Stelle e Ambiente

Notizie

UN CORTEO PLANETARIO E LE ORIONIDI NEL CIELO DI OTTOBRE 2019

UN CORTEO PLANETARIO E LE ORIONIDI NEL CIELO DI OTTOBRE 2019

Tranne Marte, che è visibile al mattino presto sull’orizzonte orientale prima del sorgere del Sole, nel cielo serale di ottobre brillano nell’orizzonte occidentale quattro dei cinque pianeti visibili a occhio nudo noti sin dall’antichità. Sono Mercurio, molto basso e difficile da rintracciare. Il minuscolo pianeta si potrebbe tentare di rintracciarlo la sera del 20 ottobre, quando sarà alla massima distanza angolare di 24° 38’ dalla nostra stella diurna e, ancor meglio, la sera del 22 perché tramonta 49 minuti dopo il Sole. L’altro pianeta è Venere, il secondo in ordine di distanza dal Sole e terzo oggetto più luminoso del cielo dopo il Sole e la Luna, anch’esso molto basso sull’orizzonte occidentale, ma facilmente rintracciabile per la sua grande luminosità. Il pianeta di Citera è molto simile al nostro pianeta per massa e dimensioni, impiega 224,7 giorni per compiere la sua rivoluzione intorno al Sole e ben 243 per ruotare attorno al suo asse in senso contrario rispetto alla Terra (rotazione retrograda), ma essendo un pianeta interno all’orbita terrestre non lo vediamo mai allontanarsi più di 47° dal Sole (massima elongazione). In cielo, ci sarà pure Giove nelle prime ore della sera, a Sud-Ovest, ormai molto basso sull’orizzonte a formare un corteo planetario insieme con Venere e Saturno, che è ancora osservabile ma un po’ più alto sull’orizzonte e visibile più a lungo dopo il tramonto del Sole. Per osservare, invece, Urano e Nettuno occorre utilizzare un telescopio. Il primo, a fine mese, sarà all’opposizione rispetto al Sole e, perciò, sarà il periodo di migliore per poterlo osservare per l’intera notte. Potremo, infatti, seguirlo, dal suo sorgere sull’orizzonte orientale, poco dopo il tramonto del Sole, fino al tramonto a occidente poco prima dell’alba. Nettuno è osservabile per quasi tutta la notte, da dopo il tramonto del Sole, in direzione Sud-Est.

In ottobre, le giornate continuano ad accorciarsi. Dopo l’equinozio autunnale dello scorso 23 settembre, la durata della notte (il periodo di oscurità) prevale sulla quella del dì (il periodo d’illuminazione, che alla fine del mese sarà più corto mediamente di un’ora e venti minuti, a seconda della latitudine della località italiana. Ricordiamo che la notte del 26 e 27 ottobre torna in vigore l’ora solare e bisogna portare indietro di un’ora le lancette dell’orologio. La Luna sarà al primo quarto il 5, piena il 13, all’ultimo quarto il 21 e nuova il 28. In occasione del primo quarto di Luna, si terrà in tutto il mondo la “Notte della Luna” o International Observe the Moon Night, iniziativa dedicata alla scoperta e all’osservazione dell’argenteo satellite naturale terrestre. A promuovere l’iniziativa della InOMN sono l’ente spaziale americano (Nasa) e altre importanti istituzioni scientifiche, tra le quali l’Astronomical Society of the Pacific & the Nasa Night Sky Network, l’Eu-Universe Awareness, il Lunar and Planetary Institute, il Nasa Lunar Science Institute. In Italia, l’evento è promosso dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dall’Unione Astrofili Italiani (Uai).

Rapido excursus delle costellazioni autunnali. Dopo il tramonto del Sole, sarà possibile notare ancora, nel cielo occidentale, alcune delle costellazioni che hanno dominato il cielo estivo, quali il Bovaro (Bootes o Bifolco) con la brillante stella Arturo, seguito dall’Ofiuco (la tredicesima costellazione zodiacale pervicacemente ignorata dagli astrologi), da Ercole, dal Sagittario, dal Capricorno e dall’Aquario, nonché dall’asterismo del “Triangolo Estivo”, i cui vertici sono formati dalle stelle Altair dell’Aquila, Vega della Lira e Deneb del Cigno. Nel cielo di ottobre, quasi allo zenit, spicca il “Quadrato di Pegaso”, ai vertici del quale vi sono tre stelle della costellazione del cavallo alato e una di Andromeda. Tra Pegaso e la Polare, sono facilmente riconoscibili la “W” della vanitosa regina Cassiopea, la “casetta” del suo regale sposo, Cefeo, e la ipsilon rovesciata dell’audace Perseo che salvò la bella Andromeda dal vorace mostro marino Cetus (la Balena).
A oriente, sorgeranno prima il Toro e poi i Gemelli, l’Ariete, cui fanno capolino le Pleiadi (le Sette Sorelle, ‘a Puddara di verghiana memoria nei Malavoglia), che brilleranno in tutte le notti autunnali, invernali, fino a inizio primavera. A nord-est, brilla la stella Capella (la Capretta Amaltea che allattò Zeus), la più luminosa della costellazione dell’Auriga (il Cocchiere) e sesta stella più brillante del cielo notturno.

Pure l’autunno, infine, ci regalerà la sua pioggia di “stelle cadenti”. Sono le Orionidi, così chiamate perché hanno il radiante nella costellazione di Orione e, come le Eta Acquaridi, sono frammenti persi dalla cometa di Halley (tornerà a essere visibile nel 2061) nella sua orbita intorno al Sole. Quest’anno, nella notte del 21 e il 22 ottobre, con la Luna che non arrecherà alcun disturbo perché all’ultimo quarto, si prevede che saranno visibili 15-20 meteore all’ora, che entrano nell’atmosfera terrestre a una velocità di circa 60 chilometri al secondo, lasciandosi dietro una scia giallo-verde. Per godersi lo spettacolo, occorre recarsi in luoghi lontani dalle luci cittadine e guardare a oriente, dopo la mezzanotte, in direzione a nord della stella Betelgeuse della costellazione di Orione.
Giuseppe Sperlinga

orionidi radiante-delle-orionidi

Commenti

commenti