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TIMPA DI LEUCATIA: UN’OASI TRASCURATA DA DUE COMUNI

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TIMPA DI LEUCATIA: DEGRADO,  SPORCIZIA ED ERBE SECCHE.

Dopo l’intervento di risanamento ambientale effettuato dai Lions Club, un paio d’anni fa, il primo tratto dell’antica via Lavatoio, dall’innesto con via Tito Manlio Manzella fino all’ingresso dell’ambiente umido della Timpa di Leucatia, è ripiombato in uno squallido stato di abbandono, assediato dalla spazzatura e dall’erba secca alta fino a un paio di metri. La strada funge da linea di demarcazione tra i Comuni di Catania e S. Agata li Battiati. Ed è proprio questo status di linea di confine che ha nuociuto a questa stretta e lunga via che da via Manzella conduce a via Balatelle, attraversando l’incontaminato ambiente umido, con ai lati i ruderi dei primi tronconi del secentesco acquedotto benedettino e della “Botte dell’acqua” (il vascone dove si raccoglieva l’acqua delle sorgenti). Dimenticata da entrambi i Comuni, che soltanto saltuariamente provvedono a mantenerla pulita, la strada è utilizzata in maniera impropria da una congerie di persone che non hanno alcun rispetto delle più elementari norme della convivenza civile: fruttivendoli ambulanti che vi scaricano cassette di legno; pescivendoli che vi lasciano contenitori di polistirolo per il pesce dopo aver lavato la loro “lapa” con l’acqua delle sorgenti della Leucatia; venditori di verdure selvatiche che le lavano utilizzando le stesse acque (moderatamente inquinate, ma pur sempre inquinate); incivili che vi scaricano ogni sorta di rifiuti, da quelli ingombranti al materiale di risulta.

Vale la pena ricordare che nel maggio del 2013, una decina di Lions Club coordinati dal dott. Luigi Savarino si mobilitarono per risanare l’ingresso alla zona umida e la grande aiuola antistante i ruderi dell’acquedotto benedettino, facendo installare una recinzione con paletti di castagno e due capannine di legno con altrettanti poster con testi bilingue con foto sulle caratteristiche sia dell’ambiente umido sia dell’acquedotto, curati dall’associazione Stelle e Ambiente. A rimuovere quintali di spazzatura e vegetazione spontanea secca intervennero i militari americani di stanza a Sigonella e gli studenti dell’istituto Agrario e quelli dell’Alberghiero. Si restituirono così decoro e dignità a un angolo della città fino allora dimenticato e trascurato, pur in presenza del rudere di una straordinaria opera d’ingegneria idraulica del XVII secolo. Sono trascorsi due anni e tutto è stato vanificato dall’ignavia dei due Comuni, che non si sono mai preoccupati di mantenere pulito il sito, fatta salva qualche sporadica apparizione di netturbini e operai con decespugliatori, mentre la strada continua a rimanere al buio. Adesso occorre intervenire subito a rimuovere la spazzatura e a tagliare la vegetazione spontanea ormai secca, al fine di evitare il pericolo d’incendio, che causerebbe la distruzione delle recinzioni e delle capannine.

GIUSEPPE SPERLINGA

 

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