenilunio l’8, Ultimo Quarto il 15, novilunio il 23. La Luna piena di mercoledì 8 sarà una Superluna, perché alle 19.10 del giorno precedente, l’argenteo satellite naturale terrestre si troverà al perigeo, cioè alla minima distanza dalla Terra, pari a 356.908 km. Si badi, però, di tener conto di un piccolo dettaglio: se si vuole osservare e fotografare la Luna piena bisogna sacrificarsi a una levataccia notturna, alle 4.35 della notte tra il 7 e l’8 aprile, quando si verificherà il plenilunio e il nostro satellite ha superato da poche ore il perigeo. Con buona pace dei “catastrofisti della Luna piena”, i quali profetizzano ogni tipo di sciagura sugli umani, dall’aumento dei ricoveri in ospedale e del tasso di criminalità alle eruzioni vulcaniche e ai terremoti e altre amenità dello stesso stampo. In realtà, l’unico effetto che può produrre la Luna piena quando si trova al perigeo è un aumento di appena una dozzina di centimetri del dislivello tra la bassa e l’alta marea, che non ha mai ucciso alcun essere umano.

Come di consueto, la nostra carrellata planetaria s’inizia dal minuscolo Mercurio, che è visibile con difficoltà prima del sorgere del Sole, perché molto basso sull’orizzonte orientale. Venere sarà ancora “Vespero”, perché continua a risplendere, a ovest, nel cielo della sera. All’inizio del mese, il pianeta di Citera tramonta quattro ore dopo il Sole, ma col passare dei giorni si avvicina sempre di più al Sole, si abbassa progressivamente sull’orizzonte e, alla fine del mese, la sua visibilità si riduce di quasi tre quarti d’ora. Imperdibile la rara stretta congiunzione con le Pleiadi (‘a Puddara, di verghiana memoria ne “I Malavoglia”), un suggestivo incontro (prospettico) ravvicinato che si verifica ogni otto anni alla stessa data (la prossima volta si verificherà il 3 aprile del 2028). Marte, Giove e Saturno: il balletto del trio planetario è osservabile nell’orizzonte di Sud-Est, al mattino prima che sorga il Sole, con il pianeta rosso che sorge per ultimo (il primo a sorgere è Giove). Urano è inosservabile, mentre Nettuno è visibile nell’orizzonte orientale, nelle ultime ore della notte, ma con difficoltà, perché molto basso. Pure in aprile continueranno, prima dell’alba nel cielo orientale, gli spettacolari balletti della falce di Luna calante con il trio planetario formato da Giove, Saturno e Marte. Da non perdere la congiunzione Luna-Giove-Saturno di mercoledì 15 e quella del giorno dopo tra la Luna e Marte. Davvero spettacolare il bellissimo quadro astrale che, dopo il tramonto di giorno 26, si presenterà ai nostri occhi volgendo lo sguardo a occidente per ammirare l’ammasso stellare delle Pleiadi, la stella gigante rossa Aldebaran, la falce di Luna crescente e il pianeta Venere.

Con l’arrivo di aprile, lo scenario celeste tende a mutare. Il cielo invernale, infatti, cede la scena a quello estivo. A occidente, possiamo ancora un ultimo sguardo alle costellazioni che hanno dominato il cielo invernale: il Toro con il suo “occhio rosso” Aldebaran, il gigante Orione, i Gemelli Castore e Polluce e l’Auriga con la gialla Capella (la capretta che allattò Zeus sul monte cretese di Ida). Quest’ultima, è la sesta stella più luminosa del cielo notturno, la terza più brillante dell’emisfero boreale dopo Arturo di Boote e Vega della Lira, ma in realtà è un sistema stellare multiplo formato da quattro astri che formano due coppie. Volgendo lo sguardo dalla parte opposta, a oriente, fanno capolino le costellazioni che domineranno il cielo estivo, con la Lira e la luminosa Vega, futura stella polare tra tredicimila anni. A Nord-Est, subito sotto l’Orsa Maggiore, sarà facilmente distinguibile Bootes per la caratterizzata forma ad aquilone con al vertice la luminosa Arturo (il guardiano dell’Orsa). Alla sinistra del Bovaro è riconoscibile la Corona Boreale, piccola costellazione a forma di semicerchio. Tra quest’ultima e la Lira sarà possibile rintracciare la costellazione di Ercole, contenente il famoso ammasso globulare M13, che contiene trecentomila stelle ed è il più luminoso del cielo boreale e il terzo dell’intera volta celeste. Essa è costituita da un ampio quadrilatero di stelle (il corpo del mitologico semidio ed eroe), da cui si dipartono le stelle che formano gli arti. Ercole (Eracle, per i Greci) era figlio di Zeus e di Alcmena. Famose le sue mitiche dodici fatiche, in una di esse strangolò con le proprie mani il Leone di Nemea e uccise l’Idra di Lerna, in aiuto della quale intervenne il granchio (Ercole lo schiacciò col piede, è rappresentato in cielo dalla costellazione del Cancro). Il crostaceo fu inviato dalla vendicativa Era, perché Ercole era il frutto dell’ennesimo tradimento del marito. Nel cielo meridionale, oltre al già citato Cancro, sfileranno le costellazioni zodiacali del Leone con la brillante Regolo (Piccolo Re) e della Vergine con la luminosa Spica. A notte fonda, a Sud-Est, vedremo spuntare la Bilancia e lo Scorpione. Il nostro excursus si conclude con le costellazioni circumpolari, che non sorgono e non tramontano: le due Orse, con l’Orsa Maggiore molto alta sull’orizzonte e, dalla parte opposta, l’inconfondibile “W” della vanitosa regina Cassiopea e la “casetta” del suo regale sposo Cefeo, re di Etiopia, che non corrisponde all’attuale Stato africano, ma era un territorio tra la Palestina e il Mar Rosso.

Per finire, avremo un incontro ravvicinato con l’asteroide “1998 OR2”, che raggiungerà la minima distanza dalla Terra il 29 aprile prossimo, avrà una luminosità di 10,9 magnitudine e, dalle 19 alle 23, sarà visibile pure con piccoli telescopi, anche se non sarà facile osservarlo perché si troverà molto basso sull’orizzonte. L’asteroide è stato scoperto nel luglio del 1998 dai telescopi professionali americani del programma Near Earth Asteroid Tracking (Neat) della Nasa e del Jet Propulsion Laboratory per la scoperta di oggetti near-Earth, gli asteroidi la cui orbita è vicina a quella della Terra e alcuni di essi costituiscono un pericolo perché le loro orbite intersecano quella del nostro pianeta. OR2 dovrebbe avere un diametro tra 1,2-3,7 km e il 29 aprile si troverà a una distanza di 6.290.440 km dalla Terra, vale a dire a circa 16 volte e mezzo la distanza Terra-Luna. Questo macigno spaziale, pur passando “vicino” alla Terra, è classificato come un oggetto di classe “Amor”, che sono quegli asteroidi che hanno un’orbita con distanza minima dal Sole superiore a una Unità Astronomica (150 milioni di chilometri). Per tranquillizzare coloro che temono collisioni catastrofiche tra questo proiettile cosmico con il nostro pianeta diremo che esso non si avvicinerà mai tanto da intersecare la nostra orbita, di conseguenza non potrà mai essere in rotta di collisione con la Terra, al contrario di quanto potrebbe accadere, invece, con i temuti asteroidi di classe “Aten” e “Apollo”.

                                                                                   GIUSEPPE SPERLINGA

 

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Hercules slaying the Hydra. Scene from the Greek mythology. Wood engraving, published in 1880.

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